Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Tecnologia. Mostra tutti i post

Non ci sarà più la morte e vivremo meglio: il futuro è transumano? (La rivoluzione tecnologica del 21 ° secolo sta trasformando la vita dell’uomo in tutto il mondo)



Di Robin Mc Kie


È un obiettivo che ci piace? I sostenitori del transumanesimo credono che saremo ripagari in modo spettacolare se andremo oltre le barriere e della natura e i limiti dell’uomo normale. Ma questo solleverebbe una serie di problemi etici e seri dilemmi. Come si legge nel libro di O’Connell, le ambizioni del transumanesimo adesso stanno facendo emergere una nuova agenda intellettuale. Ma questo è solo l’inizio del dibattito.
Non c’è dubbio che il modo per migliorare l’essere umano sta diventando sempre più sofisticato – come sarà dimostrato alla mostra The Future Starts Here che si apre al V & A museum di Londra questa settimana. Gli articoli esposti in fiera includeranno  degli “abiti potenziati” prodotti dalla società USA Seismic.  Abiti che possono essere indossati sotto i normali vestiti e che permettono di aiutare il corpo umano con la biomeccanica, offrendo agli utenti – in genere anziani – una discreta forza per alzarsi da una sedia, per salire le scale o per restare in piedi per lunghi periodi.
In molti casi questi approcci tecnologici o medici sono stati inventati per aiutare feriti, malati o anziani, ma poi vengono usati da gente sana o da giovani per migliorare il loro stile di vita e le loro prestazioni. Una Droga come la Eritropoietina (EPO) aumenta la produzione di globuli rossi nei pazienti con una forma grave di anemia, ma è anche considerata un additivo illecito se usata dagli atleti per migliorare la capacità del loro flusso sanguigno e per portare ossigeno ai muscoli.
La domanda è: quando la tecnologia raggiunge un certo livello, sarà etico permettere ai chirurghi di sostituire gli arti naturali di un uomo, con delle lame in fibra di carbonio, per poter vincere una medaglia d’oro? Whitby è sicuro che molti atleti chiederanno di sottoporsi a queste operazioni chirurgiche. “Certo è che se una operazione del genere viene mi richiesta prima che una qualsiasi commissione etica mi abbia convinto del contrario di quanto io credo, non la prenderei nemmeno in considerazione. È un’idea ripugnante – sostituire un arto sano per una gloria transitoria. ”


Traduzione di Bosque Primario per comedonchisciotte.org

https://comedonchisciotte.org/non-ci-sara-piu-la-morte-e-vivremo-meglio-il-futuro-e-transumano/

Il nuovo radar della Cina che può cambiare il clima


Di Lorenzo Vita
La Cina sta costruendo un nuovo sistema radar a Sanya, sul Mar Cinese Meridionale, che preoccupa Stati e scienziati.
Il motivo della preoccupazione è che, tra i vari possibili impieghi, sia civili che militari, potrebbe esserci anche la manipolazione del clima e la capacità di causare disastri naturali. 
Si potrebbe pensare a teorie cospirazioniste o a film di fantascienza. Ed in molti casi è vero. Ma, come spiega il South China Morning Post, i rischi non sono pochi. E sono molti i critici del progetto che temono un suo utilizzo che possa creare disagi alle telecomunicazioni così come al clima.

Il clima e i militari

Non è la prima volta che si parla di manipolazione del clima come arma. Molto spesso il confine tra l’informazione e il cospirazionismo è labile. Ma è anche difficile comprendere il limite fra sistema scientifici che studiano la meteorologia e sue applicazioni in campo bellico. Specialmente se la tecnologia e i finanziamenti sono forniti in larghissima parte dalle Difese nazionali.
Gli scienziati tendono a evitare allarmismi. La tecnologia non sembra ancora arrivata a questi livelli. Tuttavia anche le forze armate statunitensi hanno lavorato su tecnologie geo-ingegneristiche simili. E così hanno fatto anche altre potenze militari, tra cui la Russia.
Nel momento in cui si utilizzano queste tecnologie a scopo civili, è difficile capire poi se possano essere sfruttate anche per scopi militari, colpendo gli altri Stati e giocando, in fin dei conti, ad essere Dio.

