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J. R. R. Tolkien, custode della Tradizione Primordiale

Il maestro Oxfordiano, oltre ad essere stato uno studioso di livello senzazionale, ha avuto la capacità non da poco di saper pescare nel profondo gli elementi dell’antica zuppa primordiale di miti, tradizioni e di leggende e di averli ricomposti
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Di Renato Ghenone

Che Tolkien non fosse un semplice esclusivista di religione cattolica, lo si può chiaramente evincere dal Silmarillion (1), la sua massima opera (al pari, e per certi aspetti persino superiore al più famoso ‘Signore degli Anelli’). In codesto testo, vi è al riguardo una Teogonia veramente esplicativa. Il divino assoluto Eru Ilùvatar decide di creare e plasmare l’universo (Eä) avvalendosi dell’Ainulindalë, ovvero “la musica degli Ainur”. Eru per assolvere al gravoso compito, convoca l’assemblea degli Ainur (i quali fino ad allora sapevano cantare solo separatamente) ed espone loro quello che Tolkien usa definire “il Grande Tema Musicale” chiedendo loro di farne un grande Canto corale in cui ognuno di essi avrebbe avuto la possibilità di aggiungere qualcosa secondo la propria creatività. Quando la Grande Musica – ovvero l’Ainulindalë propriamente detta – si levò in alto, per la prima volta gli Ainur riuscirono a cantare tutti insieme in armonia, seguendo lo spartito senza difficoltà alcuna. Codesti Ainur, e cioè i Valar (2) – i numi del contesto – sono da considerare in tutto e per tutto delle manifestazioni divine – subordinati però al creatore in un senso che possiamo senza dubbio definire ‘Enoteistico’ – del dio unico trascendente Eru, il quale checché ne dicano taluni, non andrebbe messo in relazione esclusivamente col Dio biblico vicino orientale e/o cristiano (3), ma semmai anche col dio unico metafisico delle tradizioni pagane ed indoeuropee. Eru in quanto creatore dell’intero universo (manifestazione) e trasmettitore unico del ‘Verbo’ (la Rivelazione Primordiale) oltre che ad equivalere al Dio giudaico-cristiano, equipolle in perfetta sincresi anche al Brahma indù, nonché a Varuna, Bran, Urano, Giano e gli altri numi aurei (4) delle tradizioni sacre più disparate del mondo antico (5).
Durante la ‘creazione del mondo’ tramite la soave musica cantata degli Ainur, unico tra tutti, Melkor, il potente Valar che incarna la malvagità e la corruzione nell’universo di Arda – del tutto simile al Loki nordico, e forse ancor di più al Lucifero biblico (6) – impegnato com’era a cercare disperatamente il “Fuoco Segreto”, onde creare delle cose che gli appartenessero (superbia di sé, sostanzialmente osa sfidare l’autorità suprema di Dio), non cantava insieme agli altri né li ascoltava. In questo modo, nella più profonda solitudine il Valar, sicuro e sprezzante del fatto suo, sviluppò una creazione parallela a quelle di Eru. Eru capì che Melkor non stava eseguendo lo “sparito” come gli altri, ma lo lasciò fare, poiché esso aveva dotato tutte le sue creazioni del ‘libero arbitrio’. Il mondo materiale necessità di equilibrio, non può esistere soltanto la luce, così come non può esserci soltanto l’oscurità.
