Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta mappe. Mostra tutti i post

LA MAPPA DEI PAESI PIU' RAZZISTI DEL MONDO:INDIA,ARABIA E GIORDANIA IN TESTA, I PIU' TOLLERANTI IN AMERICA,EUROPA DEL NORD E AUSTRALIA

paesi piu razzisti, mappa dei Paesi del mondo

Di Salvatore Santoru

A dicembre del 2016 il quotidiano statunitense Washington Post aveva stilato una mappa del razzismo mondiale sulla base dei dati del World Values Survey(1).
Secondo lo studio della WVS, si è appurato che i paesi più razzisti al mondo sono l'India,l'Arabia Saudita e la Giordania.
Il razzismo è forte anche in paesi quali l'Iran,il Marocco,la Tunisia,l'Algeria e altri paesi africani e asiatici, tra cui Nigeria,Vietnam e Corea del Sud.
A livelli mondialmente medi e per i nostri standard occidentali comunque altissimi quelli di Russia e Cina mentre i paesi meno razzisti risultano essere quelli americani,probabilmente a causa del fatto che si tratta di relativamente recenti paesi nati da migranti e per la coesistenza tra le diverse etnie che compongono gli stessi(si pensi agli USA ma lo stesso vale per l'Argentina,il Brasile,il Venezuela ecc) e quelli nordeuropei nonché l'Australia.
Per quanto riguarda l'Europa occidentale i livelli di razzismo sono mondialmente tra i più bassi(più bassi in Germania,più alti in Italia), a parte la Francia che risulta l'unico paese europeo occidentale con più del 20%.

NOTE:

(1)http://www.termometropolitico.it/1237965_la-mappa-dei-paesi-piu-razzisti-testa-india-giordania-arabia-saudita.html

LA MAPPA DEL MONDO PIÙ PRECISA DI SEMPRE



http://www.tpi.it/mondo/giappone/mappa-mondo-piu-esatta

Com’è noto, le mappe e i planisferi che rappresentano la Terra o alcune parti di essa sono solitamente delle approssimazioni il più possibile veritiere. Soprattutto per quanto riguarda l’intero globo, è ovviamente difficile riportarne la forma reale, dovendo ridurre a due dimensioni una forma sferica.





Ecco quindi che, nelle mappe tradizionali del mondo che seguono la nota proiezione di Mercatore, la Groenlandia e l'Antartide sembrano di solito molto più grandi di quanto realmente sono, mentre l'Africa, trovandosi nei pressi dell’equatore, appare notevolmente più piccola rispetto alle sue dimensioni reali.
Ora però il designer giapponese Hajime Narukawa ha realizzato un planisfero chiamato AuthaGraph che tenta di correggere questi problemi, ed è stato recentemente premiato per la sua rappresentazione apparentemente anomala, ma a quanto pare molto corretta, della disposizione e delle dimensioni dei vari territori del mondo.
Su AuthaGraph, i continenti non sono allineati, ma inclinati in modo da fornire una rappresentazione più accurata delle distanze tra di loro. Attraverso questo nuovo metodo si evitano errori madornali come quello che in alcune mappe vede la Groenlandia grande quanto l'Africa, che in realtà misura 14 volte tanto.

Mappa delle religioni del mondo



Una interessante mappa delle religioni nel mondo aggiornata al 2002, trovata su mapsorama, fonte Enciclopaedia Britannica.


La Cnn cancella Israele dalla mappa del Medio Oriente (per errore)

Collegamento permanente dell'immagine integrata
https://twitter.com/Niek1953/status/670191714620035072/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Di Renato Paone

Clamorosa svista della CNN che, sul sito CnnMoney, ha pubblicato una mappa del Medio Oriente in cui Israele non esiste, ma al suo posto c'è solo la Palestina. Ovviamente la vicenda non è sfuggita in quel di Tel Aviv e i maggiori siti d'informazione hanno gridato allo scandalo, in particolar modo HonestReporting, che si occupa di tutte le notizie riguardanti Israele.
Subito la Cnn ha tentato di rimediare all'errore, eliminando la foto incriminata dal sito e dall'articolo, sostituendola con una foto dei bombardamenti di Aleppo. Poi la timida giustificazione dell'emittente americana, che ha affermato che l'immagine non era una creazione dei suoi grafici.
"Ringraziamo la Cnn per aver rimediato all'errore, ma comunque ci chiediamo come questo possa essere accaduto", scrive HonestReporting in una nota.
Simon Polsker, caporedattore del sito, ha dichiarato: " Non importa che si tratti di una svista o di un errore, è semplicemente inaccettabile che nell'illustrazone della Cnn non compaia Israele. Viviamo in una fase storica delicata, in cui la legittimità del nostro stato viene messa in discussione da feroci estremisti anti-israeliani. Un errore del genere non fa altro che alimentare l'odio di tutti quelli che desiderano la cancellazione di Israele".

Il mistero della mappa di Piri Reìs


Muhiddin Piri Ibn Haji Mehmet (o Memmed), nato a Oelibolu (Gallipoli) tra il 1465 e il 1470 e morto a Il Cairo, Egitto nel 1554 o nel 1555, era un ex pirata turco, con ogni probabilità di origine greca, divenuto ammiraglio (Re'is in arabo) della flotta della Mezzaluna, vissuto ai tempi di Solimano II il Magnifico (1520-1566). Egli aveva un interesse passionale per la sua collezione di vecchie mappe ed era considerato un esperto delle terre e delle coste del Mediterraneo tanto che nel 1523 Solimano gli commissionò un atlante che resta una pietra miliare nella storia della cartografia moderna. Parti di questo atlante sono ancora oggi conservate presso il museo di Berlino. Questo libro di navigazione era il "Kitabi Bahriye" (Il Libro del Mare), dove Piri Reis descriveva tutti i dettagli delle linee costiere, delle spiagge, delle correnti, delle baie, degli stretti e dei bassifondi del Mediterraneo e del Mar Egeo. Tuttavia, nonostante la fulgida carriera, lo stesso sultano non esitò a farlo decapitare, quando Reis fu accusato di essersi lasciato indurre, con la corruzione, a togliere l'assedio dalla rocca di Gibilterra.
Quando la sua nave ammiraglia attraccava in qualche nuovo porto, Piri Reis e i suoi aiutanti perlustravano i bazar alla ricerca di antiche carte. Durante una battaglia navale, l'ammiraglio catturò molti marinai nemici. Uno di questi si vantava di aver navigato con Colombo durante i suoi tre viaggi verso il nuovo mondo. Reis, continuamente alla ricerca di nuove informazioni e di mappe, interrogò l'uomo, che rivelò d'essere veramente uno dei marinai di Colombo. Reis gli domandò se Colombo era pazzo, o se sapeva che esistevano delle terre oltre l'oceano. Il marinaio affermò che Colombo lo sapeva perché aveva delle mappe, e che lui le aveva con sé! Gli occhi dell'ammiraglio scrutavano quelle mappe ingiallite. I tratti sulla pergamena erano precisi. Il suo alto rango gli permetteva di avere libero accesso alla Biblioteca Imperiale di Costantinopoli nella quale si trovavano numerose antiche carte. Vincitore in molte battaglie navali, la sua esistenza è stata provata con certezza. Usando queste mappe appartenute a Cristoforo Colombo e la sua collezione di antiche carte (che non sono mai state rinvenute in seguito), l'Ammiraglio Piri Reis compilò una mappa mondiale nel mese del beato Muharrem, nell'anno musulmano 919, corrispondente al periodo del calendario gregoriano che va dal 9 marzo al 7 aprile 1513 d.C. e furono donate dall'ammiraglio al sultano Solimano I il Crudele (1512-1520) nel 1517. Questa carta, ritenuta una delle primissime "mappe mondiali" (se non la prima in assoluto) che mostrava le Americhe, è sicuramente la più precisa carta redatta nel XVI secolo.

