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Paleontologia:scoperti i 'gioielli' dei Neanderthal: hanno più di 130.000 anni

Gli artigli di aquila utilizzati come gioielli dall'uomo di Neanderthal (fonte: Luka Mjeda, Zagreb)

Di Salvatore Santoru

Anche i Neanderthal erano in grado di produrre veri e propri "gioielli" primitivi, modellando artigli di aquila per farne delle collane o dei bracciali.
La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Plos One dal gruppo di ricerca coordinato da David Frayer, dell'università americana del Kansas, e riportata su diversi media internazionali.
Secondo gli studiosi, questa scoperta rappresenta una nuova conferma del fatto che i Neanderthal erano meno primitivi e più complessi di quanto ipotizzato e immaginato sino a poco tempo fa.

Le origini dell'essere umano sono più antiche del previsto

Risultati immagini per origini esseri umani
Di Claudia Grisanti
È stato scoperto il più antico fossile appartenente al genere Homo. A Ledi-Geraru, nella regione di Afar, in Etiopia, è stato trovato il frammento di una mandibola di un individuo adulto, con i resti di alcuni denti. Il fossile risale a circa 2,8 milioni di anni fa. Per alcune caratteristiche la mandibola ricorda l’Australopithecus, un genere di ominide molto primitivo ormai estinto, e per altri ricorda il genere Homo, lo stesso ramo evolutivo al quale appartiene la specie umana moderna, l’Homo sapiens. A causa della frammentarietà dei reperti non è stato possibile attribuire la mandibola a una specie precisa, ma solo a un genere.
La scoperta di Brian Villmoare e colleghi, pubblicata su Science, è però importante, perché retrodata l’origine del genere Homo. Finora i fossili più antichi del genereHomo risalivano infatti a circa 2,4 milioni di anni fa. L’origine del ramo evolutivoHomo resta comunque abbastanza oscura, a causa della lacunosità dei reperti fossili risalenti a 2-3 milioni di anni fa, quando il genere ha cominciato a evolversi. Anche il fossile scoperto dal gruppo di Brian Villmoare è piuttosto piccolo e fornisce quindi informazioni parziali.
Lo studio del sito del ritrovamento fa pensare che l’ambiente nel quale il genereHomo ha cominciato a svilupparsi era il frutto di un mutamento climatico. Il genereHomo si è probabilmente sviluppato in un habitat più arido e aperto del precedente, caratterizzato da praterie e boscaglie, con alcune foreste lungo i fiumi. Secondo il team di Erin DiMaggio, nella regione era presente anche un lago con coccodrilli, ippopotami e pesci. È possibile che sia stato proprio il cambiamento del clima ad aver sollecitato l’evoluzione del genere Homo.
Una conferma dell’antichità, e della complessità, del ramo evolutivo umano potrebbe venire da un ulteriore studio, pubblicato su Nature. In questo caso Fred Spoor e colleghi hanno ricostruito in modo virtuale un cranio parziale di Homo habilis, una specie umana molto antica. Il fossile ha caratteristiche più primitive di quanto finora pensato e potrebbe far retrodatare l’origine di questa specie a prima di 2,3 milioni di anni fa. Science

Carl Gustav Jung:un'interprete dell'umanità

Di Francesco Boezi
Dalla teorizzazione dell’inconscio collettivo, al tentativo di tipicizzare le personalità psicologiche, dal sistema dottrinale degli archetipi, al superamento della libido quale unica pulsione psichica, dal concetto di ombra ai fenomeni parapsicologici, alchemici e occulti. Jung ha indagato tutti gli aspetti della sfera psichica umana e il suo raggio d’azione speculativo è talmente vasto che sintetizzarlo e riassumerlo è impossibile. Il fascino più direttamente constatabile nel nostro sta nel non essersi fermato alle teorie Freudiane e nell’aver tentato di superarle in modo definitivo, generando non pochi contrasti. Come sostenuto da Aldo Carotenuto, lo specifico di Jung è,vinoltre, quello di non avere alcuna tecnica analistica specifica, elemento caratterizzante quanto per la sua attività psichiatrica quanto per quella di intellettuale e ricercatore dell’uomo in senso pieno. Schematizzare il pensiero di Jung, si diceva, è impossibile, quello che appare utile è tentare di rispondere alla domanda su quali e quanti interrogativi profondamente complessi Jung abbia risposto e cosa egli abbia lasciato in dote all’umanità mediante i suoi scritti e le sue riflessioni. La premessa necessaria è che quanto lasciatoci da Jung da una parte disvela il genere umano e ci consente di acquisire consapevolezza su noi stessi, dall’altra ci intimorisce, perchè palesa quanto indimostrabile sia nella sua pienezza la nostra natura. La vita dell’uomo è un viaggio per l’ assoluta autorealizzazione del proprio inconscio. L’esistenza più densa è quella in cui una tipologia umana specifica acquisisce cognizione di se stessa e partendo da essa si apre alle variabilità delle tipologie. Esistono, infatti, oltre l’ormai entrata nel linguaggio comune, divisione tra personalità introversa ed estroversa, delle specifiche tipologie umane che ci accomunano tutti e nel contempo ci distinguono mediante l’unicità della nostra individualità. E’ vero, quindi, che ogni essere è irripetibile ma è altrettanto vero che ogni uomo appartiene ad una tipicità. Vivere è, in definitiva, procedere ad inviduare se stessi, come esempi di processi compiuti di individuazione potrebbero essere utilizzate le figure a noi contemporanee di Steve Jobs o di Usain Bolt. Affrontare Jung significa anche avere nota l’esistenza di una parte povera e sgradevole contrapposta all’ io cosciente, un lato oscuro, la cosiddetta “ombra”. Concetto di difficile esposizione ma qui rappresentabile come quel luogo in cui abita tutto ciò che è rimosso inconsciamente: “L’ombra è un problema morale che mette alla prova l’intera personalità dell’Io; nessuno infatti può prendere coscienza dell’ombra senza una notevole applicazione di risolutezza morale. Ciò significa riconoscere come realmente presenti gli aspetti oscuri della personalità: atto che costituisce la base indispensabile di qualsiasi forma di conoscenza di sé, e incontra perciò di solito una notevole resistenza” (Jung 1951, trad. it., p. 8). ” Leggere Jung vuol dire anche entrare in contatto con la possibilità concreta che all’Io sia diametralmente opposta un’altra dimensione, tesi tanto profonda quanto spaventevole. Da queste poche argomentazioni possono muoversi alcuni inquietanti interrogativi sul ruolo dell’ombra collettiva dell’umanità nel novecento, ad esempio, o in ogni periodo storico omologato comportamentalmente, sullo stato di salute attuale dei processi di individuazione all’interno di un contesto societario che non consente lo sviluppo libero della propria personalità sulla base di progetti a lungo termine ma si incentra unicamente sulle cosiddette “occasioni” che poco spazio lasciano al naturale conseguimento dell’autorealizzazione di se stessi. Ci si può chiedere, ancora, se esistano delle vere e proprie malattie collettive, pensando alla quasi nevrotica necessità umana di deturpare l’ambiente in cui si abita allo scopo di massimizzare i profitti, con il risultato finale ,assolutamente prevedibile, di far ammalare il proprio habitat, una sorta di demolizione studiata della propria dimora e su come possa influire l’inconscio collettivo in funzione di questo. E’ interessante chiedersi quali modificazioni sugli archetipi infantili hanno comportato i media, la loro diffusione e i loro meccanismi di indottrinamento culturale, mai banali e sempre scientemente preparati, prendendo in modo esemplificativo l’immagine della donna televisiva, vista unicamente come consumatrice e non dotata ,quasi in nessun caso, di alcuna qualità se non corporale. La principessa sostituita dalla soubrette, il principe azzurro dal presentatore televisivo e così via. Si pensi, inoltre, all’esistenza dei messaggi subliminali nei cartoni animati, elementi apparentemente posti appositamente per strutturare particolari tipi di archetipi negli insconsci dei bambini. Sulla base di quanto lasciatoci da Jung è possibile, dunque, analizzare i fenomeni storici, esistenziali, collettivi e non, attraverso punti di vista diversi da quelli utilizzati normalmente, partire da basi ragionative psichiche, interrogarsi sulle origini psicologiche di quelli che vengono chiamati avvenimenti, data per assodata l’esistenza di un’anima collettiva. Tra lo studio dei simboli, la parapsicologia,l’alchimia, l’astrologia, i fenomeni Ufo, quelli occulti, i mandala indiani, la reincarnazione e le religioni, spiccano negli aspetti più esoterici della speculazione junghiana, le riflessioni sull’esistenza della sincronicità: la contemporaneità di due eventi connessi tra loro senza nesso causale: “La mia preoccupazione costante riguardo la psicologia dei processi incoscienti mi ha obbligato a cercare, da affiancare alla causalità, un altro principio da spiegare, in quanto a volte il principio della causalità mi sembrava insufficiente per spiegare certi fenomeni sorprendenti della psicologia dell’inconscio. Trovavo così fenomeni psicologici paralleli che non potevano essere legati in modo causale gli uni agli altri; ma, oltre la causalità essi potevano essere legati tra di essi in modo diverso, attraverso un altro svolgimento degli eventi. Questa connessione tra gli eventi sembrava, essenzialmente, essere data dalla loro relativa simultaneità da cui il termine “sincronistico”. Sembra davvero che il tempo, lontano dall’essere un’astrazione, sia un continuum energetico concreto. Esso include determinate qualità o condizioni fondamentali che si manifestano simultaneamente in luoghi diversi con un parallelismo che non può essere spiegato dal principio della causalità”. Questa ponderazione apre degli scenari nei quali ci viene detto sugli individui qualcosa di immensamente grande, ovvero la possibilità oggettiva che esista uno spazio interiore che non è soggetto alle leggi di casualità, a quelle del tempo e a quelle dello spazio, postulato che si lega irrimediabilmente col tema della vita e della morte, principio e conclusione della soggezione a quelle leggi: “Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente… Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo.” Così come questo tema obbliga a spiegare cosa intendesse Jung per Dio: “Questo non vuol dire: “so che esiste un Dio determinato (Zeus, Yahweh, Allah, il Dio trinitario ecc.)”, ma piuttosto: “so che sono palesemente confrontato con un fattore in sé sconosciuto e che chiamo Dio in consensu omnium… In quanto so di una collisione con una volontà superiore nel mio proprio sistema psichico, so di Dio, e se volessi tuttavia osare l’ipostatizzazione in sé illegittima della mia idea, direi: so di un Dio al di là del bene e del male che è altrettanto in me quanto in ogni luogo al di fuori di me”. Si può facilmente comprendere, da queste poche righe, che Jung rappresenta un patrimonio culturale irripetibile per l’umanità, per la profondità della sua psicologia, per l’aver toccato ed essersi interrogato su tutti questi aspetti che qui sono trattati in maniera necessariamente sommaria, per aver contribuito a spiegarci meglio come siamo fatti e per essersi riservato il diritto di dirci che non tutto è rilevabile in maniera certa e trasparente, anzi. Jung ha interpretato l’umanità, informandoci di quanto grandiosa e pericolosa al contempo essa potesse essere.

Il mistero dei Manoscritti di Takenouchi e la storia del genere umano



I manoscritti di Takenouchi sono una serie di misteriosi documenti trascritti 1.500 anni fa, da testi ancora più antichi, da un uomo di nome Takenouchi Matori in un misto di caratteri giapponesi e cinesi.
Secondo la leggenda, i documenti originali sono stati redatti in caratteri divini molti millenni fa dagli stessi dei. 
Gli insoliti testi raccontano una storia dell'umanità in un modo mai raccontato prima, dall'inizio della creazione fino alla nascita del cristianesimo. 
Si parla di un'epoca nel nostro antico passato in cui l'uomo viveva in pace e in armonia, uniti sotto il governo del figlio di un Dio Supremo.

I documenti Takenouchi sarebbero stati custoditi dai discendenti di Takenouchi Matori, figlio dell'eroe leggendario giapponese Takenouchi no Sukune. Secondo Yamane Kiku nel suo libro "La storia autentica del Mondo Secreted Away in Japan", i manoscritti originali sono stati tramandati di generazione in generazione e mantenuto nel Santuario Koso kotai jingu situato nella prefettura di Toyama.

Secondo l'autore Kiku Yamane nel suo libro "Authentic History of the World Secreted Away in Japan" afferma che i manoscritti originali sono stati tramandati di generazione in generazione e custoditi all’interno del Santuario Kosokotaijingu in Mount Omijin nella prefettura di Toyama. Non è chiaro come Takenouchino Matori abbia tradotto il presunto 'linguaggio divino', ma secondo le trascrizioni moderne, i documenti Takenouchi descrivono la storia di tutte le nazioni dell’Era 'Divina' ...



I manoscritti parlano di un mondo antico che si è evoluto in quattro differenti periodi di tempo a partire da 300 miliardi di anni fa. 

Sette generazioni di "divinità celesti" nell'era Tenjin, [Ogni generazione ha sotto-generazioni nell’era Tenjin (7 generazioni),

- L'era Joko / Koto composta da 25 generazioni
- La dinastia Fukiaezu composta da 73 generazioni
- La dinastia Kanyamato, che comprende 125 generazioni, a partire dal 660DC e continua fino a oggi.

In principio, raccontano questi documenti, che il mondo era costituito da un mare di fango e che sono occorsi 22 miliardi di anni per formarsi così come lo conosciamo oggi.


Il primo Dio emerse, e i cieli e la terra vennero separati e venne creato il Sole e la Luna mentre a poco a poco, la Terra prendeva forma nel corso di un periodo di 6 generazioni. 
Nella quinta generazione, gli Dei hanno dato vita al Creatore delle Nazioni, che è disceso al Monte Kurai in Giappone, vestito in un corpo 'brillante'. 
Durante il periodo della settima generazione, vari esseri svilupparono tecnologie compreso il trasporto e la scrittura, il controllo del tempo, la tecnologia agricola e computer. Questa settima generazione ha favorito l'inizio del lignaggio dei più grandi imperatori del mondo a partire da Sumero-Mikoto, una antica parola giapponese. I documenti Takenouchi riferiscono che Sumero-Mikoto era considerato come il 'Figlio del Sole', dal momento che è disceso dal dio del sole. 

I figli del Dio Sole hanno dato inizio a una antica ed elevata dinastia e dopo 8.000 milioni anni, i loro figli e figlie sono stati inviati in tutto il mondo per creare le proprie nazioni.

Nei documenti Takenouchi, il racconto della creazione umana non segue il sentiero dell'evoluzione. Piuttosto, erano gli Dei quelli che hanno creato gli esseri umani, e i figli degli Dei a loro volta hanno creato cinque tipi di persone di colore (bianco, rosso, blu, giallo e nero) che si sono dispersi su tutta la Terra. Il quel periodo il Giappone era diventato il centro del mondo, da dove gli dei crearono razze che si sono disperse verso l'esterno.

Il Koto era stato il grembo della creazione di un governo mondiale unificato sotto il regno del primo imperatore dio, la Sumera-Mikoto che aveva diviso il mondo in 16 regioni con il Giappone al centro, alla nomina di un re che doveva governare su ogni regione. 



Il sedicesimo petalo del crisantemo, simboleggia il mondo e le sue 16 regioni. 


Questo stemma, oggi conosciuto come il Sigillo floreale del crisantemo è ancora oggi utilizzato come il Sigillo Imperiale del Giappone, uno stemma usato dai membri della famiglia imperiale giapponese. 


Secondo la Costituzione Meiji (1890-1947), a nessuno era permesso di usare il Sigillo Imperiale, tranne all'imperatore del Giappone.


12 catastrofi che potrebbero distruggere l'umanità, secondo uno studio dell'Università di Oxford



Di Salvatore Santoru

Alcuni ricercatori dell'Università di Oxford hanno stilato una lista con 12 probabili catastrofi che potrebbero causare l'estinzione dell'umanità.

Tale studio, pubblicato sulla rivista "Global Challenges Foundation", si è basato sull'analisi di quelle che potrebbero essere le cause più probabili di tale evento e ne ha redatto una classifica, di seguito .

1) Cambiamenti climatici e questioni ambientali



2 ) Guerra Nucleare



3 ) Pandemia globale

Risultati immagini per pandemia

4 ) Impatto di un'asteroide sulla Terra



5 ) Eruzione di un Supervulcano



6 ) Catastrofe ecologica



) Collasso del sistema politico ed economico globale



) Biologia sintetica

Risultati immagini per Biologia sintetica

) Nanotecnologia

Risultati immagini per nanotecnologia effetti collaterali

10 ) Intelligenza Artificiale



11 ) Governo mondiale fallimentare



12 ) Cause sconosciute 

L'umanità sta diventando sempre più stupida: la conferma da uno studio scientifico della Stanford University


La teoria è tanto semplice quanto disarmante: nella società odierna non abbiamo più bisogno dell’intelligenza per sopravvivere, perciò questa si sta estinguendo. Ad affermarlo è uno studio relativo al corredo genetico umano che è stato condotto dalla Stanford University e pubblicato sulla rivista scientifica Trends in Genetics.

IDIOCRAZIA. Ci staremmo dunque avvicinando a quanto comicamente profetizzato dal film Idiocracy (2006): una società basata sulla stupidità, in cui i geni migliori scompaiono per lasciare spazio a quelli più “comuni”. 


Il progresso scientifico e tecnologico continuerà peraltro a svilupparsi, ma a ritmi inferiori rispetto a quelli che avremmo potuto sostenere se fossimo ancora dotati dei geni dei nostri antenati. Secondo la suddetta ricerca, infatti, il picco dell’intelligenza umana è databile all’incirca a 6.000 anni fa.






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