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Il mondo ha fame di dollari


Di Jacopo Magurno

In questi giorni, a seguito delle travagliate trattative e degli accordi raggiunti in sede di Eurogruppo per tentare di dare una comune e coordinata risposta europea all’emergenza sanitaria del Covid-19, si è sentito molto parlare del cosiddetto Fondo Salva-Stati (abbreviato come MES, “Meccanismo europeo di stabilità”). Si è parlato, invece, molto meno di un fenomeno che ci riguarda tutti, ma che per molti versi è impalpabile: la fame di dollari del sistema finanziario internazionale e le conseguenti risposte degli attori leader nella gerarchia del sistema. Su tutti, la banca centrale degli Stati Uniti d’America, la Federal Reserve (Fed). 
Per come è attualmente disegnato, il sistema finanziario internazionale ha bisogno di una certa quantità di moneta di una specifica nazione, il dollaro USA, per funzionare senza attriti. Dati del Fondo monetario internazionale (Fmi) ci dicono che, alla fine del quarto trimestre del 2019, il 61% delle riserve in valuta estera a livello mondiale era denominata in dollari (per un valore di circa 12mila miliardi di dollari USA). Secondo l’ultima survey disponibile della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), in un mercato valutario (FX Market) che ad Aprile 2019 aveva raggiunto il volume di 6,6 triliardi di scambi al giorno, il dollaro USA è risultato essere una delle due divise scambiate nell’88% dei casi.
In altre parole, il dollaro è la valuta del commercio e della finanza internazionale. Di conseguenza, la Fed non è solo la banca centrale degli USA, ma è anche la banca centrale che “stampa” l’unica vera valuta di riserva globale e bene rifugio per eccellenza. Non ci soffermeremo qui sulle ragioni di questa egemonia valutaria, ma cercheremo esclusivamente di illustrare un meccanismo fondamentale tramite il quale questa si riafferma oggi: le Foreign exchange swap lines
In momenti di non-crisi, banche, fondi ed operatori specializzati, finanziano le proprie esigenze di liquidità quotidiane sui mercati monetari. Questi ultimi sono dei mercati che hanno ad oggetto prestiti con scadenze brevi, di solito inferiori ai 12 mesi. Gli strumenti privilegiati sono i cosiddetti REPO (repurchase agreements) o “pronti contro termine”. In breve, attraverso questi contratti, i venditori cedono agli acquirenti dei titoli impegnandosi a riacquistarli a prezzo maggiorato in una data successiva. Le operazioni funzionano di norma overnight, aprendosi e chiudendosi nello spazio di un giorno: chi ha liquidità in eccesso la impiega presso chi ne è carente.
A questo punto, entrano in gioco i dollari. Come su riportato, una quantità enorme di attività denominate in dollari è concentrata nei bilanci di banche non americane. Di conseguenza, queste banche hanno bisogno di finanziamenti in dollari per i loro asset (prestiti, titoli e posizioni su derivati). Secondo Adam Tooze, storico delle crisi finanziarie ed autore di “Crashed”, si tratta di una somma che è equivalente a quasi la metà dei bilanci delle banche statunitensi.
In tempi tranquilli, questi fondi vengono raccolti sui mercati monetari americani (attraverso REPO) oppure attraverso degli swap su valute utilizzando come collaterale un’altra valuta (FX swap markets). Tuttavia, in momenti di crisi come quelli che stiamo attraversando in questi giorni, i mercati sono caratterizzati da sell-off indiscriminati e la disponibilità di dollari evapora.
Tutti gli investitori sono alla disperata ricerca di liquidità ed il dollaro USA è l’asset liquido per eccellenza. È qui che interviene la Fed nel suo ruolo di prestatrice di ultima istanza dell’intero sistema finanziario e dei pagamenti globale. Da circa vent’anni, infatti, come afferma Marcello Minenna sul Sole 24 Ore, la Fed garantisce dollari al sistema attraverso le cosiddette linee di liquidità in valuta estera (Foreign exchange swap lines) concordate con altre banche centrali. Seguendo la cronologia di Minenna, la prima linea di credito swap presso la Fed (o perlomeno, aggiungiamo noi, la prima in tempi recenti) risale al 2001, con la stipula di un accordo di scambio di valute tra Fed e Bce fino a un massimo di 50 miliardi di dollari, in seguito all’attacco terroristico alle Torri Gemelle.
Tuttavia, è con la grande crisi del 2008 che la Fed ha iniziato ad utilizzare stabilmente le linee swap in valuta con altre banche centrali. Nel 2010 viene istituito il “network C6”, una rete di linee swap in valuta tra la Fed, la Bce, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada, la Banca del Giappone e la Banca Nazionale Svizzera che sarebbe divenuto permanente il 31 ottobre 2013. Assistiamo quindi alla nascita di un vero e proprio cartello stabile di (alcune) delle principali banche centrali del pianeta per garantire l’approvvigionamento di dollari al di fuori del mercato Usa. 
Il funzionamento delle linee swap fra banche centrali si articola in due fasiIn una prima fase, le due banche centrali che prendono parte al contratto swap “prestano” l’una a l’altra la propria valuta. Prendendo come esempio la linea fra la Bce e la Fed, alla prima, che avrà un conto depositi in dollari aperto presso la seconda, verrà accreditata una certa somma in dollari, ad un certo tasso di cambio e per un certo periodo di tempo. A fronte di questa posizione, la Fed riceverà come collaterale una somma prestabilita in euro attraverso un conto aperto presso la BCE. La remunerazione per la Fed sarà pari al tasso privo di rischio in dollari (OIS) maggiorato di uno spread prefissato.
Nella seconda fase, la banca centrale che ha preso a prestito i dollari li offre alle banche private della propria area valutaria, nell’ambito di operazioni REPO, in cambio di collaterali ammissibili e di un tasso di interesse. Sembra importante sottolineare come l’apertura di una swap line sia mutualmente conveniente. Nel nostro esempio, la Fed preserva un sistema che è basato sulla sua valuta domestica come moneta internazionale, mentre la Bce è in grado di proteggere meglio la stabilità del suo sistema finanziario. 
Senza entrare nel merito della effettiva efficacia del sistema delle FX swap lines per i fortunati Paesi che hanno la possibilità di averne accesso, le sue contraddizioni appaiono almeno tanto evidenti quanto la loro origine: la Fed è innanzitutto la banca centrale degli USA e risponde innanzitutto agli interessi strategici degli USA. In altre parole, benché sia chiamata ad essere il prestatore di ultima istanza del mondo intero (international lender of last resort), la Fed non è una banca centrale mondiale super partes.

La quiete prima della tempesta: un prezzo record dell'oro potrebbe causare un crollo del dollaro?



Una pausa temporanea nel mercato dell'oro potrebbe non essere altro che la quiete prima della tempesta che aumenterà il prezzo del metallo prezioso tre volte verso nuovi massimi storici. Questo cambiamento potrebbe causare un crollo del sistema del dollaro, affermano gli analisti economici


Alcuni partecipanti al mercato delle opzioni in oro prevedono che il prezzo del metallo prezioso aumenterà quasi tre volte in un anno e mezzo.

Il 27 novembre scorso, a New York, sono stati venduti 5.000 lotti un'opzione sull'oro che conferisce al titolare il diritto di acquistare il metallo prezioso a $ 4.000 l'oncia nel mese di giugno 2021, ha riferito  Bloomberg.