Turchia, 80 anni fa. Il primo quarto del secolo scorso vede la Turchia alla fine della Guerra di Indipendenza, e l'istituzione della Repubblica da parte di Kemal Ataturk (1923). La repubblica turca fu fondata sui resti di un altro stato turco, l'impero ottomano (1299-1923).
1929. Il governo della repubblica turco decide di convertire il palazzo dello spodestato sultano ottomano di Topkapi, a Costantinopoli, in un museo. Il palazzo, situato in uno dei luoghi più belli della capitale, chiamato Sarayburnu, è composto da vari edifici, ognuno circondato da vasti giardini, che testimoniano le differenti caratteristiche dell'impero ottomano.
9 novembre 1929. Durante dei lavori di ristrutturazione vicino alla sezione degli harem, il direttore dei Musei Nazionali, Halil Edhem, era intento alla catalogazione dei numerosi reperti del palazzo quando trovò sopra una pila di macerie due mappe geografiche realizzate su pelle di gazzella, sino ad allora sconosciute al mondo scientifico, che recavano in calce la firma di Piri Reis.
1931. La scoperta della mappa viene divulgata dall'orientalista tedesco Paul Kahle, durante il 18° congresso degli Orientalisti Colombo sbarca a San Salvadorche si stava tenendo quell'anno in Olanda. Gli studiosi rimasero attoniti nello scoprire che la mappa (formata dall'unione delle due parti ritrovate e, in realtà, a sua volta parte di una più ampia “Carta Mondiale” che, purtroppo, non è giunta fino a noi) mostrava le linee costiere, oltre che dell'Africa occidentale, del Nord America (ricordiamo che Colombo non scoprì le coste nordamericane, ma solo i Caraibi) e del Sud America (queste ultime non ancora completamente riportate sulle carte all'epoca ed erano trascorsi solo 21 anni dalle esplorazioni colombiane!), dove erano raffigurati luoghi non ancora conosciuti all'epoca del Reis, come la Terra del Fuoco e le isole Falkland (queste ultime scoperte solo nel 1592 dall’inglese John Davis, ma riportate sulla carta alla giusta latitudine).
La parte superiore della mappa mostra chiaramente la mancanza di un'altra parte di essa comprendente la Gran Bretagna, l'Islanda e la Groenlandia. Il frammento esistente misura 90 x 65 centimetri. La sezione centrale e la parte destra (o sinistra) della carta sono mancanti. La mappa mondiale completa probabilmente misurava 140 x 165 centimetri.
Non solo, ma essa mostra correttamente il Rio delle Amazzoni sorgere dalle Ande (poste sulla parte occidentale del continente e quindi, all'epoca, non ancora esplorate) e sfociare a est. Inoltre la carta mostra l'Isola di Marajó, la più grande isola circondata da acque dolci del mondo (superficie 48.000 kmq), con dettagli di una precisione incredibile. Particolare di non trascurabile rilevanza, tale isola è stata scoperta solo nel 1543... Ad essere precisi il Rio delle Amazzoni viene riportato due volte, mentre si nota l'assenza del Rio Orinoco. L'ipotesi è che Piri Reis lo abbia copiato due volte da due carte distinte. In uno dei due sbocchi al mare si riconosce il delta del fiume con l'isola di Marajó al suo interno; l'altro sbocco è privo di delta e di isola per cui doveva trattarsi di una carta di 13.000 anni fa, quando l'isola di Marajó era unita al continente e il Rio Orinoco non si era ancora formato.
Basti pensare che nel 1513 Magellano, che fu il primo occidentale ad avventurarsi oltre il 40° parallelo, non pensava ancora alla sua futura impresa. Non solo, ma il Sud America e l'Africa erano riprodotte nella giusta longitudine, il che, vista l'epoca, è già di per sé un elemento curioso. Inoltre essa include dati molto precisi (in particolare catene montuose che dovevano venire scoperte solo nel 1952 e di cui il navigatore indicava l'esatta altitudine) sul continente polare meridionale, l'Antartide, scoperto solo nel 1818, cioè circa trecento anni dopo che egli realizzò questa mappa. La carta di Piri Reis è, senza alcun dubbio, un documento autentico e non una montatura o uno scherzo di qualsiasi genere.
Una copia fu donata ad un diplomatico americano, la quale la conservò solo come un curioso manufatto per anni. L'ammiraglio turco aveva scritto un'annotazione sulla mappa sostenendo che "le coste e le isole su questa carta sono tratte dalla mappa di Colombo". Tale affermazione poteva finalmente stabilire una questione vecchia di secoli: Colombo sapeva di aver scoperto un nuovo mondo o morì pensando di aver trovato una nuova rotta per la Cina? Fu questo riferimento riguardanteColombo a suscitare interesse presso la stampa mondiale, che pensò di aver trovato un collegamento con la "mappa perduta" del navigatore genovese di cui egli aveva fatto uso nel primo viaggio verso il Nuovo Mondo.

1953. Un capitano di marina turco spedì la mappa di Piri Reis all'Ufficio Idrografico della Marina degli Stati Uniti, a Washington, per farla esaminare in modo accurato. Per valutarla meglio, il maggiore Walters, capo ingegnere dell'Ufficio, chiamò in aiuto il capitano Arlington H. Mallery, archeologo e studioso delle mappe antiche, autore nel 1951 di un libro intitolato "Lost America", nel quale tratta soprattutto delle controverse carte norvegesi della Groenlandia (dove Mallery afferma che queste mappe mostrano le masse terrestri sotto l'attuale cappa di ghiaccio) e del Mare del Nord secondo le quali veniva dimostrato che i Vichinghi avevano scoperto l'America. Mallery fu sconcertato nello scoprire che i dati geografici sulla mappa erano nella posizione giusta, con l'approssimazione di solo mezzo grado, cosa impossibile fino al 1753. Osservando la linea costiera meridionale della mappa, Mallery concluse che si trattava della Terra della Regina Maud, situata nel luogo esatto, comprensiva di baie ed isole. Prima di rendere pubblica la scoperta, Mallery voleva una conferma alle sue asserzioni e, assistito da due astronomi e da un cartografo dell'Ufficio Idrografico, Mallery scoprì il metodo di proiezione usato (la proiezione è il procedimento matematico utilizzato per rappresentare la superficie terrestre su di un piano e la rappresentazione stessa che ne risulta), quindi fece una griglia e trasferì la mappa di Piri Reis su di un globo. La mappa era precisa nei minimi dettagli. Avuta la controprova che cercava, Mallery rivelò le sue scoperte alla radio nell'agosto 1956. Di fronte a questi fatti, Mallery stabilì che il solo metodo per disegnare una mappa con così tanta accuratezza era il sorvolo aereo. "All'epoca in cui le carte furono stese - afferma Mallery - non solo dovevano esistere esploratori ma anche tecnici idrografici particolarmente competenti e organizzati, poiché non è possibile tracciare carte di continenti o di territori estesi quanto l'America se si è soli o anche un piccolo gruppo. Sono necessari esperti che conoscano tanto l'astronomia quanto i metodi indispensabili ai rilievi (...) Non si riesce a comprendere come si siano potute tracciare quelle carte senza l'ausilio dell'aviazione."
Ma chi, 6.000 anni fa, poteva aver usato degli aeroplani per cartografare la Terra? I fiumi, le catene montuose, le isole, i deserti e le pianure erano disegnati con un'inusuale accuratezza. A tal proposito è stato addirittura ipotizzato un collegamento tra la mappa di Piri Reis e gli UFO...

