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Amazzoni e Valchirie: le donne guerriere della mitologia greca e nordica


AMAZZONI


In nome in greco significa "coloro che non hanno seno", ma nel regno d’Abomey, sono esiste realmente.

Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace (politica interna) e una della guerra (politica "estera"). Tra le regine più conosciute si ricordano Mirina e Pentesilea.
In Geografia XI.5.4-5, Strabonedescrive il costume delle Amazzoni di compiere, ogni primavera, un visita nel territorio del popolo vicino deiGargareni i quali si offrono ritualmente per accoppiarsi con le donne guerriere affinché possano generare dei figli. L'incontro avviene in segreto, nell'oscurità, perché nessuno dei due amanti possa conoscere l'identità dell'altro.
La sorte della prole muta a seconda del sesso del nascituro. I maschi, secondo Strabone, vengono rimandati nel luogo d'origine e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, nell'arte della caccia e della guerra.
Le armi principali delle Amazzoni sono l'arco, l'ascia bipenne ed uno scudo particolare, piccolo ed a forma di mezzaluna, chiamato pelta.
Prima di ogni battaglia suonano il sistro, uno strumento che producendo un suono limpido e cristallino, non può avere lo scopo di intimorire il nemico, ma solo quello di ingraziarsi gli dèi.
Il combattimento a cavallo è la loro specialità. Selezionano i loro animali e mantengono con loro un rapporto di affiatamento totale che le rende delle perfette centaure; cavalcano stalloni, nel periodo in cui i Greci si accontentano di pony.
Sono famosi i loro giochi Targarèi, dei quali narra Eumolpo: cinquanta imbarcazioni, chiamate titalnès, si affrontano sulTermodonte: scagliate una verso l'altra a velocità folle, vincono quelle i cui campioni - detti targaira, amazzoni in piedi sulle barche che impugnano delle aste - riuscono a sostenere l'impatto senza cadere in acqua. Si procede così a eliminazione finché non c'è un'unica vincitrice, che viene proclamata la prediletta di Afrodite(anche questo è insolito: normalmente le Amazzoni veneravano la Dea Madre, che può essere identificata con Cerere, ed Artemide.

Sulla base delle fonti classiche, le Amazzoni vivono nella Scizia, presso la palude Meote[5] o in un'area imprecisata delle montagne del Caucaso da cui sarebbero migrate, successivamente, sulla costa centro-settentrionale dell'Anatolia (o viceversa da questa in Scizia).
Eschilo, nella sua tragedia Prometeo incatenato[6], sposa l'origine caucasica e accenna alla migrazione quando fa profetizzare, da Prometeo, la sorte di Io. Alla fanciulla - trasformata in giovenca, secondo il mito, e che sta disperatamente fuggendo dal castigo diEra - viene rivelato il lungo viaggio che ancora l'attende e alla fine del quale raggiungerà l'Egitto, dove sarà liberata, non prima, però, di aver visitato vari luoghi dell'Asia occidentale tra cui i monti del Caucaso e la palude Meote dove vivono le Amazzoni.
Le donne guerriere, secondo il titano, migreranno successivamente nell'Anatolia fondando la città di Temiscira presso il fiumeTermodonte[7] nella regione del Ponto.
Erodoto le colloca[8], invece, in Scizia presso il fiume Tanai[9]cercando di coniugare, così come già accennava Esiodo, i vari racconti mitologici degli scontri fra gli eroi greci e le Amazzoni di Temiscira[10] con i resoconti etnografici dell'epoca sui Sarmati, una popolazione nomade di etnia iranica, le cui donne combattevano con gli uomini a cavallo[11], vestivano come loro e non si sposavano prima di aver ucciso un nemico in battaglia[12].
Erodoto, contrariamente a Eschilo, fornisce un elaborato racconto della migrazione delle Amazzoni, sconfitte dai Greci, dall'originale sede di Temiscira fino alla palude Meote ove si sarebbero unite ad un gruppo di giovani maschi Sciti migrando, successivamente, assieme a costoro in una zona imprecisata lungo il corso del fiume Tanai. In quel luogo, i loro figli avrebbero dato origine ad un unico popolo: i Sauromati (Sarmati).
La fusione fra le due popolazioni avrebbe originato, tra i Sarmati[13], una ginecocrazia ovvero una società matriarcale secondo alcuni autori classici fra cui Plinio il Vecchio [14].
Strabone, qualche secolo dopo, nella sua Geografia[15], colloca ancora il popolo delle Amazzoni in quell'oriente favoloso per l'uomo greco che comprende SciziaPersia e India, parimenti abitato da popoli reali e fantastici, specificando, però, che le sue fonti sono in disaccordo indicando due regioni distinte.
Secondo Teofane di Mitilene che avrebbe compiuto, come riferisce Strabone, una spedizione in quei luoghi, le Amazzoni vivrebbero ai confini settentrionali dell'Albania caucasica[16] in quanto separate dal fiume Mermadalis[17] dalle terre degli Sciti e di altre popolazioni nomadi del Caucaso[18].
Secondo altre due fonti di Strabone, gli storici Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, le Amazzoni abiterebbero una valle fra i Monti Cerauni, nell'Armenia, e confinerebbero con i Gargareni, un popolo costituito esclusivamente da individui maschi con cui le Amazzoni si accoppierebbero per assicurarsi la sopravvivenza.















