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FRANCIA, MILITANTI DI ESTREMA SINISTRA PROTESTANO CONTRO MARION LE PEN A SAINT-ÉTIENNE: VIDEO





Di Salvatore Santoru

Diversi manifestanti appartenenti all'area della sinistra radicale e antagonista francese hanno manifestato contro Marion Le Pen nella cittadina francese di Saint Étienne.
Nel video, il servizio di "Ruptly Tv" ripreso per finalità informative nel canale Youtube di "Informazione Consapevole".

UNGHERIA, IL PARTITO COMUNISTA CONTRO L'IMMIGRAZIONE DI MASSA: 'E' UNA TRAGEDIA, BISOGNA AIUTARLI A CASA LORO'


Risultati immagini per Thürmer Gyula


Di Salvatore Santoru

In questi giorni hanno fatto relativamente discutere le affermazioni che il segretario del Partito Comunista ungherese Gyula Thürmer ha fatto sull'immigrazione di massa.
In sostanza, Thürmer ha manifestato una forte opposizione verso di essa, sostenendo che sia "una tragedia" e che occorre aiutare i popoli di difficoltà "a casa loro".
Più precisamente, il segretario comunista ha dichiarato che "Noi pensiamo che invitare gli immigrati in Europa sia un grave errore, una tragedia e sosteniamo Viktor Orban nella difesa dei confini ungheresi e della identità e civilizzazione europea. La sinistra occidentale da anni non è più guidata da lavoratori,ma da capitalisti senza scrupoli e affaristi disinteressati ai lavoratori e lontani dai problemi del popolo. Per questo loro sono a favore dell'immigrazione" e che "Non a caso in Austria i voti degli operai non sono andati a sinistra ma al partito populista FPOE. Noi siamo comunisti vecchio stile e quindi pensiamo che i problemi dei migranti vadano risolti a casa loro e non importandoli in Europa".
La scelta del partito, che in passato aveva polemizzato(2) con la costruzione del muro anti-migranti al confine della Serbia, non è così "paradossale" quanto possa sembrare all'apparenza e ciò per via del fatto che effettivamente i comunisti e buona parte delle sinistre storiche non sono mai state molto favorevoli all'immigrazione di massa e questo non ovviamente per ragioni xenofobe e/o razziste ma a causa di fatti economici e legati al concetto marxiano di "esercito industriale di riserva".

NOTE:

(1)http://www.lindro.it/ci-siamo-lopzione-nazionalista-ha-riconquistato-noi-comunisti

(2)http://www.huffingtonpost.it/2016/10/01/referendum-ungheria-orban_n_12282756.html

(3)https://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_industriale_di_riserva,http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/immigrazione-e-lavoro-esercito-industriale-di-riserva/2130344/

CHE FINE HANNO FATTO I COMUNISTI IN ITALIA? OGGI SONO SPARSI IN 16 PARTITI

Una volta le cose erano più facili. Qualcuno era comunista -come insegna Gaber -, qualcun altro democristiano e qualche altro socialista. C'erano anche i liberali e i repubblicani, certo, ma non erano molti. I comunisti, invece, erano molti.
E oggi, che fine hanno fatto? Dov'è finito quel terzo di Paese che si destreggiava con la falce ed il martello, cantando Guccini a pugno chiuso? Certo, il Pd fa la voce grossa a sinistra, ma è un po' poco, come stile e idee, per raccogliere quell'eredità là.
I vecchi nostalgici comunisti si meritano qualcosa di più forte. Andiamo a vedere, allora, cosa offre il panorama dei partiti alla sinistra del Pd.
Una cosa è certa: la scelta non manca. Partiamo da un caso spassoso: esiste il Partito Marxista Leninista Italiano, sigla PMLI, fondato addirittura nel 1977, segretario Giovanni Scuderi. Per un curiosissimo caso di onomastica partitica, però, esiste anche il Partito Comunista Italiano Marxista Leninista, sigla PCIML, che si è persino presentato alle ultime elezioni politiche raccogliendo le forze per portare al Senato il segretario Domenico Savio. C'è mancato un pelo: 0,03%, ma la prossima volta ce la fanno sicuro.
A proposito delle ultime elezioni politiche, vanno annotate percentuali d'oro anche per il Partito di Alternativa Comunista guidato dall'intraprendente Adriano Lotito. Ha raccolto un buon 0,02% alle urne, che sono pur sempre oltre 5.000 voti e superano dunque la fatidica soglia di parenti e amici, oltre quella di un rappresentante d'istituto.
Cosa ci fanno tre partiti praticamente in copia carbone? Non siamo che all'inizio.
Snoccioliamo qualche sigla meno fantasiosa, per togliercele di torno: Partito Comunista d'Italia, o Partito Comunista Italiano, fondato giusto giusto nel 2016 e con segretario Mauro Alboresi; Partito Comunista dei Lavoratori, guidato da Marco Ferrando (un ottimo 0,26% alla Camera nel 2013), fuoriuscito ormai dieci anni fa dalPartito della Rifondazione Comunista, ancora vivo e vegeto e coordinato da Paolo Ferrero. Attenzione però: all'interno di Rifondazione, Ferrero deve tenere a bada la corrente Essere Comunisti, guidata da Claudio Grassi, che potrebbe sentire il bisogno di ricercarsi una propria identità altrove, magari fondando un altro partito.
Esiste anche il Partito Comunista, così, semplice, senza ulteriori aggettivi. Lo guida Marco Rizzo, quello che nel 2008 ci aveva provato a mettere d'accordo tutti, dicendo che bisognava ripartire “da un nuovo partito comunista (un altro?!) fatto di tutti i comunisti che vogliono superare radicalmente questa società”. Non aveva funzionato benissimo, tanto che, oltre a tutti quelli già citati, non bisogna dimenticare l'aggiunta del Nuovo Partito d'Azione di Pino Quartana, che magari non sarà proprio comunista, ma qualcosa di sinistra lo dice.
Arriviamo poi ai partitoni, ai giganti, a quelli che sono persino in Parlamento e che mediano con Golia, il Partito Democratico. I centrsti li considerano rivoluzionari, i rivoluzionari li giudicano centristi: sono i vari delusi dalla deriva democristiana del Pd, che hanno tentato di creare un'alternativa a sinistra, senza però esagerare con i simboli del passato, anche perchè, s'è visto, con falce e martello sopra l'1% non si va.
Pippo Civati ha fondato Alternativa Libera – Possibile, che flirta, ma senza sbilanciarsi, con Sinistra Italiana, il gruppo che mette insieme Sinistra Ecologia e Libertà e Futuro a Sinistra, ovvero Nichi Vendola e Stefano Fassina.
Torniamo sulla Terra, perchè le percentuali da capogiro di Sel (circa il 3% nel 2013) sono un lusso che a sinistra del Pd fa quasi scandalo. Meglio l'umiltà del Partito Socialista Italiano di Riccardo Nencini, che non ci sogniamo di confondere con i comunisti, sia chiaro, ma rappresenta comunque un animo ben più forcaiolo rispetto ai governanti democratici, forte del suo 0,19% portato alla coalizione nell'ultima tornata elettorale.
Si fa quasi fatica a non scadere nel freddo elenco puntato, ma la sinistra, in effetti, offre (ancora) molto. Ricordate Antonio Ingroia? Uno dei più grossi trombati delle elezioni del 2013: i sondaggi lo davano intorno al 4/5%, prese meno del 2% con la suaRivoluzione Civile, gruppo che comprendeva anche il Movimento Arancione di Luigi De Magistris, per il momento concentrato sugli affari campani. Il gruppo non esiste più, ma Ingroia si è reso utile a livello locale, in Sicilia, chiamato da Crocetta, e chissà che non tenti ancora l'avventura in Parlamento un giorno.
Siamo quasi in fondo. Giusto il tempo per ricordare a Matteo Renzi che, qualora volesse il consiglio giusto per stuzzicare l'elettorato più di sinistra, potrebbe rivolgersi anche agli immortali Verdi, il cui portavoce è il simpatico Giobbe Covatta.
Se poi il Premier volesse esagerare, ci sarebbero anche Lotta Comunista e persino iComitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC), che fanno molto anni '70, anche se sono stati fondati nel '92.
Insomma, di materiale per i nostalgici ce n'è. Sono sedici sigle diverse, tutte collocabili alla sinistra del Partito Democratico, di cui otto con la falce e martello nel simbolo e un riferimento al comunismo nel nome, e di cui quattordici (almeno) sotto l'1% come stima elettorale. E facciamo grazia, nel conteggio, delle correnti interne. Verrebbe da chiedersi, oltre al perché di tanta differenziazione, quanto costi ad ogni partito mantenersi, oppure, al contrario, quanto costino a noi.
Anche mettendosi tutti insieme difficilmente si arriverebbe ai fasti della Prima Repubblica, ma se non altro si farebbe molta meno confusione. Una volta era più semplice: qualcuno era comunista, qualcuno no. Oggi si fa presto a dir comunista: vallo a sapere, poi, che comunista sei.

L'ESTREMA SINISTRA INDIPENDENTISTA CATALANA CHIEDE LA RIMOZIONE DELLA LA STATUA DI CRISTOFORO COLOMBO: 'FU STRUMENTO DEL COLONIALISMO SPAGNOLO'


Di Salvatore Santoru

Una formazione dell'estrema sinistra indipentista ha chiesto la rimozione della statua di Cristoforo Colombo a Barcellona, in quanto l’uomo che ufficialmente scoprì l'America aprì "un genocidio contro le popolazioni indigene da parte dei colonizzatori”. 

Sono queste le parole utilizzate dai consiglieri della Cup, formazione dell'estrema sinistra indipendetista catalana che fa parte della maggioranza nel parlamento catalano,che secondo quanto riportato da un articolo de "la Stampa"(1) hanno sostenuto nella proposta di legge che “Colombo fu strumento del nazionalismo spagnolo aggressivo contro tutti i popoli che ha oppresso e che opprime”.  

Oltre alla rimozione della statua, la Cup avrebbe anche intenzione di eliminare la festività nazionale del 12 ottobre“, "festività della hispanidad" e secondo la Cup "esaltazione di un genocidio".

Oltre alla statua di Colombo, l’estrema sinistra indipendentista chiede, sepmpre come riportato dalla "Stampa", "anche la ritirata del monumento del marchese di Comillas, Antonio López, discusso banchiere e filantropo della metà dell’Ottocento, che in realtà sarebbe stato coinvolto nella tratta degli schiavi nei Caraibi."

Ecco come la Russia di Putin finanzia i partiti anti euro: l'inchiesta del Telegraph

Di Rossana Miranda
Il presidente russo Vladimir Putin starebbe conducendo una campagna di influenza a suon di finanziamenti sui partiti nazionalisti, anti europei e di estrema destra che rappresentano attualmente circa il 20% del Parlamento europeo.
L’INCHIESTA DEL TELEGRAPH
Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano inglese Telegraph, le agenzie di intelligence americane hanno raccolto informazioni che dimostrerebbero come il Cremlino stia condizionando alcuni partiti politici in Europa. Alla National Intelligence guidata da James Clapper, il Congresso americano ha assegnato l’incarico di controllare i finanziamenti russi degli ultimi 10 anni ai partiti europei. L’analisi di questi movimenti ha come obiettivo determinare se Mosca vuole aumentare le divisioni nell’Unione europea per colpire la Nato e bloccare i programmi di difesa degli Stati Uniti, così come spingere verso la fine delle sanzioni economiche contro la Russia comminate a seguito della crisi ucraina. IlTelegraph dice che i funzionari hanno rifiutato di dire quali siano i partiti coinvolti ma si ritiene probabile che si tratti di forze politiche in Francia, Paesi Bassi, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca e Italia, con riferimento alla Lega Nord di Matteo Salvini.
LA SMENTITA DI SALVINI
Il leader della Lega ha smentito il coinvolgimento del suo partito: “È una cazzata, una follia come le sanzioni alla Russia”, riporta il Fatto Quotidiano. Secondo il segretario federale del Caroccio, le informazioni del quotidiano inglese –  tratte da un dossier dell’intelligence Usa – sono infondate. Salvini ricorda che è andato a Mosca a dicembre per“difendere le imprese italiane dalle assurde sanzioni imposte dall’Europa che danneggiano soltanto noi”. E poi, scherzando: “Scusatemi, vado al bancomat a prelevare un po’ di rubli. Fatemi vedere dove è il conto che vado a prenderli”.
GUERRA IBRIDA
Per Igor Sutyagin, esperto del Royal United Services Institute (RUSI), la macchina propagandistica della Russia è “attualmente molto attiva”. Si tratta di una “guerra ibrida”, che secondo gli addetti ai lavori combina potenza militare convenzionale con tattiche di guerra informatica e condizionamento. “La campagna russa – ha spiegato Sutyagin –lavora in una zona grigia per evitare contraccolpi politici e ha come obiettivo indebolire” l’unità “occidentale su Nato, Unione europea… e sanzioni economiche”.
LA LISTA DI PUTIN
Il legame tra la Russia e i movimenti euroscettici è materia di studio da tempo: nel 2013 il Centro di Intelligence Euroasiatica ha pubblicato una lista di partiti anti europei, con tendenze xenofobe e anti liberali, che intrattengono rapporti con Mosca. Nella lista ci sono l’Ukip (Regno Unito), il Partito Nazionale Democratico (Germania), Jobbik (Ungheria), Alba Dorata (Grecia) e il Front National (Francia).
MACCHINA DI PROPAGANDA
Le strategie della propaganda russa sono l’argomento centrale del libro “Putin’s Propaganda Machine: Soft Power and Russian Foreign Policy” di Marcel H. Van Herpen (2014). Nel testo è spiegato in dettaglio il caso di Timur Prokopenko, vice direttore della politica interna del Cremlino. Il gruppo di hacker Anonymous si è infiltrato nella corrispondenza elettronica dell’uomo e ha svelato messaggi tra lui e Konstantin Rikov, imprenditore russo nazionalista, che manifestavano l’intenzione di portare Marine Le Pen come osservatrice in Crimea. Rikov disse che la leader francese era impegnata in campagna elettorale e così, al suo posto, è stato inviato Aymeric Chauprade.
IL PRESTITO A LE PEN 
Il caso mediatico più forte riguarda proprio l’influenza della Russia sul Front National. Il partito di estrema destra si è rivolto a una banca legata al Cremlino per un prestito. Si trattava della banca First Czech Russian Bank, come lei stessa ha riconosciuto. La somma? Circa 9 milioni di euro. Nel libro “Marine Le Pen, decodificando il discorso del Front National”, Cecile Alduy sostiene che “la famiglia Le Pen ha molti legami intimi con oligarchi russi”. Il loro sostegno non è solo economico. Il Cremlino collabora con la Le Pen anche  con una campagna mediatica a suo favore. La tv Russia Today (RT), che trasmette in inglese, spagnolo e arabo, offre una copertura compiacente delle informazioni che riguardano il Front National.
L’ENDORSEMENT A CORBYN 
Nel Regno Unito, invece, il preferito di Putin è Jeremy Corbyn (qui il ritratto di Formiche.net). Gli analisti di Russia Today hanno dato un’ampia e positiva copertura della sua campagna elettorale. Hanno trasmesso sei comizi, cosa che non hanno fatto per gli altri candidati. Per la prima volta nella storia diplomatica di Londra, l’ambasciatore russo nella capitale, Alexander Yakovenko, si è pronunciato dopo le primarie del Partito Laburista. Ha salutato le elezioni diCorbyn come una “svolta radicale”. Mentre l’Ukip di Nigel Farage (qui il ritratto di Formiche.net) ha più volte elogiato Putin.
LA TENTAZIONE DI PODEMOS
Dopo i finanziamenti ricevuti dal Venezuela, gli accordi politici con l’Iran e l’alleanza con Syriza in Grecia, sono giunte nuove indiscrezioni su legami tra il partito spagnolo Podemos e la Russia di Putin. Il settimanale The Economist ha pubblicato a febbraio del 2015 un articolo che li spiega. Il titolo: “La guerra di Putin contro Occidente”. L’Economistricorda che Pablo Iglesias, leader di Podemos (qui il ritratto di Formiche.net), “ha accusato l’Occidente di avere una doppia morale sulla Russia”. L’esperto di partiti populisti, Anton Shekhotsov, ha detto all’Economist che la Russia non ha l’abitudine di finanziare partiti politici, ma politici concreti sui quali ripone fiducia.
GRECIA ED EUROPA CENTRALE
Sono noti i rapporti tra il partito greco Syriza e Aleksandr Dugin, ideologo del neoimperialismo russo, ma anche gli incontri tra Dugin e i leader di Alba Dorata.
L’impresa russa Lukoil ha finanziato diverse campagne elettorali in Europa centrale, ha pubblicato i libri del presidente ceco Milos Zeman (che ha criticato le sanzioni alla Russia) e ha sostenuto i leader di Jobbik, un partito radicale ungherese filo nazista. Bela Kovacs, la figura più polemica del partito e membro del Parlamento europeo, ha lavorato per gli interessi di Mosca sostenendo l’invasione in Crimea.
Secondo il sito web Capital Politico, dei 24 partiti di destra populisti del Parlamento europeo, 15 hanno rapporti con la Russia. Per l’Economist, il Cremlino continuerà a investire sulle forze populiste, di destra o di sinistra, a condizione che esercitino la loro pressione pro Mosca nelle istituzioni del Vecchio continente.

La diffusione dell'antisemitismo politico moderno nei movimenti anticapitalisti dell'800



Di Guglielmo Piombini

Come quasi tutti i socialisti ottocenteschi, Bakunin era ferocemente antisemita, e accusava gli ebrei di essere "privi di qualsiasi senso morale e dignità personale". Egli inviò ai membri italiani e spagnoli dell'Internazionale una serie di circolari in cui si presentava come vittima di una "sporca cospirazione di ebrei tedeschi e russi", e affermava che solo la razza latina avrebbe potuto sventare i piani segreti degli ebrei per conquistare il dominio mondiale: "Ebbene, tutto questo mondo ebreo che forma una sola setta sfruttatrice, una sorta di popolo sanguisuga, un parassita collettivo divorante e organizzato in se stesso...è attualmente a disposizione di Marx da un lato e di Rothschild dall'altro". Arrivò addirittura ad esprimere apprezzamento per il loro annientamento: "Ovunque la gente detesta gli ebrei. Li detesta a tal punto che ogni rivolta popolare è accompagnata dal massacro degli ebrei: una conseguenza naturale".


A conclusioni simili giungeva anche Proudhon, che accusava gli ebrei di essere "degli intermediari sempre fraudolenti e parassiti", rei "di aver reso in tutta l'Europa la borghesia simile a loro". E concludeva affermando che "gli ebrei sono una razza antisociale, ostinata, infernale, nemica dell'umanità. Dobvremmo rimandare questa razza in Asia, oppure sterminarla".


http://reasoninrevolt5.blogspot.it/2012/10/anti-semitism-and-anarchism.html

Anche il socialista Fourier non scriveva opera che non contenesse qualche attacco agli ebrei: un suo allievo, Toussenel, sistematizzò le sue idee in libro che divenne una fonte basilare per la letteratura antisemita in tutta l'Europa per decenni. In esso si scriveva che la parola ebreo era sinonimo di "usuraio e capitalista sfruttatore", e si denunciavano gli ebrei come "cospiratori commerciali contro l'umanità".

Anche il linguaggio di Marx che faceva la parodia degli usurai e della mentalità mercantile ebraica - scrive lo storico Frank Manuel - poteva essere facilmente scambiato con la letteratura antisemita che circolava nel mondo tedesco. Tra i tanti attacchi, Marx scrisse che "è dalle proprie viscere che la società civile genera costantemente l'ebreo...che è l'elemento antisociale universale del tempo presente", e definì come "sordidamente giudaica" la prassi borghese. 


https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1844/2/questione-ebraica.pdf

Per i socialisti dell'800, infatti, l'insulto agli ebrei rappresentava uno degli strumenti preferiti di critica alla società borghese, perchè venivano associati alle attività tipiche del capitalismo come il commercio, la speculazione finanziaria, l'attività bancaria, il prestito ad interesse. Gli intellettuali di sinistra incolpavano gli ebrei di essere responsabili del materialismo e del culto del denaro che si erano diffusi con la rivoluzione industriale e l'estendersi dei commerci. Per queste ragioni la polemica antisemita e la critica socialista al capitalismo usavano spesso gli stessi argomenti, in quanto gli attacchi agli ebrei e al laissez-faire erano visti come due facce della stessa medaglia.

Per concludere: l'antigiudaismo ha origini antiche, ma lo stereotipo dell'ebreo avido e sfruttatore, tipico dell'antisemitismo moderno, nasce a sinistra in concomitanza con la furibonda polemica che i socialisti ingaggiarono contro il capitalismo.

Di questo era perfettamente consapevole Ulrike Meinhof, la nota brigatista rossa tedesca, quando pronunciò queste terrificanti parole: "Auschwitz significa che sei milioni di ebrei sono stati uccisi, e gettati nella discarica di Europa, per quello che erano considerati: ebrei del denaro. Il capitale finanziario e le banche, il cuore del sistema imperialistico e capitalistico, ha rivelato il profondo odio degli uomini verso il denaro, lo sfruttamento e gli ebrei...L'antisemitismo è quindi in realtà odio per il capitalismo".


http://www.azquotes.com/quote/792376

FONTE:http://www.network54.com/Forum/46045/message/976402662/Le+radici+socialiste+dell'antisemitismo+moderno

Le origini esoteriche del nazionalbolscevismo




Di Alexander Dugin *

Metafisica del bolscevismo

Come è noto, il termine "bolscevismo" ha fatto la sua comparsa nel corso del dibattito interno al POSDR (Partito Operaio Social-Democratico Russo) per definire la frazione che si schierò con Lenin. Ricordiamo che la politica di Lenin nell'ambito della socialdemocrazia russa consistette in un indirizzo di estrema radicalità, nel rifiuto dei compromessi, nell'accentuazione del carattere élitario del partito e nel blanquismo (teoria della "cospirazione rivoluzionaria"). In seguito, gli uomini che condussero a termine la Rivoluzione d'Ottobre e presero il potere in Russia furono detti "bolscevichi". Ma, nella fase post-rivoluzionaria, quasi da subito il termine perdette il suo significato circoscritto ed incominciò ad essere inteso come sinonimo di "maggioritario", di "politica pan-nazionale", di "integrazione nazionale" (il russo bolscevico può approssimativamente tradursi come "rappresentante della maggioranza"). Si giunse ad una fase in cui il "bolscevismo" fu percepito come una versione nazionale, puramente russa, del comunismo e del socialismo, in contrapposizione alle astrazioni dogmatiche dei Marxisti e, allo stesso tempo, della tattica conformista delle altre tendenze socialdemocratiche. Una simile interpretazione del "bolscevismo" fu in larga misura caratteristica della Russia, e fu quella che  predominò quasi incontrastata in Occidente. La menzione del "bolscevismo" in relazione con il termine "nazional-bolscevismo" non si limita tuttavia a questo significato storico. Siamo in presenza di una determinata politica, comune a tutte le tendenze della sinistra radicale di natura socialista o comunista; possiamo definirla "radicale", "rivoluzionaria", "anti-liberale". Il riferimento è a quell'aspetto delle teorie di sinistra che Popper definisce come "ideologia totalitaria" o come teoria dei "nemici della Società Aperta". Dunque, non è possibile ridurre il "bolscevismo" all'influsso della mentalità russa sulla dottrina socialdemocratica. Si tratta di una determinata componente sempre presente in tutte le filosofie di sinistra, e che poté liberamente svilupparsi soltanto nelle condizioni della Russia.
Negli ultimi tempi, una questione viene sollevata sempre più frequentemente dagli storici maggiormente obiettivi: l'ideologià fascista è realmente di destra? E il fatto stesso di esprimere questo dubbio punta naturalmente in direzione della possibile reinterpretazione del "fascismo" come fenomeno ben più complesso, e che presenta una quantità di tratti tipicamente "di sinistra". Per quanto ci è noto, la questione simmetrica  - l'ideologià comunista è realmente di sinistra? - non è stata ancora sollevata. Ma la questione si fa sempre più urgente: è necessario porre quella domanda.
E' difficile negare al comunismo tratti autenticamente "di sinistra" - quali l'appello alla razionalità, al progresso, all'umanismo, all'egualitarismo, ecc. Ma, al fianco di questi, esso presenta aspetti che escono, senza ombra di dubbio, da una cornice di "sinistra" e si associano alla sfera dell'irrazionale, della mitologia, dell'arcaicismo, dell'anti-umanismo e del totalitarismo. E' questo insieme di elementi di "destra" presenti nell'ideologia comunista, che dovrebbe essere definito "bolscevismo" nel senso più generale. Già nel marxismo stesso, due suoi "ingredienti" ideologici apparvero subito sospetti, dal punto di vista del pensiero progressista, autenticamente di "sinistra". Si tratta dell'eredità degli utopisti francesi e dell'hegelismo. Solo l'etica di Feuerbach contrasta con l'essenza "bolscevica" della costruzione ideologica di Marx, conferendo all'intero discorso una certa coloritura terminologica umanista e progressista.
I socialisti utopisti, certamente inclusi da Marx nel novero dei suoi predecessori e maestri, sono gli esponenti di un particolare messianesimo mistico ed i precursori del "ritorno all'Età dell'Oro". Praticamente tutti furono membri di società esoteriche, fortemente connotate da un'atmosfera di misticismo radicaleggiante, escatologia e predizioni apocalittiche.  Era un universo in cui si intersecavano motivi settari, occultistici e religiosi, il cui senso si riduceva allo schema seguente: "Il mondo moderno è irrimediabilmente malvagio, esso ha perduto la dimensione del sacro. Le istituzioni religiose si sono corrotte ed hanno perduto la benedizione di Dio  [un tema comune fra le sette estremiste protestanti, gli Anabattisti  e i Vecchi Credenti russi]. A governare il mondo sono il male, il materialismo, l'inganno, la menzogna, l'egoismo. Ma gli iniziati sanno di una prossima venuta della nuova età dell'oro, e la favoriscono con rituali enigmatici ed azioni occulte".
I socialisti utopisti proiettarono questo modello, comune all'esoterismo messianico occidentale, sulla realtà sociale, e rivestirono di sembianze politiche e sociali il secolo aureo a venire. Certamente, vi era in esso un elemento di razionalizzazione del mito escatologico, ma allo stesso tempo il carattere sovrannaturale del Regno venturo, del Regnum, è evidente nei loro programmi sociali e nei loro manifesti, dove non è difficile incontrare descrizioni delle meraviglie della futura società comunista (navigazione sul dorso di delfini, manipolazione delle condizioni meteorologiche, comunanza delle mogli, voli umani, ecc.). E' assolutamente palese il carattere quasi Tradizionale di questo indirizzo politico: un misticismo escatologico così radicale, l'idea del ritorno alle Origini, giustificano pienamente la classificazione di questa componente non solo a "destra", ma alla "estrema destra".
Veniamo ad Hegel e alla sua dialettica. E' ampiamente noto che le convinzioni politiche personali del filosofo furono estremamente reazionarie. Ma non è questo il punto. Se esaminiamo da vicino la dialettica di Hegel, il fondamento metodologico della sua filosofia (e fu proprio il metodo dialettico ciò che Marx prese a prestito in larghissima misura da Hegel), scopriamo una dottrina perfettamente tradizionalista, escatologica perfino, che fa uso di una terminologia specifica. Inoltre, tale metodologia riflette la struttura dell'approccio iniziatico, esoterico, ai problemi gnoseologici, ben distante dalla logica puramente profana di Descartes e Kant; costoro ebbero a fondamento il "senso comune", le specificazioni gnoseologiche di quella "coscienza della vita quotidiana" di cui - vale la pena di notarlo - tutti i liberali, e in particolare Karl Popper, sono apologeti.
La filosofia della storia di Hegel è una versione del mito tradizionale, integrata da una teleologia puramente cristiana. L'Idea Assoluta, alienata da se stessa, diviene il mondo (ricordiamo la formula del Corano: "Allah era un tesoro nascosto che volle essere scoperto"). Incarnatasi nella storia, l'Idea Assoluta esercita un'influenza dall'esterno sugli uomini, come "astuzia della Ragione", predeterminano il carattere provvidenziale della trama degli eventi. Ma alla fine, mediante l'avvento del Figlio di Dio, la prospettiva apocalittica della realizzazione totale dell'Idea Assoluta si disvela al livello soggettivo, che, proprio per effetto di ciò, da "soggettivo" si fa "oggettivo". "L'Essere e l'Idea sono una cosa sola". Atman coincide con Brahaman. E questo avviene in un determinato Regno particolare, in un impero della Fine, che il nazionalista tedesco Hegel identificò con la Prussia. L'Idea Assoluta è la tesi; l'alienazione nella storia è l'antitesi; la sua realizzazione nel Regno escatologico è la sintesi. La gnoseologia hegeliana si fonda su questa visione ontologica. Distinta dalla razionalità comune - che poggia sulle leggi della logica formale, opera soltanto con affermazioni positive e si limita alle attuali relazioni di causa-effetto - la "nuova logica" di Hegel assume per oggetto quella speciale dimensione ontologica della cosa, integreta dal suo aspetto potenziale, inaccessibile alla "coscienza della vita quotidiana" ma attivamente impiegata dalle correnti mistiche di Paracelso, Jakob Boheme, gli Ermetisti e i Rosacrociani. Il fatto di un soggetto o affermazione (al quale si riduce la gnoseologia "quotidiana" di Kant) è per Hegel solo una delle tre Ipostasi. La Seconda Ipostasi è la "negazione" di quel fatto, intesa non come un puro nulla (secondo la visione della logica formale) ma come una particolare modalità di esistenza sovraintellettuale di una cosa o di un'affermazione. La Prima Ipostasi è la Ding fuer uns (la cosa per noi); la Seconda è la Ding an sich (la cosa in sé). Ma a differenza della prospettiva kantiana, la "cosa in sé" è interporetata non come qualcosa di trascendente e puramente apofatico, non come un non-essere gnoseologico, ma come un essere-in-altro-modo gnoseologico. Ed entrambe queste Ipostasti relative sfociano nella Terza, la sintesi, che abbraccia affermazione e negazione, tesi e antitesi. Così, considerando il processo di pensiero nella sua coerenza, la sintesi ha luogo dopo la "negazione", in quanto seconda negazione, ossia "negazione della negazione". Nella sintesi sono comprese sia l'affermazione sia la negazione. La cosa co-esiste con la sua propria morte, che secondo una particolare prospettiva ontologica e gnoseologica non è vista come vuoto, ma come altro-modo-di-essere della vita, come anima.
Il pessimismo gnoseologico kantiano, radice della meta-ideologia liberale, è rovesciato, è svelato quale "irriflessione", e la Ding an sich (cosa in sé) diviene Ding fuer sich (cosa per sé). La ragione del mondo e il mondo stesso si combinano nella sintesi escatologica, dove esistenza e non-esistenza sono entrambe presenti, senza escludersi reciprocamente. Il Regno Terreno della Fine, retto dalla casta degli iniziati (la Prussia ideale) si integra con la Nuova Gerusalemme discesa in terra. Giunge la fine della storia e l'era dello Spirito Santo.
Questo scenario messianico escatologico fu preso a prestito da Marx ed applicato ad una sfera differente, quella delle relazioni economiche. Una domanda interessante: perché fece questo? La "destra" è solita rispondere citando la sua "mancanza di idealismo", la sua "natura grossolana" (se non i suoi intenti sovversivi). Spiegazioni soprendentemente sciocche, che pure mantengono la loro popolarità nel corso di varie generazioni di reazionari. Molto più verosimilmente, Marx - che studiò a fondo l'economia politica inglese - fu colpito dalla somiglianza fra le teorie liberiste di Adam Smith, che vide la storia come un movimento progressivo verso la società del libero mercato e l'universalizzazione di un comune denominatore monetario materiale, e il concetto hegeliano che esprime l'antitesi storica, vale a dire, l'alienazione dell'Idea Assoluta nella storia. In modo geniale, Marx ha identificato la massima alienazione dell'Assoluto nel Capitale, la formazione sociale che ha attivamente sussunto l'Europa a lui contemporanea.
Dall'analisi della struttura del capitalismo e del suo sviluppo storico Marx trasse la conoscenza della meccanica dell'alienazione, la formula alchemica delle sue regole di funzionamento. E questa comprensione meccanica - le "formule dell'antitesi" -  fu solo la prima e necessaria condizione per la Grande Restaurazione ovvero l'Ultima Rivoluzione. Per Marx il Regno del comunismo a venire non era semplicemente il progresso, ma l'esito finale, il ribaltamento, la "rivoluzione" nel senso etimologico del termine. Non a caso, egli definisce lo stadio iniziale dell'umanità come "comunismo delle caverne". La tesi è il "comunismo delle caverne", l'antitesi è il Capitale, la sintesi è il comunismo mondiale. Comunismo è sinonimo di Fine della Storia, di era dello Spirito Santo. Il materialismo, la focalizzazione sulle relazioni economiche e industriali, tutto questo non testimonia dell'interesse di Marx per la prassi, ma della sua aspirazione alla trasformazione magica della realtà e del suo radicale rifiuto dei sogni compensatori di tutti quei sognatori irresponsabili che non fanno altro che aggravare l'elemento dell'alienazione con la loro inazione. Secondo una simile logica, gli alchimisti medievali potrebbero essere tacciati di "materialismo" e sete di guadagno - qualora non si tenga in considerazione il simbolismo profondamente spirituale ed iniziatico che si cela dietro i loro discorsi sulla distillazione delle urine, sulla fabbricazione dell'oro, sulla conversione dei minerali in metalli, e via dicendo.
Queste tendenze Gnostiche presenti in Marx e nei suoi predecessori furono raccolte dai bolscevichi russi, cresciuti in un ambiente nel quale le forze enigmatiche delle sette russe, il messianismo nazionale, le società segrete ed i tratti appassionati e romantici dei ribelli russi erano in fermento contro un regime monarchico alienato, secolarizzato e degradato. "Mosca - Terza Roma"; il popolo russo come portatore di Dio; la nazione dell'Uomo Integrale; la Russia destinata a salvare il mondo: di tutte queste idee era impregnata la vita russa, in sintonia con l'inclinazione a scorgere un soggetto esoterico nel marxismo. Ma, al di là delle formule strettamente spiritualistiche, il marxismo offriva una strategia economica, politica e sociale, chiara e concreta, comprensibile anche alla gente semplice ed atta a fornire una base a provvedimenti di natura sociale e politica.
Fu questo "marxismo di destra" a trionfare in Russia, sotto il nome di "bolscevismo". Ma ciò non significa che si tratto di una questione unicamente russa: tendenze analoghe sono presenti nei partiti e nei movimenti comunisti di tutto il mondo - beninteso, quando questi non si siano degradati al livello delle socialdemocrazie parlamentari e resi conformi allo spirito liberale. Così, non sorprende affatto che rivoluzioni socialiste abbiano avuto luogo, oltre che in Russia, solo nell'Oriente: Cina, Corea, Vietnam, ecc. E' la conferma di come proprio i popoli e le nazioni più tradizionali, le meno progressiste e "moderne" (ossia meno "alienate allo Spirito"), quelle più "a destra", abbiano riconosciuto nel comunismo un'essenza mistica, spirituale, "bolscevica".
Il nazional-bolscevismo prende il via proprio da questa tradizione bolscevica, dalla politica del "comunismo di destra" le cui origini risalgono alle antiche società iniziatiche e alle dottrine spirituali di età remote. L'aspetto economico del comunismo non viene quindi negato, ma considerato come un mezzo della pratica teurgica, magica, come un particolare strumento della trasformazione sociale. La sola cosa che qui va rigettata è quella componente storicamente inadeguata e caduca del discorso marxista, nella quale sono presenti i temi accidentali e obsoleti dell'umanismo e del progressismo.
Il Marxismo dei nazional-bolscevichi equivale a Marx meno Feuerbach - ossia meno l'evoluzionismo e meno quell'umanismo inerziale che talora emerge.

5. Metafisica della Nazione
Anche l'altra parte del termine "nazional-bolscevismo" merita di essere spiegata. Il concetto di "nazione" è tutt'altro che semplice; la sua interpretazione può essere di natura biologica, politica, culturale, economica. Nazionalismo può significare tanto l'esaltazione della "purezza razziale" o della "omogeneità etnica", quanto l'aggregazione degli individui atomizzati allo scopo di assicurarsi l'optimum di condizioni economiche nello spazio sociale e geografico limitato.
La componente "nazionale" del nazional-bolscevismo (nel suo senso sia storico, sia metastorico, assoluto) è del tutto speciale. Nel corso della storia i circoli nazional-bolscevichi si sono contraddistinti per la tendenza a leggere il concetto di nazione nel suo significato imperiale, geo-politico. Per i segueci di Ustrjalov, gli Eurasisti di sinistra, per non parlare dei nazional-bolscevichi Sovietici,  il "nazionalismo" è super-etnico, è associato al messianesimo geopolitico, al "luogo di sviluppo", alla cultura, al fenomeno-nazione su scala continentale. Anche negli scritti di Niekisch e dei suoi seguaci tedeschi incontriamo l'idea dell'impero continentale "da Vladivostok a Flessing", insieme con l'idea di "terza figura imperiale" (Das Dritte imperiale Figur).
In tutti i casi, si tratta della questione dell'intepretazione geopolitica e culturale della nazione, aliena dalla minima traccia di razzismo, jingoismo o mire di "purezza etnica".
Questa lettura culturale e geopolitica della "nazione" è fondata sul fondamentale dualismo geopolitico che nelle opere di Harold Mackinder trovò la sua prima chiara definizione e venne in seguito ripresa dalla scuola di Haushofer e dagli Eurasisti russi. L'aggregazione imperiale delle nazioni orientali, unite attorno alla Russia, costituisce il possibile scheletro della nazione continentale, consolidata dalla scelta "ideocratica" e dal rifiuto della plutocrazia, dall'indirizzo socialista e rivoluzionario di contro al capitalismo e al "progresso".
E' significativo che Niekisch insistesse nell'affermare che in Germania il "Terzo Reich" avrebbe dovuto essere eretto attorno alla Prussia, protestante e potenzialmente socialista, geneticamente e culturalmente associata alla Russia e al mondo slavo - e non alla Baviera cattolica e occidentale, gravitante nell'orbita di Roma e del modello capitalista (4). Ma, insieme con questa versione "grande-continentale" del nazionalismo - la quale, per inciso, corrisponde esattamente alla rivendicazione messianica universale specifica del nazionalismo russo, escatologico ed ecumenico - è esistita nel nazional-bolscevismo anche un'interpretazione più ristretta, che rispetto alla scala imperiale non si presenta come una contraddizione, ma come una sua definizione ad un  livello inferiore.
In quets'ultimo caso, la "nazione" è stata letta in modo analogo a come il concetto di narod (popolo, nazione) è stato interpretato dai narodniki [populisti] russi - ossia come un ente integrale, organico, per sua essenza refrattario a qualsiasi suddivisione anatomica, dotato di un suo destino particolare e di una sua struttura unica.
Secondo la dottrina Tradizionale, un determinato Angelo, un determinato essere celestiale è incaricato di vegliare su ciascuna nazione della Terra. Quell'Angelo è il senso storico della particolare nazione - al di fuori del tempo e dello spazio, purtuttavia costantemente presente nelle vicissitudini storiche della nazione. E' qui il fondamento della mistica della nazione. L'Angelo della nazione non è alcunché di vago o sentimentale, nebuloso - è un'essenza intellettuale, luminosa, un "pensiero di Dio", come disse Herder. La sua struttura è visibile nelle realizzazioni storiche della nazione, nelle istituzioni sociali e religiose che la caratterizzano, nella sua cultura. L'intera trama della storia nazionale non è altro che il testo della narrazione della qualità e della forma di quel luminoso Angelo nazionale. Nelle società tradizionali l'Angelo della nazione si manifestava in forma personale nei re "divini", nei grandi eroi, nei pastori e nei santi. Ma la sua realtà sovrumana lo rende indipendente dal portatore umano. Pertanto, una volta cadute le dinastie monarchiche, può incarnarsi in una forma collettiva - ad esempio, in un ordine, in una classe, persino in un partito.
Così, la "nazione", presa come categoria metafisica, non si identifica con la moltitudine dei concreti individui dello stesso sangue o parlanti la stessa lingua, ma con  la misteriosa personalità angelica che si mostra lungo tutto il suo corso storico. E' l'analogo dell'Idea Assoluta di Hegel, ma in forma minuscola. L'intelletto nazionale si disperde nella moltitudine degli individui e di nuovo si concentra - nel suo aspetto cosciente, "compiuto"-  nell'élite nazionale nel corso di determinati periodi  escatologici della storia.
Siamo a un punto molto importante: queste due interpretazioni della "nazione", entrambe accettabili per l'ideologia nazional-bolscevica, hanno un retroterra comune, un punto magico in cui si fondono assieme. Si tratta della Russia e della sua missione storica. E' significativo che nel nazional-bolscevismo tedesco fosse la russofilia a svolgere la funzione di pietra angolare, sulla quale veniva ad erigersi la visione geopolitica, sociale ed economica. L'interpretazione russa (e in larga misura sovietica) della "nazione russa" come comunità mistica aperta, destinata a portare la luce della salvezza e della verità al mondo intero nell'epoca della fine dei tempi - questa intepretazione soddisfa tanto la concezione grande-continentale quanto quella storico-culturale della nazione. In questa prospettiva, il nazionalismo russo e sovietico diviene il fulcro ideologico del nazional-bolscevismo, non solo entro i confini della Russia e dell'Europa orientale, ma a livello planetario. L'Angelo della Russia si svela quale Angelo dell'integrazione, quale essere luminoso particolare che cerca di unire teologicamente altre essenze angeliche all'interno di sé, senza cancellarne le individualità, ma elevandole alla scala imperiale universale. Non è affatto accidentale che Erich Mueller, discepolo e collaboratore di Ernst Niekisch, abbia scritto nel suo libro dal titolo Nazional-bolscevismo: " Se il Primo Reich fu cattolico, e il Secondo fu Protestante, il Terzo Reich dovrebbe essere Ortodosso". Ortodosso e Sovietico, al tempo stesso.
Nel caso specifico, siamo di fronte ad una questione di estremo interesse. Se gli Angeli delle nazioni sono individualità differenti, i destini delle nazioni nel corso della storia e, corrispondentemente, le loro istituzini sociali, politiche e religiose riflettono lo schieramento delle forze del mondo angelico stesso. E' affascinante: questa idea, assolutamente teologica, è brillantemente confermata dall'analisi geopolitica, che dimostra l'interrelazione fra le condizioni di esistenza geografiche, territoriali, delle nazioni, e le loro culture, psicologie, perfino inclinazioni sociali e politiche. Così trova gradualmente spiegazione il dualismo fra Oriente e Occidente, replicato dal dualismo etnico: la terra, la Russia "ideocratica" (il mondo slavo più le altre etnìe eurasiatiche) contro l'isola, l'Occidente plutocratico Anglo-sassone. Le orde angeliche dell'Eurasia contro le armate Atlantiche del capitale. La vera natura dell'"angelo" del Capitalismo (secondo la Tradizione il suo nome èMammona) non è difficile da indovinare...


6. Il tradizionalismo (Evola, visto “da sinistra”)
Quando Karl Popper "smaschera" i nemici della "società aperta", egli fa uso costantemente del termine "irrazionalismo". E' logico, perché la stessa "società aperta" è basata sulle regole del senso comune e sui postulati della "coscienza ordinaria". Di solito, persino gli autori più apertamente anti-liberali tendono a giustificarsi e ad obiettare di fronte all'accusa di "irrazionalismo". I nazional-bolscevichi, accettando coerentemente lo schema di Popper, esprimono una valutazione tutt'affatto opposta, ed accettano anche questa accusa. E' vero - la motivazione principale dei "nemici della società aperta" e dei suoi più acerrimi e coerenti avversari, i nazional-bolscevichi, non nasce sul terreno razionalistico. Nella presente questione ci è soprattuto di aiuto l'opera degli scrittori tradizionalisti, e in primo luogo quella di René Guénon e di Julius Evola.
Tanto in Guénon quanto in Evola si trova esposta in dettaglio la meccanica del processo ciclico, nel quale la corruzione dell'elemento terra (e della corrispondente coscienza umana), la desacralizzazione della civiltà ed il moderno "razionalismo" con tutte le sue logiche conseguenze, sono considerati come una delle fasi della degenerazione. L'irrazionale non è interpretato dai tradizionalisti come una categoria negativa o peggiorativa, ma come una gigantesca sfera della realtà, non passibile di studio con i soli metodi dell'analisi e del senso comune.
Pertanto, su questo tema la dottrina tradizionale non sfida le sagaci conclusioni del liberale Popper, ma anzi concorda con esse, puntando nella direzione opposta. La Tradizione si fonda sulla conoscenza super-intelletuale, sul rituale iniziatico che provoca la frattura della consapevolezza, su dottrine espresse in simboli. L'intelletto discorsivo ha valore solo ausiliario, pertanto non riveste alcun significato decisivo. Il centro di gravità della Tradizione si colloca entro una sfera non soltanto non razionale, ma persino non Umana - e non si tratta della bontà dell'intuizione, della previsione o dei presupposti, ma dell'affidabilità della particolare esperienza iniziatica. L'irrazionale, smascherato da Popper come punto centrale delle dottrine dei nemici della Società Aperta, è in verità nientemeno che l'asse del Sacro, il fondamento della Tradizione. Stando così le cose, le diverse ideologie anti-liberali - ivi incluse le ideologie rivoluzinarie "di sinistra" - dovrebbero avere un rapporto con la Tradizione. Ora, se questo appare ovvio nel caso delle ideologie di "estrema destra", iperconservatrici, è problematico nel caso di ideologie di "sinistra". Abbiamo già toccato la questione trattando del concetto di "bolscevismo". Ma vi è un altro punto: le ideologia rivoluzionarie anti-liberali, specie il comunismo, l'anarchismo e il socialismo rivoluzionario, si prefiggono la radicale distruzione non solo dei rapporti capitalistici, ma anche delle istituzioni tradizionali - monarchia, chiesa, organizzazioni religiose... Come combinare questo aspetto dell'anti-liberalismo con il tradizionalismo?
E' significativo che Evola stesso (e in una certa misura Guénon, sebbene questo non possa essere affermato oltre ogni dubbio, in quanto il suo atteggiamento nei confronti della "sinistra" non fu mai altrettanto esplicito) negò qualsiasi carattere tradizionale alle dottrine rivoluzionarie, considerandole come la massima espressione dello spirito contemporaneo, di degradazione e decadenza. Vi furono tuttavia nella vicenda personale di Evola periodi  - specie i primi e gli ultimi - durante i quali egli menifestò punti di vista nichilisti, anarchici, avendo come unica proposta positiva il "cavalcare la tigre", vale a dire far causa comune con le forze del declino e del caos al fine di oltrepassare il punto critico del "tramonto dell'Occidente". Ma qui non ci occupiamo dell'esperienza storica di Evola in quanto figura politica. Importa invece rilevare come nei suoi scritti - anche in quelli del periodo intermedio, di massimo conservatorismo - viene accentuata la necessità di fare appello a qualche tradizione esoterica; il che, in generale, non è del tutto in linea con i modelli monarchici e clericali prevalenti fra i conservatori europei che con lui ebbero contatti politici all'epoca. Non si tratta soltanto del suo anti-cristianesimo, ma del suo spiccato interesse per la tradizione tantrica e per  il Buddhismo, che nel contesto del tradizionale conservatorismo induista sono ritenuti affatto eterodossi e sovversivi. Inoltre, sono assolutamente scandalose le simpatie di Evola nei confronti di personaggi come Giuliano Kremmerz, Maria Naglovska e Aleister Crowley, che furono senza esitazioni annoverati da Guénon fra i rappresentanti della "contro-iniziazione", della tendenza negativa e distruttiva dell'esoterismo. Così, se Evola si richiama costantemente alla "ortodossia tradizionalista" e critica violentemente le dottrine sovversive della sinistra, altrettanto costantemente fa appello ad una evidente eterodossia. Ancora più significativo è il suo riconoscersi fra i seguaci della "Via della mano sinistra". E qui giungiamo ad un punto specificamente connesso con la metafisica del nazional-bolscevismo. In esso troviamo infatti paradossalmente combinate assieme non solo due tendenze politiche antagoniste ("destra" e "sinistra"), non solo due sistemi filosofici di cui l'uno è a prima vista la negazione dell'altro (idealismo e materialismo), ma due tendenze in seno allo stesso tradizionalismo, la positiva (ortodossa) e la negativa (sovversiva). Nel caso specifico, Evola è un autore significativo, sebbene vi sia una certa discrepanza fra le sue dottrine metafisiche e le sue convinzioni politiche, basate - secondo la nostra opinione - su taluni pregiudizi duri a morire, tipici dei circoli della "estrema destra" mitteleuropea contemporanea.
In quello splendido libro sul Tantrismo che è Lo Yoga della potenza, Evola descrive la struttura iniziatica delle organizzazioni tantriche (kaula) e la loro tipica gerarchia (5). Questa gerarchia si mostra verticalmente nell'atteggiamento verso la stessa gerarchia sacra, caratteristica della società induista. Il rituale tantrico (come la stessa dottrina buddhista) e la partecipazione alle sue iniziazioni traumatiche comportano in una certa misura la cancellazione di ogni struttura sociale e politica ordinaria, asserendo che "coloro che percorrono la via breve, non  hanno bisogno di appoggio dall'esterno". Ai fini tantrici non ha alcuna importanza l'essere un brahamino o un chandala (rappresentante delle classi inferiori). Tutto dipende dal successo nel compiere le complesse operazioni iniziatiche e dall'autorità dell'esperienza trascendente. E' una sorta di "sacralità di sinistra", fondata sulla convinzione dell'insufficienza, della degenerazione e del carattere alienato delle istituzioni sacre ordinarie. In altri termini, l'esoterismo "di sinistra" si oppone all'esoterismo "di destra" non  in quanto ne sia la negazione, ma a causa di una particolare affermazione paradossale, vertente sul carattere autentico dell'esperienza e sul carattere concreto dell'auto-trasformazione. E' evidente che ci troviamo di fronte a questa realtà dell'esoterismo "di sinistra" nel caso di Evola e di quei mistici che sono all'origine delle ideologie socialiste e comuniste. La critica distruttiva verso le Chiese non è mera negazione della religione, è una particolare forma estatica dello spirito religioso, che insiste sulla natura assoluta e concreta dell'auto-trasformazione "qui ed ora". Il fenomeno dei Vecchi Credenti, le auto-immolazioni o lo zelo dei Chiliasti appartengono alla medesima specie. Lo stesso Guénon, in un articolo dal titolo Il quinto Veda,  dedicato al Tantrismo, scrisse che in particolari periodi ciclici, prossimi alla fine dell'Età del Ferro, del Kali-Yuga, molte antiche istituzioni tradizionali perdono la loro forza vitale, e pertanto l'auto-realizzazione metafisica deve trovare  metodi e vie nuove, non ortodosse. Ecco perché - nonostante vi siano solo quattro Veda - la dottrina Tantrica è chiamata "Quinto Veda". In altre parole, via via che le tradizionali istituzioni conservatrici decadono (è il caso della monarchia, della chiesa, della gerarchia sociale, del sistema delle caste, ecc.), assumono un ruolo sempre più di primo piano quelle particolari pratiche iniziatiche, rischiose e pericolose, legate alla "Via della mano sinistra".
Il tradizionalismo tipico del nazional-bolscevismo, nel suo significato più generale, è l'esoterismo "di sinistra", che ricalca nella sostanza i princìpi del kaula tantrico e la dottrina della "trascendenza distruttiva". Razionalismo ed umanismo di stampo individualista hanno colpito a morte  persino quelle oranizzazioni del mondo contemporaneo che nominalmente hanno ancora carattere sacro. Il ristabilimento della Tradizione nelle sue proporzioni reali secondo la via del graduale miglioramento delle condizioni esistenti, è impossibile. Inoltre, ogni appello all'evoluzione e alla gradualità non fa altro che spianare la via all'espansione del liberalismo.  Di conseguenza, la lezione di Evola per i nazional-bolscevichi consiste nell'accentuare quegli elementi direttamente connessi alle dottrine "della mano sinistra", alla realizzazione spirituale traumatica nella concreta esperienza di trasformazione e rivoluzione, al di là di usi e i costumi che hanno perduto ogni giustificazione di ordine sacro.
I nazional-bolscevichi intendono l' "irrazionale" non semplicemente come "non razionale", ma come "attiva ed aggressiva distruzione del razionale", come lotta con la "coscienza quotidiana" (e contro il "comportamento quotidiano"), come immersione nell'elemento della "nuova vita" - quella particolare esistenza magica dell' "uomo differenziato" che ha rigettato ogni divieto e norma esteriore.

Estratto da "Metafisica del nazionalbolscevismo"

Traduzione di Martino Conserva

FONTE:http://www.arctogaia.com/public/it-teor.html

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