Tempo dopo fu effettuato nell'Antartide un profilo esplorativo tramite delle risonanze sismiche nelle vicinanze del Mare di Ross. In seguito il professor Charles Hutchins Hapgood, membro della Royal Geographic Society e insegnante di scienze al Keene College nel New Hampshire, si mise in contatto con l'Aeronautica degli Stati Uniti per stabilire se effettivamente le coste, i fiumi, le catene montuose, le pianure, i deserti, le baie disegnate sulla mappa di Piri Reis corrispondevano con la realtà. Il testo della risposta fu il seguente:
Fu allora che Hapgood iniziò il lavoro di ricerca (durato dieci anni) insieme ai suoi allievi per chiarire l'enigma delle mappe antiche. Nel gennaio del 1966, all'uscita della rivista Fate, il professor Hapgood, espose la sensazionale scoperta. "Tutto ciò era straordinario. In primo luogo, si suppone che nessuno abbia scoperto l'Antartide fino al 1818, 300 anni dopo Piri Reis, ed è considerato come impensabile che i Greci, i Romani, i Babilonesi o i Fenici possano aver navigato così lontano. In secondo luogo, la calotta di ghiaccio sull'Antartide si suppone essere vecchia di milioni di anni, e perciò esisterebbe da molto tempo prima che l'uomo si evolvesse sulla Terra e che quindi nessuno poteva aver mappato quel tratto di costa antartica". La linea costiera fu poi successivamente scansita tramite rilevamenti satellitari ed anch'essi confermarono le risultanze ottenute con il rilevamento sismografico. L'ipotesi di Mallery (vale a dire che qualcuno aveva cartografato il continente polare meridionale prima che si originò il permafrost, cioè la coltre di ghiaccio che lo ricopre) appariva oltraggiosa e la quasi totalità degli scienziati si rifiutarono di avallarla.
"Sembra incredibile che gli antichi cartografi avessero mappe molto più accurate delle migliori carte prodotte al giorno d'oggi." E ancora, il capitano Mallery affermò che "era evidente che c'era pochissimo ghiaccio allora, su entrambi i poli. Ma, in secondo luogo, esse avevano un segno, per esempio, di ogni catena montuosa del Canada settentrionale e dell'Alaska, incluse alcune catene che il Servizio Cartografico dell'Esercito non aveva ancora cartografato. L'Esercito degli Stati Uniti le ha scoperte solo in quel momento e in più la mappa permise di correggere degli errori presenti nelle carte moderne! Come essi erano in grado di farlo, noi non lo sappiamo. Ma, voi ricorderete probabilmente, che i Greci avevano una leggenda che narrava di un aeroplano. Noi non sappiamo come loro potessero cartografare così accuratamente senza un aeroplano. Ma lo fecero.". La stessa convinzione manifestano alcuni cartografi del dipartimento idrografico della marina statunitense, e lo storico George Ketnam afferma che: "Ci si trova costretti a richiamarsi a certi enigmi scientifici che conducono ad immaginare civiltà molto evolute esistenti sulla Terra migliaia di anni fa o, almeno, aventi contatti col nostro pianeta". Anche in Russia si è giunti a constatazioni interessanti in proposito. Il professor L.D. Dolgušin, dell'Istituto Geografico moscovita, ha affermato che i documenti riproducono senza alcun dubbio regioni che ai tempi di Piri Reis non erano assolutamente conosciute, insistendo sulle zone antartiche, mentre il professor N.Y. Mepert, dell'Istituto Archeologico, ha dichiarato: "Bisogna aspettarsi nella storia sorprese altrettanto grandi che nella fisica nucleare. Per tale ragione è necessario studiare molto bene tali carte".

