IL 'POTERE TOSSICO' DI CERTA EDITORIA SCIENTIFICA SULLA RICERCA, I MAXWELL E LO STRANO CASO DI JEFFREY EPSTEIN

lug 21, 2023 0 comments


In questi ultimi anni, sempre più spesso, quando qualcuno vuole affermare, se non imporre, delle verità assolute e incontrovertibili ha un’arma a disposizione: l’espressione “Lo dice la scienza”. Ma sulla base di cosa si regge la credibilità di questa affermazione? Tutto si fonda su un semplice meccanismo: quello delle pubblicazioni scientifiche. Un meccanismo che, va ricordato, è anche un business.

Se avrete pazienza di leggere fino in fondo questo articolo scoprirete quanto e come il business dell’editoria scientifica condizioni la scienza e sfiorerete un inatteso collegamento tra questi meccanismi e Jeffrey Epstein, il ricattatore dei potenti, l’uomo morto suicida in cella, secondo alcuni invece ucciso, dopo essere stato accusato di aver gestito il più grosso traffico di minori per conto dei potenti dell’occidente. Ma partiamo con ordine.

IL BUSINESS DELLE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE

Immaginate se una testata giornalistica nazionale, quale potrebbe essere il Corriere della Sera o Repubblica, si facesse scrivere tutti gli articoli gratuitamente e quindi chiedesse ad altri giornalisti, sempre gratuitamente, di correggerli e verificare le fonti. Poi, come se non bastasse, le copie del proprio giornale venissero acquistate dallo Stato e distribuite a tutti i cittadini interessati. Per chi lo gestisce sarebbe un business ideale!

Bene, questo è esattamente quello che accade nel mondo dell’editoria scientifica, quel mondo da cui attingono coloro che usano l’espressione “Lo dice la scienza”.

Quando un qualsiasi scienziato vuole rendere noti i risultati delle proprie ricerche non può fare altro che pubblicarli su qualche giornale scientifico. Il ricercatore scrive l’articolo e lo invia al giornale. La redazione contatta almeno tre esperti nel settore attinente al tema dell’articolo a cui chiede, su base volontaria, di revisionare l’articolo, proporre eventuali correzioni e quindi dare la loro approvazione per la pubblicazione finale. Questi scienziati-revisori, un po’ per senso del dovere, un po’ per “tenersi buono” un editore, accettano di buon grado il loro ruolo da volontari.

Dopo che l’articolo è stato accettato per la pubblicazione possono presentarsi due scenari: A) il giornale chiede all’autore del lavoro un contributo economico (di solito tra i 2.000 e i 5.000 euro) per la pubblicazione che sarà gratuitamente accessibile a tutti; B) l’articolo viene pubblicato ma potrà essere letto solo dopo aver pagato un costo di lettura o un abbonamento all’intero giornale. Generalmente in entrambi i casi il conto viene pagato dalle istituzioni quali università, centri di ricerca, biblioteche, etc.

Questo delle pubblicazioni scientifiche è un business tanto profittevole che rappresenta un mercato di circa 28 miliardi di dollari(1). Ancora più interessanti sono i margini di oltre il 35-40% sul fatturato.(2) Come paragone un magazine di successo ha margini non superiori al 15%(3) e nemmeno grandi aziende come Google, Apple o Amazon possono vantare utili pari o superiori al 35% del fatturato.

DALLE SOCIETÀ SCIENTIFICHE ALLE SOCIETÀ IMPRENDITORIALI

Questo settore non è sempre stato così lucrativo. L’uomo che ha creato l’attuale sistema dell’editoria scientifica è stato Robert Maxwell, ex agente dei servizi segreti inglesi di stanza a Berlino. Di origini cecoslovacche parlava correntemente nove lingue ed era incaricato degli interrogatori ai prigionieri.

