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L’ascesa della destra religiosa in America Latina


Di Wayne Madsen

Il recente colpo di Stato in Bolivia che ha rovesciato il Presidente Evo Morales non era solo un normale putsch di destra aiutato e favorito dalla Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, ma anche metteva al potere politici affiliati a un movimento protestante fondamentalista in ascesa in America Latina che può essere definito “cristo-fascista”. Molte delle sette protestanti di estrema destra e al di fuori del mainstream che prendono potere in Guatemala, Colombia, Brasile e ora Bolivia denunciarono il cattolicesimo romano tradizionale in America Latina come eretico e persino filo-comunista. Sulle principali religioni protestanti, le sette fondamentaliste le considerano irrimediabilmente liberali, oltre che eretiche. Il colpo di Stato militare in Bolivia che ha rovesciato il presidente eletto democraticamente Evo Morales comportava un servizio attivo di alto livello e ritirava alti ufficiali delle forze armate boliviane, alcuni addestrati e indottrinati nella famigerata “School of the Americas” degli Stati Uniti, nota dal 2001 come Western Hemisphere Institute for Security Cooperation (WHINSEC), con sede a Fort Benning, in Georgia. Uno dei tirocinanti della School of the Americas era il generale Williams Kaliman, ex-comandante delle forze armate boliviane che ordinò a Morales di dimettersi. Il servizio di Kaliman al colpo di Stato non fu molto apprezzato dai suoi padroni, i cristiani fondamentalisti, tra cui l’attuale presidentessa della Bolivia Jeanine Ánhez Chávez. Una delle sue prime mosse dopo aver preso il potere fu licenziare Kaliman da capo delle forze armate e sostituirlo col generale Carlos Orellana. Ánhez era il secondo vicepresidente del Senato e assunse la presidenza boliviana dopo che Morales e gli alti dirigenti del partito Movimento per il socialismo (MAS) al governo furono costretti a dimettersi dai militari.
In linea coi principi del cristofascismo in America Latina, Ánhez non solo rifiuta il cattolicesimo romano ma anche le credenze tradizionali degli indigeni aymara in Bolivia come “sataniche”. Morales fu il primo nativo aymara ad essere eletto presidente. Durante il suo mandato, Morales migliorò le condizioni di vita degli aymara e degli altri poveri in Bolivia storicamente trattati come cittadini di seconda classe dalla ricca popolazione europea del Paese. Sotto la direzione dei capi golpisti cristo-fascisti, le case di Morales ed altri funzionari del MAS furono saccheggiate dai ribelli e il governo Morales e i funzionari dei media furono attaccati fisicamente. Bolivia TV, Nueva Patria Radio e giornali a sostegno di Morales furono chiusi dai putschisti. La bandiera Wiphala della Bolivia, la seconda bandiera ufficiale della Bolivia che rappresenta le 36 tribù indigene del Paese, fu stata bruciata dai rivoltosi golpisti. Secondo quanto riferito, la pianificazione del colpo di Stato in Bolivia fu sostenuta dal segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo, primo direttore della Central Intelligence Agency del presidente Donald Trump e membro cristo-fascista della deviazione di destra della Chiesa presbiteriana, la Chiesa evangelica presbiteriana. Altri ex-alunni della School of the Americas furono identificati tra i complottisti del colpo di Stato boliviano, tra cui Manfred Reyes Villa, ex-ufficiale, candidato alla presidenza, sindaco di Cochabamba e governatore del dipartimento di Cochabamba, nonché il generale Remberto Siles Vasquez, il colonnello Julio César Maldonado Leoni, il colonnello Oscar Pacello Aguirre e il colonnello Teobaldo Cardozo Guevara.
Uno dei maggiori politici cristo-fascisti che sostenevano il colpo di Stato contro Morales era Luis Fernando Camacho, capo di una dubbia “associazione civica” di Santa Cruz. I media boliviani lo descrissero come “estremista di destra” e “fascista cristiano”. Camacho era anche collegato al croato-boliviano Branko Marinko, fuggito negli Stati Uniti nel 2009 dopo che lui e altri complottardi tentarono di rovesciare il governo del MAS ed assassinare Morales. Le discutibili attività commerciali di Camacho furono denunciate dei “Panama Papers”, che dimostravano che possedeva una società panamense offshore chiamata Navi International Holding SA. Funzionari del governo boliviano fedeli a Evo Morales, costretto a chiedere asilo politico in Messico, sostengono che il colpo di Stato ero supportato a diversi politici stranieri di estrema destra e di destra, tra cui il presidente colombiano Ivan Duque; il suo burattinaio politico, l’ex-presidente colombiano Alvaro Uribe; Il presidente neo-fascista brasiliano Jair Bolsonaro e i senatori degli Stati Uniti Marco Rubio (repubblicano-Florida), Rick Scott (repubblicano-Florida), Ted Cruz (repubblicano-Texas) e Robert Menendez (democratico-New Jersey). Tutti i senatori sono strettamente legati agli oligarchi cubani espatriati che, per la maggior parte, vivono nel sud della Florida.
Il putsch contro Morales ebbe inizio nei ranghi della Policía Nacional de Bolivia (PNB). Il capo della polizia che ordinò la rivolta della polizia è il colonnello Vladimir Calderón, dai forti legami con un gruppo influenzato dalla CIA di Washington, gli Addetti della polizia dell’America Latina negli Stati Uniti d’America (APALA). Poco prima del colpo di Stato, Trump parlò alla Conferenza annuale ed esposizione internazionale dell’Associazione internazionale dei capi della polizia (IACP) a Chicago, altro collegamento della CIA e campo di reclutamento di agenti nella polizia, compresi dell’America Latina. Nel 2018, l’IAPP accolse il colonnello Calderon, il primo capo del colpo di Stato, come membro. Va anche notato che uno dei finanziatori dell’IAPP sia del candidato presidenziale democratico del 2020, la Bloomberg Foundation del candidato Michael Bloomberg.
Il colpo di Stato in Bolivia seguiva il modello delle azioni presidenziali iniziali di Bolsonaro in Brasile. Bolsonaro è un altro fondamentalista cristo-fascista che, sin dalla nomina, lavorò per estromettere Morales dal potere. I primi passi della nuova ministra degli Esteri boliviano, Karen Longaric, fu rompere le relazioni diplomatiche col Venezuela, espellere il personale dell’ambasciata venezuelana, riconoscere l’opposizione del governo venezuelano di Juan Guaido appoggiato dalla CIA, espellere diplomatici cubani e arrestare medici cubani. Le azioni intraprese contro i medici cubani rispecchiano quella di Bolsonaro in Brasile e del presidente Lenin Moreno in Ecuador, che allontanò il proprio Paese dalle politiche progressiste divenendo un cane da guardia di CIA e Pentagono. Il colpo di Stato in Bolivia aveva una strana somiglianza col tentato putsch del 2010 da parte della polizia nazionale ecuadoriana contro il Presidente Rafael Correa, alleato di Morales della Bolivia. Correa fu preso in ostaggio presso l’ospedale della polizia di Quito per gran parte della giornata, per poi essere liberato dai militari ecuadoriani leali.
TRADUZIONE DI ALESSANDRO LATTANZIO PER http://aurorasito.altervista.org/

Turingia e Umbria, due elezioni con analogie significative


Di Domenico Moro- laboratorio-21.it

Domenica si sono tenute due elezioni regionali in Germania e Italia. Le due elezioni hanno interessato regioni piccole, la Turingia e l’Umbria, che hanno rispettivamente due milioni e 900mila abitanti su una popolazione complessiva di 80 e 60 milioni. Ma, malgrado le dimensioni e il fatto che i due Paesi appaiano diversi sotto alcuni aspetti, il risultato delle elezioni rivela interessanti analogie e qualche altrettanto interessante differenza. In generale si può dire che le due elezioni sono significative della crisi politica che investe l’establishment politico europeo. Una crisi che sembrava sventata dai risultati delle elezioni europee, che avevano registrato una tenuta maggiore di quanto ci si aspettasse dei partiti filo-austerity facenti parte dei gruppi del Partito popolare europeo e del Partito socialista europeo.

In primo luogo, va osservato che i partiti che detenevano da lungo tempo la leadership nelle due regioni l’hanno persa cedendo molti voti ad altre forze politiche. A essere penalizzate sono le forze che fanno parte delle coalizioni di governo a livello nazionale e che storicamente si sono fatte promotrici delle politiche di austerity europee. A guadagnare voti, invece, sono soprattutto le forze di estrema destra cosiddette euroscettiche. Il risultato appare, quindi, una bocciatura dei rispettivi governi e delle politiche di austerity e filo-europeiste che stanno mettendo in atto.

In Umbria, regione storicamente rossa, per la prima volta dagli anni ’70 la sinistra non è più al governo.  La sconfitta della coalizione tra Pd e M5s, che avrebbe dovuto replicare su scala locale la coalizione che sostiene il governo Conte bis, è una vera débacle: ben venti punti percentuali (57,55%) separano la neo-governatrice leghista dal candidato di centro-sinistra (37,48%). Ugualmente significativi sono i risultati dei singoli partiti: il Pd scende dal 37,76% al 22,4% e il M5s addirittura dimezza i voti, passando dal 14,55% al 7,4%.

Anche in Germania a perdere sono i partner della coalizione di governo, la Cdu e il partito socialdemocratico (Spd). In Turingia la Cdu di Angela Merkel, già primo partito, scende al terzo posto, passando dal 33% al 21,8% dei voti e la Spd cala dal 12,4% all’8,2%.

A guadagnare, sia in Italia che in Germania sono le forze di estrema destra. In Italia, in un contesto in cui peraltro aumenta la partecipazione al voto, è la Lega di Salvini che si impone, più che raddoppiando i voti dal 13,99% del 2015 al 37% del 2019. Al risultato leghista si aggiunge quello altrettanto positivo di Fratelli d’Italia, che passa dal 6,23% al 10,4%. Anche in Turingia, è l’Afd, partito xenofobo e di estrema destra a più che raddoppiare i propri voti, passando dal 10,6% al 23,4%, e diventando così il secondo partito, scavalcando la Cdu.

Ma esiste una importante differenza tra la Turingia e l’Umbria. Mentre in Umbria la sinistra vera, che non sia quella liberaldemocratica del Pd, è stata del tutto assente, in Turingia le elezioni hanno fatto registrare un ottimo risultato del partito di sinistra radicale, Die Linke, che è addirittura cresciuto dal 28,2% al 31%, posizionandosi al primo posto. Questo significa che c’è spazio per la sinistra, purché questa in Italia come in Germania porti avanti con coerenza le sue posizioni e contrasti il neoliberismo.
Non è un caso che mentre la Spd, che da anni è junior partner della Cdu nei governi tedeschi e di fatto sta implementando le politiche neoliberiste europee, non riesce ad arrestare il calo dei suoi consensi.

Il risultato elettorale in Italia è sicuramente figlio anche della delusione dell’elettorato grillino per il fatto che il M5s si è presentato in coalizione con il Pd, cioè con il partito il cui ultimo governatore era stato costretto alle dimissioni per uno scandalo relativo alla sanità. Per un partito che aveva fatto dell’onestà uno slogan centrale si è trattato di una contraddizione che non ha mancato di avere il suo effetto. Ma non si tratta solo di questo. L’Umbria è la regione del Centro-Nord che si trova più in difficoltà sul piano economico e meno lontana dai bassi livelli economici del Mezzogiorno con un Pil pro capite di appena 24.500 euro contro i 28.500 della media nazionale. Stesso discorso, ma in modo anche più accentuato si può fare per la Turingia, che è una regione dell’ex Germania est. A distanza di trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, di cui si è celebrato l’anniversario pochi giorni fa, i divari tra la parte occidentale e orientale della Germania non sono stati colmati. Le enfatiche celebrazioni del crollo del muro sono del tutto fuori posto. Infatti, si vede a tutt’oggi come l’unificazione sia stata un vera e propria annessione economica da parte della Germania occidentale della Germania orientale, come è stato ben documentato da Vladimiro Giacché in un libro di qualche anno fa e ora riedito. Basti, inoltre, ricordare che Eurostat certifica che il tasso di persone a rischio povertà o esclusione sociale in Turingia è uno dei maggiori della Germania, essendo pari al 22,3% contro una media nazionale del 19%, mentre il Pil pro capite è di 28.900 euro contro i 39.600 della media nazionale.

La crisi delle forze tradizionali del bipolarismo/bipartitismo, che si regge sul centro-sinistra e sul centro-destra, è tutt’altro che terminata. Anzi, il rallentamento economico che sta interessando tutta l’Europa, compresa la Germania, oltre a dimostrare che la crisi strutturale del capitale non è terminata ma si sta ripresentando, dimostra anche che le politiche che l’Europa sta portando aventi sono fallimentari. La crisi politica manifestatasi con le elezioni regionali in Turingia e Umbria è figlia della crisi economica strutturale del capitale e del modo in cui le forze politiche principali stanno affrontandola.

La Lega, così come la Afd, hanno avuto buon gioco a portare avanti la loro propaganda in un tale contesto. L’estrema destra non può essere fermata limitandosi ad agitare lo spettro del fascismo, perché sono le azioni dei governi, e in particolare delle forze della sinistra tradizionale (Pd e Spd), a fornirgli il migliore brodo di coltura per svilupparsi. In questo senso, la pessima manovra economica italiana è caduta a proposito per dimostrare l’incapacità del governo ad affrontare la situazione di grave peggioramento delle condizioni economiche e sociali.


Landini: 'Bisogna sciogliere i partiti che si rifanno al fascismo'


Di Salvatore Santoru

Recentemente l'attuale segretario della Cgil Maurizio Landini ha sostenuto che tutte le organizzazioni che si rifanno al fascismo dovrebbero essere vietate.Più specificatamente, il sindacalista ha dichiarato ciò nell'ambito di un'assemblea tenutasi a Genova e come risposta ad una domanda sui partiti di estrema destra Forza Nuova e CasaPound.

PER APPROFONDIRE:
ARTICOLO SU BLASTING NEWS

Favori in cambio dei soldi russi: un video mette nei guai l'ultradestra austriaca. Governo a rischio


                                                               OPEN

Era uno degli 11 partiti sovranisti attesi sul palco di Milano, insieme alla Lega di Matteo Salvini, per la chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee, ma il Freiheitliche Partei Österreichs (il Partito dell Libertà Austriaco) con molta probabilità non ci sarà più. Il suo leader, Heinz-Christian Strache, è stato ripreso di nascosto a promettere appalti pubblici in cambio di soldi russi.

Lo scandalo 


Der Spiegel ha ottenuto un video del 2017, girato in una lussuosa villa a Ibiza, nel quale Strache è incontenibile: promette a Aljona Makarowa, sedicente nipote di un oligarca russo vicino a Putin, licenze per gioco d'azzardo, la vendita di un vecchio hotel di lusso, contratti per costruire una nuova autostrada, arrivando perfino a suggerire l'acquisizione del Kronen Zeitung, uno dei giornali austriaci più venduti (Strache trova anche il tempo di definire i giornalisti «le troie più grandi del pianeta»).
Accordi da milioni di euro, discussi in un contesto e con delle modalità che Der Spiegeldefinisce da «workshop per una repubblica delle banane»: Strache, uno degli uomini più importanti della scena politica austriaca, spiega a una donna che non conosce quali sono i suoi piani, e quale potrebbe essere per lei il guadagno qualora lo aiutasse a raggiungere il vertice. In più di un'occasione, la donna sottolinea che i soldi potrebbero essere sporchi, ma la cosa non sembra turbare assolutamente Strache.



C'è da dire che al vicecancelliere qualche dubbio viene: dopo sei ore a godersi la tepida serata mediterranea, si fa strada un sospetto. «Trappola, è una trappola...» sussurra a Johann Gudenus, compagno di partito, uomo del FPO in Russia e artefice dell'incontro di Ibiza. «Non è una trappola» gli risponde l'amico, ma qualcuno sta già riprendendo tutto. 
Le registrazioni sono politicamente devastanti. Mostrano la chiara volontà dell'esponente dell'ultradestra austriaca di accettare soldi russi per migliorare i propri risultati elettorali.
Per questo Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung hanno deciso di pubblicare il filmato. La fonte è nota agli editori di entrambe le pubblicazioni, ma è stata protetta dall'anonimato: «Non ci è chiaro chi abbia richiesto di ingannare i politici dell'FPO, né quali fossero le sue motivazioni» scrive Der Spiegel.

Le reazioni


Le motivazioni saranno misteriose, le conseguenze prevedibili: in Austria è piena crisi politica. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz esclude ulteriori collaborazioni con il vicecancelliere e il leader dell'FPÖ Heinz-Christian Strache.
Secondo l'agenzia austriaca APA, Strache si riunirà con il cancelliere e leader del partito conservatore Partito Popolare (OVP), Kurz, alle 11 nella sede del governo.
Tutti i media danno per scontato che il vicecancelliere annuncerà le dimissioni dall'incarico governativo e dalla guida del suo Partito Liberale (PFO), come chiesto ieri dall'opposizione in blocco. Praticamente inevitabili le elezioni anticipate.

In Germania ci sono 12mila estremisti di destra pronti potenzialmente alla violenza

In Germania ci sono 12mila estremisti di destra pronti alla violenza

Di Francesco Boezi

La marcia organizzata in Germania dal partito “Terza via”, quella che si è svolta a Plauen, in Sassonia, pochi giorni fa, ha stimolato il dibattito politologico europeo: stiamo assistendo o no al ripresentarsi di certe istanze? Poi sono emersi alcuni numeri, che segnalano come l’estremismo di destra travalichi i confini simbolici e identitari di cori, divise tamburi. Il ministero dell’Interno teutonico – come riportato dall’Agi – stima l’esistenza di 12.700 militanti pronti a fare uso di violenza. Non sono cifre tirate a caso.1
La stima è stata fatta, come racconta Repubblica, sulla base di un macro dato complessivo: le persone considerate ascrivibili a simpatie neonaziste sono il doppio dei possibili violenti, cioè 24mila. Ma bisogna stare attenti a non fare confusione. Radicalismo ideologico e populismo sono molto diversi. Il secondo differisce dal primo anche per via della connotazione post – ideologica. Gli estremismi sono ancorati al novecento e a piattaforme idealistiche desuete. Il populismo, al contrario, ha fatto del superamento di quel secolo uno dei suoi principali punti di forza.
Sarebbe sbagliato e pressapochista accostare Alternative für Deutschland a certi nostalgismi. Alice Weidel è una leader laica, ha una formazione economicista ed è una donna omosessuale. Niente a che vedere con la narrativa dell’uomo solo al comando. Perché, allora, fenomeni politici come “Terza via” attecchiscono nel Vecchio continente? Lo ha spiegato tempo fa il professor Marco Tarchi. Si può ancora leggere un’intervista a L’Espresso in cui il professore di Scienza Politica dell’Università di Firenze ha elencato le sfide della modernità cui il populismo potrebbe non rispondere in modo esaustivo.
Al centro del ragionamento del politologo c’è lo “sconvolgimento” sociale conseguente alla globalizzazione. Fatto sta che questi 12.700 neonazisti, al di là di tutte le analisi possibili, sono stati individuati. L’attenzione dei tedeschi sugli sviluppi della destra riguarda persino le dinamiche parlamentari, dove ad Afd, che nazista non è, è stato impedito di ottenere, attraverso delle votazioni, lo scranno di vicepresidente del Bundestag, che gli sarebbe spettato de facto. In Germania non ci tengono ad assecondare processi istituzionali che i partiti tradizionali ritengono pericolosi, ma l’ostruzionismo minaccia di produrre un effetto uguale e contrario?
I populisti potrebbero svolgere una funzione d’incubazione, normalizzazione e trasformazione degli estremismi, mentre la costante cacciata dei sovranisti dalle logiche istituzionali polarizza ancora di più il clima. Questa è una delle analisi che, specie la stessa parte populista, presenta. Ma sarà vero? Vedremo, intanto, il responso delle urne la mattina del 27 maggio. Chi si professa antidemocratico, di solito, non prende parte agli appuntamenti elettorali. 

Milano, scontri tra polizia ed estrema destra al corteo per Ramelli: due feriti. Poi trattativa e ‘passeggiata’ autorizzata


Scontri a Milano tra manifestanti dell’estrema destra e la polizia. Il gruppo, circa 300 persone e poi ingrossatosi fino a circa 1000, attorno alle 20.45 ha deciso di sfidare i divieti imposti dalla prefettura, e ha lasciato il presidio organizzato in ricordo di Sergio Ramelli per dirigersi verso il corteo antifascista, organizzato da alcune sigle della sinistra milanese. È stato però bloccato dagli agenti di polizia e carabinieri in assetto antisommossa a circa 300 metri da Piazzale Susa, punto di ritrovo dei militanti, con una carica di alleggerimento. Un manifestante è crollato a terra, probabilmente per un malore, ed è stato soccorso dall’ambulanza. Mentre altri due sono rimasti contusi negli scontri.
Il corteo è stato bloccato su viale Romagna per oltre due ore. Finita l’emergenza legata ai feriti lievi, si è cercato di evitare la prosecuzione del confronto faccia a faccia con il cordone di polizia trovando una soluzione per far proseguire la commemorazione. A chiederlo ai vertici dell’ordine pubblico sono stati i tre deputati di Fdi presenti, Carlo Fidanza, Marco Osnato e Carla Frassinetti, oltre al consigliere regionale della Lega Max Bastoni. Dalla folla alcuni manifestanti hanno urlato: “Fateci andare a onorare il nostro morto“. Alla fine è stato trovato un compromesso: i manifestanti non hanno marciato in corteo ma si sono limitati a una “passeggiata” sul marciapiede per approdare in via Paladini, sotto casa di Ramelli, assassinato 44 anni anni da alcuni esponenti di Avanguardia Operaia. Lì, attorno alle 23, i mille – molti dei quali appartenenti a CasaPound, Forza Nuova e Lealtà Azione – hanno commemorato il giovane con la deposizione di una corona di fiori ed eseguendo il saluto romano durante il rito del “presente”.

Pochi minuti prima, da piazzale Loreto, era partito il corteo antifascista promosso da centri sociali come Cantiere e Lambretta, dal comitato Milano antifascista, antirazzista, meticcia e solidale. Ad aprire la manifestazione lo striscione: “Milano 29 aprile, nazisti no grazie“. Il percorso del corteo è stato cambiato per volere della Questura, che ha motivato la modifica con la “troppa vicinanza” con il raduno di estrema destra, come hanno spiegato i promotori della manifestazione. Il 29 aprile “non deve diventare una data contraltare del 25 aprile, i neo fascisti non hanno diritto di parola – ha scandito al megafono uno dei promotori della manifestazione -. Il problema sono anche i partiti istituzionali che legittimano le forze neo fasciste. Come Salvini che ormai interpreta tutte le parole d’ordine della destra estrema. Noi diciamo no al 29 aprile come celebrazione del fascismo che in Italia è reato”

Verona, polemiche per il concerto della destra radicale in memoria di Jan Palach


Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere il concerto organizzato dalla destra radicale in onore di Jan Palach, il patriota cecoslovacco che si uccise per protesta contro l'invasione sovietica nel 1969.
Tale concerto, riporta il Fatto Quotidiano, ha ricevuto il patrocinio della Provincia e del Comune di Verona ed è organizzato dall'associazione 'Nomos-Terra e Identità'.

Stando sempre a quanto scritto nell'articolo del Fatto, l'associazione è presieduta dall'ex candidato di Forza Nuova Michele Marai e il concerto prevede la partecipazione di alcuni artisti legati al mondo del neofascismo.
Più specificatamente, tra i gruppi che suoneranno ci sarà la storica band folk-rock dell'area 'La Compagnia Dell'Anello' e le band 'rock nazionaliste' Hobbit e Topi Neri nonché il cantautore Gabriele Marconi.

Il concerto era previsto per sabato 19 gennaio 2019 nel teatro Stimate ma, a seguito delle polemiche e delle proteste, è stato sposato al Movieland. Come riporta Verona Network, nelle ultime ore anche il parco divertimenti ha deciso di cancellare l'evento.

Bisogna segnalare che le polemiche hanno raggiunto anche la Repubblica Ceca e, riporta il Corriere, vi è stata una petizione contro il 'concerto nazi-rock' firmata da alcuni senatori. Pochi giorni fa, riporta il Giornale, l'associazione antifascista 'Assemblea 17 Dicembre' aveva criticato il patrocinio dato della Provincia al concerto dei gruppi 'nazi-rock', definizione respinta dal cantante della Compagnia Dell'Anello Marco Bortoluzzi.

CHEMNITZ, nuova protesta dell'estrema destra tedesca

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Di Salvatore Santoru

Circa un migliaio di persone del movimento "Pro Chemnitz" si sono riunite nell'ambito del "dialogo civico" in corso nella cittadina sassone voluto dal ministro e presidente della Sassonia Michael Kretschmer.
Come riporta l'ANSA(1), la manifestazione si sta svolgendo in modo pacifico.

Alcuni giorni fa aveva fatto discutere la protesta avvenuta dopo l'omicidio di un 35enne tedesco-cubano da parte di 2 immigrati di origine mediorientale.
La prima protesta, voluta dal partito della destra populista 'Alternative für Deutschland', era stata tranquilla ma nei giorni seguenti altre manifestazioni organizzate da gruppi estremisti di neonazisti e hooligans hanno provocato caos, scontri e violenze nel confronto di alcuni migranti(2).

NOTE:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/08/30/estrema-destra-di-nuovo-a-chemnitz_8e515686-ee0e-47ba-8721-4ca791a40be1.html

(2) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/08/30/estrema-destra-di-nuovo-a-chemnitz_8e515686-ee0e-47ba-8721-4ca791a40be1.html

MACERATA, FORZA NUOVA NON CONDANNA E SI SCHIERA CON LUCA TRAINI: 'ATTI COME QUESTO SUCCEDONO PER COLPA DELLO STATO CHE ABBANDONA I CITTADINI'

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Di Salvatore Santoru

Quasi tutte le forze politiche hanno deciso di condannare la sparatoria di Macerata, ad eccezione di Forza Nuova.
Più nello specifico, il partito di estrema destra ha emesso un comunicato in cui si afferma che l'atto di Luca Traini è stato conseguenza del sempre più forte clima di tensione che interessa l'Italia e che azioni come questa succedono quando le istituzioni abbandonano i cittadini.
PER APPROFONDIRE, ARTICOLO SU BLASTING NEWS.

Nello stesso comunicato, Forza Nuova si è resa disponibile al pagamento delle spese legali dello stesso Traini.

BUSTO ARSIZIO, BOLDRINI SU CASAPOUND: 'Non bisogna votarli'

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Di Salvatore Santoru

Laura Boldrini ha recentemente criticato CasaPound Italia.
La critica è avvenuta durante un discorso della stessa presidentessa della Camera a Busto Arsizio e si è focalizzata sui metodi e il linguaggio del movimento di estrema destra romano(per approfondire, consiglio questo articolo su Blasting News).

La Boldrini ha esortato i cittadini a non votare CasaPound in quanto si rifà al fascismo e, sempre stando a quanto detto dalla presidentessa della Camera, avrebbe metodi antidemocratici e violenti.
Non si è fatta attendere la risposta del segretario del movimento di destra radicale Simone Di Stefano, il quale ha sostenuto che CasaPound non vuole utilizzare violenza fisica in Parlamento ma ha anche sostenuto che i politici 'traditori della patria' debbano stare in guardia.

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NOTE:

(1)https://video.repubblica.it/dossier/elezioni-politiche-2018/elezioni-boldrini-su-casapound-promettono-ceffoni-in-parlamento-e-inneggiano-al-fascismo-su-fb/295668/296284

(2)http://it.blastingnews.com/politica/2018/01/boldrini-su-casapound-promettono-ceffoni-in-parlamento-non-bisogna-votarli-002328115.html

(3)http://www.ilgiornale.it/news/cronache/stefano-replica-boldrini-i-traditori-patria-stiano-bene-1488360.html

Polonia, gruppo di estrema destra simula una 'forca' contro sei eurodeputati in piazza

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Di Salvatore Santoru

Sta facendo discutere l'azione del movimento politico di estrema destra polacco Falange Nazional Radicale (ONR-Falanga) fatto nella città di Katowice. Alcuni militanti del movimento di estrema destra hanno simulato delle "forche" con le foto di sei eurodeputati appartenenti al partito d'opposizione di centrodestra e democratico-cristiano 'Piattaforma Civica'.

PER APPROFONDIRE:

http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/polonia-forca-contro-sei-eurodeputati-in-piazza-002199037.html

In Polonia 60mila persone hanno partecipato a una marcia nazionalista

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https://www.tpi.it/2017/11/12/polonia-marcia-nazionalista-indipendenza

Decine di migliaia di persone hanno aderito a una marcia nazionalista che si è tenuta l’11 novembre a Varsavia, nel giorno dell’Indipendenza della Polonia. Secondo le autorità sono stati 60mila i partecipanti.

I manifestanti, in maggioranza di estrema destra, hanno intonato slogan religiosi come “Dio, onore, paese” e cori razzisti tra cui “Polonia pura, Polonia bianca”.
Una contro-protesta “antifascista” ha attirato circa 2.000 persone.
La marcia ha attirato agitatori di estrema destra da altri paesi europei, tra cui Tommy Robinson dal Regno Unito, fondatore del movimento English Defence League, un gruppo di protesta di estrema destra e l’italiano Roberto Fiore, leader del movimento di estrema destra Forza Nuova.

Hanno preso parte all’evento anche i sostenitori del Diritto e Giustizia, il partito di governo. Il corteo ha marciato per dirsi contrario all’islamizzazione della Polonia e dell’Europa in generale.
Il giorno dell’Indipendenza Nazionale della Polonia si celebra ogni anno l’11 novembre. Il paese commemora l’anniversario della Seconda Repubblica di Polonia, 123 anni dopo la spartizione della Polonia nel 1795 da parte di Russia, Prussia e Austria.
Il presidente della Repubblica Andrzej Duda ha presieduto una cerimonia ufficiale.

IL MOVIMENTO GENERAZIONE IDENTITARIA: 'Non siamo un gruppo neonazista'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente si è sentito parlare dell'avanzata del movimento Generazione Identitaria.
Tale movimento è stato indubbiamente interprete dell'avanzata dell'identitarismo populista attuale e diventando noto all'opinione pubblica e ai media. Tale movimento è considerato controverso ed è visto come decisamente estremo nelle sue prese di posizione e a volte nei mass media viene associato ai movimenti neonazisti e neofascisti. 

PER APPROFONDIRE,ARTICOLO SU BLASTING NEWS

Proprio su ciò, lo stesso movimento ha sostenuto sui social di non avere a che fare con il neonazismo e che la sua 'battaglia identitaria' è oltre la dicotomia destra/sinistra.

Indubbiamente, c'è da dire che è vero che diverse parole d'ordine e molti membri di Generazione Identitaria provengono chiaramente dalle file dell'estrema destra e dalla destra radicale così com'è vero che(nonostante ciò) non si può associare totalmente il fenomeno dell'attuale identitarismo all'estrema destra classica ma,semmai, è da sostenere che la crescente popolarità di Generazione Identitaria e dell'identitarismo da essa propugnato rientri nell'avanzata di un certo populismo identitario attuale, perlopiù sostenuto da formazioni di destra radicale e di estrema destra ma di per sé(come fenomeno politico) non del tutto catalogabile nella sola politica dell'estrema destra o anche nella stessa dicotomia destra/sinistra classica.

NOTA:

(1) http://it.blastingnews.com/politica/2017/11/il-movimento-generazione-identitaria-non-siamo-neonazisti-002148361.html

Forza Nuova lancia marcia su Roma per il 28 ottobre (95 anni dopo Mussolini). La sinistra protesta: “Minniti la vieti”

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Si chiama Marcia dei patriotiForza Nuova ha organizzato un corteo a Roma “contro un governo illegittimo, per dire definitivamente no allo Ius Soli e per fermare violenze e stupri da parte degli immigrati che hanno preso d’assalto la nostra Patria“. L’iniziativa del partito di estrema destra ha una data simbolica: il 28 ottobre, lo stesso giorno che nel 1922 vedeva sfilare per le strade della Capitale 25mila camicie nere del Partito nazionale fascista. La manifestazione cade nell’anno del 95esimo anniversario dell’evento che ha poi aperto le porte al Ventennio mussolinianoPdSinistra italiana e Possibile chiedono ufficialmente al ministro dell’Interno Minniti di bloccare l’iniziativa. La sindaca Virgina Raggi ha twittato: “La #MarciaSuRoma non può e non deve ripetersi”.


“Bandiere, striscioni, auto, pullman, benzina”, è stato l’appello ai “patrioti” lanciato su Facebook dell’organizzazione di ispirazione fascista. L’invito ha collezionato già moltissimi like. Si rivolge al “compatriota” e chiede un “sostegno concreto“. “Non si può mancare stavolta” si legge tra i commenti, “marciare per non marcire!” scrive un utente. “Il Molise ci sarà”, “Milano presente”, “e andiamo!”.  Al momento non è chiaro se il partito guidato da Roberto Fiore abbia avuto il via libera per la “marcia”. 

SPAGNA, MILITANTI DI ESTREMA DESTRA PROTESTANO CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA: VIDEO



Di Salvatore Santoru

Circa 1000 manifestanti appartenenti all'estrema destra spagnola hanno manifestato contro l'indipendenza della Catalogna a Madrid.
Nel video, il servizio di "Ruptly Tv" sulla manifestazione, servizio ripreso per finalità informative sul canale Youtube di "Informazione Consapevole".

Le Pen a controvertice delle destre: 'Europa si sveglierà nel 2017'

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http://www.askanews.it/esteri/le-pen-a-controvertice-delle-destre-europa-si-svegliera-nel-2017_711987821.htm


La leader del Front National Marine Le Pen, che aspira alla presidenza francese, ha detto al controvertice delle destre populiste europee in corso a Coblenza, in Germania, che il 2017 porterà un vento di cambiamento in Europa. Incoraggiata dalla Brexit e dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa, la leader del aprtito di estrema destra ha detto che gli elettori in Francia, Germania e Olanda respingeranno lo status quo. "Il 2016 è stato l'anno in cui si è svegliato il mondo anglosassone, sono certa che la gente in Europa continentale si sveglierà" ha detto Le Pen davanti a una platea in festa nella città sulle rive del Reno. "Non è più una questione di se, ma di quando" ha aggiunto in un discorso che a toccato i soliti temi cari all'estrema destra, no all'immigrazione, all'euro e ai confini liberi.
Battezzata il "controsummit europeo", la riunione di Coblenza vede la partecipazione di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, di Frauke Petry del partito anti-migranti tedesco(AfD), dell'olandese Geert Wilders, capo dell'anti-islamico partito della Libertà, di Harald Vilimsky, segretario del partito della Libertà austriaco. La conferenza si tiene all'indomani dell'inaugurazione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, con un'agenda nazionalista ispirata al motto "America first". I partecipanti al controvertice non hanno mai nascosto la loro ammirazione per il miliardario, approdato alla Casa bianca navigando sull'onda del malcontento per l'immigrazione e della rabbia anti-establishment.
"Ieri una nuova America, oggi Coblenza, domani una nuova Europa" ha detto Wilders tra gli scroscianti applausi di una folla di 800 persone. "Siamo all'inizio di una primavera patriottica". Il carismatico parlamentare olandese è in testa nei sondaggi in vista delle elezioni politiche nel suo Paese, ma difficilmente troverà i partner di coalizione che gli saranno necessari per governare.
Il congresso di Coblenza è stato organizzato dal gruppo Europa delle nazioni e della libertà del parlamento europeo, fondato da Le Pen nel 2015 e forte di una quarantina di eurodeputati da nove Paesi. Una riunione dei politici più controversi d'Europa ha scatenato non poche polemiche in Germania. Le autorità di Coblenza si preparano a una grossa manifestazione di protesta nel pomeriggio, organizzata da sinistre, partiti tradizionali e sindacati. Sono stati schierati oltre mille agenti. Sotto lo striscione "Coblenza resta colorata, non c'è spazio per il populismo di destra" i manifestanti intendono suonare l'Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven fuori dalla sala congressi dove è in corso il controvertice. Il vicecancelliere Sigmar Gabriel, del partito socialdemocratico, parteciperà alla manifestazione, il premier lussemburghese Jean Asselborn parlerà alla folla.
La cancelliera Angela Merkel ha escluso un incontro con Le Pen e il suo portavoce ha detto che le le politiche dell'estrema destra francese non hanno nulla che fare con quelle di Berlino. La leader del Front National ha replicato piccata su Twitter: "Vado in Germania per incontrare il suo futuro, l'AfD, non il passato, la CDU", il partito di Merkel.
Prima del congresso il marito di Petry, l'europarlamentare dell'AfD Marcus Pretzell, aveva sollevato varia critiche annunciando che ad alcuni media tedeschi era stato vietato l'accesso alla sala. La stessa Petry è stata criticata per la partecipazione al convegno da una parte del suo partito, che trova la Le Pen troppo di destra e teme un'ulteriore deriva dell'AfD verso posizioni estreme. Il partito è nato come anti-euro, ma ha avuto fortuna scagliandosi contro la politica liberale sull'immigrazione di Merkel.
(fonte Afp)

La mappa dell’ultradestra europea

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Di Alessandra Benignetti
Con la sconfitta di Hofer, la marcia della destra nazionalista ed euroscettica ha subito una battuta d’arresto. Ma secondo il leader dell’FPÖ, Heinz-Christian Strache, quello ottenuto da Hofer è comunque un risultato che “ha fatto storia”. E in effetti, il dato che rimane è quello della crisi dei partiti tradizionali. In Austria, il partito Popolare austriaco e il partito Socialdemocratico, dopo queste elezioni, si scoprono sempre meno influenti. A sconfiggere il candidato presidente dell’FPÖ, è stato, infatti, un candidato indipendente, Van Der Bellen, non riconducibile all’establishment tradizionale. Nel primo turno delle elezioni presidenziali, infatti, lo scorso 24 aprile, il 35% degli austriaci votò per il candidato dell’ FPÖ, che, resta, dunque, il partito più votato in Austria. I candidati del partito Popolare e dell’Spd austriaco, non sono andati oltre l’11%, mentre Van Der Bellen, ottenne, al primo turno, soltanto il 21% delle preferenze. Per questo, il capo del gruppo parlamentare dell’Spd, Thomas Oppermann, oggi ha ricordato all’agenzia tedesca Dpa, che non bisogna sottovalutare il fatto che “oltre il 48% degli austriaci abbiano votato per i populisti di destra”.
Partiti come l’FPÖ, sottolinea il New York Times, sono in crescita in tutta Europa. E in alcuni Paesi, come l’Austria, puntano a sfidare direttamente l’establishment liberale, proponendo soluzioni alternative e radicali su migranti, crisi economica e disoccupazione, con cui guadagnano sempre maggiore consenso nella classe media, tra i giovani e tra i lavoratori. Ecco una mappa dell’ultradestra euroscettica in Europa, Paese per Paese. 
Germania

A Berlino uno degli “incubi” di Angela Merkel, ha quarant’anni, gli occhi verdi e un fisico minuto. Si chiama Frauke Petry ed è la leader di Alternative für Deutschland, il  partito nazionalista ed euroscettico, a metà fra Tea Party e Front National, che punta a vincere le elezioni in Germania nel settembre del 2017. La chiusura delle frontiere, l’uscita dall’euro, un minore interventismo statale in economia, una politica a favore della natalità e la ripresa del dialogo con la Russia, sono alcuni degli elementi chiave nella ricetta politica dell’AfD. Che, complice la crisi migratoria, cresce sempre di più nei sondaggi. Anche se la Cdu resta in vantaggio nelle rilevazioni, seguita dall’Spd, Alternative für Deutschland, a tre anni dalla sua nascita, è diventato il terzo partito in Germania, con il 15% delle preferenze. Una crescita testimoniata anche dai risultati ottenuti negli ultimi appuntamenti elettorali, come quello nel Länder di Meclemburgo-Pomerania, dove l’AfD ha ottenuto il 20,8% dei consensi, superando di due punti il partito della Cancelliera, o quello nella città-Stato di Berlino, dove il partito anti-Islam e anti-migranti guidato dalla Petry, ha superato il 14%.

Francia

Era già successo nel 2002, quando suo padre, Jean-Marie Le Pen, candidato del Front National, si giocò la partita per la presidenza, sfidando al ballottaggio Jacques Chirac. Ora sua figlia Marine, ci riprova. Ma, secondo alcuni analisti, questa volta potrebbe essere lei ad avere la meglio, e battere il candidato repubblicano, conservatore, Francois Fillon, al ballottaggio per le presidenziali del prossimo 7 maggio. Con Marine, infatti, il FN fondato nel 1972 da Jean-Marie Le Pen, si è rifatto il look, e in breve tempo, si è trasformato nel partito delle periferie, degli emarginati, dei disoccupati, degli esclusi. È diventato, insomma, il partito dei francesi e, cinque anni dopo l’inizio dell’era Marine, il primo partito di Francia. La Francia della crisi economica, del terrorismo jihadista e delle banlieu musulmane, che, con Marine Le Pen, punta a recuperare la propria  sovranità nazionale. Il programma politico con cui la leader del FN correrà alle presidenziali del 2017 verrà reso pubblico soltanto il prossimo febbraio. Ma tra i punti cardine del programma di Marine Le Pen ci saranno sicuramente l’uscita dall’euro, dall’Ue e dalla Nato, in favore di un asse Parigi-Berlino-Mosca, il rifiuto dell’austerity e della globalizzazione, la chiusura delle frontiere e la difesa dell’identità europea contro l’Islam.

Olanda

In Olanda il Partito delle Libertà di Geert Wilders, secondo gli ultimi sondaggi, sarà il più votato nelle elezioni politiche che si terranno il 15 marzo del prossimo anno. Ammiratore di Donald Trump e schierato contro l’Islam e l’immigrazione, Geert Wilders è attualmente sotto processo per aver detto di volere “meno marocchini nei Paesi Bassi”. Segnali euroscettici da Amsterdam erano arrivati, del resto, già lo scorso aprile, quando più del 60% degli olandesi aveva votato, con un referendum, contro l’accordo fra Ue e Ucraina.

Grecia

Sull’onda delle proteste per la crisi economica e l’austerity, Alba Dorata, il movimento fondato nel 1980 dall’attuale leader Nikólaos Michaloliákos, fa il suo ingresso nel parlamento di Atene, per la prima volta, nel 2012. Partito nazionalista che si ispira all’ideologia di Ioannis Metaxas, Alba Dorata è il terzo partito in Grecia, con oltre il 6%. Ha ottenuto, dopo le elezioni del 2015, 18 seggi nel Parlamento greco e, nel 2014, 3 seggi al Parlamento Europeo. A seguito all’omicidio del rapper Pavlos Fissas, avvenuto nel settembre del 2013, per mano di un simpatizzante del partito Giorgos Roupakias, reo confesso, l’intera leadership di Alba Dorata fu arrestata con l’accusa di associazione a delinquere. Il processo, per 69 imputati, iniziò solo dopo le elezioni politiche del 2015. Nel novembre del 2013, due militanti ventenni del partito, Giorgos Fountoulis e Manolis Kapelonis, furono uccisi a colpi di pistola da un commando all’esterno di una delle sedi del partito ad Atene. Ad oggi sono ancora sconosciuti i responsabili dell’omicidio dei due ragazzi. A votare Alba Dorata, per le sue posizioni anti-austerity, contro i migranti, il crimine e l’illegalità, sono i greci più poveri, messi in ginocchio dalla crisi economica.


Ungheria

Nonostante Viktor Orbán, pur vantando un passato politico da liberale, sia considerato un radicale a Bruxelles, a sfidare il premier, in Ungheria, c’è un partito che si attesta su posizioni ancora più radicali di quelle del partito di governo, Fidesz. Con il 25% dei consensi Jobbik è, infatti, il primo partito di opposizione in Ungheria. Contro l’immigrazione e per la chiusura delle frontiere, è stato il partito di Gabor Vona a chiedere, nel 2015, la costruzione del muro anti-migranti, poi realizzato dal governo di Budapest al confine con la Serbia. Tra le battaglie politiche di Jobbik c’è quella per la protezione delle minoranze ungheresi all’estero e per la difesa della famiglia tradizionale. Sul fronte delle relazioni internazionali il partito è a favore di una politica equilibrata, che passa per il dialogo con i grandi vicini strategici, Russia e Turchia, fino all’apertura recente verso l’America. Congratulandosi con il presidente americano Trump dopo la sua elezione, Jobbik ha, infatti, auspicato per il futuro “una crescita nelle relazioni tra Budapest e Washington”.

FONTE:http://www.occhidellaguerra.it/la-mappa-dellultra-destra-in-europa/

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