Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Rivoluzione. Mostra tutti i post

L'archetipo del Puer Aeternus come base psichica dei cambiamenti individuali e sociali moderni

Graffito Banksy, http://joohnchoe.com

Di Mario Morena


 Per capire il significato dell'emergenza dell'archetipo del puer aeternus nella nostra cultura, sarà opportuno dapprima considerare il significato della sua attivazione nell'inconscio del singolo individuo. Per potere fare ciò dobbiamo riferirci ad uno schema dello sviluppo psicologico in cui inserire il fenomeno. Come sappiamo, Jung non formulò mai una teoria sistematica dello sviluppo psicologico. Questo compito fu intrapreso da Neumann, che si basò sulla geniale intuizione del rapporto esistente tra immagini archetipiche e fasi di sviluppo della coscienza dell'Io, sia nella storia dell'umanità che nel singolo individuo. In un suo recente saggio Edinger ha esposto in sintesi le fasi descritte da Neumann: uroborica, matriarcale, patriarcale e integrativa, sottolineando che: « queste fasi sono, per cosi dire, stazioni successive alle quali ritorniamo sempre di nuovo nel corso di un viaggio a spirale che ci riporta varie volte sullo stesso percorso, ma ogni volta ad un diverso livello di consapevolezza conscia». Nella fase che Edinger chiama integrativa, è necessario un nuovo cambiamento per recuperare gli elementi psichici esclusi dalla fase patriarcale precedente, unilaterale ed incompleta. Seguendo Edinger l'archetipo dominante in questa fase è quello indicato come archetipo della trasformazione. Il tema della nascita dell'eroe o puer aeternus, egli dice, appartiene a questo archetipo: « quest'immagine esprime l'emergere di un nuovo contenuto dinamico nella personalità che preannunzia un cambiamento decisivo ed un allargamento della coscienza » . Possiamo dire, perciò, che l'attivazione dell'archetipo del puer aeternus in un'esistenza individuale, in relazione agli eventi della storia personale e alle influenze culturali, corrisponde alla esigenza del passaggio da una fase patriarcale ad una integrativa. Il puer tende a determinare un nuovo atteggiamento dell'Io, di rinuncia alla sicurezza offerta dagli schemi patriarcali convenzionali e di esposizione all'inconscio, ai pericoli di una regressione e ai legami matriarcali, con la intenzione di recuperare elementi perduti ma necessari, in quanto la loro scoperta rappresenta un passo decisivo verso l'integrazione psicologica e la conciliazione degli opposti. Nei « Prolegomeni » Jung disse che « il motivo del fanciullo rappresenta l'aspetto " infanzia " precosciente dell'anima collettiva ». La sua emergenza è perciò condizionata dal fatto che prima c'era stata una » dissociazione » tra lo stato del presente e lo stato del passato: « per esempio, le condizioni presenti sono venute in contrasto con le condizioni dell'infanzia. Ci si è forse staccati violentemente dal proprio carattere originario, per adottare una « persona » corrispondente all'ambizione. Con ciò si è diventati « an-infantili » e artificiosi e si sono perdute le proprie radici ». L'archetipo del puer perciò ha una funzione compensatrice: « la coscienza differenziata è continuamente minacciata dallo sradicamento e, per conseguenza, ha bisogno di una compensazione per mezzo dello stato d'infanzia ancora reperibile ». Un altro aspetto essenziale dell'archetipo ricordato da Jung è il suo carattere di avvenire: « il fanciullo è un avvenire in potenza. Perciò il presentarsi del motivo nella psicologia dell'individuo significa normalmente un'anticipazione di sviluppi futuri, anche quando al primo momento sembra trattarsi di una formazione retrospettiva... Perciò non è sorprendente se i redentori mitici sono così spesso dei fanciulli. Ciò risponde perfettamente alle esperienze della psicologia individuale, esperienze che mostrano come il " bambino " prepari un prossimo cambiamento della personalità. Esso anticipa nel processo di individuazione quella forma che deve prodursi dalla sintesi degli elementi coscienti ed incoscienti della personalità. Esso è dunque un simbolo unificatore dei contrasti, un mediatore, un redentore, vale a dire un integratore ». Sulla base di queste indicazioni di Jung a proposito dell'archetipo del puer, in cui possiamo cogliere positivamente un momento psicologico di rinnovamento radicale, di rinascita spirituale, di trasformazione del cosmo psichico, possiamo spostare la nostra attenzione sul piano culturale, per chiederci se ci sono veramente condizioni che favoriscano oggi l'attivazione dell'archetipo e se la precisa analogia tra la fenomenologia di questo archetipo e quella della ribellione studentesca possa essere interpretata come una conseguenza dell'emergere dell'archetipo del puer nella nostra cultura. Jung in un certo senso ha già risposto affermativamente alla prima domanda scrivendo a proposito dell'archetipo del puer: « forse abbiamo ragione di estendere l'analogia individuale anche alla vita dell'umanità e cosi arriveremo al risultato che probabilmente l'umanità incorre sempre in contraddizioni con le proprie condizioni d'infanzia, vale a dire con il suo stato originario, incosciente ed istintivo ed è minacciato dal pericolo inerente a una simile contraddizione che è, del resto, condizione della visione del puer ». E ancora più esplicitamente dicendo che « la situazione di conflitto dalla quale il fanciullo emerge come tertium irrazionale, è naturalmente una formula adeguata a una determinata fase di evoluzione psicologica, vale a dire a quella moderna ». In altre parole il carattere patriarcale della nostra cultura, e la sua attuale crisi, rappresentano le premesse essenziali per l'attivazione dell'archetipo. Gli elementi che determinano il carattere patriarcale della nostra cultura sono cosi numerosi ed ovvi che forse non è necessario soffermarsi a lungo su questo argomento. Sul piano filosofico dominano l'empirismo ed il razionalismo; la scienza meccanicistica e deterministica promuove uno sviluppo tecnologico alienante; persiste sul piano etico una morale autoritaria e repressiva basata sul senso di colpa; su quello sociale vi è un'economia capitalista e competitiva o un socialismo che nega alcune delle sue premesse teoriche; sul piano psicologico predomina l'individualismo basato sulla volontà di potenza. Nella sua « Realtà dell'anima » Jung ha sottolineato che nella nostra cultura c'è uno sviluppo unilaterale del conscio ed una contemporanea progressiva perdita di contatto con l'inconscio. Egli ha scritto: « lo smarrimento della coscienza del mondo moderno proviene in primo luogo dalla perdita dell'istinto e ha il suo fondamento nell'evoluzione dello spirito umano nell'era testé trascorsa. A mano a mano che l'uomo prendeva possesso della natura, si ubriacava d'ammirazione per la propria scienza e il proprio potere, e sempre più profondo si faceva in lui il disprezzo per ciò che è puramente naturale e casuale, compresa la psiche oggettiva, che, appunto, non è la coscienza ». Gli elementi indicativi di una crisi dei valori e degli atteggiamenti patriarcali sono anche numerosi ed evidenti e contribuiscono nel loro insieme alla disintegrazione del canone culturale attuale.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:Rivista di Psicologia Analitica-Il fondamento archetipico della protesta giovanile come fenomeno culturale e individuale, pg 5-8

http://www.rivistapsicologianalitica.it/v2/PDF/3-1-1972-Successo_e_fallimento_nellanalisi/3-1-1972_cap3.pdf

