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La Luna è ‘ghiacciata’: trovate enormi quantità di acqua gelata ai poli. Ecco da dove arriva

Risultati immagini per LUNA

Di Andrea Centini

Ai poli della Luna c'è acqua ghiacciata esposta alla superficie, distribuita in preziosi depositi che in futuro potrebbero essere sfruttati come risorsa da astronauti e possibili colonie umane. A trovare le prove dirette e definitive del ghiaccio sul nostro satellite, la cui presenza è stata a lungo sospettata ma mai dimostrata così chiaramente, un team di studiosi del Dipartimento di Geologia e Geofisica presso l'Università della Hawaii, che ha collaborato a stretto contatto con i colleghi del Centro di Ricerca Ames della NASA, del Dipartimento di Scienze Astrofisiche e Planetarie dell'Università del Colorado e dell'Università Brown.



Gli scienziati, coordinati dal professor Shuai Li, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati – nello specifico gli spettri di riflettanza – raccolti dallo strumento della NASA Moon Mineralogy Mapper (M3), uno spettrometro equipaggiato sulla sonda Chandrayaan-1 dell'Agenzia Spaziale Indiana, che ha sorvolato la Luna tra il 2008 e il 2009 prima di interrompere le comunicazioni con la Terra. Dallo studio di questi dati, focalizzato sulle proprietà riflettenti e sul modo in cui le molecole assorbono la luce, è emerso chiaramente che nelle aree entro i 20° di latitudine dai poli lunari sono presenti delle cosiddette “trappole fredde” costantemente all'ombra, luoghi in cui le temperature raggiungono i 160° centigradi sotto zero e dove il ghiaccio si è potuto depositare e conservare a lungo. Secondo i calcoli di Li e colleghi, esso è presente soltanto nel 3,5 percento di queste trappole fredde, inoltre non è abbondante e puro come il ghiaccio rilevato su Mercurio e Cerere, tuttavia è in quantità più che sufficienti per sostenere future missioni spaziali e persino colonie sulla superficie lunare.

Ma da dove deriva il ghiaccio lunare? Secondo gli scienziati le ipotesi sono due: l'impatto con comete e meteoriti (più probabile) o il lento deposito ad opera di una debole e rarefatta atmosfera, che sarebbe sorta più di 3 miliardi di anni fa a causa di eruzioni vulcaniche. Oggi essa risulta praticamente inesistente. Recentemente un team di ricerca dello Space Science Institute dell'Università del Colorado ha dimostrato che tutta la Luna è disseminata di acqua, tuttavia l'elemento si trova sotto forma di idrossile (OH) associato ai minerali, di conseguenza è necessario un processo di estrazione ad hoc per rendere l'acqua disponibile come risorsa. I depositi di ghiaccio appena scoperti, alcuni dei quali si ritiene frammisti a regolite secca, sarebbero invece decisamente più accessibili. I dettagli della scoperta sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

FONTE: https://scienze.fanpage.it/la-luna-e-ghiacciata-trovate-enormi-quantita-di-acqua-gelata-ai-poli-ecco-da-dove-arriva/

Due italiani tra i 100 più influenti di Time: l'astrofisica Marica Branchesi e il chirurgo Giuliano Testa

GETTY
Due italiani tra i 100 più influenti del mondo secondo TIME. L'astrofisica italiana Marica Branchesi che ha 'ascoltato' le onde gravitazionali e il chirurgo italiano, Giuliano Testa, del Baylor University Medical Center di Dallas. Testa, che originario di Padova, è a capo del team che ha realizzato il primo trapianto di utero negli Usa la cui ricevente ha dato alla luce un bambino.

