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Eurointelligence (Wolfgang Munchau) – Doccia fredda della Lagarde sul programma MES / OMT



Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence ed editorialista del Financial Times, sottolinea  le importanti prese di posizione di Christine Lagarde nella sua ultima conferenza stampa. La nuova Presidente della BCE mostra la sua volontà di sostenere in questa emergenza l’economia reale con un ampio programma di acquisto dei titoli del debito pubblico. In particolare per quanto riguarda Spagna e Italia, la Lagarde precisa che il programma di sostegno più adatto a questo tipo di emergenza non è né il MES né l’OMT, sottoposti alle condizionalità dei memorandum, bensì l’ampio programma di acquisto titoli messo in campo dalla BCE.  Con la speranza che i nostri governanti ne prendano atto. 

Eurointelligence, 1 Maggio 2010  

Doccia fredda della Lagarde sul programma MES / OMT: in questo momento lo strumento più appropriato sono gli acquisti di titoli per l’emergenza pandemica.

Consideriamo le previsioni economiche in tempi come questi un puro esercizio di autocompiacimento. Ma Christine Lagarde è chiaramente passata nel campo di coloro che non si auto-compiacciono. Le diamo il benvenuto. La BCE sta lavorando sulla base di una previsione ad ampio raggio di un calo del 5-12% del PIL nel 2020. Sia la misura che l’ampiezza della banda ci sembrano ragionevoli.

In linea con la sua posizione più lucida, la BCE sta sostanzialmente espandendo il proprio sostegno di liquidità al sistema bancario perché possa sostenere l’economia reale e offrire il suo sostegno ali mercato dei titoli obbligazionari e garantire che la trasmissione della politica monetaria non sia compromessa dalla frammentazione lungo i confini nazionali. Discutiamo di queste misure di politica monetaria più avanti, ma per ora non lasciamoci ingannare dal fatto che i tassi di interesse principali rimangono invariati. Lagarde ha dichiarato che il totale degli acquisti di asset quest’anno supererà il trilione di €, in quanto il programma di acquisto titoli per l’emergenza pandemica va ad aggiungersi a un programma di acquisto titoli già allargato. Dato che il ritmo degli acquisti del PEPP è stato piuttosto rapido, in particolare per quanto riguarda le obbligazioni italiane, alcuni economisti prevedono che la BCE amplierà le dimensioni del programma oltre i suoi attuali 750 miliardi di euro. Lagarde ha evitato questo argomento, ma ha ribadito che il PEPP durerà fino alla crisi del coronavirus e almeno fino alla fine di quest’anno. Spetterà al consiglio direttivo decidere se le condizioni di crisi persistono una volta spesi i 750 miliardi di euro.

Durante la conferenza stampa si è discusso se l’OMT sia uno strumento adeguato per questa crisi. Una domanda particolarmente incisiva è stata la richiesta di chiarire se una linea di credito a condizioni rafforzate costituisca una condizione preliminare. Lagarde ha schivato la domanda. Ha detto che l’OMT implicava un programma MES sottoposto a condizionalità, ma ha affermato che non esiste nessun meccanismo automatico. Il Consiglio direttivo deciderà sulla base dell’esistenza o meno di una giustificazione di politica monetaria per l’OMT. Durante la conferenza stampa, Lagarde ha affermato ripetutamente che l’OMT era un programma per un singolo paese adatto alle condizioni prevalenti nel 2012. Benché sia ancora uno degli strumenti esistenti, nelle condizioni attuali il PEPP è uno strumento più appropriato. Questo è importante. Gran parte del dibattito sull’opportunità o meno per l’Italia o la Spagna di fare appello al sostegno del MES per la pandemia dipende dal presupposto di un innesco automatico dell’OMT. Lagarde ha sottolineato che ciò dipende da se l’OMT serve a portare avanti gli obiettivi della politica monetaria, e che il PEPP è lo strumento più adeguato per prevenire la frammentazione dell’unione monetaria nella fase di crisi.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.eurointelligence.com/

Traduzione di Carmenthesister PER VOCI DALL'ESTERO.

Il mondo ha fame di dollari


Di Jacopo Magurno

In questi giorni, a seguito delle travagliate trattative e degli accordi raggiunti in sede di Eurogruppo per tentare di dare una comune e coordinata risposta europea all’emergenza sanitaria del Covid-19, si è sentito molto parlare del cosiddetto Fondo Salva-Stati (abbreviato come MES, “Meccanismo europeo di stabilità”). Si è parlato, invece, molto meno di un fenomeno che ci riguarda tutti, ma che per molti versi è impalpabile: la fame di dollari del sistema finanziario internazionale e le conseguenti risposte degli attori leader nella gerarchia del sistema. Su tutti, la banca centrale degli Stati Uniti d’America, la Federal Reserve (Fed). 
Per come è attualmente disegnato, il sistema finanziario internazionale ha bisogno di una certa quantità di moneta di una specifica nazione, il dollaro USA, per funzionare senza attriti. Dati del Fondo monetario internazionale (Fmi) ci dicono che, alla fine del quarto trimestre del 2019, il 61% delle riserve in valuta estera a livello mondiale era denominata in dollari (per un valore di circa 12mila miliardi di dollari USA). Secondo l’ultima survey disponibile della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), in un mercato valutario (FX Market) che ad Aprile 2019 aveva raggiunto il volume di 6,6 triliardi di scambi al giorno, il dollaro USA è risultato essere una delle due divise scambiate nell’88% dei casi.
In altre parole, il dollaro è la valuta del commercio e della finanza internazionale. Di conseguenza, la Fed non è solo la banca centrale degli USA, ma è anche la banca centrale che “stampa” l’unica vera valuta di riserva globale e bene rifugio per eccellenza. Non ci soffermeremo qui sulle ragioni di questa egemonia valutaria, ma cercheremo esclusivamente di illustrare un meccanismo fondamentale tramite il quale questa si riafferma oggi: le Foreign exchange swap lines
In momenti di non-crisi, banche, fondi ed operatori specializzati, finanziano le proprie esigenze di liquidità quotidiane sui mercati monetari. Questi ultimi sono dei mercati che hanno ad oggetto prestiti con scadenze brevi, di solito inferiori ai 12 mesi. Gli strumenti privilegiati sono i cosiddetti REPO (repurchase agreements) o “pronti contro termine”. In breve, attraverso questi contratti, i venditori cedono agli acquirenti dei titoli impegnandosi a riacquistarli a prezzo maggiorato in una data successiva. Le operazioni funzionano di norma overnight, aprendosi e chiudendosi nello spazio di un giorno: chi ha liquidità in eccesso la impiega presso chi ne è carente.
A questo punto, entrano in gioco i dollari. Come su riportato, una quantità enorme di attività denominate in dollari è concentrata nei bilanci di banche non americane. Di conseguenza, queste banche hanno bisogno di finanziamenti in dollari per i loro asset (prestiti, titoli e posizioni su derivati). Secondo Adam Tooze, storico delle crisi finanziarie ed autore di “Crashed”, si tratta di una somma che è equivalente a quasi la metà dei bilanci delle banche statunitensi.
In tempi tranquilli, questi fondi vengono raccolti sui mercati monetari americani (attraverso REPO) oppure attraverso degli swap su valute utilizzando come collaterale un’altra valuta (FX swap markets). Tuttavia, in momenti di crisi come quelli che stiamo attraversando in questi giorni, i mercati sono caratterizzati da sell-off indiscriminati e la disponibilità di dollari evapora.
Tutti gli investitori sono alla disperata ricerca di liquidità ed il dollaro USA è l’asset liquido per eccellenza. È qui che interviene la Fed nel suo ruolo di prestatrice di ultima istanza dell’intero sistema finanziario e dei pagamenti globale. Da circa vent’anni, infatti, come afferma Marcello Minenna sul Sole 24 Ore, la Fed garantisce dollari al sistema attraverso le cosiddette linee di liquidità in valuta estera (Foreign exchange swap lines) concordate con altre banche centrali. Seguendo la cronologia di Minenna, la prima linea di credito swap presso la Fed (o perlomeno, aggiungiamo noi, la prima in tempi recenti) risale al 2001, con la stipula di un accordo di scambio di valute tra Fed e Bce fino a un massimo di 50 miliardi di dollari, in seguito all’attacco terroristico alle Torri Gemelle.
Tuttavia, è con la grande crisi del 2008 che la Fed ha iniziato ad utilizzare stabilmente le linee swap in valuta con altre banche centrali. Nel 2010 viene istituito il “network C6”, una rete di linee swap in valuta tra la Fed, la Bce, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada, la Banca del Giappone e la Banca Nazionale Svizzera che sarebbe divenuto permanente il 31 ottobre 2013. Assistiamo quindi alla nascita di un vero e proprio cartello stabile di (alcune) delle principali banche centrali del pianeta per garantire l’approvvigionamento di dollari al di fuori del mercato Usa. 
Il funzionamento delle linee swap fra banche centrali si articola in due fasiIn una prima fase, le due banche centrali che prendono parte al contratto swap “prestano” l’una a l’altra la propria valuta. Prendendo come esempio la linea fra la Bce e la Fed, alla prima, che avrà un conto depositi in dollari aperto presso la seconda, verrà accreditata una certa somma in dollari, ad un certo tasso di cambio e per un certo periodo di tempo. A fronte di questa posizione, la Fed riceverà come collaterale una somma prestabilita in euro attraverso un conto aperto presso la BCE. La remunerazione per la Fed sarà pari al tasso privo di rischio in dollari (OIS) maggiorato di uno spread prefissato.
Nella seconda fase, la banca centrale che ha preso a prestito i dollari li offre alle banche private della propria area valutaria, nell’ambito di operazioni REPO, in cambio di collaterali ammissibili e di un tasso di interesse. Sembra importante sottolineare come l’apertura di una swap line sia mutualmente conveniente. Nel nostro esempio, la Fed preserva un sistema che è basato sulla sua valuta domestica come moneta internazionale, mentre la Bce è in grado di proteggere meglio la stabilità del suo sistema finanziario. 
Senza entrare nel merito della effettiva efficacia del sistema delle FX swap lines per i fortunati Paesi che hanno la possibilità di averne accesso, le sue contraddizioni appaiono almeno tanto evidenti quanto la loro origine: la Fed è innanzitutto la banca centrale degli USA e risponde innanzitutto agli interessi strategici degli USA. In altre parole, benché sia chiamata ad essere il prestatore di ultima istanza del mondo intero (international lender of last resort), la Fed non è una banca centrale mondiale super partes.

Usa: la Federal Reserve taglia i tassi di un punto, vicini allo zero: mai livello così basso dalla crisi finanziaria del 2008



La Federal Reserve ha annunciato di aver ridotto i tassi di interesse di un punto percentuale portandoli vicino allo zero all’interno di una forchetta di 0-0,25%. Un livello così basso era stato toccato solo durante la crisi finanziaria globale del 2008.
La Federal Reserve ha fatto sapere che manterrà i tassi a livelli vicini allo zero fino alla fine della crisi di Coronavirus. La decisione, fa sapere la banca centrale Usa in un comunicato, è stata presa all’unanimità. La Fed ha lanciato anche un massiccio programma di Quantitative Easing da 700 miliardi di dollari al fine di sostenere l’economia e proteggerla dall’impatto del Coronavirus. Si tratta dell’acquisto di 500 miliardi di dollari di buoni del Tesoro e di 200 miliardi di titoli ipotecari.
“Una notizie fenomenale”. Così il presidente Donald Trump ha commentato la decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi e lanciare un programma di acquisti da 700 miliardi per contrastare l’impatto economico del Coronavirus. “Mi rende molto felice. Penso che i mercati dovrebbero essere molto felici”, ha dichiarato il presidente.

Ashoka Mody – Italia: la crisi che potrebbe diventare virale


Di Ashoka Mody *

Il coronavirus minaccia di trasformare la crisi economica e finanziaria italiana in una crisi globale.

Il coronavirus sta precipitando l’Italia in una crisi economica e finanziaria che ha il potenziale di innescare un caos finanziario mondiale.Il principale anello debole della catena economica globale è l’Italia, che nel 2019 era già sotto forte tensione e ora sta minacciosamente cedendo dinanzi ad altri cruciali problemi globali: Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania.

Anche se nei prossimi mesi il coronavirus (ufficialmente Covid-19) sarà contenuto, è già alle porte una crisi finanziaria che si irradierà dall’ epicentro italiano. Eppure i leader europei sembrano procedere come se fosse tutto normale. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (BCE), afferma che il coronavirus non è ancora tale da causare “uno shock di lunga durata“. Il suo staff e quello di Paolo Gentiloni, commissario europeo all’economia, stanno ancora valutando la gravità del problema, indulgendo in una pericolosa noncuranza. La BCE e i governi europei non riescono ad affrontare il pericolo rappresentato da una crisi finanziaria italiana. E non c’è più tempo per prepararsi allo sforzo globale che sarà necessario per contenerne conseguenze.

Il punto di rottura dell’economia e della finanza italiana

Nei due decenni da quando l’Italia ha adottato l’euro, gli italiani sono diventati più poveri. L’economia del paese permane in una recessione economica quasi perpetua.

Il sistema politico disfunzionale italiano dà la sensazione di un temporary fast-pizza. Per quasi mezzo secolo, i governi italiani hanno mancato di investire nel futuro del Paese. Tutti comprendevano che l’Italia avrebbe avuto difficoltà a sopravvivere senza la stampella della sua lira flessibile, che di tanto in tanto si deprezzava. Ma l’arroganza dei leader europei ha portato l’Italia nella morsa della zona euro, dove l’euro è troppo forte per l’economia italiana, e l’interesse reale – il tasso di interesse corretto per l’inflazione – è troppo alto per un’economia che non cresce.

Il coronavirus ha colpito l’Italia in modo crudele, non solo in termini di vite umane in pericolo, ma perché minaccia di paralizzare le regioni della Lombardia e del Veneto, poli produttivi che negli ultimi due decenni hanno evitato all’economia italiana un destino economico ancora più cupo.

Le vulnerabilità finanziarie dell’Italia sono enormi. Il peso del debito pubblico italiano, pari a circa 2.400 miliardi di euro, è maggiore di quello tedesco, che ammonta a 2.000 miliardi di euro. Il rapporto debito / PIL del governo italiano è aumentato inesorabilmente. Il sistema bancario italiano è seduto su un gigantesco cumulo di attività finanziarie, pari a circa cinquemila miliardi di euro. Mentre le molte banche italiane in crisi hanno venduto (spesso per pochi centesimi) gran parte dei prestiti in sofferenza che i loro mutuatari non stavano rimborsando, la redditività delle banche risulta anemica a causa dei tassi di interesse estremamente bassi e poiché i mutuatari sono ancora in difficoltà, in un ambiente a crescita zero. Il rapporto tra valore di mercato e valore contabile del patrimonio netto anche delle banche più forti d’Italia – Intesa Sanpaolo e UniCredit – rimane ben al di sotto di uno, il che implica che i mercati ritengono che alla fine gran parte delle attività detenute da queste banche saranno cancellate.

* Ashoka Mody insegna alla Princeton University ed è autore di Euro. Una tragedia in nove atti, di prossima pubblicazione in Italia.  


Traduzione di Carmenthesister per Voci Dall'Estero


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Liturri: “Quello che è accaduto alle banche italiane non era immaginabile nemmeno nel peggiore degli scenari”


Intervista di Alessandro Bonetti a Giuseppe Liturri * per https://kriticaeconomica.com/ 

D: A che punto siamo nel piano di salvataggio della Popolare di Bari?
R: Secondo me siamo a un punto ancora preliminare perché tutto quello che potrà accadere è ancora sottoposto a una serie di incognite. Fra i possibili sviluppi ce n’è uno solo auspicato dal governo, che poi è quello auspicato da tutti noi, credo. Infatti, vedere una banca andare in stato di liquidazione coatta amministrativa non è una bella cosa e non lo auguro. Dunque, c’è un esito auspicato dal governo ma ci sono molte incognite.
D: Come crede che la Commissione europea giudicherà questo piano di salvataggio?
R: Il giudizio della Commissione europea dipenderà dal rispetto di quelle famose condizioni di mercato che regoleranno l’aumento di capitale a favore di Mediocredito centrale, e quindi sostanzialmente dello Stato. Perciò se, come accaduto con il caso della Nord Landesbank (NordLB), la commissione giudicherà quell’intervento avvenuto a condizioni di mercato, dirà di sì, viceversa dirà di no. C’è un piccolo particolare però. Quelle “condizioni di mercato” le conosce solo Dio, sono quanto di più discrezionale possa esistere. Perciò non so come finirà. Se le regole fossero applicate in modo piuttosto rigido, significa che la Popolare di Bari dovrà passare attraverso una cura dimagrante pazzesca. Significa posti di lavoro persi, crediti tagliati. Per compiacere l’Ue bisognerà fare una cura pesantissima.
D: Perché la Commissione ha consentito il salvataggio della Nord Landesbank (NordLB) con soldi pubblici? È un cambio di rotta o sono stati applicati due pesi e due misure?
R: Sono stato tra i primi a commentare questo episodio. Ti devo dire che mi riservo la lettura puntuale delle motivazioni che la Vestager, e quindi la Commissione, ha dato per giudicare quell’intervento come fatto a condizioni di mercato e quindi non valutabile come aiuto di stato. Qui il vizio è all’origine. Le condizioni di mercato non esistono perche non sono comparabili. Allora se sono stati applicati due pesi e due misure lo potremo dire solo dopo un eventuale diniego della Ue a un intervento sulla Popolare di Bari. Se la Ue fosse particolarmente restrittiva nel richiedere quelle condizioni di mercato e se la banca si ritrovasse a essere sottoposta a una cura da cavallo, allora potremo dire che sono stati applicati due pesi e due misure. Sono stato il primo a scagliarmi contro la Commissione quando si è espressa sulla NordLB e le ho imputato il fatto di essersi arrampicata sugli specchi nel provare il rispetto di condizioni di mercato dove il mercato non c’è. La mia accusa alla commissione è stata di arrampicarsi sugli specchi, non di applicare due pesi e due misure. Perciò vorrei vedere come si arrampicheranno sugli specchi sulla Popolare di Bari. E lì vedremo quali saranno le conseguenze.
D: Di recente il presidente dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) Antonio Patuelli ha detto che il bail-in andrebbe abolito. Come giudica questa presa di posizione?
R: Tardiva e a tratti imbarazzante. Nel documento del 2012 in cui l’Abi esprimeva il suo parere riguardo al bail-in di futura introduzione, l’Associazione, pur restando critica su molti aspetti, non si metteva di traverso come era logico attendersi. Anzi, su alcuni punti addirittura non si opponeva alla retroattività del bail-in. La presa di posizione di Patuelli è tardiva e soprattutto giunge al termine di un quadriennio in cui il settore bancario italiano è stato veramente danneggiato da quelle norme.
D: A quattro anni dalla direttiva europea sul bail-in, quali sono stati i principali effetti sulle banche italiane?
R: Guardiamo a quello che è accaduto. Se qualcuno nel 2013 mi avesse detto che di lì a tre anni avremmo avuto Popolare di Vicenza e Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa e Montepaschi di Siena e Carige salvate in continuità (lasciando stare le “quattro banche”) io gli avrei detto: “Sei un pazzo”. È accaduto qualcosa che non era immaginabile nemmeno nel più fosco degli scenari. L’intervento della Perrazzelli [vicedirettrice generale di Bankitalia ndr] in Commissione finanze, letto in controluce, dice una cosa chiarissima. Successivamente all’entrata in vigore del bail-in e fino a marzo 2019, quando finalmente il fondo interbancario ha potuto nuovamente intervenire come soggetto privato nel salvataggio di banche italiane, per quattro anni noi siamo rimasti completamente privi di strumenti di gestione delle crisi bancarie. Non lo dico io, lo dice la vicedirettrice Perrazzelli in audizione. Un disastro unico. Attenzione, la Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive ndr) con il bail-in e tutto il resto è applicabile solo in caso di risoluzione. La risoluzione sostituisce la liquidazione coatta amministrativa, che ora è uno strumento speciale di procedura concorsuale applicata a una banca. L’Unione europea ha detto che la risoluzione si applica solo per banche sistemiche, laddove sussiste un interesse pubblico. Perciò la risoluzione alla fine non è stata applicata da nessuna parte. Non a caso le due venete sono andate in liquidazione coatta amministrativa. Un disastro unico, con l’aggravante che noi ci trovavamo le banche ancora in mezzo al guado, bisognose di interventi, cosa che invece gli altri paesi avevano già fatto prima del 2012. Questo è il quadro terribile che abbiamo dovuto gestire negli ultimi quattro anni.
D: E riguardo all’intervento di Bankitalia in commissione Finanze?
R: La cosa che vorrei puntualizzare è il detto e non detto da Bankitalia in commissione, che è clamoroso. Quando Bankitalia dice che è stata per quattro anni con le mani libere, la mia domanda è: “Di cos’altro avete bisogno per capire che i danni fatti al nostro paese sono stati ingenti?”. Bankitalia si esprime in questi termini quando le si imputa un commissariamento tardivo di Popolare Bari. Cosa vuole dire Bankitalia? Vuole dire che probabilmente c’erano gli estremi per commissariare Popolare di Bari prima di marzo 2019, ma se l’avesse fatto avrebbe mandato gambe all’aria la banca, perché non c’era il fondo interbancario pronto a intervenire. Questo nessun commentatore l’ha messo in luce. In pratica Bankitalia che ha ammesso che non ha voluto commissariare una banca che era disastrata, in “stallo gestionale” come avevano scritto loro, perché a loro dire l’avrebbero mandata in liquidazione disordinata, dato che non c’era nulla da fare. Complimenti! Questa cosa è enorme.
* Commentatore economico per StartMag e per La Verità, per capire la situazione delle banche italiane alla luce degli ultimi sviluppi riguardanti la Popolare di Bari.
- INTERVISTA DEL 31 Gen 2020 NB

Salvataggio Popolare, parla Paragone: 'Salvati tutti coloro che non si erano accorti del buco'


Di Salvatore Santoru

Il governo ha recentemente deciso di salvare la Banca Popolare di Bari(1).
Tale decisione non è affatto piaciuta a Gianluigi Paragone, che ha reso noto il suo dissenso in un video pubblicato su Facebook.

Tale video, riporta il Giornale(2), è stato postato poco prima del suo intervento a In mezz'ora(3).
Paragone ha fatto nomi e cognomi degli uomini ritenuti responsabili di non essersi accorti del buco.




NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/12/il-governo-salvera-la-banca-popolare-di.html

(2) http://www.ilgiornale.it/news/economia/banca-popolare-bari-paragone-tutti-promossi-uomini-che-non-1799700.html

(3) https://www.facebook.com/gianluigi.paragone/videos/468407240530132/

Il governo salverà la Banca Popolare di Bari



Domenica sera il governo ha approvato un decreto per salvare la Banca Popolare di Bari, una delle più grosse banche del Sud Italia. In base al decreto, il governo darà 900 milioni di euro a Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa del ministero dell’Economia, per finanziare Microcredito Centrale (una banca controllata dal ministero dell’Economia) che poi li verserà alla Banca Popolare di Bari per comprarne delle quote.
Venerdì la Banca d’Italia aveva deciso di commissariare il consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Bari per via della cattiva gestione finanziaria e dei troppi crediti deteriorati, cioè dei mutui o prestiti che hanno poche possibilità di essere riscossi. Da tempo la Banca era considerata in difficoltà, tanto che aveva chiuso il 2018 con perdite per 420 milioni di euro e la forte riduzione del valore delle proprie azioni. Un articolo di Repubblica ha ricostruito la sequenza di ispezioni che la Banca d’Italia ha condotto dal 2010, per cercare di capire come mai nonostante i controlli si sia arrivati al commissariamento. Nel corso di queste ispezioni, la banca è stata costretta a rinnovare i suoi organi dirigenziali e poi a togliere dai suoi libri contabili più di un miliardo di euro di crediti deteriorati.
Tra i vari problemi, sembra ci sia l’acquisizione nel 2014 di Banca Tercas, una banca abruzzese in difficoltà, dopo che lo Stato aveva già provato a salvarla con una ricapitalizzazione. Secondo Repubblica, non è chiaro come mai dopo un’ispezione del 2013 in cui erano stati riscontrati vari problemi, la Banca d’Italia non avesse imposto nuove sanzioni alla Banca Popolare di Bari: l’ipotesi è che c’entri appunto il salvataggio di Banca Tercas.
La procura di Bari sta svolgendo varie indagini sulla Banca Popolare di Bari. Una di queste, per ora senza indagati né ipotesi di reato, è stata aperta per via di una lettera della Consob, l’autorità garante della borsa, secondo cui la Banca non aveva fornito le informazioni richieste sulla situazione dei conti. Un’altra riguarda l’acquisizione di altre banche, tra cui Banca Tercas.
I fondi per salvare la Banca Popolare di Bari saranno presi dal fondo del ministero dell’Economia destinato «alla partecipazione al capitale di banche e fondi internazionali». Nel lungo termine l’obiettivo sarebbe di costituire una nuova banca di investimento mettendo insieme le acquisizioni fatte dal Microcredito Centrale.
In un’intervista con il Corriere della Sera Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 Stelle, che in passato aveva criticato molte operazioni di salvataggio delle banche, ha parlato di nazionalizzazione: «Se lo Stato deve mettere soldi per salvare i conti correnti, dobbiamo fare in modo che quella banca sia nazionalizzata. Il nostro progetto è la banca pubblica degli investimenti».

Salvataggio Popolare di Bari, volano stracci tra Italia viva e Pd. M5s frena: decreto rinviato



Finisce senza un accordo ma con l’ennesimo sfibrante scontro nella maggioranza il Consiglio dei ministri convocato d’urgenza per il salvataggio di Banca popolare di Bari, commissariata da Banca d’Italia, attraverso un aumento di capitale di Mediocredito centrale. Tema delicato quello delle banche, che rievoca vecchie battaglie tra grillini e renziani, che sui casi dei fallimenti delle banche popolari, i decreti salva-banche e il caso Etruria-Boschi non si sono mai risparmiati colpi bassi.
Italia viva, come annunciato, diserta il Consiglio dei ministri convocato a tarda sera per un decreto che, secondo l’ordine del giorno, avrebbe dovuto porre le basi «per la realizzazione di una banca di investimenti». Perché è questo il progetto, come conferma a tarda sera il Mef.

Lo scontro

Ma Iv alza subito il tiro: si diffonde la voce, poi smentita, che Renzi voglia aprire la crisi di governo. Voce poi smentita. Italia Viva comunque diserta il Cdm («Non ci avevano neanche avvertiti», lamentano) e denuncia i 5 stelle, che accusavano Renzi del salvataggio di Etruria e ora salvano una banca col Pd.
Il nervosismo sale e il M5s non sta a guardare: nessun decreto può passare senza un supplemento di riflessione, avverte Di Maio dalla Calabria. Conte resta a lungo riunito con il ministro Roberto Gualtieri. In attesa ci sono i ministri Dem e 5S: la riunione rischia di saltare. Il veto M5S blocca il decreto. Il problema però è solo rinviato: un provvedimento si rende necessario per garantire l’operatività della Banca, su cui è intervenuta Bankitalia.

L’informativa di Gualtieri

Il Consiglio dei ministri avvia i suoi lavori e Gualtieri fa un’informativa, illustrando i contenuti dello schema del provvedimento. Dario Franceschini, a nome del Pd, si scaglia contro l’irresponsabilità dei colleghi. Da fuori, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti chiedono le dimissioni di Conte che nel pomeriggio aveva negato la necessità di un salvataggio.
Il braccio di ferro nella maggioranza sul decreto non ferma però Bankitalia che convoca il Cda della Bari per l’adozione di provvedimenti di vigilanza. Una formula a cui fa seguito il commissariamento della banca, messa in amministrazione straordinaria previo scioglimento del cda e del collegio sindacale. Ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, assieme ai componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso, è stato affidato il compito di predisporre le «attività necessarie alla ricapitalizzazione! e di finalizzare le «negoziazioni con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio», cioè il Fitd e Mediocredito centrale.
«La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia» è il messaggio tranquillizzante lanciato dalla banca. Ma «la convocazione improvvisa di un Consiglio dei ministri sulle banche, senza alcuna condivisione e dopo aver espressamente escluso ogni forzatura o accelerazione su questa delicata materia, segna quindi un gravissimo punto di rottura nel metodo e nel merito» ha tuonato Luigi Marattin, vicepresidente dei deputati di Italia Viva.

L’idea del decreto salva-Pop di Bari

Il progetto, che con un decreto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva portato sul tavolo del Consiglio dei Ministri e che molto probabilmente arriverà all’esame della prossima riunione lunedì prossimo, aveva l’ambizione di salvaguardare non solo la Popolare di Bari ma anche quella di creare una banca di investimento per accompagnare la crescita e la competitività delle imprese, con particolare attenzione al Sud.
In particolare per la Bari, che non rispetta i requisiti patrimoniali minimi e necessita di un miliardo di euro, il decreto ipotizza un salvataggio in tandem con il sistema bancario, attraverso il Fidt, e dello Stato, che dovrebbe mettere in campo Mediocredito Centrale. Lo schema di Decreto predisposto dal Mef prevede un potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC), interamente controllata da Invitalia, attraverso un primo aumento di capitale per consentire a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB).
Per il Fondo interbancario ha in agenda due riunioni il 18 e il 20 dicembre e attende una richiesta d’aiuto corredata da un piano industriale che faccia emergere il fabbisogno di capitale e chiede di essere affiancato da un partner industriale, che sarebbe poi il Mediocredito Centrale, dotato dei mezzi per un primo intervento tampone che ripristini ratio patrimoniali superiori ai minimi regolamentari.
Bankitalia si è mossa nonostante la decisione del cda di promuovere l’azione di responsabilità verso l’ex ad Giorgio Papa, l’ex responsabile dei crediti Nicola Loperfido e l’ex condirettore generale Gianluca Jacobini. Una mossa che appare tardiva in presenza di una banca in condizioni gravissime e sottoposta alle indagini della magistratura che, senza risparmiare l’ad Vincenzo de Bustis, sta verificando la corretta gestione della banca nel corso degli anni. Per un salvataggio che si apre, uno si avvia alla chiusura. L’offerta dell’aumento di capitale di Carige ha registrato adesioni, da parte dei vecchi soci, pari al 19,7% della tranche in opzione. Sono state sottoscritte azioni per un controvalore di 16,8 milioni di euro, una quota sufficiente a ricostituire un flottante superiore al 10%, scongiurando il rischio che Carige sia esclusa da Piazza Affari.
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La quiete prima della tempesta: un prezzo record dell'oro potrebbe causare un crollo del dollaro?



Una pausa temporanea nel mercato dell'oro potrebbe non essere altro che la quiete prima della tempesta che aumenterà il prezzo del metallo prezioso tre volte verso nuovi massimi storici. Questo cambiamento potrebbe causare un crollo del sistema del dollaro, affermano gli analisti economici


Alcuni partecipanti al mercato delle opzioni in oro prevedono che il prezzo del metallo prezioso aumenterà quasi tre volte in un anno e mezzo.

Il 27 novembre scorso, a New York, sono stati venduti 5.000 lotti un'opzione sull'oro che conferisce al titolare il diritto di acquistare il metallo prezioso a $ 4.000 l'oncia nel mese di giugno 2021, ha riferito  Bloomberg.

L'ultimo record del prezzo dell'oro di $ 1923,70 l'oncia è stato stabilito nel 2011, quando la Federal Reserve ha acquistato oltre due miliardi di dollari di debito per stimolare l'economia.

Se la nuova grande scommessa funziona, sarà un nuovo mondo in cui l'oro costa più di $ 4.000, cioè quasi tre volte il prezzo attuale di meno di $ 1.500 l'oncia .

"È possibile che in queste condizioni, il dollaro cessa di essere la valuta principale del mondo.
Se qualcuno fa una scommessa così audace sul crollo del sistema del dollaro, significa che c'è un rischio di tale sviluppo della situazione " hanno commentato gli analisti dal giornale Vesti Finance.

Allo stato attuale, molte banche centrali prestano particolare attenzione all'oro. Sempre più paesi cercano di sbarazzarsi della dipendenza dal dollaro e acquistare attivamente il metallo prezioso.

La Russia, la Cina e la Turchia sono leader in questo processo e il Kazakistan e l'India hanno aumentato le loro riserve auree , così come alcuni paesi dell'Europa orientale, come la Polonia e l'Ungheria.

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Jp Morgan, 5 milioni di dollari a un dipendente discriminato: la banca d’affari gli negò il congedo di paternità



Jp Morgan patteggia 5 milioni di dollari archiviando un caso in cui la banca era stata accusata di avere fatto discriminazioni nel concedere ai dipendenti neo-papà le 16 settimane di congedo previste. Ad accusare la banca di Jamie Dimon era stato nel 2017 Derek Rotondo. Secondo il suo racconto la banca aveva chiesto al suo dipendente di dimostrare che la moglie era tornata al lavoro o che le sue condizioni mediche non le consentivano di prendersi cura del neonato. Requisiti che non erano invece richiesti, secondo quanto sostenuto dall’accusa, a chi faceva domanda di maternità. In realtà, la moglie – insegnante – aveva l’estate libera e la banca aveva negato all’uomo il diritto di assentarsi dal lavoro per la paternità.
Nessun gruppo ha mai versato così tanto per discriminazioni di questo tipo. La somma raccolta finirà in un fondo pensato appositamente per risarcire gli uomini cui è stato negato il periodo di paternità o che sono stati spinti a non chiederlo. La banca, dal canto suo, sostiene che la sua politica è neutrale a prescindere dal genere. Rotondo al contrario si era detto convinto che il gruppo adottasse stereotipi. Uno dei legali di Jp MorganReid Broda, ha dichiarato: “Siamo felici di avere raggiunto un accordo sul caso e siamo impazienti di comunicare in modo più efficace questa politica in modo tale che tutti i dipendenti uomo e donna siano a conoscenza dei benefit” di cui possono godere.

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