Ulteriori e più accurati studi hanno poi provato che l'ultimo periodo di condizioni di assenza di ghiaccio nell'Antartide terminò circa 6.000 anni fa, anche se ancora esistono dei dubbi circa l'inizio di questo periodo che è stato posto da differenti ricercatori in vari intervalli di tempo. Secondo Jack Hough dell'Università dell'Illinois, il periodo in questione va dal 13.000 al 4.000 a.C., opinione condivisa anche da alcuni esperti della Carnegie Institution di Washington, mentre secondo John G. Weihaupt, esperto in sismologia, gravità e geologia planetaria dell'Università del Colorado, in tempi relativamente recenti c'è stato un periodo di disgelo in almeno alcune parti dell'Antartico. La sua opinione è condivisa anche da molti altri geologi, che collocano questo periodo in un lasso di tempo più circoscritto, ossia tra il 7.000 e il 4.000 a.C. In un suo saggio Weihaupt afferma che: "La storia convenzionale ci dice che il continente antartico è stato scoperto meno di 200 anni fa. Comunque, l'aspetto della Terra Australis Re nella mappa di Oronzio Fineo del 1531 e la descrizione di un quasi identico continente nella carta di Mercatore del 1538 rivelano una sufficiente ed accurata conoscenza delle caratteristiche dell'Antartico, che ci portano a concludere che qualcuno scoprì e cartografò l'Antartide molto prima del 1500. La domanda è: chi? Un'interessante caratteristica della mappa di Oronzio Fineo è la ridotta cappa di ghiaccio comparata con quella che noi troviamo oggigiorno. La Scogliera di Ghiaccio di Ross (Ross Ice Shelf), per esempio, era quasi inesistente. Molti cambiamenti nella cappa di ghiaccio sono in armonia con le moderne teorie dei mutamenti climatici dell'Antartide. A quanto pare, i mari che circondavano l'Antartide erano un po' più caldi prima del 1500, ed alcuni antichi marinai non ancora identificati hanno portato la conoscenza di questo continente fino in Europa." Da notare come nell'analisi di Weihaupt non c'è menzione della mappa di Piri Reis e nessun riferimento al lavoro di Hapgood, in particolare del suo "Maps of the Ancient Sea Kings". Queste considerazioni di Weihaupt sulle possibili variazioni della cappa di ghiaccio antartica risvegliarono senza dubbio un considerevole interesse scientifico. Due lunghe lettere e le risposte di Weihaupt sono state pubblicate nel 1984 sulla rivista Eos. La prima lettera mise in evidenza in modo significativo l'omissione di Weihaupt ad ogni riferimento al popolare lavoro di Hapgood, mancanza poi ammessa più avanti dallo stesso Weihaupt. La seconda lettera veniva da uno scienziato francese, che stabiliva come: "...a dispetto di alcuni elementi difficili da verificare e a dispetto degli avvertimenti contro le teorie semplicistiche, l'idea di repentini cambiamenti nella Scogliera di Ghiaccio di Ross e della sua principale fonte di nutrimento, la Terra di Marye Bird, è assai diffusa negli Stati Uniti." Weihaupt rispose a questo con una voluminosa bibliografia a sostegno dell'ipotesi di recenti e alquanto estesi cambiamenti nella calotta glaciale antartica. Egli dichiarò inoltre che altre ricerche suggerivano che anche l'East Antarctic Ice Sheet potrebbe aver subito un disgelo durante il Pleistocene. Queste antiche mappe che mostravano l'Antartide in gran parte sgombre dai ghiacci non sono poi così assurde. In sostanza il vero mistero riguarda l'identità di questi antichi cartografi
Ora, la questione più importante da sottolineare è semplicemente la seguente: chi cartografò la Terra della Regina Maud nell'Antartico 6.000 anni fa e quale sconosciuta civiltà aveva le tecnologie e il bisogno di farlo? E' noto che la prima civiltà, secondo la storia tradizionale, si sviluppò in Medio Oriente attorno al 3.000 a.C., per poi presto essere seguita nell'arco di un millennio dalle civiltà della valle dell'Indo e da quella cinese. Di conseguenza nessuna delle civiltà conosciute potrebbe aver effettuato un simile lavoro. Chi era, 4.000 anni prima di Cristo, in grado di fare cose che solo ORA sono possibili con le moderne tecnologie? In verità, nessuno lo sa... Una ragione plausibile per la compilazione di questa carta potrebbe risiedere nel fatto che un tempo questo continente rappresentava un interesse abbastanza grande per gli antichi navigatori, tanto da indurli a riprodurre accuratamente nelle carte geografiche le sue coste libere dai ghiacci, le isole in mare aperto, i fiumi, le montagne, ed è quindi plausibile che questa terra fosse abitata e che il popolo che l'abitava fosse dedito al commercio. Ma per il momento torniamo alla mappa. In tutto il Medioevo erano in circolazione un certo numero di carte nautiche chiamate "portolani", le qualiPortolano di Jacopo Maggiolo erano mappe molto accurate delle più comuni rotte di navigazione, mostranti linee costiere, spiagge, stretti, baie, ecc. Molti di questi portolani si focalizzavano sul Mar Mediterraneo, sul Mar Egeo, e su altre rotte conosciute, come il libro di navigazione che Piri Reis stesso aveva scritto. Ma alcune di esse riportavano terre ancora sconosciute, e circolavano solo tra pochi navigatori che sembravano mantenere la loro conoscenza riguardo a queste speciali mappe il più possibile all'oscuro di tutti. Si suppone, come dicevamo all'inizio, che Cristoforo Colombo sia stato uno di quelli che conoscevano queste particolari carte nautiche e molto probabilmente Piri Reis disegnò la sua mappa usando queste carte e le altre che aveva collezionato durante i suoi viaggi. Piri Reis stesso ha scritto delle note sulla mappa che ci danno un quadro del lavoro che è stato effettuato per compilarla. Egli ci dice che non ha avuto responsabilità per il rilevamento e la cartografia originale; il suo ruolo fu solo quello di un mero compilatore che usò un gran numero (circa una ventina) di mappe sorgente molto antiche, risalenti all'epoca di Alessandro Magno, che, indubbiamente, era il solo in Europa a possedere. Egli ci dice anche che alcune delle carte sorgente erano state disegnate da navigatori contemporanei, mentre altre erano mappe molto antiche, datate al 4º secolo a.C. o anteriori. La mappa in possesso di Colombo di cui dicevamo all'inizio gli sarebbe servita per la compilazione delle coste e delle isole caraibiche. Inoltre, in una nota dello stesso Piri Reis si legge: “Nel nostro secolo nessun altro possiede una carta come questa.” Il dott. Charles Hapgood nella prefazione del suo libro "Maps of the ancient sea kings" (di cui vediamo la copertina qui sotto), afferma che:
"Sembra che queste accurate informazioni siano state tramandate da navigatore a navigatore e sembra anche che le carte debbano essere state originate da un popolo sconosciuto e poi tramandate, forse dai Fenici e dai Minoici, che furono, per migliaia di anni e oltre, i più grandi navigatori del mondo antico. Noi abbiamo la prova che esse furono catalogate e studiate nella grande Biblioteca di Alessandria d'Egitto e la compilazione di esse fu fatta da geografi che lavoravano lì"
Così Piri Reis è probabilmente venuto in possesso delle mappe una volta localizzate nella Biblioteca di Alessandria, la più famosa e importante biblioteca dei tempi antichi. Seguendo la ricostruzione di Hapgood, delle copie di questi documenti ed alcune delle mappe sorgente originali furono trasferite ad altri centri di studio, tra cui Costantinopoli. Quando poi nel 1204, anno della quarta crociata, i Veneziani entrarono in Costantinopoli, queste mappe iniziarono a circolare tra i navigatori europei.
"Molte di queste mappe - continua Hapgood - erano del Mar Mediterraneo e del Mar Nero. Ma mappe di altre aree erano sopravvissute. Queste includevano carte delle Americhe e mappe degli Oceani Artico e Antartico. Divenne chiaro che gli antichi navigatori viaggiarono da polo a polo. Anche se appare incredibile, l'evidenza tuttavia indica che alcuni popoli antichi esplorarono l'Antartide quando le sue coste erano libere dal ghiaccio. E' anche chiaro che essi avevano strumenti di navigazione per determinare accuratamente la longitudine, cosa che era lontana dall'essere posseduta dalle popolazioni dell'antico Medioevo o dei tempi moderni fino alla seconda metà del 18º secolo. Questa prova di una tecnologia perduta supporta e dà credito a molte delle altre ipotesi che sono state formulate riguardo ad una perduta civiltà esistente nei tempi remoti. Gli studiosi sono stati abili a respingere molte di queste prove come pura mitologia, ma qui abbiamo fatti che non possono essere respinti. L'evidenza richiede che tutte le altre prove che sono state portate avanti in passato dovrebbero essere riesaminate con una mentalità più aperta."

Dopo il Freedom Act, l’Nsa è ancora il Grande Fratello

con_chi_e_contro_chi_spiano_gli_usa_820_714
[Carta di Laura Canali]


Il Senato Usa approva la legge che limita l’attività della Nsa; “Usa, sì al Freedom act: ridotti i poteri della Nsa dopo scandalo Datagate”. Sono alcuni dei titoli dedicata dalla stampa italiana all’approvazione da parte del Senato della legge che limita alcuni aspetti delle operazioni spionistiche dell’Nsa.

Non facciamoci illusioni: il Grande Fratello a stelle e strisce continuerà a raccogliere dati su di noi, cittadini non americani. Ce lo dice il nome stesso: “Usa Freedom Act”, non ad esempio “World Freedom Act”.

