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L'INSURREZIONE DELLA NUOVA UMANITÀ: evento di "rivoluzione culturale e interiore" promosso da Marco Scardovelli e Marco Guzzi con ospiti dal calibro di Diego Fusaro,Vandana Shiva,Nino Galloni e tanti altri


Di Salvatore Santoru

Dall'11 al 17 luglio 2016 si terrà a Trevi l'incontro denominato "Insurrezione della Nuoa Umanità", "settimana intensiva di tras-formazione e crescita umana" promossa dalle associazioni "Aleph Umanistica Biodinamica", guidata dallo psicoterapeuta e musicoterapeuta Mauro Scardovelli, e "Darsi Pace", guidata dal poeta e filosofo Marco Guzzi.
Tra i relatori vi saranno,oltre Scardovelli e Guzzi, anche l'economista Nino Galloni, la filosofa e scrittrice Gloria Germani, il filosofo e saggista Paolo Ercolani, il trainer di PNL Antonio Quaglietta, l'economista e filosofo Roberto Mancini, la formatrice dei gruppi di "Darsi Pace" Paola Balestrieri.
Inoltre, via Skype vi saranno il filosofo Diego Fusaro,l'antropologa e fondatrice dell'International Society for Ecology and Culture Helena-Norberg Hodge, l'attivista  e ambientalista Vandana Shiva, il saggista e compositore Boris Porena e molti altri.

Lo scopo del convegno sarà quello di analizzare e proporre possibili soluzioni alla crisi (economica,politica,etica,psichica e così via) dell'attuale società promuovendo il metodo della "rivoluzione culturale" e "interiore", e in tal modo un cambiamento che, come si legge nella presentazione dell'incontro, "passa dalla trasformazione interiore che ognuno di noi può scegliere di fare".

PER APPROFONDIRE:
http://www.mauroscardovelli.it/blog/linsurrezione-della-nuova-umanita-settimana-intensiva-di-trasformazione/

Vandana Shiva sulla geoingegneria




Intervistata di Maria Heibel a Vandana Shiva
Vandana Shiva, leader internazionale del movimento contro gli OGM e la brevettazione dei semi, molto apprezzata dai movimenti ambientalisti, ma poco conosciuta, e forse non a caso, per le sue prese di posizione contro la geoingegneria. In un dibattito dominato dal tema del riscaldamento globale, che vede tramontare l’opzione di ridurre le emissioni, si affaccia con sempre più prepotenza l’opzione ingegneristica, opzione che in realtà viene sperimentata da oltre mezzo secolo all’insaputa dei più. Vandana Shiva pur non esprimendo dubbi in merito all’esistenza del problema riscaldamento globale afferma la sua secca opposizione alle pratiche geoingegneristiche definendole “the ultimate hybris, without any democratic control”.

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TRANSCRIPT DELL’INTERVISTA
M.H.: Innanzitutto, grazie mille per l’intervista. Lei è una donna incredibile, ha sempre tempo per tutti. E questo è fantastico.
Volevamo parlare un po’ di geo-ingegneria con lei.. E’ qualcosa che coinvolge tutto: cibo e acqua e di ciò che sta accadendo ora nel mondo in una situazione di cambiamento climatico, di un grande cambiamento e di un rischio di collasso ad ogni livello.
Ho visto l’intervista che ha avuto con Amy Goodman. Quindi, per prima cosa, qual é, secondo lei, attualmente, il ruolo della geo-ingegneria?
V.S.: Il ruolo della geo-ingegneria, in un mondo responsabile, in un mondo di prese di decisioni scientificamente illuminate e rispettose dell’ambiente, dovrebbe essere zero. Non c’è nessun ruolo per la geo-ingegneria!
Perché, quale cosa fa la geo-ingegneria, se non estendere il paradigma dell’ingegnerizzazione? E’ stata fatta geo-ingegneria su parti della Terra e su aspetti degli eco-sistemi e di organismi attraverso l’ingegneria genetica, la massiccia costruzione di dighe, la deviazione dei fiumi, questi sono stati tutti aspetti della geo-ingegneria al livello di posti particolari. Abbiamo riconosciuto due cose: una, il fatto che quando non si prende in considerazione il modo in cui i sistemi ecologici lavorano, poi si fa un danno.
Tutti sanno che, in realtà, il cambiamento climatico è un risultato di quel paradigma ingegneristico. Noi abbiamo avuto la possibilità di rimpiazzare le persone con combustibili fossili, avere livelli di industrializzazione sempre più alti, in agricoltura, nella produzione, senza pensare ai gas ad effetto serra che stavamo immettendo.
E il cambiamento climatico è veramente un prodotto dal paradigma dell’ingegneria, quando i combustibili fossili trainavano l’industrializzazione. Ora avere quello stesso approccio come soluzione significa non considerare seriamente ciò che Einstein disse: non puoi risolvere i problemi usando lo stesso atteggiamento mentale che lo ha creato. Quindi, l’idea dell’ingegneria è un’idea di dominio. A oggi il ruolo che noi dobbiamo giocare è un ruolo basato su un’umanità informata.