Le Amazzoni sono citate frequentemente nella letteratura classica greca. Oltre alle descrizioni etnografiche di autori come Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo che cercano di coniugare mito e storiografia, ma senza operare una netta distinzione l'uno dall'altra, vi sono naturalmente quelle più nettamente poetiche e mitologiche. Uno dei riferimenti epici più antichi è sicuramente quello nell'Iliade in cui sono menzionate due volte.
In Iliade III.188-190, Priamo ricorda di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia(Turchia nord-occidentale). Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano «ὰντιάνεραι» (eguali ai maschi, forti come i maschi), ma non erano numerose come gli Achei.
Priamo cita anche il luogo della battaglia che appare concorde con i riferimenti mitografici alle Amazzoni del Ponto: le rive del fiume Sangario (Σαγγάριος in greco, Sangarius in latino) che è il nome antico del fiume Sakarya nella regione storica della Frigia.
In Iliade IV.186[19], la lotta contro le Amazzoni è una delle imprese compiute da Bellerofonte che fa da perfetto contraltare, essendo le Amazzoni le più forti fra le donne, ad un'altra impresa dell'eroe, menzionata nel verso precedente: lo scontro con i Solimi[20] contro i quali Bellerofonte avrebbe combattuto la più dura battaglia con uomini[21].
Nell'Etiopide, un poema epico di Arctino di Mileto risalente alVII secolo a.C. e molto noto nell'età classica, ma di cui ci è pervenuto solo un breve frammento originale e un riassunto del V secolo a.C., veniva narrata la partecipazione delle Amazzoni, guidate dalla loro regina Pentesilea, alla guerra di Troia come alleate, questa volta, di Priamo. Il fulcro del poema era lo scontro fra Achille e Pentesilea che si concludeva con la morte di quest'ultima per mano dell'eroe greco e la restituzione del suo corpo ai Troiani da parte di un Achille commosso e pieno di ammirazione verso l'amazzone tanto da venir accusato di tradimento da un suo compagno d'arme.
I sentimenti di Achille nell'Etiopide, così prossimi all'amore verso la fiera nemica, e la tragicità intrinseca della vicenda, erano ideali per essere trasformati, durante il Romanticismo, in un intenso dramma psicologico d'amore e morte. E così, proprio, lo svilupperà ildrammaturgo tedesco Heinrich von Kleist nella sua tragediaPenthesilea (1808) in cui una regina delle Amazzoni resa folle dal contrasto insanabile fra l'amore e l'orgoglio sbrana, assieme ai suoi cani, il corpo di Achille.