Il provvedimento si limita a bloccare una delle più controverse (per il pubblico americano) tra le attività della National Security Agency (Nsa) rivelate da Edward Snowden: la raccolta di massa di metadati delle telefonate interne agli Stati Uniti. Come già spiegato, la raccolta dei metadati (chi telefona a chi, ora e durate della telefonata, ecc…) viene effettuata dalla Data Intercept Technology Unit (Ditu), un organismo dell’Fbi, con sede presso l’Accademia di Quantico (a sua volta collocata in un’importante base dei Marines), che poi li gira a Fort Meade, quartier generale dell’Nsa, dove vengono analizzati alla ricerca di indizi di preparativi di attentati o conservati per successive indagini.

Il Freedom Act si è reso necessario perché la norma che consentiva la raccolta massiccia dei metadati telefonici interni, la sezione 215 del Patriot Act (approvato all’indomani degli attacchi dell’11 settembre), era destinata a decadere il 1° giugno. Un giudice aveva poi sentenziato che la sezione 215 non era una base legale sufficiente per la raccolta di masse dei metadati dei cittadini americani.

Il Congresso si è diviso sulla necessità di riapprovarla più o meno com’era o di introdurre norme a garanzie della privacy dei cittadini americani. Ha prevalso quest’ultima linea, che ha visto una spaccatura in campo repubblicano tra coloro che difendono i poteri delle agenzie di intelligence in nome della “lotta al terrorismo” e chi, invece, si rifà all’ala più libertaria del partito, che vede nella libertà individuale una pietra miliare dello stile di vita americano e una caratteristica irrinunciabile della Costituzione.

Il Freedom Act mette fine alla raccolta di massa, indiscriminata e automatica dei dati telefonici interni agli Stati Uniti, condotta dall’Nsa attraverso l’Fbi, ma impone agli operatori telefonici di conservarli. Le autorità potranno avere accesso ai metadati telefonici in tempo reale secondo “specifici termini di selezione”. La norma riguarda i casi di terrorismo e i servizi di intelligence dovranno giustificare un legame “ragionevole e dettagliato” con essi, salvo in casi d’urgenza.

Il programma attuale verrà interrotto gradualmente nell’arco di sei mesi e c’è chi teme che nel frattempo al Congresso prevalga la linea di coloro che vogliono reintrodurlo, magari sotto altre forme.

La nuova legge non blocca altri programmi, essenzialmente rivolti allo spionaggio estero, rivelati da Snowden. È il caso di Prism, che ha come scopo la raccolta dati dalle principali società statunitensi fornitrici di servizi internet usati da miliardi di persone nel mondo (da Google a Facebook), o quelli che intercettano le comunicazioni straniere (via Internet o altro) passanti attraverso le infrastrutture americane.

La base legale di questi programmi è soprattutto la Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa), la legge che regola le intercettazioni a fini spionistici all’interno degli Stati Uniti. Questo perché, per accedere alle informazioni di entità straniere che passano per le infrastrutture di comunicazione americane, l’intelligence Usa corre il rischio di intercettare pure le comunicazioni di cittadini statunitensi. La Section 702 decadrà nel 2017.

Il senatore democratico Ron Wyden, che si è battuto per l’abolizione della raccolta dei metadati telefonici degli americani, ha dichiarato che vuole impedire anche le ricerche di backdoor che permettono all’intelligence statunitense di intercettare incidentalmente e senza mandato le comunicazioni via telefono e via email tra americani e stranieri. Per questo intende attivarsi per revocare la Section 702 del Fisa Act prima della sua scadenza naturale.

Nel mirino dei parlamentari americani che si battono per limitare i programmi dell’Nsa vi sono anche i provvedimenti addottati su richiesta dell’agenzia spionistica di indebolire i sistemi crittografici commerciali, a iniziare da quelli che proteggono gli smartphone. La crittografia riveste un’importanza cruciale perché buona parte delle nostre transazioni economiche e di informazioni vitali (come quelle sanitarie e fiscali) dipende da essa. Indebolire appositamente queste difese rende i nostri dati vulnerabili non solo all’Nsa ma anche a criminali informatici.

Se sull’onda del Freedom Act venissero introdotte norme volte a rafforzare la crittografia commerciale, allora potremmo vedere queste legge come un primo passo per una migliore protezione della sicurezza delle informazioni personali di tutti, non solo degli americani.