L'ultimo record del prezzo dell'oro di $ 1923,70 l'oncia è stato stabilito nel 2011, quando la Federal Reserve ha acquistato oltre due miliardi di dollari di debito per stimolare l'economia.

Se la nuova grande scommessa funziona, sarà un nuovo mondo in cui l'oro costa più di $ 4.000, cioè quasi tre volte il prezzo attuale di meno di $ 1.500 l'oncia .

"È possibile che in queste condizioni, il dollaro cessa di essere la valuta principale del mondo.
Se qualcuno fa una scommessa così audace sul crollo del sistema del dollaro, significa che c'è un rischio di tale sviluppo della situazione " hanno commentato gli analisti dal giornale Vesti Finance.

Allo stato attuale, molte banche centrali prestano particolare attenzione all'oro. Sempre più paesi cercano di sbarazzarsi della dipendenza dal dollaro e acquistare attivamente il metallo prezioso.

La Russia, la Cina e la Turchia sono leader in questo processo e il Kazakistan e l'India hanno aumentato le loro riserve auree , così come alcuni paesi dell'Europa orientale, come la Polonia e l'Ungheria.

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2018: Le Banche Centrali cominciano a comprare Criptovalute ?

DI EUGENE ETSEBETH
Dietro le porte chiuse delle banche centrali del G7,  ogni giorno, vanno solennemente al lavoro dei trader  che comprano e vendono valute estere, titoli negoziabili, diritti speciali di prelievo (DSP) e oro.
I trader delle banche centrali seguono la politica di investimenti prevista dai loro comitati esecutivi ed hanno specifici obiettivi di ripartizione nelle loro attività, in ordine di importanza. L’obiettivo delle negoziazioni di riserve estere è generalmente ottenere liquidità, sicurezza e rendimento (questo però è all’ultimo punto).


Attualmente, il G7 si preoccupa solo di una “appropriata regolamentazione” delle criptovalute e non del potenziale asset di queste criptovalute. Bitcoin, Ether e Zcash non si trovano a nessun punto dell’elenco degli strumenti e delle valute che i banchieri centrali sono autorizzati a negoziare.
Nel 2018, le cose saranno diverse. Le banche centrali del G7 inizieranno ad acquistare criptovalute per rafforzare le loro riserve estere.
I tempi stanno cambiando.
Background
Una delle funzioni principali di una banca centrale è  gestire le riserve d’oro e di valute estere ufficiali del proprio stato-nazione o dell’Unione.
Le riserve sono fondamentali per garantire che uno stato (una nazione o una Unione) possa gestire le proprie passività in valuta estera e mantener viva la fiducia nelle sue politiche monetarie e sui tassi di cambio. Nel complesso, la stabilità finanziaria che producono le riserve in oro e in valute estere ha storicamente garantito il benessere economico dei cittadini in caso di scossoni esterni.
L’oro è comunemente usato come scudo contro eventi economici da black swan  e serve come cuscinetto contro le calamità per la sua alta liquidità, per i suoi attributi valutari e per i vantaggi di poter essere diversificato.
Anche la valuta estera è altamente liquida ed ha i benefici della diversificazione (rispetto alla moneta propria di una banca centrale). Le divise estere si accumulano principalmente con acquisto di valute estere sul mercato a pronti, con swap sul mercato monetario in valuta estera per la gestione di liquidità, con  investimenti in conti correnti a termine e con call deposit accounts su banche straniere.
Interconnessioni
I paesi del G7 sono interconnessi tra di loro attraverso una rete di accordi politici, finanziari e commerciali.
Questo club di paesi detiene riserve massicce delle rispettive valute –  chiamate riserve valutarie. La maggior parte di questi paesi detiene anche grossi depositi di riserve auree. Il Canada è una eccezione, perché ha  recentemente liquidato tutto il suo oro.
Le banche centrali del G7 detengono normalmente anche dei diritti speciali di prelievo (SDR) e titoli negoziabili denominati in valute estere come obbligazioni dei Governi, Buoni del tesoro, obbligazioni societarie, azioni societarie e prestiti in valuta estera.
I diritti speciali di prelievo (SDR) hanno bisogno di una parola a parte, si tratta di una riserva internazionale, creata dal Fondo Monetario internazionale (FMI) per integrare le riserve ufficiali dei paesi membri.
Il valore dei SDR si basa su un paniere composto da cinque valute principali: Dollaro USA, Euro, Renminbi cinese (RMB), Yen giapponese e Sterlina inglese. Solo recentemente (1 ottobre 2016) il RMB ha rotto il monopolio delle valute del G7 che compongono  i SDR.
È importante notare che i SDR sono ancora pesantemente legati al valore delle valute del G7.
In breve, i paesi del G7 detengono per lo più le rispettive valute come riserve estere, sia con i SDR che direttamente. L’oro è per lo più accettato come uno standard comune di valore universale.
Perché il 2018?
Un punto di svolta per le banche centrali del G7 sarà quando la capitalizzazione del mercato dei bitcoin supererà il valore di tutti i SDR finora creati e assegnati ai vari paesi membri (circa 291 miliardi di dollari).
Un altro punto critico sarà la consapevolezza che il valore delle valute dei G7 si stanno svalutando rispetto alle criptovalute. Le valute dei paesi dei SDR e del G7 saranno costrette a modificare la ripartizione delle loro riserve in valuta estera e alla fine dovranno includere anche un paniere di criptovalute.
La preveggente Christine Lagarde, AD del FMI, ha già messo in guardia le banche centrali sui gravi sconvolgimenti che potranno causare le criptovalute.
Le riserve valutarie sono usate per sostenere la valuta di una nazione. Le valute Fiat sono pezzi di carta o monete che intrinsecamente non hanno nessun valore. La valuta è sostenuta solo da una convinzione condivisa da chi la utilizza sullo solidità dello schema valutario di un paese. Quando una banca centrale di un paese del G7  – per esempio il Giappone –  acquista riserve di valuta estera dagli Stati Uniti (dollari USA), è per la convinzione che i giapponesi credono che il dollaro USA sia una valuta sulla quale si può aver fiducia.
Nel 2018, le banche centrali del G7 prenderanno atto che bitcoin e altre criptovalute diventeranno la più grande valuta internazionale per capitalizzazione di mercato. Questo evento, insieme alla natura globale delle criptovalute  che hanno accesso al trading 24 ore su 24, 7 giorni su 7,  farà comprendere intuitivamente che si dovranno comprare criptovalute, perché ormai sono diventate un investimento de facto e saranno una tranche degli investimenti delle banche centrali.
Le Cryptovalute soddisferanno anche un nuovo bisogno : l’oro digitale.
TRADUZIONE per comedonchisciotte.org  di Bosque Primario

"Le banche centrali diano i soldi direttamente alla gente", la proposta degli economisti Mark Blyth e Eric Lonergan

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Di Salvatore Santoru

Fare in modo che le banche centrali diano direttamente i soldi alla gente, questa la proposta presentata dai due economisti statunitensi Mark Blyth, professore della Brown University, e Eric Lonergan, studioso e gestore di hedge fund, spiegata in un lungo articolo su "Foreign Affairs" di settembre.

Con tale proposta, come scritto da Francesca Morandi in un articolo su l'Antidiplomatico.it, "si rafforza la fattibilità di un approccio alternativo alle leve “tradizionali” usate finora dalle banche centrali, ovvero la regolazione dei tassi d’interesse e il Quantitative easying, che, secondo Blyth e Lonergan, produrrebbero « un ciclo di boom e crisi », senza portare a una solida ripresa economica".