Rivoluzione etica


Di Gianni Tirelli

I principi etici, sono funzionali al nostro spirito/istinto di autoconservazione, in assenza dei quali tutto è destinato alla logica estinzione. E questa non è spicciola filosofia, ma un dato di fatto matematico, inconfutabile e inopinabile.
Per quanto ci si sforzi di fare comprendere alla gente un tale concetto base, tutti persistono e perseverano nel confermare le loro malsane abitudini e dipendenze, in attesa di un miracolo celeste che li liberi dal peso, delle loro responsabilità personali e inettitudine morale.
Questo è il punto, il cuore del problema, la condizione senza la quale, nulla di tutto ciò che oggi mina la nostra esistenza e la sopravvivenza del pianeta, può essere contrastato, combattuto e riconvertito. Se non ristabiliamo l’impianto etico originario che fin dall’alba dei tempi scandiva e regolava l’arbitrarietà dei nostri comportamenti e delle nostre scelte -in virtù di parametri di riferimento imperituri – nessuna altra opzione diversa da questa sarà mai grado di ribaltare una tale situazione.

E non saranno certo le leggi, le manovre finanziarie o le nuove scoperte tecnologiche (baggianate!!) a restituirci la dignità mercificata, la salute e la felicità! Diversamente peggioreranno lo stato delle cose, accanendosi ulteriormente sulle autentiche ragioni della nostra esistenza.
Se non siamo capaci di ascoltare i bisogni essenziali del nostro cuore, ogni altro esercizio mentale, strategia e ipotetica rivoluzione, risulteranno vane, e la campane suoneranno a morto sul nostro spirito defunto....


Bombe intelligenti, batteriologiche, al fosforo e tutto quel baraccone di atrocità e di armi di distruzione di massa puntato alla tempia dell’umanità, non sono che l’inevitabile risultato di una scienza puttana, avulsa da ogni principio etico. E così, l’inquinamento, le scorie e i rifiuti tossici dispersi in ogni dove, e la devastazione ambientale più in generale, non sono che gli effetti nefasti prodotti dall’ assenza dell’etica. E’ la licenza che si è fatta libertà, verità la mistificazione, e ricerca, la profanazione.

I principi etici, regolatori e sentinelle dei comportamenti umani, sono stati rimossi per sempre, e vizio e paura li hanno sostituiti. Il male, un tempo riconoscibile e collocabile, ha assunto le sembianze della normalità, espropriando lo spirito dell’uomo, privandolo, così, della consapevolezza, del discernimento e della dignità.
Con la loro rimozione, si scardina il progetto originario che, da parametro assoluto, si degrada in caos e relativismo. Le attenuanti che l’uomo moderno si accampa, sono tese a giustificarne i comportamenti deliranti, facendolo precipitare in una sorta di morboso narcisismo isterico e deresponsabilizzante, con l’intento illusorio di placare una lacerante paura e ansia esistenziale.

Valori morali e principi etici, vissuti come dei veri e propri ostacoli, impedimenti alla commercializzazione di beni effimeri, sono stai rimossi e cancellati, per dare efficacia e sonorità alle lusinghe e agli inviti seducenti delle suadenti sirene del Sistema Potere.
La forza di volontà, poi, che aveva la funzione, lo scopo e la potenza di produrre diversità e merito, è venuta meno, per trasfigurare in omologazione e supina accettazione; cause, a loro volta, di in un martirio incompreso, risultato estremo di un autolesionismo indotto.

Oggi, sconfiggere il male è pura utopia. Il Sistema Liberista Relativista, lo ha adottato come punta di diamante della sua strategia e in seguito, commercializzato su scala planetaria. Per questo motivo, ogni tentativo per localizzarlo e codificarlo, é vano.

Pertanto, prima dell’indignazione, delle parole gridate, e di una ipotetica rivolta popolare, dobbiamo sapere che il vero cambiamento deve nascere e crescere dentro di noi. E solo se saremo in grado di ristabilire l’originario impianto etico e tutte quelle scale di valori che un tempo abbiamo mercificato con il Sistema, a fronte di mere promesse di libertà, potremo sperare in una nuova e luminosa rinascita e sgombrare dall’ orizzonte quell’ immensa e minacciosa nuvola nera che sta oscurando il futuro dei nostri figli.

RIVOLUZIONE CONSAPEVOLE: L'Unica Rivoluzione Possibile


Di Salvatore Santoru

La tremenda crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando ha convinto molte persone della necessità di un radicale cambiamento della situazione politica e sociale attuale.
In molti invocano una rivoluzione, spesso rifacendosi a credenze di stampo ideologico.


Risultati immagini per revolution
Il punto è che ovviamente abbiamo bisogno di una Rivoluzione, ma non di una rivoluzione politica e sociale comunemente intesa o non solo questo.

Non abbiamo bisogno di una rivoluzione eseguita nel nome di ideologie ( anche ormai obsolete) o così via.

La Rivoluzione che ci serve è di ben altro tipo .


Risultati immagini per change

Non abbiamo bisogno di sovvertire alcunché non abbiamo bisogno di sostituire un sistema oppressivo con un'altro

La Rivoluzione di cui abbiamo bisogno deve partire prima di tutto dal livello individuale, e deve puntare a un reale miglioramento e cambiamento della società nel suo insieme.

Una Rivoluzione Consapevole che miri a un reale cambio di paradigma e alla costruzione di una società realmente equilibrata e armonica.

Risultati immagini per freedom next exit

Il primo passo verso di essa deve essere costituito da una forte " presa di coscienza " sulla reale situazione, utile per comprendere e affrontare meglio il percorso.

L'informazione in questo campo è la prima risorsa : senza una reale comprensione della situazione, può diventare molto difficile raggiungere il traguardo prefissato.

Inoltre, ciò di cui abbiamo bisogno è di una nuova visione che vada oltre i soliti dogmi con cui vengono interpretate le situazioni politiche e sociali.

Una reale Rivoluzione non può essere basata sulla destra " o la sinistra" comunemente intese, o altri dogmi con cui il "potere" ci ha in fin dei conti manipolato e diviso.

Una reale Rivoluzione Consapevole è oltre la destra e oltre la sinistra attuali e non ha a che vedere con certe narrazioni ideologiche, di per sé. 

Una vera Rivoluzione Consapevole non si basa solamente sugli aspetti critici e "distruttivi", ma anche (e sopratutto) su quelli costruttivi.


