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L’Isis si allarga in Libia. Ecco tutte le zone a rischio

Di Mauro Indelicato L’Isis torna a colpire in Libia  ed è la seconda volta che lo fa da quando,  dallo scorso 4  aprile , ha inizio...


Di Mauro Indelicato

L’Isis torna a colpire in Libia ed è la seconda volta che lo fa da quando, dallo scorso 4 aprile, ha inizio l’operazione voluta dal generale Haftar per la presa di Tripoli. Il primo ha luogo il 9 aprile, quando i miliziani jihadisti attaccano la cittadina di Fuhaqa, all’interno della provincia di Jufra. Adesso è la volta di Sebha che, come osservato nella giornata di sabato, viene presa di mira dall’Isis che uccide anche nove soldati dell’esercito di Haftar. Un attacco in qualche modo collegabile forse anche al video di Al Baghdadi nei giorni scorsi, con il califfo leader dei terroristiche invita ad attaccare in Africa ed a fare del continente nero la nuova base dell’organizzazione jihadista. 
I due attentati sopra descritti, non sono gli unici degli ultimi mesi in Libia: quello più clamoroso, riconducibile all’Isis, si ha lo scorso 25 dicembre con l’azione terroristica che colpisce il ministero degli Esteri a Tripoli. Dopo l’eliminazione del califfato a Sirte nel 2016, la domanda adesso riguarda per l’appunto dove l’Isis è presente in Libia e dove i jihadisti appaiono attualmente più ramificati. 

L’Isis ramificato nel sud del Paese

Le bandiere nere del califfato fanno la loro comparsa in Libia nel 2015, quando gruppi locali islamisti sposano la causa dell’Isis e mettono piede a Sabratha, cittadina costiera a pochi chilometri ad ovest di Tripoli. Da qui parte la gran parte degli sbarchi diretti in Italia, i terroristi usano la tratta dei migranti per finanziare i propri propositi di morte. Viene creata una cabina di regia anti Isis che ha il compito di allontanare i miliziani da Sabratha e le bandiere nere, nel giro di pochi mesi, in questa parte della Tripolitania sembrano avere un ruolo ridimensionato. Ma poco dopo l’Isis ricompare a Sirte, città natale di Gheddafi, e qui prova ad instaurare un vero e proprio califfato. Per buona parte del 2016, i jihadisti controllano il territorio attorno la cittadina libica e minacciano di avanzare lungo la costa. I raid Usa dell’estate di quell’anno aiutano i miliziani di Misurata a riprendere la città.
Da quel momento, l’Isis si organizza a sud di Sirte. Qui i terroristi usano la natura desertica del territorio e la mancanza di uno Stato centrale in Libia per radicarsi e creare vere e proprie basi. Molti jihadisti in fuga da Siria ed Iraq arrivano proprio in questa parte del Sahara libico, qui si riorganizzano e creano i presupposti per continuare ad attaccare il Paese nordafricano. Pur non avendo più il controllo di un determinato territorio, l’Isis è un’autentica spina nel fianco sul fronte della sicurezza. Più volte arrivano a minacciare nuovamente Sirte, nei mesi scorsi le forze di protezione della cittadina costiera vengono messe in allarme per presunti movimenti sospetti nella periferia meridionale della città. 
Ma è ancora più a sud che l’Isis appare ramificato. In una vasta porzione di deserto che dalla provincia centrale di Jufra si dirada verso il Fezzan, i miliziani sembrano avere facilità di spostamento e riescono a rifornirsi di armi e munizioni. Ed è proprio da qui che partono probabilmente i gruppi che attaccano nei giorni scorsi la provincia di Jufra e la città di Sebha. Il caos attuale nel Paese e la battaglia a sud di Tripoli, potrebbe lasciare maggior spazio di manovra in questa parte del Paese all’Isis: un’eventualità che sarebbe molto grave sul fronte della sicurezza in Libia e non solo. 

L’Isis in Cirenaica

Ma membri dell’organizzazione terroristica di Al Baghdadi sono presenti anche nella regione controllata dal generale Khalifa Haftar. Seppur più braccati dall’esercito e meno ramificati, l’Isis comunque mantiene alcune pericolose cellule attive sia nella zona costiera della Cirenaica che nella parte interna. Del resto, tra il 2012 ed il 2014 il terrorismo islamista trova molto spazio nell’est della Libia, sfruttando il vuoto di potere post Gheddafi. Ma a radicarsi maggiormente sono in realtà organizzazioni legate ad Al Qaeda, quali tra tutte Ansar al-Sharia. Bengasi e Derna vengono occupate dai gruppi jihadisti, solo in seguito gli islamisti vengono sconfitti dalle avanzate dell’esercito del generale Haftar. Alcune cellule giurano poi fedeltà all’Isis, organizzandosi nelle periferie di alcune città costiere, a partire da Bengasi
Altri gruppi invece sotto le insegne del califfato si ramificano più a sud, nella provincia di Al Kufra. Lo dimostrano alcuni recenti attentati, a partire da quello dello scorso novembre nella cittadina di Tazirbu. Anche in questo caso appare molto difficile controllare i terroristi, sia per la natura del territorio che per la debolezza delle istituzioni locali. 

Miliziani attivi anche a Tripoli

Nella capitale poi, i gruppi fedeli all’Isis non sembrano essere radicati ma riescono comunque a portare a termine importanti attacchi, come quello sopra richiamato presso la sede del ministero degli Esteri. A Tripoli potrebbero, in particolare, operare cellule del califfato ramificate soprattutto nelle zone meridionali della Libia e che in città usufruirebbero poi di agganci e protezioni da parte di alcune milizie radicali. Non solo il ministero degli esteri, ma anche altre sedi importanti vengono raggiunte nei mesi scorsi dalla scure degli attentati dell’Isis: su tutte, quelle della Noc (la società petrolifera libica) e della commissione elettorale. 

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