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Il coronavirus e la caccia alle streghe


Di Marina Montesano

Mi occupo professionalmente di ricerche sulla stregoneria in Europa fra medioevo e prima età moderna. Generalmente, quando propongo il tema in ambiti extra-accademici, in tanti mi chiedono come sia stata possibile la caccia alle streghe con tutte le sue vittime: era il frutto dell’arretratezza e dell’ignoranza dei “secoli bui”? Alla risposta che no, è un fenomeno perfettamente comprensibile razionalmente e che ha avuto luogo in tempi che chiamiamo “Rinascimento” per la scienza, le arti, la letteratura, dunque quanto di più lontano si possa immaginare da un’età di cupa ignoranza, il mio argomento viene accolto con sorpresa e persino scetticismo, perché non sembra proprio possibile che un’età illuminata possa aver prodotto tale scempio.


Eppure, basta vedere cosa sta succedendo con l’isteria da coronavirus per rendersi conto che, per quanto ci si ritenga oggi informati e razionali, di fatto siamo labili e manipolabili senza alcuna difficoltà. Proprio oggi mentre scrivo (10 febbraio) ho letto su Facebook un titolo di “Repubblica” nel quale si riporta la protesta del governo cinese presentata a quello italiano per il blocco di tutti i voli aerei dalla Cina, ritenuta misura eccessiva. Le centinaia di commenti che lo accompagnano sono, al di là di rarissime eccezioni, pervasi da bieco furore: i cinesi dovrebbero vergognarsi, hanno tenuto nascosto il virus, vivono nella sporcizia, sono crudeli con gli animali---, mangiano qualsiasi cosa (il che è vero solo che non c’entra molto, ma lo si ripete di continuo), vivono sotto una dittatura.


Questo livore anticinese va avanti dall’inizio della faccenda ed è un fenomeno europeo, che si manifesta non solo con l’odio sui social networks, ma anche con comportamenti più concreti, come la diserzione di negozi e ristoranti cinesi, quasi a immaginare cuochi e camerieri che tornano in Cina ogni sera e ci portano il virus a tavola l’indomani. A provocare il fenomeno è stata la stampa: in Italia c’è stata una breve pausa per parlare dei meriti o demeriti di Achille Lauro, di Morgan e Bugo, di Amadeus e… insomma di Sanremo, il che in qualsiasi altro momento avrebbe infastidito, ma che nello specifico ha fatto tirare un sospiro di sollievo, distraendo giornali e televisioni dai bollettini tragici del coronavirus.
E allora vediamo cos’è questo virus. Ormai è stato ripetuto a iosa: appartiene alla famiglia dei virus ‘corona’, imparentato dunque con altre epidemie quali SARS (acronimo di Severe acute respiratory syndrome) e MERS (Middle East Respiratory Syndrome), per distinguerlo dalle quali è detto 2019-nCoV o “polmonite di Wuhan”. La SARS si manifestò nel 2003 in Cina e in due anni produsse circa 9000 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%; la MERS in Medio Oriente ha fatto circa 2500 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4%. In Africa, Ebola ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%. 


Per contro, il nuovo coronavirus ha una diffusione maggiore, ma una letalità assai minore: oltre 40mila contagiati con 910 morti (al momento in cui scrivo); i contagiati potrebbero essere di più perché in alcune persone, fortunatamente, i sintomi sono molto lievi e non si trasformano in polmonite, al punto da poter essere confusi con una normale influenza. La percentuale di mortalità è dunque del 2,5%. Tanto per fare un paragone, l’influenza stagionale ha un tasso di mortalità sotto l’1%, ma ha una maggiore diffusione.
Facciamo però un altro paragone, che stranamente nei media circola assai poco. Nel 2009-2010 Messico e Stati Uniti sono stati investiti da un virus influenzale di ceppo differente: noto volgarmente come “swine flu”, febbre dei maiali, è un sottotipo del virus H1N1. 


Anche se si sviluppava nei suini, il virus della pandemia del 2009 non era completamente derivato dai suini. Il virus contiene una combinazione di geni influenzali di uccelli, suini e tipi di influenza umana. Per fortuna oggi esiste un vaccino, anche se il virus muta con grande facilità. Ma guardiamo ai danni che ha provocato prima della scoperta: secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di decessi si aggira su un minimo di 18.449; tuttavia il Centers for Disease Control and Prevention (http://www.cidrap.umn.edu/news-perspective/2012/06/cdc-estimate-global-h1n1-pandemic-deaths-284000), statunitense, in base alle proprie ricerche ha stimato nel 2012 che la pandemia avrebbe causato 284.000 vittime. Non deve stupire: il virus H1N1 è lo stesso dell’influenza spagnola, la terrificante pandemia che globalmente, fra ottobre 1918 e dicembre 1920 si diffuse a ondate in tutto il globo con conseguenze devastanti. Il tasso di mortalità globale della spagnola non è noto con precisione, ma si stima che tra il 10 e il 20% delle persone infette sia morto. 


Circa un terzo della popolazione mondiale fu infettata, e l’influenza può aver ucciso fino a 25 milioni di persone nelle prime 25 settimane. Secondo le stime più vecchie, avrebbe ucciso 40-50 milioni di persone, mentre secondo le stime attuali il numero di morti è probabilmente di almeno 50 milioni (meno del 3% della popolazione mondiale), e forse anche di 100 milioni (più del 5%). Rispetto a questa, la febbre del 2009-2010 è poca cosa, ma si tratta di un ceppo virale che allo stesso tempo contagia di più e uccide di più rispetto ai coronavirus. In particolare, mentre gli effetti della “polmonite di Wuhan” sono fatali soprattutto per le persone con un fisico debilitato (per età o condizioni mediche), i virus H1N1 hanno la peculiarità di uccidere i giovani: è una delle ragioni della loro maggiore letalità.
Tuttavia, qualcuno ricorda per l’influenza 2009-2010 lo stesso genere di isteria collettiva? Io ho un ricordo personale a riguardo: nel 2009 avevo programmato un viaggio estivo in Messico; pensai brevemente alla possibilità di annullarlo, ma mi sembrò una reazione eccessiva, e infatti partii e rientrai senza aver contratto alcuna influenza. In quegli anni nessuno si sognò di bloccare voli aerei fra le Americhe e l’Europa, nessuno invocò provvedimenti simili a quelli di questi giorni. 