Una vera Rivoluzione Consapevole politicamente non deve essere guidata da criteri rigorosamente ideologici, ma basterebbe ad esempio, che lo sia da queste tre parole d'ordine: libertà, giustizia e solidarietà.

Come già accennato nell'articolo, il primo passo della Rivoluzione Consapevole è una radicale presa di coscienza della reale situazione economica, politica e sociale.

Passando dalla teoria alla pratica, dobbiamo prendere coscienza del funzionamento economico e politico della società e, al contempo, adoperarci per offrire una valida alternativa che miri al superamento di tale sistema.

Molto sinteticamente, come sostenuto da diversi opinionisti oggi la nostra società è "succube " economicamente e politicamente di un sistema di potere che fa gli interessi di una ristretta "élite" e/o oligarchia dominante, costituita ad esempio dal potere del sistema dell'alta finanza internazionale e/o dal dominio "oligopolistico" di alcune lobby e corporations e buona parte della politica mondiale fa, direttamente o indirettamente, gli interessi di questo sistema dominante.

Detto questo, non bisogna dimenticare la diffusa corruzione che alberga nella politica nazionale e internazionale e altre problematiche della società.

Comunque sia, il "sistema" tramite il quale i cosiddetti "poteri forti internazionali" egemoni continuano a consolidare e ad accumulare potere è basato sulla cosiddetta "dittatura del denaro" e sulla conseguente mercificazione totalizzante della società.



Tenendo conto che il problema non è certamente il denaro in sé, come soluzione alle "contraddizioni del sistema" bisogna dire che le proposte più costruttive sono quelle della riappropriazione della sovranità economica, la diffusione di pratiche come la promozione di una finanza e più in generale di un'economia e di una politica maggiormente sostenibile, e sopratutto di un nostro Cambiamento personale, sia interiore che a livello sociale.


Risultati immagini per CHANGE

Su quest'ultimo punto, si può ben dire che dovremmo in modo graduale "disintossicarci" da alcune "illusioni" veicolate da certi media "mainstream" (e non solo mainstream) e al contempo partecipare a un positivo Cambiamento del sistema dei media e dell'informazione in generale, strumenti eccezionali e assolutamente indispensabili per il funzionamento della società contemporanea in cui viviamo.


Risultati immagini per Tecnologia dell'informazione

Inoltre, dovremmo considerare il denaro come un'eccezzionale mezzo e non solo come un mero fine, non dovremmo più vivere invidiando, non dovremmo più dipendere così tanto dalle tante illusioni e dovremo semplicemente ritornare ad essere noi stessi e a migliorare, nel nostro piccolo e nei nostri limiti, la nostra e altrui situazione.


RIVOLUZIONE CONSAPEVOLE

La rivoluzione interiore per un cambiamento radicale nella società


Di Jiddu Krishnamurti
Portando un cambiamento radicale nell’essere umano, in voi, portate naturalmente un radicale cambiamento nella struttura e nella natura della società. Penso sia importante capire con chiarezza che la mente umana, con tutte le sue complessità, i suoi intricati meandri, fa parte del mondo esterno. “Tu” sei il mondo, e realizzando una rivoluzione fondamentale – non comunista, né socialista, ma un tipo completamente diverso di rivoluzione, nella struttura e natura stessa della psiche, di te stesso – produrrai una rivoluzione sociale. Rivoluzione che deve cominciare non al di fuori, ma interiormente, perché l’esterno è il risultato della nostra vita interiore, privata.
Quando c’è una rivoluzione radicale nella natura stessa del pensiero, del sentire e dell’agire, allora ovviamene ci sarà un cambiamento nella struttura della società.
Il mondo esterno è quello che siete voi
In questo mondo confuso e brutale, la maggior parte di noi cerca di ritagliarsi una vita privata per conto proprio, una vita in cui poter essere felice e in pace pur continuando a vivere con le cose di questo mondo. Evidentemente pensiamo che la vita che conduciamo, con la lotta, il conflitto, il dolore e la sofferenza, sia qualcosa di separato dal mondo esterno di miseria e confusione. Pensiamo che l’individuo, il “noi”, sia diverso dal resto del mondo con tutte le sue atrocità, guerre, scontri, ineguaglianze e ingiustizie e che tutto questo sia qualcosa di completamente diverso dalla nostra vita individuale. Ma, se guardate un po’ più da vicino, non soltanto la vostra vita ma anche il mondo, vedrete che ciò che siete – la vostra vita quotidiana, quello che pensate, quello che sentite – è il mondo esterno, il mondo intorno a voi.
La responsabilità per questi problemi
Il grande problema del mondo è vostro e mio o è indipendente da noi? La guerra è indipendente da voi? I conflitti nazionali, i conflitti all’interno di una comunità, sono indipendenti da voi? La corruzione, il degrado, la disgregazione morale, sono indipendenti da ciascuno di noi? Questa disgregazione è direttamente connessa con noi, e quindi la responsabilità ricade su ciascuno di noi. E’ questo il problema principale, non è vero? Cioè, in altre parole: il problema va forse lasciato nelle mani di pochi leaders di sinistra o di destra, ai partiti, alla disciplina? Va forse affidato a un’ideologia, alle Nazioni Unite, agli esperti, agli specialisti? Oppure si tratta di un problema che ci coinvolge direttamente? Cioè: siamo direttamente responsabili di questi problemi o non lo siamo? La questione vera è certamente questa, non è così?

E' Il Singolo che fa la Massa

singolo1

Di Valerio Passeri

Tutti i sistemi politici che si sono susseguiti fin oggi sono innumerevoli e nella maggior parte dei casi soppressi in maniera sanguinosa. Tanto per citarne uno, la rivoluzione francese ne è un esempio chiaro. Tutto il susseguirsi di sistemi avuti ad oggi sono frutto di una rivoluzione, in quanto ognuno comporta grandi cambiamenti, più o meno pacifica. È possibile considerare ogni successione un fallimento del sistema precedente.

La storia insegna che ciò avviene perché la classe rivoluzionaria generalmente si va a sostituire o affiancare alla classe predominante in termini di potere, creando una nuova classe dirigente ed una nuova classe “volgare”. I sistemi che a livello filosofico avrebbero potuto creare uno stato che rendesse giustizia a tutti, si sono dimostrati all'atto pratico sempre realizzati in maniera completamente travisata. Questo avviene perché la massa pian piano si affida a qualcuno, persona fisica o gruppo, per cambiare le cose e gestirle. La nuova persona o gruppo diventano il nuovo potere predominante e le cose in fin dei conti non cambiano poi di molto. In un sistema poi come il nostro in cui quello politico è assoggettato quasi completamente a quello economico, se anche domani ascendesse al potere un uomo con le migliori intenzioni e senza doppi fini, non potrebbe fare granché. Questo ci porta, o ci dovrebbe portare, a pensare che l’unica maniera per migliorare le cose sia un coinvolgimento più o meno diretto di tutti i facenti parte della stessa società. Il sistema elettorale attuale certamente non ne è un esempio, il problema reale però sta alla base, nel singolo cittadino che crea la massa. Il sistema di cui facciamo parte oggi stimola l’assoluta individualità, il che non sarebbe un male se questa fosse dedita all'aiutare gli altri ed a costruire qualcosa di morale ed etico. Al contrario però i modelli proposti propinano l’immagine individuale come dell’uomo scaltro e forte che mangia per non essere mangiato. Un sistema economico poi che prevede che nel totale qualcuno debba rimanere a bocca asciutta, non aiuta certamente la costruttività.