L'articolo continua riportando le parole di Blyth e Lonergan, secondo cui "accreditando soldi direttamente sui conti correnti privati di milioni di cittadini, la spesa verrebbe immediatamente incentivata, e i banchieri centrali non avrebbero il bisogno di stampare quantità eccessiva di moneta equivalente al 20% del Pil", che concludono "a meno che non si sostenga la visione che le recessioni siano terapeutiche o meritate – concludono Blyth e Lonergan -, non c’è ragione per cui i governi non tentino di fermarle in tutti i modi, e i trasferimenti diretti di denaro sono l’unico modo efficace per farlo".

Indubbiamente un'interessante proposta che merita di essere ulteriormente studiata, approfondita e eventualmente applicata, in quanto come affermato dagli stessi economisti :

 porterebbe nel lungo periodo a ridurre la dipendenza dal sistema bancario come unico motore della crescita .

Come la FED distrugge posti di lavoro


Di Michele Spallino
http://michelespallino.blogspot.it/
...E’ facile da capire, i motivi principali sono due:
1) Per ridurre la disoccupazione, occorre aumenti nel sistema economico la domanda di beni e servizi, per soddisfare la quale si aumenterà l’offerta, così creando nuovi posti di lavoro.
La FED invece ottiene il risultato opposto, perché l’aumento della moneta in circolazione, tramite la conseguente svalutazione della valuta, provoca aumento dei prezzi delle materie prime base, che si riverbera sul costo della vita (sul carrello della spesa, sulla benzina, etc.) e dunque riduzione del potere d’acquisto di stipendi –salari –pensioni.
Pertanto si contrae (pur a parità di volontà di spesa e di fiducia dei consumatori) la capacità di acquisto.
Dunque la domanda interna diminuisce, provocando una contrazione dei posti di lavoro, che solo parzialmente può essere compensata dall’eventuale aumento della domanda estera conseguente alla svalutazione.

2) Negli attuali sistemi occidentali, la maggior parte dei posti di lavoro dipende dalle piccole e medie imprese, perché le grandi in parte de localizzano, in parte sono a bassa intensità di lavoro.
Poiché l’aumento della moneta in circolazione, avviene ritirando dai portafogli bancari titoli pubblici ed ora anche ipotecari, si garantisce al complesso banco-finanziario una fonte di utili sicura e senza rischio che lo disincentiva dall’attività di sostegno alle piccole e medie imprese, per definizione ben più rischiosa rispetto a quella per le grandi imprese, le quali a loro volta beneficiano della possibilità di indebitamento diretto sul mercato a tassi reali negativi.
Dunque l’offerta di posti di lavoro da parte del tessuto a maggior intensità occupazionale si riduce, contribuendo all’aumento della disoccupazione strutturale.

Sono ragionamenti elementari, non c’e' bisogno di aver conseguito dispendiosi dottorati in università sofisticate per comprenderli.
Certamente li comprendono i banchieri centrali.
Da qui l’impossibilità di considerare semplicemente “errate” le loro politiche.
Sono chiaramente in malafede, perché qualcuno in tutto questo ci guadagna alla grande.
Ben, Mario e gli altri, sono al soldo del complesso banco-finanziario, che come quello militar-industriale è pronto a tutto pur di arricchirsi a spese della massa.
La loro genialità consiste nell’essere capaci di mettere le mani in tasca ai cittadini, facendosi addirittura applaudire dalle stesse vittime, abbindolate con le false teorie di cui sopra, popolari per definizione. Chapeau.

Del resto il Potere permette tutto, dall'arricchimento facile al dominio su persone e cose.
Domandiamoci: è più facile esercitare il Potere sui bisognosi che se esprimono parere contrario vengono rovinati, oppure sugli autosufficienti che se non sono d'accordo possono infischiarsene se non piace a chi comanda?
Non vi sono dubbi, sui bisognosi.
Se ne deduce logicamente l'interesse da parte dei potenti a mantenere i comandati in posizione di bisogno e di dipendenza; ed inoltre a mantenerli impegnati e/o distratti, comunque privi del tempo e delle capacità di pensare a chi li comanda.
Chi capisce quanto sopra, comprende esattamente la situazione che ci circonda.
Non solo le politiche monetarie e fiscali, ma anche quelle culturali ed educative, perseguite nel mondo. Passate, presenti, e future.
E non dovrebbe stupirsi se il Potere si esprime oggi come dalla notte dei tempi:
in forme piramidali, con un vertice che comanda;
sia nelle organizzazioni palesi (dal consiglio dei ministri nei governi ufficiali, ai consigli di amministrazione nelle società);
sia in quelle occulte (dalle "commissioni" -copyright Buscetta- nelle organizzazioni mafiose, alla Cupola che guida finanza, economia e politica nella moderna società globalizzata).
Ed il vertice, tanto più è occulto, tanto più è potente.

Far credere che stampare continuamente moneta possa generare espansione economica sostenibile e continua, è come far credere sia possibile creare ricchezza dal nulla.
Nella confusione teorica attuale, qualcuno arriva a crederlo possibile. Ma ciò non lo rende vero, semplicemente perché è impossibile.
NdR: vedi mitologia della MMT...
Se lo fosse, sarebbe stato criminale non averlo fatto nei decenni passati, e sarebbe criminale non farlo oggi in ogni angolo del mondo: la disoccupazione dovrebbe essere a zero per definizione, non essendovi limiti alla stampa di moneta.
Infatti ci ha provato pure lo Zimbabwe, ma è sprofondato nell’iperinflazione.
Anzi: tale convinzione è negativa perché spinge a credere che lavorare sia inutile, basta comprare (indebitandosi) debiti altrui e ci si arricchisce, senza rischi.
Se veramente il mondo dovesse cedere a tale propaganda, l’economia si fermerebbe, anche a causa dei tentativi delle autorità di generare comportamenti propensi al rischio.
Naturalmente questi ultimi possono temporaneamente aver successo nell’attizzare bolle speculative, ma la realtà è che cambiare i prezzi relativi dei vari assets non crea domanda.
Dunque siamo condannati alla depressione.
Rendiamo grazie a D&B ed ai loro padroni, in saecula seaculorum.

Fonte:http://michelespallino.blogspot.it/2012/09/come-la-fed-distrugge-posti-di-lavoro.html

http://mercatoliberonews.blogspot.it/2012/09/come-la-fed-distrugge-i-posti-di-lavoro.html

http://www.ilgrandebluff.info/2012/09/come-la-fed-distrugge-posti-di-lavoro.html

Marc Faber: "Politiche della Fed distruggeranno il mondo"

Marc Faber, investitore, analista e imprenditore svizzero, per il suo pessimismo soprannominato anche "Dottor Catastrofe" (Dr. Doom).Le politiche di allentamento monetario varate da Ben Bernanke e dagli altri banchieri centrali del mondo "distruggeranno letteralmente il mondo" facendo sgonfiare la crescita economia globale, che accelerera' prima di affondare.

Sono le ultime dichiarazioni dell'investitore senza peli sulla lingua Marc Faber, autore del "Gloom Boom & Doom Report" anche soprannominato "Dottor Catastrofe" (Dr. Doom) per le sue previsioni solitamente pessimiste.

La settimana scorsa la Fed ha annunciato che acquistera' 40 miliardi di dollari al mese di titoli pubblici e asset legasti ai mutui dalle banche, uno strumento che iniettera' altra liquidita' nel sistema finanziario, tenendo bassi i tassi di interesse. 