M.H.: Secondo me, la geo-ingegneria cominciò negli anni ’50 con i test atomici perché in quel periodo cominciarono a fare geo-ingegneria sull’atmosfera della Terra in senso globale, in senso più ampio.
Negli anni ’50 tanti progetti iniziarono ad organizzare la Terra in un modo nuovo, con una nuova idea di “ingegnerizzare” il pianeta intero. Col potere della bomba atomica gli scienziati cambiarono i propri pensieri, secondo me. Allora in questo periodo, anni cinquanta, anche le modificazioni del tempo iniziarono molto energeticamente. E’ una branca della geo-ingegneria e questa è la mappa del ETC-Group, in tutto il mondo la stanno facendo, e non si può fare modifiche locali senza cambiare l’intero sistema. So che in India, in Thailandia e Australia le modifiche del clima forse sono più discusse, il dibattito è più aperto che in Europa. Per esempio, in Italia fecero esperimenti di modifiche climatiche negli anni ’80 e la gente non lo sa.
Cosa pensi del ruolo della modifica artificiale del clima rispetto al cibo, all’acqua, all’intero sistema?
V.S.: La modifica del clima è una piccola parte della geo-ingegneria. Essa proprio adesso è la tracotanza (hybris) del dire: “Tutti questi cambiamenti climatici? Stiamo vivendo nell’Antropocene e ora gli esseri umani saranno i creatori del nostro futuro” che controllano interamente tutte le funzioni non solo del nostro pianeta, ma anche le relazioni con gli altri pianeti, perciò molte delle soluzioni proposte sono state di mettere riflettori nel cielo per mandare il Sole indietro. Così il Sole è un problema, anziché la base della vita.
Oppure mettere soluzioni inquinanti nell’atmosfera al fine di creare uno strato di rifiuti che impedisca al Sole di splendere. Ma l’instabilità climatica che è il risultato dell’effetto serra sarà solamente aggravata da questi interventi. Attualmente le modifiche del clima effettuate con un atteggiamento di chiusura mentale, per dire “Non otteniamo la pioggia, quindi facciamo precipitare pioggia artificialmente così l’agricoltura non patisce” è qualcosa che, per esempio, i Cinesi hanno fatto per le Olimpiadi.
Essi si assicurarono che non ci sarebbe stata pioggia durante le Olimpiadi. Questo è un livello di hybris più basso del maggiore progetto di Geo-ingegneria.
M.H.: Conosce questa mappa?
S.V.: Sì, certo che la conosco .
M.H.:E può vedere che l’ETC-Group ne ha pubblicata solo una parte, è solo una parte perché tutti i giorni qualcosa di nuovo salta fuori, in tutto il mondo lo stanno facendo. Quindi se si fa in in molti punti …
V.S.: Ma non è tanto il numero dei posti…
M.H.: Cosa significano per gli eventi meteorologici estremi, per esempio?
V.S.: La prima cosa è che crea più instabilità e ci stiamo impegnando a creare instabilità. Quindi noi dobbiamo intraprendere azioni che creano assicurazioni contro instabilità, invece che aggravare quest’ultima.
E’ come se stessi guidando una macchina e so che il precipizio è là. Io dovrei fare retromarcia e poi prendere un’altra direzione. Cosa sta facendo la geo-ingegneria è spingere il piede sull’acceleratore
Il precipizio è l’instabilità climatica, l’imprevedibilità del clima. E alla radice di ciò c’è la falsa idea che queste pazze piccole azioni potranno controllare a regolare il tempo atmosferico e il clima.
Ma la seconda causa più importante del perché la geo-ingegneria è così sbagliata è che è essa è la più alta espressione dell’irresponsabilità patriarcale. La patriarchia è basata sull’appropriazione dei diritti altrui e sul lasciare la responsabilità sugli altri.
In questo caso, gli scienziati che stanno facendo questi “giochi”, chi li finanzia, stanno facendo tutto questo senza avere alcun consenso per quei esperimenti,
nessun approvazione per quegli esperimenti, localmente o globalmente, e ancor peggio, senza pensare alle conseguenze e a cosa possano condurre e senza mai dovere assumersi responsabilità.
Allora, ciò è l’ultima espressione di tutte le tendenze distruttive della patriarchia.