Se però ognuno riuscisse a sviluppare una propria individualità che appagasse il proprio ego, ma costruendo per il bene comune e non per distruggerlo, la società farebbe un passo avanti notevole. Per questo è necessario con i mezzi a propria disposizione cercare di prendere coscienza e far prendere coscienza a chi ci sta intorno che le cose possono cambiare solo uscendo dal proprio guscio di egoismo e cominciando a costruire qualcosa di utile per tutti.

Marcin Król: l’ingiustizia in Europa farà espodere una rivoluzione


Quando la classe media e i giovani sono sistematicamente esclusi dai vertici economici e sociali l’unica via di sbocco è la sovversione del sistema. I leader europei non dovrebbero dare per scontata la stabilità. Al contrario di quello che si pensa, in Occidente non sono i poveri e i più sfortunati a fare le rivoluzioni, ma le classi medie. È quello che è successo in tutte le rivoluzioni a cominciare dalla Rivoluzione Francese e con la sola eccezione della Rivoluzione d’Ottobre, che fu un colpo di Stato compiuto in una situazione di estremo disordine politico. Ma quand’è che la classe media decide di lanciarsi in una rivoluzione? In primo luogo non si tratta della classe media nel suo insieme né di un gruppo organizzato né tantomeno di una comunità, ma dei leader della classe media, quegli stessi che oggi vincono le elezioni in Europa e che sono definiti irresponsabili (perché non appartengono alla geriatrica classe politica tradizionale) e che all’improvviso si rivelano non solo molto popolari, ma anche incredibilmente efficaci.

Nel classico caso della Rivoluzione Francese il ruolo di avanguardia rivoluzionaria è stato svolto da avvocati, imprenditori, funzionari della pubblica amministrazione dell’epoca e da una parte degli ufficiali dell’esercito. Il fattore economico era importante, ma non essenziale. Gli elementi scatenanti del movimento rivoluzionario sono stati prima di tutto l’assenza di apertura nella vita pubblica e l’impossibilità di promozione sociale. Di fatto l’aristocrazia, nel cercare di limitare a ogni costo l’influenza degli avvocati e degli uomini d’affari, ha favorito la rivoluzione. In tutta Europa – a eccezione della saggia Inghilterra – la nuova classe media non era in grado di decidere il suo destino. Qual è oggi la discriminazione? E’ simile e diversa al tempo stesso. Senza dubbio l’aristocrazia non monopolizza più il processo decisionale, ma i banchieri, gli speculatori di borsa e i manager che guadagnano centinaia di milioni di euro estromettono da questo processo la classe media, che ne subisce le drammatiche conseguenze. Cipro ne è l’ultimo e più significativo esempio.

Ma di esempi ce ne sono molti altri. Prendiamo i professori universitari, che non solo in Polonia ma in tutta Europa tremano per il loro posto di lavoro, soprattutto se hanno la sfortuna di insegnare materie dichiarate poco utili dall’Unione Europea, dagli Stati membri e dalle multinazionali che definiscono il mercato del lavoro. In Slovacchia, per esempio, le scienze umane sono state quasi cancellate, mettendo in grave difficoltà gli esperti di materie come la storia, la grammatica, l’etnografia o la logica. Fra non molto altre categorie professionali seguiranno la stessa sorte, come i funzionari della pubblica amministrazione, il cui numero è letteralmente esploso in passato. È colpa loro? No di certo. E che cosa può fare un funzionario licenziato con 15 anni di anzianità alle spalle e che ha sempre conosciuto la sicurezza del posto di lavoro? Probabilmente non molto. E lo stesso discorso vale per tutti quei giovani laureati che il mercato del lavoro ha lasciato sul bordo della strada, e per gli artisti, i giornalisti e gli altri lavoratori diventati precari a causa dell’avvento dell’era digitale.

Le rivoluzioni emergono attraverso l’esclusione professionale e decisionale e il deficit democratico. Si battono anche contro la barriera generazionale o semplicemente contro il dominio dei vecchi. Non è un caso se i capi della Rivoluzione Francese avevano circa 30 anni, mentre l’età media dei partecipanti al Congresso di Vienna (1815) che ristabilì l’ordine conservatore in Europa era di oltre 60. Gli attuali dirigenti europei hanno per lo più fra i 50 e i 60 anni, ma tenuto conto dei progressi della medicina, è molto probabile che tra 20 anni Merkel, Cameron, Tusk e Hollande saranno ancora al loro posto. A meno che non vengano spazzati via da una rivoluzione. Tutte le vie di ascesa dell’attuale classe media, per lo più giovane, sono bloccate da miliardari, da vecchi o da gente che sembra tale a un ragazzo di 25 anni. Questa situazione è esplosiva. È sbagliato credere che dei giovani arrabbiati contro il sistema, ma privi del linguaggio abituale dei partiti politici e dei movimenti politici organizzati, non siano capaci di portare a termine una rivolta organizzata.

La rivoluzione non si è mai fatta in nome di una misura particolare, per esempio un maggiore controllo bancario, ma perché non è più possibile vivere in queste condizioni. Una rivoluzione, in opposizione totale con i metodi dei partiti politici, non utilizza un linguaggio politico. La rivoluzione grida, urla; il suono di una rivoluzione è caotico ma perfettamente udibile. Ma vogliamo veramente una rivoluzione? Non penso, perché la rivoluzione vuol dire la distruzione totale prima della costruzione di un ordine nuovo. Tuttavia i nostri leader politici continuano a non rendersi conto di essere seduti su un barile di polvere da sparo. Non lo capiscono, troppo preoccupati dalla sola idea che li ossessiona: tornare alla stabilità entro 10-30 anni. Non sanno che nella storia non si torna indietro e che le loro intenzioni ricordano la frase di Karl Marx secondo cui la storia si ripete, ma come una farsa.

(Marcin Król, “La rivoluzione è possibile”, intervento pubblicato da “Wprost” e ripreso da “Come Don Chisciotte” il 12 aprile 2013. Król è un filosofo, scrittore e giornalista polacco; nel 2012 ha pubblicato “L’Europa di fronte alla fine”).