Fino a prima di Maxwell erano le società scientifiche a occuparsi, spesso in modo artigianale, della pubblicazione dei loro giornali di riferimento. Pochi altri gruppi editoriali erano presenti nel settore, i due più noti erano l’inglese Butterworths, fondata nel 1818 a Londra(4) e la tedesca Springer, fondata nel 1842 a Berlino.(5) Entrambi gli editori svolgevano la loro attività in modo scarsamente lucrativo, tipico di un settore accademico poco affine a discorsi di business.

Negli immediati anni successivi alla seconda guerra mondiale tuttavia stava emergendo con chiarezza il valore del ruolo strategico che la scienza avrebbe potuto giocare per le politiche di egemonia dei governi. Il Manhattan Project, ossia il progetto di ricerca che durante la II Guerra Mondiale vide arruolati i migliori cervelli dell’alleanza atlantica e da cui scaturì la bomba atomica, fu l’esempio più lampante circa l’importanza di governare e indirizzare la ricerca scientifica verso fini strategici. Proprio uno dei coordinatori del Manhattan Project, nonché direttore dell’Ufficio Statunitense per la Ricerca e lo Sviluppo Scientifico, Vannevar Bush, in un rapporto del 1945 al presidente Roosevelt, ebbe modo di spiegare:

“Il progresso scientifico deve essere di vitale interesse. Senza progresso scientifico la salute nazionale si deteriorerebbe. Senza progresso scientifico non potremmo sperare nel miglioramento dei nostri standard di qualità della vita e nell’aumento dei numeri di posti di lavoro. Senza progresso scientifico non potremmo difendere la nostra libertà contro le tirannie (…) ad oggi i nostri governi non hanno nessuna politica della scienza (…) la scienza è stata dietro le quinte. Ora dovrebbe essere portata al centro della scena, poiché in essa risiede gran parte della nostra speranza per il futuro”.

Vannevar Bush dà voce al sentito del momento: c’era bisogno di mettere le ali alla scienza e per farlo era necessario il supporto del comparto della comunicazione, ma in quel momento il settore dell’editoria scientifica non era per niente all’altezza di questi obiettivi.

Proprio in quegli anni l’ex agente dei servizi inglesi Robert Maxwell si occupava, tra le sue varie attività, di vendere in Inghilterra per conto dell’editore tedesco Springer le traduzioni in inglese dei propri giornali accademici. Sempre negli stessi anni un altro ex agente dei servizi britanniciPaul Rosbaud, che in passato ebbe il compito di spiare i progetti nucleari segreti dei nazisti, era diventato dirigente del gruppo editoriale scientifico Buttwerwoths. Avendo la necessità di sviluppare l’azienda seguendo un approccio moderno Rosbaud decise di assumere l’ex collega Maxwell il quale, così, si trovò nella privilegiata posizione di conoscere dall’interno due grossi editori scientifici.

Grazie a questa doppia entratura intuì le possibilità di business legate al settore dell’editoria scientifica e nel 1951, con un offerta di 13.000 sterline (l’equivalente di circa 500.000 euro attuali), acquisì azioni di entrambi i gruppi per poi fonderle in un’unica società che ribattezzò Pergamon Press in riferimento all’antica città greca di Pergamo. Maxwell e Rosbaud, scelsero come logo una moneta con sopra raffigurata Atena, la dea della conoscenza a unire simbolicamente denaro e conoscenza.

LA SPREGIUDICATA ASCESA DI MAXWELL NEL SETTORE DELL’EDITORIA ACCADEMICA

Presto Maxwell rivoluzionò e plasmò l’intera editoria scientifica. Assieme Rosbaud iniziò a fondare giornali per qualsiasi settore della ricerca. A ciascun giornale venivano dati nomi altisonanti quali “International Journal of…”. Il meccanismo di sviluppo era semplice, si avvicinavano gli scienziati più autorevoli per un determinato settore, li si invitava in cene lussuose e poi gli si presentava il nuovo progetto editoriale con la proposta di diventare i direttori dei relativi giornali.

Una vera opera di seduzione: i luminari non coglievano il business ma solo una nuova opportunità per loro e il settore in cui operavano. Maxwell invece cercava solo la possibilità di crescere e monopolizzare la scena dell’editoria scientifica infiltrando così dall’interno l’intero mondo scientifico. Era spregiudicato e manipolatore, un suo collaboratore, Brian Cox, racconta:(6) “Era perfettamente in grado di riformulare un mio messaggio telex a un collega dell’ufficio di New York e poi, durante la sua visita negli Stati Uniti pochi giorni dopo, assistere quel collega nella sua risposta a me”. Controllo totale in perfetto stile dei servizi segreti. In 30 anni aprì oltre 700 diversi giornali distribuiti un po’ in tutti i settori della ricerca e così fece anche per le enciclopedie: biotecnologia, chimica, educazione, ingegneria, entomologia, linguistica, scienze dei materiali, farmacologia e tossicologia, etc. Nessun settore accademico veniva trascurato.

Per sviluppare questo business Maxwell fece evolvere anche il settore dei congressi, fino ad allora noiosi incontri, spesso autoreferenziali, tra scienziati. Con Maxwell diventarono veri e propri eventi organizzati in località sontuose con cene di gala e lussuose cerimonie di inaugurazione. Tutto questo era funzionale a poter intercettare, sedurre e arruolare i più importanti e/o promettenti cervelli della scienza.

Era un bullo, ma mi piaceva molto” racconta Denis Noble,(3) fisiologo dell’Università di Oxford e direttore della rivista Progress in Biophysics & Molecular Biology. Noble spiega come spesso Maxwell lo invitasse per parlare di lavoro in occasioni di feste che dava nelle sue residenze: “Non c’era barriera tra il suo lavoro e la vita personale”.

Era così abile da essere riuscito ad aprire addirittura il giornale di riferimento per l’accademia delle scienze russa, nonostante le contrapposizioni con il blocco dei paesi comunisti, e per le società scientifiche giapponesi. Per Maxwell contavano potere e denaro, la scienza era solo strumentale. Per 6 anni (’64 – ’70) fu anche membro del parlamento inglese con il partito dei Laburisti.

IL POTERE TOSSICO DELL’EDITORIA SCIENTIFICA SUI RICERCATORI

Ancora oggi è difficile immaginare la comunità scientifica senza il sistema di editoria e potere messo a punto da Maxwell.

Per fare carriera uno scienziato deve far conoscere le proprie ricerche e l’unica via sono le pubblicazioni scientifiche. Promozioni, incarichi istituzionali, finanziamenti, tutta la sua carriera dipende da quanto e dove si pubblicaPublish or perish – pubblica o muori – è il monito in cui si imbatte ogni ricercatore fin dai primi anni di lavoro. Tutto questo potere è in mano a pochi gruppi editoriali, nati e plasmati da Robert Maxwell.

L’industria delle pubblicazioni scientifiche orienta i programmi di ricerca: oggi ad esempio il microbiota intestinale è un argomento considerato “di moda” e quindi se un ricercatore propone un lavoro in questo ambito avrà molte più probabilità di essere pubblicato. Altri argomenti invece, magari altrettanto promettenti ma poco di moda, ad esempio la tumor reversion (ossia la possibilità di trasformare con meccanismi naturali le cellule tumorali maligne in cellule benigne) faranno molta fatica a trovare spazio nei giornali e quindi ad attrarre finanziamenti.

Uno studio 2013(7) ad esempio dimostra come quasi la metà di tutti gli studi clinici realizzati negli USA non siano mai stati pubblicati. Le ragioni possono essere varie, come ad esempio il fatto che lo studio abbia dato un esito negativo e, per gli editori scientificiarticoli su studi che sono andati male non sono interessanti. Ma pensate invece a quanto potrebbe essere importante sapere che lo studio clinico su un determinato farmaco è fallito.