Il progetto cinese

La Cina possiede già un sistema simile nella provincia sud-occidentale dello Yunnan. Il dispositivo, situato a Qujing, viene utilizzato per studiare la ionosfera e rilevare bersagli estremamente piccoli come satelliti e frammenti di detriti.
Il nuovo progetto ha una componente sia civile che militare. Ed è importante che la sede sia Sanya, base navale della Cina che ospita una flotta di sottomarini nucleari.
Secondo le fonti del South China Morning Post, il nuovo dispositivo, noto come High-powered Incoherent Scatter Radar, “sarebbe in grado di influenzare il flusso e riflusso di particelle subatomiche fino a Singapore, una distanza di oltre 2mila chilometri“.
Questo fattore, renderebbe il radar il sistema più potente di tutto il Mar Cinese Meridionale. E se anche non andasse a modificare i fenomeni climatici, la sua capacità desta allarme soprattutto per i risvolti in chiave strategica.
Gli Stati Uniti, proprio per questo motivo, sono preoccupati dai disastri naturali, quanto dalla possibilità che questo radar possa creare un vero e proprio “buco nero” atmosferico che colpisca tutta la rete di comunicazioni militari, in particolare per i sottomarini. Dando un vantaggio strategico enorme in un’area del Pacifico che è fondamentale.
“La macchina lavora generando impulsi di energia elettromagnetica e li irradia nella ionosfera, uno strato dell’atmosfera che può riflettere le onde radio grazie ad un’alta concentrazione di ioni ed elettroni”, spiegano al quotidiano di Hong Kong. “Analizzando le onde radio che rimbalzano sulle particelle, i ricercatori possono misurare con precisione il disturbo nella ionosfera causato dall’attività cosmica”.
In quel caso, le onde potrebbero essere utilizzate per colpire le immagini radar o dei satelliti. Ma soprattutto, spiegano, queste onde potrebbero percorrere distanze lunghissime nelle profondità oceaniche. In questo caso, gli scopi potrebbero essere due. Il primo, inviare istruzioni ai sottomarini senza bisogno che questi si avvicinino alla superficie dell’acqua. Il secondo, è quello di colpire le istruzioni inviate ai sottomarini nemici.

Il parallelo con il progetto Haarp

L’impianto Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) di Gakona, in Alaska, nasce per uno scopo simile. 
L’impianto invia onde radio nella ionosfera studiandone le reazioni dopo l’impatto con lo strato dell’atmosfera. Anche in questo caso, lo scopo principale è quello di studiare metodi per migliorare le prestazioni dei satelliti ma anche la comunicazioni con la flotta di sottomarini.
Ma anche per Haarp, le critiche su un possibile utilizzo come “superarma” che potesse influenzare il clima ma anche la salute delle persone sono state molte.  Alcune di alto profilo scientifico, altre molto più complottiste. Ma la differenza è che, mentre la Difesa Usa ha registrato dei tagli, il ministero della Difesa cinese ha dato un forte impulso finanziario a questo tipo di progetti. E il Pentagono vuole vederci chiaro.

Gran Bretagna, è stata stampata la prima cornea in 3D. È stata ottenuta con cellule staminali


Di Salvatore Santoru

È stata stampata la prima cornea in 3D.
Essa, come riporta l'Huff Post(1), è stata ottenuta con uno speciale bio-inchiostro fatto di cellule staminali umane e da sostanza aggreganti. 

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.huffingtonpost.it/2018/05/30/stampata-la-prima-cornea-in-3d-ottenuta-con-staminali-umane_a_23446719/

Google vuole rimpiazzare gli SMS

Risultati immagini per RCS google
Google è al lavoro su un ultimo disperato tentativo di risolvere un problema con cui fa i conti da anni: offrire un unico e chiaro sistema per scambiarsi messaggi tramite Android. L’idea è farlo con un approccio radicale e molto ambizioso: uccidere gli SMS per come li conosciamo oggi e rimpiazzarli con un nuovo “standard” che si chiama RCS, disponibile da un decennio e sostanzialmente abbandonato a se stesso.


