Aria pulita per tutti: così il Regno Unito sta vincendo la Champions League delle politiche ambientali


Di Francesco Cancellato

Altro che Brexit, verrebbe da dire. Se in questi mesi c’è un Paese che sta dando lezioni di ambientalismo all’Europa, non solo nel calcio, è proprio il Regno Unito. Prima, con la dichiarazione dello stato di emergenza climatica, fatta propria da sessanta comuni e dai parlamenti inglese e scozzese, che si sono impegnati a diventare “carbon free” entro il 2030. Ora, con il manifesto lanciato dal giornale-bibbia dei conservatori inglesi - a dimostrazione che l’ambientalismo non è affare per soli progressisti - che ha lanciato una campagna-manifesto ambientalista, chiedendo a gran voce un Clean Air Act, una legge per l’aria pulita.
Il manifesto del Times si fonda sui dati che raccontano che milioni di bambini britannici sono costretti a respirare un particolato fine ed extra fine - il cosiddetto Pm2,5 - ben al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. E chiede cinque azioni immediate al Governo per porre rimedio a questo problema. Il primo, un nuovo Clean Air Act che dia valore legale al diritto per ogni cittadino britannico di respirare aria pulita e che fornisca a ciascun amministratore locale poteri straordinari per fare fronte alle giornate in cui si superano i limiti di inquinamento nell’aria. Il secondo, vietare la vendita di automobili diesel e benzina entro il 2030, così come hanno dichiarato di voler fare Cina, India e Irlanda (il Regno Unito si è data il 2040 come limite, e per il Times è troppo poco). Il terzo, vietare la circolazione delle macchine nei pressi delle scuole, nell’orario in cui i bambini entrano in classe, consentendo l’accesso alla strada solo ai mezzi pubblici. Il quarto, far pagare la circolazione nelle città alle auto diesel pre 2016 e alle auto a benzina pre 2006. Il quinto, monitorare la qualità dell’aria in ogni angolo del Regno Unito, attivando una rilevazione di massa delle polveri sottili in atmosfera.
Una riflessione è d’obbligo: da noi, che per inciso abbiamo l’aria peggiore di tutta Europa, in pianura padana, queste sarebbero considerate idee da talebani ambientalisti, anti-sviluppo e anti-progresso. Nel Regno Unito sono l’agenda politica di un giornale conservatore di proprietà di Rupert Murdoch, in un Paese in cui a dichiarare emergenza climatica sono giunte di tutti i colori, dai laburisti ai liberal democratici sino agli indipendentisti scozzesi. Questo per dire che prima di tutto dovremmo scrollarci di dosso una bella dose di provincialismo e di luoghi comuni: primo fra tutti l’idea che le politiche ambientali siano di esclusiva proprietà dei paladini della decrescita, verdi fuori e rossi dentro, che la regolazione a tutela della salute del cittadino vada contro il progresso, che non sia il momento di chiedere e attuare politiche di radicale cambiamenti degli stili di vita e di consumo, e che non ci sia la sensibilità sociale per far sì che tutto questo trovi consenso nella popolazione.

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