Inoltre con l’invenzione da parte di Eugene Garfield(8) del concetto di impact factor,(9) ossia quante volte un articolo pubblicato su un dato giornale viene citato in altri articoli, si è definitivamente trovato il modo di dare delle “misurazioni” ai ricercatori e creare delle vere e proprie classifiche sia di scienziati che di giornali. Tutti vogliono pubblicare su giornali con alto impact factor e tutti i giornali vogliono avere il più alto impact factor possibile. Questo meccanismo, che in sé ha un suo senso e una sua utilità, può però favorire delle distorsioni: cosa non farebbe uno scienziato o un editore pur di avere un impact factor più alto?

Così i giornali possono plasmare la carriera degli scienziati e la scienza per certi aspetti diventa una impresa condivisa tra scienziati ed editori. È chiaro che chi controlla l’editoria scientifica in qualche modo controlla “la scienza” e in un certo senso ha potere di vita e di morte sulle carriere dei ricercatori, sulle teorie scientifiche e sulla diffusione di dati sperimentali. Non va però mai scordato che le verità, comprese quelle scientifiche, pur se con percorsi tortuosi, riescono sempre a farsi strada.

LA CADUTA DI MAXWELL

Negli ultimi anni di vita Maxwell fu tradito dalla sua sete di denaro e potere. Tra gli anni ’70 e ’80 la sua Corporation si lanciò in acquisizioni e operazioni finanziarie avventate, come ad esempio l’acquisto di una squadra di calcio, il Derby County (cercò, senza riuscirci, di comprare anche il Manchester United) e il Daily Mirror, uno dei più importanti quotidiani inglesi. Era arrivato a contendere a Rupert Murdoch il monopolio sui media. A fine anni ’80 l’impero costruito da Maxwell era diventato troppo grande e iniziò ad accumulare debiti e a vacillare. Dovette così vendere l’intera Pergamon Press ad Elsevier per un valore di 440 milioni di sterline pur di salvare la sua Corporation.

L’intera impresa fu poi bruscamente interrotta nel 1991 con la sua morte improvvisa e misteriosa. Ufficialmente cadde dal suo yacht mentre era al lago delle isole Canarie. Si sospettò il suicidio. Nel 2003 uscì un libro inchiesta a firma dei giornalisti Gordon Thomas e Martin Dillon nel quale si avanzava l’ipotesi che Maxwell fosse stato ucciso dal Mossad per nascondere le sue attività di spionaggio.

Pochi mesi prima della sua morte in effetti il premio Pulitzer Seymour Hersh, lo stesso Hersh che recentemente ha pubblicato le indiscrezioni secondo le quali il governo USA sapesse e sostenesse il sabotaggio del gasdotto North Stream II, aveva pubblicato il libro “The Samson Option: Israel’s Nuclear Arsenal and American Foreign Policy“, nel quale si presentavano prove secondo le quali Maxwell era un agente del Mossad. L’uccisione avvenuta qualche mese dopo potrebbe essere servita a silenziarlo o a coprire qualcosa. Non si è mai fatta chiarezza su questi eventi ma è tuttavia interessante notare come sul sito della CIA ancora oggi, in un documento nel quale si elencano delle “letture consigliate”,(10) si parla delle inchieste su Maxwell dando quasi per scontato che fosse in effetti una spia del Mossad.

DA MAXWELL A EPSTEIN, UN FILO ROSSO: IL CONTROLLO DEGLI SCIENZIATI

Maxwell ebbe nove figli, una delle quali, Ghislaine Maxwelloggi si trova in un carcere di massima sicurezza per essere stata moglie ma soprattutto complice e socia in affari di Jeffrey Epstein. Curioso notare come anche Epstein corteggiasse i più influenti scienziati. Da Stephen Hawking a Noam Chomsky, da Richard Dawkins al pioniere nell’intelligenza artificiale Marvin Minsky: tutti hanno ricevuto finanziamenti da Epstein, qualcuno addirittura è stato ospite presso le lussuose e scabrose residenze, compresa l’isola degli “orrori pedofili” Little St. James.