 Google in un certo senso rinuncerà ad avere una propria app come iMessage su iOS (Apple) o Facebook Messenger, delegando agli operatori telefonici buona parte della gestione degli scambi di messaggi su Android. Il sistema si chiamerà semplicemente “Chat” e porterà probabilmente alla fine di altri esperimenti tentati di recente da Google, compresa l’app per messaggi Allo su cui riponeva molte speranze. La novità è stata raccontata in un lungo articolo da Dieter Bohn di The Verge, che ha avuto informazioni in esclusiva da Google e ha avuto la possibilità di vedere una prima versione del nuovo sistema.
Formalmente Chat non è una nuova applicazione, ma un modo diverso di far funzionare “Messaggi”, l’app predefinita di Android. È basata su Rich Communications Services (RCS), sistema proposto per la prima volta nel 2007 per aggiornare quello degli SMS, dando la possibilità di avere messaggi senza il limite dei 160 caratteri e più ricchi di contenuti multimediali evitando gli MMS, che non hanno mai preso molto piede (soprattutto per gli alti costi richiesti dai gestori per il loro utilizzo).
Anche se gli utenti non noteranno molte differenze, almeno all’inizio, Chat è un cambiamento molto importante per il mercato della telefonia: il servizio non è sotto il controllo di Google, ma degli operatori telefonici. L’introduzione del nuovo sistema non avverrà quindi nello stesso momento per tutti i proprietari di uno smartphone Android: il passaggio dipenderà dai tempi e dalle modalità scelte dai singoli operatori. Google cercherà comunque di coordinare l’iniziativa il più possibile e, secondo diversi osservatori, si è infilata in un’avventura difficile e piena di imprevisti.
Google è riuscita nello sforzo di mettere d’accordo 50 tra i più grandi operatori di telefonia mobile al mondo e una decina di produttori di smartphone, che come noto si fanno una concorrenza piuttosto spietata per prevalere in un mercato molto competitivo. Hanno tutti concordato sull’adozione del nuovo standard, ma è difficile prevedere quale sarà il loro impegno effettivo. A giudicare dagli insuccessi degli ultimi anni, Google non aveva comunque molte alternative.
La storia delle app di Google per scambiarsi messaggi è costellata di grandi lanci commerciali e cocenti insuccessi. Nel 2005 Google Talk fu accolto con favore perché offriva un sistema semplice per conversare online, utilizzando il proprio account Google. Le cose si fecero più complicate tre anni dopo, quando arrivò Android e la società pensò di offrire Google Talk sugli smartphone, oltre al servizio SMS. Fu allora che iniziò a diventare evidente un problema rimasto irrisolto per quasi dieci anni: più app per messaggi prodotte dalla stessa società, Google, e fonte di continua confusione tra gli utenti, perché sostanzialmente facevano le stesse cose, ma in modi diversi.
Nel 2011 Google complicò ulteriormente le cose con il lancio di Google+, il suo fallimentare social network. Aveva al suo interno un sistema di chat e uno per le videoconferenze tramite la nuova app Hangouts. Due anni dopo Google provò a mettere ordine lanciando Google+ Hangouts, app che metteva insieme altri precedenti sistemi per scambiarsi i messaggi. Poi nel 2016 tentò nuovamente di rilanciare i suoi servizi di chat, anche vista la concorrenza di iMessage su iOS, WhatsApp e le altre applicazioni per la messaggistica su Android. Presentò prima Messenger su Android per i soli SMS, segnando la fine parziale di Hangouts, in seguito annunciò due nuove app: Allo per scriversi e Duo per le videochiamate. La prima non ha mai ottenuto un vero successo mentre la seconda ha avuto qualche risultato positivo in più, soprattutto perché rendeva possibile l’avvio di chiamate video in modo molto semplice non solo tra telefoni Android, ma anche tra Android e iOS.
Google sembra avere preso infine coscienza dei numerosi fallimenti sei mesi fa, quando ha incaricato Anil Sabharwal di provare a risolvere una volta per tutte il problema. Sabharwal lavora in Google da diversi anni ed è considerato il principale artefice del successo di Google Foto, servizio per conservare le proprie fotografie online, cercarle e consultarle facilmente e condividerle con i propri amici. A The Verge, Sabharwal ha raccontato di essersi messo al lavoro cercando di analizzare l’esistente su Android. Si è reso conto che l’app Messaggi, quella predefinita per gli SMS su buona parte degli smartphone (Samsung ne usa una propria), ha circa 100 milioni di utenti attivi ogni mese. Questo perché non sempre è possibile comunicare con qualcuno tramite WhatsApp o Messenger, e quando succede gli utenti tornano agli SMS. Secondo Sabharwal ogni anno vengono inviati circa 8mila miliardi di SMS in tutto il mondo.
Alla fine Sabharwal si è persuaso che fosse arrivato il momento di smetterla di provare a creare nuove app per i messaggi: “Ci sono un sacco di formidabili prodotti per la messaggistica là fuori. Solo perché Google vorrebbe esserne parte non è un motivo per investire o costruire prodotti. Noi creiamo prodotti perché pensiamo che possiamo offrire migliori esperienze agli utenti”.
In realtà, la decisione è stata influenzata dal fatto che arrivata a questo punto Google non aveva più molte alternative. Se avesse provato a copiare iMessage si sarebbe messa nei guai, perché Android non è pensato come iOS per funzionare su un solo tipo di smartphone e tablet, sotto il controllo di una sola azienda. Android è impiegato da decine di produttori diversi, che lo personalizzano e installano sui loro smartphone, spesso coinvolgendo gli operatori telefonici che a loro volta aggiungono ulteriori funzionalità. Far digerire a tutti i produttori e operatori un’unica app per SMS e messaggi sarebbe stato impensabile e probabilmente avrebbe portato a qualche rappresaglia, danneggiando le opportunità commerciali che Google ottiene offrendo i suoi servizi su Android, attraverso il meccanismo della raccolta dei dati e della pubblicità. Google avrebbe potuto probabilmente farlo se avesse avuto un’app di enorme successo per i messaggi da qualche anno, ma la storia è andata diversamente.
L’unica vera cosa in comune tra tutti i produttori e operatori che adottano Android, con versioni e personalizzazioni diverse, era lo standard SMS: Google è partita da lì per provare a cambiare le cose. Anche se fermo da dieci anni e senza grandi opportunità per un radioso futuro, RCS è sembrato l’evoluzione più adatta. Senza dare troppo nell’occhio, per un paio di anni Google ha lavorato a “Universal Profile”, un progetto che ha coinvolto gli operatori per spingerli a usare sistemi e standard condivisi per assicurare il corretto funzionamento di RCS. Con l’arrivo di alcune grandi aziende di telefonia, come AT&T e Verizon, altri operatori si sono aggiunti, allettati dalla prospettiva di mantenere un controllo sui messaggi e di non restare tagliati fuori come accaduto con WhatsApp, Telegram, Signal, Messenger e le altre app per messaggi che sfruttano i piani dati.
A oggi rimane imprevedibile l’approccio commerciale che ogni compagnia telefonica deciderà di seguire. Google si aspetta che per Chat non siano applicate tariffe come per gli SMS, ma che si preferisca una modalità basata sui pacchetti dati simile a WhatsApp. È però un auspicio, non una condizione vincolante ed è completamente fuori dal controllo di Google. Gli operatori potrebbero decidere di seguire strade diverse, applicando tariffe specifiche o unendo il servizio ad altre offerte commerciali. Gli utenti avrebbero sempre la possibilità di non usare RCS e rifugiarsi dentro WhatsApp, ma questo segnerebbe un fallimento dell’iniziativa sostenuta da Google.
RCS ha inoltre un altro problema non trascurabile: come per i tradizionali SMS, non offre grandi protezioni sulla tutela dei dati. Gli operatori possono avere accesso al contenuto dei messaggi e potrebbero essere costretti a diffonderli alle autorità, nel caso di indagini, o a chi si occupa della censura nei paesi con governi antidemocratici. In questo senso, RCS offre meno garanzie rispetto a WhatsApp e allo stesso iMessage di Apple (iMessage ha lo stesso problema solo quando il ricevente non ha un iPhone e quindi riceve un SMS al posto di un messaggio criptato trasmesso tramite i server di Apple, che non può accedere al loro contenuto, anche se lo volesse). Apple per ora non sembra essere interessata alla novità, quindi un messaggio tramite Chat verso iPhone sarebbe consegnato come un normale sms, come avviene già ora tra Messaggi Android e iMessage.
Non è chiaro in che tempi avverrà il passaggio a Chat per tutti e probabilmente ci sarà qualche imprevisto, considerato che ogni operatore e produttore di smartphone avrà una certa autonomia sui tempi. Google confida comunque di coordinare l’introduzione della novità e di avere entro un anno tutte le principali società coinvolte, a partire da Samsung, il più grande produttore di smartphone al mondo. Se tutto andrà liscio, centinaia di milioni di persone in tutto il mondo potranno scambiarsi messaggi più facilmente, con un sistema universale e che coinvolge la maggior parte dei proprietari di smartphone.