Tralasciando la mitologia e passando alla storia, troviamo un corpo militare delle Amazzoni veramente esistito.Il re Houégbadja aveva gia organizzato un distaccamento di “cacciatrici di elefanti” facente funzione anche di guardia del corpo.Il figlio del re Agadia, ne fece delle vere e proprie guerriere.E. Chaudoin, in "Tre mesi in cattività nel Dahomey", nel 1891 le descrisse nel modo seguente:”Vecchie o giovani, brutte o belle, sono meravigliose da contemplare. Solidamente muscolose come i guerrieri neri, la loro attitudine è disciplinata e corretta allo stesso tempo, allineate come alla corda”.Alcune donne si arruolavano volontariamente, altre, insofferenti della vita matrimoniale e di cui mariti si lamentavano col re, erano arruolate d'ufficio. Il servizio militare le disciplinava e quella forza di carattere che mostravano nella vita matrimoniale e poteva così esprimersi nell'azione militare.Sul campo di battaglia, le Amazzoni proteggevano il re e prendevano parte attivamente ai combattimenti, sacrificando la loro stessa vita, non potevano sposarsi e avere figli, finchè rimanevano nell’esercito.Forgiate per la guerra per principio a questa dovevano consacrare lo loro vita."Noi siano degli uomini, non delle donne. Chi ritorna dalla guerra senza aver conquistato deve morire. Qualora ci ritirassimo in battaglia, la nostra vita sarebbe alla mercé del re. Quale che sia la città da attaccare, noi dobbiamo conquistarla o sotterrarci nelle sue rovine. Guézo è il re dei re. Finché sarà in vita noi non temeremo nulla". "Guézo ci ha donato nuova vita. Noi siamo le sue donne, le sue figlie, i suoi guerrieri. La guerra è il nostro passatempo, essa ci veste, essa ci nutre" Spesso ubriache di gin, abituate alle sofferenze e pronte ad uccidere senza preoccuparsi della propria vita, combattevano valorosamente e precedevano sempre le truppe incitandole al combattimento. Nel 1894, all'inizio della guerra fra le truppe del generale Dodds e quelle del regno di Abomey, l'armata contava circa 4000 amazzoni, suddivise in tre brigate. "Esse sono armate di daga a doppio taglio e di carabine Winchester. Queste amazzoni operano prodigi di valore; vengono a farsi uccidere a trenta metri dai nostri schieramenti..." (Capitano Jouvelet, 1894). Il corpo delle amazzoni fu dissolto dopo la sconfitta del regno d'Abomey, dal successore di Gbêhanzin, Agoli Agbo.
















VALCHIRIE

Nella mitologia nordica erano donne guerriere che avevano il compito di percorrere i campi di battaglia per raccogliere gli eroi caduti e condurli al cospetto di Odino. Dalla pelle bianchissima, indossavano armature lucenti e maneggiavano la spada con maestrìa. Si credeva che potessero determinare gli esiti delle battaglie.Molto abili nel cavalcare, dopo aver attraversato i campi di battaglia ed aver raccolto gli eroi caduti, li conducevano nel Valhalla dove li ricevevano offrendo loro dell'idromele. Gli eroi caduti venivano accolti nel Valhalla, un luogo mitico adornato da scudi ed armi, e quivi impegnavano il tempo nella pratica delle armi ed in interminabili banchetti in compagnia delle Valchirie.Il loro capo è Brunilde.
Brunilde (il cui nome significa “guerriera con la corazza”) è la figlia di Budli, alla quale Odino affida il compito di dirimere una contesa tra due sovrani, Hjalgunnar e Agnar; contro la volontà del dio, Budli decide a favore del secondo e viene pertanto condannata a cadere in un sonno eterno, dal quale viene liberata da Sigurdh (Sigfrido, nella mitologia germanica). Brunilde e Sigfrido si innamorano, ma questi beve una pozione magica che lo induce a sposare Gudrun; Brunilde si vendica uccidendolo, ma, presa da disperazione, si uccide a sua volta.

Nel Nibelungenlied Brunilde è la bellicosa regina d’Islanda che sottopone i suoi pretendenti a una serie terribile di prove di forza, decisa a sposare chi saprà combattere meglio di lei. Il re dei burgundi, Gunther, è innamorato di lei e, per riuscire a conquistarla, chiede aiuto a Sigfrido; questi, resosi invisibile grazie al cappuccio dell’invisibilità sottratto ai nibelunghi, si sostituisce a lui nell’ultima prova e sconfigge Brunilde. Scoperto l’inganno di cui è stata vittima, Brunilde, ormai sposa di Gunther, si vendica di Sigfrido, che farà uccidere da Hagen.

Simbolismo storico-mitologico della Fiaba di Biancaneve



Di Giuseppe Merlicco

E' risaputo che molte fiabe sono ricche di messaggi simbolici che "mascherano", quindi nascondono, delle verità che in certi periodi storici non potevano essere rivelate apertamente.  Le Fiabe sono anche un modo per conservare nel tempo e trasmettere un Mito sotto forma di racconto.  Le pagine che seguiranno, che parlano di Biancaneve e di Mitologia Germanica (ricordiamo che per "popoli Germanici" si intende quei parenti stretti dei Celti, di origini indoeuropee, che hanno abitato in gran parte dell'Europa sin dall'antichità. Germani erano gli Angli, i Sassoni, gli Juti, i Frisi, i Franchi, gli Alemanni, i Burgundi, i Vandali, i Longobardi, i Marcomanni, i Quadi, i Bavari, i Goti...) sono tratte da: "Il manuale delle Rune" di J. P. Ronecker, studioso di mitologia e tradizioni popolari.  "...I vecchi miti non muoiono, ma sopravvivono nel folklore.  Come già fecero i Galli, i Germani vinti si rifugiarono nel mito.  Un bell'esempio ci è dato dal celebre racconto Biancaneve raccolto dai fratelli Grimm e rieditato continuamente sin dalla sua prima apparizione nel 1812.  Chi potrebbe immaginare che questo racconto oltre al suo significato mitologico potesse riflettere anche uno degli episodi più importanti e più tragici della storia Germanica?  Ricordiamo brevemente i punti salienti di questa storia.  Biancaneve (Schneewittchen in tedesco), figlia di un re, deve sopportare la gelosia della sua matrigna. Perseguitata dall'odio della nuova regina, la giovane principessa dovrà fuggire nella foresta, dove sarà raccolta e protetta da sette nani. Dopo le solite peripezie tutto si risolve per il meglio con la morte della cattiva regina vittima dei propri intrighi.     L'episodio chiave del racconto è senza dubbio quello in cui la cattiva regina continua a interrogare il suo specchio magico domandandogli chi sia la più bella del reame. Al che lo specchio risponde: - O Regina voi siete la più bella, ma Biancaneve è mille volte più bella di voi. -  Questa scena ha una spiegazione sia storica che mitica.  In tedesco specchio si dice spiegel. Questa parola indica anche le antiche raccolte di Diritto Germanico. Il Sachsenspiegel (specchio di Sassonia) è una raccolta di precetti giuridici compilata nel 1222 da Eike von Repgow, e lo Schwabenspiegel (Specchio di Svevia) è una raccolta simile composta nel sud della Germania nel XIII secolo.  Nell'introduzione del Sachsenspiegel possiamo leggere quanto segue: - Questo libro che contiene il diritto dei Sassoni porterà il nome di "Specchio dei Sassoni". Invito tutti ad utilizzare questo libro nello stesso modo in cui le donne si contemplano il loro bel viso in uno specchio. -  La spiegazione è dunque chiara: lo specchio magico della regina malvagia simboleggia un libro di diritto. Ma si tratta di un diritto più antico di quello da lei rappresentato (in quanto seconda moglie del re).  L'antico diritto è rappresentato da Biancaneve, principessa legittima depositaria del potere dei suoi avi. Sappiamo che la maggior parte dei popoli indoeuropei vedeva il diritto e la giustizia incarnati sotto tratti femminili.  La mitologia germanica ha una dea, chiamata Syn, che personifica la Giustizia e la Verità. Questa dea era la protettrice di chi veniva accusato, ed era figlia della dea Sif (sposa del dio Thor) che personifica la Bellezza e la Pace.  Thor, dio guerriero del tuono, aveva un martello (Mjollnir, il Frantumatore) di cui si serviva per proteggere i contadini nell'assemblea giudiziaria legislativa...  ...Il racconto di Biancaneve mette in scena dei personaggi che potrebbero essere benissimo dei rappresentatnti dell'antica religione germanica. Biancaneve sarebbe la trasposizione popolare della dea Syn, la regina defunta, sua madre, quella di Sif, e il re quella di Thor.  La nuova regina sembra non avere punti di riferimento nella mitologia, ma simboleggia l'arrivo di un nuovo potere.  Questo "nuovo potere", il diritto romano, si sostituisce al diritto germanico.  All'origine di questa sostituzione troviamo i capitolari di Carlo Magno, cioé delle raccolte di leggi carolinge...  Con l'appoggio della Chiesa romana questi capitolari regolamenteranno e modificheranno a poco a poco la vita sociale dei germani. Il risultato di questa trasformazione della società germanica fu l'introduzione del diritto canonico, o diritto ecclesiastico.  L'insediamento del cristianesimo e del nuovo diritto non fu indolore e provocò reazioni violente da parte di questi popoli molto attaccati alla loro indipendenza, alla loro libertà, alla loro antica religione e al loro diritto.  Questa resistenza fu particolarmente attiva presso i Sassoni, che sotto la guida di Widuking inflissero pesanti sconfitte alle armate di Carlo Magno, particolarmente ai piedi delle Suntelgebirde nel 782.  L'immaginario popolare scolastico troppo spesso ha presentato Carlo Magno come un sovrano giusto e bonario. In realtà a repressione del futuro Imperatore d'Occidente fu particolarmente sanguinaria. Chi rifiutava il cristianesimo veniva passato a fil di spada senza pietà! Dopo la sconfitta di Widuking, diverse migliaia di guerrieri Sassoni furono sterminati a Werden. Si capisce quindi come le trasformazioni forzate e violente imposte dal cristianesimo e dal nuovo diritto abbiano segnato gli spiriti in maniera indelebile.  In quest'ottica il racconto di Biancaneve potrebbe essere la rappresentazione metaforica dell'opposizione tra l'antico paganesimo e il cristianesimo e tra il diritto antico e quello romano.  La morte della madre di Biancaneve simboleggia dunque la scomparsa dell'antico diritto di cui lo specchio magico è testimone.  Esso dichiara chiaramente alla nuova regina che il potere e il diritto che lei rappresenta è illegittimo, e che la legittimità spetta a Biancaneve, erede dell'antico diritto e del paganesimo.  Biancaneve incarna in sé sia la sacerdotessa dell'antico culto, sia la Dea-Madre, in rapporto al culto maschilista dei cristiani.  Biancaneve è lo spirito del mondo antico.  Per conservare il suop potere la nuova regina deve far scomparire la principessa, che cristallizza in sé l'antico culto, estirpando in questo modo le ultime radici del mondo antico e l'animo popolare che gli è rastato fedele.  Il tema dell'albero e della foresta (una mia nota: ricordiamo che fino al medio evo le foreste occupavano circa un terzo dell'Europa) ...occupa un posto molto importante nel racconto. E' qui che Biancaneve trova rifugio, riuscendo a sfuggire alla morte (altra mia nota: da ciò si spiega l'accanimento romano-cristiano-moderno sul disboscamento e contro gli abitanti dei boschi).  La foresta è un luogo sacro per eccellenza, è il Tempio degli Dei: l'unico posto rimasto invitto e sempre fedele all'antico culto.  La principessa viene protetta dalla compagnia dei sette nani, avatara dei geni familiari e rustici della mitologia germanica, gli equivalenti dei Trolls nordici...  ...Nel racconto, i nani, oltre a incarnare i guardiani dell'antica religione hanno anche un simbolismo storico.  In effetti la storia della diffusione del diritto romano nell'antica Germania ci insegna che in una sola regione l'antico diritto non poté essere eliminato totalmente: la Frisia.  Lo storico K. F. Heichorn ha scritto a questo proposito: - In Frisia si può constatare l'esistenza di basi giuridiche essenzialmente differenti da quelle in vigore nel resto della Germania. I principi di sovranità romana non sono penetrati ovunque. Tra i Frisoni sfuggiti a questa sovranità, l'antica costituzione fondata sulle comunità popolari, rimase in vigore per tutto il periodo che va dall'888 al 1272. Queste comunità popolari formavano sette province o distretti marittimi...che subirono dei danni considerevoli e numerosi attacchi per aver voluto salvaguardare la loro libertà. -  I sette nani di Biancaneve potrebbero dunque simboleggiare i sette distretti della Frisia in cui vigeva l'antico codice delle leggi. E' naturale che la principessa cercasse rifugio presso di loro per sfuggire alle persecuzioni della nuova regina che rappresenta allo stesso tempo sia il cristianesimo che il diritto romano.  Spingendo "il sogno" sino alla fine, l'anima popolare rimasta profondamente pagana, attraverso il mito, crea il ritorno illusorio all'antico diritto e all'antica religione. Il principe che libera Biancaneve dal suo sarcofago di vetro (o di ghiaccio) rappresenta il giovane dio della rinascita, allo stesso tempo dio solare e sole (l'amante della Dea Madre) che risveglia una primavera fuori stagione in cui nulla muore, riflesso della bellezza dei giorni passati.  Il simbolismo del racconto è molto simile a quello della Bella Addormentata. Il principe azzurro è il detentore e lo strumento del potere legittimo incarnato da Biancaneve (perché è la regina che detiene in realtà il potere) a imitazione del mito celtico del Ritorno del Re...perché se il re rappresenta il potere temporale politico, il vero potere "mitico" è detenuto dalla regina, strumento sulla terra della volontà divina (e più anticamente della Dea Madre)".

FONTE:http://sagitta55.blogspot.it/2011/08/simbolismo-storico-mitologico-della.html

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