* * *
Per quanto riguarda invece i molteplici riferimenti alle Quattro Età dell’Umanità, all’Albero Cosmico, ai ‘Giorni dei Valar’, al Paradiso Terrestre (chiaramente la Thule Iperborea), a Númenor (l’Atlantide Platonica), alle varie Razze della Terra di Mezzo, ai Principî dell’Ermetismo, ai Colori Alchemici ecc.., ci sarebbe veramente tanto da dire (forse anche troppo), ma non possiamo farne menzione diretta in questa sede, per ovvi motivi. Ci limitiamo soltanto a far notare, che ciò che Tolkien ha tramandato nei suoi pregevolissimi testi definiti generalmente ‘Fantasy’, avvalendosi del “linguaggio degli uccelli” (7), appare chiaro che l’abbia potuto apprendere solo tramite una vita di approfonditi ed ossessivi studi sulle cosmografie, le cosmogonie, le mitologie e le dottrine tradizionali dei popoli di tutta l’antichità. In Tolkien, come abbiamo avuto modo di spiegare sopra – benché purtroppo soltanto sinteticamente, vista la sede nella quale abbiamo pubblicato questo breve scritto – non c’è soltanto il Vecchio Testamento, il Nuovo Testamento e i Vangeli apocrifi; in Tolkien vi sono anche (e sopratutto), il Vedânta, i Purana, le Upaniṣad, il Mahābhārata, l’Edda, l’Avesta, il ciclo Arturiano, Graeliano ecc…
Evidentemente il maestro Oxfordiano, oltre ad essere stato uno studioso di livello senzazionale, capace addirittura di inventare ex novo una lingua (Il quenya), ha avuto la capacità non da poco di saper pescare nel profondo gli elementi dell’antica zuppa primordiale di miti, tradizioni e di leggende e di averli ricomposti; non attraverso il mero caso sia chiaro, ma attraverso una vita di studio, meditazione, riflessione e forse qualcosa di più. A questo riguardo crediamo che abbia avuto modo di usufruire di un’iniziazióne non indifferente. Personalmente non sappiamo se da parte dell’Oto riformato o dalle varie scuole iniziatiche tradizionali del tempo, ma sta di fatto che la maggior parte delle sue acquisizioni sarebbero state praticamente impssibili senza una “chiamata” di un certo livello.
* * *
Note
(1) J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien e Marco Respinti, traduzione di Francesco Saba Sardi, Bompiani, 2014 [1 edizione originale pubblicata nel 1977].
(2) Gli Ainur che partecipano all’Ainulindalë sono: Manwë, Ulmo, Aulë, Oromë, Námo, Irmo, Tulkas e Melkor.
(3) Ovviamente ci riferiamo all’Elohim Yahweh
(4) Parliamo dei Numi – divinità – posti ciclicamente nell’età dell’oro (la prima delle quattro età che compongono un intero Grande Eone = Manvantara) dalla prima generazione Umana.
(5) Naturalmente anche il veterotestamentario Yahweh è un dio completo, e dalle chiare origini auree (Equivale al titano Crono, per i Romani ‘Saturno’) ma a differenza delle altre divinità, nella tradizione ebriaca non ha manifestazioni divine di sè; eccetto l’Adamo Primordiale, il quale infatti viene creato a sua immagine e somiglianza, e in quanto tale anch’esso partecipa alla “creazione del mondo”.
(6) Lucifero è l’angelo decaduto per eccellenza, il quale diventa ‘Satana’ (l’avversario) dopo la sua ribellione nei confronti di Dio. Lo stesso ruolo ha Melkor nel Silmarillion, che decade dal suo status angelico originario, divenendo “Morgoth” quando decide di mettersi alla ricerca della ‘fiamma imperitura”, ed opporsi così ad Eru. Bisogna rammentare che la ribellione nei confronti di Dio, è ciò che porta al ‘Peccato Originale”, e cioè alla “caduta dell’uomo”; e conseguentemente alla cacciata dal Paradiso Edenico della prima coppia umana (Adamo ed Eva); evento che si ritrova in maniera similare anche presso la leggenda del Re Yama (anch’esso primo uomo) nella Persia Avestica.
(7) Il linguaggio degli uccelli, altro non è che il linguaggio esoterico simbolico tradizionale; il quale è stato da sempre riservato soltanto a coloro che sono in grado di capire i significati più reconditi: e cioè agli “iniziti”.
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