Lo scopo e' incoraggiare gli investimenti e le assunzioni, ma i critici di queste tecniche monetarie accomodanti pongono l'accento sul fatto che si tratti di denaro virtuale e quindi droga momentanea che rischia di creare una bolla, senza migliorare i fondamentali dell'economia reale, seminando i semi dell'inflazione. 

Le politiche straordinarie di questo tipo tendono infatti a indebolire il dollaro e spingere in rialzo i titoli azionari. Ma liquidare il debito con l'inflazione non aiutera' la classe americana media e non aumentera' la domanda per beni e servizi che scarseggiano nell'economia.

"L'errore e' credere che questi soldi andranno all'uomo della strada. Non lo faranno. Andranno all'ecconomia Mayfair e faranno crescere i prezzi di Warhols. Sono molto contento. Molto bene Fed. Congratulazioni Signor Bernanke, Sono veramente felice", ha detto ieri l'investitore, imprenditore e analista svizzero all'emittente di Bloomberg.

"I miei asset ne gioveranno, ma come cittadino responsabile devo dirvi la verita' che tutti sanno: le politiche della Fed e delle altre banche centrali distruggeranno il mondo".

Ma quale democrazia!

Di James E. Miller
Un dogma è di solito definito come qualcosa che è considerato troppo prezioso e prestigioso per pensare di modificarlo. Qualsiasi proposta che si avvicina alla sua completa abolizione è definita come sorprendentemente ridicola. Nel regno della prostituzione legalizzata (la politica), le carriere vengono fatte difendendo dogmi, non importa a quale costo, se questo sia socialmente dannoso, o intenzionalmente disonesto. L’istruzione pubblica obbligatoria è il primo che viene in mente. I vari sistemi di compravendita dei voti che si mascherano da rete di sicurezza sociale sono un altro esempio. Ogni volta che la classe politica o i suoi difensori nei media si trovano in un vicolo cieco tentando di convalidare l’ultimo complotto del governo per riempire i suoi forzieri o per incatenare le libertà già indebolite, spesso ricorrono all’evocazione del più grande dogma esistente: la democrazia .
A partire dai primi anni della comprensione di base, i bambini del mondo Occidentale vengono inondati dalla propaganda affinché credano che senza la democrazia la società discenderebbe nel caos invivibile. Le scuole, sia pubbliche che private, perpetuano ogni anno questa fantasia a milioni di partecipanti forzati. Viene detto loro che il governo, che ha praticamente le mani in pasta dappertutto, è stato formato solo con le migliori intenzioni. In America in particolare, la democrazia rappresentativa costruita con il genio collettivo dei padri fondatori del paese viene lodata come un dono per l’umanità. E sebbene la sua influenza sia in calo negli ultimi anni, la Costituzione servì da modello per lo sviluppo di stati-nazione in tutto il mondo. Nel 1987, la rivista Time ha stimato che dei 170 paesi che esistevano all’epoca, “più di 160 hanno scritto carte modellate direttamente o indirettamente sulla versione USA.”
La Costituzione si presenta come la creazione miracolosa di individui divini quando, in realtà, non era niente del genere. Come ogni tentativo di centralizzare il potere dello stato, la Costituzione è stata formata dai desideri economici dei suoi estensori. Thomas Jefferson, John Adams, Thomas Paine, e Henry Adams non erano nemmeno presenti alla Convenzione di Philadelphia mentre veniva redatta. Molti Americani all’epoca erano sospettosi per quello che finì per essere un colpo di stato per eliminare gli Articoli della Confederazione, foriere di una vera decentralizzazione, in cambio di un’istituzione abbastanza potente da essere utilizzata con lo scopo di distribuire rendite. Come Albert Jay Nock ha osservato:
La Costituzione venne stabilita sotto auspici inaccettabili; la sua storia era stata quella di un colpo di stato.
Venne redatta, in primo luogo, da uomini che rappresentavano particolari interessi economici. Quattro quinti di loro erano creditori pubblici, un terzo era composto da speculatori terrieri e un quinto rappresentava interessi nei trasporti marittimi, nella produzione manifatturiera e nel merchandising. La maggior parte di loro era costituita da avvocati. Nessuno di loro rappresentava gli interessi del mondo produttivo.
Quando la Costituzione venne promulgata, gli stessi interessi economici nei diversi stati vennero spinti per essere ratificati nelle convenzioni statali come misure minoritarie, spesso — anzi, nella maggior parte dei casi — con metodi che avevano l’intento evidente di sconfiggere la volontà popolare. Inoltre, e fatto più inquietante di tutti, l’amministrazione del governo secondo la Costituzione è rimasta totalmente nelle mani degli uomini che avevano ideato il documento, o che erano diventati i leader del movimento per la ratifica nei diversi stati.
La storia nuda e cruda non viene mai insegnata nelle scuole pubbliche ed è poco conosciuta dal grande pubblico. C’è una ragione per questo, naturalmente. Quando vengono rimossi tutti i fronzoli, lo stato appare come il racket criminale organizzato che è davvero. Gli incaricati come “rappresentanti del popolo” pensano a se stessi e al loro benessere finanziario. Mentre il governo cresce e le burocrazie normative fioriscono in dimensioni e portata, la formazione della legge non diventa solo un lavoro per il legislatore eletto ma anche per gli esecutori. In altre parole, le stesse persone incaricate di far rispettare la legge hanno anche la discrezionalità su quelle regole che vogliono imporre. Questi burocrati non eletti, in uno sforzo costante per convalidare le loro posizioni di autorità, non cercheranno mai di tagliare i soldi delle tasse che è la loro linfa vitale. Invece, spenderanno tutto il loro bilancio ogni anno, poiché vivono del loro desiderio di avere un lavoro significativo attraverso la distruzione della libertà. La volontà popolare viene venduta per garantire un nuovo blocco di elettori privilegiati.
La crescita del Leviatano attraverso la burocrazia è andata avanti in tutto il mondo Occidentale ma sta accelerando ad una velocità preoccupante negli Stati Uniti e in Europa. Nell’edizione 2012 di 10,000 Commandments del Competitive Enterprise Institute, che fornisce uno scorcio dello stato normativo Americano, è documentato che le agenzie federali erano responsabili per l’attuazione di 3,807 regole. Questi regolamenti economicamente distruttivi sono stati fissati nella pietra, nonostante siano stati approvati solo 81 disegni di legge dal Congresso e firmati dal Presidente. La democrazia rappresentativa è stata sostituita dal governo dell’inspiegabile. In un ambiente in cui i potenti sono protetti dalle sanzioni negative, l’opportunità di clientelismo, corruzione e accordi sottobanco aumenta di dieci volte. La politica delle porte girevoli diventa la norma poiché i regolatori che scrivono le leggi finiscono per essere impiegati presso le stesse imprese che evitano la loro natura punitiva.
In tutta Europa, i tecnocrati non eletti continuano a cercare di salvare l’unione monetaria. Le misure di austerità, che equivalgono più ad aumenti fiscali piuttosto che a tagli della spesa pubblica, sono stati imposti da burocrati che non hanno alcuna identificazione con le persone a cui vengono imposte. E’ pianificazione centrale su scala continentale. La persona con la maggior influenza nella crisi è stata il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Anche se Draghi ha un solo voto nel corpo che controlla la stampante monetaria, è visto come il suo portavoce. La settimana scorsa mentre iniziavano le Olimpiadi, ha tristemente avanzato l’osservazione improvvisata secondo cui farà “tutto ciò che serve per preservare l’euro.” L’osservazione, che Draghi lo ammetta o no, ha portato con sé la vecchia nozione secondo cui la stampante verrebbe presto messa in moto nel tentativo di sedare la crisi tramite l’acquisto del debito sovrano. Le azioni sia negli Stati Uniti che in Europa hanno sperimentato un rally alla notizia, ma sono affondate subito dopo che il piano si è rilevato una farsa. Non c’era alcun asso nella manica; Draghi stava solo bluffando.
Tuttavia l’evento è stato assai rivelatore della dipendenza dell’economia globale dall’iniezione costante di moneta fiduciaria. In un sistema bancario centrale, le preferenze dei consumatori che normalmente guidano la struttura della produzione nel libero mercato fanno un passo indietro rispetto ai capricci degli operatori della stampante. I mercati finanziari incentrano le loro operazioni intorno a lotti freschi di nuova moneta digitale. La riserva frazionaria viene incoraggiata ancora di più. Perché il denaro non è neutrale ed entra nell’economia sempre in punti specifici, i primi destinatari sono in grado di spendere ed investire prima che i prezzi complessivi vengano influenzati. I ricevitori ultimi devono fare i conti con prezzi in aumento mentre i loro salari ristagnano; abbassando così il loro reddito reale.
L’economia di libero mercato è analoga alla democrazia perché i consumatori votano con i loro portafogli chi produce il miglior prodotto. Nel settore bancario centrale, a pochi individui viene concessa la licenza monopolistica di produrre ciò che facilita tutte le transazioni. Non c’è nulla di democratico nel settore bancario centrale, in pratica; è un sistema di governo dall’alto verso il basso basata sull’idea fantasiosa che esista una quantità ideale di denaro che solo alcuni economisti intellettualmente dotati sono in grado di determinare. Con cento anni di attività sotto la sua cintura, la professione del banchiere centrale ha imparato, attraverso le varie recessioni che hanno afflitto il XX secolo, che la stampa di denaro sembra risolvere tutto.
Dall’inizio della crisi dell’Eurozona, chiunque non si sia abbeverato alla propaganda del buono e onesto governo, ha capito che le grandi banche sono i veri beneficiari dei vari salvataggi. Poiché le banche commerciali del Nord Europa sono esposte al debito sovrano, è nel loro interesse evitare il default anche se questo significa ricevere i pagamenti degli interessi in una valuta svalutata. Alla popolazione dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) viene detto che i loro governi vengono salvati per il bene delle persone. Quello che realmente sta accadendo è che i banchieri stanno tirando le redini di una classe politica senza scrupoli che in ultima analisi sta cercando di incassare aiutando i propri amici nelle alte sfere. La retorica di preservare la democrazia da parte dei funzionari dell’Unione Europea non è nient’altro che un escamotage puerile se confrontato con lo sfruttamento sistematico incarnato dallo stato.
Per l’establishment dominante, l’approvazione del “noi, le persone” conta soltanto finché non vengono identificati i veri oppressori. La democrazia è una farsa per convincere le masse che sono responsabili del loro futuro, quando in realtà sono serve dell’autoritarismo. L’economista e filosofo Hans-Herman Hoppe aveva veramente ragione quando ha riconosciuto che
La democrazia non ha nulla a che fare con la libertà. La democrazia è una variante soft del comunismo, e raramente nella storia delle idee è stata presa per altri scopi.
Piuttosto che dare alla gente una voce, la democrazia consente il soffocamento della vita attraverso il potere statale. Quando i manifestanti di Occupy cantavano “così e come deve essere la democrazia” lo scorso autunno, consideravano a torto il potere del governo come il mezzo migliore per alleviare la povertà. Ciò che è veramente la democrazia moderna: salvataggi infiniti, privilegi speciali, e guerra imperiale il tutto pagato dalle fatiche dell’uomo comune.
Niente di tutto questo vuole suggerire che una transizione verso la democrazia reale sia la risposta. L’adagio popolare secondo cui la democrazia è “due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare per pranzo” è innegabilmente accurato. Un sistema nel quale un gruppo di persone può votare per mettere le sue mani nelle tasche altrui non è economicamente sostenibile. Il conflitto tra gli individui scatenato dalla democrazia porta a una degenerazione morale e danneggia l’accumulo di capitale. Non è una panacea per il marciume che sgorga dai centri del potere. La vera libertà umana riguardo i diritti di proprietà è l’unico fondamento da cui la civiltà può crescere e prosperare.