Fonte:http://www.libreidee.org/2013/04/krol-lingiustizia-in-europa-fara-espodere-una-rivoluzione/

La Rivoluzione Politica Nascerà dal Web


Di Michele Ainis

Quella che stiamo vivendo non è una crisi passeggera dei partiti. E' un cambiamento epocale. Perché siamo entrati nell'era in cui i cittadini non possono più venire ignorati tra un turno elettorale e l'altro. Grazie alla Rete

Ci avete fatto caso? Da un giorno all'altro la politica è sparita dalla scena. La discussione è tutta sui politici: quanto siano onesti, come possiamo dimezzarne il numero, e perché poi guadagnano come Paperone, perché i più giovani restano sempre fuori dalla porta. Loro, i vecchi, reagiscono con l'istinto del camaleonte, promettendo tagli, e ovviamente primarie a tutto spiano. Sui contenuti, sui programmi, nemmeno una parola; o altrimenti parole vuote, logore come un vestito troppo usato. Ma invece è questa la novità che si staglia all'orizzonte: nei prossimi anni il programma di governo lo scriveranno i cittadini. Su un'agenda elettronica, anziché su un foglio di quaderno. E vincerà chi saprà utilizzare al meglio la potenza della Rete.

Il successo elettorale del MoVimento 5 Stelle è tutto in questi termini. Non solo facce fresche: soprattutto un link aperto sulle istanze delle comunità locali, fino ad annullare la separazione fra società politica e società civile. Si chiama democrazia digitale, definizione coniata fin dagli anni Ottanta. Ma negli ultimi tempi le esperienze si moltiplicano, insieme ai suoi protagonisti. Per esempio "Se non ora quando?", la manifestazione delle donne convocata con un tam tam su Internet, che il 13 febbraio 2011 ha riempito le piazze con un milione di persone. E all'estero, la primavera araba. Il movimento Occupy Wall Street. Gli Indignados in Spagna. La rete dei dissidenti in Russia. La campagna elettorale di Obama, che dal Web attinge a piene mani. O i Piraten in Germania: a maggio hanno toccato l'8 per cento alle elezioni, con un manifesto che propone di attivare il sistema politico in open source. I nostri leader politici si tengono alla larga dai fermenti della Rete. Pensano che basti esporre la fronte corrucciata del Gran Capo sul sito del partito. O magari credono d'essere à la page postando una fotografia su Twitter, come ha fatto Casini durante il vertice di marzo con Monti, Alfano e Bersani. Probabilmente nessuno gli ha spiegato che i primi esperimenti di democrazia digitale si consumarono a Santa Monica nel lontano 1989. Che nel '94, ad Amsterdam, è nata la prima città digitale, con una rete civica consultata 130 mila volte in occasione delle amministrative. Che da allora in poi le applicazioni sono state innumerevoli, come d'altronde le esperienze di democrazia diretta, figlia legittima di quella digitale: le consensus conference, i town meeting del New England, le assemblee pubbliche che governano l'85 per cento delle municipalità svizzere, il Dialogo con la Città di Perth (Australia), le giurie civiche a Berlino. Non sanno che il voto elettronico si va diffondendo in tutto il mondo, come ha documentato "l'Espresso" la scorsa settimana: in Estonia, per esempio, un cittadino su quattro vota su Internet. Infine non conoscono strumenti come il voto cumulativo, in uso nella municipalità di Amburgo, e rilanciato per l'appunto dai Piraten: un sistema elettorale in cui ciascuno ha una pluralità di voti che può concentrare su un unico cognome oppure distribuire fra vari candidati. Scegliendo, insieme al partito, l'alleanza di governo.

Ma l'arma totale della nuova democrazia che avanza in Rete è il referendum: rapido, continuo, senza formalità procedurali né limiti d'oggetto. Se n'è accorto perfino un governo algido come quello in carica, con la consultazione on line sul valore legale della laurea o con l'impegno a sottoporre ai cittadini i nuovi progetti d'infrastrutture nazionali, dopo gli scontri in Val di Susa sulla Tav. Il modello è la legge Barnier, vigente in Francia dal 1995. Tuttavia i modelli in circolo sono almeno tre: la teledemocrazia, caldeggiata già da Clinton; le comunità virtuali, che s'aggregano in Rete; la democrazia elettronica deliberativa, dove ogni decisione è preceduta da un'ampia discussione. Hanno in comune l'ambizione di sfatare la celebre sentenza di Rousseau: lui diceva che ogni elettore è libero durante le elezioni e per il resto della vita torna schiavo. E in conclusione negano il ruolo dei partiti, o meglio li trasformano in luoghi di raccolta delle proposte soggette a referendum. Un terremoto.

Fonte:http://espresso.repubblica.it/dettaglio/politica-e-web-e-rivoluzione/2183915

http://eccocosavedo.blogspot.it/2013/02/la-rivoluzione-politica-nascera-dal-web.html

Tecno-utopia e tecno-rivoluzione

La società tecnologica contemporanea si offre al mondo intero, a tutte le persone come un miracolo universale: i prodotti della tecnologia, le meraviglie dell’innovazione sono accessibili ad un numero sempre maggiore di persone. Prodotti dell’informatica, della telefonia, elettrodomestici, mezzi di trasporto e così via: sono tanti i settori che grazie ad innumerevoli innovazioni tecnologiche fanno si che tanti sogni divengano realizzabili.

Quella che potremmo definire “società della tecno-utopia” si propone di offrire beni “immateriali” ad un numero crescente di persone, beni come la libertà, la democrazia e l’emancipazione.

La tecnologia e l’innovazione ci hanno “regalato” un “mondo nuovo” con nuove possibilità e nuove capacità, una nuova realtà e un nuovo modo di percepire le cose.

Tecnologia e innovazione ci hanno dato nuovi sensi e nuove capacità: per esempio la capacità di avere una memoria quasi infinita grazie a piccoli oggetti oppure la possibilità di andare da una parte all’altra del mondo grazie ad internet. Per esempio ancora possiamo essere informati su tutto da qualsiasi parte del pianeta: abbiamo ridotto le distanze e aumentato le velocità.

La tecno-rivoluzione è in atto già da tempo e sta plasmando lo spirito e l’anima del nostro tempo: uno spirito “elettrico”, “digitale”, “tecnologico”, “post-umano” etc.

La tecno-rivoluzione ha creato nuove realtà e nuovi mondi e gli abitanti che vi alloggiano.

Nuovi mondi, nuove realtà, un nuovo modo di percepire e di interagire con il mondo circostante e tanto altro fanno parte della coscienza collettiva, dell’immenso immaginario collettivo che “domina” la nostra epoca.

