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Religione e mondo animale, una relazione importante

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Religione e mondo animale, una relazione importante
Di Antonello Colimberti

«L’uomo può e deve amare le creature di Dio. Da Dio le riceve e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio». Così recita un passaggio della Gaudium et spes, costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, promulgata da papa Paolo VI l’8 dicembre 1965, ultimo giorno del Concilio Vaticano II.



Si potrebbe pensare che con tale atto la Chiesa cattolica recuperasse secoli di disattenzione verso le forme viventi, ma non umane, animali in particolare (a parte la nota eccezione di San Francesco d’Assisi), ma non è così. A smentire tale opinione, spesso diffusa anche in ambienti di ecologismo nostrano e d’oltralpe, viene in soccorso del lettore un colto e affascinante volume, pubblicato dalla Libreria Editrice Fiorentina con il titolo I santi e gli animali. L’Eden ritrovato.
L’autore, padre Guidalberto Bormolini, che ha già pubblicato per la stessa casa editrice, nella prestigiosa collana “Ricerca del Graal” fondata a suo tempo da Padre Giovanni Vannucci, l’altrettanto insolito e notevole La barba di Aronne. I capelli lunghi e la barba nella vita religiosa, non si è però limitato a smentire il presunto antropocentrismo della tradizione cristiana, ma ha offerto un saggio di vera e propria “religione comparata degli animali”. Infatti, se larga parte del testo è rivolta alla tradizione biblica, ai Padri della Chiesa e alla tradizione monastica, il capitolo iniziale offre una impeccabile introduzione al rapporto fra le grandi religioni e il mondo animale, mentre il penultimo capitolo si sofferma sulle tradizioni sciamaniche, il cui rapporto con alcuni santi cristiani è ancora tutto da esplorare, dopo alcuni cenni di Èlemire Zolla e un pionieristico lavoro di Riccardo Scotti.
Indicare al lettore luoghi particolari del volume sarebbe fatica improba, perché tutto si tiene e richiama nella trama e nell’ordito dell’autore, ma ci piace ricordare almeno l’ampio spazio dedicato al cristianesimo celtico e al mondo selvatico, perché conferma la straordinaria importanza di una forma di religiosità medievale dal carattere tutt’insieme cosmico e mistico, che senza elaborare complessi sistemi speculativi ha diffuso per secoli simboli e riti di straordinaria efficacia spirituale, come i recenti studi di Nuccio D’Anna (richiamati anche da Bormolini) ci mostrano definitivamente.
Il testo, che porta la prefazione del noto biblista Paolo De Benedetti, autore da par suo di recenti studi di “teologia degli animali”, si conclude su quanto promette il sottotitolo: «Occorre quindi tornare a essere tutti di fuoco, il fuoco dell’amore per Lui, per gli altri, per tutte le creature. Allora ci si sentirà di nuovo a casa e la nostalgia struggente per la Bellezza, la Giustizia, l’Armonia, che tormenta gli animi di tutti gli esseri sensibili, sarà benedetta per averci spronato a ritrovare la strada».

FONTE:http://www.europaquotidiano.it/2014/09/10/religioni-e-mondo-animale-una-relazione-importante/

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