Traduzione di Francesco Simoncelli

L’incubo di Draghi: nascondere alla gente il segreto della moneta

Di Maurizio Blondet
Effedieffe
È bastato che Draghi dicesse: «La BCE è pronta a fare tutto il necessario per salvare l’euro, e credetemi sarà abbastanza», perchè «i mercati» esultassero, le Borse salissero gioiose, lo spread calasse un po’ (mica tanto però). Perchè tutti hanno interpretato quelle mezze frasi sibilline come una promessa che la Banca Centrale farà, in un modo o nell’altro, quantitative easing.
S’intende che la monetizzazione del debito, sul piano intellettuale, è la sola cosa da fare per i debitori del Sud-Europa. Premessa: a debiti colossali si fa’ fronte storicamente in due modi: 1) smettendo di pagarli (default) oppure 2) «pagandoli» con moneta creata apposta in sovrappiù, monetizzandoli cioè. In un periodo come quello che attraversiamo – niente crescita, forte disoccupazione e in aumento, e con famiglie e imprese che stanno dis-indebitandosi, ossia riducendo i loro debiti – il potere pubblico deve creare moneta per evitare di entrare dalla recessione alla depressione – come sta già avvenendo. In Europa la monetizzazione è necessaria per evitare che la depressione si estenda, dalla Grecia alla Spagna e all’Italia (già fatto), e al di là al resto dei Paesi europei, a cominciare dalla Francia; e in questo contesto la monetizzazione non è nemmeno inflazionista, in quanto non farebbe che contrastare gli effetti di deflazione del dis-indebitamento degli attori economici privati.
Ora, però, i «mercati» aspettano di vedere: come farà, Draghi? Non solo perchè monetizzare è vietato dal regolamento della BCE, non solo per la netta contrarietà dei tedeschi, i padroni di fatto, ostinati ad esigere che i meridionali attuino i loro programmi di risanamento dei debiti, a forza di austerità. È anche che tutte le altre misure indirette tese più o meno a questo scopo – acquisto dei titoli dei Paesi indebitati sul mercato secondario, tagli del tasso primario, LTRO (il mega-prestito alle banche) – sono stati già tentate, senza effetto. Le banche riempite di denaro dalla BCE all’1% non hanno creato moneta-credito, se la sono tenuta (e in parte, i privati non l’hanno chiesta). Stavolta, la BCE dovrebbe – come facevano ai bei tempi le banche centrali, quando erano organi di Stati sovrani – monetizzare direttamente al Tesoro, ossia comprare i titoli di debito del Tesoro italiano, spagnolo eccetera non sul mercato secondario ma direttamente dallo Stato emettitore, con moneta creata a questo scopo, e magari al tasso dell’1% fatto alle banche. Il problema dello spread sarebbe eliminato all’istante, perchè Spagna e Italia non avrebbero più bisogno di offrire tassi alti ai mercati per farsi prestare da loro i soldi. Ma…. Orrore! Tabù! Non si fa’!
Soprattutto, questa cosa rischia di rivelare alla gente comune il segreto del denaro che deve ad ogni costo essere celato alle grandi masse: che il denaro di oggi, «fiat money», la banca centrale lo può «stampare» in qualunque quantità(1). E chi lavorerebbe più, sapendolo? Chi pagherebbe più le tasse, anzichè pretendere che i poteri pubblici si coprano le spese stampando moneta? Come convincere i popoli che le spese dello Stato vanno bilanciate con le entrate, che bisogna «risanare le finanze», e riportare il debito pubblico al 60% del Pil? Chi accetterebbe più accuse del tipo: «avete vissuto al disopra dei vostri mezzi, ora tirate la cinghia?». Chi accetterebbe le austerità e i «compiti a casa»?
Stampate, stampate, direbbero le masse magari attizzate dai demagoghi; i politici demagoghi griderebbero alla banca: stampate, stampate! (l’hanno già fatto).Tutti pretenderebbero di vivere con stipendioni, come quelli di cui godono solo le minoranze privilegiate, gli attuali parassiti pubblici collettivamente detti «La Casta», e i banchieri, finanzieri e speculatori (che sono al corrente del segreto). E sarebbe la rovina: della moneta, dell’economia e della morale stessa. Tutto finirebbe in anarchia, crollo della produzione, e un’inflazione tipo Weimar, o Zimbabwe (230 milioni per cento). Così, tutto ciò che stiamo passando – spread alle stelle, rincaro del costo del debito, austerità, tagli allo stato sociale, obbligo di pareggio del bilancio scritto in Costituzione – ha, in fondo, un grande scopo: far credere alla gente comune che denaro disponibile, per lei, non ce n’è.
Non ci credete? Posso citarvi un passo di Paul Samuelson – economista Nobel – che lo ammette. La credenza che il bilancio dev’essere equilibrato in permanenza, dice, è «una superstizione»; ma una superstizione utile, perchè se la gente smette di crederci, «si perde la difesa che ogni società deve avere contro la spesa fuori controllo». Samuelson la paragona ai miti con cui «la religione spaventava la gente per indurla a comportarsi come esige il mantenimento a lungo termine della civiltà». (Blaug Mark, John Maynard Keynes: Life, Ideas, Legacy, St. Martin’s Press, New York, 1990, 95 p., p. 63– 64)
Il segreto deve dunque essere mantenuto ad ogni costo. Riservato a pochi iniziati (che ne approfitteranno per arricchirsi smodatamente). È il motivo per cui i banchieri centrali si esprimono, come l’oracolo di Delfo, con frasi sibilline, ambigue e anfibole (a doppio senso); che si ammantano di maestà da Venerati Maestri, e sacralità da sacerdoti, coltivano il più assoluto riserbo, e compiono le loro operazioni impegnando tutti i presenti al silenzio dei mysteria antichi. Draghi si comporta appunto così.
Il guaio è che la secolarizzazione dilagante intacca anche questo tipo di sacrum.
In passato, i banchieri centrali facevano le loro manipolazioni e moltiplicazioni monetarie sotto il velame del tabù che i pochi media non osavano violare; l’economia monetaria era materia esoterica, che i giornali non spiegavano mai; ma oggi c’è internet e ci sono i blog alternativi, che spifferano e dissacrano, e riconoscono immediateamente, sotto i panni augusti del Venerato Maestro, il Solito Stronzo o il Ben Noto Marpione. Si aggiunga che proprio in tempi di emergenza come questi, i giocolieri devono fare operazioni dove il trucco rischia di vedersi. Tipico esempio, lo LTRO fatto da Mario Draghi.
Come abbiamo detto, tutti gli inghippi, i limiti legali e la «indipendenza» della Banca Centrale servono a far credere alla gente comune che di denaro, per lei, non ce n’è. Ma come farglielo credere, dopo che la gente ha visto Draghi dare1000 miliardi alle banche all’1%? Vero è che la BCE ha fatto finta di sborsare quei soldi facendosi dare dalle banche, in cambio, titoli posseduti da queste, titoli di credito; ma di tale bassa qualità, e così dubbia esigibilità, che un politico tedesco, Frank Schaeffler, ha sibilato rabbioso: «Se continua così, la BCE accetterà in garanzia anche vecchie biciclette».