I giornali ne parlarono di meno, e soprattutto non si scatenò l’odio contro i messicani e gli statunitensi, che pure arrivano a frotte da noi per le vacanze, non ci furono le reazioni volgari, sovraeccitate, isteriche che oggi si leggono sul web contro i cinesi. Aggiungo: per fortuna, ché né messicani né statunitensi l’avrebbero meritato, così come non lo meritano oggi i cinesi.
Però domandiamoci quali sono le ragioni: da una parte l’assillo mediatico di questo inizio 2020 mi sembra molto sospetto e guidato, con le conseguenze disastrose che sta avendo sull’economia cinese, dalla volontà di nuocere alla Cina; dall’altra, ed è ciò che personalmente mi preoccupa di più, c’è la prontezza con la quale una parte ampia dell’opinione pubblica risponde a queste sollecitazioni sospette, senza un barlume di lucidità, senza freni inibitori, cascando in una trappola e divenendone complice, individuando un capro espiatorio sul quale sfogare paure e rabbie incontrollate, in un meccanismo di transfert attraverso il quale la ricerca di un nemico pare essere divenuta per molti una ragione di vita.


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-coronavirus-e-la-caccia-alle-streghe

Antibiotico-resistenza, grave infezione curata con tre virus killer di batteri



Un cocktail di tre virus killer di batteri e innocui per gli uomini – i cosiddetti ‘batteriofagi’ – è stato usato con successo su una paziente per curare un’infezione antibiotico-resistente potenzialmente fatale, causata da un micobatterio (parente del patogeno della tubercolosi). Il successo si deve al team di Graham Hatfull, del Howard Hughes Medical Institute (HHMI) e docente della University of Pittsburgh e ha permesso la guarigione di una 15enne con fibrosi cistica, reduce da un doppio trapianto di polmoni al London’s Great Ormond Street Hospital e con una grave e diffusa infezione da ceppi antibiotico-resistenti di micobatterio. Il caso di studio è stato riportato sulla rivista Nature Medicine, e promette di lanciare nuove terapie personalizzate per aggirare le resistenze antibiotiche, una minaccia globale, sfruttando l’azione di virus già presenti in natura, specifici per attaccare batteri.

L’idea di usare i batteriofagi al posto degli antibiotici non è nuova, è già nota e veniva usata sin dai tempi della guerra fredda in Unione Sovietica per aggirare la carenza di antibiotici. In questo studio si è cercata la soluzione al caso clinico, gravissimo, in una ‘biblioteca’ di ben 15 mila batteriofagi (o fagi) raccolti in tutto il mondo e conservati da Hatfull.
Gli esperti hanno selezionato tra tutti i fagi, tre virus specifici per i ceppi del micobatterio che aggredivano il corpo della giovane, i fagi Muddy, ZoeJ e BPs. Gli ultimi due sono stati modificati geneticamente per renderli ancora più aggressivi contro i batteri e il cocktail di fagi è stato somministrato alla giovane due volte al giorno (ogni dose conteneva un miliardo di virus). La terapia si è rivelata sicura ed efficace: i segni dell’infezione diffusi su tutto il corpo sono scomparsi e la funzione epatica della giovane è migliorata. Per di più i batteri non hanno mostrato alcun segno di sviluppare resistenze, segno che i fagi sono una potenziale alternativa agli antibiotici nella lotta ai batteri multiresistenti. La ricerca continua: uno dei prossimi obiettivi è sviluppare un cocktail di fagi efficace ad ampio spettro, che sia cioè in grado di annientare i più disparati ceppi batterici multi-resistenti.

Roma, 17 casi di salmonella in un asilo del Salario

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Diciassette casi di salmonella in un asilo di Roma. I diciassette casi si sono verificati nell’asilo nido privato “In crescendo” di via Mantova, nel quartiere Salario. 
Febbre, nausea, vomito, diarrea e dolori alla pancia: nei giorni scorsi alcuni bambini hanno iniziato a stare male con questi sintomi. All’inizio i genitori pensavano a un comune virus. Ma quando i sintomi continuavano e non passavano i genitori, tramite anche i passaparola, hanno iniziato ad allarmarsi. E dopo qualche indagine e numerosi esami si è capito che in realtà si trattava di salmonella.
“Sono stati segnalati dei casi – fa sapere la Asl Roma 1 come riportato da Clarida Salvatori del Corriere della Sera –. Ci siamo subito attivati e abbiamo avviato i controlli, da cui sono risultati colpiti altri bimbi, ma alcuni di loro pur avendo contratto la malattia erano asintomatici”.
E adesso sotto indagine ci sono i pasti dell’asilo. La mensa, infatti, è l’unico “punto di contatto” da dove può essere 

West Nile, crescono i contagi: è la febbre portata da zanzare

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Di Claudio Cartaldo

Sono già 10 le persone contagiate nel Polesine. Gli ultimi casi accertati sono stati registrati a Mira e a Mellaredo di Pianiga.
Tutti i pazienti sono stati punti dalle zanzare che trasmettono il virus West Nile e che ora sta infettando diverse persone in Veneto.

Allarme zanzare?

Alcuni parlando di una vera e propria emergenza. Anche se l'assessore alla Sanità, Luca Coletto, ci tiene a ridimensionare il problema. "La situazione legata alla presenza in alcune parti del Veneto di focolai di zanzare portatrici della West Nile non desta allarme - dice - È un fenomeno che si presenta da anni a ogni estate, favorito dal clima caldo e umido, come adesso. Il sistema sanitario e i Comuni stanno collaborando attivamente e la decina di casi di contagio umano fin qui registrati sono la dimostrazione che, dal punto di vista clinico, la capacità di diagnosi e conseguentemente di cura dei nostri ospedali è massima".
È già attivo il "Piano Regionale di Sorveglianza Integrata e Misure di Lotta ai Vettori" e gli ospedali veneti sono già preparati ad affrontare la situazione nel caso in cui un cittadino si presentasse in ambulatorio con i sintomi della febbre del West Nile. "Ci tengo si sappia - continua Luca Coletto - perché la popolazione non venga inutilmente allarmata. A questo si aggiunga che alla questione West Nile la Regione Veneto dedica la massima attenzione da anni anche con stanziamenti specifici, che in totale sono finora stati pari a 1 milione 541 mila euro". Nel 2015 un allarme simile aveva riguardato alcune zone vicino al Po.

Come riconoscere la West Nile

Ci sono però dei modi per evitare di ritroversa all'ospedale con la febbre del West Nile. Prima cosa: evitare la puntura delle zanzare con repellenti, insetticidi ambientali e una corretta disinfestazione dei luoghi aperti privati, tombini, caditoie, fossi e via dicendo. Se questo non dovesse bastare, e nel caso si venisse contagiati, è bene rivolgersi subito a un medico. Il Wnv è asintomatico circa nell'80% dei casi, mentre nel 20% delle situazioni provoca febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Il periodo di incubazione varia tra i 2 e i 21 giorni. In alcuni casi, lo 0,1% delle situazioni e soprattutto se vengono colpite persone anziane, la malattia piò avere effetti più gravi. e produrre l'encefalite. "È con questa realtà che ci si deve confrontare - chiosa l'assessore - non con una terribile epidemia".

È stato scoperto il virus più antico del mondo

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Fino a pochi giorni fa, nessuno era mai riuscito ad studiare sequenze di virus più vecchie di qualche centinaio d’anni. Recenti studi hanno invece scoperto frammenti di DNA in un reperto risalente a circa 7000 anni fa, più precisamente nei denti di un uomo ritrovato durante alcuni scavi in Germania

Lo ha riportato l’Atlantic: le moderne tecnologie sono state in grado di riconoscere il virus HBV come responsabile del decesso dell’individuo. Lo sviluppo delle analisi potrebbe portare avanzamenti sostanziali nella mappatura delle epidemie preistoriche.
A riconoscere il virus sono stati due gruppi di ricerca distinti, pervenuti contemporaneamente alla stessa conclusione. Il primo gruppo, guidato da by Ben Krause-Kyora e Johannes Krause in Germania, ha condotto le proprie ricerche sull’uomo di 7,000 anni e su altri reperti più recenti, rispettivamente di 5,000 e di 1,000 anni fa. Una seconda ricerca è stata invece condotta a Copenhagen dal professor Eske Willweslev, sui resti di 12 individui risalenti all’Età del Bronzo. Entrambe le ricerche hanno attestato frammenti del DNA in questione: dopo aver infettato il fegato ed essere entrato in circolazione, il virus si è preservato nelle ossa e nei denti dei soggetti per millenni.
Oggi la scoperta è spunto di comparazione tra forme diverse dello stesso virus. La forma preistorica dell’epatite B si è infatti estinta negli esseri umani, ma è ancora presente in alcune colonie di gorilla in Africa. Gli studiosi si stanno ora chiedendo l’origine della malattia: sono stati gli uomini preistorici a trasmetterla agli animali, o viceversa? Inoltre, resta ancora oscuro come il virus – le cui forme odierne presentano una struttura molto diversa – si sia potuto evolvere e diffondere tra le diverse popolazioni del mondo. Oggi l’epatite virale è ampiamente prevenuta ma affligge ancora in piccola percentuale alcune parti dell’Africa dell’Asia. Futuri studi sull’agente patogeno e su altre sequenze di DNA virale (adenovirus, poxvirus) conservate nei resti archeologici potrebbero tracciare previsioni sull’evoluzione della malattia, nonché mappare lo spostamento delle popolazioni eurasiatiche nel corso del tempo.

WannaCry colpisce in Cina: ‘Centinaia di migliaia di pc infettati’. Putin: ‘Usa hanno creato virus e gli è sfuggito di mano’

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/15/wannacry-colpisce-in-cina-centinaia-di-migliaia-di-pc-infettati-putin-usa-hanno-creato-virus-e-gli-e-sfuggito-di-mano/3586775/

Era atteso. Il nuovo previsto cyberattacco su larga scala, dopo quello senza precedenti sferrato venerdì in 150 Paesi, si è verificato: WannaCry è tornato a colpire in Cina. Sono almeno 18mila gli indirizzi Ip raggiunti con certezza dal virus, secondo l’agenzia per la cyber-sicurezza di Pechino. Altri 5471 indirizzi, in gran parte localizzati tra la capitale, Shanghai e la costa, sono stati colpiti con alta probabilità. Altre fonti parlano di centinaia di migliaia di macchine colpite in 29.372 sedi di istituzioni di tutti i livelli. Già colpite, inoltre, le reti intranet di diverse imprese nel settore bancario, dell’istruzione, dell’energia elettrica, ma anche l’assistenza sanitaria e i trasporti hanno subito conseguenze. Da venerdì la diffusione del ransomware, il malaware che blocca l’accesso ai dati fino al pagamento di un riscatto, è in corso, anche se – assicurano le autorità – sta rallentando. Anche la compagnia elettrica di Taiwan ha annunciato che circa 770 computer della centrale statale sono finiti nel mirino degli hacker.
MalwareTech, il nickname del giovane tecnico inglese che è riuscito ad arginare il virus che venerdì ha colpito i pc di mezzo mondo, lo aveva previsto sabato. E ora che è arrivato si tenta di correre ai ripari. L’Autorità cinese per il cyberspazio ha avvertito gli utenti di installare e aggiornare i software di sicurezza per bloccare il ransomware. La polizia e il governo hanno fatto sapere di aver adottato misure contro l’attacco e anche le compagnie di sicurezza online, tra cui Qihoo 360, Tencent e Kingsoft Security hanno detto di essere al lavoro. Per le autorità si tratta di “una sfida senza precedenti in materia di sicurezza su Internet”.


Il governo del Regno Unito, tra i Paesi più colpiti dall’offensiva di venerdì, ha annunciato una riunione di emergenza alle 16 di oggi per “monitorare il problema”. Lo ha detto un portavoce della premier Theresa May, sottolineando che 48 su 248 servizi di assistenza sanitaria – gli organismi che gestiscono gli ospedali – sono stati colpiti da WannaCry. “La situazione al momento è simile a quella di venerdì – fanno sapere da Downing Street – è un problema molto complesso”.
Venerdì il ministro dell’Interno Amber Rudd aveva rassicurato sul fatto che la situazione fosse stata risolta ma domenica il Royal London Hospital, uno dei maggiori centri ospedalieri nella capitale britannica, ha diffuso un comunicato in cui si avverte che i suoi tecnici erano ancora all’opera per riportare il servizio alla normalità. Ma oggi le autorità britanniche hanno riferito che i danni non sono stati limitati al sistema operativo Microsoft Windows Xp.
Europol raccomanda di non pagare il riscatto chiesto dagli hacker perché “non c’è alcuna garanzia che il computer venga liberato”. “La novità” di Wannacry ed il motivo della sua “diffusione così rapida” è la combinazione di ransomware con un’applicazione worm (un malaware capace di autoreplicarsi spedendosi direttamente agli altri computer, ad esempio tramite e-mail), viene spiegato. “Questo significa che una volta entrato in un computer del network potrebbe facilmente propagarsi al resto della rete”, ha precisato il portavoce di Europol Jan Op Gen Oorth.
L’attacco in corso entra nell’agenda politica dei delle grandi potenze.  I servizi segreti dovrebbero “essere consapevoli dei rischi” insiti nella creazione di software che possono essere usati “per fini malvagi”, ha detto Vladimir Putin, parlando ai giornalisti a margine del vertice sulla nuova via della Seta a Pechino. Il leader russo ha fatto riferimento alle voci secondo cui WannaCry sarebbe stato sviluppato in origine dall’Agenzia per la sicurezza nazionale Usa e poi rubato dagli hacker. “Il management della Microsoft – è la pozione del presidente russo – ha detto chiaramente che il virus è nato dai servizi d’intelligence degli Usa” e lanciare tali virus significa “sollevare un coperchio che poi può ritorcersi contro chi l’ha creato”, compresi i servizi segreti.
L’attacco, secondo Putin, dovrebbe incoraggiare la comunità internazionale ad affrontare il tema della cybersicurezza “ai livelli politici più alti”. L’anno scorso, ha ricordato Putin, Mosca ha proposto agli Usa di arrivare a un accordo bilaterale sulle minacce cibernetiche ma “sfortunatamente Washington ha rifiutato la nostra offerta”.

IL VIRUS ZIKA ARRIVA IN ITALIA: QUATTRO CASI, VIAGGIATORI CHE RIENTRAVANO DAL BRASILE



http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/virus-zika-4-casi-in-italia-viaggiatori-dal-brasile-aeda7a67-66b7-4547-b871-31b9eaa7043c.html

Quattro casi di contagio da virus Zika si sono registrati in Italia. Si tratta, spiega all'agenzia Ansa il direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani, Giuseppe Ippolito, "di quattro italiani che rientravano dal Brasile ed i casi si riferiscono alla primavera 2015. Tre pazienti sono stati trattati allo Spallanzani di Roma ed uno a Firenze. Attualmente, stanno bene". I casi di virus Zika si sono registrati nel marzo 2015, tutti su viaggiatori "provenienti da Paesi dove la malatti è endemica e che comunque non aveva relazione con donne in gravidanza", e tutti risolti positivamente. Dopo di allora non sono stati segnalati altri pazienti colpiti da questa infezione. Secondo il professore Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, per l'Italia la minaccia è remota. "Può succedere - ha detto Rezza all'Agi - che una persona che si è infettata in un Paese dell'America latina venga punta da una zanzara tigre che poi trasmette il virus ad altri. E' già successo con la Dengue, di cui c'è stata un'epidemina in Francia Meridionale la scorsa estate e con la Chikungunya di cui abbiamo avuto un focolaio in Italia nel 2007". Il ministero della Salute, ha aggiunto Rezza, "ha messo a punto i test diagnostici per la Zika anche grazie alla collborazione internazionale". Il virus ha colpito 22 paesi in America Latina e la Gran Bretagna (con 3 casi segnalati). Nonostante i sintomi legati alla malattia siano decisamente lievi e simil-influenzali, il virus sembra collegato alla nascita di neonati con derformità encefaliche. Non esiste alcun vaccino contro il Zika, per il quale l'unica forma di protezione è evitare la puntura della zanzara che trasmette la malattia. Il virus in Gran Bretagna Tre britannici appena rientrati in patria dopo viaggi in SudAmerica e ai Caraibi, sono i primi casi di infezione da virus Zika, registrati nel Regno Unito. Le autorità sanitarie hanno spiegato che i tre avevano contratto il virus, collegato alla nascita di bambini con la microcefalia, con punture di insetto in Colombia, Suriname e Guyana. La sanità  britannica ha voluto tuttavia puntualizzare che il virus Zika "non si trova in forma naturale" nelle isole britanniche e che "non si contagia direttamente da persona a persona".  Ecuador: confermati 17 casi Il ministro ecuadoriano alla Sanità pubblica, Margarita Guevara, ha confermato 17 casi di virus Zika nel Paese spiegando che la malattia trasmessa dalle zanzara si sta diffondendo in tutta l'America Latina e nei Caraibi. Guevara ha consigliato alle donne di posticipare la decisione di una gravidanza, avvertendo che il virus potrebbe causare casi di microcefalia nei feti e rappresenta un rischio per le donne che intendono restare incinta prima almeno di agosto. Guevara ha però avvertito che l'Ecuador "sta controllando e lavorando" per fermare la diffusione del virus tra le donne in gravidanza istruendo ospedali e cliniche specializzate per effettuare esami con ultrasuoni dando priorità a casi sospetti. Zika, che prende il nome dal bosco omonimo in Uganda in cui stato isolato il virus nel 1947, provoca una malattia caratterizzata da un focolaio di eruzioni cutanee che può essere accompagnata da febbre, artralgia o artrite, congiuntivite, dolori muscolari o mal di testa. Può essere pericolosa per le donne incinta perché può generare malformazioni nei feti. Il virus, trasmesso da una zanzara del tipo Aedes, ha cominciato a diffondersi in Sud America in cui si stima che siano state colpite 600-700mila persone.  

YAC, il software "antivirus" che in realtà si comporta come un virus: ecco come rimuoverlo




YAC (può essere trovato anche come Yet Another Cleaner) è un software per la sicurezza molto sospetto, che appartiene alla compagnia Elex do Brasil Participações Ltda Technology Inc. Non importa quanto innocuo possa sembrare, infatti ha fatto scatenare molte discussioni sul web. Anche se non possiamo dire che sia un programma malevolo, e che non sia in grado di trovare i virus, dovreste stare molto attenti perché non si collega  solo ad attività oneste.
Dopo aver installato YAC sul vostro computer, scoprirete che non potrete disinstallarlo e che dovreste installare un altro software per la sicurezza per farlo. Inoltre, sembra che venga diffuso nel mondo attraverso pacchetti con altre applicazioni, quindi dovreste monitorare il loro processo di installazione. Potreste scoprire che il vostro computer è stato infettato da  MyPC backupSearch.yac.mx, isafe e altri programmi potenzialmente indesiderati. Appena questo programma entrerà nel vostro computer, inizierà a modificare le impostazioni del sistema e causerà attività indesiderate. Per esempio: reindirizzamenti, rallentamenti, annunci pop-up, etc.










Sfortunatamente, e questa non è la fine… dopo aver controllato i Termini di uso di YAC, abbiamo trovato queste parole: “Affiliazione con le compagnie anti-spyware e anti-malware : Malwarebytes (Malwarebytes Antimalware), PC Tools (STOPzilla), Enigma Software (SpyHunter 4), SUPERantispyware (Superantispyware), SurfRight B.V. (Hitman Pro).Siamo quasi sicuri che gli sviluppatori di questi anti-virus e anti-spyware non abbiamo idea riguardo questa presunta “affiliazione” . Se volete stare al sicuro ed evitare tutti i tipi di virus, dovreste semplicemente selezionare uno di questi programmi e installarlo sul  vostro computer. Inoltre pensiamo che dobbiate rimuovere il malware Yet Another Cleaner  dal vostro computer. Il modo più facile per farlo è con l’aiuto di SpyHunter.

FONTE:http://senzavirus.it/yac/

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Eliminare Yac Dal Computer


Di Matteo Veroni

search.yac.mx è un programma malevolo che rientra nella categoria dei Browser Hijacker  ovvero software malevoli che sono in grado di modificare, in modo non voluto dall’utente, le normali impostazioni dei browser (cioè quei programmi da noi usati per navigare su internet come explorer, chrome, firefox). Solitamente search.yac.mx viene installato dall’utente in modo non consapevole. Per esempio, quando installiamo un programma scaricato da internet se non facciamo attenzione durante il percorso di installazione e non togliamo le dovute spunte, può capitare in alcuni casi di ritrovarsi installati sul pc anche altri software indesiderati più o meno pericolosi. search.yac.mx è uno di questi. Possiamo accorgerci della presenza di search.yac.mx se quando andiamo ad aprire un browser per navigare in internet, troviamo la prima pagina modificata e con un aspetto identico a quella mostrata nella figura.
search.yac.mx sembrerebbe abbastanza innocuo, tuttavia è fastidioso ritrovarsi modificate le impostazioni dei nostri browser e dover ricevere messaggi pubblicitari indesiderati, senza considerare il fatto che non possiamo sapere come potrebbero essere utilizzati i dati catalogati da search.yac.mx mentre lo utilizziamo come motore di ricerca.
Per questo motivo vediamo come possiamo eliminare yac.mx definitivamente!

1) Eliminare yac.mx dal Computer – Disinstallazione (Di solito non è necessario ma per sicurezza verificate!)

Prima di tutto andiamo sul pannello di controllo di windows.
  • Clicchiamo in alto a destra su Visualizza: Icone Grandi.
  • Apriamo Programmi e funzionalità se usiamo Windows Vista, Windows 7 o Windows 8, oppureInstallazione Applicazioni se usiamo Windows xp.
  • Cancelliamo tutte le voci denominate search.yac.mx se presenti, facendo click sopra di esse col tasto destro e poi cliccando su Rimuovi. Inoltre se ci siamo accorti della presenza di search.yac.mx dopo aver installato un programma poco conosciuto da noi scaricato dalla rete, sarebbe una buona idea eliminare anche questo software per sicurezza.
A volte search.yac.mx non è presente nell’elenco dell’installazione dei programmi Windows, ma anche se ci fosse e riusciste a disinstallarlo non illudetevi, in realtà alcuni residui di questo programma continueranno a rimanere nel vostro pc quindi dobbiamo ancora compiere altre operazioni per sbarazzarcene del tutto. Per questo motivo procedete al punto 2 della guida.

2) Eliminare yac.mx dai browser (Importante!)

Seguite i prossimi passaggi in base al browser da voi utilizzato:

Internet Explorer:

  • Apriamo explorer,  premiamo Alt + F ed andiamo nella voce Strumenti.
  • Andiamo in Opzioni Internet. Facciamo clic sulla scheda Generale e modifichiamo la home page cliccando sul pulsante Imposta pagina predefinita in basso, oppure modificando il link della homepage inserendovi un indirizzo internet di un sito di nostro gradimento.
  • Andiamo nella scheda Programmi, in alto e poi in Gestione componenti aggiuntivi. Selezionare barre degli strumenti ed estensioni.
  • Facciamo clic sul componente aggiuntivo indesiderato (search.yac.mx) e selezioniamo disattiva.
  • Andiamo poi in Provider di ricerca.
  • Clicchiamo col tasto destro su un provider di ricerca diverso da search.yac.mx e poi su Imposta come predefinito.
  • A questo punto clicchiamo col tasto destro su search.yac.mx e poi su Rimuovi e poi in basso su Chiudi.
Clicchiamo su Applica in basso a destra e poi su Ok.

