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Valter Longo tra gli scienziati più influenti del 2018 per il TIME: cos’è la dieta mima-digiuno

Di Zeina Ayache
https://scienze.fanpage.it/

Lo scienziato italiano Valter Longo è stato inserito nella lista 2018 del TIME delle persone più influenti nell'ambito della cura della salute. La nomina del professore della USC Leonard Davis School, direttore dello USC Longevity Institute, è arrivata grazie alla ricerca di Longo sulla dieta mima-digiuno che ha effetti sulla nostra salute, previene le malattie e aiuta i pazienti che soffrono di diabete. Ma vediamo cos'è la dieta mima-digiuno.

Valter Longo, lo scienziato italiano. Valter Longo è uno scienziato italiano nato a Genova che attualmente però si è trasferito in California, dove lavora nella University Of Southern California e dirige il Programma di Oncologia e Longevità per l'Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano. Lo scienziato, arrivato a 16 anni negli USA per studiare musica, si dedica completamente alla scienza diventando esperto di longevità e sana alimentazione al punto da essere oggi il ‘padre' della dieta mima-digiuno.

Cos'è la dieta mima-digiuno. La dieta mima-digiuno è un regime alimentare che alterna giorni a basso contenuto di grassi e calorie ad altri regolari. Questa alternanza, che mima il digiuno, riesce a riavviare il metabolismo rendendolo più efficace: il risultato della dieta mima-digiuno è il rallentamento dell'invecchiamento delle cellule che porta addirittura il pancreas a funzionare meglio e a compensare i deficit di insulina. Di fatto, la dieta mima-digiuno aiuta i pazienti diabetici a riavviare la produzione di insulina e quindi a migliorare il proprio stato di salute.

La dieta della longevità. Valter Longo ci svela in cosa consiste la dieta della longevità. Innanzitutto si tratta di un regime alimentare vegano che prevede l'inserimento di pesce 2/3 volte a settimana, riduzione al minimo di grassi e zuccheri, predilizione per i legumi, abbondare con i carboidrati complessi come pomodori, broccoli e carote, ma anche con l'olio, noci, mandole e nocciole. Quanto agli orari, il consiglio è quello di mangiare entro 12 ore al giorno, cioè se facciamo colazione alle 8, la cena deve essere entro le 20, ed evitare di consumare cibo 4 ore prima di andare a letto.

FONTE: https://scienze.fanpage.it/valter-longo-tra-gli-scienziati-piu-influenti-del-2018-per-il-time-cose-la-dieta-mima-digiuno/

Cozze greche contaminate: è allarme in tutta Italia

Di Giorgia Baroncini
Pericolo Escherichia coli nelle cozze vive provenienti dalla Grecia. L'allarme è stato lanciato dal RASFF (Food and Feed Safety Alerts), il Sistema di allerta europeo rapido per la sicurezza alimentare.
I frutti di mare sono risultati contaminati dell'Escherichia Coli, un batterio pericoloso presente nelle acque inquinate da feci che può provocare nausea, fortissimi crampi addominali, diarrea e vomito con conseguenti danni per l'apparato digerente.
L’allerta sembra riguardare tutto il territorio nazionale dato che le cozze vive e contaminate sarebbero già state messe sul mercato. Come riporta il Messaggero, risulta difficile riuscire a ritirare tutti i lotti interessati che potrebbero essere finiti anche in piccoli punti vendita, pescherie e mercati rionali, oltre che in alcuni siti della grande distribuzione. Le operazioni di ritiro per tutelare la salute dei consumatori, tuttavia, sono già iniziate.
Il RASFF invita i consumatori a prestare la massima attenzione e ad acquistare solo i prodotti ben etichettati. Si chiede inoltre di non consumare le cozze provenienti dalla Greciasenza averle sottoposte al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

West Nile, crescono i contagi: è la febbre portata da zanzare

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Di Claudio Cartaldo

Sono già 10 le persone contagiate nel Polesine. Gli ultimi casi accertati sono stati registrati a Mira e a Mellaredo di Pianiga.
Tutti i pazienti sono stati punti dalle zanzare che trasmettono il virus West Nile e che ora sta infettando diverse persone in Veneto.

Allarme zanzare?

Alcuni parlando di una vera e propria emergenza. Anche se l'assessore alla Sanità, Luca Coletto, ci tiene a ridimensionare il problema. "La situazione legata alla presenza in alcune parti del Veneto di focolai di zanzare portatrici della West Nile non desta allarme - dice - È un fenomeno che si presenta da anni a ogni estate, favorito dal clima caldo e umido, come adesso. Il sistema sanitario e i Comuni stanno collaborando attivamente e la decina di casi di contagio umano fin qui registrati sono la dimostrazione che, dal punto di vista clinico, la capacità di diagnosi e conseguentemente di cura dei nostri ospedali è massima".
È già attivo il "Piano Regionale di Sorveglianza Integrata e Misure di Lotta ai Vettori" e gli ospedali veneti sono già preparati ad affrontare la situazione nel caso in cui un cittadino si presentasse in ambulatorio con i sintomi della febbre del West Nile. "Ci tengo si sappia - continua Luca Coletto - perché la popolazione non venga inutilmente allarmata. A questo si aggiunga che alla questione West Nile la Regione Veneto dedica la massima attenzione da anni anche con stanziamenti specifici, che in totale sono finora stati pari a 1 milione 541 mila euro". Nel 2015 un allarme simile aveva riguardato alcune zone vicino al Po.

Come riconoscere la West Nile

Ci sono però dei modi per evitare di ritroversa all'ospedale con la febbre del West Nile. Prima cosa: evitare la puntura delle zanzare con repellenti, insetticidi ambientali e una corretta disinfestazione dei luoghi aperti privati, tombini, caditoie, fossi e via dicendo. Se questo non dovesse bastare, e nel caso si venisse contagiati, è bene rivolgersi subito a un medico. Il Wnv è asintomatico circa nell'80% dei casi, mentre nel 20% delle situazioni provoca febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Il periodo di incubazione varia tra i 2 e i 21 giorni. In alcuni casi, lo 0,1% delle situazioni e soprattutto se vengono colpite persone anziane, la malattia piò avere effetti più gravi. e produrre l'encefalite. "È con questa realtà che ci si deve confrontare - chiosa l'assessore - non con una terribile epidemia".

La sindrome di chi mangia troppo sano


Di Valentina Arcovio

Mangiare sano è un bene. Ma può diventare una malattia quando si trasforma in ossessione. Ad esempio, quando si inizia a pianificare maniacalmente ogni pasto. O quando si trascorre troppo tempo al supermercato a leggere ogni etichetta. O addirittura quando ci si isola per paura di ritrovarsi in situazioni in cui ci si sente costretti a mangiare qualcosa che non si ritiene sano al 100 per cento, come un pranzo in famiglia o una cena al ristorante con gli amici. La mania di mangiare sano si chiama ortoressia. «L’ortoressico sviluppa una vera e propria fobia per i cibi considerati “pericolosi” come gli Ogm», afferma Bertelli, psichiatra e presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus. «Questa ossessione - aggiunge - porta a una dieta molto restrittiva e all’isolamento sociale. È come se il “cibo sano” diventasse una missione morale e tutte le altre sfere di vita passassero in secondo piano». A differenza di altri disturbi alimentari più noti, come l’anoressia o la bulimia, l’ortoressico non ha in mente di dimagrire. «Il focus - dice Bertelli - è mantenere il proprio corpo puro e sano. In quest’ottica è più vicino allo spettro ossessivo-compulsivo che a quello dei Disturbi della condotta alimentari (Dca). In comune con i Dca vi è la ricerca del perfezionismo, il bisogno di controllo, gli esiti sull’organismo e sulle sfere di vita».  

Maniacale  
Si stima che gli italiani che soffrono di ortoressia siano all’incirca 450 mila, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Più numerosi invece sono i connazionali considerati a rischio. Ben un italiano su 3 dichiara di avere almeno un amico fissato con l’alimentazione, che non vuol dire soffrire di ortoressia, ma rientrare nella categoria di potenziali «vittime» di questa patologia. Molti italiani e non solo, passano più di 3 ore al giorno a pensare al cibo: cosa prendere e come preparalo? Fa bene o non fa bene? Meglio evitare e mangiarlo ogni tanto? Le città italiane considerate più a rischio sono Milano (33%), Roma (27%) e Torino (21%). I meneghini, stando a Nutrimente, sembrano i più ossessionati dai valori nutritivi del cibo, capaci di spendere gran parte del tempo libero al centro commerciale, per disegnare un menù settimanale maniacale. A causa dell’ortoressia, i romani e i torinesi sembrano soffrire principalmente di isolamento sociale, conseguenza della persistente preoccupazione legata al mantenimento di rigide regole alimentario.  

Pseudoscienza  
A rendere l’ortoressia ancora più pericolosa sono le false convinzioni. «Spesso la conoscenza di questi soggetti non si fonda su una reale competenza riguardo la nutrizione, ma su convinzioni personali, sentito dire, notizie pseudoscientifiche trovate su Internet», spiega Bertelli. 

Per superare questa malattia, come per tutti i disturbi ossessivo-compulsivi, è fondamentale l’aiuto di chi ci circonda. «Per il paziente - spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico e direttore scientifico di Bioequilibrium - gli altri rappresentano una sorta di specchio. Solo attraverso quel riflesso si inizia a prendere coscienza del proprio comportamento patologico». Riconoscerlo è quindi il primo passo per uscirne. «La psicoterapia è fondamentale. Grazie a essa si possono individuare e destrutturare le sensazioni profonde di minaccia e vedere se dietro l’ortoressia si cela un disagio ancora più profondo», sottolinea Vinciguerra. «La psicoterapia può essere affiancata da un approccio dietologico che vada a correggere le sindromi carenziali che possono insorgere, quali deficit vitaminici (ferro calcio vitamina d vitamina B12)», conclude Bertelli. 

Tumore al cervello, in vent'anni raddoppiati quelli maligni: sotto accusa i telefonini

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Libero

Il dato è decisamente allarmante: i tumori al cervello raddoppiati in vent'anni, dal 1995 al 2015. Lo dice uno studio pubblicato sul "Journal of environmental and public health", secondo il quale l'incidenza dei tumori cerebrali maligni (glioblastoma) in Gran Bretagna è salita da 2,4 a 5 ogni 100.000 persone.

Lo studio non si addentra nell'analisi scientifica delle cause che hanno determinato il boom, ma fa notare che possa essere collegato all'uso dei cellularie all'inquinamento atmosferico dovuto al traffico. Significativo è che il 1995 coincida al periodo in cui i cellulari, quelli di prima generazione senza internet, si sono diffusi su vasta scala. Nel periodo considerato, sempre secondo lo studio, i casi di glioblastoma nel Regno Unito sono stati 81.135. Confrontando quelli registrati nel 1995 con quelli registrato nel 2015, ogni anno si sono avuti in media 1.548 tumori aggressivi al cervello in più ogni anno.
"Lo studio in sé non riguarda i cellulari - ha precisato alla Cnn Alasdair Philips, autore principale dello studio e amministratore di Children with Cancer UK - ma queste neoplasie si manifestano  principalmente nelle aree del lobo frontale e temporale, vicino all'orecchio e alla fronte", cosa che solleverebbe il sospetto nei confronti dei telefonini.

Carenza di vitamina D: ecco i sintomi e a quali malattie è associata

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Di Filomena Fotia

Le malattie muscolo-scheletriche croniche dell’anziano quali osteoporosi, artrosi e sarcopenia sono al centro della VI edizione del Congresso ASON. Dal 5 al 7 ottobre oltre 600 ortopedici, reumatologi e fisiatri si danno appuntamento a Napoli presso l’Hotel Excelsior, per fare il punto sulle problematiche emergenti in ambito osteoarticolare, attraverso il punto di vista dello specialista ambulatoriale: indispensabile anello di raccordo nell’integrazione ospedale-territorio, chiamato a fornire risposte adeguate al bisogno di salute dei cittadini, razionalizzando al contempo le risorse economiche del SSN.

Tra gli ospiti di prestigio del Congresso il professor Michael Holick, endocrinologo dell’Università di Boston, che dedicherà un focus specifico alla carenza di vitamina D, ormai epidemica nel mondo occidentale, non solo negli anziani ma spesso anche nei giovani e negli adulti. Diversi studi riportano che la percentuale di donne in post-menopausa con mancanza di vitamina D è variabile tra il 65 e il 75% mentre, secondo le ultime statistiche, ben 6 bambini su 10 ne sono carenti, chi in forma lieve e chi in maniera più seria. “L’ipovitaminosi D si manifesta con il rachitismo in età infantile, con dolori ossei nelle fasi di crescita degli adolescenti e con dolori muscolari e fratture da fragilità negli anziani”, anticipa il dottor Sergio Gigliotti, Presidente di ASON e del Congresso. “Numerosi studi del prof. Holick hanno evidenziato che la carenza di vitamina D è associata ad altre malattie quali il diabete di tipo 2, la sclerosi multipla e la demenza senile. Pertanto il mantenimento di un livello ottimale di questa vitamina nel sangue, attraverso l’esposizione solare in orari ben precisi e la costante supplementazione alimentare, è un obiettivo terapeutico che lo specialista territoriale deve porsi sempre, indipendentemente dall’età dei pazienti afferenti al suo ambulatorio”.

In particolare, contro l’osteoporosi nell’anziano, gli specialisti ASON ricordano quelle che devono essere le 5 regole d’oro da seguire:

1) mantenere nel sangue valori normali (superiori a 30 ng/ml) di vit. D (25 OH);

2) assicurarsi un sufficiente apporto alimentare di calcio: 800-1000 mg al giorno

3) praticare 50 minuti di attività fisica aerobica di moderata intensità, per 3 volte a settimana;

4) in primavera ed estate, esporsi per un’ora al giorno alla luce del sole, con gambe e braccia scoperte;

5) sottoporsi, almeno una volta, a una valutazione strumentale del rischio di frattura.

La supplementazione nutrizionale, unita a un’adeguata attività fisica, è un presidio terapeutico indispensabile anche nella sarcopenia, malattia caratterizzata dalla perdita di massa e forza muscolare che espone il soggetto anziano a un deterioramento di alcune funzioni quali la stabilità posturale, l’autonomia deambulatoria, l’omeostasi glucidica e il trofismo osseo: sarà questo l’argomento della relazione della dottoressa Debora Rasio, oncologa e nutrizionista dell’Università “La Sapienza” di Roma. E’ difficile determinare la prevalenza esatta di questa patologia ma alcuni dati preliminari riferiti ad anziani che vivono nelle case di riposo indicano che il 70% degli uomini e il 35% delle donne presenta sarcopenia.


Fonte e articolo completo: http://www.meteoweb.eu/2017/10/carenza-di-vitamina-d-ecco-i-sintomi-e-a-quali-malattie-e-associata/980598/#QiTE2gcZOuGlRu1U.99

Ecco cosa succede se assumi troppi zuccheri: 6 segnali da non sottovalutare

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6 segnali che indicano un eccessivo consumo di zuccheri
Se consumiamo troppi zuccheri il corpo ci invia dei segnali inequivocabili che è bene non sottovalutare: pelle spenta, stanchezza, carie, glicemia alta, ipertensione e non solo. Ecco quali sono i segni evidenti che stai mangiando troppi zuccheri!
Lo zucchero piace a tutti, anche a chi direbbe di no: è infatti presente non solo in caramelle, ciambelle e dolci vari, ma in tanti cibi insospettabili come minestrone, cibi impanati, salumi, pane in cassetta e altri prodotti processati, che consumiamo quasi ogni giorno e che contengono zuccheri nascosti. 

Quando assumiamo troppo zucchero però il corpo ci invia dei segnali inequivocabili: stanchezza cronica, pelle spenta, aumento di peso, glicemia alta, ipertensione, fino alla depressione, tutto ciò rende necessario ridurne drasticamente il consumo. Purtroppo non sempre è un’impresa facile, perché gli zuccheri creano una vera e propria dipendenza, ma in presenza di alcuni sintomi è bene modificare le proprie abitudini alimentari. Ecco allora cosa succede se si assumono troppi zuccheri: i segnali da non sottovalutare.
Quanto zucchero consumare al giorno? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo il 5% delle calorie che assumiamo ogni giorno dovrebbe provenire da zuccheri aggiunti. Il massimo sarebbero quindi 6 cucchiaini di zucchero al giorno, che potrebbero corrispondere ad una bottiglietta da 250 ml di tè al limone zuccherato. Vediamo ora quali sono i segni che ci fanno capire che stiamo esagerando con l’assunzione di zuccheri, così da attuare delle strategie per ridurne drasticamente il consumo: per capire in quali prodotti è presente in grandi quantità, leggete sempre la lista degli ingredienti e limitate il consumo di alimenti confezionati e trattati, a favore di prodotti freschi e proteine magre.
1.Pelle spenta e comparsa di acne. Uno dei primi segnali dell’eccessivo consumo di zuccheri è visibile sulla nostra pelle che può apparire spenta e opaca, con la comparsa di brufoli o di una lieve acne. Troppi zuccheri, infatti, contribuiscono ad uno squilibrio degli ormoni durante il ciclo mestruale. Lo zucchero, inoltre, danneggia la produzione di collagene ed elastina con conseguente comparsa di rughe premature e invecchiamento precoce della pelle. Fate attenzione quindi anche ai segnali che vi invia la vostra pelle, soprattutto se notate dei cambiamenti improvvisi e repentini.
2.Stanchezza cronica e rischio depressione. Se durante il giorno consumiamo principalmente cibi che contengono zuccheri, ma privi di proteine, fibre e grassi, ci ritroveremo a metà pomeriggio stanchi: lo zucchero provoca un picco di energie momentaneo che dopo poco si riduce drasticamente raggiungendo livelli inferiori a quelli normali. Spesso si prova a superare questa mancanza di energie con il consumo di bibite gassate o stimolanti che non fanno altro che aumentare questo circolo vizioso: meglio prendere un caffè senza zucchero o con edulcoranti naturali, che vi permetterà di recuperare le energie, oppure mangiare una mela che in più contiene anche fibre, che favoriscono la digestione degli zuccheri.
Più mangiamo zuccheri e più ne vogliamo, per questo quando ne avvertiamo la mancanza siamo più tristi o comunque, il nostro unmore peggiora. Una dieta ricca di zuccheri provoca poi alti picchi di infiammazione in tutto il corpo: ciò è collegato anche alla depressione.
3.Colesterolo cattivo alto e ipertensione. Un altro segnale del consumo eccessivo di zucchero è l’aumento di alcuni grassi nel sangue: ciò può portare alla riduzione del colesterolo buono (HDL) e all’aumento del colesterolo cattivo (LDL). Secondo uno studio del Journal of American Medical Association, il fruttosio potrebbe stimolare il corpo a sviluppare trigliceridi e colesterolo cattivo. Anche la pressione sanguigna potrebbe risentire della sovrabbondanza di zucchero che potrebbe causare ipertensione: gli zuccheri richiedono un maggiore sforzo caediaco, in quanto più difficile da metabolizzare, per questo i valori della pressione aumentano.
4. Voglia incontrollabile di dolci e aumento di peso. Lo zucchero ha effetti molto simili a quelli della droga: per questo la voglia incontrollabile di mangiare dolci indica un eccessivo consumo di zuccheri. Da sempre gli esseri umani hanno bisogno di glucosio per sopravvivere quindi, più ne mangiamo, più il nostro cervello ci spinge ad accumularne: per questo motivo lo zucchero di trova anche in cibi insospettabili come carne, sughi pronti, prodotti surgelati ecc… Mangiare tanti dolci non ci fa sentire sazi, in quanto lo zucchero non attiva gli stessi meccanismi di altri alimenti, come quelli ricchi di fibre, che aumentano il senso di sazietà, ciò ci spinge a mangiarne di più. Inoltre, una volta che il cervello ha ricevuto la quantità necessaria di zucchero per funzionare a dovere, il nostro organismo lo metabolizza come grasso. Preferite il consumo di frutta: il glucosio di cui è ricca, infatti, non è nocivo come quello presente in dolci e prodotti industriali.
5. Comparsa di carie. Gli alimenti ricchi di zuccheri favoriscono poi la comparsa di carie: quando i batteri presenti nella nostra bocca assimilano i carboidrati, producono un acido che combinandosi con la saliva provoca la formazione di placca. Se i denti non vengono lavati subito, la palcca si accumula erodendo lo smalto, dando il via alla formazione di carie. È importante quindi lavarsi sempre i denti dopo i pasti e favorire il consumo di alimenti a basso contenuto di zuccheri, che ci aiutino a mantenere i denti sani.
6. Glicemia alta con rischio diabete. Quando la quantità di glucosio presente nel sangue supera i livelli consentiti, si ha una iperglicemia: cioè la glicemia alta. Ad originare il glucosio sono gli alimenti, ma anche i muscoli e il fegato. Se la glicemia resta alta per alcune ore, si potrà avere disidratazione che potrebbe danneggiare reni, arterie e cervello. Se la glicemia si mantiene alta per settimane, con molta probabilità si è in presenza del diabete. Per questo è importante sapere ciò che mangiamo, facendo attenzione agli ingredienti, riducendo quelli che contengono molti zuccheri e consultando il medico per tenere sotto controllo i valori.

Tumori: dalle bottiglie di plastica al microonde, crescono le fake news



 AdnKronos

Bere dalle bottiglie di plastica e usare il forno a microonde. Sono alcune delle fake news sulle cause del cancro che continuano a girare sul web, confuse con notizie scientifiche da tantissimi utenti e purtroppo anche dai pazienti. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto in Inghilterra su 1.330 persone, pubblicato sull”European Journal of Cancer’ e curato dallo University College di Londra e dall’università di Leeds. “Il numero di persone che credono in cause non accertate dei tumori è aumentato rispetto agli anni passati – affermano i ricercatori – Un fatto che potrebbe essere collegato ai cambiamenti del modo con cui accediamo alle notizie e al ruolo sempre più determinate di Internet e social media“.
Dal sondaggio – riporta la Bbc online – emerge che oltre il 40% degli intervistati pensa che lo stress e gli additivi alimentari siano collegati al cancro. Il 35% è convinto che una causa dei tumori possa essere l’inquinamento elettromagnetico e il 34% punta il dito contro gli alimenti geneticamente modificati. Poi c’è un 19% che ha paura dei forni a microonde e un 15% secondo cui le bottiglie di plastica possono provocare un cancro. Fortunatamente alcune informazioni su cosa può aumentare il rischio di sviluppare una neoplasia, scientificamente vere e validate da studi, sembrano aver messo radici: l’88% degli intervistati riconosce nel fumo uno di questi fattori; l’80% sa dei pericoli del fumo passivo, il 60% di quelli di un’esposizione al sole senza protezioni.

Fonte e articolo completo: http://www.meteoweb.eu/2018/04/tumori-plastica-microonde-fake-news/1084629/#cO3pkGhEGD653gpP.99

Mandorle: proprietà, benefici e controindicazioni

Le mandorle apportano molti benefici al nostro organismo grazie alle tante proprietà: combattono il colesterolo, prevengono il diabete e tengono a bada il grasso in eccesso.
La mandorla è il seme commestibile del mandorlo (Prunus dulcis) che appartiene alla famiglia Rosacee e, tra la frutta secca, si distingue per l’elevato contenuto di proteine. 

La pianta può raggiungere i 10 metri di altezza e i suoi semi, le mandorle, sono racchiuse all’interno di un guscio legnoso. Le mandorle possono essere consumate tutto l’anno: in primavera le troviamo fresche mentre, per il resto dell’anno, possono essere consumate secche. In Italia, la principale produttrice di mandorle è la città di Agrigento, in Sicilia, anche se, negli ultimi anni, sono diminuite le zone di coltivazione e sono scomparse molte varietà.

Proprietà e benefici delle mandorle

Vediamo quali sono le principali proprietà benefiche delle mandorle.
Ricche di proteine: le mandorle contengono molte proteine e sono adatte anche in caso di denutrizione, perché sono un alimento completo e contengono meno grassi rispetto alle noci.
Proteggono dal diabete: mangiare una manciata di mandorle al giorno, magari come spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio, grazie soprattutto alla vitamina E contenuta al loro interno, riduce il rischio di contrarre diverse malattie come ad esempio il diabete di tipo II, tenendo a bada i livelli di glucosio nel sangue.
Combattono anemia e osteoporosi: hanno un alto contenuto di ferro e vitamine che aiutano a contrastare l’anemia; non solo ferro, ma anche tanto calcio ideale quindi per gli anziani e per chi soffre di osteoporosi.
Energizzanti: le mandorle sono ottime anche perché sprigionano tantissima energia: ricche di calcio e magnesio, sono degli ottimi integratori per le diete.
Proteggono il cuore: grazie alla vitamina E che diminuisce il rischio di infarti e ai grassi insaturi che riducono la formazione di placca aterosclerotica nelle arterie.
Abbassano il colesterolo nel sangue: sono perfette per chi soffre di colesterolo alto perché hanno la capacità di abbassare il livello di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue grazie all’acido oleico e all’acido palmitoleico che invece, aumentano il colesterolo buono (HDL).
Lassative: l’alto contenuto di fibre, dona a questo seme, proprietà lassative utili in caso di stipsi.
Non contengono glutine: sono inoltre prive di glutine e ciò le rende un alimento ideale anche per chi soffre di celiachia.
Antitumorali: le mandorle contengono anche una piccola quantità di laetrile considerata una sostanza antitumorale. Il loro consumo riduce il rischio di canro al colon.
Riducono il grasso e rendono bella la pelle: per quanto riguarda la forma fisica tengono a bada il grasso in eccesso riducendo addirittura quello addominale, mentre, nel mondo della cosmetica viene utilizzato l’olio di mandorle dolci  per combattere rughe e smagliature nonché i primi segni di invecchiamento. È ricco di vitamina A, vitamine del gruppo B, sali minerali e proteine che lo rendono un ottimo prodotto emolliente. Inoltre, la vitamina E contenuta nelle mandorle, le rende un potente antiossidante in grado di contrastare i radicali liberi e rallentare l’invecchiamento.

Valori nutrizionali

Mandorle fresche – Quantità per 100 gr – 600 kcal
Carboidrati 20 gr
Grassi 50 gr
Proteine 22 gr
Fibre 10,5 gr
Le mandorle sono inoltre ricche di vitamine, soprattutto B ed E, oltre ai sali minerali tra cui:
Calcio 265 mg
Ferro 3,7 mg
Fosforo 480 mg
Potassio 710 mg
Magnesio 270 mg
A causa del loro elevato apporto calorico, le mandorle devono essere consumate con moderazione, non più di 10 o 15 al giorno, preferibilmente come spuntino.

Controindicazioni

Va evitato il consumo di mandorle in caso di herpes, perché contengono una sostanza: l’arginina che stimola l’attività del virus dell’herpes. Essendo dei semi molto oleosi vanno consumati moderatamente da chi soffre di gastrite perché aumentano la secrezione acida durante la digestione. Vanno consumate con moderazione anche da chi soffre di diabete e da chi è in sovrappeso. Inoltre sono ricche di purine, che determinano l’acido urico, sono quindi sconsigliate in caso di gotta. Infine, dato che l’allergia a questo seme è abbastanza diffusa, possono verificarsi, in soggetti predisposti, allergie o intolleranze alimentari. Evitare, poi, di consumare le mandorle amare che, soprattutto se consumate crude, possono essere dannose per la salute.

Come consumare le mandorle: usi in cucina

Le mandorle vengono utilizzate soprattutto in pasticceria come ingrediente per la preparazione di dolci, torte, torroni, confetti, biscotti mandorlati. Le mandorle fresche e non sgusciate possono essere conservate anche per diversi mesi. Per conservarle al meglio , riponetele in un vasetto ben chiuso in un posto fresco e asciutto, lontano dalla luce e da fonti di calore. Con le mandorle fresche si può preparare il latte di mandorle, bevanda molto energetica e rinfrescante ricca di proteine e nutrienti. Inoltre ha proprietà antidepressive, antinfiammatorie e aiuta a riequilibrare l’umore anche se contiene molte calorie, quindi è consigliabile non abusarne. Le mandorle vengono anche consumate secche, tostate, zuccherate, pralinate e salate.

Pollo alle mandorle

Tra le ricette salate più famose in cucina c’è quella del pollo alle mandorle, una ricetta cinese che si prepara con petto di pollo, mandorle sgusciate, salsa di soia, olio di semi e scalogno. Il pollo va tagliato a pezzetti e infarinato, nel frattempo le mandorle vanno tostate in padella e messe da parte. Si mette poi l’olio in padella con un po’ di scalogno e dopo si aggiungono i pezzetti di pollo infarinati. Dopo qualche minuto si aggiunge la salsa di soia e le mandorle aggiungendo un po’ di zucchero e un po’ di sale, lasciando cuocere per altri 3 o 4 minuti prima di servire.

Bellezza, incubo macchie da sole: rischi già a 20 anni

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Caldo e giornate soleggiate insidiano la pelle delle italiane. “Quello delle macchie da sole resta l’inestetismo più diffuso al mondo: affligge anche le popolazioni di colore e quelle orientali. Si stima che colpisca quattro italiane su 10, e può manifestarsi anche a 20 anni, ma con l’età il pericolo aumenta”.
Parola di Leonardo Celleno, cosmetologo dell’Università Cattolica di Roma, che sottolinea come “cancellare queste macchie può rivelarsi impegnativo. Ecco perché resta fondamentale la prevenzione, al mare ma anche in città: è bene usare filtri solari, e scegliere prodotti per il trucco che siano adatti ai raggi. Anche i cosmetici sbagliati possono infatti essere all’origine delle macchie brune”.
Le macchie possono fare la loro comparsa su zigomi, naso, fronte, mento, ma anche tra naso e bocca, formando odiati ‘baffetti’. “Occhio ai profumi, alla pillola, agli antibiotici e ad alcuni farmaci anti-infiammatori: con l’esposizione al sole possono comparire le macchie. Un inestetismo – spiega Celleno – legato in parte agli estrogeni. Anche le donne in gravidanza devono fare particolare attenzione, perché per loro l’insidia si chiama cloasma gravidico”, una eccessiva pigmentazione della pelle del viso con conseguente comparsa di macchie brune su fronte, naso, labbra e zigomi, a formare una sorta di ‘maschera’.

Integratori, l'Italia è prima in Europa per il loro uso. Gli scienziati: 'Spesso non servono a niente'


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Di Salvatore Santoru

Negli ultimi tempi c'è stato un vero e proprio boom degli integratori alimentari nei paesi occidentali e specialmente in Italia.
La stessa Italia risulta essere la nazione europea dove gli integratori sono maggiormente utilizzati.

Detto questo, c'è da dire che la comunità scientifica e medica è sempre più scettica nel riguardo degli stessi integratori alimentari e, secondo quanto riportato da una recente inchiesta pubblicata sul sito web dell'Espresso(1), anche la Federazione Italiana Scienza Della Vita (rappresentante diverse associazioni scientifiche e mediche italiane) ha recentemente reso nota una ricerca effettuata sulla presunta validità degli integratori che dimostra che nella maggior parte dei casi gli stessi causano effetti collaterali.

NOTA:

(1) http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/04/16/news/italiani-primi-in-europa-per-uso-di-integratori-peccato-che-non-servano-a-niente-1.320586

PER APPROFONDIRE:
https://it.blastingnews.com/salute/2018/04/integratori-italia-prima-in-europa-per-uso-ma-non-esistono-prove-di-efficacia-002511383.html .

Obesi per colpa dei geni: una mutazione non blocca l’appetito. Speranze per una cura

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Di Andrea Centini

Le mutazioni di un gene legato al controllo dell'appetito possono provocare l'obesità; la scoperta apre le porte a trattamenti innovativi e mirati contro questa condizione. Lo ha dimostrato un team di ricerca dell'Imperial College di Londra, dopo aver sequenziato il genoma di bambini pakistani colpiti da obesità.




Nello specifico, i ricercatori coordinati dal professor Philippe Froguel, presidente del Dipartimento di Medicina Genomica presso l'ateneo britannico, hanno trovato le mutazioni responsabili nel gene ADCY3, che codifica per l'enzima adenilato ciclasi 3. Quando queste mutazioni sono presenti, la proteina prodotta non funziona correttamente e determina anomalie nel controllo dell'appetito, ma anche nell'olfatto e rischio di diabete.

Il team di Froguel è giunto a questa conclusione dopo aver studiato un gruppo di bambini pakistani, che in un'indagine precedente aveva già evidenziato uno stretto legame tra fattori genetici e obesità nel 30 percento dei casi. A causa dell'elevata consanguineità rilevata nella loro popolazione, infatti, questi bambini hanno maggiori probabilità di ereditare la stessa mutazione recessiva da entrambi i genitori, manifestando così l'anomalia genetica. È proprio attraverso il sequenziamento del loro DNA che Froguel e colleghi hanno identificato le mutazioni di ADCY3, le cui anomalie influenzano il rapporto tra una porzione del cervello (l'ipotalamo) e la produzione di ormoni che regolano varie funzioni biologiche, come appunto l'appetito.

Dopo aver trovato queste mutazioni, i ricercatori le hanno inserite nel database GeneMatcher, e così hanno potuto confrontare i loro risultati con quelli ottenuti da altri colleghi, in particolar modo danesi e olandesi, giunti alla medesima conclusione dopo aver analizzato profili di altri soggetti obesi (soprattutto della ristretta comunità Inuit). Le responsabilità delle mutazioni appena scoperte è stata determinata anche in esperimenti con gli animali: i topi privi del gene ADCY3, infatti, non solo sono obesi, ma soffrono anche di anosmia, cioè hanno perso l'olfatto, un'anomalia rilevata anche nei bambini pakistani.

La scoperta di queste mutazioni potrebbe portare alla creazione di trattamenti mirati in grado di ridurre l'impatto dell'obesità, considerata dagli scienziati alla stregua di una vera e propria epidemia, con costi sociali e sanitari elevatissimi. I dettagli dello studio sono stai pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Genetics.

FONTE: https://scienze.fanpage.it/obesi-per-colpa-dei-geni-una-mutazione-non-blocca-l-appetito-speranze-per-una-cura/

Quel tè cancerogeno dalla Cina che viene venduto anche in Europa

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Di Michele Crudelini
“La Cina è ora il secondo più grande partner commerciale dell’Unione europea”. Così afferma orgogliosamente il sito della Commissione europea nella sezione dedicata, appunto, al gigante asiatico.

Gli scambi tra Cina e Ue crescono di anno in anno

Bruxelles è fiera di questo rapporto commerciale che migliora di anno in anno. Poche righe più in basso si può leggere come la Cina sia “la più grande fonte di importazioni al mondo nell’area dell’Unione” e per favorire ancor di più questa relazione i due attori stanno lavorando da quattro anni a questa parte ad un Investment Agreement. Lo scopo è di favorire un libero accesso agli investimenti da entrambe le parti. Si sta dunque assistendo, come in qualsiasi processo di globalizzazione, ad una riduzione spaziale della distanza fisica tra due soggetti (Cina e Unione europea) con l’obiettivo di velocizzare e facilitare gli scambi commerciali.
Chi giudica il fenomeno della globalizzazione in chiave esclusivamente positiva descriverà quest’eventualità come un traguardo per la libertà d’iniziativa delle persone. Senza restrizioni costrittive da parte di enti, quali gli Stati, gli individui possono così esercitare liberamente la propria iniziativa. Qualsiasi fenomeno complesso, globalizzazione compresa, racchiude però in sé elementi contraddittori. In questo caso, per esempio, l’errore sta nell’interpretazione della parola “libertà” in termini assoluti. Quando si parla di globalizzazione, infatti, la libertà riguarda quasi esclusivamente l’aspetto economico della vita. E nel caso Ue-Cina si parla appunto di libertà commerciale.

Una confessione choc che mina la credibilità dei controlli europei

Purtroppo quando due soggetti si relazionano su aspetti prettamente economici l’interesse di entrambi sarà quello di massimizzare il proprio profitto. “Business is business” è la massima della cultura imprenditoriale e proprio come nel proverbio il business non guarda in faccia a nessuno, solamente a se stesso. Così si viene a scoprire che quella relazione commerciale tanto esaltata dalla Commissione europea ha invece un lato negativo per la salute di tutti i cittadini europei.
Lo ha rivelato un ex manager dell’industria agroalimentare francese, Christophe Brusset, all’interno del libro “Siete pazzi a mangiarlo!”, uscito nell’ottobre 2016 ed edito da Piemme. Il manoscritto rappresenta una sorta di confessione/denuncia fatta dall’autore contro l’industria dell’agroalimentare francese, ed in generale europea, che avrebbe chiuso più di un occhio sulla qualità delle importazioni cinesi proprio in nome del business sopracitato.
“Per quasi vent’ anni ho lavorato per grandi aziende del settore agroalimentare, molto note e tutte ampiamente fornite di certificazioni e marchi di qualità, ma la cui etica era solo di facciata. Per queste società, il cibo non ha nulla di nobile: si tratta unicamente di un business, di un mezzo per fare soldi, sempre più soldi. Potrebbero fabbricare altrettanto bene, o altrettanto male, pneumatici o computer”, così parla Brusset all’interno del libro, delegittimando in un colpo solo tutte le certificazioni di qualità che hanno rassicurato fino ad oggi i cittadini europei.

Il tè verde cinese imbottito di pesticidi e venduto liberamente in Europa

Nel libro ci sono poi esempi concreti come quello che riguarda il tè verde cinese. Si legge infatti come ben 300 tonnellate di questo tè, contenenti pesticidi ben al di sopra della soglia consentita, siano passate indenni ad un controllo dei funzionari francesi dell’antifrode. Come fu possibile? “La cosa più importante era non contrariare la Cina, perché continuasse a comprarci un po’ di aerei e non bloccare alle frontiere il vino francese, le auto tedesche e il formaggio olandese. Il problema era noto a tutti in Europa, ma nessuno voleva innescare una guerra commerciale con un partner così potente e irascibile”.
Voilà la spiegazione. 300 tonnellate di tè potenzialmente dannoso hanno dunque potuto circolare liberamente all’interno dell’Unione europea. Questo tè verde è stato comprato da cittadini europei, è arrivato nelle loro case, è finito sulle loro tavole ed è stato infine ingerito da uomini, donne e bambini.

Una rivelazione che mette tutti a rischio

Il libro parla di 300 tonnellate di tè, ma viene ora più di un sospetto circa i controlli effettuati da tutti gli Stati dell’Unione europea e c’è da chiedersi quanti prodotti cinesi potenzialmente nocivi siano liberamente in vendita in Europa. Tutti i Paesi del Vecchio Continente sono a rischio, Italia compresa. Una preoccupazione che aumenta se si guardano i dati sulle relazioni commerciali tra Cina e Italia.

Che cos'è il Movember

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http://www.ilpost.it/

Concretamente, è un mese in cui gli uomini che aderiscono alle iniziative – chiamati i “Mo bro”, “fratelli di baffo” – si fanno crescere i baffi per raccogliere fondi e sensibilizzare su alcune patologie che colpiscono gli uomini, come il cancro alla prostata e ai testicoli. Il nome Movember viene dalla fusione delle due parole inglesi, “november” e “moustache” (novembre e baffi). L’iniziativa è nata nel 2003, ideata da quattro amici di Melbourne, in Australia: negli anni è diventata sempre più popolare e ha trovato testimonial famosi e sponsorizzazioni di importanti marchi che si occupano di prodotti o cose per uomini.


Il sito ufficiale del Movember spiega praticamente tutto quello che c’è da sapere. Si può leggere in cinque lingue diverse – inglese, spagnolo, portoghese, francese e italiano – e raccoglie in maniera ordinata tutte le donazioni raccolte per nazione (ma anche quelle individuali) e ha una pagina per i diversi paesi. In quella svizzera per esempio, in cui è disponibile anche una versione in italiano, è spiegato passo dopo passo tutto il procedimento per partecipare al Movember: radersi barba o baffi, per prima cosa; poi registrarsi e personalizzare la pagina di “Mo space”, postare una foto al giorno sulla propria pagina (per vedere l’evolversi della crescita dei baffi) e poi, a seguire, parlare della salute maschile, trovare altri sostenitori, sventolare la bandiera del Movember e diventare una specie di pubblicità ambulante per l’iniziativa. Sempre sul sito è possibile andare a vedere quali programmi saranno finanziati dai soldi raccolti.
Possono partecipare anche le donne al Movember: le “Mo sista”, per cui non è prevista la crescita dei baffi, si attivano soprattutto pubblicizzando l’iniziativa e impegnandosi a sostenere gli uomini e a raccogliere fondi. Anche per loro c’è la possibilità di iscriversi al sito ufficiale. La “Mo sista” più famosa che ha aderito all’edizione di quest’anno è la modella Kate Upton.
Nel novembre 2011 i dirigenti del marchio statunitense Just for Men, che produce tinte per i capelli degli uomini, notarono un aumento inspiegabile nel mercato canadese delle vendite della loro linea “Mustache & Beard” (baffi e barba), senza che ci fosse stato alcun particolare intervento pubblicitario o promozione speciale: si trattava di aumento di circa il 30 per cento solo in Canada, che si sommava a una leggera crescita delle vendite anche negli Stati Uniti. I dirigenti di Just for Men ne identificarono la causa nel Movember e l’azienda da allora divenne uno degli sponsor ufficiali dell’iniziativa (in una delle campagne pubblicitarie più recenti si vede un uomo con i baffi intrecciati alle estremità in sella a una bicicletta d’epoca mentre traina una roulotte, e la voce fuori campo dice: «Ecco i Movember “Mo bro”, che si fanno coraggiosamente crescere i baffi per cambiare il volto della salute degli uomini»).
Un altro partner che sponsorizza l’iniziativa è il sito Made Man, pubblicato dal gruppo Defy Media, che nel 2012 ha prodotto, tra le altre cose, diversi video molto ironici per incoraggiare la partecipazione a Movember: i video sono diventati molto popolari anche per la partecipazione di Nick Offerman, l’attore che interpreta Ron Swanson nella serie televisiva trasmessa da NBC “Parks and Recreation” e che secondo il New York Times ha dei “baffi esemplari”. Questo, per esempio, mostra Offerman dare dei consigli su come farsi crescere i baffi, ed è stato visto da oltre 1 milione di persone.
Fonte e articolo completo: http://www.ilpost.it/2013/11/05/movember/

Sale caldo: il rimedio naturale contro cervicalgie e affezioni respiratorie

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Di Caterina Lenti
Il sale caldo, ritenuto da molti erronamente n semplice rimedio della nonna, è in realtà un prodigioso rimedio naturale contro cervicalgie, dolori muscolari, reumatismi, torcicollo, oltre ad essere consigliato nei casi di sciatalgie, dolori mesturali, sinusiti, mal di denti o mal di testa, mal d’orecchio, bronchiti e catarro, emanando un calore consistente, duraturo ma soprattutto asciutto che aiuta a togliere l’umidità della zona dolorante. Un’ottima soluzione, semplice ed economica, è quella di realizzare un cuscino di sale caldo, per cui occorre semplicemente far scaldare, in una padella antiaderente, un kg di sale grosso di ottima qualità, integrale, iodato o rosa dell’Himalaya, reperibile nelle drogherie o negli ipermercati, fino a quando non inizia a scoppiettare.
Versatelo in una federa in flanella, lino o cotone o in un canovaccio e annodate bene. L’ideale sarebbe procurarvi una federa a forma di ferro di cavallo come quella usata nei viaggi in aereo, poggiandola sulla parte dolorante, o sul petto, in caso di affezioni respiratorie. E’possibile utilizzare il cuscino di sale caldo per 4 volte, dopo le quali è consigliabile sostituirlo. Insieme al sale potete aggiungere alcune gocce di essenze per aumentarne l’efficacia. In particolare menta, timo e eucalipto contro bronchiti e catarro; lavanda o rosa per la cervicale e biancospino per il mal di testa.


Fonte e articolo completo: http://www.meteoweb.eu/2017/11/cervicalgie-sale-caldo/1001868