L’espansione sempre più forte dell' ISIS

MAPPA CALIFFATO ISLAMICO
Di Giuseppe Cirillo
Come ormai tutti sappiamo continua l’espansione del Stato Islamico sia in Iraq che in Siria e Libia. Gradualmente, ma a ritmo più veloce dell’espansione dell’Impero Romano, il Califfato sta prendendo forma e considerando i territori occupati in questi tre paesi, più quelli occupati da Boko Haram in Nigeria (che è formalmente alleato e propaggine nera dell’ISIS) e altri piccole sacche in altri paesi islamici, possiede un territorio grande quasi quanto l’Italia. Come già scritto in altri nostri articoli questa espansione non è assolutamente naturale ed è ovviamente aiutata dal non intervento diretto di paesi come USA, Israele e Turchia e dei paesi NATO, che o spinti dal bisogno di contenere Assad e l’Iran o spinti da altri obiettivi, continuano a non mettere fine all’incredibile avanzatadell’ISIS.
Scopo di questo articolo è capire i prossimi obiettivi di questa espansione:
SIRIA E IRAQ
MAPPA SIRIA ISIS GIUGNO 2015 JUNE 2015
Dopo la conquista di Palmira, l’ISIS controlla più della metà del paese e proprio in queste ore sta cingendo d’assedio la città curda Hasakah. I prossimi obiettivi sono probabilmente Aleppo, dove sono presenti anche altre forze ribelli e la capitale Damascogià parzialmente occupata da forze ribelli sia islamiche che laiche. Nel paese, nonostante i rinforzi mandati dagli Hezbollah libanesi, sembra che le forze governative stiano perdendo il controllo, dato che le altre formazioni ribelli sono state ben rifornite di armamenti e supporto logistico da parte della coalizione occidentale, Turchia compresa. Per quanto riguarda la città di Aleppo, totalmente controllata da varie formazioni ribelli, il regime di Assad ha attuato nei giorni scorsi pesanti bombardamenti contro questi ed è stato accusato dagli USA di sostenere in questo modo l’avanzata del Califfato nella città. Questo, a nostro avviso, non deve sorprendere, potrebbe essere una strategia per mettere ISIS e ribelli sempre più uno contro l’altro e soprattutto, con l’eventuale presa jihadista di Aleppo, far pressione alla comunità internazionale per un più massiccio intervento anti-ISIS.
MAPPA ISIS IRAQ GIUGNO 2015 JUNE 2015
In Iraq, il Califfato vanta la recente conquista della città di Ramadi e la conseguente conquista della diga sull’Eufrate con la chiusura dell’acqua che arrivava fino a Baghdad, che sta costringendo i villaggi intorno alla capitale a rimanere a secco mettendo in difficoltà la logistica delle milizie sciite schierate a difesa. Inoltre, prosciugando l’Eufrate, lo Stato Islamico ottiene la possibilità di poterlo attraversare a piedi togliendo un importante vantaggio strategico ai lealisti. La chiusura della diga può creare un importante emergenza umanitaria e costringere le popolazioni ad un esodo di massa, cosa che favorirebbe la ben consolidata strategia del caos dei jihadisti.
Le recenti conquiste jihadiste in Siria ed Iraq hanno portato siti come GeopoliticalCenter ad interrogarsi su quali delle due capitali sarà il prossimo obiettivo da conquistare. Loro hanno giustamente concluso che, grazie ad una serie di motivazioni importanti, è Baghdad il prossimo obiettivo del Califfato. Noi siamo tendenzialmente d’accordo con quanto scritto nell’articolo, ma crediamo che entrambe le capitali verranno prossimamente attaccate dall’ISIS. Al tempo stesso crediamo che però sarà Damasco la prima cadere, a causa della ormai disfatta generale del regime di Assad. Inoltre, proprio a livello geopolitico, la conquista di Damasco non porterà ulteriore pressione contro l’ISIS, perché Assad non gode dell’appoggio internazionale. USA e company si limiteranno a riunire gabinetti di guerra concludendo di fornire ulteriore supporto ai ribelli moderati. Quindi, pur essendo Baghdad molto più allettante dal punto di vista strategico ed economico sarà, a nostro avviso, Damasco la prima capitale a cadere. Dal punto di vista morale, la caduta di una capitale così storicamente importante, darà al Califfato un enorme ascendente sull’intera comunità sunnita mondiale. Molti potrebbero obiettare che potrebbero intervenire i russi a difesa di Damasco, ma questo è a nostro avviso impossibile. I russi sono pragmatici, il loro unico interesse è difendere il porto militare di Tartus, come hanno difeso quello in Crimea. Intervenire direttamente in una guerra così complessa come quella siriana, costerebbe troppo sia dal punto di vista militare che da quello economico, senza considerare che si verrebbe subito identificati come crociati, rischiando una serie di attentati interni. Inoltre, Putin è un giocatore di scacchi e sa quali sono le pedine da sacrificare, considerando il più vicino fronte ucraino, e deconcentrarsi in Siria, vorrebbe dire fare il gioco dell’Occidente che alzerebbe subito la tensione in Ucraina. Molto più probabilmente Assad presto si ritirerà dappertutto per concentrarsi esclusivamente alla difesa della propria enclave alawita (minoranza sciita), dove conta del pieno sostegno della popolazione e dell’importante sostegno russo. La zona alawita sarà la Novorussia siriana.
Per quanto riguarda Baghdad, salvo un’inaspettata sconfitta del Califfato, sarà presto a corto d’acqua ed assediata dai jihadisti. La sua presa però non sarà così facile dato che governo e sciiti non possono assolutamente perderla pena la totale disfatta del paese. Anche dal punto di vista geopolitico, prendere adesso Baghdad, la capitale di un governo formalmente creato e supportato dall’Occidente, è una cosa ben diversa dal conquistare la capitale di un “cattivo” come Assad, il rischio di un forte intervento occidentale o iraniano, è troppo elevato. A nostro avviso, nelle prossime settimane i jihadisti prepareranno l’assedio della capitale ma la vera e propria presa, se avverrà, sarà più in là nel tempo magari sfruttando una futura e sempre più probabile mega recessione economica mondiale, oppure l’escalation di altri fronti che tolgano attenzione dall’Iraq (vedi Israele, Ucraina, Libia, Cina o guerra Iran-Sauditi, disfatta incontrollata della Grecia).
