Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta NATO. Mostra tutti i post

Geopolitica degli aiuti sanitari


Intervista di Verdiana Garau a Mauro Indelicato per OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE.

VERDIANA GARAU:  Caro Mauro, viviamo in tempi in cui la diplomazia si fa a suon di mascherine. In questi ultimi giorni l’Italia, che comunque sta mostrando segni seppur deboli di ripresa rispetto al rischio contagio da CoVid-19, è al centro dell’attenzione internazionale e molti sono i paesi che si sono adoperati per inviare i primi aiuti e i primi sostegni, in termini di supporto medico e dispositivi, come tonnellate di mascherine. Ma davvero conviene accettare questi aiuti da tutti indistintamente? Se il gesto è un gesto diplomatico prima che umanitario, anche la risposta e la reazione, di chi riceve quel gesto, dovrebbe essere ponderata. Accettare gli aiuti dalla Cina, dalla Russia o dalla NATO? E la Nato, ci sta aiutando?
L’Italia è diventato il laboratorio politico e medico in quest’epoca da CoVid-19. Anticipatrice dei tempi, è però sotto gli occhi e lo sguardo dell’intero pianeta, che sta cominciando ad affacciarsi adesso in modo serio all’epidemia. È molto importante per tutti sapere cosa farà l’Italia. È stato il primo focolaio tra i paesi democratici e sviluppati, se escludiamo la Cina. L’Italia è il laboratorio che adesso aiuta i russi a sondare le incognite che riguardano i futuri movimenti del virus. Cina, Russia, così come la NATO, stanno infatti raccogliendo dati in questo momento. Vedono e annotano, mentre la popolarità di Cina e Russia cresce. Ma nessuno pensa che in fondo la NATO abbandonerà la sua funzione, in realtà sta comunque monitorando gli eventi, per penetrare, forse al momento giusto, nella faccenda. Fino ad un mese fa era impossibile pensare di poter veder scorrazzare mezzi russi o sentir sindacare i cinesi sulle misure che abbiamo adottato noi in Italia. Ci sono i dati scientifici relativi al virus e i dati politici, volti invece a saggiare la popolarità di questi paesi, che si trovano adesso in Italia per combinare relazioni più strette con la stessa.  
VERDIANA GARAU: Dunque mi stai dicendo che sono manovre di propaganda?
 La TV cinese ha mandato in onda qualche giorno fa un servizio che mostrava una Roma silenziosa. In fase di montaggio a fare da eco a quelle immagini desolate, è stato inserito l’inno cinese. Certamente dovremmo allontanare lo spettro della propaganda, che è forte.
VERDIANA GARAU: Ma chi vorrebbero conquistare? Noi?
La Cina ha un doppio interesse: piantare da noi la sua bandiera e fare certamente propaganda interna.
VERDIANA GARAU: Non si direbbe che i russi abbiano le stesse intenzioni. Inoltre saranno preoccupati del contagio nel loro paese. I dati che ci arrivano dalla Russia sulla diffusione del virus non sono ancora chiari, ma pare che il coronavirus possa mutare geneticamente e quindi sono in corso studi e confronti tra i dati che man mano vengono rilevati sui luoghi di contagio più diffuso, come il nord Italia.  Pare dunque che mostrino collaborazione nei nostri confronti e contemporaneamente le loro azioni siano più in funzione preventiva, per evitare che il disastro raggiunga anche loro. Che ne pensi?
La Russia, a livello sanitario, sta adottando la stessa linea che ha caratterizzato i loro movimenti strategici e militari in Siria o in Libia. Di nuovo, come abbiamo avuto modo di dire più volte qui su queste pagine, la Russia si propone come forza equilibratrice. Probabilmente anche in funzione di contenimento cinese. Interviene certamente per interesse proprio, anche poi per guadagnare visibilità in Italia, ma senza azzardare propaganda. È un muoversi in and out. La Russia certamente vuole diventare protagonista come forza mediatrice, anche in Italia.
VERDIANA GARAU: Come vedi invece le mosse di Cuba?
Cuba non sorprende in realtà. Ha bisogno di sfruttare la situazione per avere un minimo di protagonismo. Piuttosto la faccenda qui si ricollega allo scenario venezuelano. Al Governo abbiamo i Cinque Stelle che sappiamo non aver mai sostenuto Guaidò.  È un tentativo del Governo e della nostra politica estera a guida Di Maio che io ritengo essere una reazione del tutto emotiva. Che si possa dar luogo ad un dibattito va bene, ma accogliere a braccia aperte paesi con i quali abbiamo disguidi diplomatici potrebbe essere certamente rischioso e non rende all’Italia un bel servizio. È pericoloso e potrebbe renderci agli occhi del mondo un Paese inaffidabile.
VERDIANA GARAU: Qui ritorno a chiederti allora sul motivo per il quale la NATO sia ancora assente. Sarebbe un grosso assist per combattere contro il CoVid-19 e avrebbe tutti gli strumenti per farlo. Da Bruxelles hanno appena bloccato le esercitazioni di Vigourous Warrior, con Shape (Supreme Headquarters Allied Power in Europe) e Milmed Coe (Military Medicine Centre of Excellence). A causa del rischio contagio non solo le esercitazioni che avrebbero dovuto tenersi proprio in Italia sono state annullate, ma non è stato fatto niente. L’ultima esercitazione risale a due anni fa e si tenne in Romania.
La NATO, come detto da Macron e uso una sua espressione, è in stato di morte cerebrale. Ci sono troppi interessi divergenti. È venuto a mancare quel blocco unitario che faceva dell’alleanza una forza di patto atlantico. Non si dovrebbe esitare all’azione di fronte all’emergenza.
VERDIANA GARAU: Direi inaccettabile. Inoltre guardando al planisfero, mappando le zone di contagio, parrebbe che il CoVid-19 abbia preso d’assalto soprattutto l’emisfero boreale e fatta eccezione per la Cina in cui il rischio sta rientrando. Rimaniamo noi europei e l’America del Nord.
Sì, questo è un dato davvero curioso. Si direbbe proprio che i focolai si siano andati a concentrare proprio dove si trovano i paesi più industrializzati. Certo che la diffusione potrebbe raggiungere l’emisfero australe. Ma questo ancora nemmeno viene preso troppo in considerazione.
VERDIANA GARAU: Stiamo sottovalutando l’emergenza?
L’emergenza è già stata sottovalutata. Bertolaso è risultato contagiato subito dopo essere stato nominato a guidare l’emergenza nel nord del Paese. La Russia si è letteralmente tuffata per cercare, come detto, di evitare che il virus raggiuga anche loro. La NATO pare essere stata colta di sorpresa e non aver avuto tempo di reagire.
VERDIANA GARAU: Quali scenari geopolitici andranno ridisegnandosi? Cambieranno molte cose. Non trovi?
 Certamente e ci sarà un ridimensionamento a livello globale, la globalizzazione subirà un forte contenimento.
VERDIANA GARAU: Ci possiamo scordare la Via Della Seta?
Credo di sì. Ce la scorderemo per un po’ almeno. La Cina sta aiutando anche paesi come la Siria e la Libia, oltre ai paesi in cui è già penetrata. Verrà messo in campo un enorme Piano Marshall per risollevare tutti i problemi economici e sociali che verranno al pettine una volta usciti dal tunnel. Dubito che la Belt and Road sia realizzabile al momento.
VERDIANA GARAU: Cambieranno anche tutti i paradigmi della filiera produttiva? Già sono in corso le riconversioni di molte fabbriche che si sono messe a produrre camici, mascherine o respiratori al posto di componenti di automobili o abiti alla moda.
 Oggi quello che stiamo facendo per necessità, domani lo faremo con rinnovata verve nazionale. Adesso si cerca di convertire le aziende per produrre respiratori, ma domani la rivalorizzazione locale scavalcherà quella globale. Ci sarà una rivalutazione e un ridimensionamento senz’altro del fenomeno della globalizzazione.

Clicca qui per leggere tutte le interviste realizzate dall’Osservatorio Globalizzazione.

FONTE: http://osservatorioglobalizzazione.it

Il coronavirus travolge anche le esercitazioni Nato


Di Paolo Mauri

L’infezione da coronavirus Covid-19 si sta diffondendo a macchia d’olio tanto che l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è arrivata a dichiarare lo stato di pandemia. Diffusione che sembra, per il momento, non contenibile stante il numero di contagiati costantemente in rialzo in tutti i Paesi europei, ed è soprattutto per questo motivi che i comandi della Nato e americani hanno preso la decisione di cancellare o rimodulare le esercitazioni che erano previste in questo difficile periodo.

Cold Response 2020 cancellata

Con l’attenzione del web catalizzata dalle teorie complottiste, che abbiamo già avuto modo di smentire, sull’esercitazione Defender Europe 2020, è passata quasi sottotraccia la decisione di interrompere Cold Response 2020, una serie di manovre anfibie e navali che si stavano tenendo nel nord della Norvegia in questo periodo.
L’esercitazione cominciata il 2 marzo e che prevedeva la partecipazione di 16mila uomini provenienti da 10 Paesi tra cui 7500 americani, avrebbe dovuto mettere alla prova per sedici giorni le tattiche di difesa nei riguardi di un assalto anfibio in condizioni artiche, fattore essenziale per la difesa del fronte nord della Nato.
Nella giornata di ieri, però, le autorità norvegesi di concerto con quelle dei Paesi dell’Alleanza Atlantica partecipanti, hanno deciso di annullare le manovre e di terminarle anticipatamente “come misura precauzionale in risposta all’esplosione attualmente in atto di Covid-19 e per proteggere la salute e la sicurezza di tutti i partecipanti e della popolazione locale” come si può leggere nel comunicato ufficiale del United States European Command (Eucom).

Defender Europe 2020 rimodulata

L’esercitazione che ha scatenato i complottisti di ogni ordine e grado, Defender Europe 2020, è stata invece rimodulata nel numero complessivo dei partecipanti. Defender Europe, come abbiamo già avuto modo di spiegare in un precedente approfondimento, era previsto che fosse la più grande esercitazione in Europa in 25 anni e la terza dai tempi della Guerra Fredda: nei piani originari avrebbe dovuto vedere la partecipazione di 37mila unità provenienti da 18 Paesi (tra cui la Finlandia e la Georgia) ed in particolare 20mila soldati americani.
Ora, sempre alla luce dell’epidemia del nuovo coronavirus, il comando americano in Europa ha fatto sapere che “dopo un’attenta riflessione sulle attività dell’esercitazione Defender Europe 2020 e alla luce dello scoppio in atto del coronavirus, modificheremo l’esercitazione riducendo il numero di partecipanti degli Stati Uniti”.
Una rimoludazione del contingente americano che molto probabilmente sarà seguita anche dagli altri partecipanti ma che comunque non interromperà, almeno per il momento, il prosieguo delle manovre, considerate molto importanti come fattore di deterrenza.
Per quanto riguarda l’Italia il ministro della Difesa Guerini ha fatto sapere che il nostro Paese non parteciperà alle manovre che si terranno dal 27 aprile al 22 maggio affermando, come riportato da Agenzia Nova, che “gli uomini e le donne della Difesa sono in campo senza sosta per fronteggiare, in questo delicato momento, l’emergenza sanitaria e per garantire l’attuazione delle importanti delibere decise del governo. Per questo ho valutato, congiuntamente con lo Stato maggiore della Difesa e informando il Comando Nato, di non confermare il nostro contributo all’esercitazione Defender 2020” il ministro ha proseguito dicendo che “pur sostenendo il valore strategico dell’esercitazione, ho ritenuto opportuno mantenere massimo l’apporto delle Forze armate in questa situazione”.
In particolare, la partecipazione italiana prevedeva l’impiego di un gruppo operativo della Brigata Folgore in Lettonia e un gruppo operativo della Brigata Garibaldi in Germania.

Dynamica Manta 2020 è terminata senza problemi

Dopo aver sentito direttamente la Marina Militare possiamo dire che l’esercitazione navale Dynamic Manta 2020, ospitata dall’Italia e a cui hanno partecipato unità navali e aeree provenienti da Canada, Francia, Grecia, Spagna, Stati Uniti ,Turchia, Germania e Regno Unito si è conclusa lo scorso 6 marzo senza alcun tipo di problema concernente la salute pubblica.
L’esercitazione, cominciata lunedì 24 febbraio e svolta nel Mar Ionio partendo dal porto di Catania, è una delle manovre navali annuali di maggior rilievo della Nato volta a garantire l’interoperabilità costante tra forze aeree, di superficie e subacquee nella lotta anti-sommergibile.

Il virus non ferma Defender Europe, in arrivo 20 mila militari Usa


Di Giulia Belardelli

Nessun complotto – la maxi esercitazione Usa in Europa era in programma da anni – ma un problema di opportunità e sicurezza grande quanto una sfida sanitaria globale, quale è appunto la crescente epidemia di coronavirus che si sta allargando al mondo intero. Questo è il dilemma attorno a Defender Europe 20, il più grande dispiegamento di forze nel Vecchio continente da almeno 25 anni, come recita orgoglioso il sito della Nato. In corso non c’è nessuna “invasione americana” - come probabilmente avrete visto circolare in Rete – ma l’inizio, questo sì, di una “esercitazione multinazionale guidata dagli Stati Uniti e che comprende la partecipazione della Nato”. Obiettivo? “Dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della Nato e la sua determinazione a sostenere i suoi alleati e partner europei”.
Messa da parte ogni teoria complottista, resta il problema dell’opportunità di una esercitazione volta a testare “la mobilità militare” in Europa proprio in un momento in cui gli esperti di salute pubblica ci dicono di restare il più possibile fermi. L’Italia, dopo la provincia cinese di Hubei, è diventata suo malgrado un caso pilota, ma anche nel resto d’Europa ci si sta iniziando a rendere conto di come, ad oggi, l’unica arma di cui disponiamo per limitare i contagi sia ridurre le occasioni di contatto tra le persone. Far circolare meno gente possibile, limitare gli spostamenti. Ecco, non è esattamente questa la logica a cui si ispira Defender Europe, maxi esercitazione che coinvolge circa 37 mila soldati di 18 Paesi.
Dagli Stati Uniti è previsto l’arrivo in Europa di 20 mila soldati, il primo contingente è sbarcato nei giorni scorsi al porto tedesco di Bremerhaven. A loro si uniranno altri 10 mila soldati americani già presenti sul suolo europeo, a cui si andranno a sommare altri 7.000 soldati di 18 Paesi membri e partner della Nato, tra cui l’Italia. Il totale fa appunto 37 mila soldati coinvolti nelle esercitazioni, che prevedono anche il dispiegamento di oltre 13 mila mezzi tra veicoli corazzati, aerei, navi e sottomarini. L’obiettivo – spiega il sito del Comando Usa in Europa – è “accrescere la capacità di dispiegare rapidamente una grande forza di combattimento dagli Stati uniti in Europa, per rispondere a potenziali crisi”.
Il tempismo della maxi esercitazione è decisamente sfortunato: dal 21 febbraio (proprio il giorno in cui in Italia si registrava il primo morto per Covid-19) fino a fine maggio (un tempo che ora ci sembra lunghissimo e verso cui è molto difficile fare previsioni). Va anche precisato che le esercitazioni non si terranno - come è ovvio - tutte in un unico luogo, ma si svolgeranno nei prossimi mesi in sei nazioni europee: Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Tutti Paesi dove sono stati segnalati casi di Covid-19, come lo sono chiaramente anche gli Usa, dove il numero dei contagi (tracciati) ha superato quota mille e si contano già oltre 30 morti.
Per ora l’esercitazione non sembra aver subito limitazioni a causa del virus, sebbene i vertici militari non escludano possibili rimodulazioni in corso d’opera. Il comando europeo dello Us Army, che coordina i movimenti americani, “sta monitorando da vicino Covid-19 e sta lavorando diligentemente con i funzionari delle nazioni ospitanti mentre prosegue l’esecuzione di Defender Europe 20”, si legge sul sito ufficiale. “Per ora – si aggiunge – il virus non ha influito sull’esecuzione dell’esercitazione”, mentre è “costante” il confronto con le autorità sanitarie dei vari Paesi su cui le truppe si stanno muovendo. “Abbiamo piani di assistenza sanitaria e medica per identificare eventuali carenze che potremmo avere e stiamo affrontando tali carenze e requisiti con ogni singola nazione ospitante”, ha rimarcato il numero due dello US Army in Europa Andrew Rohling.
Sui profili Twitter del Comando europeo degli Stati Uniti (U.S. European Command) e dell’Esercito europeo degli Stati Uniti (US Army Europe) il tema del coronavirus si è fatto strada solo negli ultimi giorni, con dei link a schede informative e di aggiornamento. Tra i tweet del Comando europeo Usa ce n’è anche uno che ricorda le “azioni semplici, oltre a essere vaccinati e prendere le medicine, che le persone e le comunità possono intraprendere per contribuire a rallentare la diffusione di malattie come l’influenza pandemica (flu)”, con tanto di hashtag #coronavirus. Sul sito, intanto, un comunicato dell’esercito racconta quanto sia stato bello il concerto della US Rock Band a Powidz, in Polonia, parte di un tour a sostegno di Defender Europe per “superare le barriere culturali e linguistiche” grazie al “linguaggio universale della musica”.

Piccoli dettagli che suggeriscono come, finora, l’emergenza coronavirus sia stata almeno in parte sottovalutata dai militari Usa, del resto coerenti con l’atteggiamento assunto fin qui dal loro Commander-in-chief, Donald Trump, preoccupato solo per l’impetto economico dell’epidemia, e per le possibili ricadute sulla sua rielezione.
Nel Pentagono, però, qualcosa sta cambiando, come scrive oggi Reuters. Ieri il quartier generale della Difesa Usa ha ammesso che i casi di contagi sono probabilmente sottostimati rispetto al conteggio ufficiale. Parando con la garanzia dell’anonimato, alcuni funzionari hanno ammesso che, in generale, la giovane età e la buona salute delle truppe rappresentano una sorta di “benedizione mista”, che può consentire ai militari di resistere meglio al virus, ma forse anche di diventarne portatori con pochi e nulli sintomi.
L’esercito ha rivelato lunedì che il comandante dello US Army Europe, Christopher G. Cavoli, potrebbe essere stato esposto al coronavirus durante una conferenza con i comandanti delle forze di terra eueopee venerdì a Wiesbaden, in Germania. Reuters ricorda la positività al coronavirus di Salvatore Farina, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano, che tre giorni fa ha annunciato di aver contratto la malattia e di essere in isolamento nel proprio alloggio. L’epidemia non guarda in faccia a nessuno, né tanto meno si ferma di fronte a una divisa.

NATO, il segretario Stoltenberg: 'Sono preoccupato dagli sviluppi dell'operazione della Turchia ma la sua permanenza nell'Alleanza non si discute'


Di Salvatore Santoru

Recentemente il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha incontrato il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan.
Stoltenberg, riporta Rai News(1), si è detto "preoccupato" per gli sviluppi dell'offensiva anti-curda del governo turco, operazione che è stata chiamata "fonte di pace".

Oltre a ciò, il segretario dell'Alleanza Atlantica ha sostenuto che la permanenza della Turchia nella NATO è fuori discussione e che, in tal modo, Ankara rimane un alleato importante.

Su tale questione, c'è da segnalare che sin dal 2012 la stessa NATO è impegnata nell'operazione 'Active Fence', che attualmente vede attivo anche un contingente di 130 soldati italiani e che ha l'obiettivo di salvaguardare lo spazio aereo della Turchia meridionale(2).

NOTE:

(1) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nato-il-segretario-generale-La-Turchia-fuori-dal-Patto-Atlantico-fuori-discussione-869141e3-8d5b-4158-96de-bba91d6224f3.html?refresh_ce

(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/10/operation-active-fence-anche-litalia-e.html

'Russiagate' Lega, Zingaretti: 'Vorrebbero tradire la NATO'


Di Salvatore Santoru

Nicola Zingaretti ha detto la sua sul cosiddetto 'Russiagate' italiano. Più precisamente, nell'ambito di un articolo sull'Huffington Post, il segretario del Partito Democratico ha scritto che la Lega Nord e altri partiti europei sarebbero impegnati in un determinato 'progetto politico'.

Tale piano prevederebbe, sempre secondo Zingaretti, l'indebolimento dell'UE e il riavvicinamento alla Russia nonché l'allontanamento dei paesi europei dall'Alleanza Atlantica.

PER APPROFONDIREhttps://it.blastingnews.com/politica/2019/07/presunti-fondi-russi-alla-lega-zingaretti-vogliono-tradire-la-nato-002947265.html

La meditazione sarà usata come nuova “arma” strategica anche dall'esercito Usa


La meditazione come nuova “arma strategica degli Usa

Di Davide Bartoccini

Se la dottrina new age e le sue potenzialità erano stata monitorate così a lungo dall’esercito degli Stati Uniti negli anni Settanta da ispirare addirittura Hollywood nel film L’uomo che fissava la capre – come riassunto psichedelico di una nuova arma segreta da impiegare in ambito militare in Medio Oriente – oggi la meditazione viene annoverante seriamente, e senza alcun velo di mistero, come una nuova “arma” da impiegare sul campo di battaglia.
Il primo ad impiegare la “Mindfulness” come arma strategica è stato proprio il generale Walter Piatt, comandate delle forze di Coalizione in Iraq, che ogni mattina, prima di affrontare le più complesse operazioni belliche, usciva fuori dai sul quartier generale e “fissava” una palma. Una sessione di meditazione scandita da respiri profondi nel silenzio del deserto, poi l’inizio delle missioni che, secondo lui, avrebbero giovato di questa pratica mentale che deriva da una variante della meditazione orientale e infonde in chi la pratica maggiore concentrazione aiutandolo a focalizzarsi sull’obiettivo.
Anche se il beneficio non è scientificamente dimostrabile, la pratica sembra essersi diffusa in molte componenti dell’esercito americano e anche in quelle degli eserciti alleati. Come riportato dal New York Times, già lo scorso inverno i soldati di fanteria di stanza nelle Hawaii hanno iniziato a praticare la meditazione per migliorare le loro qualità nel tiro con i fucili d’assalto, per essere più sicuri di centrare l’obiettivo e non causare vittime collaterali quando sarebbero arrivati in prima linea. La stessa pratica è stata impiegata dalla Marina reale britannica, che ha utilizzato le tecniche di “mindfulness” per addestrare gli ufficiali al comando e lo stesso è valso per gli ufficiali “kiwi” della Nuova Zelanda.
Un report effettuato sull’adozione di questa pratica avrebbe dimostrato che “le truppe sottoposte a un regime di allenamento di un mese che includeva la pratica quotidiana nelle tecniche di respirazione consapevole e messa a fuoco, erano maggiormente in grado di discernere le informazioni chiave in circostanze caotiche”. I soldati hanno anche riferito di aver commesso “meno errori cognitivi” rispetto ai commilitoni che non hanno adottato questa tecnica.
Dato il successo della pratica Mindfulness , anche la Nato ha iniziato ad organizzare dei simposi dedicati all’introduzione di questa nuova arma strategica: per analizzare i benefici che la meditazione può portare nella vita dei militari che siano in prima linea o distanti dal fronte.
Secondo il generale Piatt, la pratica della meditazione soffre della visione stereotipata che la società, in vasta parte ancora distante da questo “genere di cose” , ne ha e che porta soprattutto i militari a giudicarla come una tecnica che “indebolisce” invece di massimizzare le facoltà del guerriero. Concetto che in parte si fonda su una tradizione secolare, se si considera che i Samurai, annoverati tra i guerrieri più letali della storia, praticavano regolarmente la meditazione Zen.