Uno dei più significativi collegamenti tra Epstein e questi autorevoli scienziati era l’agente letterario John Brockman.(11) Dalle mani di Brockman passavano tutti gli scienziati più in vista che volevano divulgare al grande pubblico, con libri e interviste, il loro pensiero e le loro ricerche, trovando così la fama e diventando “icone” della scienza verso le masse. Per molti anni Brockman con la sua fondazione “The Edge” organizzava cene di gala nelle quali faceva incontrare scienziatimilionari e uomini di cultura. Queste cene furono a lungo interamente finanziate proprio da Jeffrey Epstein.(12)

Significativo è come, dopo l’arresto di Epstein, alcuni tra i più autorevoli giornali scientifici divulgativi abbiano messo in luce lo strano rapporto tra Epstein e la scienza: “Che tipo di ricercatore amava finanziare il molestatore sessuale Jeffrey Epstein? L’ha detto a Science prima di morire” titola la prestigiosa rivista Science,(13) oppure “Jeffrey Epstein le la decadenza della scienza“, titola Scientific American.(14)

“Epstein con i suoi enti di beneficenza che controllava ha versato milioni nella ricerca e nelle istituzioni, e spesso ha pubblicizzato le sue amicizie con i pesi massimi della ricerca. È difficile credere che così tanti uomini – che la società ha dichiarato essere tra le menti più brillanti del pianeta – potessero tutti prendere i soldi di Epstein, viaggiare con lui, condividere lunghe conversazioni con lui e non vedere che c’era qualcosa dietro le quinte.”

Neel Patel, giornalista scientifico.(15)

La vera domanda, però, è: perché Epstein finanziava e corteggiava gli scienziati?

Se ci sia stata una pianificata continuità tra Robert Maxwell e Jeffrey Epstein è difficile dirlo. Così come non si può affermare con certezza che esista un progetto di controllo degli scienziati e di quanto affermano. Bisogna anche precisare che non tutto il mondo della scienza è così “corrotto”. In questo articolo abbiamo messo in evidenza un aspetto poco noto ma di gran peso. Per fortuna però ci sono tanti validi editori e molti, molti validi ricercatori che ogni giorno svolgono il loro lavoro con grande responsabilità e passione.

In conclusione possiamo affermare che i fatti qui riportati sono tutti ben documentati e mai smentiti. Ma ancora più importante è ricordare che gli scienziati sono prima di tutto uomini, con i loro pregi e le loro difetti. Hanno desideri e ambizioni, hanno debolezze e forse, sotto certi aspetti, alcuni di questi geni sono anche un po’ ingenui e sprovveduti. Chi volesse approfittarne dunque troverebbe terreno fertile.

D’ora in poi, forse, quando sentirete dire “Lo dice la scienza“, avrete un quadro più completo per ridimensionare il peso di questa affermazione.


Fonti

1. Enago Academy – 2021 STM Report: Global Research Trends and Transformation in Open Access Publishing

2. Tidsskriftet – The money behind academic publishing

3. The Guardian – Is the staggeringly profitable business of scientific publishing bad for science?

4. London Metropolitan Archives – BUTTERWORTH AND COMPANY (PUBLISHERS) LIMITED

5. Wikipedia – Springer Science+Business Media

6. Wiley Online Library – The Pergamon phenomenon 1951–1991: Robert Maxwell and scientific publishing

7. The Guardian – Why the data on all drug trials must be released

8. Wikipedia – Eugene Garfield

9. Science Direct – Interviews with Eugene Garfield; How Eugene Garfield’s ideas and legacy revolutionized the discovery of scientific information

10. CIA – The Intelligence Officer’s Bookshelf: Intelligence in Recent Public Literature

11. Wikipedia – John Brockman

12. BuzzFeed News – How Jeffrey Epstein Bought His Way Into An Exclusive Intellectual Boys Club

13. Science – What kind of researcher did sex offender Jeffrey Epstein like to fund? He told Science before he died

14. Scientific American – Jeffrey Epstein and the Decadence of Science

15. The Verge – Jeffrey Epstein liked palling around with scientists — what do they think now?

FONTE: https://www.byoblu.com/2023/07/20/potere-editoria-scientifica-epstein/

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