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La mancata zona rossa di Alzano Lombardo e Nembro: le domande senza risposta


Di Veronica Di Benedetto Montaccini

La nota tecnica dell’ISS
Prima del lockdown nazionale annunciato la sera del 9 marzo, le uniche zone rosse erano quelle di Codogno e degli 11 comuni del lodigiano. Ma una nota riservata dell’Istituto Superiore di Sanità – che noi di TPI abbiamo potuto visionare – evidenziava, già lo scorso 2 marzo, “l’incidenza di contagi da Covid-19 nei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro, e anche in quello bresciano di Orzinuovi, raccomandandone l’isolamento immediato e la chiusura, con la creazione di una zona rossa come quella di Codogno”. Ciò tuttavia non è mai avvenuto. E tutt’oggi quell’area è il focolaio principale che ha fatto diventare Bergamo il lazzaretto d’Italia.

Le zone di Nembro e Alzano hanno 25 mila abitanti, 370 aziende, quattromila lavoratori e 680 milioni di fatturato all’anno. Nell’inchiesta realizzata in più parti da Francesca Nava abbiamo sottolineato come nella gestione di questa emergenza la macchina dello Stato si sia ancora una volta incagliata nel dilemma tra salute ed economia. Tra importanza della vita per tutti i cittadini, anche le fasce più deboli, e produttività.

Le prime conferme
La nota dell’ISS non è un’opinione, si tratta di una precisa indicazione nero su bianco. Durante le ultime settimane la Regione Lombardia e il Governo Conte si sono più volte rilanciati la palla delle responsabilità, senza dare però risposte.

Dopo l’inchiesta di TPI, il 26 marzo 2020 la Protezione Civile conferma che la nota riservata dell’ISS era stata letta e valutata dal comitato scientifico.

Poi, arriva una seconda conferma: la Regione e il governo sapevano. Come emerge dal filmato della conferenza stampa del 6 marzo scorso in Lombardia, l’assessore al Welfare Giulio Gallera dichiarava che l’Istituto Superiore di Sanità aveva formulato – tre giorni prima – una richiesta precisa al governo: chiudere Alzano Lombardo e Nembro. “Quando per la prima volta –  dice lo stesso Gallera – ci siamo confrontati con l’ISS tre giorni fa (il 3 marzo ndr) che aveva formulato una richiesta precisa al governo… Ecco se 3 giorni fa fosse arrivata questa risposta, si evitava un’incertezza. Traete voi le conseguenze”.

Le domande senza risposta
La protezione civile ha dato tre diverse spiegazioni, nelle diverse risposte alle domande poste da noi di TPI durante le quotidiane conferenze stampa per il bollettino delle 18. Eccole qui:
1. “Dopo Lodi non potevamo chiudere altre aree”. Ma l’ISS nella nota dice che quella chiusura era necessaria per la salute pubblica. Quindi perché “non potevano”?
2. “Di lì a poco il governo avrebbe preso un nuovo provvedimento”. Quel provvedimento arriverà però solo 1 settimana dopo, l’8 marzo e stringerà solo sui comportamenti individuali, non toccherà le aziende (per quelle passeranno altre 2 settimane). Ma soprattutto non isolerà i focolai, come era invece stato fatto con successo a Codogno e nel lodigiano.
3. “Le misure adottate dal governo sono state prese in ossequio ai principi di proporzionalità e adeguatezza”, ha detto a TPI il capo della protezione civile Borrelli. Purtroppo sono i decessi a smentire questa affermazione.

Perché quella nota dell’ISS è rimasta volutamente inascoltata? Di chi è esattamente la responsabilità della mancata chiusura a zona rossa? Con la conferenza stampa del 6 marzo, l’assessore Gallera ha messo le mani avanti e scaricato ogni responsabilità sul Governo? Eppure la Regione Lombardia avrebbe potuto agire e istituire la zona rossa. Chi ha fatto pressioni per lasciare quei comuni aperti, nonostante l’enorme rischio contagi? Queste domande non possono restare senza una risposta.

I precedenti: la Regione Lombardia non ascolta il grido d’aiuto

Non è solo la nota dell’ISS ad essere stata sottovalutata. Bisogna fare un ulteriore passo indietro per trovare un altro segnale della gravità dell’emergenza completamente ignorato dalla Regione.
Era il 22 febbraio quando Angelo Giupponi, direttore dell’Agenzia regionale emergenza urgenza (AREU) di Bergamo, inviava un’email all’assessorato al Welfare della regione Lombardia, diretto da Giulio Gallera. Il medico sottolineava “l’urgente necessità di allestire degli ospedali esclusivamente riservati a ricoverati per Covid-19, così da evitare promiscuità con altri pazienti e quindi diffusione del virus nelle strutture ospedaliere”.
Solo il giorno prima, Mattia, 38enne di Codogno, era risultato positivo al tampone per il Coronavirus, e tutti gli sforzi della Regione erano concentrati sulla creazione della “zona rossa” in provincia di Lodi. Le vittime del virus in Italia erano ancora contenute (il 21 febbraio la prima vittima confermata del Coronavirus, Adriano Trevisan, morto in Veneto).

Omicidio Sacchi, il padre di Luca: «Massimo della pena a chi ha sparato, Anastasiya è la responsabile morale»



«Ci sono dei responsabili materiali che meritano di scontare il massimo della pena e poi c’è chi, per la morte di mio figlio, ha una responsabilità morale. Quella persona è Anastasiya che si è portata via Luca e ha permesso che accadesse tutto questo». A parlare al Messaggero è Alfonso Sacchi, padre di Luca, il giovane ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso, con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub del quartiere Colli Albani, a Roma.
«Mi aspetto il massimo della pena. È il minimo a cui posso ambire. Mio figlio non me lo ridarà nessuno – continua Alfonso Sacchi – Se a loro, invece, danno dieci o vent’anni quando usciranno, avranno ancora il tempo per rifarsi una vita. Mio figlio invece no. Luca una vita non se la potrà rifare perché non c’è più».
L’uomo poi insiste sul dolore della perdita di Luca: «Non posso neanche trovare le parole per spiegare quanto sia devastante perdere un figlio. Tutti i giorni vivo con una pietra sulla bocca dello stomaco. Ora spero in una condanna giusta per provare ad alleggerire questo magone che, tuttavia mi porterò dentro per il resto dei miei giorni».

Sul ruolo di Anastasiya

«La ritengo la responsabile morale io spero che possano contestarle qualcosa perché è anche lei che ce lo ha portato via – prosegue il padre di Luca -. Ci siamo fidati di lei e abbiamo perso nostro figlio. Penso che quella sera Luca sia andato lì per tirarla fuori da qualche altro casino in cui Nastia si era cacciata e credo anche che quel proiettile non fosse per lui, che se lo è preso per difendere questa ragazza che ha tradito tutti noi».

Reggio Emilia, condannato a 2 anni l'ex ministro Scajola


Di Salvatore Santoru

 L’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola è stato condannato in primo grado nell'ambito del processo “Breakfast”
Scajola è stato giudicato colpevole di favoreggiamento della latitanza dell’ex parlamentare Amedeo Matacena

Scajola, riporta il Fatto Quotidiano(1), era stato arrestato nel 2014 dalla Dia nell'ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/24/claudio-scajola-lex-ministro-condannato-a-2-anni-per-aver-favorito-la-latitanza-di-matacena/5684466/

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FOTO: https://www.fanpage.it

Licenziati i cinque agenti della Polizia Penitenziaria che suonarono al matrimonio di Tony Colombo


Di Giuseppe Cozzolino

Cinque ispettori trombettisti appartenenti alla banda musicale della Polizia Penitenziaria sono stati licenziati: lo ha deciso l'amministrazione della penitenziaria stessa. I cinque avevano suonato durante le nozze di Tony Colombo e Tina Rispoli del 27 marzo del 2019: un evento la cui eco ha generato non poche polemiche culminate anche con una inchiesta della Magistratura. Alla base del licenziamento sembrerebbe esserci stato un riconosciuto "danno d'immagine" arrecato dai cinque alla Penitenziaria, con il quale sarebbe quindi anche venuto meno il rapporto fiduciario con il Corpo stesso.

Nei giorni scorsi, altri interrogatori

Sul matrimonio tra il cantante neomelodico Tony Colombo e Tina Rispoli, vedova del boss di camorra Gaetano Marino, le polemiche sono ancora ferventi. La magistratura, che al momento indaga per abuso d'ufficio, proprio pochi giorni fa aveva sentito il cantante di origine palermitana nonché Claudio De Magistris, fratello del vice sindaco di Napoli, entrambi indagati: i due sono stati sentiti dai magistrati per circa due ore, con il cantante neomelodico che si è presentato accompagnato dalla moglie. Pochi giorni prima era toccato invece a Gaetano D'Ambrosio, il capitano della Polizia Municipale di Napoli, sentito per tre ore dai pm: l'uomo è attualmente indagato per omissioni di atti d'ufficio nell'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea e relativa al concerto di piazza del Plebiscito del 25 marzo 2019, poche ore prima delle sue nozze con Tina Rispoli.

Quando l'Osapp disse "Sospensione? Un po' esagerata"

I cinque ispettori trombettisti della banda musicale erano stati già sospesi dalla Polizia Penitenziaria all'indomani dell'inchiesta. Un provvedimento che fu contestato dall'Osapp, l'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, che proprio a Fanpage.it nella terza puntata dell'inchiesta "Camorra Entertainment" parlò di provvedimento esagerato: "Sono stati sospesi dal corpo", aveva spiegato uno dei sindacalisti del Sappe, "provvedimento anche un po' esagerato, da poliziotti penitenziari noi comunque lavoriamo a stretto contatto con i detenuti: dai minori a chi commette reati anche abbastanza grossi, quindi non capisco quale possa essere il timore".

L'Uspp: "Dispiaciuti ma che sia da monito"
Appresa la notizia dei licenziamenti, l'Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria ha commentato: "Siamo certamente dispiaciuti per i destinatari dei provvedimenti e per gli effetti che da essi ne conseguiranno. Nel contempo, siamo certi che quanto accaduto possa fare da monito per tutti gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria". La nota è stata diffusa a mezzo stampa a firma del presidente Giuseppe Moretti e del segretario campano Ciro Auricchio.

FONTE: https://napoli.fanpage.it/suonarono-al-matrimonio-di-tony-colombo-licenziati-5-musicisti-della-penitenziaria/

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FOTO: https://www.fanpage.it

Venezia, studentessa cinese denuncia: "Insulti razzisti e sputi da due ragazzi sul treno"


Di Salvatore Santoru

Una 19enne di origine cinese, Valentina Wang, ha recentemente denunciato un episodio di razzismo avvenuto in un treno(1).

Più specificatamente la giovane, studentessa all'Università Ca' Foscari di Venezia, ha pubblicato su Facebook un post in cui ha parlato dell'aggressione subita ad opera di due ragazzi.

Più specificatamente, la giovane studentessa ha scritto che i due prima si sono resi artefici di insulti ed in seguito anche di sputi.


NOTA E PER APPROFONDIRE:


(1) https://www.repubblica.it/cronaca/2020/01/19/news/venezia_le_sputano_addosso_perche_e_cinese-246131400/


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FOTO: http://www.le-ultime-notizie.eu

Scuola romana divide bimbi tra ricchi e poveri: le stesse parole usate anche su sito del Miur


Di Enrico Tata

Sta facendo discutere la descrizione comparsa sul sito internet dell’istituto comprensivo via Trionfale a Roma, che sottolinea il ceto dei propri alunni a seconda del plesso scolastico. Se quelli che frequentano via Trionfale appartengono a famiglie del ceto medio-alto, quelli del plesso di via Assarotti provengono da estrazione sociale medio-bassa. Addirittura nella sede di via Cortina d'Ampezzo si specifica che molti alunni sono figli dei dipendenti nelle case dell'alta borghesia (colf, badanti e autisti). Queste le frasi esatte:

La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono, infatti,  alunni  appartenenti a  famiglie del ceto medio-alto, mentre  il Plesso  di via Assarotti,  situato  nel cuore del quartierepopolare di Monte Mario,  accoglie  alunni  di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra  gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli  dei lavoratori  dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili).

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, che ha commentato così la descrizione apparsa sul sito della scuola: "Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l'istituto possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido".

Le stesse parole utilizzate per un progetto del Miur

Le stesse parole, però, sono state pubblicate sul sito del Ministero per un progetto presentato dall'istituto comprensivo di via Trionfale nell'ambito del PON, Programma Operativo Nazionale. Si chiamava "Mente-cuore-mani: alla ricerca dei tuoi talenti" e aveva l'obiettivo "di proporre nuove modalità educative che, rompendo la logica strettamente disciplinare, si rivolgono alla totalità dell'alunno, mente-cuore-mani, attraverso percorsi multidisciplinari e multimediali che mirano a far emergere e valorizzare tutti i talenti". Il Ministero a autorizzato il finanziamento del progetto con 40mila euro.

Nel piano formativo dell'istituto, pubblicato sul sito Scuola in chiaro del Miur, si legge:

"Il contesto socio-economico è disomogeneo poiché il territorio di riferimento, che insiste su due Municipi, include fasce di popolazione appartenenti al ceto alto e zone in cui è elevata la presenza di famiglie di cittadinanza non italiana, socialmente svantaggiate. La percentuali di alunni con bisogni educativi speciali raggiunge il 7% del totale della popolazione scolastica. L'analisi della presenza di alunni con cittadinanza non italiana rispetto al totale della popolazione dei singoli plessi rileva disomogeneita' fra questi, in particolare per la scuola primaria si registrano le seguenti: Trionfale 26%, Assarotti 26%, Taverna 17%, Vallombrosa 6%". Si legge però anche che la "disomogeneità socio-economica rappresenta uno stimolo alla personalizzazione dei percorsi formativi".

Secondo Claudia Pratelli, assessore al Municipio III di Roma, "leggere parole come queste sul sito di una scuola fa orrore. Ma è molto più complicato e più grave di come sembra. Quello che leggete fa parte del RAV, il rapporto di autovalutazione, che le scuole sono obbligate a compilare e pubblicare sul sito. Questo RAV chiede di descrivere il contesto e la composizione sociale della scuola. Precisamente chiede di delineare limiti e opportunità del contesto sociale. È scelta delle dirigente e del nucleo di valutazione, deputati a compilarlo, valutare quali siano i limiti, quali le opportunità e quali parole scegliere. Non è una scelta ma obbligatorio, invece, pubblicarlo sul sito. Possiamo anche gridare allo scandalo, che si ripete ogni anno, del preside classista, ma se oltre al dito non guardiamo la luna della privatizzazione strisciante dell’istruzione rischiamo di non capirci granchè. Soprattutto colpisce l’indignazione un po’ naïf della Ministra Azzolina, che se si percepisce esclusivamente commentatrice del mondo dell’istruzione comincia molto male".

La risposta dell'istituto: "Nessun classismo, solo descrizione territorio"
Secondo l'istituto di via Trionfale nelle parole pubblicate sul sito non c'è nessun intento discriminatorio, ma solo una "mera descrizione socio economica del territorio". Il testo, comunque, è stato modificato e sono state rimosse "le definizioni interpretate in maniera discriminatoria".

Rusconi (Associazione presidi): "La scuola deve essere inclusiva"

"Ritengo che quando un istituto scolastico debba presentare sé stesso sul sito della scuola non possa utilizzare parametri pseudosociologici, medio-borghesia, ambiente poco acculturato e così via. Questo può indurre chi legge a pensare che vi siano classi di serie A e serie B, invece la scuola deve essere inclusiva", ha dichiarato ai microfoni di Fanpage.it Mario Rusconi, presidente dell'Associazione Nazionale dei Presidi del Lazio. "Bisogna fare in modo che ci sia una preparazione adeguata delle persone che curano i siti delle scuole", ha aggiunto.

FONTE: https://roma.fanpage.it/scuola-romana-divide-bimbi-tra-ricchi-e-poveri-le-stesse-parole-usate-anche-su-sito-del-miur/

Se n'è andato il giornalista Italo Moretti: fu inviato Rai e direttore del Tg3


Di Salvatore Santoru

Se n'è andato, all'età di 86 anni, l'ex inviato Rai Italo Moretti(1).
Moretti, che nel 1995 fu anche direttore del Tg3, fu inviato per diversi anni in America Latina e documentò le critiche situazioni politiche presenti in diverse nazioni, tra cui il Cile, l'Uruguay e l'Argentina.

Proprio a proposito del Cile, lo stesso Moretti fu uno dei primi giornalisti che si recò a Santiago dopo il golpe di Pinochet e documentò la repressione attuata dal suo regime.
Inoltre, documentò anche la tragica vicenda dei desaparecidos dell'Argentina.

NOTA: 

(1) https://tv.fanpage.it/morto-italo-moretti-giornalista-e-inviato-rai-ed-ex-direttore-del-tg3/
http://tv.fanpage.it/

FOTO: fanpage.it

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