Allarme Iphone: una 'misteriosa compagnia internazionale' ha creato un programma che potrebbe violare le password degli utenti

Risultati immagini per information security logo design

Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni sta facendo discutere la notizia che riguarda la progettazione di un nuovo programma tecnologico che sarebbe in grado di scovare le password immesse dagli individui che utilizzano l'Iphone.
Tale sistema si chiama 'GrayKey' e la società che l'ha creato esisterebbe dal 2016.

Immagine correlata

Secondo un articolo recentemente sul sito di 'Iphone Italia', tale dispositivo risulta essere utilizzato dalle forze di polizia degli Stati Uniti(1).

Il noto quotidiano britannico "Daily Mail" ha dedicato un articolo di approfondimento a questa notizia(2).
Secondo lo stesso articolo e stando a quanto affermato da diverso tempo anche dal direttore della sezione mobile di Malwarebytes Thomas Reed(3) la "misteriosa compagnia internazionale" si chiamerebbe Grayshift(4) e sarebbe composta da meno di cinquanta dipendenti.

Risultati immagini per keys black and white photograph

Inoltre, sarebbe stata gestita da "contractors" dei servizi segreti statunitensi e da ex ingegneri della sicurezza di Apple.
Tenendo conto che questa tecnologia viene utilizzata perlopiù a scopo investigativo, c'è da dire che comunque esiste anche il rischio che il dispositivo possa finire nelle mani sbagliate, per poi essere usato con finalità illecite da parte di singoli individui o di società malintenzionate.

PER APPROFONDIRE:

NOTE:




Amazon ha aperto un supermercato senza casse

Amazon ha aperto il primo negozio di Amazon Go a Seattle, la città nello stato di Washington (Stati Uniti) dove ha la sua sede principale. È un supermercato che permette di prendere i prodotti dagli scaffali, metterseli in borsa e uscire, senza bisogno di passare alla cassa.

Gli orari di apertura di Amazon Go vanno dalle sette di mattina alle nove di sera, dal lunedì al venerdì; il negozio è grande 167 metri quadrati e vende le solite cose che si trovano nei supermercati di quelle dimensioni. La grande differenza è che i clienti possono identificarsi all’ingresso scansionando un codice attraverso un’applicazione collegata a Amazon Go. Dopodiché possono proseguire, prendere ciò che vogliono dagli scaffali e uscire senza passare dalla cassa: quando si esce dal negozio, l’applicazione di Amazon Go crea il conto dei propri acquisti e carica la spesa sulla propria carta di credito, la stessa già registrata per fare gli acquisti su Amazon.
All’interno di Amazon Go sono state inserite centinaia di videocamere e sensori sugli scaffali, in modo da tenere traccia dei prodotti che vengono presi dai clienti. Se qualcuno prende un prodotto e poi ci ripensa e lo rimette sullo scaffale, sensori e telecamere lo capiscono e lo fanno sapere all’app, che quindi toglie il prodotto dalla lista. Più che per risparmiare su cassieri e cassiere, Amazon Go è stato fatto per poter tracciare meglio i percorsi e le scelte di acquisto dei clienti, e per capire quanto l’eliminazione del passaggio dalla cassa – e della relativa coda, e poi metti tutto sul nastro, e poi paga, e poi imbusta, etc – faccia venire più voglia di comprare cose.
Di Amazon Go si era iniziato a parlare cinque anni fa. Nell’ultimo anno il supermercato è stato aperto in via sperimentale per i dipendenti Amazon, così che la società potesse notare e correggere eventuali problemi. C’è per esempio stato bisogno di risolvere alcuni problemi dovuti ai bambini (figli di dipendenti Amazon) che dopo aver preso un prodotto lo rimettevano su uno scaffale diverso, oppure dovuti a persone della stessa stazza e dall’aspetto simile che facevano acquisti nello stesso momento.
Tra quelli che hanno già fatto la spesa in Amazon Go c’è Nick Wingfield, giornalista che si occupa di tecnologia per il New York Times. Ha detto che la sensazione iniziale è di entrare in una stazione della metropolitana, per via dei tornelli, ma poi è un supermercato come un altro: fatta eccezione per le «centinaia di telecamere in giro per il negozio», soprattutto sul soffitto. Wingfield ha scritto anche che, prendendo cose e mettendosele in tasca, nello zaino, ovunque si vuole, ci si sente un po’ come se si stesse rubando; «solo un paio di minuti dopo essere usciti dal negozio, quando arriva la ricevuta degli acquisti, quella sensazione se ne va».

Per vedere se rubare fosse possibile Wingfield ha raccontato di aver provato, dopo aver chiesto il permesso ad Amazon, a ingannare le telecamere: prima di prendere delle bibite, quando ancora erano su uno scaffale, le ha coperte con un sacchetto di plastica. Le ha poi ha tenute nascoste nel sacchetto ed è uscito dal supermercato. Le telecamere sono comunque riuscite a vederlo.

Non si conoscono molti dettagli su come funzioni Amazon Go – solo che c’entra l’intelligenza artificiale e i prodotti non hanno ognuno un apposito chip – e non è nemmeno chiaro come e quanto Amazon voglia sviluppare quest’idea. Al momento Amazon ha pochissimi negozi fisici ma qualche mese fa ha comprato Whole Foods, una grande catena di supermercati di cibi biologici che tra Stati Uniti, Canada e Regno Unito ha quasi 500 punti vendita. Gianna Puerini, responsabile del progetto Amazon Go, ha detto che per ora “non ci sono piani” a riguardo. Wingfield ha invece scritto che «ci sono voci secondo le quali Amazon potrebbe vendere la tecnologia ad altri negozi».

Intelligenza artificiale: il suo sviluppo è un progresso più grande rispetto alla scoperta del fuoco e dell’elettricità

Risultati immagini per intelligenza artificiale
Di Beatrice Raso
Il CEO di Google, Sundar Pichai, in un’intervista alla MSNBC e a Recode ha dichiarato che i cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà saranno “più profondi [di quelli portati] dal fuoco e dall’elettricità”, secondo quanto riportato da The Verge.



La notizia è importante dal momento che Google risulta un leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sundar Pichai ha dichiarato che, come con il fuoco, l’umanità ha bisogno di accogliere e accettare l’intelligenza artificiale per i suoi benefici, ma deve anche comprendere che esistono degli aspetti negativi:

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.meteoweb.eu/2018/01/intelligenza-artificiale-progresso-fuoco-elettricita/1033210/

Brian ha un DNA nuovo e sano: per la prima volta modificati i geni direttamente nel corpo

Risultati immagini per Brian Madeux

Di Andrea Centini

Il DNA di un paziente affetto da una rara malattia metabolica è stato modificato intervenendo direttamente sul suo corpo, senza estrarre cellule da trattare in laboratorio e reimpiantare. In parole semplici, attraverso questa tecnica di editing genetico gli scienziati hanno iniettato nell'organismo di Brian Madeux, 44enne americano colpito dalla Sindrome di Hunter, un virus opportunamente modificato, capace di trasportare il gene mancante e farlo ‘legare' al DNA una volta raggiunto il fegato. La tecnica, chiamata "nucleasi dito di zinco", è differente dalla famosa CRISPR, e funziona come forbici molecolari mirate che tagliano una specifica porzione di DNA. L'operazione, eseguita lunedì 13 novembre presso l'UCSF Benioff Children's Hospital di Oakland (California), è del tutto sperimentale e non esente da rischi, tanto che alcuni ricercatori parlano di “giocare con Madre Natura”.

Tra i rischi (noti) corsi dal paziente vi sono lo sviluppo del cancro, in particolar modo forme leucemiche, oppure devastanti risposte del sistema immunitario, ma dopo 26 interventi chirurgici e una vita trascorsa in ospedale Madeux ha deciso comunque di affrontare questo estremo tentativo. “Sono disposto a prendere questi rischi. Spero che aiuterà me e altre persone”, ha sottolineato il coraggioso chef dello Utah, che da molti anni non può più lavorare. La sindrome di Hunter, infatti, è una rara malattia da accumulo lisosomiale che danneggia le cellule a causa della mancanza di un enzima, proprio quello che la terapia genica sperimentale cui si è sottoposto proverà a ripristinare. La malattia aggredisce praticamente tutti i distretti dell'organismo, e i pazienti oltre a sviluppare macrocefalia e ritardo mentale vanno incontro a problemi cardiaci, paresi facciali, continue infezioni e deficit funzionali. Lo scorso anno Madeux stava per morire per una “semplice” polmonite.

L'enzima di cui ha bisogno Madeux può essere somministrato anche con terapie alternative, ma ogni anno questi interventi costano dai 100mila ai 400mila dollari, una spesa insostenibile che non protegge nemmeno dai danni al cervello. Per sapere se la rischiosa terapia genica cui si è sottoposto sta dando i suoi frutti dovrà trascorrere un mese, ma solo fra tre mesi i medici avranno la conferma sul ripristino della produzione dell'enzima. È sufficiente che l'1% delle cellule epatiche di Madeux inizi a produrre l'enzima mancante per curare la sua grave patologia metabolica. La tecnica, in futuro, potrebbe essere utilizzata anche per curare anche l'emofilia.

Fonte: https://scienze.fanpage.it/brian-ha-un-dna-nuovo-e-sano-per-la-prima-volta-modificati-i-geni-direttamente-nel-corpo/

La corsa di Stati Uniti e Cina verso l’Intelligenza Artificiale

artificial-intelligence-2332004_960_720
Di Michele Crudelini
“La competizione tra Stati Uniti e Cina per l’Intelligenza Artificiale sarà come la corsa verso lo spazio degli anni ‘50”. Così si è espresso Jim Breyer, fondatore di Breyer Capital, in un’intervista rilasciata alla CNBC. Non è più lo spazio ad essere la nuova frontiera da conquistare.

Dallo spazio all’Intelligenza Artificiale, la nuova corsa all’oro dei giganti del mondo

Troppo costose e troppo poco remunerative, le missioni alla scoperta del cosmo hanno lasciato il posto ad un nuovo “eldorado”. Si tratta dell’Intelligenza Artificiale. Molto più concreta e terrena. Ma soprattutto meno costosa e più profittevole. Secondo il top manager intervistato, che lavora a contatto con le nuove tecnologie, la Cina “starebbe applicando il principio delle A.I. (Artifical Intelligence) su larga scala all’interno delle sue industrie”. Un modo per “raddoppiare o addirittura triplicare il business in soli 12-18 mesi”.
L’Intelligenza Artificiale serve esattamente a questo. Migliorare la pianificazione e il rendimento del lavoro al massimo della velocità. Il risultato così è scontato. Guadagni triplicati. Jim Breyer avverte però che gli Stati Uniti non stanno a guardare il rapido evolversi dell’industria A.I. cinese. Anzi. “Io penso che rimanga un alto livello di genialità e creatività nella Silicon Valley che continua e continuerà nel tempo”. Cina e Stati Uniti a confronto dunque in quello che sembra essere il comparto d’investimenti più attivo del momento. Ma tra i due giganti chi è realmente in vantaggio in questa nuova corsa all’oro?

La Cina punta a diventare leader nel settore entro il 2030

Lo scorso luglio 2017 la Cina annunciava al mondo la propria volontà di diventare leader internazionale nel settore A.I. Xi Jinping e il suo apparato hanno varato dunque un piano d’investimenti che possa coprire i prossimi tredici anni, sino al 2030. Pechino investirà 1 trilione di yuan, che equivalgono a 147,7 miliardi di dollari, nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Come in tutte le pianificazioni economiche tipiche dei regimi socialisti, anche per le A.I. il piano è stato già puntigliosamente definito.
Nella prima parte, fino al 2020, gli investimenti saranno indirizzati verso il comparto “teorico” delle A.I. Ciò vuol dire che i migliori cervelli cinesi verranno utilizzati per sviluppare standards, politiche e codici etici in modo da regolare un settore altrimenti facilmente soggetto a incontrollabili derive. Il secondo step arriva fino al 2025 e sarà invece incentrato sul concreto sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e la conseguente trasformazione dei comparti industriali.
Il terzo e ultimo passaggio, che arriva appunto al fatidico 2030, si pone come obiettivo il raggiungimento del primato mondiale cinese nel comparto delle A.I. C’è ambizione dalle parti di Pechino e un’attenta pianificazione statale con l’aiuto di colossi dell’high-tech come Alibaba e Baidu può davvero lanciare la Cina verso il nuovo “spazio”.

Start-up e libertà d’azione sono i principi negli Stati Uniti

D’altra parte gli Stati Uniti rappresentano un modello di sviluppo in A.I. molto differente rispetto alla Cina. Gli USA sono il Paese che ha dato i natali alle prime ricerche e conquiste del settore e la Silicon Valley rappresenta appunto il centro nevralgico di questo universo. Se il modello cinese è fatto di pianificazione e grandi imprese, quello americano si basa su start-up e un’ampia libertà d’azione.
Il portale d’informazione Quora elenca 34 tra le principali start-up americane predilette dagli investitori. Queste “piccole” realtà diventano poi il motore delle grandi compagnie americane. Facebook, Google, Amazon e Tesla sono le aziende statunitensi leader del settore e comprano idee e brevetti proprio dalle piccole start-up.

Negli Stati Uniti manca una comune visione d’intenti

A livello governativo la precedente amministrazione Obama aveva pubblicato nell’ottobre 2016 il “Piano Nazionale Strategico per la Ricerca e lo Sviluppo nell’Intelligenza Artificiale”. All’interno di questo veniva data molta enfasi ai pericoli che le A.I. potessero portare nel comparto del lavoro. Licenziamenti su larga scala e progressivo inutilizzo delle risorse umane. Il report proponeva dunque una coabitazione permanente tra uomo e A.I. C’è dunque una mancanza di visione comune tra le grandi imprese high-tech americane, che spingono per una diffusione a 360 gradi delle A.I., e l’amministrazione, che ha un atteggiamento più prudente.
Un fattore che, come riportato dal Foreign Policy, ha portato molti talenti americani delle A.I. ad emigrare in Cina. Se ci fosse dunque una bilancia ideale per rappresentare la corsa tra Cina e Stati Uniti, questa penderebbe sicuramente verso est. “Chiunque diventi leader in questo settore dominerà il mondo”, aveva dichiarato Vladimir Putin. Saranno dunque i prossimi quindici anni a sancire questa supremazia. 

Obama a Milano: “La tecnologia che riduce la manodopera nel mondo avanzato è un problema”

REUTERS

Di Fabio Poletti

Non poteva parlare solo di cibo Barack Obama. Anche se non è più alla Casa Bianca il 44esimo presidente degli Stati Uniti guarda al mondo di oggi e quello di domani con qualche preoccupazione. Il contesto è la fiera del cibo sostenibile Seeds&Chips dove tiene uno speech. Innovazione è la parola chiave ma non può essere indiscriminata: «La tecnologia sta facendo diminuire la quantità di manodopera in vari settori, anche in quelli manageriali, e questo diventerà un problema enorme nel mondo avanzato». Camicia azzurra senza cravatta Barack Obama vuole dare un’immagine più smart di sè, dopo i rigidi protocolli presidenziali: «Mi sono liberato della bolla della Casa Bianca che mi limitava negli spostamenti ma non dei selfie che continuano a chiedermi». 
I vip che hanno pagato 850 euro per ascoltarlo - 3500 posti nella sala Future a Fiera Rho, non tutti occupati - fanno la fila per un selfie con lui. A loro ammonisce una lezione sul Nord e il Sud del mondo: «Se le diseguaglianze non vengono sanate la tecnologia rischia di allargarle». La sua non vuole solo essere teoria. Parla del settore delle auto senza guidatore che solo negli Stati Uniti quando prenderanno piede potranno costare 3 o 4 milioni di posti di lavoro tra i conducenti. O del settore agricolo dove le tecnologie troppo intensive potrebbero avere lo stesso effetto. Di qua del mondo l’effetto potrebbe essere una gigantesca divisione sociale. Dall’altra parte pure peggio: «Se tu hai tanti giovani che non hanno lavoro, anche se hanno magari da mangiare possono incanalare le loro energie nel modo peggiore».  
Ma per questo ex studente non troppo brillante nato alle Hawaii da padre kenyota e arrivato ad essere il numero 1 al mondo c’è sempre una speranza: «Anche se il mondo sembra andare nella direzione sbagliata la Storia non si muove come una linea retta. E prima o poi va verso la giustizia». Deve essere per questo che insieme all’impegno sui problemi legati all’alimentazione che condivide con la moglie Michelle, la Fondazione Obama guarda anche al futuro dei giovani e pensa di creare una scuola di alta politica aperta a tutti i giovani del mondo. Un progetto che entusiasma Matteo Renzi che in Fiera lo ha voluto incontrare di nuovo. Dopo il il Governatore lombardo Roberto Maroni che spera di avere a Milano anche Donald Trump. Dopo il sindaco Giuseppe Sala che gli consegna il sigillo della città. Ma questa per Barack Obama è stata anche l’occasione per una visita culturale accompagnata da un entusiasta bagno di folla.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.lastampa.it/2017/05/09/edizioni/milano/obama-al-cenacolo-con-franceschini-alle-lintervento-al-summit-sul-cibo-OxWZzh7lVzvK6Xi4t6jZSK/pagina.html

La Nasa lavora a voli supersonici commerciali col silenziatore

Risultati immagini per NASA SUPERSONIC LOCKHEED
 Immaginare di poter impiegare la metà del tempo per raggiungere Los Angeles da New York e di poterlo fare comodamente seduti a bordo di un aereo commerciale che a velocità supersonica attraversi i cieli degli Stati Uniti. 




Meno tempo in volo, meno confezioni di noccioline, più ore da spendere una volta giunti a destinazione. Potrebbe essere possibile. Anzi, segnala l’Agenzia spaziale italiana suo suo sito, Nasa e la Lockheed Martin sono al lavoro per renderlo reale attraverso QueSTT – Quiet Supersonic Technology – progetto sperimentale con cui è stato messo a punto un prototipo di velivolo supersonico, pronto per i primi test nella galleria del vento.
Già negli anni 70 il consorzio anglofrancese formato da British Aerospace e Aérospatiale concepì l’esperienza del Concorde, un aereo da trasporto in grado di viaggiare a velocità supersonica sulle linee Parigi-Dakar-Rio De Janeiro e Londra- Bahrain, spinto in seguito fino a New York. L’avventura del Concorde giunse però al termine nel 2003: tra le cause della dismissione del veicolo, oltre al tragico incidente del 2000, gli esorbitanti consumi e l’imbarazzante livello di inquinamento acustico.
La straordinaria spesa in carburante rendeva i biglietti inavvicinabili per i più – tradotto in moneta corrente, 15.000 dollari in media per un volo andata/ritorno. Inoltre, dal 1973 gli Stati Uniti hanno proibito agli aerei supersonici di volare sui suoi territori a causa del rumore prodotto da questi dispositivi. Ciò vuol dire che al Concorde era fatto espresso divieto di attraversare gli USA e che tuttora, con la restrizione ancora valida, il primo ostacolo da superare è l’inquinamento acustico.
Questo è quanto l’Agenzia americana sta tentando di fare attraverso il Commercial Supersonic Technology Project e QueSST, un prototipo di velivolo supersonico concepito in collaborazione con l’azienda aerospaziale Lockheed Martin. L’obiettivo sarà migliorare la qualità della vita di chi vola e di chi resta a terra, attraverso la realizzazione di un aeromobile performante che a velocità supersoniche crei poco rumore.
Per il momento, con QueSST è stato prodotto un modello di veicolo in scala basato sulle simulazioni a computer, teoricamente in grado minimizzare l’impatto sonoro, pronto ad affrontare la prova nel tunnel del vento del Glenn Research Center. I test verranno svolti per verificare la performance aerodinamica della fusoliera, dei materiali, dei motori. Lo step successivo sarà raccogliere i dati della prova del vento.
Se tutto dovesse andare per il verso giusto, la Nasa darà l’ok allo sviluppo e alla fabbricazione di un monoposto sperimentale da sottoporre a test di volo già a partire dal 2021.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *