Le origini esoteriche del nazionalbolscevismo

giu 2, 2015 2 comments



Di Alexander Dugin *

Metafisica del bolscevismo

Come è noto, il termine "bolscevismo" ha fatto la sua comparsa nel corso del dibattito interno al POSDR (Partito Operaio Social-Democratico Russo) per definire la frazione che si schierò con Lenin. Ricordiamo che la politica di Lenin nell'ambito della socialdemocrazia russa consistette in un indirizzo di estrema radicalità, nel rifiuto dei compromessi, nell'accentuazione del carattere élitario del partito e nel blanquismo (teoria della "cospirazione rivoluzionaria"). In seguito, gli uomini che condussero a termine la Rivoluzione d'Ottobre e presero il potere in Russia furono detti "bolscevichi". Ma, nella fase post-rivoluzionaria, quasi da subito il termine perdette il suo significato circoscritto ed incominciò ad essere inteso come sinonimo di "maggioritario", di "politica pan-nazionale", di "integrazione nazionale" (il russo bolscevico può approssimativamente tradursi come "rappresentante della maggioranza"). Si giunse ad una fase in cui il "bolscevismo" fu percepito come una versione nazionale, puramente russa, del comunismo e del socialismo, in contrapposizione alle astrazioni dogmatiche dei Marxisti e, allo stesso tempo, della tattica conformista delle altre tendenze socialdemocratiche. Una simile interpretazione del "bolscevismo" fu in larga misura caratteristica della Russia, e fu quella che  predominò quasi incontrastata in Occidente. La menzione del "bolscevismo" in relazione con il termine "nazional-bolscevismo" non si limita tuttavia a questo significato storico. Siamo in presenza di una determinata politica, comune a tutte le tendenze della sinistra radicale di natura socialista o comunista; possiamo definirla "radicale", "rivoluzionaria", "anti-liberale". Il riferimento è a quell'aspetto delle teorie di sinistra che Popper definisce come "ideologia totalitaria" o come teoria dei "nemici della Società Aperta". Dunque, non è possibile ridurre il "bolscevismo" all'influsso della mentalità russa sulla dottrina socialdemocratica. Si tratta di una determinata componente sempre presente in tutte le filosofie di sinistra, e che poté liberamente svilupparsi soltanto nelle condizioni della Russia.
Negli ultimi tempi, una questione viene sollevata sempre più frequentemente dagli storici maggiormente obiettivi: l'ideologià fascista è realmente di destra? E il fatto stesso di esprimere questo dubbio punta naturalmente in direzione della possibile reinterpretazione del "fascismo" come fenomeno ben più complesso, e che presenta una quantità di tratti tipicamente "di sinistra". Per quanto ci è noto, la questione simmetrica  - l'ideologià comunista è realmente di sinistra? - non è stata ancora sollevata. Ma la questione si fa sempre più urgente: è necessario porre quella domanda.
E' difficile negare al comunismo tratti autenticamente "di sinistra" - quali l'appello alla razionalità, al progresso, all'umanismo, all'egualitarismo, ecc. Ma, al fianco di questi, esso presenta aspetti che escono, senza ombra di dubbio, da una cornice di "sinistra" e si associano alla sfera dell'irrazionale, della mitologia, dell'arcaicismo, dell'anti-umanismo e del totalitarismo. E' questo insieme di elementi di "destra" presenti nell'ideologia comunista, che dovrebbe essere definito "bolscevismo" nel senso più generale. Già nel marxismo stesso, due suoi "ingredienti" ideologici apparvero subito sospetti, dal punto di vista del pensiero progressista, autenticamente di "sinistra". Si tratta dell'eredità degli utopisti francesi e dell'hegelismo. Solo l'etica di Feuerbach contrasta con l'essenza "bolscevica" della costruzione ideologica di Marx, conferendo all'intero discorso una certa coloritura terminologica umanista e progressista.
I socialisti utopisti, certamente inclusi da Marx nel novero dei suoi predecessori e maestri, sono gli esponenti di un particolare messianesimo mistico ed i precursori del "ritorno all'Età dell'Oro". Praticamente tutti furono membri di società esoteriche, fortemente connotate da un'atmosfera di misticismo radicaleggiante, escatologia e predizioni apocalittiche.  Era un universo in cui si intersecavano motivi settari, occultistici e religiosi, il cui senso si riduceva allo schema seguente: "Il mondo moderno è irrimediabilmente malvagio, esso ha perduto la dimensione del sacro. Le istituzioni religiose si sono corrotte ed hanno perduto la benedizione di Dio  [un tema comune fra le sette estremiste protestanti, gli Anabattisti  e i Vecchi Credenti russi]. A governare il mondo sono il male, il materialismo, l'inganno, la menzogna, l'egoismo. Ma gli iniziati sanno di una prossima venuta della nuova età dell'oro, e la favoriscono con rituali enigmatici ed azioni occulte".
I socialisti utopisti proiettarono questo modello, comune all'esoterismo messianico occidentale, sulla realtà sociale, e rivestirono di sembianze politiche e sociali il secolo aureo a venire. Certamente, vi era in esso un elemento di razionalizzazione del mito escatologico, ma allo stesso tempo il carattere sovrannaturale del Regno venturo, del Regnum, è evidente nei loro programmi sociali e nei loro manifesti, dove non è difficile incontrare descrizioni delle meraviglie della futura società comunista (navigazione sul dorso di delfini, manipolazione delle condizioni meteorologiche, comunanza delle mogli, voli umani, ecc.). E' assolutamente palese il carattere quasi Tradizionale di questo indirizzo politico: un misticismo escatologico così radicale, l'idea del ritorno alle Origini, giustificano pienamente la classificazione di questa componente non solo a "destra", ma alla "estrema destra".
Veniamo ad Hegel e alla sua dialettica. E' ampiamente noto che le convinzioni politiche personali del filosofo furono estremamente reazionarie. Ma non è questo il punto. Se esaminiamo da vicino la dialettica di Hegel, il fondamento metodologico della sua filosofia (e fu proprio il metodo dialettico ciò che Marx prese a prestito in larghissima misura da Hegel), scopriamo una dottrina perfettamente tradizionalista, escatologica perfino, che fa uso di una terminologia specifica. Inoltre, tale metodologia riflette la struttura dell'approccio iniziatico, esoterico, ai problemi gnoseologici, ben distante dalla logica puramente profana di Descartes e Kant; costoro ebbero a fondamento il "senso comune", le specificazioni gnoseologiche di quella "coscienza della vita quotidiana" di cui - vale la pena di notarlo - tutti i liberali, e in particolare Karl Popper, sono apologeti.
La filosofia della storia di Hegel è una versione del mito tradizionale, integrata da una teleologia puramente cristiana. L'Idea Assoluta, alienata da se stessa, diviene il mondo (ricordiamo la formula del Corano: "Allah era un tesoro nascosto che volle essere scoperto"). Incarnatasi nella storia, l'Idea Assoluta esercita un'influenza dall'esterno sugli uomini, come "astuzia della Ragione", predeterminano il carattere provvidenziale della trama degli eventi. Ma alla fine, mediante l'avvento del Figlio di Dio, la prospettiva apocalittica della realizzazione totale dell'Idea Assoluta si disvela al livello soggettivo, che, proprio per effetto di ciò, da "soggettivo" si fa "oggettivo". "L'Essere e l'Idea sono una cosa sola". Atman coincide con Brahaman. E questo avviene in un determinato Regno particolare, in un impero della Fine, che il nazionalista tedesco Hegel identificò con la Prussia. L'Idea Assoluta è la tesi; l'alienazione nella storia è l'antitesi; la sua realizzazione nel Regno escatologico è la sintesi. La gnoseologia hegeliana si fonda su questa visione ontologica. Distinta dalla razionalità comune - che poggia sulle leggi della logica formale, opera soltanto con affermazioni positive e si limita alle attuali relazioni di causa-effetto - la "nuova logica" di Hegel assume per oggetto quella speciale dimensione ontologica della cosa, integreta dal suo aspetto potenziale, inaccessibile alla "coscienza della vita quotidiana" ma attivamente impiegata dalle correnti mistiche di Paracelso, Jakob Boheme, gli Ermetisti e i Rosacrociani. Il fatto di un soggetto o affermazione (al quale si riduce la gnoseologia "quotidiana" di Kant) è per Hegel solo una delle tre Ipostasi. La Seconda Ipostasi è la "negazione" di quel fatto, intesa non come un puro nulla (secondo la visione della logica formale) ma come una particolare modalità di esistenza sovraintellettuale di una cosa o di un'affermazione. La Prima Ipostasi è la Ding fuer uns (la cosa per noi); la Seconda è la Ding an sich (la cosa in sé). Ma a differenza della prospettiva kantiana, la "cosa in sé" è interporetata non come qualcosa di trascendente e puramente apofatico, non come un non-essere gnoseologico, ma come un essere-in-altro-modo gnoseologico. Ed entrambe queste Ipostasti relative sfociano nella Terza, la sintesi, che abbraccia affermazione e negazione, tesi e antitesi. Così, considerando il processo di pensiero nella sua coerenza, la sintesi ha luogo dopo la "negazione", in quanto seconda negazione, ossia "negazione della negazione". Nella sintesi sono comprese sia l'affermazione sia la negazione. La cosa co-esiste con la sua propria morte, che secondo una particolare prospettiva ontologica e gnoseologica non è vista come vuoto, ma come altro-modo-di-essere della vita, come anima.
Il pessimismo gnoseologico kantiano, radice della meta-ideologia liberale, è rovesciato, è svelato quale "irriflessione", e la Ding an sich (cosa in sé) diviene Ding fuer sich (cosa per sé). La ragione del mondo e il mondo stesso si combinano nella sintesi escatologica, dove esistenza e non-esistenza sono entrambe presenti, senza escludersi reciprocamente. Il Regno Terreno della Fine, retto dalla casta degli iniziati (la Prussia ideale) si integra con la Nuova Gerusalemme discesa in terra. Giunge la fine della storia e l'era dello Spirito Santo.
Questo scenario messianico escatologico fu preso a prestito da Marx ed applicato ad una sfera differente, quella delle relazioni economiche. Una domanda interessante: perché fece questo? La "destra" è solita rispondere citando la sua "mancanza di idealismo", la sua "natura grossolana" (se non i suoi intenti sovversivi). Spiegazioni soprendentemente sciocche, che pure mantengono la loro popolarità nel corso di varie generazioni di reazionari. Molto più verosimilmente, Marx - che studiò a fondo l'economia politica inglese - fu colpito dalla somiglianza fra le teorie liberiste di Adam Smith, che vide la storia come un movimento progressivo verso la società del libero mercato e l'universalizzazione di un comune denominatore monetario materiale, e il concetto hegeliano che esprime l'antitesi storica, vale a dire, l'alienazione dell'Idea Assoluta nella storia. In modo geniale, Marx ha identificato la massima alienazione dell'Assoluto nel Capitale, la formazione sociale che ha attivamente sussunto l'Europa a lui contemporanea.
Dall'analisi della struttura del capitalismo e del suo sviluppo storico Marx trasse la conoscenza della meccanica dell'alienazione, la formula alchemica delle sue regole di funzionamento. E questa comprensione meccanica - le "formule dell'antitesi" -  fu solo la prima e necessaria condizione per la Grande Restaurazione ovvero l'Ultima Rivoluzione. Per Marx il Regno del comunismo a venire non era semplicemente il progresso, ma l'esito finale, il ribaltamento, la "rivoluzione" nel senso etimologico del termine. Non a caso, egli definisce lo stadio iniziale dell'umanità come "comunismo delle caverne". La tesi è il "comunismo delle caverne", l'antitesi è il Capitale, la sintesi è il comunismo mondiale. Comunismo è sinonimo di Fine della Storia, di era dello Spirito Santo. Il materialismo, la focalizzazione sulle relazioni economiche e industriali, tutto questo non testimonia dell'interesse di Marx per la prassi, ma della sua aspirazione alla trasformazione magica della realtà e del suo radicale rifiuto dei sogni compensatori di tutti quei sognatori irresponsabili che non fanno altro che aggravare l'elemento dell'alienazione con la loro inazione. Secondo una simile logica, gli alchimisti medievali potrebbero essere tacciati di "materialismo" e sete di guadagno - qualora non si tenga in considerazione il simbolismo profondamente spirituale ed iniziatico che si cela dietro i loro discorsi sulla distillazione delle urine, sulla fabbricazione dell'oro, sulla conversione dei minerali in metalli, e via dicendo.
Queste tendenze Gnostiche presenti in Marx e nei suoi predecessori furono raccolte dai bolscevichi russi, cresciuti in un ambiente nel quale le forze enigmatiche delle sette russe, il messianismo nazionale, le società segrete ed i tratti appassionati e romantici dei ribelli russi erano in fermento contro un regime monarchico alienato, secolarizzato e degradato. "Mosca - Terza Roma"; il popolo russo come portatore di Dio; la nazione dell'Uomo Integrale; la Russia destinata a salvare il mondo: di tutte queste idee era impregnata la vita russa, in sintonia con l'inclinazione a scorgere un soggetto esoterico nel marxismo. Ma, al di là delle formule strettamente spiritualistiche, il marxismo offriva una strategia economica, politica e sociale, chiara e concreta, comprensibile anche alla gente semplice ed atta a fornire una base a provvedimenti di natura sociale e politica.
Fu questo "marxismo di destra" a trionfare in Russia, sotto il nome di "bolscevismo". Ma ciò non significa che si tratto di una questione unicamente russa: tendenze analoghe sono presenti nei partiti e nei movimenti comunisti di tutto il mondo - beninteso, quando questi non si siano degradati al livello delle socialdemocrazie parlamentari e resi conformi allo spirito liberale. Così, non sorprende affatto che rivoluzioni socialiste abbiano avuto luogo, oltre che in Russia, solo nell'Oriente: Cina, Corea, Vietnam, ecc. E' la conferma di come proprio i popoli e le nazioni più tradizionali, le meno progressiste e "moderne" (ossia meno "alienate allo Spirito"), quelle più "a destra", abbiano riconosciuto nel comunismo un'essenza mistica, spirituale, "bolscevica".
Il nazional-bolscevismo prende il via proprio da questa tradizione bolscevica, dalla politica del "comunismo di destra" le cui origini risalgono alle antiche società iniziatiche e alle dottrine spirituali di età remote. L'aspetto economico del comunismo non viene quindi negato, ma considerato come un mezzo della pratica teurgica, magica, come un particolare strumento della trasformazione sociale. La sola cosa che qui va rigettata è quella componente storicamente inadeguata e caduca del discorso marxista, nella quale sono presenti i temi accidentali e obsoleti dell'umanismo e del progressismo.
Il Marxismo dei nazional-bolscevichi equivale a Marx meno Feuerbach - ossia meno l'evoluzionismo e meno quell'umanismo inerziale che talora emerge.

5. Metafisica della Nazione
Anche l'altra parte del termine "nazional-bolscevismo" merita di essere spiegata. Il concetto di "nazione" è tutt'altro che semplice; la sua interpretazione può essere di natura biologica, politica, culturale, economica. Nazionalismo può significare tanto l'esaltazione della "purezza razziale" o della "omogeneità etnica", quanto l'aggregazione degli individui atomizzati allo scopo di assicurarsi l'optimum di condizioni economiche nello spazio sociale e geografico limitato.
La componente "nazionale" del nazional-bolscevismo (nel suo senso sia storico, sia metastorico, assoluto) è del tutto speciale. Nel corso della storia i circoli nazional-bolscevichi si sono contraddistinti per la tendenza a leggere il concetto di nazione nel suo significato imperiale, geo-politico. Per i segueci di Ustrjalov, gli Eurasisti di sinistra, per non parlare dei nazional-bolscevichi Sovietici,  il "nazionalismo" è super-etnico, è associato al messianesimo geopolitico, al "luogo di sviluppo", alla cultura, al fenomeno-nazione su scala continentale. Anche negli scritti di Niekisch e dei suoi seguaci tedeschi incontriamo l'idea dell'impero continentale "da Vladivostok a Flessing", insieme con l'idea di "terza figura imperiale" (Das Dritte imperiale Figur).
In tutti i casi, si tratta della questione dell'intepretazione geopolitica e culturale della nazione, aliena dalla minima traccia di razzismo, jingoismo o mire di "purezza etnica".
Questa lettura culturale e geopolitica della "nazione" è fondata sul fondamentale dualismo geopolitico che nelle opere di Harold Mackinder trovò la sua prima chiara definizione e venne in seguito ripresa dalla scuola di Haushofer e dagli Eurasisti russi. L'aggregazione imperiale delle nazioni orientali, unite attorno alla Russia, costituisce il possibile scheletro della nazione continentale, consolidata dalla scelta "ideocratica" e dal rifiuto della plutocrazia, dall'indirizzo socialista e rivoluzionario di contro al capitalismo e al "progresso".
E' significativo che Niekisch insistesse nell'affermare che in Germania il "Terzo Reich" avrebbe dovuto essere eretto attorno alla Prussia, protestante e potenzialmente socialista, geneticamente e culturalmente associata alla Russia e al mondo slavo - e non alla Baviera cattolica e occidentale, gravitante nell'orbita di Roma e del modello capitalista (4). Ma, insieme con questa versione "grande-continentale" del nazionalismo - la quale, per inciso, corrisponde esattamente alla rivendicazione messianica universale specifica del nazionalismo russo, escatologico ed ecumenico - è esistita nel nazional-bolscevismo anche un'interpretazione più ristretta, che rispetto alla scala imperiale non si presenta come una contraddizione, ma come una sua definizione ad un  livello inferiore.
In quets'ultimo caso, la "nazione" è stata letta in modo analogo a come il concetto di narod (popolo, nazione) è stato interpretato dai narodniki [populisti] russi - ossia come un ente integrale, organico, per sua essenza refrattario a qualsiasi suddivisione anatomica, dotato di un suo destino particolare e di una sua struttura unica.
Secondo la dottrina Tradizionale, un determinato Angelo, un determinato essere celestiale è incaricato di vegliare su ciascuna nazione della Terra. Quell'Angelo è il senso storico della particolare nazione - al di fuori del tempo e dello spazio, purtuttavia costantemente presente nelle vicissitudini storiche della nazione. E' qui il fondamento della mistica della nazione. L'Angelo della nazione non è alcunché di vago o sentimentale, nebuloso - è un'essenza intellettuale, luminosa, un "pensiero di Dio", come disse Herder. La sua struttura è visibile nelle realizzazioni storiche della nazione, nelle istituzioni sociali e religiose che la caratterizzano, nella sua cultura. L'intera trama della storia nazionale non è altro che il testo della narrazione della qualità e della forma di quel luminoso Angelo nazionale. Nelle società tradizionali l'Angelo della nazione si manifestava in forma personale nei re "divini", nei grandi eroi, nei pastori e nei santi. Ma la sua realtà sovrumana lo rende indipendente dal portatore umano. Pertanto, una volta cadute le dinastie monarchiche, può incarnarsi in una forma collettiva - ad esempio, in un ordine, in una classe, persino in un partito.
Così, la "nazione", presa come categoria metafisica, non si identifica con la moltitudine dei concreti individui dello stesso sangue o parlanti la stessa lingua, ma con  la misteriosa personalità angelica che si mostra lungo tutto il suo corso storico. E' l'analogo dell'Idea Assoluta di Hegel, ma in forma minuscola. L'intelletto nazionale si disperde nella moltitudine degli individui e di nuovo si concentra - nel suo aspetto cosciente, "compiuto"-  nell'élite nazionale nel corso di determinati periodi  escatologici della storia.
Siamo a un punto molto importante: queste due interpretazioni della "nazione", entrambe accettabili per l'ideologia nazional-bolscevica, hanno un retroterra comune, un punto magico in cui si fondono assieme. Si tratta della Russia e della sua missione storica. E' significativo che nel nazional-bolscevismo tedesco fosse la russofilia a svolgere la funzione di pietra angolare, sulla quale veniva ad erigersi la visione geopolitica, sociale ed economica. L'interpretazione russa (e in larga misura sovietica) della "nazione russa" come comunità mistica aperta, destinata a portare la luce della salvezza e della verità al mondo intero nell'epoca della fine dei tempi - questa intepretazione soddisfa tanto la concezione grande-continentale quanto quella storico-culturale della nazione. In questa prospettiva, il nazionalismo russo e sovietico diviene il fulcro ideologico del nazional-bolscevismo, non solo entro i confini della Russia e dell'Europa orientale, ma a livello planetario. L'Angelo della Russia si svela quale Angelo dell'integrazione, quale essere luminoso particolare che cerca di unire teologicamente altre essenze angeliche all'interno di sé, senza cancellarne le individualità, ma elevandole alla scala imperiale universale. Non è affatto accidentale che Erich Mueller, discepolo e collaboratore di Ernst Niekisch, abbia scritto nel suo libro dal titolo Nazional-bolscevismo: " Se il Primo Reich fu cattolico, e il Secondo fu Protestante, il Terzo Reich dovrebbe essere Ortodosso". Ortodosso e Sovietico, al tempo stesso.
Nel caso specifico, siamo di fronte ad una questione di estremo interesse. Se gli Angeli delle nazioni sono individualità differenti, i destini delle nazioni nel corso della storia e, corrispondentemente, le loro istituzini sociali, politiche e religiose riflettono lo schieramento delle forze del mondo angelico stesso. E' affascinante: questa idea, assolutamente teologica, è brillantemente confermata dall'analisi geopolitica, che dimostra l'interrelazione fra le condizioni di esistenza geografiche, territoriali, delle nazioni, e le loro culture, psicologie, perfino inclinazioni sociali e politiche. Così trova gradualmente spiegazione il dualismo fra Oriente e Occidente, replicato dal dualismo etnico: la terra, la Russia "ideocratica" (il mondo slavo più le altre etnìe eurasiatiche) contro l'isola, l'Occidente plutocratico Anglo-sassone. Le orde angeliche dell'Eurasia contro le armate Atlantiche del capitale. La vera natura dell'"angelo" del Capitalismo (secondo la Tradizione il suo nome èMammona) non è difficile da indovinare...


6. Il tradizionalismo (Evola, visto “da sinistra”)
Quando Karl Popper "smaschera" i nemici della "società aperta", egli fa uso costantemente del termine "irrazionalismo". E' logico, perché la stessa "società aperta" è basata sulle regole del senso comune e sui postulati della "coscienza ordinaria". Di solito, persino gli autori più apertamente anti-liberali tendono a giustificarsi e ad obiettare di fronte all'accusa di "irrazionalismo". I nazional-bolscevichi, accettando coerentemente lo schema di Popper, esprimono una valutazione tutt'affatto opposta, ed accettano anche questa accusa. E' vero - la motivazione principale dei "nemici della società aperta" e dei suoi più acerrimi e coerenti avversari, i nazional-bolscevichi, non nasce sul terreno razionalistico. Nella presente questione ci è soprattuto di aiuto l'opera degli scrittori tradizionalisti, e in primo luogo quella di René Guénon e di Julius Evola.
Tanto in Guénon quanto in Evola si trova esposta in dettaglio la meccanica del processo ciclico, nel quale la corruzione dell'elemento terra (e della corrispondente coscienza umana), la desacralizzazione della civiltà ed il moderno "razionalismo" con tutte le sue logiche conseguenze, sono considerati come una delle fasi della degenerazione. L'irrazionale non è interpretato dai tradizionalisti come una categoria negativa o peggiorativa, ma come una gigantesca sfera della realtà, non passibile di studio con i soli metodi dell'analisi e del senso comune.
Pertanto, su questo tema la dottrina tradizionale non sfida le sagaci conclusioni del liberale Popper, ma anzi concorda con esse, puntando nella direzione opposta. La Tradizione si fonda sulla conoscenza super-intelletuale, sul rituale iniziatico che provoca la frattura della consapevolezza, su dottrine espresse in simboli. L'intelletto discorsivo ha valore solo ausiliario, pertanto non riveste alcun significato decisivo. Il centro di gravità della Tradizione si colloca entro una sfera non soltanto non razionale, ma persino non Umana - e non si tratta della bontà dell'intuizione, della previsione o dei presupposti, ma dell'affidabilità della particolare esperienza iniziatica. L'irrazionale, smascherato da Popper come punto centrale delle dottrine dei nemici della Società Aperta, è in verità nientemeno che l'asse del Sacro, il fondamento della Tradizione. Stando così le cose, le diverse ideologie anti-liberali - ivi incluse le ideologie rivoluzinarie "di sinistra" - dovrebbero avere un rapporto con la Tradizione. Ora, se questo appare ovvio nel caso delle ideologie di "estrema destra", iperconservatrici, è problematico nel caso di ideologie di "sinistra". Abbiamo già toccato la questione trattando del concetto di "bolscevismo". Ma vi è un altro punto: le ideologia rivoluzionarie anti-liberali, specie il comunismo, l'anarchismo e il socialismo rivoluzionario, si prefiggono la radicale distruzione non solo dei rapporti capitalistici, ma anche delle istituzioni tradizionali - monarchia, chiesa, organizzazioni religiose... Come combinare questo aspetto dell'anti-liberalismo con il tradizionalismo?
E' significativo che Evola stesso (e in una certa misura Guénon, sebbene questo non possa essere affermato oltre ogni dubbio, in quanto il suo atteggiamento nei confronti della "sinistra" non fu mai altrettanto esplicito) negò qualsiasi carattere tradizionale alle dottrine rivoluzionarie, considerandole come la massima espressione dello spirito contemporaneo, di degradazione e decadenza. Vi furono tuttavia nella vicenda personale di Evola periodi  - specie i primi e gli ultimi - durante i quali egli menifestò punti di vista nichilisti, anarchici, avendo come unica proposta positiva il "cavalcare la tigre", vale a dire far causa comune con le forze del declino e del caos al fine di oltrepassare il punto critico del "tramonto dell'Occidente". Ma qui non ci occupiamo dell'esperienza storica di Evola in quanto figura politica. Importa invece rilevare come nei suoi scritti - anche in quelli del periodo intermedio, di massimo conservatorismo - viene accentuata la necessità di fare appello a qualche tradizione esoterica; il che, in generale, non è del tutto in linea con i modelli monarchici e clericali prevalenti fra i conservatori europei che con lui ebbero contatti politici all'epoca. Non si tratta soltanto del suo anti-cristianesimo, ma del suo spiccato interesse per la tradizione tantrica e per  il Buddhismo, che nel contesto del tradizionale conservatorismo induista sono ritenuti affatto eterodossi e sovversivi. Inoltre, sono assolutamente scandalose le simpatie di Evola nei confronti di personaggi come Giuliano Kremmerz, Maria Naglovska e Aleister Crowley, che furono senza esitazioni annoverati da Guénon fra i rappresentanti della "contro-iniziazione", della tendenza negativa e distruttiva dell'esoterismo. Così, se Evola si richiama costantemente alla "ortodossia tradizionalista" e critica violentemente le dottrine sovversive della sinistra, altrettanto costantemente fa appello ad una evidente eterodossia. Ancora più significativo è il suo riconoscersi fra i seguaci della "Via della mano sinistra". E qui giungiamo ad un punto specificamente connesso con la metafisica del nazional-bolscevismo. In esso troviamo infatti paradossalmente combinate assieme non solo due tendenze politiche antagoniste ("destra" e "sinistra"), non solo due sistemi filosofici di cui l'uno è a prima vista la negazione dell'altro (idealismo e materialismo), ma due tendenze in seno allo stesso tradizionalismo, la positiva (ortodossa) e la negativa (sovversiva). Nel caso specifico, Evola è un autore significativo, sebbene vi sia una certa discrepanza fra le sue dottrine metafisiche e le sue convinzioni politiche, basate - secondo la nostra opinione - su taluni pregiudizi duri a morire, tipici dei circoli della "estrema destra" mitteleuropea contemporanea.
In quello splendido libro sul Tantrismo che è Lo Yoga della potenza, Evola descrive la struttura iniziatica delle organizzazioni tantriche (kaula) e la loro tipica gerarchia (5). Questa gerarchia si mostra verticalmente nell'atteggiamento verso la stessa gerarchia sacra, caratteristica della società induista. Il rituale tantrico (come la stessa dottrina buddhista) e la partecipazione alle sue iniziazioni traumatiche comportano in una certa misura la cancellazione di ogni struttura sociale e politica ordinaria, asserendo che "coloro che percorrono la via breve, non  hanno bisogno di appoggio dall'esterno". Ai fini tantrici non ha alcuna importanza l'essere un brahamino o un chandala (rappresentante delle classi inferiori). Tutto dipende dal successo nel compiere le complesse operazioni iniziatiche e dall'autorità dell'esperienza trascendente. E' una sorta di "sacralità di sinistra", fondata sulla convinzione dell'insufficienza, della degenerazione e del carattere alienato delle istituzioni sacre ordinarie. In altri termini, l'esoterismo "di sinistra" si oppone all'esoterismo "di destra" non  in quanto ne sia la negazione, ma a causa di una particolare affermazione paradossale, vertente sul carattere autentico dell'esperienza e sul carattere concreto dell'auto-trasformazione. E' evidente che ci troviamo di fronte a questa realtà dell'esoterismo "di sinistra" nel caso di Evola e di quei mistici che sono all'origine delle ideologie socialiste e comuniste. La critica distruttiva verso le Chiese non è mera negazione della religione, è una particolare forma estatica dello spirito religioso, che insiste sulla natura assoluta e concreta dell'auto-trasformazione "qui ed ora". Il fenomeno dei Vecchi Credenti, le auto-immolazioni o lo zelo dei Chiliasti appartengono alla medesima specie. Lo stesso Guénon, in un articolo dal titolo Il quinto Veda,  dedicato al Tantrismo, scrisse che in particolari periodi ciclici, prossimi alla fine dell'Età del Ferro, del Kali-Yuga, molte antiche istituzioni tradizionali perdono la loro forza vitale, e pertanto l'auto-realizzazione metafisica deve trovare  metodi e vie nuove, non ortodosse. Ecco perché - nonostante vi siano solo quattro Veda - la dottrina Tantrica è chiamata "Quinto Veda". In altre parole, via via che le tradizionali istituzioni conservatrici decadono (è il caso della monarchia, della chiesa, della gerarchia sociale, del sistema delle caste, ecc.), assumono un ruolo sempre più di primo piano quelle particolari pratiche iniziatiche, rischiose e pericolose, legate alla "Via della mano sinistra".
Il tradizionalismo tipico del nazional-bolscevismo, nel suo significato più generale, è l'esoterismo "di sinistra", che ricalca nella sostanza i princìpi del kaula tantrico e la dottrina della "trascendenza distruttiva". Razionalismo ed umanismo di stampo individualista hanno colpito a morte  persino quelle oranizzazioni del mondo contemporaneo che nominalmente hanno ancora carattere sacro. Il ristabilimento della Tradizione nelle sue proporzioni reali secondo la via del graduale miglioramento delle condizioni esistenti, è impossibile. Inoltre, ogni appello all'evoluzione e alla gradualità non fa altro che spianare la via all'espansione del liberalismo.  Di conseguenza, la lezione di Evola per i nazional-bolscevichi consiste nell'accentuare quegli elementi direttamente connessi alle dottrine "della mano sinistra", alla realizzazione spirituale traumatica nella concreta esperienza di trasformazione e rivoluzione, al di là di usi e i costumi che hanno perduto ogni giustificazione di ordine sacro.
I nazional-bolscevichi intendono l' "irrazionale" non semplicemente come "non razionale", ma come "attiva ed aggressiva distruzione del razionale", come lotta con la "coscienza quotidiana" (e contro il "comportamento quotidiano"), come immersione nell'elemento della "nuova vita" - quella particolare esistenza magica dell' "uomo differenziato" che ha rigettato ogni divieto e norma esteriore.

Estratto da "Metafisica del nazionalbolscevismo"

Traduzione di Martino Conserva

FONTE:http://www.arctogaia.com/public/it-teor.html

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