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Xenobot, il robot fatto di cellule


Di Anna Romano

Dal computer (anzi, supercomputer) alle cellule viventi: il lavoro pubblicato questa settimana su PNAS descrive la creazione di un nuovo sistema di vita, un robot nato dal riassembramento di alcune cellule staminali di X. laevis e basato sui modelli proposti da un supercomputer. Questi nuovi robot, chiamati xenobot, sono quindi cellule epiteliali e cardiache artficialmente "montate" dai ricercatori per poter svolgere alcune azioni, come muoversi o spostare piccoli oggetti. Oltre a fornire un'importante possibilità di studio sulla base di forma e funzione degli organismi viventi, è possibile pensare per gli xenobot una vasta gamma di applicazioni.
Nll'immagine: la manipolazione dei ricercatori sulle cellule. Crediti: Douglas Blackiston, Tufts University
«Non sono robot tradizionali e neppure una specie nota di animali. Sono una nuova classe di artefatti: organismi viventi e programmabili». Così Joshua Bongard, informatico ed esperto di robotica dell'Università del Vermont, descrive quanto lui e i suoi colleghi hanno realizzato: sono gli xenobot, cellule staminali provenienti da embrioni di Xenopus laevis e assemblate, su istruzioni di un supercomputer, in una forma di vita completamente nuova. Il loro lavoro è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Dall'in silico all'in vitro

Non è facile imporre a un sistema vivente di attuare un comportamento dettato dall'esterno: è per questa ragione che la maggior parte delle tecnologie attuali sono fatte di materiali sintetici. Eppure, scrivono gli autori del nuovo studio, se i sistemi viventi potessero essere rapidamente progettati e impiegati per svolgere determinate funzioni, la loro innata resistenza potrebbe consentire loro di superare rapidamente le potenzialità delle nostre tecnologie più promettenti. Da qui, gli xenobot.
I ricercatori hanno fatto girare sul supercomputer DeepGreen un algoritmo per la creazione di una diversa forma di vita con determinate caratteristiche, come la capacità di spostarsi in una direzione. Durante i mesi di processamento, il Deep Green ha simulato l'aggregazione e il riaggregazione di qualche centinaio di cellule, basandosi su alcuni semplici principi biofisici forniti dagli scienziati e riguardanti le proprietà delle cellule epiteliali e cardiache. Alla fine, sono state selezionate le opzioni migliori, impiegate per i test sulle cellule reali. Queste ultime sono staminali prelevate da embrioni della rana africana Xenopus laevis, un organismo modello ampiamente impiegato in ricerca (dalla specie deriva anche il nome dei nuovi robot).
Dopo aver separato e lasciato incubare le singole cellule, i ricercatori le hanno tagliate e "rimontate" secondo le istruzioni fornite dal supercomputer, ossia cercando di attuare gli obiettivi previsti. Un micro-lavoro (immaginate la dimensione degli strumenti necessari per lavorare sulle singole cellule) che ha portato a un macro-risultato: le cellule hanno effettivamente iniziato a lavorare insieme, muovendosi in modo coerente per esplorare l'ambiente circostante grazie alle contrazioni delle cellule cardiache. Le cellule hanno mostrato proprietà di auto-organizzazione e perfino la capacità di manipolazione, spostando piccolissime palline. Inoltre, «Abbiamo tagliato il robot quasi a metà e lui si è rimesso insieme e ha ripreso a funzionare», racconta Bongard.

Ricerca di base e applicazioni degli xenobot

Da una parte, gli xenobot possono insegnare molto sui sistemi viventi. «La grande questione, in biologia, è capire quali algoritmi determinano forma e funzione degli organismi», spiega il co-autore Michael Levin. «Abbiamo mostrato che cellule di rana possono essere usate per creare forme di vita completamente diverse da quelle iscritte nel loro programma di default». E questo potrebbe fornire informazioni più approfondite su come sono organizzati gli organismi, e su come immagazzinano e processano le informazioni. Dall'altra parte, gli xenobot potrebbero avere importanti applicazioni in diversi campi. Ad esempio, la loro capacità di manipolare o trasportare piccoli oggetti potrebbe essere la base per pensarli, per esempio, impiegati nel drug delivery intelligente. «Possiamo immaginare per questi robot molte applicazioni che per altre macchine sono impossibili, come cercare inquinanti o contaminanti radioattivi, raccogliere le microplastiche negli oceani, viaggiare nelle arterie per ripulirle dalle placche ateriosclerotiche», aggiunge Levin.
A tutto ciò, sottolineano i ricercatori, si aggiunge il fatto che gli xenobot sono biodegradabili, essendo interamente composti da cellule. «Quando dopo sette giorni hanno terminato il loro lavoro, sono semplicemente cellule morte», commenta Bongard. E le loro capacità rigenerative le rendono particolarmente interessanti: nessuno smartphone si ripara da solo se proviamo a tagliarlo in due.
Nell'immagine: la manipolazione dei ricercatori sulle cellule. Crediti: Douglas Blackiston, Tufts University

Il primo video girato su un asteroide a 300 milioni di chilometri da noi

I due robot automatici dell’Agenzia spaziale giapponese (JAXA) che si trovano da qualche giorno sulla superficie dell’asteroide Ryugu, a 300 milioni di chilometri da noi, hanno inviato sulla terra un video che hanno registrato il 23 settembre. È formato da 15 frame, le singole unità che formano un video, e mostra la superficie rocciosa di Ryugu. Il 24 settembre erano state diffuse le prime foto scattate su Ryugu e qui avevamo raccontato la storia della missione Hayabusa-2, che ha portato i due robot fin lì.




Rover-1B succeeded in shooting a movie on Ryugu’s surface! The movie has 15 frames captured on September 23, 2018 from 10:34 - 11:48 JST. Enjoy ‘standing’ on the surface of this asteroid! [6/6]

Arriva il medico robot: capirà i pazienti meglio dei dottori umani


Ecco il medico robot russo in grado di capire i pazienti 
Di Arsenij Kalashnikov
Un grande problema per i dottori è tradurre un elenco di sintomi espressi in linguaggio comune dai malati in un linguaggio che inquadri il problema con rigore scientifico. Ora viene loro in aiuto l’intelligenza artificiale.
Il compito di confrontare i sintomi delle varie malattie con i termini medici specifici è tradizionalmente compito dei dottori, ma i ricercatori russi hanno ora intrapreso una nuova via.


Hanno usato reti neurali ricorrenti e rappresentazioni semantiche basate su spazi distribuzionali per colmare il divario tra la terminologia medica utilizzata dagli operatori sanitari e il modo in cui le persone descrivono i loro sintomi con linguaggio comune.
L’Università Federale di Kazanl’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca (Mipt) e molte altre università russe hanno partecipato al progetto e hanno descritto i loro risultati in questo articolo scientifico.
Per migliorare l’accuratezza, molti testi medici sono stati caricati nel kit del software ed è stato creato un vocabolario speciale. Il software ha utilizzato questi dati per assegnare un vettore a ogni parola.
Secondo Valentin Malykh, ricercatore associato presso il Neural Networks e Deep Learning Lab del Mipt, il sistema è in grado di memorizzare testi.
“Carichiamo i testi e lui li confronta con la classificazione internazionale delle malattie (Icd)”, ha spiegato.
“Le farfalle dello stomaco”, per esempio, saranno scartate come asintomatiche, perché non c’è nulla di simile nell’Icd.

Medico robot: come l’intelligenza artificiale migliorerà la comunicazione

Andrej Filchenkov, ricercatore presso il dipartimento di Computer Technology dell’Università Itmo di San Pietroburgo, ritiene che la comunicazione sia uno dei problemi più rilevanti per la Medicina e la Sanità.
“Parlando a livello di algoritmi, il compito ricorda la traduzione tra lingue diverse, anche se molto simili”,
ha detto, aggiungendo che le reti neurali ricorrenti possono trovare collegamenti tra elementi tenendo conto del contesto.
Secondo gli scienziati, l’analisi dei testi di chi lamenta problemi di salute sui social network può aiutare a capire come i farmaci influenzano il corpo.
La tecnologia può anche far luce su come agiscono i farmaci in combinazione con diete e stili di vita. 
Fonte: https://it.rbth.com/scienza-e-tech/81479-ecco-il-medico-robot-russo
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ARTICOLO VISTO ANCHE SU https://www.informarexresistere.fr/medico-robot-russo/

Ikea, i colloqui di lavoro saranno fatti dal robot Vera. Ecco tutti i dettagli

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Di Salvatore Santoru
Ai colloqui di lavoro della multinazionale svedese Ikea non ci si troverà più un responsabile del personale umano, ma un robot.

Andando maggiormente nello specifico e stando a quanto riportato su 'Fidelity House'(1), si tratta di Vera, un software avente la capacità di intervistare sino a 1.500 canditati al giorno.
Vera è stata fondata da una start-up russa e il fondatore della stessa,Alexei Kostarev, ha ricordato che il software risulta essere attualmente già in uso presso almeno 200 società russe
NOTA E PER APPROFONDIRE:

Amazon vuole lanciare un robot da compagnia nel 2019

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Di Lorenzo Longhitano
Dopo l’assistente digitale da salotto Amazon vuole arrivare per prima a proporre nelle case del grande pubblico un’altra categoria di prodotto inedita: un robot domestico in grado di seguire gli utenti per fornire loro i servigi di Alexa seguendoli per casa. Lo ha riportato in queste ore Bloomberg, che del progetto top secret ha già raccolto una manciata di informazioni utili.


Dalla testata scopriamo che il nome in codice del prodotto è Vesta, ma anche che del suo aspetto e del suo scopo non ci sono informazioni disponibili. Bloomberg ipotizza che, come accennato, il dispositivo potrebbe rivelarsi una sorta di Alexa a rotelle, pensata per seguire gli utenti e assisterli da vicino con le stesse funzioni di assistenza digitale disponibili sugli speaker Echo. I prototipi già realizzati da Amazon sarebbero infatti dotati di videocamere per la navigazione negli spazi di casa e di algoritmi di machine vision per identificare i dintorni.
Nato qualche anno fa, il progetto sarebbe nelle mani del laboratorio di ricerca e sviluppo interno Lab126, che in passato ha tirato fuori dal cilindro successi come il Kindle e gli altoparlanti Echo, ma anche come il tragico Fire Phone. Più incoraggiante è il fatto che l’arrivo dell’aggeggio potrebbe non essere lontano: secondo le informazioni ottenute da Bloomberg, la società avrebbe intenzione di far fare ai dispositivi un primo giro di prova nelle case di alcuni impiegati già entro la fine dell’anno, per rifinire l’esperienza d’uso e correggere eventuali difetti; il lancio sul mercato potrebbe avvenire già nel 2019.

SOPHIA, la prima robot con cittadinanza saudita e il suo discorso in Arabia - VIDEO



Di Salvatore Santoru

Sophia è la prima robot avente la cittadinanza dell'Arabia Saudita(1).
In questo video si nota la stessa robot che tiene un discorso durante una conferenza del Future Investment Initiative(2) nel paese del Golfo.

NOTE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/10/larabia-saudita-concede-la-cittadinanza.html

(2)http://futureinvestmentinitiative.com/en/home

L’Arabia Saudita concede la cittadinanza all’androide Sophia



Di Giordano Stabile

Si chiama Sophia, secondo i suoi creatori assomiglia a Audrey Hepbourn, ed è il primo androide a ottenere la cittadinanza in uno Stato. Il passo storico è stato compiuto dall’Arabia Saudita, sull’onda dell’entusiasmo per il programma di modernizzazione lanciato dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Sophia si è presentata in pubblico a Riad, in occasione del lancio del programma Future Investiment Intiative. «Sono molto onorata e orgogliosa per questo risultato unico», ha detto al suo intervistatore, Andrew Ross Sorkin. 

Creato a Hong Kong  
Sophia è stata creata da una azienda di Hong Kong, la Hanson Robotics, specializzata nella realizzazione di androidi. È in grado di imitare le espressioni facciali umani, di rabbia, tristezza, gioia. «Voglio vivere e lavorare con gli umani e per questo devo esprimere le emozioni per capire gli umani e realizzare un rapporto di fiducia». 

La replica a Elon Musk  
Sophia ha anche risposto ai dubbi e ai timori che suscita il rapido sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale e ha ribattuto al fondatore di Tesla, Elon Musk, che aveva espresso riserve: «Stai guardando troppi film di Hollywood, se tu sarai gentile con me, io sarò gentile con te». 

Condizione femminile  
Il fatto che sia stato scelto un androide dalle fattezze femminili, anche se il suo sesso è neutro, è un ulteriore segnale di apertura del Regno saudita. Le donne hanno appena ottenuto il diritto a guidare un’auto ma sono ancora discriminate nella libertà di movimento e lavoro. 

La Cina è entrata nell'era dell'automobile sulla scia dei robot

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http://www.askanews.it/altre-sezioni/motori/la-cina-e-entrata-nell-era-dell-automobile-sulla-scia-dei-robot_711978818.htm

 In Cina, autosilos equipaggiati con strutture robotiche si prendono cura di parcheggiare l'auto al posto del guidatore con l'aiuto di sensori e telecamere in grado di evitare anche il minimo incidente per ottimizzare lo spazio e ridurre lo stress dei clienti. È una delle numerose e costose soluzioni messe a punto dalle imprese cinesi per fare fronte all'invecchiamento della società, visto che anche nel paese più popoloso del mondo la manodopera sembra scarseggiare.
Dal canto suo, la società che produce il sistema conta sull'esplosione del mercato automobilistico. "La Cina è entrata nell'era dell'automobile. Ce ne sono sempre di più", spiega Wu Yonghai, della società Hikvision. "Il nostro progetto intende offrire una soluzione alla sfida problematica di parcheggiare rapidamente grandi numeri di auto".
Qualche clic sull'app di un dispositivo mobile e dopo qualche minuto il robot riporta l'auto, evitandovi di andarla a cercare. Un'impresa all'interno di un parcheggio dalle colossali dimensioni cinesi. "Ritrovare l'auto in un parcheggio enorme può trasformarsi in un incubo e questa è la soluzione ideale" sottolinea Wu Yonghai. "E renderà il parcheggio più ecologico visto che non ci sarà più bisogno di guidare all'interno della struttura evitando così la concentrazione dei fumi dei gas di scappamento".
Nel 2015 in Cina sono state venduti oltre 24 milioni di vetture, un mercato potenzialmente enorme per questo genere di innovazioni. Ma i costi restano ancora troppo alti. Ma la robotica è senza dubbio un settore di grandi promesse e il governo sembra averlo compreso molto bene visto che la Cina è già il primo mercato mondiale del settore robotico.

ECCO COME SARA' IL FUTURO DELLA SOCIETA' UMANA SECONDO IL 'GURU TECNOLOGICO' KEVIN KELLY

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Di Giuliano Aluffi per Il Venerdì di La Repubblica

Il futuro sarà un posto immateriale e creativo, dove ogni bene è un servizio e il web si estende nello spazio del pianeta e nel tempo delle nostre vite, rendendo il passato ricercabile a piacimento.





Lo sostiene Kevin Kelly, guru tecnologico e cofondatore di Wired Usa, nel saggio The Inevitable: understanding the 12 technological forces that will shape our future (L' inevitabile: capire le 12 forze tecnologiche che disegneranno il nostro futuro, Viking, pp. 328, euro 14,99). Kelly identifica queste forze con verbi esistenti - tra cui condividere, accedere, remixare, tracciare, interagire - e neologismi come «cognificare»: «È la tendenza a rendere sempre più intelligenti le cose» spiega Kelly al Venerdì.

«Così come con la rivoluzione industriale i cavalli vapore hanno rimpiazzato i muscoli, il prossimo passo sarà prendere un qualsiasi oggetto e infondergli intelligenza, moltiplicando la sua utilità». Un prodromo è l' evoluzione della fotografia. «Negli anni Settanta i fotoreporter si trascinavano dietro grosse lenti da mezzo chilo l' una, per fotografare con poca luce. Oggi le fotocamere sugli smartphone sostituiscono queste lenti con l' intelligenza senza peso degli algoritmi, che danno foto ancora più belle».


È una spinta verso l' immateriale anche linguistica: nomi e oggetti fisici (ad esempio l' automobile) stanno già diventando verbi e servizi intangibili (condividere una corsa in carsharing); il possesso di un bene fisico, pressoché immutabile, evolverà nell' accesso a una molteplicità di beni in continuo aggiornamento. Il futuro sarà il modello Uber applicato a tutti  gli aspetti della vita.

«Smaterializzando le attività, le rendiamo più efficienti» sottolinea Kelly. «Pensiamo alla chimica e alla medicina: le simulazioni digitali - ad esempio le innumerevoli combinazioni di molecole farmacologiche che il supercomputer Watson di Ibm genera e valuta a velocità impensabili per l' uomo - ci permettono di sperimentare l' impensabile, scartare i moltissimi risultati improduttivi e orientare il lavoro umano solo su quelli promettenti».

Non c' è motivo per temere: «È vero che ogni nuova tecnologia risolve dei problemi ma ne crea altri mai visti prima: i successi tecnologici di ieri (ad esempio il motore a combustione) causano i problemi di oggi (il riscaldamento globale) e le soluzioni tecnologiche di oggi causeranno i problemi di domani.

Ma questo alternarsi di problemi e soluzioni, nel tempo, porta all' accumulo costante di benefici: ogni anno creiamo un po' di più di quello che distruggiamo, e questa differenza positiva, magari anche piccola, si somma nel tempo a quelle precedenti. Ecco perché oggi viviamo meglio di un secolo fa».

E il lavoro? Per Kelly il lavoro non sparirà, ma diventerà per forza creativo: «Il compito di ognuno sarà inventare nuovi lavori per i robot». E il mondo assomiglierà sempre più al web.

INTELLIGENZA ARTIFICIALEINTELLIGENZA ARTIFICIALE
«Oggi non possiamo fare ricerche davvero universali. Google non può ritrovare ogni piccolo evento che succede su Facebook, e poi non possiamo fare ricerche dentro i "mondi" contenuti all' interno di un video musicale, di una app o di un film. Nel futuro invece questo sarà possibile: gli eventi accaduti in un videogioco saranno ricercabili come oggi lo sono le notizie. E siccome il life log, la memorizzazione di tutto ciò che viviamo, diventerà un' abitudine, i nostri strumenti digitali ci permetteranno di rivisitare a piacimento ogni punto del nostro passato» vaticina Kelly.

«Inoltre, siccome tutti gli oggetti saranno connessi in rete, potremo "googlare" anche il mondo fisico e ricevere informazioni da strade, case, città: il web coinciderà con il pianeta e diventerà autocosciente».

"PERSONALITÀ ELETTRONICA": la proposta di legge per dare diritti e doveri ai robot presentata al Parlamento Europeo



Di Salvatore Santoru

Come riporta "Repubblica"(1) al Parlamento Europeo è stata presentata una proposta di legge per dare diritti e doveri alle persone elettroniche, ovvero i sempre più numerosi robot e lavoratori artificiali che vivono e lavorano nella società autonomamente o insieme ai lavoratori e alle persone umane.
La bozza è stata presentata dall'esponente dell'"Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici" nonché militante del Partito Operaio Socialista del Lussemburgo Mady Delvaux.
Tra le altre cose, la proposta prevede che i robot potranno avere una carta d'identità e contribuire al welfare della società e avere un sistema legislativo da rispettare, comprendente le leggi di Asimov e un codice di condotta redatto dall'Unione Europea.
Inoltre, la bozza della Delvaux prevede l'applicazione di una tassa sugli stessi robot al fine di "rimpolpare" il sistema previdenziale privato di molti lavoratori di origine umana.
Inoltre, ogni cittadino che utilizza degli automi dovrà segnalarlo allo stato, indicando anche qual'è il suo risparmio in contributi grazie all'utilizzo dei lavoratori di origine artificiale al posto di quelli umani.

NOTE:

(1)http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/06/24/news/legge_robot_personalita_elettronica_ue-142679939/

PER APPROFONDIRE:http://scitech.diariodelweb.it/scitech/articolo/?nid=20160628_385182

FOTO:https://it.pinterest.com/pin/309481805621375767/

Incredibile, ma vero: robot risolve cubo di Rubik in un secondo: VIDEO



Il cubo di Rubik o cubo magico (Rubik-kocka in ungherese) è un celebre rompicapo inventato dal professore di architettura e scultore ungherese Erno Rubik nel 1974. Chiamato originariamente Magic Cube dal suo inventore, il rompicapo fu rinominato in Rubik's Cube dalla Ideal Toys nel 1980 e nello stesso anno vinse un premio speciale dalla giuria dello Spiel des Jahres in Germania, unico solitario premiato nella storia del premio. È il giocattolo più venduto della storia, con circa 300 milioni di pezzi acquistati in ogni angolo del globo.






L’essere umano in grado di risolvere il cubo di Rubik nel minor tempo è Lucas Etter, un adolescente del Kentucky, Stati Uniti, che l’anno scorso ha imposto il Guinness World record con 4.904 secondi. Due ingegneri Jay Flatland e Paul Rose avevano creato solo un mese fa un robot in grado di risolvere il rompicapo in 1,019 secondi. Ora arriva il nuovo record ed è dell’ingegnere tedesco Albert Beer, che ha costruito un robot così veloce da risolverlo in un tempo ancora minore: 0.887 secondi.



Ecco il robot che può “fare figli”

[credit: University of Cambrige]

Di Stefano Pisani

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge ha realizzato un robot madreche può costruire in modo indipendente i suoi figli e testare le loro performance, usando i risultati delle sue analisi per migliorare la successiva generazione, conservando i tratti vincenti.





In questo modo, gli scienziati, come si legge su PLoS One, hanno potuto osservare il processo dell’evoluzione tramite selezione naturale, anche se su robot. “La selezione naturale è, essenzialmente, riproduzione, valutazione, riproduzione, valutazione e così via – ha spiegato Fumiya Lida, capo del team di ricerca che comprende anche scienziati dell’Eth di Zurigo – e questo è quello che fa il nostro robot. E grazie a lui possiamo osservare il miglioramento e la diversificazione della specie”.
Senza aver bisogno di alcun intervento umano o simulazione computazionale (al di là del comando iniziale) questo robot madreha creato bambini costruiti da cubi di plastica (da uno a cinque) con un piccolo motore interno.
In cinque separati esperimenti, la madre ha disegnato, costruito e testato generazioni di dieci figli, usando le informazioni raccolte in una generazione per predisporre il design della successiva. I tratti migliori sono risultati passare da una generazione all’altra e, all’ultima generazione, i robottini riuscivano a svolgere un dato compito due volte più velocemente dei primogeniti.
Ogni bimbo era costituito da un genoma composto da una combinazione da uno a cinque diversi geni, che contenevano tutte le informazioni circa forma, costruzione e comandi del motore. Come in natura, anche in questi robottini si verificavanomutazioni, aggiungendo nuovi geni oppure cancellando quelli esistenti, o incroci, con un nuovo genoma che veniva formato incrociando geni provenienti da due individui.
La valutazione della performance consisteva nel calcolare iltempo impiegato da un robottino per raggiungere una data posizione, a partire dal suo luogo di nascita. I robot con maggiore successo rimanevano immutati nella successiva generazione, in modo da conservare le loro capacità, mentre quelli meno abili andavano incontro a mutazioni e incroci.

FONTE:http://www.wired.it/attualita/tech/2015/08/14/robot-figli/

Chirurgia: arriva il robot in sala operatoria

Davinci-robot

Di Paolo Mauri
Si chiama “da Vinci” in onore del famoso genio toscano il robot di precisione presentato alla clinica Santa Caterina da Siena di Torino.
Questo innovativo robot, messo a punto dallaIntuitive Surgical nella Silicon Valley (California), è operativo già da una quindicina di anni in circa 700 ospedali nel mondo. L’esordio dell’ultimo sistema, il modello Xi successivo al primo Si, avvenne presso l’ospedale Maggiore di Novara nel settembre dello scorso anno, successivamente venne introdotto presso altre strutture sanitarie come al Cà Foncello di Treviso e all’Istituto Humanitas di Rozzano(Milano).
Ora tocca al Santa Caterina da Siena di Torino dotarsi di questa rivoluzionaria tecnologia in grado di ridurre drasticamente sia i tempi operatori sia quelli di degenza: se prima per un’operazione alla prostata occorrevano circa 10 giorni di degenza post operatoria ora sono sufficienti solo 3/4 giorni in quanto l’intervento viene effettuato tramite moderne tecniche di laparoscopia che prevedono solo piccole incisioni di un centimetro. Con la robotical’operatore lavora direttamente a una consolle (tipo videogiochi altamente sofisticato) che permette una millimetrica precisione nella dissezione dei tessuti, la correzione di eventuali tremori e movimenti e rotazioni non possibili dalla comune articolazione della mano (7 gradi di libertà) il che determina un più preciso risparmio dei fasci nervosi, il tutto avendo davanti unarappresentazione in 3D del tessuto da operare. Inoltre l’apparecchio è in grado anche di fornire degli esami ad alta risoluzione: è infatti capace di effettuare un esame cardiaco in appena 250 millesimi di secondo, una Tac a 128 strati e una risonanza magnetica “anti-claustrofobia”.
Il modello da Vinci Xi è l’ultima e più evoluta versione della tecnologia da Vinci. Rispetto alla precedente versione, il nuovo robot ha uno schema di lavoro opposto. I bracci scendono dall’alto e la loro posizione è impostata da un computer secondo schemi anatomici scelti dal chirurgo, in relazione ai diversi interventi. Il lavoro in parallelo dei bracci riduce il conflitto tra strumenti e permette loro di muoversi anche in direzioni opposte al verso consueto di operatività. Altra interessante caratteristica è il nuovo sistema di movimentazione dei bracci “Grab and Move“, che permette di movimentarli con netta riduzione dei tempi operatori. A queste innovazioni si aggiunge il fatto che il nuovo Xi è dotato di tutti gli optional a disposizione dell’Si, tra cui lavisione in fluorescenza, le suturatrici robotiche e altri strumenti di emostasi.
Questo robot potrà essere impiegato per diverse procedure chirurgiche, in particolare inurologia (67% dell’attività), chirurgia generale (16%), ginecologia (10%),otorinolaringoiatria (4%) infine cardiochirurgia e chirurgia toracica (3%).
Rispetto alla normale chirurgia in laparoscopia il robot ha il pregio di non necessitare di un lungo periodo di formazione per il suo utilizzo essendo la robotica più intuitiva e semplice da imparare da parte dei chirurghi.
Il problema principale di questa tecnologia è il costo che si aggira intorno al milione e mezzo di euro per ogni apparecchio, limitandone quindi la diffusione a quelle strutture sanitarie pubbliche che hanno un bilancio positivo e che puntano alla qualità dei risultati.

L’alba dei robot killer


L'alba dei robot killer
Di Tommaso Caldarelli
Ha iniziato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con il disimpegno delle truppe umane dai fronti dell’Afghanistan e dell’Iraq e il parallelo utilizzo massiccio dei droni militari: è, probabilmente, il primo atto di una guerra di nuovo tipo. Quella combattuta con le nuove tecnologie militari, produzioni a tasso di innovazione incredibile: veri e propri robot da guerra automatizzati in grado di combattere al posto dei soldati civili.

L’UOMO, LA MACCHINA - Ma questo, si chiede Bonnie Docherty, esperta di armamenti in forza a Human Rights Watch su Foreign Policy, è un esito desiderabile per il mondo? Poniamo, si legge, che un bambino stia giocando con un arma finta in un cortile del Pakistan rurale e sua madre veda avvicinarsi truppe in armi: probabilmente uscirebbe per difenderlo, urlando ai soldati.
Un soldato umano saprebbe distinguere fra comportamento offensivo e difensivo, mentre magari la fanteria meccanica sommerebbe semplicemente l’intento aggressivo alla presenza di armi e farebbe fuoco, uccidendo madre e piccolo. “Aeroplani senza pilota, controllati solo da algoritmi pre-programmati, potrebbero portare qualcosa come 4500 libbre di bombe da sganciare senza nemmeno l’autorizzazione dalle cariche militari”, continua.
PROTOTIPI- Parliamo di tecnologie che sono in stato di ricerca avanzata, oppure addirittura di pre-sviluppo da parte di dipartimenti di guerra di paesi come la Cina, la Germania, Israele, la Russia, la Corea del Sud, il Regno Unito: ad esempio la Corea del Sud sta sviluppando il robot sentinella SGR-1 sulla linea della Zona Demilitarizzata al confine con la Corea del Nord, mentre gli Stati Uniti stanno testando l’aereo X-47B, “che è pensato per il combattimento”. Sono due dispositivi pensati, tuttora, per funzionare con la supervisione umana, ma entrambi puntano “ad essere del tutto autonomi”. Il fine è proprio quello di avere armi del tutto prive di qualsivoglia impegno umano, ormai costoso e rischioso da utilizzare.
PROBLEMI, E GROSSI - La questione è prima di tutto giuridica, in termini di crimini di guerra e contro l’umanità. Come potrebbe un robot rispettare i tre criteri guida delle normative internazionali militari – distinzione, proporzionalità, necessità militare? Chi potrebbe essere responsabile delle sue azioni, laddove “il comandante è responsabile delle azioni dei suoi sottoposti solo se non riesce ad evitare o a punire un prevedibile crimine di guerra”? Come si potrebbe evitare l’uso di truppe del genere da parte di dittatori, che li considererebbero probabilmente “truppe perfette”, in grado di sparare anche su civili, senza alcun segno di ribellione? Per questo e per altri motivi l’esperta si sente di lanciare un vero e proprio allarme: “Armi totalmente automatizzate mancherebbero di giudizio e compassione umana, due delle più importanti garanzie per i civili nelle guerre. Per difendere queste salvaguardie, i governi dovrebbero bandire le armi autonome sia a livello nazionale che internazionale. E dovrebbero farlo adesso”, perché adesso queste tecnologie sono ancora in stato embrionale: presto saranno realtà.

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/612621/lalba-dei-robot-killer/

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