Trump alza il prezzo delle basi americane. All'Italia arriva il conto


Di Valeria Robecco

Da quando si è insediato alla Casa Bianca, uno dei mantra di Donald Trump è diventato la richiesta agli alleati di aumentare la spesa per la Difesa, e il rispetto della soglia del 2%.

Da anni il presidente lamenta come gli alleati che ospitano le truppe americane non paghino abbastanza, e per questo sta pensando di chiedere loro di pagare tutte le spese dei soldati schierati sul proprio territorio, più una tassa del 50% (o più) per il privilegio di ospitarli. Secondo quanto rivelato da una decina di funzionari a Bloomberg, l'amministrazione Usa vuole proporre di adottare la formula «Cost Plus 50», rivolta a Germania, Giappone e qualsiasi altro paese che ospita le truppe americane. E in alcuni casi potrebbe essere chiesto di sborsare da cinque a sei volte il costo attuale. L'idea - riferiscono le fonti - ha quasi fatto deragliare i recenti colloqui con la Corea del Sud sullo stato di 28mila soldati Usa nel Paese. Anche se il mese scorso Seul ha accettato di pagare poco meno di un miliardo di dollari, cifra significativamente più alta della precedente, 800 milioni.
Il team del presidente vede la mossa come un modo per spingere i partner della Nato ad accelerare gli aumenti della spesa per la Difesa, questione molto cara a Trump. Ma funzionari del Pentagono e del dipartimento di Stato temono che potrebbe indebolire le alleanze di Washington ed essere considerata come un affronto dagli alleati in Asia ed Europa, i quali già mettono in discussione la profondità dell'impegno di Trump nei loro confronti. Poi, la preoccupazione è che richieste di pagamenti maggiori possano rendere alcuni Paesi più ostili all'idea di ospitare l'esercito americano: se stati come la Polonia hanno apertamente difeso la presenza delle truppe, altri come Germania e Giappone sono sempre Meno disponibili alla loro permanenza. Secondo David Ochmanek, ricercatore presso Rand Corp, Berlino ora paga circa il 28% dei costi delle forze americane, pari ad un miliardo di dollari l'anno, ma con «Cost Plus 50» la cifra schizzerebbe alle stelle, e lo stesso avverrebbe per Tokyo e Seul. Le medesime fonti, tuttavia, spiegano che ai funzionari del Pentagono è stato chiesto di calcolare due formule: una per determinare quanti stati dovrebbero pagare e la seconda per individuare lo sconto che questi Paesi otterrebbero se le loro politiche sono allineate con quelle di Washington.
«Far sì che gli alleati aumentino i loro investimenti nella nostra difesa collettiva e garantiscano una equa ripartizione degli oneri è un obiettivo di vecchia data degli Stati Uniti», dice il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, Garrett Marquis. «L'amministrazione è impegnata a ottenere il miglior accordo per il popolo americano - prosegue - ma non commenterà alcuna discussione in corso su idee specifiche». Trump ha più volte criticato gli alleati della Nato sulla spesa per la difesa, e durante un discorso al Pentagono, in gennaio, ha ribadito come «i Paesi ricchi che stiamo proteggendo sono tutti avvisati. Non possiamo essere sciocchi per gli altri». Mentre qualche giorno dopo, su Twitter, ha scritto: «Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, ha appena affermato che, grazie a me, l'Alleanza è stata in grado di raccogliere più denaro che mai prima d'ora dai suoi membri, dopo molti anni di declino. Si chiama ripartizione degli oneri. E più unione. Ma a democratici e fake news piace raccontare il contrario».

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *