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LA GUARITRICE MAYA ABUELA MARGARITA: “LA MORTE NON ESISTE”


Abuela Margarita, Nonna Margherita, guaritrice e guardiana della tradizione maya, è cresciuta con la sua bisnonna, che era guaritrice e faceva miracoli. Pratica e conosce i circoli di danza del sole, della terra, della luna, e la ricerca della visione. 
Appartiene al consiglio degli anziani indigeni e si dedica a seminare salute e conoscenza in cambio della gioia che le produce il farlo, perché per mantenersi continua a coltivare la terra.
Quando viaggia in aereo e le assistenti di volo le danno un nuovo bicchiere di plastica, lei si afferra al primo: 
“No, ragazza, questo va a finire alla Madre Terra”. 
Sprizza saggezza e potere, è qualcosa che si percepisce nitidamente. 
I suoi rituali, come gridare alla terra il nome del neonato, affinché riconosca e protegga il suo frutto, sono esplosioni di energia che fanno bene a chi è presente; e quando ti guarda negli occhi e ti dice che siamo sacri, si muove qualcosa di profondo.
Lei ci dice: 
«Ho 71 anni. Sono nata in campagna, nello stato di Jalisco, Messico, e vivo in montagna.  Sono vedova, ho due figlie e due nipoti da parte delle mie figlie, però ne ho a migliaia con cui ho potuto imparare l’amore senza attaccamento.  La nostra origine sono la madre Terra e il padre Sole.  Sono venuta sulla terra per ricordare a voi ciò che c’è dentro ciascuno.»
«Dove andiamo dopo questa vita?»
«Oh, figlia mia, a divertirci. La morte non esiste. La morte è semplicemente lasciare il corpo fisico, se vuoi.»
«Come se vuoi…?»
«Te lo puoi portare via. Mia bisnonna era chichimeca (NdT: popolazioni seminomadi dell’America centro-sud, termine peggiorativo un po’ come i nostri zingari), sono cresciuta con lei fino ai 14 anni, era una donna prodigiosa, una guaritrice, magica, miracolosa. Ho imparato molto da lei.»
«Ormai si nota che lei è una saggia, Nonna.»
«Il potere del cosmo, della terra e del grande spirito è lì per tutti, basta prenderlo.
Noi guaritori valorizziamo e amiamo molto i 4 elementi (fuoco, acqua, aria, terra), li chiamiamo nonni. Una volta ero in Spagna, accudivo a un fuoco e ci siamo messi a chiacchierare.»
«Con chi?»
«Con il fuoco. “Io sono in te”, mi disse. 
“Lo so già”, risposi. “Quando decidi di morire ritornerai allo spirito, perché non ti porti il corpo?” disse. “Come faccio?” domandai.»
«Interessante conversazione.»
«“Tutto il tuo corpo è pieno di fuoco e anche di spirito” mi disse, “occupiamo il cento per cento dentro di te. L’aria sono i tuoi modi di pensare e ascendono se sei leggero. Di acqua abbiamo più del’80% e sono i sentimenti ed evaporano. E terra siamo meno del 20%, cosa ti costa portarti via questo?”»
«E perché vuoi il corpo?»
«Ovvio, per godermela, perché mantieni i 5 sensi e ormai non soffri di attaccamenti. Adesso sono qui con noi gli spiriti di mio marito e di mia figlia.»
«Ciao.»
«Il morto più recente della mia famiglia è mio suocero, che se ne è andato a più di 90 anni. Tre mesi prima di morire decise il giorno. “Se me ne dimentico” ci disse “ricordatemelo.”
Arrivò il giorno e glielo ricordammo.
Si lavò, si mise vestiti nuovi e ci disse: “Ora me ne vado a riposare”. Si buttò sul letto e morì. Lo stesso vi posso raccontare di mia bisnonna, dei miei genitori, delle mie zie.»
«E lei, nonna, come vuole morire?»
«Come il mio maestro Martinez Paredes, un maya poderoso.
Andò in montagna: “Al tramonto venite a prendere il mio corpo”. Lo si udì cantare tutto il giorno e quando andarono a cercarlo, la terra era piena di orme. Così voglio morire io, danzando e cantando. Sapete cosa ha fatto mio padre?»
«Cosa ha fatto?»
«Una settimana prima di morire andò a raccogliere i suoi passi. Percorse i luoghi che amava e visitò la gente che amava e si prese il lusso di salutare.
La morte non è morte, è la paura che abbiamo del cambiamento.
Mia figlia mi sta dicendo: “Parla di me” e perciò vi parlerò di lei.»
«Anche sua figlia decise di morire?»
«Sì. C’è molta gioventù che non può realizzarsi, e nessuno desidera vivere senza senso.»
«Cosa vale la pena?»
«Quando guardi gli occhi e lasci entrare l’altro in te e tu entri nell’altro e diventate uno. Questa relazione di amore è per sempre, lì non c’è noia. Dobbiamo capire che siamo esseri sacri, che la Terra è nostra madre e il Sole nostro padre. Fino a pochissimo tempo fa gli Huicholes (NdT: detti anche Wirrarika o Wixarika o Huichol, sono nativi americani della Sierra Madre Occidentale del Messico, adorano il cactus allucinogeno peyote) non accettavano contratti di proprietà della terra.
“Come sarei proprietario della madre Terra?” dicevano.
«Qui la terra si sfrutta, non si venera.»
«La felicità è tanto semplice! Consiste nel rispettare ciò che siamo, e siamo terra, cosmo e grande spirito. E quando parliamo della madre terra, parliamo anche della donna che deve occupare il suo posto di educatrice.»

L'Anima e la perdita dell'Anima secondo lo sciamanesimo




http://www.sciamanesimo.com/animaperduta.php

L'anima è tutto quel che ci rende persone uniche e vive: mente, emotività, carattere, volontà, personalità, ma anche metabolismo, funzioni fisiologiche, perché non c'è separazione tra psichico e fisico.
L'anima è uno spirito che si materializza diventando noi.
Si materializza in vari gradi: poco o nulla (pensieri, emozioni), molto (funzioni fisiologiche) o del tutto (organi, carne, cuore, occhi...)
L'anima è personale e perciò unica, non solo nelle sue espressioni come pensiero, sentimento e coscienza, ma anche in quelle in apparenza più meccaniche, come la vitalità di un organo, perché anch'essa è unica e ha un'espressione psichica: ad es. il cattivo funzionamento del fegato implica l'incapacità di riprendersi emotivamente nei periodi di solitudine - oppure la debolezza dei polmoni o della pelle comportano la sensazione di essere rifiutati o il timore di venir abbandonati dalle persone care.






Noi siamo anche il nostro corpo.
Nonostante il monoteismo ci abbia abituati a vedere l'anima come un'entità indivisibile, frammenti dell'anima possono andar perduti. Un fammento dell'anima è come un'anima a sé.
Perché una parte d'anima, una volta che si è separata dal resto, appare e si comporta come un'anima indipendente.
è per questo che si parla di anima dei polmoni, anima del cuore, anima del fegato etc.
Gli sciamani tradizionali però non si esprimono così, perché gli Spiriti non si esprimono così. Parlano direttamente di polmoni, cuore, fegato perduti o rubati, perché non c'è distinzione tra l'organo e la sua anima.
Ad esempio tempo fa ho curato un uomo che fin da giovanissimo soffriva di mal di pancia, prima ulcera poi colite.
Uno dei miei spiriti aiutanti, che interrogai sull'origine del male, mi disse:
"Un ragno ha rubato la sua pancia e poi l'ha mangiata.
Ora quel ragno è in un sacchetto di tela bianca
appeso a un albero sotto la terra."
Questo è un caso di anima rubata da uno spirito (vedi pagina seguente).

La perdita dell'anima

Pezzi dell'anima possono uscire dal corpo. E anche abbandonarlo per sempre.
Nei casi più gravi, ciò può provocare coma, demenza, gravi malattie mentali, dipendenza da droghe e alcol, oppure una perdita di vitalità che mette la persona alla mercé di molteplici malattie e a rischio di morte.
Le perdite meno severe causano menomazioni dell'affettività, come ad es. perdita di capacità di amare o di entusiasmarsi o di gustare la vita, depressione, o anche menomazioni funzionali di uno o più organi (la "pancia" del mio cliente).
L'anima può fuggire perché spaventata o essere rapita dagli Spiriti oppure venir rubata da un'altra persona, che non necessariamente è uno sciamano e neppure uno stregone naturale.
In ogni caso se essa non rientra spontaneamente, uno sciamano può cercarla e riportarla indietro.
Anche i cambiamenti di carattere o il ritornare bambini tipici della vecchiaia sono causati da perdita delle parti più complesse dell'anima, che contengono la personalità individuale.
Spesso in questi casi il ricupero è impossibile perché l'anima se n'è andata a causa della degenerazione del cervello con cui non era più in grado di interf interfacciare. Come dire che la persona è già morta in parte.
La nostra cultura crede che la morte sia un evento unico, mentre non è raro che essa accada un po' per volta. Molti vecchi internati nelle case di riposo, incapaci di pensare e ricordare, sono agli occhi dello sciamano già morti. 
La loro anima ha già seguito il suo cammino, mentre nel corpo rimane solo un residuo a controllare poche funzioni fisiologiche e sentimenti e pensieri elementari.
Si cerca di parlare con il padre o la madre sperando di ottenere uno sguardo di risposta che ci riveli la persona che conoscevamo una volta, mentre questa non è più in quel corpo, e per parlarle si dovrebbe invece viaggiare in altri mondi.
Poiché la persona di un tempo non si è degenerata, come crede la medicina che guarda solo in superficie, essa semplicemente non è più qui.


Ad es. trovarsi di fronte alla paura della morte (per un incidente o una malattia grave o perchè rimasto sotto le macerie o sperduto nel deserto...), può far fuggire l'anima dei polmoni la quale regola il respiro e la pelle.
Infatti la nostra prima esperienza di vita indipendente su questa terra, appena usciti dal grembo materno, è la respirazione insieme all'aria fredda sulla pelle (che pure inizia a respirare) - per questo l'anima dei polmoni è molto sensibile al passaggio tra vita e morte e il terrore di morire può ferirla.
Anche l'abbandono nell'infanzia da parte di uno dei genitori può far fuggire "i polmoni".
Questo perché il cucciolo di ogni mammifero quando perde i genitori sperimenta per prima cosa il terrore della morte, per fame o per opera dei predatori.
Così chi ha subito uno di questi traumi, all'apparenza diversi, se il rientro dell'anima non è immediato, incorrerrà in polmonite o asma o una malattia della pelle.
Se l'anima non fa ritorno, soffrirà di facile ammalabilità polmonare o respiratoria oppure affezioni frequenti o croniche della pelle, ma anche tendenza a isolarsi dalla società e dalla famiglia, solitudine affettiva e depressione, pigrizia, perdita di vigore e grande affaticabilità.
Oppure soffrirà di ansia per piccoli dettagli, forte preoccupabilità nel lavoro con paura di averne accettato un carico eccessivo, difficoltà a rilassarsi, scarsa autostima e sensazione di indegnità.

L'anima smarrita

Durante un trauma, fisico o psichico, spesso la parte di anima che più si sente vulnerabile lascia il corpo per non venir ferita.
È per questo che spesso durante un'esperienza terribile, ci sembra sul momento di non provare niente: l'anima se n'è andata.
Se ad abbandonare il corpo è una parte d'anima che governa la coscienza, si ha uno svenimento o il coma.
Normalmente passato il pericolo, l'anima rientra da sé. Se però questo non avviene si avranno menomazioni psichiche e spesso anche fisiche.
L'anima che fugge si comporta spesso come un animale spaventato.
Può nascondersi in qualche luogo del Mondo di Mezzo o anche fuggire nel Mondo Inferiore o Superiore e rifugiarsi lì da qualche parte, restandovi per decine d'anni o per sempre se uno sciamano non viene a cercarla per riportarla indietro.
Altre volte può vagare senza meta o perché, passato lo spavento, vorrebbe tornare nel corpo cui appartiene (senza di solito riuscire a ritrovarlo) o soltanto perché in nessun luogo riesce a sentirsi a casa.

Religione e mondo animale, una relazione importante

Religione e mondo animale, una relazione importante
Di Antonello Colimberti

«L’uomo può e deve amare le creature di Dio. Da Dio le riceve e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio». Così recita un passaggio della Gaudium et spes, costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, promulgata da papa Paolo VI l’8 dicembre 1965, ultimo giorno del Concilio Vaticano II.



Si potrebbe pensare che con tale atto la Chiesa cattolica recuperasse secoli di disattenzione verso le forme viventi, ma non umane, animali in particolare (a parte la nota eccezione di San Francesco d’Assisi), ma non è così. A smentire tale opinione, spesso diffusa anche in ambienti di ecologismo nostrano e d’oltralpe, viene in soccorso del lettore un colto e affascinante volume, pubblicato dalla Libreria Editrice Fiorentina con il titolo I santi e gli animali. L’Eden ritrovato.
L’autore, padre Guidalberto Bormolini, che ha già pubblicato per la stessa casa editrice, nella prestigiosa collana “Ricerca del Graal” fondata a suo tempo da Padre Giovanni Vannucci, l’altrettanto insolito e notevole La barba di Aronne. I capelli lunghi e la barba nella vita religiosa, non si è però limitato a smentire il presunto antropocentrismo della tradizione cristiana, ma ha offerto un saggio di vera e propria “religione comparata degli animali”. Infatti, se larga parte del testo è rivolta alla tradizione biblica, ai Padri della Chiesa e alla tradizione monastica, il capitolo iniziale offre una impeccabile introduzione al rapporto fra le grandi religioni e il mondo animale, mentre il penultimo capitolo si sofferma sulle tradizioni sciamaniche, il cui rapporto con alcuni santi cristiani è ancora tutto da esplorare, dopo alcuni cenni di Èlemire Zolla e un pionieristico lavoro di Riccardo Scotti.
Indicare al lettore luoghi particolari del volume sarebbe fatica improba, perché tutto si tiene e richiama nella trama e nell’ordito dell’autore, ma ci piace ricordare almeno l’ampio spazio dedicato al cristianesimo celtico e al mondo selvatico, perché conferma la straordinaria importanza di una forma di religiosità medievale dal carattere tutt’insieme cosmico e mistico, che senza elaborare complessi sistemi speculativi ha diffuso per secoli simboli e riti di straordinaria efficacia spirituale, come i recenti studi di Nuccio D’Anna (richiamati anche da Bormolini) ci mostrano definitivamente.
Il testo, che porta la prefazione del noto biblista Paolo De Benedetti, autore da par suo di recenti studi di “teologia degli animali”, si conclude su quanto promette il sottotitolo: «Occorre quindi tornare a essere tutti di fuoco, il fuoco dell’amore per Lui, per gli altri, per tutte le creature. Allora ci si sentirà di nuovo a casa e la nostalgia struggente per la Bellezza, la Giustizia, l’Armonia, che tormenta gli animi di tutti gli esseri sensibili, sarà benedetta per averci spronato a ritrovare la strada».

FONTE:http://www.europaquotidiano.it/2014/09/10/religioni-e-mondo-animale-una-relazione-importante/

Carlos Castaneda e la teoria dei Voladores, i "predatori oscuri dell'essere umano"



«Il mio nome è Carlos Castaneda. Vorrei pregarvi di una cosa. Vi prego di sospendere per oggi il giudizio. Vi prego di aprirvi – anche solo per un’ora – alla possibilità che sto per presentarvi. Per trent’anni sono stato irreperibile. Non sono solito rivolgermi alla gente e parlare. Ma ora, per un momento, sono qui. È nostro dovere ripagare un debito a coloro che hanno fatto la fatica di mostrarci certe cose. Questo sapere noi lo abbiamo ereditato. Don Juan ci disse che non dobbiamo difenderlo. Vorremmo farvi capire che ci sono opzioni, possibilità insolite che non sono fuori dalla vostra portata.» (2)

Gli antichi stregoni si accorsero per primi che qualcosa non andava per il verso giusto. Essi videro che nei bambini, le Emanazioni Luminose – tenute insieme da una forza agglutinante nella forma di un uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore. 



Videro che alla crescita del bambino questa patina, anziché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era direttamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo Splendore della Consapevolezza.
La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale. 

Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.


Quelli che volano, oscure ombre di fango parassite, predatori alieni


Carlos Castaneda e Don Juan
Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.


Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!» Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.» Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…» (1)


I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.» (2)




Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.» (3)

L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.





«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.» (4)




Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.



L'Installazione Estranea dei Voladores




Sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.



Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!


CI HANNO DATO LA LORO MENTE!

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?» Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.» (1)


Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…


«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» Don Juan Matus (2)



Il recente film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo.






Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia.
Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna.

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità.


La Libertà e il Vivere consapevolmente nel Momento Presente


La via tolteca fornisce agli amanti della libertà tantissime tecniche pratiche per uscire dalla prigione della vita quotidiana, dalla schiavitù della socializzazione. Oltre a quanto già considerato attraverso le arti dell’Intento, dell’Agguato e del Sognare, gli sciamani praticano la Ricapitolazione e i Passi Magici (la Tensegrità).

LA RICAPITOLAZIONE è la tecnica respiratoria e di rievocazione per recuperare tutte le energie perdute nelle infinite situazioni e negli innumerevoli incontri della nostra vita e per abbandonare le energie tossiche che tali situazioni o persone hanno lasciato in noi.


LA TENSEGRITA' è l’eredità dei Passi Magici che gli antichi stregoni ci hanno lasciato. Attraverso moltissime sequenze di movimenti possiamo attingere alle energie dell’universo e invocare la forza dell’Intento in noi. Questo ci ridona forza, sobrietà, salute e determinazione. E di tutto questo abbiamo un gran bisogno, perché c’è da lottare più che mai con le proprie risorse e attraverso un atteggiamento di presenza in un momento storico delicatissimo che appare come una svolta epocale. Carlos racconta:



«Il predatore che don Juan mi aveva descritto e che avevo visto non aveva nulla di benevolo. Era immensamente grande, osceno, indifferente. Avevo percepito con chiarezza il disprezzo che provava nei nostri confronti. Non c’era da dubitare che tanto tempo addietro quelli della sua specie ci avessero schiacciati, rendendoci deboli, vulnerabili e docili… Mi sedetti e piansi fino a non poterne più. Ma non era per me stesso che piangevo. A difendermi dai predatori avevo la mia collera, il mio inflessibile intento. Piangevo per i miei simili…» (1)


Lo studioso tolteco Norbert Classen ci ricorda che se «ci vogliamo effettivamente liberare dai voladores e da quella parte dell’intelletto che non è nostra, dobbiamo cominciare dal falso dualismo del nostro Ego, dallo specchiarci nella pozzanghera di consapevolezza, e ritornare a osservare il mondo per quello che è, cioè pura energia, che non è né buona né cattiva. Se riusciamo in questo, potremo riconoscere che oltre il velo del conosciuto e degli stretti confini del quotidiano ci attende un universo immenso e meraviglioso. Certo è un universo predatorio con voladores e uomini altrettanto rapaci, ma questa constatazione non significa il dover giudicare; mette anzi noi, i voladores e tutto ciò che esiste su uno stesso piano. Solo se ci liberiamo dallo spirito di schiavitù e dallo schema fisso “carnefice-vittima” abbiamo davvero una chance di riguadagnare la nostra libertà – una chance di libertà dai dettami impostici dai voladores, dallo specchio del narcisismo, dagli obblighi della realtà quotidiana e dalla fissazione del Punto d’assemblaggio. Se ci disfiamo del giudizio dualistico e consideriamo gli avvenimenti che ci accadono non più come maledizioni e ricompense, ma come promettenti sfide, abbiamo mosso il primo passo sulla via che ci può portare fuori dalla prigione del nostro Io abituale: la Via del Guerriero.» (2)

La visione tolteca del mondo si configura dunque come un vasto interessante paradigma alternativo sia alla visione del mondo occidentale che a quella orientale. Uno sciamano saggio incarna le doti della pragmaticità e della fluidità e sapendo che nessun paradigma rappresenta la verità assoluta è libero di cambiare sistema a piacere, a seconda di ciò che ogni situazione richiede. Paradigmi diversi non sono per lui concepiti come antagonisti, minacciosi o sbagliati, ma semplicemente come diversi punti di vista.

Questa breve introduzione al mondo magico degli Sciamani Toltechi vuole essere un invito alla libertà e non può che concludersi con le parole di don Juan, uomo di conoscenza estremamente evoluto e libero, vero, impeccabile maestro:

«Per consentire alla magia di avere presa su di noi, non dobbiamo fare altro che bandire ogni dubbio dalla nostra mente. Una volta eliminati i dubbi, tutto diventa possibile.» (3)



«Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.« (4)



FONTE:http://www.carloscastaneda.it/Voladores.htm

http://www.carloscastaneda.it/Los-Voladores-1.htm

http://www.carloscastaneda.it/Intento-Nagual-Spirito.htm

ARTICOLO VISTO ANCHE SU http://whitewolfrevolution.blogspot.it/2013/10/carlos-castanedai-voladores-i-predatori.html

http://www.accademiametafisica.org/it/home/37-altri-insegnamenti/963-carlos-castaneda-e-la-teoria-dei-voladores-i-predatori-oscuri-dell-essere-umano

http://nirvaira.org/2016/01/esseri-oscuri-posti-sullo-sfondo-del-campo-energetico-umano-e-considerazioni-sulla-via-del-guerriero/

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

(1) Carlos Castaneda, Il Lato Attivo dell'Infinito


 Bruce Wagner, Si Vive Solo Due Volte, marzo 1994

Carol Tiggs, Conferenza 22.07.1996, Tensegrity Workshop a Westwood, Los Angeles

 Carlos Castaneda, Conferenza al workshop intensivo di Los Angeles, 13 agosto 1995


Norbert Classen, Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan
 Carlos Castaneda, Il Potere del Silenzio
 Carlos Castaneda, Il Fuoco dal Profondo

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