Insomma, s’è visto che quella era creazione monetaria ex nihilo bella ed buona, fatta in quel modo indiretto per consentire un profitto alle banche private, che con quei soldi all’1 dovevano comprare i Bot al 5 o al 7%; in modo da «aiutare», prestando loro ad interesse, gli Stati che s’erano indebitati fino all’insolvenza per aiutare le loro banche, accollandosi (cioè accollandoli al contribuente) i buchi delle loro follie… La ragione fornita è che la Banca Centrale europea ha il divieto di prestare direttamente agli Stati. Banca d’Inghilterra e Federal Reserve hanno invece creato dal nulla fondi, in parte per comprare debiti sovrani dei loro Stati; ciò che va a profitto della collettività, perchè il debito costa meno caro ai contribuenti. La regola generale implicita dei divieti, dei miti e dei terrorismi («Austerità, o il default e l’uscita dall’euro!»), è quella: prima le banche. Per questo la promessa di Draghi di «fare tutto ciò che serve per salvare l’euro», può anche suonare: «Lotteremo finché sarete tutti morti».
Spagna e Italia devono chiedere soldi ai mercati, e pagare tassi del 7%. La Grecia, del 30%. Inevitabile, ci dicono, altrimenti non avranno i soldi per pagare gli stipendi, o – come minacciano i mascalzoni che sgovernano le provincie – «non potremo riaprire le scuole» (se ci provano, uno Stato normale li arresterebbe); oppure dovremo svendere i patrimoni nazionali, privatizzarli. Quello che non ci dicono, è che questa umiliante situazione è del tutto artificiale. Conseguenza della perdita di sovranità.
Una banca centrale che detiene la stampante dei soldi non può essere a corto di denaro. Per uno Stato che dispone del monopolio dell’emissione di moneta – e usa questo potere con la testa sul collo – , non c’è problema di solvibilità. Si finanzia con la propria moneta, creandola, senza bisogno di altre fonti di approvvigionamento. Tutto ciò che occorre è che accetti di essere pagato con la sua moneta, sostanzialmente la accetti in pagamento delle tasse.
Questa è infatti una funzione delle tasse, forse la prima: creare domanda per questa moneta. Se le imposte sono da pagare in questa moneta, diventa utile procurarsela, anche se è solo carta. In teoria, lo Stato non avrebbe bisogno di tassare i cittadini per procurarsi i soldi, visto che può stamparli. Ma – a parte il fatto che anche lo Stato sovrano deve far credere che, per i cittadini, il denaro è scarso e costa sudore – qui interviene l’altra funzione della torchia fiscale: regolare la massa monetaria presente nell’economia. Finchè ci sono da finanziare scambi supplementari, finchè c’è da finanziare risparmio, si può far girare la stampatrice, senza tassare. Ma quando ha fatto girare troppo la macchina stampa-soldi, nell’economia reale resta massa monetaria eccedente, che non trova utilizzo e di cui dunque l’economia si scarica facendo rincarare i beni. È l’inflazione. Per continuare ad offrire beni e servizi senza inflazione, bisogna dunque ritirare questa massa di moneta in eccesso tassandola.
Ma torniamo al discorso: uno Stato che ha il monopolio dell’emissione non ha problemi d’insolvenza. Chi dice che non è possibile, che presto o tardi quella moneta sarà deprezzata sui mercati mondiali o travolta dall’inflazione fino a fare di quello Stato un paria (come la Grecia?), sorvola sull’esempio del Giappone. Vent’anni fa, il Giappone entrò nella sua crisi ormai ventennale (da bolla finanziaria-immobiliare) con un debito pubblico pari al 50% del suo Pil. Oggi il debito è al 230%. In tutto questo periodo non solo non ha conosciuto alcuna iper-inflazione (anzi, è in leggera deflazione: i prezzi calano), ma lo yen non s’è deprezzato tragicamente. Non ha subito alcun attacco speculativo, mai ha dovuto pagare ai «mercati» interessi altissimi per convincerli a comprare i suoi titoli del debito pubblico; mai ha conosciuto, come noi, il problema dellospread. Anzi, il tasso d’interesse ha seguito molto da vicino il tasso direttore, quello sancito dalla sua Banca Centrale. Come mostra la grafica qui sotto:
segreto moneta Dibattito sullEuro: Il Contributo di Maurizio Blondet (Lincubo di Draghi....)
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Il tasso del debito pubblico a lungo termine (rosso) segue il tasso direttore (blu) della Banca del Giappone, cioè quello che la banca centrale fa’ pagare alle banche private; i tassi a breve (verde, giallo) sono addirittura avvinghiati al tasso primario. Ciò significa che è la banca centrale d’emissione, e non i «mercati», a decidere quanto pagare d’interesse sul suo debito pubblico. È lo Stato che ha in pugno le banche, e non il contrario. Non c’è speculazione, non c’è «austerità» obbligatoria perchè altrimenti «il Giappone fa’ fatica a finanziarsi» e dovrà indebitarsi a più caro prezzo, «per trovare risparmiatori (investitori) disposti a prestargli». Anzi. Gli investitori fanno a gara per procurarsi buoni del tesoro giapponesi, anche se rendono modestamente.
Ecco come funziona uno Stato che ha mantenuto il monopolio dell’emissione monetaria, governato da una dirigenza con la testa sul collo,che si sente responsabile verso il Paese.
Naturalmente, i difensori ideologici dell’euro e di «più Europa» ribattono che il Giappone può fare così, perchè è la seconda potenza industriale del mondo e vende i suoi Bot ai suoi cittadini, non sui mercati esteri (2). Sarà. Ma a parte il fatto che anche gli italiani hanno dei risparmi e sono sempre stati propensi a comprare i titoli di Stato, con un decente interesse, chiediamoci se «fanno fatica a finanziarsi», se «sono aggrediti dalla speculazione», Paesi come gli Usa, la Svizzera, l’Australia, la Danimarca, l’Africa del Sud, la Nuova Zelanda, la Svezia, il Brasile, il Regno Unito, Taiwan, il Canada, eccetera eccetera. Sono Stati grandi e piccoli, ben governati e mal governati, economicamente forti o deboli. Hanno una sola cosa in comune: hanno il monopolio della propria emissione monetaria. Se uno di questi Stati smette di pagare i creditori, lo fa’ per sua decisione arbitraria, ossia sovrana. Non c’è alcuna forza esterna che possa farlo andare in bancarotta come la Grecia, presto la Spagna e fra poco l’Italia. Non solo: la Francia, tra le due guerre, ha avuto un debito pubblico pari al 140% del Pil, e tuttavia stabilizzò il franco senza particolari difficoltà.
Perchè, quanto ai tassi d’interesse che deve versare sul debito pubblico, uno Stato sovrano li padroneggia, senza dover dipendere dai mercati: è propriamente il compito della sua Banca Centrale di regolare i tassi a cui si presta il denaro, attraverso il suo tasso primario.
A questo punto, gli euro-ideologi e i loro maggiordomi mediatici ricorrono al terrorismo. Tornare alla sovranità monetaria? Ma la lira si svaluterebbe tragicamente, i vostri risparmi sarebbero decurtati catastroficamente, perdereste potere d’acquisto; nessuno farà più credito al Paese; l’inflazione galopperà.
Nessuno afferma che il ritorno alla lira sarà una passeggiata. La correzione di un grande errore richiede grandi sforzi e sacrifici: sacrifici al fondo dei quali però c’è la sicura ripresa, al contrario dei sacrifici attuali dettatici da Monti e Merkel, senza fine e senza prospettive. Qui preme sfatare due dei concetti che ci vengono terroristicamente presentati per dissuaderci.