Google Chrome:

  • Avvia il browser e premi Alt + F. Vai su Strumenti e clicca su Estensioni.
  • Rileva (se presente) il componente aggiuntivo non desiderato (search.yac.mx), clicca sul cestino e scegli Rimuovi.
  • Seleziona Impostazioni sulla sinistra.
  • A fianco alla scritta Apri una pagina specifica o un insieme di pagine fai click su Imposta pagine.
  • Seleziona l’indirizzo di search.yac.mx se presente nell’elenco ed eliminalo facendo click sulla x a fianco. A questo punto seleziona Ok.
  • Sotto la voce Aspetto: Clicca sul link cambia di fianco alla scritta Pagina Nuova scheda. Poi spunta apri questa pagina e scrivici: http://www.google.com/
  • Guarda poi sotto la voce Ricerca e fai clic su Gestisci motori di ricerca.
  • Adesso scegli un nuovo provider di ricerca ad esempio google (rendere predefinito), rimuovi search.yac.mx e poi fai Ok.

Mozilla Firefox:

Personalmente se volete velocizzare le cose con Firefox vi consiglio di resettarlo completamente cliccando su FirefoxAiutoRisoluzione dei problemi e poi clicchiamo su Ripristina Firefox.
Oppure se non volete perdere i vostri segnalibri preferiti e la vostra cronologia salvata fate cosi:
  • Aprite firefox e premete Ctrl + Maiusc + A.
  • In Gestione componenti aggiuntivi fate clic su estensioni e rimuovete il componente aggiuntivo indesiderato (search.yac.mx).
  • Premete Alt + F, selezionate Strumenti e poi Opzioni, fate clic sulla scheda Generalemodificate la pagina principale e cliccate su Ok.
  • Fate clic sull’icona accanto alla casella di ricerca in alto a  destra e selezionate Gestione motori di ricerca.
  • Selezionate il provider non desiderato (search.yac.mx) e cliccate su Rimuovi. Premete OK.
Se quando aprite una nuova scheda continua ad apparire search.yac.mx fate così:
Digitate about:config nella barra degli indirizzi in alto (es. la barra degli indirizzi è quella dove vedete scritto http://www.sitointernet.it). Nel filtro di ricerca scrivete:
browser.newtab.url
e impostatene il valore a about:newtab.

3) Eliminare yac.mx dai collegamenti sul desktop

Se dopo tutti i passaggi precedenti, aprendo all’apertura della prima pagina internet del vostro browser compare ancora la homepage alterata è probabile che per eliminare yac.mx sarà necessario anche riparare i collegamenti da cui avete fatto partire chrome, firefox, exporer o qualsiasi altro browser stiate usando.
  • chiudete tutte le finestre aperte.
  • Click col tasto destro del mouse sull’icona da cui avete precedentemente avviato internet (icona di firefox, chrome, etc…)
  • Guardate cosa c’è scritto sulla scheda collegamento sulla casella di testo a fianco alla voce destinazione.
  • Se dopo alla scritta racchiusa dagli apici (nel mio caso con firefox “C:\Program Files (x86)\Mozzilla Firefox\firefox.exe” ma se un altro programma la scritta sarà leggermente diversa ma sarò comunque racchiusa tra apici) trovate un’altra stringa di testo, magari un indirizzo web (http://….) o qualsiasi altra scritta come mostrato nella figura sottostante, cancellatela assolutamente, premete applica in basso a destra e poi ok.
come eliminare yac.mx dai collegamenti
Questo va fatto su tutti i collegamenti infetti, che potrebbero essere anche più di uno. A corti discorsi, fate partire internet, se la pagina iniziale è quella di google siete a posto. Altrimenti non siete riusciti ancora ad eliminare yac.mx, provate a fare click col tasto destro sull’icona da cui avete avviato internet e ripetete tutto il procedimento da capo!

4) Eliminare yac.mx DEFINITIVAMENTE

N.B. Seguendo i passaggi precendenti  probabilmente saremo già riusciti ad eliminare yac.mx dal nostro browser. Tuttavia in realtà non è ancora detto che ci siamo liberati del tutto di questo programma che potrebbe ancora essere presente nel nostro sistema anche se non più visibile, per questo motivo vi consigliamo di scaricare un software antispyware che tramite una scansione del vostro sistema operativo sarà in grado di individuare ed eliminare yac.mx ed altri programmi malevoli di questo genere.
Degli ottimi software in grado di eliminare yac.mx sono AdwCleaner, Combofix, e MalwareBytes.
Abbiamo notato che AdwCleaner riesce ad eliminare yac.mx praticamente sempre quindi vi consigliamo di seguire la nostra breve guida all’uso di AdwCleaner per chiudere definitivamente la storia search.yac.mx. 😉
Altrimenti se volete provare gli altri software leggete la nostra guida all’uso di Combofix, oppuyre consultate la guida all’uso di  MalwareBytes.
Ricordatevi che se uno dei programmi precedentemente citati non riuscisse ad eliminare yac.mx, tentare anche con gli altri incrementerà le possibilità di farcela, perciò non abbiate paura e non siate timidi ad usarne anche più di uno per risolvere.

Conclusioni:

Seguendo questo procedimento avrete fatto in modo di eliminare yac.mx definitivamente. Se non volete più incorrere in questi problemi fate attenzione a cosa installate sul vostro computer e leggete sempre con attenzione tutto ciò che c’è scritto durante l’installazione dei programmi scaricati da internet, soprattutto se non sono software ampiamente conosciuti!
FONTE:http://www.infoeinternet.com/2014/eliminare-yac-mx-dal-computer/

PER APPROFONDIRE SULL'ARGOMENTO:https://www.come-eliminare.com/yac/

FOTO:http://softwarefreeandopensource.blogspot.com

WhatsApp, una mail-virus ruba le foto

Whatsapp cambia ancora:  ecco le nuove funzioni



Fate molta attenzione a una mail. Rischia di infettarvi lo smartphone e vi ruba le foto. Molti programmi di posta lo inseriscono direttamente nella cartella spam. Ma questo potrebbe non essere sufficiente. Molti italiani nelle ultime ore stanno ricevendo via posta un messaggio audio nella segreteria di WhatsApp.





 Non ascoltatelo. Il nome visualizzato sul mittente inganna perché apparentemente sembra che sia spedito da  WhatsApp invece l'indirizzo di origine è fucate@justfax.net, uno dei tanti account creati apposta dai criminali informatici per ingannare gli utenti. Il punto è che WhatsApp non ha alcun servizio di segreteria.
Come difendersi - E se si ascolta la segreteria si rischia moltissimo. Se cliccate aprite le porte di accesso del vostro smartphone agli hacker che entreranno nelle vostre foto per poi ricattarvi con richieste di denaro. Per difendervi basta eliminare immediatamente la mail, ricordandovi sempre che WhatsApp non ha il vostro indirizzo di posta elettronica. 

La cyber ​​guerra è guerra contro tutti noi

Di Jason Ditz
http://antiwar.com


L'amministrazione Obama sta creando sempre più  nuovi virus informatici, secondo le prove raccolte dai grandi produttori di anti-virus. Tali virus attaccano siti in Medio Oriente, ma ricordate, non resteranno lì.

Il worm Stuxnet ha iniziato colpendo computer industriali in Iran. Alla fine si stavano attaccando i computer industriali in decine di paesi, compresi gli Stati Uniti. Riceviamo un ritorno di fiamma da tutti i tipi di guerre, ma questa nuova "guerra informatica" nonsense finisce inevitabilmente con attacchi diretti contro obiettivi americani da parte del governo degli Stati Uniti.

Traduzione di Salvatore Santoru

Fonte:http://antiwar.com/blog/2012/09/17/cyber-warfare-is-warfare-against-all-of-us/

Quando il virus informatico diventa un affare di Stato

Quando il virus informatico  diventa un affare di Stato
Di Matteo Campofiorito
SORVEGLIARE e punire. I governi mondiali sembrano aver scoperto che il controllo delle voci contrarie o eversive non passa solo dalle intercettazioni telefoniche. Le comunicazioni dei gruppi "antagonisti" sono sempre più digitali: email, Skype, social network, questi sono i mezzi che vengono usati più spesso. Ecco perché i governi hanno bisogno di metterli sotto controllo ricorrendo anche a strumenti illeciti come i "trojan", software nocivi usati fino a poco tempo fa solo da hacker "black hat", i cattivi della Rete insomma.

La lista dei paesi che hanno scelto la guerra cibernetica con armi non convenzionali si allunga di giorno in giorno. Gli Stati Uniti sono stati (probabilmente) i precursori di una tendenza arrivando a creare la prima arma di distruzione di massa informatica, il virus Stuxnet che ha avuto l'obiettivo di colpire e rendere inagibili le centrali nucleari iraniane. Probabilmente anche altri virus come "Flame", "Duqu" e il recente "Gauss" (fresca scoperta della società di antivirus Kaspersky), potrebbero essere frutto di una joint-venture informatica tra Stati Uniti e Israele 1 contro i nemici comuni in Medio Oriente. E stando alle ultime rivelazioni del blogger Richard Silverstein, Israele potrebbe presto andare oltre portando una massiccia offensiva cibernetica contro l'Iran, paralizzandone le comunicazioni informatiche.

Ad oggi, Germania, Egitto, Siria, Bahrain e Marocco hanno fatto ricorso a strumenti informatici "poco ortodossi" per sorvegliare (e punire) criminali, gruppi poco graditi o voci antagoniste ai governi in carica. Tra tutti i paesi citati solo la Germania ha pubblicamente ammesso di aver usato un trojan per infettare i computer di gruppi criminali e poterne fermare i traffici. I casi più interessanti però riguardano il Bahrain e il Marocco, gli ultimi due paesi ad essere stati "pizzicati" (anche se non vi è nessuna conferma ufficiale da parte di entrambi) ad usare software per il controllo remoto.

In Bahrain gli oppositori del re Hamad bin 'Issa Al Khalifa si sono dovuti confrontare con un software nocivo decisamente avanzato, capace di intercettare chiamate e chat di Skype, email, foto e documenti. La scoperta è stata fatta da ricercatori di sicurezza che hanno analizzato gli allegati inviati ad alcuni oppositori del governo, rivelatisi infetttati dal software nocivo denominato FinFisher. Non si tratta di un programma gratuito, realizzato da qualche hacker naif, bensì di un vero e proprio software di spionaggio che viene venduto a caro prezzo da una società inglese, la Gamma Group. Quest'ultima, tuttavia, ha negato con forza la vendita del programma al governo del Bahrain, lamentando un possibile furto e riutilizzo del software di controllo remoto.

L'analisi del trojan FinFisher ha aperto un vaso di Pandora. Secondo uno studio effettuato dal ricercatore di sicurezza italiano Claudio Guarnieri, della società Rapid7, il Bahrain potrebbe non essere l'unico Stato a ricorrere allo spionaggio cibernetico grazie a FinFisher. Di questo software di controllo remoto sono state trovate tracce in una manciata di server sparsi in tutto il mondo: Australia, Repubblica Ceca, Dubai, Etiopia, Estonia, Indonesia, Lituania, Mongolia, Qatar e Stati Uniti. Non è chiaro se questi Stati abbiano fatto davvero uso di questa sofisticata forma di intercettazione cibernetica ma l'ipotesi non è remota, anzi. L'unico stato che certamente ha verificato l'efficacia di FinFisher è l'Egitto, pur non essendo tra i paesi individuati da Guarnieri. La prova sono le proposte commerciali fatte da Gamma Group a Mubarak, trovate dai ribelli egiziani nel marzo 2011 nel quartier generale della sicurezza di stato del Cairo e successivamente pubblicate da Wikileaks.

L'Egitto tuttavia non sarebbe il solo stato africano ad aver usato le nuove "armi sporche", anche il Marocco è salito alla ribalta da pochi giorni per un attacco sferrato contro il sito Mamfakinch.com, una delle voci libere nate nella primavera araba del 2011. La redazione del sito marocchino è stata infettata ricorrendo a un documento Word che prometteva rivelazioni su uno scandalo politico, ma che in realtà conteneva un software di spionaggio e controllo remoto avanzato. Le analisi del software nocivo presente sui PC dei giornalisti marocchini hanno dato un verdetto: si tratta di un trojan creato in Italia.

Il nostro paese infatti non è immune dai virus di Stato. Forse non vengono ancora usati per "intercettare" a casa nostra ma di sicuro vengono creati. Una società di Milano, la Hacking Team, è una tra le più "accreditate" e note nella realizzazione di software avanzati di controllo remoto. Partecipa alla luce del sole alle conferenze di sicurezza informatica e vende un prodotto a suo modo "innovativo": Da Vinci. L'azienda lo definisce come un software di hacking rivolto ai governi e alle agenzie di sicurezza, un modo nuovo per combattere il crimine attaccando con le stesse "armi sporche" che sono utilizzate spesso anche dai cyber criminali. La differenza nel caso di Da Vinci è il suo prezzo, migliaia di euro, e chi utilizza questa sofistica arma digitale. Proprio questo software avrebbe infettato i computer dei giornalisti marocchini di Mamfakinch. com.

Tempo fa, in un'intervista apparsa sul Guardian 2, i creatori di Da Vinci hanno dato qualche numero: il software sarebbe stato venduto a ben 30 paesi, con cifre da capogiro per un'installazione "media", ben 635.000 euro. Evidentemente un prezzo che governi e agenzie di sicurezza sono disposte a pagare per avere il controllo di email, chat e smartphone dei propri "nemici", siano essi oppositori di un regime o criminali. Secondo gli Spy Files pubblicati da Wikileaks 3, la Hacking Team sarebbe solo una delle 7 società che forniscono software di controllo remoto, anche se l'unica a produrre uno strumento che nelle modalità di funzionamento è in tutto e per tutto uguale a un trojan.
4

I pericoli insiti in software come FinFisher, Da Vinci, Stuxnet e negli altri, sempre più numerosi, "trojan di Stato" sono essenzialmente due: dovrebbero essere usati solo per colpire criminali ma possono trasformarsi in strumenti di repressione in mano ai governi, con pesanti violazioni dei diritti umani, come hanno sottolineato gli avvocati della Electronic Frontier Foundation nel rapporto Human Rights and Technology Sales 5.

L'altro grosso pericolo è che i software di controllo remoto possono cadere in mano a mafie e criminali che ne sfruttino le caratteristiche avanzate per il proprio tornaconto. Proprio Da Vinci, della società italiana Hacking Team, potrebbe essere caduto nelle mani sbagliate. Recentemente infatti è stato individuato un software nocivo per sistemi Windows e Mac, denominato "Crisis" dagli esperti della società antivirus Dr Web, che altro non sarebbe se non una versione modificata di Da Vinci. A sostenere la tesi di una diretta derivazione di Crisis dal software della Hacking Team sono i ricercatori di Dr Web, ma anche Mikko Hypponen di F-Secure, uno tra gli esperti più noti di questo tipo di minacce.

Possibili violazioni dei diritti umani e utilizzo da parte di criminali comuni di questi software non sembrano però argomenti sufficienti a fermare l'escalation in corso, sono solo danni collaterali che non preoccupano governi e software house "spregiudicate", entrambi impegnati in una guerra sporca del terzo millennio.

Fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/08/31/news/virus_stato-41592726/

Germania: gruppo di hacker sventa un attacco della polizia


Arriva dall oltralpe la notizia che getta ombre e dubbi sulla burocratissima e larigorosissima Germania, dove il gruppo di hack-attivisti del Chaos Computer Club (CCC) ha rilevato la presenza su internet di un trojan messo in circolo dalle autorità federale per spiare e registrare ciò che facevano I cittadini.
Per chi non lo sapesse, il CCC è un organizzazione di hacker tedesca, con sedi in molte città ma molto attiva a Berlino.
Il CCC si descrive come “una comunità galattica di esseri viventi che indipendentemente dalll’ età, dal sesso, l’ etnia o gli orientamenti sociali lotta attraverso I confini per la libertà di informazione”.
Un gruppo che insomma aderisce a quello che è l’ etica hacker, combattendo contro i limiti fisici e intelettuali dell’ informazione trasparente.
Il CCC nasce nel 1981 ma viene conosciuto dal grande pubblico solo anni dopo quando sfruttando le falle della rete di computer tedesca Bildschirmtext riuscì a far accreditare al club 134000 marchi tedeschi da una banca di Amburgo. Per dimostrare come quest’ azione fosse svolta al semplice scopo dimostrativo della debolezza della sicurezza online il giorno dopo tutto il denaro fu restituito pubblicamente.
Negli anni seguenti il gruppo proseguì con azioni ti tipo politico ed economico tra cui una famosa intrusione nella rete del governo americano e altre iniziative riguardo alla sicurezza dei dati, mostrando per esempio la facile clonazione di una SIM card.
Oggi però il CCC non mette in luce errori di fabbricazione o sviste di qualche produttore informatico, bensì un azione volontaria e (quasi) ben architettata.
Gli hacker si erano accorti di questo programma capace di intrufolarsi nei computer di qualunque cittadino, e dopo averlo studiato hanno diffuso il comunicato in cui pareva chiaro che vi fosse una responsabilità da parte delle autorità.
Poco dopo il portavoce del governo federale Steffen Seibert ha annunciato l’ apertura di un inchiesta; e dalla Baviera (uno degli Stati della Repubblica Federale più a “tolleranza zero”) è arrivata la prima confessione: il software era stato realizzato da un azienda di Assia proprio su commissione pubblica.
Ovviamente il tutto era stato progettato per la sicurezza dei cittadini nella guerra contro il cattivissimo terrorismo, strumento ormai più reclamato dai governi di ogni Paese che dai terroristi stessi.
Inutile inoltre constatare che il mezzo utilizzato è stato considerato incostituzionale e pesantemente criticato in passato dalla Colsulta tedesca.
Insomma, si divertono a farle e a trasgredirle.
Ancora una volta possiamo essere soddisfatti di questi ragazzi e queste organizzazioni capaci attivamente di portare alla luce del sole le incongruenze e le contraddizioni di quegli organi il cui compito sarebbe garantire i diritti fondamentalidell’ individuo, ma che forse a volte se ne dimenticano.

Da Liberarchia

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