L'articolo che spiega l'importanza del medico è stato scritto dalla protagonista dell'intervento che è rimasta anonima. Il bimbo dato alla luce nel 2017 è il secondo dopo quello nato in Svezia nel 2014 da una donna a cui era stato trapiantato l'utero. "L'esperienza - racconta la donna, che ha partorito nel novembre 2017 - non è stata priva di delusioni. Ma nonostante le avversità il dottor Testa è stato un pilastro di forza e affidabilità, e la sua sicurezza è stata contagiosa".
Il medico padovano è a capo del team che ha messo in piedi negli Usa il primo test clinico sul trapianto, che può avvenire da donatore vivente o da cadavere, su dieci donne affette dalla sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser, o MRKH, una rara malattia genetica per cui si nasce senza utero. Il bimbo dato alla luce nel 2017 è il secondo di cui si ha notizia, dopo il parto avvenuto in Svezia nel 2014 descritto su Lancet, sempre da una donna con la stessa sindrome. "Facciamo trapianti tutti i giorni - aveva affermato Testa dopo la nascita del 'suo' bimbo - ma questo è diverso. Non posso descrivere cosa ci ha insegnato dal punto di vista emozionale"
L'astrofisica italiana Marica Branchesi è Professore associato del Gran Sasso Science Institute (Gssi), Branchesi lavora nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ed è membro della collaborazione Virgo. Lo scorso dicembre Nature l'aveva già segnalata tra le dieci personalità scientifiche del 2017.
L'astrofisica urbinate, che viene segnalata nella categoria 'Pioneers' (pionieri) con un ritratto firmato da Jeffrey Kluger, lavora da anni all'interno della collaborazione internazionale di Ligo-Virgo per la rivelazione delle onde gravitazionali.
Presidente della commissione di Astrofisica delle onde gravitazionali della Unione Astronomica Internazionale e membro del Comitato internazionale per le onde gravitazionali, Marica Branchesi è entrata a far parte della collaborazione Virgo nel 2009 ed è ricercatrice al Gran Sasso Science Institute e associata presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Il suo ruolo è stato quello di favorire l'unione tra l'astronomia osservativa e la fisica strumentale degli strumenti utilizzati per captare le onde gravitazionali, aprendo così la strada all'astronomia multimessaggero, ossia alla nuova astronomia basata su segnali provenienti da fonti diverse e che tutti insieme aprono la via a una nuova immagine dell'universo.

Astrofisica italiana svela la nascita della Luna:nacque da uno scontro tra la Terra e il pianeta Theia

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Di Salvatore Santoru

L'astrofisica italiana Alessandra Mastrobuono-Battistiquattro, 30enne originaria di Latina e membro dell'Israel Institute of Technology di Haifa, ha fornito una nuova spiegazione della nascita della Luna avvenuta quattro miliardi e mezzo d’anni fa. Secondo . Secondo questa tesi, pubblicata su "Nature",la Luna sarebbe nata dallo scontro tra la Terra e Theia, un pianeta grande quanto Marte e considerato dalla stessa un "sosia della Terra".

Per approfondire:http://www.corriere.it/scienze/15_aprile_13/astrofisica-italiana-che-svela-nascita-luna-bb5f89d4-e1aa-11e4-b4cd-295084952869.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/terra-aveva-gemello-miliardi-anni-fa-loro-impatto-gener-luna-1115852.html

http://www.avvenire.it/ScienzaeTecnologia/Pagine/luna-nata-scontro-terra-e-theia-editoriale-corradi.aspx

Foto:http://www.avvenire.it

Primato italiano nell’astrofisica: scoperto "un ponte" tra materia ed energia oscura

dark_energy+gravity
Di Francesco Meneguzzo
Un passo avanti decisivo verso l’unificazione della materia oscura -vera “impalcatura” di tutte le strutture reali dell’universo- e dell’energia oscura -responsabile invece dell’espansione accelerata dell’universo- è stato fornito recentemente da una ricerca italo-britannica, che ha visto impegnati astrofisici dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Università di Portsmouth.
Nell’articolo, pubblicato sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters, sono discussi seri indizi che porterebbero a ritenere che la materia oscura, la quale costituisce l’impalcatura cosmica sulla quale è costruito l’universo, stia lentamente evaporando e trasformandosi in energia oscura, stabilendo per la prima volta un legame chiaro tra le due entità più misteriose dell’astrofisica.
Come conseguenza del fenomeno scoperto, la graduale scomparsa della materia oscura determinerebbe un rallentamento della crescita delle strutture nel cosmo – dalle galassie alle stelle ai singoli pianeti – e un’accelerazione sempre più grande dell’espansione dell’universo, col risultato che il destino finale sarebbe quello di un universo sempre più grande e sempre più vuoto.
Se supponiamo che nel corso del tempo la materia oscura si trasformi in energia oscura riusciamo a spiegare queste incongruenze”, spiegava Alessandro Melchiorri,astrofisico della Sapienza e uno dei responsabili dello studio. L’idea dei ricercatori era stata già proposta nel passato, ma è la prima volta che l’ipotesi trova riscontri con i dati, molto accurati, ottenuti dal telescopio Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). “Si tratta ovviamente di una ipotesi – ha proseguito Melchiorri – e attendiamo i nuovi dati della missione Planck che potrebbero darci un maggior supporto”.
Quella di Melchiorri e colleghi è praticamente l’ultima scoperta degna di nota nel misterioso mondo della materia e dell’energia oscure. Una scoperta che, se da una partegetta un ponte tra i mondi della materia oscura e dell’energia oscura, dall’altra tuttavia non risolve la questione della natura delle due elusive entità cosmologiche.