La moltiplicazione di moneta dal nulla per comprare i buoni del Tesoro gonfierà i bilanci delle banche e riverserà una valanga di crediti sull’economia reale, creando altra moneta (oggi sono le banche che la creano indebitando), e provocando iper-inflazione. Ma no. Non è così facile che il denaro arrivi nelle tasche dei consumatori. Perchè la valanga del credito si verifichi, occorre che sia chiesto e voluto dal settore privato, e che le banche giudichino affidabili quelli che lo chiedono. Come vediamo, i mille miliardi prestati da Draghi alle banche hanno clamorosamente mancato di riversarsi nell’economia reale provocando l’orgia del credito. E il Giappone, benchè ci abbia provato fino ad avere quel debito pubblico enorme, «non è riuscito» a produrre quel po’ d’inflazione che gli servirebbe per far uscire la sua economia dalla deflazione-depressione. L’inflazione comincia ad alzare la testa quando si raggiunge il pieno impiego e le imprese lavorano al 100% della loro capacità produttiva; non è certo questo, oggi, il caso (se oggi una certa c’è inflazione, è dovuta alle materia prime importate, e alla massa eccessiva di parassiti pubblici che in Italia consumano senza produrre).
Tanto più che la BCE, come qualunque Banca Centrale, ha cura di «neutralizzare» questi suoi interventi. Ma come lo fa, oggi? Tenetevi forte: facendosi imprestare dalla banche private il denaro che essa stessa ha creato, ossia pagando loro un interesse per ritirarlo (3). Questo è un obbligo scritto in lettere di bronzo sugli statuti. Forse non c’è prova più chiara del fatto che l’interesse delle banche è sempre in primo piano: ma è uno dei segreti che non si devono rivelare. C’è un modo gratuito di riassorbire il denaro in più? Certo. Uno Stato sovrano può lasciarlo semplicemente creare, e tassarlo in tempo utile.
L’altro mito terrorizzante da demistificare è il seguente: «Se torniamo alla liretta svalutata, magari dopo aver fatto default, i mercati ci puniranno, non ci faranno più credito». La realtà è che oggi i mercati tendono a non farci più credito, temendo il nostro default – a causa dell’euro. La Spagna già è in bilico: i suoi buoni non trovano compratori, e per questo deve chiedere i soccorsi europei, che glieli comprino al posto dei «mercati». Si può star certi che, appena avessimo svalutato, avremmo alla porta file di investitori pronti a prestarci denaro: e chi non farebbe credito a un’Italia (del Nord) che a quel punto avrebbe riacquistato tutta la sua competitività? Dove l’attività sarebbe in febbrile ripresa, le cui fabbriche sarebbero tornate a ronzare per soddisfare gli ordinativi, e a portar via le fette di mercato che la Germania ci ha defraudato? Ed anche i Bot e i BTP, una volta subita la svalutazione, tornerebbero appetibili proprio per questo.
Non è una speranza, è una certezza. Il ministro argentino dell’epoca della bancarotta, l’economista Roberto Lavagna, l’ha raccontato in varie interviste:a poche ore dal default, già una grossa banca d’affari internazionale gli telefonava proponendogli di ricominciare ad indebitare lo Stato, perchè a quel punto i bond argentini erano tornati convenienti. Fu Lavagna a rifiutare, per non ricominciare subito il giro dell’indebitamento.
I terroristi che ci vogliono tenere legati alla macina da mulino chiamata euro, altrimenti sarà l’inferno, hanno mancato di notare un recente studio di Merrill Lynch intitolato «Game theory and euro breakup risk premium». Uno studio molto originale, che usa la teoria dei giochi per stabilire quale Paese dell’eurozona abbia il maggior «incentivo» ad uscire , s’intende «ordinatamente», dalla moneta unica; analizzando tutti i pro e i contro, i guadagni e le perdite per ciascun Paese. Ovviamente tenendo conto del «Paesi con grandi bisogni di finanziamento (come il nostro) sarebbero più vulnerabili», e «avrebbero un accesso limitato per qualche tempo ai mercati di capitali e ai finanziamenti esteri», fatti negativi da bilanciare però con «l’impatto sulla crescita» che verrebbe dall’uscita. Non ve lo spiego perchè sarebbe complicato, chi vuole può andarselo a leggere qui: Game theory and euro breakup risk premium.
Vi dò solo le conclusioni. Secondo Merrill Lynch, a perderci di più sarebbe la Germania, che subirebbe un apprezzamento del nuovo marco del 14%, e un taglio del suo Pil del -7%. In Grecia, la neo-dracma si svaluterebbe del 12. Per l’Italia, la neo-lira (dopo magari oscillazioni drammatiche) si deprezzerebbe dell’11%, sicchè la differenza tra lira e marco sarebbe del 25%, abbastanza da danneggiare gravemente l’export tedesco.
Ma quali sono i Paesi in deficit che, tornando alla moneta nazionale, vedrebbero un clamoroso aumento dell’export? Al primo posto c’è l’Irlanda, che guadagnerebbe il 7% del Pil. Al secondo posto – sorpresa sorpresa – l’Italia, il cui Pil salirebbe del 3% del Pil. Seguita a ruota da Grecia e Spagna. I problemi del Club Med sarebbero in via di rapida soluzione. Dalla recessione alla ripresa e alla crescita.
La Germania non potrebbe più spacciare i titoli del suo debito pubblico a tassi zero o sotto-zero: il costo dell’indebitamento salirebbe, per Berlino, di quasi 1 punto (80 punti-base). La Repubblica federale perderebbe lo status di «rifugio» per i capitali in fuga. Per l’Italia, dato il suo enorme debito, il vantaggio su questo sarebbe modesto: -20 punti-base. Ma il Portogallo vedrebbe una diminuzione del costo per indebitarsi di quasi il 6%, l’Irlanda del 4%, e la Spagna quasi l’1% in meno. Persino la Grecia farebbe economia sul costo del debito (anche senza contare la possibilità recuperata di monetizzarlo), visto che lo vedrebbe calare di un 22%.
Ma è soprattutto l’uscita dell’Italia – più grossa dell’Irlanda e più industrializzata di tutti – che la Germania deve temere, valuta Merill Lynch. Tanto più che l’Italia è quella che dopo la piccola Irlanda, ha la maggior convenienza ad uscire. Al punto che lo studio si domanda: Can Germany bribe Italy to stay? Ossia: La Germania pagherà una bustarella all’Italia per farla restare nell’euro?
Possiamo rispondere tranquillamente di no. La Germania non ha bisogno di pagarci, perchè a farci restare nell’euro – e gratis – ci pensano Monti, Napolitano, Draghi . Tutti pronti a «fare tutto quel che serve per salvare l’euro», fino a che saremo tutti morti.
Post Scriptum: quel che abbiamo scritto sopra non vuole essere una giustificazione per non ridurre l’immane debito pubblico, nè una scusa offerta alla classe politico-parassitaria che ci pesa sul collo per non tagliare le enormi spese improduttive, provincie, comuni, Regioni, tangenti della Sanità, con cui ha alimentato le clientele, fino a distorcere la struttura stessa del sistema economico. È questa classe che ci ha portato al punto in cui siamo. Ciò che abbiamo detto sopra serve solo a dimostrare i tecnocrati e banchieri, che si sono impadroniti del potere sulla moneta con la scusa che i politici sono corrotti e inclini alla spesa pubblica senza freno, non hanno dato miglior prova. Nè di competenza, nè di onestà.
Come ho detto, il potere di monetizzare richiede una classe politica con la testa sul collo, capace di usarlo cum grano salis ed un forte senso di responsabilità e lealtà verso la comunità, anche quella futura. Restituire la sovranità monetaria allo Stato, finchè è governato da questi qua, sarebbe assurdo. Bisogna prima eliminarli.

1) Gli accorgimenti che probabilmente Draghi adotterà saranno altri acquisti sul mercato secondario (liberando le banche di titoli marci); si ventila l’idea di attribuire al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) lo status di banca, ciò che permetterebbe allo ESM di finanziarsi presso la BCE, ossia avere fondi senza limiti con cui poi comprare titoli spagnoli e italiani. Questi metodi indiretti e macchinosi (perchè non dare agli Stati , allora, lo statuto di banche, onde possano poppare alla mammella BCE senza intermediari?) servono essenzialmente a nascondere il gran segreto: che la moneta ex nihilo si crea a volontà.
2) Un altro argomento contro il modello giapponese, sostiene che nonostante la larghezza monetaria, il governo nipponico non ha avuto successo nel far uscire la sua economia dalla stagnazione. Rettifichiamo: il Giappone non ha avuto successo con il quantitative easing; ritorno alla «austerità» è stato un fallimento; però stava avendo successo con la monetizzazione del debito. Il ritorno alla normalità è stato rovinato dalla crisi finanziaria mondiale innescata dai subprime (americani) nel 2007. Poi c’è stato il tragico tsunami. Per chi vuole approfondire questo tema: Le point sur le Japon.
3) Da un sito francese traggo questo esempio: 1) Siete una banca che ha 1000 titoli spagnoli (o italiani) ed ha paura di perderci troppo. 2) Per calmare la vostra ansia di banchiere – non sia mai che ci perdiate del denaro – la BCE vi raccatta questi titoli, dandovi in cambio i soldi all’1%. 3) Si è dunque passati da una situazione: «banca privata 1000 obbligazioni discutibili/BCE 0», a «banca privata 1000 di liquidità utilizzabile/BCE 1000 di titoli discutibili». Se ci si ferma qui, si vede che la BCE ha creato moneta dal nulla, e questo può creare inflazione, ciò che è contrario agli statuti della BCE. 4) Allora la BCE, per neutralizzare l’emissione, chiede in prestito alle banche private il denaro che ha creato. 5) Situazione finale. Banca privata: credito di 1000 sulla BCE non utilizzabile/ BCE: 1000 obbligazioni marcescenti più 1000 di liquidità, menogli interessi versati alla banca privata. «Alla fine – commenta il sito – non c’è creazione monetaria, ma ‘solo’ la BCE che rimpie il suo bilancio di attivi marci, e in più paga degli interessi su questo… o detto in altro modo, la BCE ha tolto una spina dal piede della banca privata, e paga per questo. È bella la vita delle banche private! E beninteso, tutti i particolari sulle banche beneficate, sui titoli raccattati, sugli interessi versati, sono segreti». (Les rachats de titres)

Fonte:Rischio Calcolato

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