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Omicidio Sacchi, il padre di Luca: «Massimo della pena a chi ha sparato, Anastasiya è la responsabile morale»



«Ci sono dei responsabili materiali che meritano di scontare il massimo della pena e poi c’è chi, per la morte di mio figlio, ha una responsabilità morale. Quella persona è Anastasiya che si è portata via Luca e ha permesso che accadesse tutto questo». A parlare al Messaggero è Alfonso Sacchi, padre di Luca, il giovane ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso, con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub del quartiere Colli Albani, a Roma.
«Mi aspetto il massimo della pena. È il minimo a cui posso ambire. Mio figlio non me lo ridarà nessuno – continua Alfonso Sacchi – Se a loro, invece, danno dieci o vent’anni quando usciranno, avranno ancora il tempo per rifarsi una vita. Mio figlio invece no. Luca una vita non se la potrà rifare perché non c’è più».
L’uomo poi insiste sul dolore della perdita di Luca: «Non posso neanche trovare le parole per spiegare quanto sia devastante perdere un figlio. Tutti i giorni vivo con una pietra sulla bocca dello stomaco. Ora spero in una condanna giusta per provare ad alleggerire questo magone che, tuttavia mi porterò dentro per il resto dei miei giorni».

Sul ruolo di Anastasiya

«La ritengo la responsabile morale io spero che possano contestarle qualcosa perché è anche lei che ce lo ha portato via – prosegue il padre di Luca -. Ci siamo fidati di lei e abbiamo perso nostro figlio. Penso che quella sera Luca sia andato lì per tirarla fuori da qualche altro casino in cui Nastia si era cacciata e credo anche che quel proiettile non fosse per lui, che se lo è preso per difendere questa ragazza che ha tradito tutti noi».

Reggio Emilia, condannato a 2 anni l'ex ministro Scajola


Di Salvatore Santoru

 L’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola è stato condannato in primo grado nell'ambito del processo “Breakfast”
Scajola è stato giudicato colpevole di favoreggiamento della latitanza dell’ex parlamentare Amedeo Matacena

Scajola, riporta il Fatto Quotidiano(1), era stato arrestato nel 2014 dalla Dia nell'ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/24/claudio-scajola-lex-ministro-condannato-a-2-anni-per-aver-favorito-la-latitanza-di-matacena/5684466/

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FOTO: https://www.fanpage.it

Licenziati i cinque agenti della Polizia Penitenziaria che suonarono al matrimonio di Tony Colombo


Di Giuseppe Cozzolino

Cinque ispettori trombettisti appartenenti alla banda musicale della Polizia Penitenziaria sono stati licenziati: lo ha deciso l'amministrazione della penitenziaria stessa. I cinque avevano suonato durante le nozze di Tony Colombo e Tina Rispoli del 27 marzo del 2019: un evento la cui eco ha generato non poche polemiche culminate anche con una inchiesta della Magistratura. Alla base del licenziamento sembrerebbe esserci stato un riconosciuto "danno d'immagine" arrecato dai cinque alla Penitenziaria, con il quale sarebbe quindi anche venuto meno il rapporto fiduciario con il Corpo stesso.

Nei giorni scorsi, altri interrogatori

Sul matrimonio tra il cantante neomelodico Tony Colombo e Tina Rispoli, vedova del boss di camorra Gaetano Marino, le polemiche sono ancora ferventi. La magistratura, che al momento indaga per abuso d'ufficio, proprio pochi giorni fa aveva sentito il cantante di origine palermitana nonché Claudio De Magistris, fratello del vice sindaco di Napoli, entrambi indagati: i due sono stati sentiti dai magistrati per circa due ore, con il cantante neomelodico che si è presentato accompagnato dalla moglie. Pochi giorni prima era toccato invece a Gaetano D'Ambrosio, il capitano della Polizia Municipale di Napoli, sentito per tre ore dai pm: l'uomo è attualmente indagato per omissioni di atti d'ufficio nell'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea e relativa al concerto di piazza del Plebiscito del 25 marzo 2019, poche ore prima delle sue nozze con Tina Rispoli.

Quando l'Osapp disse "Sospensione? Un po' esagerata"

I cinque ispettori trombettisti della banda musicale erano stati già sospesi dalla Polizia Penitenziaria all'indomani dell'inchiesta. Un provvedimento che fu contestato dall'Osapp, l'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, che proprio a Fanpage.it nella terza puntata dell'inchiesta "Camorra Entertainment" parlò di provvedimento esagerato: "Sono stati sospesi dal corpo", aveva spiegato uno dei sindacalisti del Sappe, "provvedimento anche un po' esagerato, da poliziotti penitenziari noi comunque lavoriamo a stretto contatto con i detenuti: dai minori a chi commette reati anche abbastanza grossi, quindi non capisco quale possa essere il timore".

L'Uspp: "Dispiaciuti ma che sia da monito"
Appresa la notizia dei licenziamenti, l'Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria ha commentato: "Siamo certamente dispiaciuti per i destinatari dei provvedimenti e per gli effetti che da essi ne conseguiranno. Nel contempo, siamo certi che quanto accaduto possa fare da monito per tutti gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria". La nota è stata diffusa a mezzo stampa a firma del presidente Giuseppe Moretti e del segretario campano Ciro Auricchio.

FONTE: https://napoli.fanpage.it/suonarono-al-matrimonio-di-tony-colombo-licenziati-5-musicisti-della-penitenziaria/

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FOTO: https://www.fanpage.it

Venezia, studentessa cinese denuncia: "Insulti razzisti e sputi da due ragazzi sul treno"


Di Salvatore Santoru

Una 19enne di origine cinese, Valentina Wang, ha recentemente denunciato un episodio di razzismo avvenuto in un treno(1).

Più specificatamente la giovane, studentessa all'Università Ca' Foscari di Venezia, ha pubblicato su Facebook un post in cui ha parlato dell'aggressione subita ad opera di due ragazzi.

Più specificatamente, la giovane studentessa ha scritto che i due prima si sono resi artefici di insulti ed in seguito anche di sputi.


NOTA E PER APPROFONDIRE:


(1) https://www.repubblica.it/cronaca/2020/01/19/news/venezia_le_sputano_addosso_perche_e_cinese-246131400/


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FOTO: http://www.le-ultime-notizie.eu

Scuola romana divide bimbi tra ricchi e poveri: le stesse parole usate anche su sito del Miur


Di Enrico Tata

Sta facendo discutere la descrizione comparsa sul sito internet dell’istituto comprensivo via Trionfale a Roma, che sottolinea il ceto dei propri alunni a seconda del plesso scolastico. Se quelli che frequentano via Trionfale appartengono a famiglie del ceto medio-alto, quelli del plesso di via Assarotti provengono da estrazione sociale medio-bassa. Addirittura nella sede di via Cortina d'Ampezzo si specifica che molti alunni sono figli dei dipendenti nelle case dell'alta borghesia (colf, badanti e autisti). Queste le frasi esatte:

La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono, infatti,  alunni  appartenenti a  famiglie del ceto medio-alto, mentre  il Plesso  di via Assarotti,  situato  nel cuore del quartierepopolare di Monte Mario,  accoglie  alunni  di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra  gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli  dei lavoratori  dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili).

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, che ha commentato così la descrizione apparsa sul sito della scuola: "Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l'istituto possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido".

Le stesse parole utilizzate per un progetto del Miur

Le stesse parole, però, sono state pubblicate sul sito del Ministero per un progetto presentato dall'istituto comprensivo di via Trionfale nell'ambito del PON, Programma Operativo Nazionale. Si chiamava "Mente-cuore-mani: alla ricerca dei tuoi talenti" e aveva l'obiettivo "di proporre nuove modalità educative che, rompendo la logica strettamente disciplinare, si rivolgono alla totalità dell'alunno, mente-cuore-mani, attraverso percorsi multidisciplinari e multimediali che mirano a far emergere e valorizzare tutti i talenti". Il Ministero a autorizzato il finanziamento del progetto con 40mila euro.

Nel piano formativo dell'istituto, pubblicato sul sito Scuola in chiaro del Miur, si legge:

"Il contesto socio-economico è disomogeneo poiché il territorio di riferimento, che insiste su due Municipi, include fasce di popolazione appartenenti al ceto alto e zone in cui è elevata la presenza di famiglie di cittadinanza non italiana, socialmente svantaggiate. La percentuali di alunni con bisogni educativi speciali raggiunge il 7% del totale della popolazione scolastica. L'analisi della presenza di alunni con cittadinanza non italiana rispetto al totale della popolazione dei singoli plessi rileva disomogeneita' fra questi, in particolare per la scuola primaria si registrano le seguenti: Trionfale 26%, Assarotti 26%, Taverna 17%, Vallombrosa 6%". Si legge però anche che la "disomogeneità socio-economica rappresenta uno stimolo alla personalizzazione dei percorsi formativi".

Secondo Claudia Pratelli, assessore al Municipio III di Roma, "leggere parole come queste sul sito di una scuola fa orrore. Ma è molto più complicato e più grave di come sembra. Quello che leggete fa parte del RAV, il rapporto di autovalutazione, che le scuole sono obbligate a compilare e pubblicare sul sito. Questo RAV chiede di descrivere il contesto e la composizione sociale della scuola. Precisamente chiede di delineare limiti e opportunità del contesto sociale. È scelta delle dirigente e del nucleo di valutazione, deputati a compilarlo, valutare quali siano i limiti, quali le opportunità e quali parole scegliere. Non è una scelta ma obbligatorio, invece, pubblicarlo sul sito. Possiamo anche gridare allo scandalo, che si ripete ogni anno, del preside classista, ma se oltre al dito non guardiamo la luna della privatizzazione strisciante dell’istruzione rischiamo di non capirci granchè. Soprattutto colpisce l’indignazione un po’ naïf della Ministra Azzolina, che se si percepisce esclusivamente commentatrice del mondo dell’istruzione comincia molto male".

La risposta dell'istituto: "Nessun classismo, solo descrizione territorio"
Secondo l'istituto di via Trionfale nelle parole pubblicate sul sito non c'è nessun intento discriminatorio, ma solo una "mera descrizione socio economica del territorio". Il testo, comunque, è stato modificato e sono state rimosse "le definizioni interpretate in maniera discriminatoria".

Rusconi (Associazione presidi): "La scuola deve essere inclusiva"

"Ritengo che quando un istituto scolastico debba presentare sé stesso sul sito della scuola non possa utilizzare parametri pseudosociologici, medio-borghesia, ambiente poco acculturato e così via. Questo può indurre chi legge a pensare che vi siano classi di serie A e serie B, invece la scuola deve essere inclusiva", ha dichiarato ai microfoni di Fanpage.it Mario Rusconi, presidente dell'Associazione Nazionale dei Presidi del Lazio. "Bisogna fare in modo che ci sia una preparazione adeguata delle persone che curano i siti delle scuole", ha aggiunto.

FONTE: https://roma.fanpage.it/scuola-romana-divide-bimbi-tra-ricchi-e-poveri-le-stesse-parole-usate-anche-su-sito-del-miur/

Se n'è andato il giornalista Italo Moretti: fu inviato Rai e direttore del Tg3


Di Salvatore Santoru

Se n'è andato, all'età di 86 anni, l'ex inviato Rai Italo Moretti(1).
Moretti, che nel 1995 fu anche direttore del Tg3, fu inviato per diversi anni in America Latina e documentò le critiche situazioni politiche presenti in diverse nazioni, tra cui il Cile, l'Uruguay e l'Argentina.

Proprio a proposito del Cile, lo stesso Moretti fu uno dei primi giornalisti che si recò a Santiago dopo il golpe di Pinochet e documentò la repressione attuata dal suo regime.
Inoltre, documentò anche la tragica vicenda dei desaparecidos dell'Argentina.

NOTA: 

(1) https://tv.fanpage.it/morto-italo-moretti-giornalista-e-inviato-rai-ed-ex-direttore-del-tg3/
http://tv.fanpage.it/

FOTO: fanpage.it

‘Ndrangheta, la maxi-operazione scompare dalle prime pagine dei grandi giornali: niente su Stampa e Repubblica, un box sul Corriere



E’ stata definita la più grande operazione dopo quella che portò allo storico Maxi processo alla mafia: 334 arresti in 11 regioni d’Italia. Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha deciso di anticipare l’operazione di 24 ore per il rischio di fuga delle notizie che poteva mettere in dubbio la riuscita della retata. E’ una nuova conferma, ai massimi livelli, del triangolo dall’odore eversivo tra criminalità organizzata, politica e massoneria. E poi il condizionamento, come sempre quando si tratta di mafia, di pezzi dello Stato: il funzionamento regolare dei processi, le liste d’attesa negli ospedali, la fedeltà di ufficiali dei carabinieri. Eppure i più importanti giornali italiani hanno deciso di ignorare, trascurare, ridurre al minimo e perfino nascondere dalla prima pagina la notizia delle centinaia di arresti che hanno smantellato una parte della mafia più potente, quella calabrese.

Non ha meritato neanche una riga in prima pagina, per esempio, su Repubblica e Stampa. Il giornale diretto da Carlo Verdelli ha diverse notizie in appoggio all’apertura dedicata alle Sardine, ma non ha trovato spazio per l’operazione anti-‘ndrangheta. Il quotidiano di Torino ha molti più titoli nella sua “copertina” (dallo spread greco alla “pasta dei nonni che parla tutte le lingue del mondo”), ma è una dignità che non è stata dedicata all’inchiesta sulla criminalità organizzata che ha travolto di nuovo la Calabria. Dentro il giornale l’articolo arriva a pagina 14 nonostante lo stesso titolo la definisca come “La retata più grande di sempre” in inchieste di ‘ndrangheta.
Niente visibilità in prima pagina nemmeno sull’altro giornale del gruppo editoriale, il ligure Secolo XIX, che sceglie un’apertura dedicata giustamente alle notizie più locali, ma conserva gli spazi per quelle nazionali (e non) a una polemica della segretaria della Cisl contro quello della Cgil e alla “anima persa” della Francia sulle pensioni. L’inchiesta antimafia partita dalla Calabria non è riuscita a sfondare la parete della prima pagina nemmeno sul Quotidiano Nazionale, negli spazi dedicati alle notizie nazionali.
Non c’è traccia della notizia neanche sulla prima dei giornali che più di tutti e ogni giorno costruiscono il loro racconto sul cosiddetto “allarme sicurezza”, cioè La Verità e Libero. Il quotidiano di Maurizio Belpietro dedica spazio per esempio alla “sfida di Ratzinger” alla Chiesa tedesca e a una licenza di Leonardo per degli elicotteri “congelata”. I lettori della Verità hanno finalmente scoperto dell’inchiesta con più di 400 indagati a pagina 19. Il giornale condiretto da Vittorio Feltri e Pietro Senaldi, invece, in prima pagina si dedica anima e corpo al cenone aziendale che va in crisi e omette la notizia dei 334 arresti, riportandola a pagina 15 (non il titolo principale, ma in un box in fondo alla pagina), comunque dopo aver dato conto (a pagina 8) della possibile gravidanza di Francesca Verdini, la compagna del segretario della Lega Matteo Salvini.
Il giornale più importante d’Italia, il Corriere della Sera, la notizia in prima ce l’ha: è un quadrotto di spalla, con un titolo tagliato su un virgolettato che rimanda al pezzo di uno dei cronisti di giudiziaria, Giovanni Bianconi. Dentro, i pezzi sono due, ancora una volta dopo una bell’attività di sfoglio, alle pagine 18 e 19. Scelta simile per il Sole 24 Ore, che peraltro rispetto agli altri giornali generalisti avrebbe l’attenuante di essere un quotidiano specializzato in economia (ma d’altra parte cos’è che più delle mafie mette in ginocchio l’economia?). Dei “grandi” chi fa di più e approfondisce di più è il Messaggero con più pezzi all’interno (alle pagine 12 e 13) e un titolo di taglio basso in prima pagina, comunque visibile. Diversa da Libero e Verità la scelta del Giornale di Alessandro Sallusti che dà parecchio risalto in prima pagina alla notizia sull’operazione antimafia anche se con un richiamo che parte dal commento titolato su “una terra senza buoni”.
Il quotidiano che dedica più spazio in copertina alla maxi-operazione di ‘ndrangheta è il Manifesto che inserisce la notizia subito sotto la consueta fotonotizia di apertura, questa volta sul possibile processo a Salvini per il caso della nave della guardia costiera Gregoretti. E’ la seconda notizia del giornale anche su Avvenire, il giornale della conferenza episcopale. “Un colpo alle cosche che infiltrano l’Italia” è il titolo del quotidiano di Marco Tarquinio.
C’è, comunque, un quotidiano che decide di aprire in prima pagina con l’operazione condotta dalla Procura di Catanzaro ed eseguita da circa 3mila carabinieri: il Riformista, il giornale “garantista” che piace molto ai renziani diretto da Piero Sansonetti (ex direttore per tre anni di Calabria Ora e per altri tre del Dubbio, il giornale delle Camere penali) e edito da Alfredo Romeo, coinvolto nell’inchiesta Consip e pluriprescritto (in un caso per corruzione). Il titolo del Riformista, sorvolando sul maxi-refuso di una “a” mancante, è “Gratteri arresta metà Calabria. Giustizia? No, è solo show”. Il senso del pezzo è legato ad alcune altre maxi-operazioni del passato che – racconta il giornale – sarebbero finite con molte assoluzioni.
Il premio fantasia, infine, va invece al Foglio che ha un lungo pezzo sulla ‘ndrangheta sul giornale (non in prima ma a pagina 3), ma riguarda il sequestro di due giorni fa a un imprenditore delle scommesse online: dei 334 arresti, invece, nemmeno l’ombra.

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