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Uniti per la legalità per ricordare Paolo Borsellino e le vittime della strage di Via D'Amelio- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare la Strage di Via
D’Amelio (19 luglio 1992) in cui furono tragicamente assassinati il giudice Paolo Borsellino e alcuni agenti
della sua scorta (Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina) e
promuovere azioni di sensibilizzazione inerenti a tale ricorrenza.

L’avvicinamento alla verità rispetto a una vicenda così drammatica e destabilizzante per il nostro Paese si sta
costruendo in tappe infinite ma inesorabili:
- Il 6 maggio 2002 “Bisogna che cerchino i veri mandanti delle stragi. La mafia ha fornito solo la
manovalanza”, si esprime con queste parole Giovanna Maggiani, Presidente dell’associazione dei
familiari, vittime della strage di via dei Georgofili.
- Il 20 gennaio 2010 dopo aver sottoposto le parole di Gaspare Spatuzza a rigorosissimo vaglio, la
Procura di Caltanissetta ritiene che le dichiarazioni in questione siano dotate della necessaria
credibilità e siano ampiamente riscontrate dalle attività di indagine svolta. Egli non solo si accusa
della strage, ma ne ricostruisce la vera dinamica e consente così la scarcerazione di sette persone
innocenti, e rivelando l’inattendibilità di Vincenzo Scarantino (falso pentito).
(Dalla richiesta del programma di protezione di Gaspare Spatuzza).

- Il 5 giugno 2020 la Procura di Messina chiede l’archiviazione dell’inchiesta sul depistaggio delle
indagini sulla strage aperta a carico degli ex pm, e dei poliziotti del gruppo investigativo Falcone-
Borsellino, ai quali si contestava il reato di concorso in calunnia, aggravato dall’aver favorito Cosa
Nostra.
Da tali brevi cenni, quello che è stato definito dalle sentenze come “uno dei più gravi depistaggi della storia
giudiziaria d’Italia” permane, vergognosamente, ancora un mistero. Ma fortunatamente la libertà, la giustizia,
il coraggio e il rigore morale, cioè quegli ideali che animavano Paolo Borsellino e ai quali egli improntò tutta
la sua esistenza, a 28 anni di distanza dalla strage di via D’Amelio, costituiscono ancora i pilastri su cui
fondare il ricordo nella memoria collettiva del Paese, rimanendo un esempio per le giovani generazioni.
Oggi diventa fondamentale per onorare i martiri della legalità chiedere:
- alle istituzioni di promuovere, sostenere e ricercare fino in fondo la verità assoluta.
- all’opinione pubblica di pretendere di conoscere la vera storia del depistaggio che ha “coperto” i mandanti
di via D’Amelio, attraverso un falso pentito, Vicenzo Scarantino, e una mendace versione sulla strage, la
quale ha condotto inizialmente ad accusare, mediante pressioni e minacce, tre balordi di borgata di essere i
manovali della mattanza, ma successivamente è stata archiviata dalle nuove rivelazioni del collaboratore di
giustizia Gaspare Spatuzza.

C’è in gioco la credibilità dello Stato; soprattutto in una fase delicatissima della lotta alla mafia e in un Paese
in cui si continua a non voler capire che la mafia è il problema numero uno.
Perché secondo la Procura di Caltanissetta, gli investigatori hanno voluto imbastire una così perversa
sceneggiatura?
Due sono le ipotesi:
1) La ragion di Stato, la fretta di trovare presto un colpevole e rassicurare l’opinione pubblica e
rafforzare la credibilità dello Stato.
2) La volontà di orientare con consapevolezza, sia i magistrati che gli investigatori, verso un obiettivo
minimalista (manovalanza criminale), distogliendo così l’attenzione dai veri mandanti occulti
(livello politico).
La seconda ipotesi è molto più inquietante della prima, tanto che, secondo gli inquirenti, potrebbero essere
entrati in gioco esponenti deviati dei servizi segreti, al punto da far chiedere alle due Procure, di Caltanissetta
e di Palermo, di eliminare il segreto su alcuni fascicoli riservati.
Come Coordinamento Nazionale dei diritti umani, vogliamo ricordare:
- che è in corso un processo importante di civilizzazione del Paese, nel senso che la società civile va
senz’altro verso una minore mafiosità diffusa, viviamo un’evoluzione storica della coscienza civile
collettiva, che va però rafforzata e consolidata. Un merito va alla scuola con i numerosi e ormai
onnipresenti progetti di educazione alla legalità.

Le istituzioni scolastiche, in verità, non fanno altro che seguire il dettato di Paolo Borsellino; egli
infatti sosteneva che solo una rivoluzione culturale potesse sconfiggere la mafia e solo la scuola
potesse fornire ai giovani gli strumenti culturali idonei per reagire e per non essere indifferenti al
fenomeno mafioso.
- Il CNDDU ormai da anni mantiene vive le parole di Borsellino, nelle aule di tutta Italia, raccontando
la storia esemplare di uomini e donne che hanno reagito all’arroganza e alla potenza mafiosa con le
“armi” del rigore e del sacrificio, con il 41 Bis, con la confisca dei beni ai mafiosi, con il
maxiprocesso, e con la netta convinzione di stare dalla parte giusta senza compromessi di sorta.
- Rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime di mafia, specialmente
ai congiunti di coloro che hanno perso la vita nella strage di via D’Amelio, associandoci alla
battaglia condotta da Salvatore Borsellino in nome della trasparenza e legalità, perché la giustizia
possa diventare collante, ideale, alimento, di una nuova società più equa e sana.
“La lotta alla mafia, il primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata,
non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale,
che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno
appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col
male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di
libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi,
della complicità.” (Paolo Borsellino)

Prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

Commemorazione giudice Ferlaino vittima di mafia e solidarietà a Gratteri- COMUNICATO CNDDU


Comunicato stampa - Commemorazione giudice Francesco Ferlaino vittima di mafia e solidarietà a Nicola Gratteri procuratore di Catanzaro

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani intende commemorare la figura del
giudice Francesco Ferlaino, ucciso dalla ndrangheta sotto casa, in località Nicastro, una frazione di Lamezia
Terme, alle 13:30 del 3 luglio 1975, a colpi di lupara. L’impegno del magistrato fu essenziale nel contrastare
il fenomeno delle organizzazioni criminali in diversi settori economici chiave della società; si occupò anche
di alcuni importanti processi alla mafia siciliana trasferiti in Calabria per legittima suspicione. Ferlaino fu
animato da un alto senso dello Stato sia nelle occasioni pubbliche che private, che lo determinò con tenacia
ad affrontare una realtà malavitosa negata, tentacolare, oscura e proprio per questo più insidiosa.
Dall’inchiesta sulla sua morte risulta che nessuno ha pagato.

 Era un uomo solo in un contesto difficile. In un
contesto in cui la vita di un giudice onesto valeva molto poco, dove le relazioni sociali / economiche erano
viziate dalla collusione ed evasione.
Lo Stato, da allora, ha reagito grazie all’operato di uomini coraggiosi (magistrati, poliziotti, carabinieri,
finanza etc.) che sono morti in nome del proprio dovere; fortunatamente anche tanti eventi positivi hanno
contrassegnato la marcia dolorosa ma inesorabile della legalità.
Ora si apprende che il giudice Nicola Gratteri qualche giorno fa sarebbe stato oggetto di un piano criminale
finalizzato al suo assassinio.

Il CNDDU esprime la massima solidarietà nei confronti del procuratore di Catanzaro e nel contempo
manifesta piena fiducia nel suo lavoro.
La cultura della legalità si alimenta nelle aule scolastiche attraverso l’introiezione delle regole giuridiche e
dei diritti umani; proprio per questo confidiamo nell’impegno degli insegnanti al fine di arginare
l’abbandono e la dispersione scolastica nonché veicolare valori civici condivisi.
Ci auguriamo che il dottor Gratteri possa continuare a lavorare in sicurezza per la collettività.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

Anniversario esecuzione di stampo mafioso dei carabinieri Mario D’Aleo, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende commemorare il
capitano Mario D'Aleo, l'appuntato Giuseppe Bommarito e il carabiniere Pietro Morici caduti in un
agguato di stampo mafioso il 13 giugno del 1983 a Palermo.

Perché furono uccisi? Da quello che si apprende dalle inchieste dell'epoca il capitano D'Aleo nel
suo ruolo era una persona rigorosa e rispettosa delle regole. Non era disposto a scendere a
compromessi di nessun tipo in in un territorio dove la mafia dettava legge e corrompeva o
minacciava i non allineati. Da qui una sorte segnata.

Ricordiamo con commozione tutti gli uomini dello Stato che sono impegnati quotidianamente a
difendere i cittadini a rischio della propria incolumità.
In tale giorno, si invitano gli utenti dei social network a formare una sorta di catena digitale,
postando immagini e frasi relative alla difesa della legalità e contro le organizzazioni criminali
organizzate, e invitando i propri amici ad aderire: ciascuno diventa protagonista attivo della propria
consapevolezza civica e non semplice spettatore passivo.

Essere cittadino significa anche diffondere ideali, spunti di riflessione e modelli di comportamento
eticamente validi, avvalendosi anche dei linguaggi digitali. Si spera così di coinvolgere le giovani
generazioni, ma anche gli adulti, in una costruzione di idee e scambi culturali più profonda e
significativa rispetto a tanti post, in alcuni casi davvero superflui, quando non diseducativi.
Creare un’onda di commenti, considerazioni e immagini da condividere con il maggior numero di
persone possibili, dando vita ad un’azione di impegno civile è il fine ultimo dell’iniziativa, per
“marciare” idealmente tutti uniti verso un unico obiettivo: l’affermazione della legalità come
principio fondante della libertà.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Film su Felicia Impastato- COMUNICATO CNDDU


Il CNDDU suggerisce a tutti gli studenti italiani la visione del film Felicia Impastato, diretto da
Gianfranco Albano, che andrà in onda venerdì in prima serata su RAI UNO.
La pellicola è importante per riflettere sul tema dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva
in vista della Giornata nazionale della Legalità.

L’esperienza umana della protagonista, Felicia Impastato, mamma di Peppino Impastato, veicola
una serie di valori, concetti, contenuti etici di notevole impatto emotivo. La storia di una madre,
che, come un’eroina della tragedia greca, persegue caparbiamente la verità, scontrandosi contro
apparati burocratici corrotti e organizzazioni criminali pervasive, evoca con rara efficacia
comunicativa e potenza tutta la sete di giustizia e il desiderio di rivalsa del cittadino onesto e ferito
contro lo strapotere degli “intoccabili”.

Approfondire la tematica della legalità, attraverso linguaggi molteplici, è fondamentale e le giovani
generazioni hanno bisogno, mediante l’azione sinergica delle famiglie e della scuola, di improntare
la loro crescita morale e culturale sulle solide basi della democrazia, della condivisione, della
solidarietà, del rispetto, del dialogo e dell’accoglienza.
Sviluppare una mentalità responsabilmente civica significa operare giorno dopo giorno con rispetto
dello Stato e della nostra Costituzione e soprattutto credere nelle proprie possibilità e nei valori che
incarnano l’essenza della “civitas”.
“Tenete sempre la testa alta e la schiena dritta!” Felicia Bartolotta Impastato

Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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FOTO: https://twitter.com

Giornata nazionale della legalità- COMUNICATO CNDDU


La Giornata nazionale della legalità viene celebrata il 23 maggio, data in cui si verificò nel 1992 la strage di
Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (anche lei magistrato) e gli
agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. 

Il Coordinamento nazionale docenti
della disciplina dei diritti umani, come ogni anno, invita studenti e docenti ad avviare in occasione di tale
ricorrenza percorsi didattici afferenti alla tematica in oggetto, seguendo quanto indicato dal MIUR e dalla
Fondazione “Giovanni Falcone”.

Riteniamo che l’educazione alla legalità costituisca il principio fondante dell’intera struttura sociale;
attraverso le attività idonee, con la formazione e i progetti, si deve mirare a far progredire culturalmente e
eticamente i futuri cittadini; onde favorire l’assunzione di responsabilità di ciascuno rispetto alla tutela dei
beni di tutti.

Con l’emergenza Coronavirus e l’impoverimento del tessuto socio-economico in molte realtà del nostro
Paese, il pericolo di un rafforzamento pervasivo del sistema criminale è sempre più realistico. Spaccio di
stupefacenti, riciclo di denaro, gestione appalti, prestiti usurai e finanza occulta sono alcune delle attività con
cui la malavita prospera, approfittando anche dell’impiego di molte unità operative delle forze dell’ordine
nell’azione necessaria di contenimento della pandemia.
Fino a dieci anni fa, sembrava impossibile parlare di alcune regioni come terra di mafia; adesso invece
bisogna affrontare con forza e decisione tale minaccia in tutta Italia. Il problema più grave sta nel
minimizzare la portata del fenomeno.

Solo a titolo esemplificativo, si rileva che in Toscana tra le imprese di turismo e servizi, si registra che sei
imprenditori su dieci lamentano un peggioramento dei livelli di sicurezza rispetto al passato. Abusivismo,
furti, contraffazioni, rapine, usura, ed estorsione sono i reati la cui percezione risulta aumentata in modo
significativo in relazione alla media nazionale. Basta fare qualche ricerca sulle operazioni condotte con
successo delle forze dell’ordine, per scoprire che talvolta anche gli imprenditori non sono sempre vittime ma
complici.

Si palesa, dunque, la necessità di gettare il seme della cultura della legalità e dell’etica nell’impresa: diventa
fondamentale l’introiezione da parte dei giovani di comportamenti imprenditoriali responsabili, ispirati alla
conoscenza, al rispetto e alla necessità di una formazione culturale improntata al rispetto delle norme
giuridiche.
La scuola è al centro di relazioni tra i diversi attori sociali e cerca un sostegno anche esterno quando decide
di sviluppare i percorsi formativi e orientativi; a questo fine possono essere utilissimi i rapporti con le
Camere di commercio, viste come casa delle imprese, luoghi deputati a registrare la nascita e la vita delle
imprese secondo regole di trasparenza del mercato e legalità. Il registro delle imprese deve essere conosciuto
dagli studenti come un formidabile supporto per la legalità e per la lotta alla criminalità, come lo strumento
di anagrafe che contiene le informazioni ufficiali su tutte le aziende italiane e dunque veicolo di trasparenza e
pubblicità gestito dalle Camere di commercio.

La scuola contribuisce al dialogo tra giovani e le forze dell’ordine. Sicurezza e legalità devono essere
considerati obiettivi primari per la collettività; infatti i costi pagati a causa delle irregolarità sono altissimi
per l’economia: tasse evase, sfruttamento di persone, sottrazione di ricchezza alle imprese, ai lavoratori e allo
Stato indeboliscono le risorse italiane.
Il Coordinamento invita gli istituti scolastici di primo e secondo grado ad avviare iniziative da sviluppare
attraverso la DAD che portino i nostri discenti a conoscere le principali organizzazioni criminali e gli effetti
prodotti da tali ramificazioni sulla società civile.
Ogni classe coinvolta potrà approfondire alcuni temi specifici della legalità e restituire elaborati personali
sulla piattaforma digitale G. Suite: corti, temi, riflessioni sulle vittime di mafia come G. Falcone e P.
Borsellino.
Segnaliamo il pregevole progetto di educazione alla legalità proposto dal CNDDU ed avviato dall’ISI Pertini
di Lucca, denominato “Aziende giuste”, promosso dalla Dirigente prof.ssa Daniela Venturi e teso alla
creazione di un data base di aziende del territorio, rilevate sulla base di indicatori sintetici del rispetto di
elevati standard di legalità da parte delle imprese, ed alla attribuzione di un rating per ciascuna impresa
analizzata dalla classe 5 B. Il progetto, già avviato dell’anno scolastico 2018/2019, viene ogni anno arricchito dai contributi degli studenti nelle tematiche relative alla responsabilità sociale delle imprese.
Durante i mesi di aprile e maggio del corrente anno, mediante la modalità della didattica a distanza, gli
alunni stanno lavorando attraverso una classe virtuale (classroom).
Il flash mob proposto dal Coordinamento è quello di pubblicare nella Classroom l’immagine di Falcone e
Borsellino sotto cui ogni studente potrà scrivere una breve frase ricordo. Gli insegnanti potranno segnalare
l’iniziativa, attraverso lo screenshot, l’evento al nostro CNDDU (coordinamentodirittiumani@gmail.it).
L’hashtag della giornata è #onestiforever.

prof. Romano Pesavento e prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie-COMUNICATO CNDDU


Come tutti gli anni, anche questo 21 marzo sarà celebrata la Giornata della memoria e dell’impegno in
ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

La manifestazione, organizzata da Libera, associazione fondata da don Luigi Ciotti nel 1995, prende il via il
primo giorno di primavera, perché si risvegli in quel giorno, oltre alla natura, anche il bisogno di verità e di
giustizia, e nasce dal dolore della mamma di Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci.
Egli veniva ricordato insieme ai suoi sfortunati colleghi con questa formula: “gli uomini della scorta”, ed
ecco che il dolore di una madre, non sentendo nemmeno pronunciare il nome del proprio figlio morto in
quella terribile strage, diventava lacerante e insopportabile.
Da questa esigenza nasce l’iniziativa di ricordare, quasi come in una preghiera, i nomi di tutte le vittime di
mafia, per ricordare, per non farli morire mai, almeno nei nostri cuori. Il primo marzo del 2017, con voto
unanime della Camera dei Deputati, è stata approvate la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21
marzo quale “giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia”.

L’incontro, quest’anno è stato spostato per motivi di sicurezza sanitaria e per i rischi connessi all’emergenza
Coronavirus al 23-24 ottobre, a Palermo, ma nonostante la situazione il Governo ha dato risalto su tutte le
reti nazionali alla Giornata del 21 marzo, in modo da condividere le tematiche in oggetto in tutto il territorio
nazionale.
È molto importante che ciascuno individualmente in ogni luogo ricordi i nomi delle vittime innocenti delle
mafie; si rifletta sullo stato della lotta al crimine organizzato anche sul proprio territorio, nella
consapevolezza che nessuna regione ne è immune, e che solo lo sviluppo di forti anticorpi, può salvarci dalla
prepotenza e dal dominio delle mafie.

Ben vengano dunque, tutte quelle iniziative, che in ogni scuola, tramite la didattica a distanza, invitano ad
adottare il nome di una vittima innocente in modo da approfondirne la storia da parte di alunni e docenti, e
creare elaborati che possano farne rivivere la memoria come simbolo di consapevolezza e solidarietà.
Il Coordinamento Nazionale dei docenti della disciplina diritti umani incoraggia e apprezza tutte le iniziative
scolastiche atte a costruire percorsi di cittadinanza attiva, di educazione alla legalità e memoria collettiva
vigile.

Dietro ogni nome e cognome dei martiri della legalità ci sono esseri umani che hanno avuto amore per il
bene comune e hanno vissuto e speso passioni per affermare il loro senso di libertà a costo della propria vita.
I giovani devono sapere, che in tutto il Paese, le mafie accumulano enormi ricchezze attraverso vecchie e
nuove pratiche illegali: il traffico di stupefacenti, i rifiuti tossici, il riciclaggio di denaro sporco reinvestito in
raffinatissime operazioni finanziarie, i traffici di esseri umani, le estorsioni, la contraffazione, e che il loro
crescente potere consente di spadroneggiare, eliminando gli onesti e corrompendo anche i vertici più alti del
Paese (colletti bianchi), con la forza di un enorme patrimonio di denaro sporco.
In questi anni le mafie hanno purtroppo modificato il loro modo di agire, divenendo ancor più pericolose di
prima; esse sono infatti, sempre più invisibili ma molto più invasive e presenti ormai in quasi tutte le regioni
d’Italia.

Le mafie si sono globalizzate, non si uccide più, ma con gli enormi capitali accumulati, esse allargano la loro
influenza e rafforzano relazioni e consenso sociali. Le organizzazioni criminali tendono a creare una zona
grigia pericolosa e corrosiva delle fondamenta legali e democratiche di una comunità.
Le mafie hanno la capacità di comprare le attività imprenditoriali (più di 5000 ristoranti del nord sono di
proprietà malavitosa), di corrompere sia i piccoli che i grandi funzionari dello Stato, di offrire servizi che non
sempre vengono imposti, ma spesso sono accettati ben volentieri da imprenditori senza scrupoli.

Come le mafie si sono globalizzate, occorre che si estenda e si globalizzi anche l’antimafia delle istituzioni e
dei cittadini. Non ci stancheremo mai di ricordare che il seme della legalità e della consapevolezza si getta
proprio nelle scuole di ogni ordine e grado, e dunque procediamo in avanti verso il 21 marzo 2020, in
autonomia, verso la promozione di percorsi laboratoriali, e di attività che possano far crescere negli
studenti, il senso di impegno e di responsabilità, in modo che nessuna vittima delle mafie sia morto invano.
Il CNDDU inoltre propone che ogni Classroom della G-Suite sia dedicata ad un martire della legalità
“Il più grande difetto della società italiana è di essere senza memoria” Leonardo Sciascia

Prof.ssa Daniela Provenzano
CNDDU

Capitano Ultimo, la sua protesta contro la revoca della scorta: ‘No mobbing di Stato’

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Una serie di tweet, con la stessa frase che ritorna: “No mobbing di Stato”. Alla vigilia della revoca della sua scorta disposta dall’Ucis(Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) il colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio, noto come Capitano Ultimo, che nel 1993 arrestò Totò Riina, protesta così contro la decisione presa il 31 luglio scorso e che domani 3 settembre, nell’anniversario dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, diventerà effettiva. Il colonnello ha organizzato proprio per domani sera alla Casa Famiglia Capitano Ultimo, a Roma, “una serata per ricordare l’esempio di un combattenteabbandonato nella lotta alla mafia, lontano dai palazzi del potere, con la gente umile, con le famiglie”. Ci sarà anche la figlia di Dalla Chiesa, Rita, che proprio nei giorni scorsi ha denunciato la decisione sulla revoca della scorta.

De Caprio ha goduto fino ad oggi di una protezione del quarto livello, il più basso, che consiste in un’auto non blindata ed una persona di scorta. Da domani l’ufficiale sarà dunque senza tutela e si è così sfogato con una serie di tweet. “I peggiori sono sempre quelli che rimangono alla finestra a guardare come andrà a finire. Sempre tutti uniti contro la mafia di RiinaBagarella. No omertà, no mobbing di Stato”. Ultimo chiede anche polemicamente “chi ha visto il comandante dei carabinieri Giovanni Nistri?”. Dal Comando generale dell’Arma precisano che “la decisione sulla scorta non compete al comandante generale”. Infine, De Caprio ringrazia gli oltre 10mila firmatari della petizione promossa sulla piattaforma change.org per chiedere “il mantenimento della tutela”.
E trova sostegno anche in Parlamento con la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e la deputata di Forza Italia Jole Santelli che chiedono al ministro dell’Interno Matteo Salvini di intervenire. Nei giorni scorsi il titolare del Viminale aveva puntualizzato di non poter intervenire direttamente, come ministro, sull’assegnazione del personale di scorta, ma aveva promesso di chiedere “informazioni per capirne di più” sul caso.

Giovanni Falcone, il buco nelle agende elettroniche e il mistero del viaggio negli Usa: tutti i rebus 26 anni dopo la strage

 L’autore ha studiato per otto anni le agende elettroniche del giudice, entrate e uscite troppo rapidamente dai processi sulla strage di Capaci, nonostante le richieste di approfondimento dei due consulenti che se ne occuparono, le cui perizie furono depositate nel 1992. Sono l’ingegnere Luciano Petrini (assassinato nel 1996, il colpevole non è mai stato preso) e il vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi.
Dall’analisi delle agende, l’autore rivela un particolare inquietante inerente il marzo del 1992, quando una “circolare dei prefetti” allertava su un piano di destabilizzazione volto a colpire l’Italia, con attentati (puntualmente avvenuti) tra marzo e luglio. La notizia era emersa il 18 marzo (dopo il delitto di Salvo Lima del 12 marzo) giorno in cui Falcone si trovava a Palermo con Paolo Borsellino e con il presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Ma stranamente entrambe le agende elettroniche del giudice, su cui era annotato ogni suo impegno (perfino successivi alla sua morte) solo nel mese di marzo 1992 risultano completamente vuote. Nell’intero mese di marzo, quello dell’allarme sulla destabilizzazione dell’Italia, Falcone non risulta aver annotato nulla (nemmeno l’impegno con Cossiga e Borsellino) in alcuna delle sue inseparabili agende. E dire che il giudice rimase molto colpito dall’assassinio di Lima, tanto da scrivere su La Stampa: “Il rapporto si è invertito: ora è la mafia che vuole comandare. E se la politica non obbedisce, la mafia si apre la strada da sola”. Eppure sui suoi diari elettronici non appuntò nulla. Perché? E cos’accadde?

Ma non solo. Perché l’autore ricostruisce come Genchi e Petrini avessero recuperato l’appunto di un impegno a Washington di Falcone, datato tra la fine di aprile e gli inizi di maggio 1992. L’episodio fu sempre seccamente smentito dal ministero della giustizia nonostante diversi testimoni italiani e americani ne avessero parlato ben prima che i consulenti recuperassero l’appunto. Dal confronto tra le agende elettroniche e le dichiarazioni in aula dei testimoni, l’autore ha scoperto tuttavia come nessuno sappia ancora dire dove si trovasse Falcone tra fine aprile 1992 e i primi giorni di maggio, quando i suoi cellulari non chiamarono né ricevettero telefonate. Sullo sfondo spunta l’ipotesi di un incontro con Tommaso Buscetta perché, tempo dopo, il pentito, dal suo rifugio negli Stati Uniti fu in grado di profetizzare le stragi del 1993 al patrimonio artistico italiano prima ancora che i corleonesi decidessero di attuarlo. Cosa sapeva Buscetta? E perché lo sapeva? Era al corrente di un piano di destabilizzazione dell’Italia e ne aveva messo al corrente il giudice?

Matteo Salvini all'Agi: "I voti dei mafiosi mi fanno schifo, non li voglio"

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Giù il cappello a quei giornalisti (pochi per la verità) che fanno ancora un lavoro di inchiesta e a quei magistrati che fanno antimafia in silenzio e senza tanti proclami. Io ho sempre detto nella mia campagna elettorale che non voglio i voti dei mafiosi, perchè mi fanno schifo".In collegamento telefonico con l'Agi, Matteo Salvini parla così sul tema del giornalismo e delle mafie.
"Mi sento molto meglio se chi puzza di mafia - ha sottolineato ancora Salvini - sta lontano da me. Serve, dunque, molta attenzione ma anche una buona dose di fortuna se è vero che a volte capita di incontrare insospettabili vicini alla malavita".

Ostia, partita la marcia per la legalità. Raggi: “Manifestazione dei cittadini, non siamo qui per la campagna elettorale”

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Cittadini in strada a Ostia, dove è in corso la marcia per la legalità. In centinaia sfilano in corteo dopo l’aggressione di Roberto Spada ai danni di una troupe televisiva della Rai. Diversi i cori scanditi da adulti, famiglie e ragazze presenti nelle vie del X Municipio: “Siamo tutti contro la mafia”, “Ostia libera” a “Casa, cultura, solidarietà e la mafia sparirà”.
Del corteo fa parte anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che ha lanciato sui social l’hashtag #fuorilamafiadaroma: “È una manifestazione dei cittadini – ha detto a RaiNews24 – Ho cercato di rilanciare e dare voce all’appello della gente che vuole contrastare criminalità e mafie”. La marcia era stata promossa dal laboratorio civico di don Di Donno e a cui hanno aderito diverse forze politiche e associative. Adulti e ragazzi espongono diversi striscioni di condanna per la mafia, ma richiedono fermamente anche una maggiore presenza delle istituzioni.
Tra le forze politiche presenti, tutte senza bandiere, oltre al M5s ci sono Mdp e Sinistra Italiana: “Solo la mobilitazione dei cittadini può riportare la legalità a Ostia, diventata negli ultimi anni una terra di nessuno. Spetta allo Stato decidersi a intervenire – dice la capogruppo di Si al Senato, Loredana De Petris – Questo chiedono i cittadini che oggi manifestano dopo la vergognosa aggressione contro un giornalista, compiuta evidentemente nella certezza dell’impunità“.
Assente invece il centrodestra che ha giudicato “di parte” la manifestazione. Anche il Pd ha detto no, annunciando la propria presenza al corteo organizzato dalla Fnsi, il sindacato dei giornalisti, giovedì prossimo. “L’assenza del Pd? Oggi non voglio fare polemiche – ha risposto la sindaca a chi le chiedeva un commento sull’assenza dei dem – Tra l’altro noi saremo anche alla manifestazione indetta da Libera ed Fnsi perché la mafia è qualcosa che si deve combattere quotidianamente”.
“Questa è una manifestazione aperta a tutti”, ha ribadito la Raggi che non ha voluto parlare del ballottaggio previsto per il 19 novembre nel X Municipio e che vedrà coinvolta la candidata del M5s. Lungo il corteo anche qualche cartello contro la sindaca (“Raggi, ma quale passeggiata: Ostia è abbandonata) e diversi inviti all’arrivo della Raggi a non posizionarsi in testa al corteo. “Non potevo non esserci. Siamo qui tra i cittadini e questa è una bella risposta – ha aggiunto – Quello che è avvenuto è stato vergognoso e le istituzioni hanno il dovere di reagire per testimoniare che Roma e Ostia ancora di più sono contro la mafia”.
Centinaia i ragazzi e gli adulti che sfilano per le vie del municipio romano. “Io abito a Ostia antica e cerco di fare del posto in cui vivo un posto migliore – racconta una mamma – L’aggressione al giornalista è una cosa che non può essere tollerata ma, insomma, è la punta dell’iceberg“. In corteo anche molti studenti: “Siamo qui per dire no alla violenza e alla mafia che forse in questo municipio si è un po’ allargata per colpa di uno Stato che forse è stato un po’ assente – spiega Gianluca – Non è questa la Ostia che vogliamo, le istituzioni siano più presenti. Non vogliamo un lungomuro ma un lungomare”.

L'ALLARME DELL'ANTIMAFIA: 'L'INFILTRAZIONE DELLA NDRANGHETA E' OVUNQUE'

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Di Salvatore Santoru

Allarme della Direzione Nazionale Dell'AntiMafia: la ndrangheta è fortemente infiltrata un pò ovunque in Italia e nel mondo.
Secondo l'allarme dell'antimafia l'organizzazione mafiosa si sarebbe infiltrata e avrebbe allacciato rapporti nel mondo nelle istituzioni,dei servizi segreti e della massoneria.
Inoltre,secondo l'AntiMafia un'importante settore in cui è coinvolta l'organizzazione mafiosa è quello dell'immondizia,stando a quanto riportato da "Rai News"(1).

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1)http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/mafie-ndrangheta-istituzioni-camorra-38ce9945-93cf-4270-bfb7-25435990723c.html?refresh_ce

I sassaresi Nasodoble tra i vincitori del premio “Musica contro le mafie”





http://www.sardanews.it/183072-cazz-boh-dei-nasodoble-vince-il-premio-musica-contro-le-mafie

Il video “Cazz boh” dei sassaresi Nasodoble vince la sesta edizione del Premio “Musica contro le mafie”. La band, arrivata prima a pari merito con il brano dei Dinastia “Chi gliel’ha fatto fare”, verrà premiata e si esibirà presso Casa Sanremo durante i giorni del Festival della canzone italiana.
“Musica contro le mafie”, consorso organizzato dall’omonima associazione, è una competizione riservata ad artisti che diffondono messaggi positivi e a brani che sostengono la cultura della legalità e che hanno contenuti a favore della Memoria, Denuncia, Giustizia Sociale, Resistenza e Libertà. Il progetto è stato ideato, organizzato e sviluppato da MkRecords sotto l’egida di Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), con la partnership di Club Tenco e Casa Sanremo.
Per la Giuria il brano “Cazz boh” dei Nasodoble è «una riflessione sarcastica condita da un amaro riso sardonico e mette a fuoco il disastro politico, sociale, mafioso, militare e industriale della Sardegna e dell’Italia tutta negli anni zero».

Camorra, operazione contro "i capelloni" vicini al clan Mazzarella

Camorra, undici fermi a Napoli:
sgominato il clan dei "capelloni"


http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/campania/camorra-undici-fermi-a-napoli-sgominato-il-clan-dei-capelloni-_2137174-201502a.shtml

La polizia ha fermato a Napoli 11 persone sospettate di appartenere al gruppo camorristico della famiglia Buonerba, detti "i capelloni", legata al clan Mazzarella. I reati contestati sono associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentativo di omicidio, porto e detenzione illegale di arma da fuoco nel tentativo di strappare al cartello camorristico Sibillo-Giuliano-Brunetti-Amirante la gestione di droga ed estorsioni.





Tra i fermati vi sono anche i presunti mandanti ed esecutori materiali dell'omicidio di Salvatore D'Alpino e del ferimento di Sabatino Caldarelli, avvenuti a Napoli il 30 luglio, e i presunti esecutori materiali del tentativo di omicidio di Giuseppe Memoli, il 9 agosto. Agli atti dell'indagine figurano numerosissime intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese che documentano nei dettagli le attività illecite. Durante le perquisizioni sono state trovate alcuni armi ed è stato sequestrato un ordigno rudimentale ad alto potenziale.

Formia: ucciso nel suo studio l'avvocato-blogger antimafia Mario Piccolino

Formia, ucciso nel suo studio avvocato Mario Piccolino. Blogger pro legalità

Di Andrea Palladino

Un unico colpo, diretto alla testa. Mario Piccolino è morto così, mentre si trovava nel suo studio di Formia. La vittima aveva 71 anni, era un avvocato e un noto blogger di freevillage.itdove pubblicava articoli contro le mafie, indiscrezioni e commenti politici. Un omicidio avvenuto in una città ad alto tasso mafioso, in un territorio – quella di Latina – che Carmine Schiavone chiamava semplicemente “provincia di Casale”, dove da tempo vivono moltissimi esponenti storici dei principali clan dell’agro-aversano.
Piccolino è stato colpito nel suo studio in pieno centro, poco dopo le 17. Un uomo a volto scoperto, di statura media, vestito con una bermuda militare, ha chiesto di lui ad un giovane ingegnere che divideva lo studio con l’avvocato, presentandosi come un cliente. Il testimone ha raccontato di aver sentito prima una breve discussione e poi un unico colpo di arma da fuoco, che ha freddato la vittima. Secondo i primi rilievi l’omicida avrebbe utilizzato una parabellum 9×21.
La squadra mobile di Latina sta ascoltando in queste ore i testimoni, per cercare di dare un volto ed una identità al killer. Al momento c’è grande cautela sui possibili moventi dell’omicidio. Non viene scartata la ritorsione da parte di uno dei tanti clan di camorra che da anni vivono e operano a Formia, considerata fin dagli anni ’80 la “Svizzera dei Casalesi”. Gli investigatori stanno valutando anche la pista di una vendetta da parte di un cliente dell’avvocato, molto conosciuto in città. Nel 2009 Piccolino era già stato aggredito, colpito con un cric sul volto da un uomo che si era introdotto nello studio. L’aggressore è stato poi identificato comeAngelo Bardellino e successivamente rinviato a giudizio.
Formia in questi ultimi mesi sta vivendo un periodo di particolare tensione. Solo qualche giorno fa un giornalista della testatah24notizie.com è stato aggredito in città da un imprenditore. Il comune di Formia ha comunicato che per domani è previsto un consiglio comunale straordinario.

Quei 57 giorni tra Falcone e Borsellino che cambiarono una generazione


Di Nicola Lagioia
Per gli sguardi consapevoli, la morte di Giovanni Falcone fu l’ennesimo capitolo del romanzo delle stragi. Uno dei più dolorosi, eppure scritto nello stile (inchiostro simpatico compreso) che caratterizza altri disastri nazionali.
I distratti quel giorno caddero dalle nuvole. I volenterosi carnefici della repubblica cominciarono a insabbiare. Le prefiche in gessato strepitarono per coprire certi rivelatori rumori di fondo. I veri uomini di stato cercarono al contrario di arrestare disperatamente una macchina narrativa ormai più grande di loro. Gli altri adulti responsabili presero atto con contrizione di ciò che, a saper leggere i segnali, era nell’aria già da mesi. Ma per la generazione che nel 1992 si affacciava alla vita, nei cinquantasette giorni che separarono Capaci da via D’Amelio si consumò la fiducia nelle istituzioni che la scuola, la televisione – e per i più fortunati la famiglia – avevano provato a inculcare in chi, da lì a poco, avrebbe cominciato a scorticarsi le nocche bussando alla porta dell’età adulta. All’epoca avevo diciannove anni.
“Lo stato si è estinto”, titolava un numero del Male nel 1978. In Italia lo stato esiste quando esiste. È una luminaria a corrente alternata. Una commedia teatrale in cui certi personaggi, per rimanere se stessi, sono costretti a saltare da un ruolo all’altro di continuo. Tutto ciò è faticoso. I cambi di costume sono frequenti e concitati, le maestranze non sempre tengono il passo, e certi attori rischiano di essere sorpresi nella loro nudità di carni in movimento. Tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992, in Italia il cambio di scena si consumò a sipario spalancato. Il che fu orribile, perché la flaccida e sconcia debolezza di ciò che avrebbe dovuto rappresentarci fu sotto gli occhi di tutti.
Non bisogna smettere di ricordare che Falcone e Borsellino diventarono eroi nazionali soltanto dopo la loro morte. Prima, erano stati continuo oggetto di veleni, sospetti, maldicenze che, tutte insieme, rafforzarono l’intreccio che portò alla loro fine. Vennero accusati di protagonismo, vanità, scarso senso dello stato. Quando, il 21 giugno del 1989 (il cosiddetto attentato dell’Addaura) la polizia ritrovò 58 cartucce di esplosivo in un borsone lasciato nella spiaggetta antistante la villa che Falcone aveva preso in affitto, ci fu chi disse che l’attentato il magistrato se lo era organizzato da solo per farsi pubblicità.
Molti ricordano la puntata del Maurizio Costanzo Show (gemellata per l’occasione con Samarcanda di Michele Santoro) in cui, alla presenza di Giovanni Falcone, un giovane Totò Cuffaro inveì scompostamente sostenendo che i discorsi sulla mafia che si stavano facendo quella sera erano lesivi della dignità della Sicilia: “C’è in atto una volgare aggressione alla classe dirigente migliore che abbia la Democrazia Cristiana in Sicilia! L’avete costruita sapientemente!”, sbraitò.
Non accusava in via diretta Falcone, ma la cattiva rifrittura del discorso sui “professionisti dell’antimafia” era lampante.

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