Il fallimento delle rivoluzioni sociali


Di Osho Rajneesh
 Le rivoluzioni falliscono innanzitutto perché non sono rivoluzioni. La rivoluzione è possibile solo nell'anima individuale. La rivoluzione sociale è uno pseudo-fenomeno, non avendo la società un'anima propria. La rivoluzione è un fenomeno spirituale. Non ci può essere una rivoluzione sociale né una rivoluzione politica né una rivoluzione economica. L'unica rivoluzione è quella dello spirito, è individuale. Se milioni di individui cambiassero se stessi, la società cambierebbe di conseguenza e non viceversa. Non puoi cambiare prima la società e sperare che, in seguito, cambino gli individui.
Ecco perché tutte le rivoluzioni sono fallite: poiché le abbiamo iniziate dalla direzione errata. Abbiamo pensato che se avessimo cambiato la società, la struttura economica e politica, un giorno sarebbero cambiati anche gli individui, che sono gli elementi costitutivi della società. È una stupidaggine! Una simile rivoluzione cosa produrrebbe?
Per esempio nel 1917 in Russia accadde una cosiddetta grande rivoluzione. Chi poteva prendere l'iniziativa di fare questa rivoluzione? Chi avrebbe assunto il potere? Stalin arrivò al potere! Stalin non aveva vissuto alcuna rivoluzione interiore a livello personale; era un prodotto della stessa società che aveva cambiato o che stava tentando di cambiare. Ha dimostrato di essere un capo assai più pericoloso degli zar che aveva distrutto; di fatto aveva vissuto sotto quegli zar, era un sottoprodotto di quella società feudale.
Ha tentato di cambiare la società, però egli stesso aveva una mentalità da dittatore. Impose la sua dittatura alla Nazione e la rivoluzione diventò una controrivoluzione. Questa è stata la sfortuna di tutte le rivoluzioni accadute nel mondo, perché il rivoluzionario è sempre  lo stesso tipo di persona creata dal passato, non è una persona nuova. Cosa potrebbe fare se non ripetere il passato mettendogli solo etichette nuove? Chiamandolo comunismo, socialismo, fascismo ; il nome non è importante, sono tutti nomi di fantasia. I nomi di fantasia turlupinano la gente .

Mulla Nasruddin andò dal medico per farsi fare un controllo generale e gli disse: «Per favore mi parli in modo semplice, non voglio nessun abracadabra medico o scientifico. Mi spieghi con parole semplici qual è il mio problema . Non usi nomi roboanti in latino o in greco. Mi dica, con parole elementari, qual è il mio problema». Il medico lo visitò, poi gli disse: «Se vuoi sapere la mia diagnosi, in parole semplici, non hai nessuna malattia, sei soltanto pigro». Il Mulla rispose : « Bene, la ringrazio. Adesso mi dica un nome di fantasia da riferire a mia moglie. Più il nome è roboante e meglio sarà. Scelga il più difficile!»

Noi continuiamo ad attribuirle nomi di fantasia, ma in profondità la realtà rimane sempre la stessa .
Nel 1917 non accadde niente. Uno zar fu sostituito da un altro, naturalmente più pericoloso. Perché più pericoloso? Perché Stalin aveva distrutto lo zar: era più forte di lui e certamente più astuto. Conosceva il modo usato per distruggere lo zar, quindi sapeva bene come fare per proteggersi e per non subire la stessa fine. In Russia creò una schiavitù maggiore della precedente, perché aveva paura che, prima o poi, l'avrebbero spodestato. Pertanto dovette rompere tutti i ponti e gettare via tutte le scale che aveva usato per raggiungere il potere e dovette essere assai guardingo. Lo zar stesso non era stato altrettanto cauto, poiché era zar dalla nascita e, avendo ereditato il potere, l'aveva dato per scontato. Invece Stalin si era fatto strada da solo e la strada era stata difficile. Il viaggio era stato lungo e periglioso, aveva dovuto annientare molti nemici.
A rivoluzione avvenuta, cominciò a distruggere e a uccidere tutti coloro che avrebbero potuto, in un modo o nell'altro, competere con lui. Trockij fu ucciso perché era l'uomo pronto a succedergli, era il più vicino a lui. Di fatto, in russia, era più influente dello stesso Stalin; essendo un intellettuale ebreo e un grande oratore, attraeva maggiormente le masse. Intellettualmente Stalin era una nullità, se confrontato a Trotsky: questo doveva essere ucciso. È possibile che anche Lenin fosse stato avvelenato dai suoi medici. In seguito, negli anni in cui Stalin fu al potere, egli annientò tutti i suoi avversari potenziali. Tutti i membri del Politburo furono uccisi, a uno a uno. È stato l'uomo più potente nella storia di tutta l'umanità e trasformò la Russia intera in un 'immensa prigione.
Così falliscono le rivoluzioni: la ragione principale del fallimento è che le abbiamo iniziate dalla direzione errata.

Il secondo motivo è che, a rivoluzione avvenuta, siamo stati costretti ad annientare i rivoluzionari, perché erano persone pericolose. Avevano distrutto la società esistente e allo stesso modo avrebbero distrutto la società appena creata: rivoluzionari sono i drogati della rivoluzione. Conoscono solo una situazione, sono esperti in un'unica materia:come fare per spodestare i governi, non importa di quale governo si tratti; il loro unico potere è annientare coloro che governano . A rivoluzione avvenuta, il primo lavoro delle persone giunte al potere è annientare tutti i rivoluzionari sopravvissuti.. e pensare che avevano conquistato il potere grazie al loro aiuto! Pertanto ogni rivoluzione si trasforma in una controrivoluzione, perché i compagni che li avevano aiutati a raggiungere il potere sono le persone più pericolose!
Tenta di comprendere. La mentalità del rivoluzionario è distruttiva: conosce solo i metodi per annientare, non conosce i metodi per creare. Il rivoluzionario è in grado di provocare la violenza nel popolo, ma è assolutamente incapace di aiutare il popolo a ritrovare la calma e la tranquillità necessarie per lavorare e per creare. Non conosce altro linguaggio. È stato un rivoluzionario per tutta la vita; tutta la sua attività, tutto il suo lavoro consistevano nel provocare la gente alla distruzione. Egli conosce solo questo linguaggio e non puoi sperare che cambi i suoi schemi di vita, neppure nella vecchiaia.
Quindi, chi conquista il potere deve annientare tutti gli altri rivoluzionari sopravvissuti. Ogni rivoluzione uccide i suoi stessi padri: deve farlo e, dopo che sono stati uccisi, la rivoluzione si trasforma in una controrivoluzione.

La stessa cosa accadde quando gli inglesi furono scacciati dall'India. Il mahatma Gandhi era stato l'artefice di quella liberazione. Quando il potere tornò in mano ai politici indiani, essi cominciarono a ignorare il mahatma Gandhi .Le sue ultime parole furono: «Nessuno mi ascolta. Io sono la persona più inutile». E pensare che quei politici avevano raggiunto il potere grazie al suo aiuto, ma nessuno lo ascoltava più. Ci sono sospetti fondati che gli stessi uomini, che Gandhi aveva messo al potere, fossero coinvolti nel suo assassinio, direttamente o indirettamente. Forse il loro coinvolgimento non fu diretto, ma indiretto: in ogni caso, erano del tutto consapevoli che Gandhi sarebbe stato ucciso, però non gli avevano dato nessuna protezione. Questo è un appoggio indiretto.
All'epoca Morarji Desai era al potere: lo informarono che era in atto una cospirazione, ma lui non tenne in nessun conto quell'informazione; come se tutti, in cuor loro, volessero liberarsi del mahatma, che rappresentava una difficoltà costante, a causa delle sue idee obsolete e che voleva procedere con i suoi vecchi metodi, nei quali era un vero esperto. Era sempre stato in opposizione al governo e lo era rimasto; anche ora che il governa era il suo, Gandhi continuava a fare critiche negative, creando continui imbarazzi tra i suoi membri. Dopo il suo assassinio, tutti si sentirono sollevati e, sebbene piangessero, si lamentassero e dichiarassero: «È accaduta una grande disgrazia!» in cuor loro si sentivano sollevati. .
 Una rivoluzione non può essere imposta dall'alto . Chi sono coloro che la impongono? Sono persone che fanno parte del passato e lo perpetueranno. Nessuna rivoluzione politica ha un futuro.
È possibile un unico tipo di rivoluzione: la rivoluzione spirituale,in cui ogni individuo dovrà cambiare il proprio essere. Se riusciremo a cambiare milioni di persone, allora cambierà anche la società. Non esiste un'altra via, non esistono scorciatoie.
È necessario comprendere anche un'altra cosa: è una caratteristica di ogni sistema nascente che emergano degli eroi, che sono eroi soltanto nel contesto che li ha prodotti. Quando gli eroi vincono e il contesto subisce un cambiamento, essi diventano il contesto che deve essere cambiato.
Un eroe nasce in una certa situazione. Per esempio, il mahatma Gandhi nacque a causa dell'impero britannico. Dopo la fine dell'impero britannico, il mahatma Gandhi non aveva più alcun significato. Il suo contesto non c'era più, da dove avrebbe preso il suo significato? Pertanto, una volta cambiato il contesto, l'eroe stesso diventa un peso inutile.
Lenin divenne un peso per coloro che avevano conquistato il potere, Gandhi divenne un peso per coloro che avevano conquistato il potere... È in atto una legge fondamentale: è una caratteristica di ogni sistema nascente che emergano degli eroi, che sono eroi soltanto nel contesto che avevano stimolato la loro creazione.
I capi politici sono leader temporanei. Esistono in un certo contesto e, quando quel contesto cessa di esistere, spariscono a loro volta. Ecco dove i Buddha differiscono: il loro contesto è l'eternità; il loro contesto non fa parte del tempo. Ecco dove Gesù, Lao Tzu, Zarathustra rimarranno eternamente significativi: essi non fanno parte del tempo, il loro messaggio è eterno. Il loro messaggi esiste nel contesto dell'infelicità umana, dell'ignoranza umana. A meno che l'intera esistenza non diventi illuminata, un Buddha non diventerà mai insignificante.
Ecco perché io dico che i politici vanno e vengono: stanno sulla scena per breve tempo. Solo gli esseri spirituali permangono in eterno, sono stabili. Il Buddha è tuttora significativo e lo rimarrà per sempre, per l'eternità, perché l'illuminazione sarà sempre un bisogno umano.
I politici non fanno la vera storia dell'umanità [né tanto meno i tecnici], fanno solo molto rumore. La vera storia dell'umanità è un'altra, è qualcosa che scorre come una corrente sotterranea, la vera storia dell'umanità non è ancora stata scritta, perché ci lasciamo assorbire troppo dalle cose temporali. Siamo ossessionati dalle notizie dei giornali, che sono importanti solo oggi, domani saranno già insignificanti. Se hai occhi per vedere, vedi questa evidenza e interessati di ciò che vive in eterno.
Le società del passato, le società antiche non erano molto interessate alle cose quotidiane: il loro interessamento penetrava più in profondità. Quella gente non era stata coltivata con i giornali, la radio e la televisione. Recitava il Corano, meditava sulla Gita, cantava i Veda, faceva meditazione davanti alle statue del Buddha e di Mahavira: questi sono fenomeni eterni.
Ecco perché affermo che gli avvenimenti quotidiani sono praticamente insignificanti: accadono in un dato momento e poi improvvisamente scompaiono, perché è cambiato il loro contesto. Le rivoluzioni politiche sono accadute e sono scomparse: sono solo bolle, bolle di sapone. Per un momento possono sembrare molto belle, però non sono diamanti eterni.
La rivoluzione interiore è un diamante eterno. Ma la rivoluzione interiore è difficoltosa, perché necessita di creatività; invece la rivoluzione esteriore necessità di distruttività. È facile odiare, è difficile amare. Distruggere è facile! Ecco perché la gente è tanto interessata alla distruzione: pensa che sia una scorciatoia. Creare è molto difficile.
Di nuovo voglio rammentarti che tutte le rivoluzioni politiche, essendo distruttive e molto abili nel distruggere, riescono a provocare la gente alla distruzione. È molto facile provocare la gente alla distruzione! Poiché la gente è infelice, si sente frustrata, riesci a provocarla a qualsiasi insurrezione ; ma subito dopo aver distrutto, sorge il problema: « E ora che facciamo?» Quella gente non conosce l'arte di creare, e i vostri cosiddetti rivoluzionari non sanno come gestire quella situazione, per cui tutti si sentono persi. L'infelicità continua ad essere presente anzi, a volte diventa più profonda, più sgradevole. Dopo qualche anno, la folla dimentica e di nuovo comincia a pensare in termini rivoluzionari e i capi politici sono sempre pronti a guidarla nella distruzione . Qui il mio lavoro è rendervi creativi. Non vi istigo ad alcuna distruzione. Non vi dico che dovete biasimare gli altri per la vostra infelicità. Io vi dico: ciascuno di voi è responsabile di ciò che gli accade, perciò solo coloro che hanno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, possono restare con me. Ma questa è una rivoluzione vera ; se ti assumi la responsabilità della tua vita, potrai iniziare a cambiarla. Il cambiamento sarà lento, e solo nel corso del tempo comincerai a entrare nel mondo della luce e della cristallizazione. Però, dopo che ti sarai cristallizzato, saprai cosa è la vera rivoluzione; allora condividerai con gli altri la tua rivoluzione. Deve accadere in questo modo: da cuore a cuore [e non da lancia a lancia].
I governi e le strutture sociali sono già cambiati molte volte, ma in realtà non è cambiato mai niente: si continuano a ripetere le stesse cose. Ecco perché non chiamo i miei sannyasin “rivoluzionari”, bensì “ribelli”; proprio per sottolineare la differenza. La rivoluzione è stata troppo contaminata dall'idea del sociale; la ribellione è individuale.
Ribellati! Assumiti la responsabilità della tua vita. Lascia perdere tutte le assurdità che gli altri hanno inculcato nella tua mente. Lascia perdere gli insegnamenti ricevuti e inizia ad imparare dall'ABC. Sarà un viaggio duro, arduo.
E ricorda un'altra cosa: all'inizio entrambi, i sistemi che subentrano e i governi, sono validi, poi diventano piano piano controproducenti. Questa è la natura del processo evolutivo in sé: qualsiasi cosa accada all'esterno, all'inizio sembra estremamente produttiva, ma ben presto diventa controproducente, poiché la vita cambia continuamente. La vita continua a fare balzi nell'ignoto e le vostre strutture rimangono sempre indietro e ogni struttura diventa, a sua volta, una tomba: bisogna distruggerla, continuamente.
Io vi sto mostrando la Via, per percorrere la quale non avete bisogno di alcuna struttura interiore. La consapevolezza può esistere senza strutture: questo è il significato della parola “libertà”. La consapevolezza non ha bisogno di alcuna struttura, di alcun carattere. La consapevolezza può vivere momento per momento, senza alcuna struttura , senza alcuna moralità, senza alcun carattere: perché è sufficiente. Grazie a essa puoi rispondere e la tua risposta sarà buona e virtuosa, perché avrai sempre risposto consapevolmente [In questo paragrafo ha riassunto in breve i principi del Tao Te Ching].

Vivi consapevolmente, senza alcuna struttura, in modo da non essere mai catturato in un sistema controproducente. Altrimenti accadrà anche in te di apprendere una cosa, di trovarla bella, ma rimarrà bella solo per qualche giorno; ben presto diventerà un'abitudine, da esserne ingabbiato.
La vita reale deve essere vissuta senza abitudini. L'hai sentito dire molte volte, te l'hanno ripetuto da sempre: «Abbandona le vecchie abitudini!» Io ti dico: «Abbandona l'abitudine in quanto tale!». Non esistono abitudini buone e abitudini cattive: tutte le abitudini sono nocive. Rimani senza abitudini, vivi senza abitudini; in questo modo vivrai momento per momento, in libertà: questa è la vita di un vero rivoluzionario.
Ricorda anche che, quando rimuovi un programma, non devio condannarlo come controproducente, ma devi tenere conto della sua passata utilità. Ripulisci la casa, senza sensi di colpa. Rimuoverai un programma, quando non si adatterà più alla tua Gestalt [Buona forma interiore] in continua evoluzione. Evita però di giudicare severamente il programma che rimuovi, poiché le pietre miliari erano necessarie per poter arrivare dove sei ora. Amale per la funzione che hanno assolto, mentre stai disinnescando il loro potere su di te, in vista delle nuove fasi che si profilano all'orizzonte.
Qualsiasi cosa tu faccia, prima o poi, diventerà un'abitudine. Nell'istante in cui ti accorgi che è diventata un'abitudine, abbandonala, poiché è diventata controproducente, controrivoluzionaria. Ti frenerebbe, non ti permetterebbe di andare avanti. Ti terrebbe impastoiato nel conosciuto, non ti permetterebbe di andare verso ciò che non è catalogato, che non è su una mappa, cioè l'incommensurabile. Pertanto, ogni volta che rimuovi un'abitudine, non sentirti in colpa! «La pulizia della casa dovrebbe essere fatta senza sensi di colpa.» E dovrebbe essere fatta senza severità. Quando rimuovi un'abitudine, per quanto sia stata ottima, rimuovila senza sensi di colpa. Non pensare: «Mia madre, mi aveva insegnato questa cosa. Rimuovendola è come se tradissi mia madre».
L'essere umano è una Gestalt in crescita. Ogni giorno gli accadono cose nuove, è inevitabile, ogni giorno deve assorbire ciò che è nuovo. Dà spazio a ciò che è nuovo; ciò che è obsoleto deve andare insieme al passato e tu devi salutarlo con profonda gratitudine.
Se riuscirai a ricordare queste due cose: non devi sentirti mai in colpa rimuovendo un vecchio programma e non devi mai giudicarlo con severità, allora procederai verso la rivoluzione che io intendo farvi comprendere.
Un rivoluzionario no è mai veramente in collera. Perché dovrebbe esserlo? Non c'è motivo. I tuoi genitori hanno fatto per te tutto ciò che potevano fare e l'hanno fatto con le migliori intenzioni. Il fatto che i loro insegnamenti non ti sono stato di alcuna utilità e non ti hanno reso libero, è un altro paio di maniche: non era nelle loro intenzioni. Le loro intenzioni erano buone e loro non avrebbero potuto fare altrimenti, visto che avevano vissuto in un mondo diverso.
Pertanto, allevando i vostri figli, ricordate di non imporre loro alcun programma; aiutateli invece a comprendere [altrimenti se non ne siete capaci astenetevi da alcun insegnamento]. Non date loro regole fisse, date loro la capacità di vedere le cose, affinché possano scoprire le loro regole personali. Non date loro alcun sapere, date loro la consapevolezza...ricordate sempre che i vostri figli non vivranno nello stesso mondo in cui avete vissuto voi e vivete voi: avranno il loro mondo. Un mondo che voi non riuscite né a sognare né a pensare. Non ripeteranno mai i vostri schemi di vita. Avranno uno stile di vita loro.
Date loro la consapevolezza e , dovunque vivranno, troveranno la loro strada. Date loro la luce, date loro gli occhi per vedere, per comprendere; date loro il coraggio sufficiente affinché , ogni volta che troveranno nel loro programma qualcosa di sbagliato, riescano a scartarlo, riescano ad abbandonarlo. Questo è Amore!
Non costringeteli a seguire uno schema di vita prefissato. Vivranno in un mondo del tutto diverso: perciò date loro Amore, non date loro alcun sapere. Il mondo cambia così rapidamente che qualsiasi cosa diate ai vostri figli, diventerà in breve tempo obsoleta e per loro sarà soltanto un peso. E se dovranno abbandonare quel peso, si sentiranno in colpa; oppure, se vorranno proprio liberarsene, si sentiranno in collera con voi. Nessuno dei due casi sarà un bene per loro, perciò non create tali situazioni ai vostri figli!
Vivete una vita rivoluzionaria, insegnate la rivoluzione ai vostri figli e a tutti coloro che amate. Solo questa rivoluzione non fallirà mai; ma finora nessuno ha mai tentato di realizzare questo tipo di rivoluzione.
Gesù ne parlò, ma nessuno tentò di attuarla. Il Buddha ne parlò, m nessuno tentò di attuarla. Io vi parlo di questa rivoluzione: dipende da voi, se avrete voglia di tentarla oppure no L'unica rivoluzione che possa accadere realmente, non è mai stata tentata, e tutte le rivoluzioni che l'umanità ha tentato di realizzare sono fallite.

http://www.evolfenix.org/maestri-spirituali/il-fallimento-delle-rivoluzioni-sociali