M.H.: Sì, e si può prendere un nome come Edward Teller. Proviene dagli studi della bomba atomica. Ebbe l’idea di controllare il clima con la bomba atomica.
Propose uno scudo per la gestione delle radiazioni solari, così sono le stesse persone, la stessa struttura di potere che sta organizzando questo tipo di gestione del pianeta e dello spazio.
M.H.: Così, conosce le intenzioni del controllo … ?
V.S.: Beh, per qualcuno l’intenzione è sul serio far soffrire gli altri. E quindi branche della geo-ingegneria sono strettamente collegate con le attività militari.
Come alteri il clima cosicché puoi far piovere in una particolare zona; o no e lasciar soffrire l’agricoltura. Ma in altri casi, anche se non c’è un’intenzione militare di far male ad altri, c’è ignoranza.


M.H.: C’è pure un interesse economico …
S.V.: Non in tutti i casi. C’è una specie di battaglione di scienziati dietro questo.
M.H.:Lei sa, petrolio e non terra (  libro di Vandana Shiva “Soil Not Oil”), cibo, acqua…
V.S.: Chi sta spingendo gli esperimenti ha un interesse economico. Chi li sta spingendo ha un interesse militare. I giocatori hanno meramente l’arroganza di dire “Io ho la soluzione”.
Ed è la combinazione di stupidità mischiata con l’arroganza dei piccoli giocatori e i diabolici progetti di chi controlla che rende la geo-ingegneria tossica.Perché se la comunità scientifica potesse solo riconoscere la sua responsabilità verso la società e il pianeta e dire “Io non farò parte dei vostri giochetti” … così fu creata la “Society for Social Responsibility in Science” , il gruppo cominciò a monitorare l’intero problema nucleare. Ed erano tutti scienziati.
Questo è un matrimonio tra scienziati stupidi e menti diaboliche, e noi abbiamo bisogno di scienziati con la responsabilità di diventare una forza di opposizione, di dire: “Questa non è scienza”. Così come ne abbiamo bisogno a proposito dell’ingegneria genetica.
Ed è quando la comunità di scienziati che veramente sa cos’è la scienza comincia a parlare di più e a organizzarsi meglio, ecco che gli stupidi scienziati dell’industria bio-tecnologica dovranno calmarsi.
La biotecnologia e la geo-ingegneria hanno lo stesso atteggiamento mentale dell’ingegneria: di potere, di controllo, di dominio della natura.

Caso Novartis: una vittoria per i diritti delle persone, una sconfitta per il monopolio delle multinazionali



Di Vandana Shiva

Il 1° aprile 2013, la Corte Suprema Indiana ha respinto una causa intentata dal gigante farmaceutico Novartis per aggirare l’articolo 3 (d) della Legge sui Brevetti indiana, al fine di rivendicare in maniera ingannevole come un’”invenzione” un farmaco già prodotto come generico.

L’India aveva una legge sui brevetti “a favore del popolo” del 1970, che è stata costretta a cambiare a causa dell’accordo TRIPS del WTO, basato sulla falsa premessa dell’“invenzione” e plasmata all’epoca dalle industrie farmaceutiche, agrochimiche, sementiere e biotecnologiche come Monsanto, Novartis e Syngenta. Che, in realtà, sono lo stesso gruppo di imprese. Queste multinazionali cercano il monopolio assoluto sui semi e sulle medicine per massimizzare i profitti anche quando i malati e gli agricoltori stanno morendo.

Mentre eravamo costretti a cambiare le nostre leggi, i forti movimenti in India che lavorano sulla questione dei brevetti, con in testa il Gruppo Nazionale di Lavoro per Leggi sui Brevetti, fondato dal compianto BK Keayala, sono riusciti a definire un’”invenzione” con precisione attraverso l’articolo 3 (d). Questo è l’articolo che la Novartis contestava, rivendicando un brevetto su un vecchio farmaco anti-cancro che si vende sotto il nome commerciale di Glivec, “riaggiornando”(evergreening) il brevetto – di fatto il riciclaggio di vecchie invenzioni, spacciandole come ‘nuove’, attraverso l’apporto solo di banali modifiche.

Con la sua decisione, la Corte Indiana ha accolto la distinzione tra “invenzione” e “riaggiornamento”. Le compagnie indiane hanno realizzato il farmaco generico e lo vendono per 8000 rupie per un mese di trattamento. La versione della Novartis viene venduta a 120.000 rupie, mettendolo di fatto fuori dalla portata della grande maggioranza degli indiani.

Il caso è importante perché mette a freno la spregiudicatezza con la quale l’avidità delle aziende multinazionali calpesta i diritti fondamentali delle persone. Attraverso la biopirateria, le multinazionali stanno brevettando le conoscenze tradizionali. Abbiamo dovuto combattere il caso di biopirateria del Neem, del Basmati e del Grano. Anche loro erano brevetti illegittimi.

Soprattutto, le multinazionali stanno rivendicando brevetti sui semi e sulle forme di vita, anche se i semi non sono un’invenzione, bensì il risultato di milioni di anni di evoluzione e di migliaia di anni di riproduzione da parte degli agricoltori. Questo è il motivo per cui abbiamo lanciato la campagna Seed Freedom.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/04/caso-novartis-vittoria-per-diritti-delle-persone-sconfitta-per-monopolio-delle-multinazionali/551546/

Le rivolte di domani saranno per il cibo, e l'Italia è in prima linea


 Di Andrea Degl'Innocenti
http://www.ilcambiamento.it
Secondo uno studio effettuato dal Complex Systems Institute le prossime rivolte globali scoppieranno ad agosto 2013, all'aumentare dei prezzi del cibo
Siamo a un anno dall'esplosione di una serie di rivolte globali. Stavolta il calendario Maya non c'entra, né le profezie di Nostradamus: a predirlo è un indice elaborato scientificamente da un gruppo di esperti del Complex Systems Institute, rilanciato ultimamente da un articolo di Mother Board. Il motivo sarà il più elementare dei bisogni umani: il cibo.

Nel 2011 un gruppo di studiosi dei sistemi complessi, capeggiato dall'italiano Marco Lagi, ha analizzato una serie di fattori mettendoli in relazione temporale con le rivolte scoppiate nel mondo negli ultimi anni. I risultati hanno mostrato che esiste un fattore che più di ogni altro influisce sullo scoppio delle rivolte: il prezzo del cibo.

Il grafico qua sotto riassume bene le evidenze emerse dallo studio:


Il grafico elaborato dal Complex Systems Institute
La linea nera rappresenta l'andamento del prezzo del cibo nel tempo ed è stata elaborata in base ai dati forniti dal cosiddetto indice dei prezzi alimentari della Fao, che segue mensilmente i prezzi di un paniere di 55 prodotti, tra cui cereali, oli, carni, latte, etc. Le linee rosse verticali invece indicano le date delle rivolte nel mondo. La relazione è evidente: all'aumentare del prezzo del cibo aumenta la probabilità che si verifichi una rivolta.

In particolare gli studiosi hanno evidenziato una soglia oltre la quale il rischio di rivolte diffuse diventa tangibile: 210. Quando il prezzo del paniere di beni alimentari primari superò quella cifra nel 2008 fecero seguito una serie di rivolte in tutto il mondo; nel 2010 al superamento della soglia di 220 corrisposero le rivoluzioni della primavera araba.

Oggi il prezzo del paniere oscilla pericolosamente attorno alla drammatica soglia e da qualche settimana si è attestato a quota 213. Ma le conseguenze sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, unite al sovraconsumo, faranno con ogni probabilità salire ulteriormente il livello fino a 240 entro l'agosto del 2013. Sempre secondo le previsioni del gruppo di studiosi.

Cosa tutto ciò potrebbe causare non è neppure immaginabile. Un'ondata di fame di livelli mai visti porterebbe con sè un'ondata di violenza di pari entità. Le multinazionali del cibo devono esserne consapevoli e già da diversi anni stanno cercando di accaparrarsi i diritti di produzione alimentare in tutto il mondo, scippandoli con la violenza ai contadini.

Se prima ciò accadeva solo nelle zone più povere del mondo - si pensi ai "campesinos" di Haiti o alle lotte di Vandana Shiva per preservare le antiche sementi dall'aggressione Ogm di Bayer e Monsanto - adesso l'offensiva ha raggiunto anche la "sviluppata" Europa.

Il 12 luglio scorso la Corte di giustizia europea ha confermato il divieto di commercializzare e persino scambiare le sementi che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo. La sentenza fa riferimento ad una direttiva europea del '98 che di fatto riserva il diritto di commerciare le sementi alle multinazionali.

Come? Il meccanismo non è troppo complesso. Perché una sementi possa essere commercializzata o scambiata deve essere iscritta nel catalogo ufficiale. Iscriverla costa e tanto. Inoltre il prodotto deve rispettare dei criteri di "Distinzione, Omogeneità e Stabilità", vale a dire che deve garantire "una accresciuta produttività agricola".

Risultato? Gli Ogm possono essere iscritti senza problemi al catalogo ufficiali, visto che le multinazionali che li producono non hanno problemi a sganciare il denaro necessario e rispettano alla perfezione i criteri di produttività. Le sementi antiche e tradizionali invece, essendo patrimonio comune di tutti agricoltori ma proprietà esclusiva di nessuno, difficilmente trovano qualcuno disposto ad investire dei soldi per registrarle e dunque finiscono per diventare illegali. Stessa fine per le specie antiche, che alcune associazioni che lottano per la biodiversità cercano di mantenere in vita.

Nella corsa a favorire le multinazionali a scapito dell'agricoltura tradizionale il governo "dei poteri forti" guidato da Monti non può che essere in prima fila. L'esecutivo si è scagliato contro una legge della regione Calabria che intendeva tutelare i prodotti a chilometro zero.

La legge in questione è la numero 22 dell’11 giugno 2012 recante "Norme per orientare e sostenere il consumo di prodotti agricoli anche a chilometri zero". "Ostacola la libera circolazione delle merci, è in contrasto con i principi comunitari" hanno tuonato dal governo. Il provvedimento è stato etichettato come una legge quasi autarchica che avvantaggia i prodotti regionali rispetto a quelli extra-regionali, in netta contrapposizione al principio di libera circolazione delle merci.

A dire l'ultima parola sulla questione sarà la Corte Costituzionale che dovrà chiarire se la Regione Calabria è andata oltre le sue competenze legiferando in materia. Resta comunque il tentativo del governo, in linea con le strategie dell'Unione europea, di aprire il campo agli investimenti dei grandi gruppi multinazionali e spazzar via i produttori locali, attenti custodi della biodiversità.

La strategia di certo non è nuova, ma è tanto più pericolosa quanto più si avvicina ad elementi che stanno alla base della vita sul pianeta. Le multinazionali, vere e proprie "istituzioni dominanti della società contemporanea" (per citare il documentario The Corporation) si stanno pian piano appropriando degli aspetti più elementari della nostra vita: il cibo, l'acqua, persino il codice della vita stessa attraverso la mappatura "privatizzata" del genoma umano.

Se allo scoppiare delle rivolte predette per l'agosto 2013 buona parte della produzione di cibo a livello mondiale sarà gestito da un manipolo di enormi società globali, bé, sappiamo già chi avrà il coltello dalla parte del manico.

Fonte:http://www.ilcambiamento.it/crisi/rivolte_prezzo_cibo_italia.html

Vandana Shiva ai giovani italiani: occupate la terra così come occupate le piazze!

Un intervista rilasciata da Vandana Shiva sul pericolo dell'alienazione delle terre pubbliche programmata dal governo Monti. I governi hanno fallito nel loro ruolo, la terra è l'unica salvezza, e va messa in mano a chi la coltiva

L'accesso alla terra è sempre più difficile, perché la terra fa gola agli speculatori e ai palazzinari. Lo Stato italiano, per esigenze di cassa, ha pensato bene di mettere in vendita i terreni demaniali, non solo quelli su cui ha un effettivo diritto di proprietà, ma anche quelli su cui insistono i secolari diritti degli "usi civici". Ci stiamo letteralmente scavando il terreno da sotto i piedi, perché senza terra non c'è futuro. Sul portale di Navdanya International si è affrontato l'argomento con un intervista a Vandana Shiva, la nota scienziata ed attivista indiana, che insiste su un argomento: i governi hanno fallito il loro compito di rispondere ai bisogni della popolazione. La Terra è l'unico luogo dove tornare. Pubblichiamo per intero l'intervista:

 "La terra sostiene la nostra vita sulla Terra, e la Terra non discrimina tra giovani e vecchi, ricchi e poveri, per lei tutti i figli sono uguali.
Noi siamo legati alla Terra dal momento che ognuno riceve una giusta, equa e sostenibile parte di risorse: la biodiversità e i semi, il cibo che i semi ci procurano, la terra su cui possono crescere i cibi, l'acqua che scorre nei nostri fiumi e anche l'aria dell'atmosfera che respiriamo. La più grande sfida che dobbiamo fronteggiare oggi è quello che ho chiamato la rapina dei nostri beni comuni da parte delle multinazionali. I semi come beni comuni sono stati sottratti tramite la privatizzazione e brevettazione, l'acqua è stata privatizzata tramite leggi, la terra è stata privatizzata e rubata nei paesi poveri, in India, in Africa, ma anche nei paesi ricchi a causa dell'aggravarsi della crisi economica. Le vere forze che hanno generato la crisi, tramite una morte finanziaria, ora vogliono appropriarsi del benessere reale della società e del futuro, vogliono appropriarsi dell'acqua e della terra.
Penso che in questo momento di crisi,  di crisi economica, la terra è l'unico luogo in cui possiamo ritornare per ricostruire una nuova economia; e ogni governo alle generazioni future dovrebbe dire: "non abbiamo molto altro da darvi: abbiamo perso la capacità di darvi lavoro, sicurezza sociale e garantirvi un decente tenore di vita. Ma la terra ha ancora questa capacità, noi consegniamo le terre pubbliche agli agricoltori del futuro: provvedete a voi stessi". Questo è un obbligo, visto il fallimento dei governi, nell'attuale sistema economico, nel prendersi cura dei bisogni della gente; la terra può prendere cura dei nostri bisogni, la comunità può prendersi cura dei nostri bisogni. E se vogliamo avere un'economia viva, e dobbiamo averla, e se vogliamo avere una viva democrazia, la terra deve essere al centro di questo rinnovamento: dalla morte e distruzione alla vita.
Mettere la terra nelle mani delle generazioni future è il primo passo, e se non lo faranno, seguendo la strada giusta, invito i giovani a occupare la terra così come stanno occupando le piazze; voi dovete fare un dono al futuro dell'umanità."

Ogm: l’India denuncia la Monsanto per bioterrorismo


Di Alessia Ferla
Un’intera nazione, l’India, denuncia la multinazionaleMonsanto, produttrice mondiale di sementi transgeniche, di bioterrorismo. La multinazionale statunitense ‘ruberebbe’ piante locali per svilupparne versioni geneticamente modificate senza ricompensare le popolazioni o i Paesi da cui provengono le piante originali.
Già in passato l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva ha reso note le responsabilità della Monsanto e della Cargill in centinaia di suicidi tra contadini, spinti a questo gesto perché soffocati dalle pressioni per corporativizzare i metodi di coltivazione tradizionale, sistema noto come “Green Revolution”. Pur di non lasciare il proprio terreno alle banche, molti agricoltori si sono uccisi bevendo i pesticidi delle multinazionali.
Secondo un rapporto del Center for Human Rights and Global Justice (CHRGJ) ogni 30 minuti un contadino indiano si toglie la vita. Dal 1995 sono 250.000 i lavoratori della terra che si sono suicidati. Il rapporto si sofferma in particolare sulla crisi del settore cotoniero. L’industria è progressivamente finita nelle mani di multinazionali straniere che hanno promosso l’utilizzo del cotone transgenico Bt, perché più produttivo e resistente a malattie.
Il problema è che questa specie di cotone ‘miracoloso’ necessita dell’abbondanza di due risorse che sono già scarse per i piccoli produttori: soldi e acqua. Gli agricoltori si sono indebitati per acquistare i semi del cotone Bt, ma quando il raccolto non ha dato i risultati sperati perché l’acqua era insufficiente, il contadino si è ritrovato con una montagna di debiti.
Si tratta di un disastro umanitario che ha grosse conseguenze sulla società agricola indiana.
Vandana Shiva ha anche rivelato i tentativi della Monsanto di brevettare, con diritti esclusivi, materiale genetico di piante tradizionali indiane, come quello del riso Basmati, fingendo di averlo ‘scoperto’ per prima. L’attivista indiana intervenuta nei giorni scorsi al Festivalfilosofia a Modena dedicato al tema Natura ha riportato ciò che è accaduto in India con i semi Ogm del cotone diventati monopolio della multinazionale Monsanto come esempio per far capire quale potrebbe essere il futuro, se non si interviene, se non si lotta, come fa lei da anni con la sua Research Fondation for Science, Technology and Ecology, per un domani ecosostenibile e di libertà. Il suo allarme sul non brevettare la vita, la natura, ha chiuso il Festivalfilosofia.

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