LIBIA
Mentre il Califfato rinsalda le sue posizioni, in attesa dell’assalto alle capitali, in Libia continua la propria avanzata espandendo il proprio territorio attorno alle città di Sirte e Derna e minacciando sempre più seriamente le città di Bengasi e di Misurata.Sembra che proprio qui in Libia lo Stato Islamico voglia concentrarsi, puntando, grazie alla divisione tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli e ad una risoluzione dell’ONU non ancora approvata, alla conquista del paese che potrebbe divenire la base della Jihad nell’intero Nord Africa e nel Sahel ,dove si ricongiungerebbe a Boko Haram e ai gruppi islamisti che controllano vaste zone del deserto. I recenti attacchi terroristi in Tunisia, dimostrano inoltre, che anche quel paese è nel mirino e quindi l’ISIS punta prima a destabilizzarlo economicamente con degli attentati per poi procedere alla conquista territoriale.
SINAI E GAZA
Il Califfato prende piede anche tra i palestinesi e in alcune zone del Sinai, in Egitto. Per la prima volta rivendica un attacco contro Israele. Questo può far parte di una strategia tesa a provocare Israele costringendola ad attaccare sempre più pesantemente Gaza, cosa che sarebbe utile all’ISIS per aizzare sempre più l’estremismo islamico. Inoltre, non è escluso che lo Stato Ebraico non attacchi anche postazioni jihadiste nel Sinai, provocando la sicura risposta dell’Egitto. Strategia del caos che come sappiamo precede la conquista territoriale da parte degli uomini del Califfo.
YEMEN E ARABIA SAUDITA
I recenti attentati alle moschee sciite in Yemen e in Arabia Saudita mostrano che il Califfato vuole attaccare gli sciiti ovunque si trovino. In Yemen i qaedisti controllano parte del paese, non è chiaro se abbiano saldato un’alleanza con lo Stato Islamico, in tal caso l’ISIS estenderebbe il suo territorio anche a parte dello Yemen. L’attentato in Arabia Saudita contro gli sciiti, mira a provocare questa minoranza, già ostile al governo per l’attacco agli sciiti yemeniti e a fomentare il caos. Caos che i jihadisti potrebbero sfruttare per conquistare posizioni magari proprio in territorio saudita. L’esercito saudita ha dimostrato di non essere preparato a terra, perdendo anche posizioni sul confine con lo Yemen,  difficilmente potrebbero tenere testa ai jihadisti pronti al martirio.
BALCANI
I recenti attacchi da parte di guerriglieri kosovari-albanesi islamici in territorio macedone, non fanno che confermare la diffusione dell’estremismo islamico in quei territori. In Kosovo e Bosnia si segnala l’espansione di una certa condivisione dell’ideologia del Califfato. A nostro avviso, portare la guerra in Europa, attraverso i Balcani, sarebbe molto utile per il Califfato a livello di immagine. Inoltre, data l’instabilità economica e politica della regione e la grande frammentazione etnico-religiosa, ci sono tutte le premesse che facilitano l’insinuarsi dell’ISIS.
AFGHANISTAN E PAKISTAN
In questi due paesi, già da tempo martoriati dall’estremismo islamico dei Talebani e di al-Qaeda, si starebbero sempre più saldando alleanze tra i Talebani e l’ISIS. La NATO ha lanciato l’allarme sul fatto che presto potremmo veder sventolare le bandiere nere in quella zona.
Ricapitolando possiamo dire che i prossimi obiettivi jihadisti oltre al consolidamento della propria posizione in Siria, Iraq ed Egitto, possano essere Gaza e il Sinai, i Balcani (Kosovo, Bosnia e Albania), lo Yemen e l’Arabia senza dimenticare l’Afghanistan.
Da monitorare anche la posizione della Turchia sempre più orientata verso posizioni estremiste e accusata sempre più di favorire in maniera attiva gli uomini del Califfato. Inoltre, guardando la cartina all’inizio dell’articolo, anche la Crimea e la Cecenia e il Daghestan figurano tra gli obiettivi, non è escluso che il Califfato si insinui nel conflitto ucraino e porti la guerra direttamente sul suolo russo considerando che il 10% circa della popolazione russa è di religione islamica e ci sono aerea specifiche in cui la loro presenza è considerevole se non maggioritaria.
Anche la posizione italiana è da monitorare con attenzione, nel caso dovesse partire questa eternamente rimandata operazione contro i barconi in acque libiche, sotto il comando italiano, è molto probabile che l‘Italia venga identificata come una nazione crociata dall’ISIS ma anche da gran parte del mondo islamico. A quel punto sicuramente verremmo colpiti da attentati senza contare l’eventuale reazione del governo islamista di Tripoli e del suo alleato turco.  L’Italia, per il Califfato è il nemico occidentale ideale,non perché militarmente scarsa, ma per la debolezza, l’incapacità e la divisione della sua classe politica. L’Italia potrebbe tranquillamente imbarcarsi in questa operazione militare ed a causa di attentati e sabotaggi, battere in ritirata, dando al Califfato, l’occasione di vantare la sconfitta di uno stato crociato.Non escludiamo addirittura, azioni di commando islamisti sul nostro territorio con addirittura azioni di conquista di piccole isole o di aeree limitate soprattutto in Sicilia, dove lo Stato Islamico potrebbe contare sull’appoggio di molti clandestini di religione islamica pronti a sicuramente a saccheggiare e a combattere (questo non per fare del razzismo, ma perché è semplicemente normale essere pronti a tutto, se non si ha niente da perdere e si arriva da una situazione disperata) soprattutto se in futuro sarà impossibile dislocarli in altri paesi europei e regioni italiane e/o mantenerli. A nostro avviso, la situazione per il nostro paese è gravissima, siamo lo stato occidentale ideale contro cui combattere.
Concludiamo dicendo che continueremo a monitorare con attenzione l’espansione del Califfato, che come l’acqua, sembra travolgere tutto senza mai farsi agguantare. Probabilmente assisteremo all’assestamento delle posizioni in Iraq e Siria in attesa dell’assalto alle capitali, all’espansione in Libia e alla nascita di nuovi fronti in altri paesi islamici.

La "nuova guerra fredda" tra USA e Russia:mappa

3 Russia contro occidente 820


“Se il presidente si preoccupa della Russia lo fa anche per incompatibilità di carattere con Putin,mentre per i rari parlamentari che se ne interessano quell’impero è sempre Urss, magari ridipinta, e il suozar è il rosso erede di Lenin e di Stalin, certo non di Pietro il Grande”.

La carta mostra le aree di confronto e di frizione tra la Russia e l’Occidente, dal confine con Finlandia e Norvegia alla Siria, passando per i paesi Baltici, il Caucaso e naturalmente l’Ucraina, di interesse prioritario per la Russia. Sono rappresentate anche le teste di ponte russe in funzione anti-Nato o anti-Ue: Transnistria, Abkhazia e Ossezia del Sud. Identificati i porti strategici russi di Sebastopoli, Latakia e Tartus.

carta di 

Carta e citazione da “L’impero senza imperatore”, l’editoriale di U.S. Confidential.

Il mistero della mappa di Vinland, dove viene raffigurata l'America molto prima del viaggio di Cristoforo Colombo




Di Enrico Baccarini

Secondo molti studiosi la mappa di Vinland sarebbe la prima prova storica a documentare una esplorazione delle americhe ad opera dei Vichinghi, prima della scoperta di Colombo. La mappa di Vinland è un disegno apparentemente di epoca medioevale (28x41cm.) che descrive il mondo conosciuto (Europa, Asia e Africa) insieme a quella che sembrerebbe essere la costa atlantica dell’America Settentrionale, ma identificata nella mappa come un’isola. Per decenni gruppi di studiosi si sono tenacemente combattuti alla ricerca di prove che potessero attestare, o negare la validità delle informazioni ivi contenute. La mappa fece la sua prima apparizione sul mercato antiquario negli anni ’50 del secolo scorso, venendo donata poco dopo alla Biblioteca dell’Università di Yale. Una volta acquisita da questa prestigiosa università, la cartina venne subito consegnata in mano a studiosi ed esperti per essere periziata e studiata. Dopo lunghi ed elaborati studi la mappa avrebbe oggi finalmente una datazione precisa, il 1434 d.C. Questo strano disegno, valutato 20 milioni di dollari, risulterebbe quindi di 60 anni anteriore alla scoperta di Colombo e la prova che il Nuovo Mondo sarebbe stato visitato "prima" della sua "scoperta ufficiale". Questo è quanto emerge dagli studi condotti dallo Smithsonian Institution, dall’Università dell’Arizona e del Brookheaven National Laboratory. Concordi nei loro esiti, e pubblicati nell’ultimo numero di Radiocarbon (la più eminente rivista sulla datazione al Carbonio 14), per alcune settimane si è ritenuto di essere finalmente giunti ad una attestazione definitiva sulla veridicità della mappa. Il team di ricercatori ha compiuto le proprie analisi attraverso uno spettrometro di massa, messo a disposizione dall’Università dell’Arizona, a Tucson, ottenendo così una datazione al Carbonio 14 estremamente precisa, essendo lo scarto medio dell’errore sulla data non superiore ad una decina di anni. I dati ottenuti dal consorzio di laboratori sono stati però, dopo poche settimane, sottoposti ad un nuovo riesame dovuto agli esiti di altre analisi condotte in Inghilterra. Nel versante opposto dell’Oceano infatti un team di studiosi, presso l’University College di Londra, ha sottoposto al mondo accademico il frutto delle proprie ricerche, discordi rispetto a quanto ottenuto in America. Gli inglesi affermano che le analisi ottenute da campioni di inchiostro, utilizzato nella mappa comproverebbero che la stessa costituirebbe un clamoroso falso storico. I risultati ottenuti dal team londinese sono stati pubblicati sulla nota rivista "Analytical Chemistry", l’organo ufficiale dell’"American Chemical Society". Due pareri contrastanti che sembrano ricondurci nel limbo che per molti anni ha oscurato questa misteriosa carta. Una annosa disputa riconducibile alla sua scoperta negli anni ’50, e mai conclusasi definitivamente. Quando la mappa venne alla luce, venne ritrovata assieme ad un manoscritto, non contemporaneo alla stessa, la "Historia Tartarum". Tra le varie storie presenti in questo codice ne troviamo una molto curiosa che ci racconta la storia di due vichinghi approdati in una terra sconosciuta ricca di vitigni, che venne denominata Vinlandia. Molte interpretazioni hanno ricondotto questa mitica terra del racconto alle coste settentrionali americane. Il manoscritto e la mappa vennero acquistati nel 1958 da un certo Paul Mellon che li donò, poco tempo dopo, all’Università di Yale. Nel 1965 Yale produsse uno studio in cui si attestava l’autenticità della mappa e del documento, sia dal punto storico che cartografico. Le diatribe però non si conclusero mai definitivamente e i chimici, insoddisfatti di quei risultati, produssero nel corso degli anni numerosi studi cercando di dimostrare come l’inchiostro utilizzato per la mappa contenesse delle sostanze rinvenibili solamente negli inchiostri moderni. Quanto è stato fatto dal team londinese sembra però andare oltre la rilevazione di sostanze non presenti nel XV secolo. L’articolo pubblicato su "Analytical Chemistry", afferma che l’alone giallognolo prodotto abitualmente dall’invecchiamento dell’inchiostro, nella mappa sarebbe in realtà il prodotto di sostanze diverse da quelle presenti nella china stessa, prova irrefutabile quindi secondo i ricercatori di una frode perpetuata ad arte. I ricercatori americani, dal canto loro, controbattono i dati londinesi affermando che la datazione al Carbonio 14 è diventata oggi estremamente affidabile e che quindi nessun errore può essere stato commesso durante le loro analisi. Se da una parte questa disputa non sembra ancora trovare una conclusione anche il mondo accademico, da ormai cinquanta anni si combatte sulla veridicità o la falsità della mappa. Team differenti, ma entrambi con le migliori strumentazioni disponibili, non sembrano essere giunti a conclusioni univoche. Dovremmo forse capire quali potessero essere le abilità dei falsari degli anni ’50 per capire quali potessero essere i loro limiti e le loro possibilità? O forse dovremmo capire se una carta antica possa essere stata utilizzata per la creazione di un falso di proporzioni storiche? Vera o falsa che sia, la mappa ha comunque aperto un dibattito che in cinquant’anni non ha trovato ancora una conclusione. A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati inglesi ed americani, nuovi dettagli sono venuti alla luce, ad opera di una giornalista inglese, sulla possibile origine della mappa. Secondo "The Sunday Times", del 4 Agosto 2002, sarebbe stato un Gesuita austriaco a creare la mappa Vinland. Padre Joseph Fischer, morto nel ’44 a 86 anni, secondo la ricercatrice Kirsten Seaver sarebbe stato il reale artefice della mappa. Frutto di una mistificazione perpetuata 70 anni fa, Padre Fischer si sarebbe servito di una pagina strappata da un volume del 1440 per creare una delle più abili mistificazioni della storia. Padre Fischer, sempre secondo la ricercatrice, avrebbe "costruito" la mappa in preda ad una profonda depressione, dopo la sfiducia di alcuni accademici suoi rivali, avvenuta nel 1934. Tante teorie, e tante prove, per un documento che continua a richiamare intorno a se l’attenzione di studiosi e di ricercatori. Forse non potremmo mai avere prove certe dell’autenticità della mappa o di una sua origine mistificatoria, fatto sta che grazie a questa disputa è stato riaperto un annoso dibattito per molti decenni tenuto sopito. Qualcuno è mai arrivato in America prima di Colombo? Oggi esistono pochi dubbi sulla possibilità che prima di Colombo qualcuno possa essersi avventurato nel Nuovo Mondo. Le carte dei Fratelli Zeno, la famosa mappa di Piri Reis, la "Universalis Cosmographiae" (che sconvolse tutte le cognizione geografiche della sua epoca), e molte altre carte ci presentano scenari differenti rispetto a quelle che furono le conoscenze geografiche di quei periodi. Si è spesso parlato di una conoscenza tramandata segretamente nei secoli su di una misteriosa terra d’oltreoceano. Secondo alcuni ricercatori (quali Louis Charpentier e Steven Sora) anche il misterioso Ordine dei Cavalieri Templari, secondo diverse tradizioni, sarebbe riuscito ad arrivare nella costa occidentale dell’America prima che Colombo la scoprisse. A riprova di tali affermazioni i due studiosi, come altri, citano diverse fonti che potrebbero comprovare le loro asserzioni. Nel New England esiste infatti una torre che la tradizione vuole esistere già prima che si stanziassero in quelle zone i primi emigranti. Costruzione che nella sua struttura e conformazione si richiama molto allo stile architettonico utilizzato dai cavalieri Templari. Esiste anche una pietra di considerevoli proporzioni in cui è stato scolpito un cavaliere tipicamente crociato, con una croce che sembra rassomigliare molto a quelle templari. Quali conseguenze potremmo trarre da questi dati? Potremmo effettivamente trovarci davanti ad insediamenti europei precedenti alla scoperta di Colombo. Molte ricerche tenderebbero ad attestarci tali speculazioni, ma nostro ma grado fino ad oggi non sono state rinvenute prove significative di una presenza di tale ordine nel continente americano. In Italia Ruggero Marino ("Cristoforo Colombo ed il Papa Tradito", edizioni RTM - Roma 1997) da ormai svariati anni, sta conducendo un’incessante ricerca sul mistero che circonda Colombo e la sua spedizione. È possibile ipotizzare che Colombo avesse consultato, o ottenuto, delle mappe estremamente dettagliate e che queste fossero state la base per la sua spedizione? (Cfr. "La Cosmographie Introductio del 1507. Ovvero Un castello di Carte… Geografiche" - di Claudio Piani, Archeomisteri, Nov.-Dic. 2002). Sappiamo dalle fonti storiche che in Portogallo Enrico il Navigatore riuscì a creare la più importante ed imponente biblioteca nautica mai conosciuta prima del suo tempo. Quali mappe fecero parte di questo tesoro? Dai dati in nostro possesso potremmo effettivamente ipotizzare che mappe molto dettagliate abbiano fatto parte di tale biblioteca, mappe che in alcuni casi non avrebbero dovuto esistere. La ricerca compiuta da studiosi come Marino potrebbe condurci verso nuovi scenari storicamente forse molto più plausibili. Una recente conversazione con il ricercatore spagnolo Javier Sierra (direttore della rivista "Mas Alla"), ci ha posto all’attenzione un problema estremamente interessante. Quando la mappa di Vinland fece la sua prima apparizione sul palcoscenico mondiale, era il 12 Ottobre del 1958, data commemorativa della scoperta dell’America. Perché proprio in tale data sarebbe stato reso pubblico questo documento? Escludendo il puro caso, non possiamo escludere però delle motivazioni politiche. All’interno di tale contesto, forse, possiamo comprendere l’apertura che negli ultimi anni hanno dimostrato diverse istituzioni di fronte a teorie poco ortodosse presentate in proposito. Lo stesso studio compiuto da Ruggero Marino ha riscontrato l’interesse, nonché il plauso, di diverse istituzioni che studiano l’"affaire" Colombo. Lo stesso Emilio Taviani, il massimo esperto italiano su Cristoforo Colombo, si è dimostrato molto interessato al materiale prodotto da Marino. Sicuramente si parlerà ancora molto della mappa di Vinland, forse nuove prove verranno alla luce. È fuori da ogni dubbio comunque che il continente americano abbia ospitato prima della sua scoperta, navigatori o esploratori provenienti dal vecchio continente. 

Fonte:http://www.recensito.net/pag.php?pag=890

Foto:http://it.wikipedia.org/wiki/Vinland

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *