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Smart working, l'attacco di Fusaro: 'Il capitalismo riesce a riorganizzarsi su se stesso'


Di Salvatore Santoru

Il recente decreto governativo relativo allo smart working, attuato allo scopo di far fronte all'emergenza del Coronavirus, non è piaciuto ad alcuni opinionisti.
Tra chi ha criticato il provvedimento si è distinto anche Diego Fusaro, il popolare filosofo e saggista di origine piemontese.

Stando a Fusaro, in apparenza il procedimento sarebbe positivo ma nella pratica si dimostrerebbe un'inganno in quanto rappresenterebbe un nuovo attacco del Capitale nel confronto del lavoro.

Oltre a ciò, Fusaro ha anche criticato la terminologia di 'smart working' e ha sostenuto che essa è funzionale alla 'neo-lingua dei mercati'.

PER APPROFONDIRE- ARTICOLO SU BLASTING NEWS :

https://it.blastingnews.com/politica/2020/03/smartworking-la-critica-di-fusaro-inganno-del-capitalismo-003079755.html

Sardine invitate ad Amici, la critica di Fusaro


Di Salvatore Santoru

I vertici delle Sardine sono stati ospiti della prima puntata di 'Amici'. 
La loro presenza durante il programma, condotto da Maria De Filippi su Canale 5, ha causato alcuni malumori nella base del movimento guidato da Mattia Santori.

Inoltre, l'ospitata delle Sardine è stata decisamente criticata anche dal noto saggista e filosofo Diego Fusaro
Più precisamente, Fusaro ha sostenuto che le Sardine sarebbero ormai dei 'pesci pagliaccio' e il loro non sarebbe un reale dissenso.

Difatti, sempre stando all'autore torinese, lo stesso movimento sarebbe stato ideato e strumentalizzato da parte del 'potere finanziario cosmopolitico' e sarebbe conforme ai dettami politicamente corretti promossi dal 'globalcapitalismo'.

PER APPROFONDIRE, ARTICOLO SU BLASTING NEWS :

https://it.blastingnews.com/politica/2020/02/sardine-da-amici-lattacco-di-fusaro-sono-pesci-pagliaccio-003079397.html

Nuova destra e populismo: laboratorio Italia


Di Matteo Luca Andriola

Nessuno si sarebbe mai aspettato – almeno con certa repentinità e con certe dinamiche – la caduta del governo Conte che aveva unito in maniera ‘idilliaca’, o almeno era questa la narrazione corrente, la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio. Un governo controverso, che pareva unire istanze di una destra identitaria e conservatrice con quelle di un certo movimentismo dalle vaghe venature sociali, un’unione fortemente contrastata dal grosso dell’establishment politico e giornalistico (quello che veniva definito come la ‘casta’) e che sembrava andare – è questo il messaggio passato in certi ambienti intellettuali di destra – al di là della destra e della sinistra.
La nascita del governo giallo-verde aveva acceso le speranze di vasti settori dell’intellettualità ‘non-conforme’, dalla nouvelle droite francese ai settori dell’ambiente eurasiatista condizionati dalle riflessioni di Aleksandr Dugin. La motivazione era semplice: per la prima volta nella storia, un movimento esplicitamente di destra e su posizioni populiste e identitarie si alleava per governare un Paese assieme a una forza antisistema che raccoglieva senz’altro un elettorato misto, ma che si caratterizzava per temi come l’ecologia sostenibile, la democrazia diretta elettronica (o e-democracy), temi che possono avere una vaga connotazione di sinistra assieme alla critica a trattati come il TTIP – duramente contestato da Alain de Benoist in un libro edito in Italia da Arianna Editrice (1) – e il Ceta che, va detto, in Francia è stato votato da buona parte dell’esecutivo macroniano, a scapito dell’allevamento e dell’agricoltura locale (2). La convergenza di due forze così differenti è stata così salutata nell’area anticonformista europea ed eurasiatica, elevando l’Italia a laboratorio privilegiato per lo sviluppo di nuove sintesi, ora non più culturali e metapolitiche, ma addirittura politiche.
Ergo, il gramscismo di destra predicato fin dai tardi anni ’60 in Francia si era forse affermato nel nostro Paese? L’Italia stava divenendo neodestrista, comunitaria e trasversalista?
È quello che in maniera esplicita hanno detto i giornali di colore liberale davanti alla convergenza – tutt’altro che spontanea, dato che è nata dopo un lungo travaglio e il rifiuto del Partito democratico egemonizzato dai renziani di convergere col M5s – di due forze diversissime, che faranno un esecutivo descritto da molti come né di destra né di sinistra ma simultaneamente di ambo i colori, al punto che il quotidiano online Linkiesta.it, che da sempre ha avversato il governo Conte per le simpatie europeiste e liberaldemocratiche della direzione, l’ha definito “governo rossobruno”, fautore dell’incontro, dell’alleanza fra radicali di sinistra e di estrema destra. Un’idea di cui – anche se Di Maio e Salvini dicono di voler superare le vecchie categorie – George Sorel avrebbe parlato già cento anni fa e che il Carroccio farebbe sua non solo dalla ripresa delle tesi di Alain de Benoist ma anche di quelle di Aleksandr Dugin, descritto semplicisticamente come l’“ideologo di Putin, ex eminenza grigia sia per i nazionalisti di Žirinovskij che per i comunisti di Zjuganov”, e grazie al flirt di un giovane filosofo come Diego Fusaro “che si definisce marxista, [...] allievo di un altro marxista, Costanzo Preve, che negli anni ’70 sposò la necessità di questa ibridazione fra estreme. Insomma, Lega e M5s al popolo parlano la lingua del nuovismo e del superamento della destra e della sinistra, ma nascono, in realtà, nell’alveo di una elaborazione intellettuale chiara, precisa: il rossobrunismo. [...] L’Italia è, dunque, come altre volte nella sua storia, un laboratorio politico globale. Non sempre queste sperimentazioni hanno portato bene al Paese” (3).
Semplificazioni – con non poche inesattezze, come quella di vedere Preve attivo nella messa in discussione della diade dicotomica destra/sinistra fin dagli anni ’70, cosa da lui sostenuta negli ultimi anni di vita – unite alla già citata “psicosi rossobruna” atta a demonizzare chiunque metta in discussione il pensiero unico liberale a sinistra (4), che dimostra come i media italiani ed europei siano completamente disconnessi e scollegati col comune senso, al punto di non comprendere la fenomenologia del populismo. Ma se l’etichetta detta da un liberale è a fini denigratori, così non è stato per vasti settori della nouvelle droite d’Oltralpe, lì dove esistono ben due forze populiste anti-establishment in competizione, una di stampo socialista, La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, e una di destra identitaria come il Rassemblement national di Marine Le Pen, l’ex Front national, che ha però messo in soffitta – a differenza della Lega che ancora parla di flat tax – il neoliberismo reaganiano degli anni ’80 per un programma economico dal vago sapore keynesiano.
E infatti il n. 176 del febbraio-marzo 2019 del bimestrale Éléments, l’organo del Grece, l’associazione metapolitica che elabora in Francia le tesi filosofiche della nouvelle droite, consacra un dossier niente meno che all’Italia, dal titolo inequivocabile: “Italie: le laboratoire politique du populisme”, un dossier su un’Italia “vue de droite”, per citare un de Benoist d’annata, con un Paese visto come un creativo e inedito “laboratoire politique du populisme” trasversalista. Di un fenomeno, il populismo, attenzione, che, come si autodefinisce, guarda al di là della destra e della sinistra. Parliamo di intellettuali non conformi oggi tentati dal populismo i quali, in nome dell’ostilità nei confronti del ‘totalitarismo liberale’, attualizzano l’appello disperato dell’intellettuale collaborazionista Pierre Drieu La Rochelle, che pur di opporsi alla società liberale incarnata negli Alleati che sbarcavano in Normandia nel giugno 1944, da lui giudicata caricaturalmente come una costosa truffa criminale, si augurava che il comunismo sovietico, in altre parole lo strutturalismo marxista, vincesse la guerra, vedendo nel sovietismo e nei T34 russi la sola alternativa all’individualismo e alla democrazia prodotti della décadence occidentale: “Il mio odio per la democrazia mi fa desiderare il trionfo del comunismo. In mancanza del fascismo [...] solo il comunismo può mettere veramente l’uomo con le spalle al muro, costringendolo ad ammettere di nuovo, come non avveniva più dal Medioevo, che ha dei padroni. Stalin, più che Hitler, è l’espressione della legge suprema”, scriverà il 2 settembre 1943 nei suoi diari. Ora, probabilmente, mentre Drieu La Rochelle vede nella società-caserma e nel costruttivismo militarizzato la redenzione per l’Europa, oggi la ‘salvezza’ dal post-modernismo, dopo anni di riflessioni di matrice politeista filosofico, cognitivo e relativista, è scorta nientemeno da alcuni settori della nouvelle droite nel “costruttivismo populista”. Un salto avanti o indietro?
C’è senz’altro un senso di invidia verso l’Italia: lì in Francia il duo populista non ha mai tentato una convergenza, anche se Mélenchon ha fatto saltare quel fronte repubblicano in auge fin dal gennaio 1956, che vedeva convergere, prima contro i qualunquisti poujadisti poi contro i frontisti lepenisti, l’intero arco parlamentare per bloccare i populisti, più volte applicato al Front national al secondo turno delle presidenziali, ma non nel 2017, quando il leader gauchista decide di non far convergere i voti del suo elettorato a vantaggio di Macron, per il suo programma liberista, venendo accusato di rossobrunismo dai liberali perché “lo slogan elettorale della Le Pen è Au nom du Peuple, quello di Mélenchon La force du Peuple, dettagli che ci aiutano a capire perché la sinistra faccia fatica a schierarsi con Macron” dato che “la Le Pen piace [a sinistra] perché è nazionalista, proprio come Mélenchon, e per le sue posizioni critiche nei confronti dell’euro e dell’Unione europea. Insomma la logica è molto semplice: il nemico del mio nemico è mio amico. E così la Le Pen finisce per essere ‘il male minore’” (5).
Ma non si spiega l’entusiasmo di alcuni redattori di Éléments per Matteo Salvini, all’epoca vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno e descritto come “nouvelle homme fort de l’Europe”, specie per il suo programma economico tutt’altro che keynesiano (e causa prima delle frazioni col M5s), mentre è la critica al liberismo in nome di un pro gramma di “economia mista” che potrebbe permettere in Francia la con vergenza fra populismo gauchista mélenchoniano e populismo identitario lepenista, anche se forse ciò è comprensibile dato che tutto nasce dal ritratto del politico lombardo fatto dall’italiano Antonio Rapisarda, giornalista de Il Tempo, di Libero e collaboratore del sito Barbadillo.it e de Il Primato Nazionale, tutti di destra, autore di un volume, All’armi siam leghisti, dove si analizza l’egemonia culturale e politica della destra postmissina, dell’area identitaria e di quella metapolitica nel Carroccio dopo la fine di Alleanza nazionale (6), un dossier con analisi su CasaPound, modello anche per la destra non conforme d’Oltralpe (si vedano gli articoli La CasaPound de l’intérieur: une Rome révolutionnaire Rencontre avec Adriano Scianca: l’esprit corsaire) e sul sindacato di destra Ugl, erede della Cisnal missina, con un’intervista al suo segretario generale, Le syndicalisme italien: rencontre avec Paolo Capone, descritto come un sindacato vicino alla Lega, segnale di un’egemonia a destra a scapito degli eredi del Msi e di An, cioè Fratelli d’Italia.
Nel dossier, nella rubrica “Le pays du ‘populisme intégral’”, si darà voce a intellettuali militanti che, a loro modo, incarnano tutti la Weltanschauung populista, dagli entusiasti e giovanissimi Diego Fusaro (che loda l’esperimento giallo-verde contro le élite) e Sebastiano Caputo (de L’Intellettuale Dissidente, un laboratorio metapolitico che propone la concretizzazione politica di nuove sintesi culturali), ai maturi Gabriele Adinolfi (che cautamente teme il trasformismo dei ‘rivoluzionari’, che entrati nella stanza dei bottoni mutano da incendiari a pompieri) e Marco Tarchi.
Su quest’ultimo bisogna soffermarsi, sorvolando un attimo sul fatto che è la principale mente della Nuova destra metapolitica italiana, l’animatore di riviste come Diorama letterario, Trasgressioni e della cooperativa editoriale La Roccia di Erec e il divulgatore del pensiero debenoistiano dagli anni ’70, ma sul fatto che egli è uno dei più affermati politologi e storici italiani all’Università di Firenze, fra i primi a occuparsi in maniera accademica della fenomenologia populista in Italia. Se nell’intervista vengono fuori le contraddizioni che successivamente faranno saltare l’esecutivo, e cioè la compresenza di tesi decresciste in seno al grillismo assieme al produttivismo “da capannone” della Lega, forte soprattutto nel Nord-Est, è nelle sue opere che noi capiamo cos’è la fenomenologia del populismo, esposto nel libro L’Italia populista: “Si può concordare sul fatto che esso [il populismo] non corrisponde in alcun modo univoco a un particolare e ben definito tipo di regime politico, o che non ha presentato contenuti omogenei in tutte le sue manifestazioni empiriche e pertanto non può essere ricondotto né a una visione del mondo intesa secondo i canoni delle classiche Weltanschauung né a un programma politico fissato una volta per tutte e da tutti i suoi esponenti rispettato, ma ciò non autorizza a negare che sia possibile coglierne un’essenza”, che accomuna in Italia fenomeni differenti oltre al leghismo, fenomeni trasversali come il qualunquismo di Giannini negli anni ’40-50, il tele-populismo di Berlusconi (o telecrazia), il presidente picconatore Francesco Cossiga che agisce in una fase travagliata per la storia repubblicana, fenomeni che per comodità definiamo di sinistra come l’Italia dei valori dell’ex pm Antonio Di Pietro (nonostante il background moderato del magistrato), i radicali di Marco Pannella (liberali, liberisti e libertari), i Girotondi e i meetup attorno a Beppe Grillo da cui nasce il Movimento 5 stelle, senza dimenticare all’estero personalità come Peròn, la Thatcher, Reagan, Haider e Ross Perot, i classici Bossi e Le Pen (il padre), Chàvez, Alberto Fujimori, Saddam Hussein, Gamal Abd el-Nasser, Lec Walesa ecc., tutti diversi, alcuni situati a destra e altri a sinistra, a dimostrazione che il populismo è un metodo e non un’ideologia, che si espleta nella “sfiducia nei meccanismi della rappresentanza [...] [che] non si traduce necessariamente in rifiuto della democrazia. Anzi, per taluni versi dà adito a richieste di maggior democraticizzazione del rapporto fra la società e le istituzioni. A seconda delle circostanze, può alimentare la tentazione semplificatrice estrema dell’affidamento di ogni responsabilità di conduzione della collettività a un uomo forte oppure stimolare la ricerca di strumenti di controllo dal basso dell’azione di governo” (7).
Una descrizione che include ovviamente quel populismo di sinistra che guarda a movimenti come il citato socialista Mélenchon, Podemos in Spagna, il democratico Bernie Sanders, il laburista Jeremy Corbyn e le riflessioni di filosofi socialisti e marxisti come il gramsciano Ernesto Laclau, Jean-Claude Michéa, Carlo Formenti ne La variante populista (Derive Approdi, 2016), tutti critici verso gli squilibri della globalizzazione neoliberista e a favore del ripristino della sovranità popolare entro gli Stati nazione. Analisi accademiche – ma che traspaiono anche nelle riflessioni sulle varie riviste dirette dal prof. Tarchi – che vengono esposte a sua volta da Alain de Benoist in Droite-gauche, c’est fini! Le moment populiste, edito in Italia da Arianna Editrice, che vede nel trionfo del populismo e della sua forma mentis nella crisi del sistema liberale con la conclusione della stagione prospera dei Trenta Gloriosi (1945-1975) e l’affermazione di una mentalità mercatista e liberale in seno alla sinistra, sia socialista che comunista, entrambe non più interessante a raggiungere una società socialista senza classi dove la ricchezza viene equamente ridistribuita, ma gradualmente sempre più proni al mercato, cosa evidente se si analizzano i programmi dei partiti più radicali, con piattaforme identiche a quelle dei riformisti degli anni ’60-70.
La tesi di de Benoist è che il populismo è l’emergere di una nuova opposizione politica, con diversi protagonisti, neutralizzando la vecchia destra/sinistra, borghesia/proletariato espletate da Erich Hobsbawm durante Il secolo breve, gradualmente neutralizzata, politicamente depotenziata con l’emergere della nuova dominati/dominanti, e “si conferma dappertutto l’ampiezza del fossato che separa il popolo dalla classe politica al potere. Ovunque emergono nuove divisioni, che rendono obsoleta la vecchia divisione destra-sinistra”. In pochi decenni i sistemi politici, basati da molti decenni sugli stessi partiti sono stati completamente scon volti: “In Italia la Democrazia cristiana e il Partito comunista sono praticamente spariti. Lo stesso dicasi dei vecchi partiti di governo greci. In Spagna, negli ultimi anni, il Psoe e Alleanza popolare si sono continuamente indeboliti a vantaggio di Podemos e Ciudadanos. In Austria, i due partiti di governo – socialdemocratico e cristiano-sociale – hanno raccolto solo il 22 per cento dei voti all’elezione presidenziale del 2016”. Gli operai e il “popolo minuto”, un tempo schierato a sinistra, concede la maggioranza dei suffragi ai populisti e “il comportamento dei partiti, ne trae le conseguenze. A questa apparente destrutturazione dell’elettorato corrisponde, al livello degli Stati maggiori politici e delle squadre di governo, un prodigioso spostamento verso il centro, cui per natura spinge il bipartitismo”. Alla ricerca di un consenso decrescente e, talvolta, definitivamente perduto.
Note
1 Cfr. A. de Benoist, Il Trattato Transatlantico: l’accordo commerciale Usa-Ue che condizionerà le nostre vite, Arianna Editrice, 2015
2 Anche nel partito del presidente Emmanuel Macron, tuttavia, 52 deputati hanno preferito astenersi. E 9 hanno votato No. Tutto il centrosinistra (Ps, Verdi e altri) e la sinistra radicale (La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, Pcf e altri) si sono schierati contro. Cfr. Le CETA, controversé accord de libre-échange avec le Canada, approuvé à l’Assemblée, LeMonde.fr, 23 luglio 2019, https://www.lemonde.fr/politique/article/2019/07/23/l-assemblee-nationale-vote-la-ratification-du-ceta-controversetraite-de-libre-echange-entre-l-ue-et-le-canada_5492576_823448.html
3 Altro che gialloverde, il governo Lega-5Stelle è rossobruno, n. f., Linkiesta.it, 26 maggio 2018, https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/26/altro-che-gialloverde-ilgoverno-lega-5stelle-e-rossobruno/38226/
4 Cfr. M. L. Andriola, Psicosi rossobruna, Paginauno n. 61/2019
5 G. Drogo, Il rossobrunismo che vota Marine Le Pen, NextQuotidiano.it, 27 aprile 2017, https://www.nextquotidiano.it/rossobruni-marine-le-pen/
6 Cfr. A. Rapisarda, All’armi siam leghisti. Come e perché Matteo Salvini ha conquistato la Destra, Wingsbert House, 2015
7 M. Tarchi, L’Italia populista, Il Mulino, 2003, pp. 15, 13 e 31
8 Cit. in V. Benedetti, De Benoist: “Italia laboratorio del populismo. Ma governo Lega-M5S non durerà”, ilprimatonazionale.it, 7 gennaio 2019,https://www.ilprimatonazionale.it/politica/de-benoist-italia-populismo-governo-lega-m5s-100263/

Possibile nuovo esecutivo PD-5 Stelle, Diego Fusaro: 'Governo giallo-fucsia'


Di Salvatore Santoru

L'ipotesi di un nuovo governo PD-5 Stelle sta diventando sempre più forte. Ciò è visto molto negativamente da Diego Fusaro, il popolare filosofo e saggista di ispirazione sovranista. Entrando nello specifico, secondo Fusaro il prossimo governo italiano potrebbe essere "giallo-fucsia".

In tal modo, Fusaro ha stroncato l'appellativo di "governo giallo-rosso" in quanto di "rosso" non ci sarebbe praticamente nulla o quasi. 

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/08/ipotesi-alleanza-pd-5-stelle-fusaro-sara-un-governo-giallofucsia-002970607.html

Crisi di governo, la tesi di Diego Fusaro: ecco cosa ha detto


Di Salvatore Santoru

La crisi di governo è sempre più forte in Italia. Tale situazione sembra non piacere per niente a Diego Fusaro, il quale ha sostenuto che tale governo era un 'laboratorio populista' decisamente scomodo per i poteri forti internazionali.

Stando al noto saggista e filosofo, sia Lega e 5 Stelle starebbero per essere assorbite dal 'sistema' e il partito di Salvini potrebbe diventare diventare il 'nuovo cavallo della classe dominante'. 

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/08/crisi-di-governo-vola-anche-lo-spread-fusaro-crolla-il-laboratorio-populista-002963335.html

Il viaggio in barca a vela di Greta, arriva l'attacco di Fusaro: ecco cosa ha detto


Di Salvatore Santoru

Il 23 settembre 2019 Greta Thunberg sarà protagonista di un viaggio in barca a vela diretto a New York, allo scopo di partecipare al vertice delle Nazioni Unite sul clima. Tale scelta è stata motivata per questioni legate alla lotta all'inquinamento e la nave che ospiterà Greta è la Malizia II, imbarcazione della "Prince of Alberto II of Monaco Foundation".

Sulla questione, è intervenuto criticamente anche Diego Fusaro con un tweet. Più specificatamente, il noto saggista e filosofo ha scritto ironicamente che i cittadini comuni dovrebbero prendere esempio e ha sostenuto che praticamente tale iniziativa potrebbe essere una sorta di 'presa in giro' alimentata dai 'piani alti'.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/07/diego-fusaro-contro-greta-rivoluzionaria-in-barca-a-vela-002958445.html

DIEGO FUSARO A L'ARIA CHE TIRA: 'Il turbocapitalismo sta aggredendo anche la classe media'


Di Salvatore Santoru

In una recente puntata del programma di La7, 'L'Area che Tira', Diego Fusaro ha detto la sua sul fenomeno dei rider. Più specificatamente, il filosofo ha sostenuto che tale fenomeno rientra nell'attuale crisi causata, a suo dire, dall'attuale sistema economico fondato sul turbocapitalismo.


  Andando maggiormente nello specifico, Fusaro ha affermato che lo stesso turbocapitalismo sta aggredendo, oltre alla classe operaia, anche la classe media.

Durante la trasmissione, vi è stata una diatriba tra lo stesso Fusaro e Antonio Caprarica

Fusaro vs Linardi (Sea Watch): “Ong finanziate da Soros”, “Qui mi sento fuori luogo…”. E interviene Myrta Merlino



“Le Ong sono finanziate dai grandi signori del capitale, in primis da Soros. Lei sa con quale obiettivo?”. Durante la trasmissione L’Aria che tirain onda su La7, il filosofo Diego Fusaro ha discusso con la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, in studio. “Noi non siamo finanziati da Soros, e i nostri conti sono registrati e trasparenti. Qui mi sento fuori luogo, perché dovremmo parlare dei morti in mare e dei respingimenti in atto” ha replicato Linardi. “Le spiego io l’obiettivo: i signori del capitale non agiscono per filantropia. Deportano esseri umani per avere nuovi schiavi da sfruttare in Occidente”. A quel punto, però, è intervenuta la conduttrice Myrta Merlino: “Ma cosa vuole dire, Fusaro, che loro sono strumenti inconsapevoli nelle mani di grandi poteri che usano la bomba dell’immigrazione?”.

LE PAROLE DELLA SETTIMANA, GRAMELLINI: 'Mi sono scusato con Fusaro per la caduta del collegamento'. Il filosofo:' Lo ringrazio per la sua risposta, ma per quale ragione ciò è accaduto?


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Di Salvatore Santoru

Recentemente il noto filosofo Diego Fusaro è stato protagonista di un breve intervento durante il programma 'Le parole della settimana', in onda su Rai 3. Come sostenuto poc'anzi, l'intervento di Fusaro è stato alquanto breve in quanto è saltato il collegamento Skype.

 Secondo Fusaro non si sarebbe trattato di una semplice interruzione ma di un tentativo di 'censura soft'(1). A seguito delle polemiche, il conduttore Massimo Gramellini si è scusato dell'interruzione sulla sua pagina Facebook e ha scritto che non hanno cercato di ripristinare il servizio in quanto erano in ritardo di otto minuti sulla scaletta.


Inoltre, Gramellini ha sostenuto che il dialogo che si stava svolgendo tra Fusaro e Mentana era alquanto stimolante e ha rivelato di aver telefonato allo stesso filosofo.
Dal canto suo Fusaro ha risposto ringraziando il giornalista per le sue risposte e la chiamata e, inoltre, ha affermato che il collegamento 'è stato fatto sfumare' non certamente da Gramellini o da Enrico Mentana e si è chiesto il perché di ciò(2).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/10/rai-diego-fusaro-mi-hanno-censurato_14.html

(2) https://www.diegofusaro.com/la-mia-risposta-alla-reazione-massimo-gramellini/

RAI, DIEGO FUSARO: 'Mi hanno censurato nella trasmissione di Gramellini'. Paragone: 'Basta con il racconto a senso unico mainstream'

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Di Salvatore Santoru

Il noto filosofo Diego Fusaro è stato recentemente protagonista di un intervento durante il programma di Rai 3  “Le Parole della Settimana”, condotto da Massimo Gramellini.
Durante il suo intervento, lo stesso Fusaro ha commentato le dichiarazioni fatte dalla fidanzata Aurora Pepa a La Zanzara sulla loro intimità, dichiarazioni che hanno destato forti polemiche sui social ma che si sono rivelate ironiche(1).

Su ciò, Fusaro ha detto, citando Martin Heidegger, che la chiacchiera, la curiosità e l'equivoco erano le basi della società di massa e che tale vicenda ne costituisce la dimostrazione.
Poco dopo l'inizio del suo intervento, il collegamento si è interrotto e Gramellini ha sostenuto che è saltato Skype e che il filosofo sarà nuovamente invitato.

Secondo Fusaro invece la questione sarebbe diversa e si sarebbe trattato di censura(2).
A tal proposito, riporta il sito web Silenzi e Falsità(3), il giornalista e politico dei 5 Stelle Gianluigi Paragone ha commentato che nella "nella Rai del cambiamento tutte le tesi avranno il loro spazio! Basta con la Rai mainstream. Basta con il racconto a senso unico, a difesa del solito sistema fatto di relazioni amiche e complici".

NOTE:

(1) https://www.youtube.com/watch?v=1DaTBnOE0Nc

(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/14/ecco-come-mi-hanno-censurato-in-prima-serata-su-rai-3/4692434/

(3) https://www.silenziefalsita.it/2018/10/14/fusaro-censurato-sulla-rai-il-commento-di-paragone-basta-con-il-racconto-a-senso-unico/

Manovra, Fusaro vs Meli: “Demofoba turbomondialista”. “Non sa parlare italiano e non è neanche filosofo”

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FATTO QUOTIDIANO

Bagarre a Tagadà (La7) tra la giornalista del Corriere della SeraMaria Teresa Meli, e il saggista Diego Fusaro sulla manovra del governo gialloverde. La firma del Corriere commenta il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Con tutto il dolore che mi provoca questo paragone e con tutto il rispetto per le vittime, ma Tria mi sembra un ostaggio delle Brigate Rosse. Pare che stia lì con il cartello e che dica: ‘Sto qua, non posso fare niente, aiutatemi’. Dopodiché, c’è quella parolina che ormai non conta più niente e che si chiama ‘dignità’, per cui uno prende e si dimette. Siccome questo signore non era niente di che, né è mai stato un professore esimio, si tiene quel posto che ha. Ma se fossi in lui, me ne andrei a gambe levate“. Qualche minuto dopo, la giornalista polemizza con Fusaro, il quale osserva: “Qui c’è da sperare che il governo sia un fortilizio resistenziale rispetto a questo assedio dei burocrati, dei tecnocrati, dei signori della finanza”. “Scusi Fusaro, ma il voto popolare non si è espresso per un governo gialloverde” – insorge Meli – “Questo governo non è insignito dal dio popolo”. Fusaro prende la parola e replica: “Mi perito di precisare rispetto a quanto detto dalla signora demofoba che ha poc’anzi parlato…”. “Si periti” – risponde la giornalista – “Scusi, ma dire che io sono demofoba è come chiamare lei ‘filosofo’, che invece non è. Io la adoro”. “Ma anche io adoro lei”, risponde Fusaro. “Io la adoro perché bisognerebbe pagarla per le figure di merda che sta facendo lei”, continua Meli. “Lei umilia la sua intelligenza in tal guisa” – ribatte Fusaro – “La invito a stare composta e a mantenere una sua compostezza”. “In tal guisa? Lei non sa neanche parlare“, controbatte Meli. “Come no?” – obietta lo scrittore – “Io parlo un ottimo italiano, è lei che ricorre al turpiloquio umiliando la sua intelligenza”. “Veramente la umilio parlando con lei”, commenta Meli. La polemica riprende alcuni minuti dopo, Meli definisce ‘stupidaggini’ le affermazioni di Fusaro e il saggista protesta: “Lei non può starnazzare scompostamente”. A stento la conduttrice, Tiziana Panella, tenta di sedare lo scontro, che riprende successivamente, quando Fusaro definisce la firma del Corriere “turbomondialista”.

GAD LERNER, DIEGO FUSARO: 'Meglio tardi che mai, apprezzo la sua onestà nel dire che l'attuale sinistra è subalterna al capitalismo'

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Di Salvatore Santoru
Diego Fusaro ha recentemente commentato 'l’autocritica di Gad Lerner'(1) nella sua rubrica “Lampi del Pensiero” su Affari italiani.
Più specificatamente, Lerner ha sostenuto in un’intervista al Fatto Quotidiano che "La subalternità del centrosinistra al capitalismo non è certo nuova, semmai ha inizio negli anni ’90, quando i post-comunisti potevano ambire al governo nazionale e in loro si è determinata un’ansia da legittimazione"(2).
Fusaro ha commentato le affermazioni di Lerner sostenendo che "Talvolta ci si imbatte in inconfessabili momenti di verità. Inattesi tanto per il contenuto quanto per la fonte. È quanto accade ora. L’araldo del cosmopolitismo arcobaleno Gad Lerner fa autocritica"(3).
Inoltre, lo stesso filosofo ha anche scritto che è "Meglio tardi che mai, caro Gad Lerner", e infine ha espresso le sue felicitazioni "ad ogni modo, per l’onestà e la parresia".
NOTE:

DIEGO FUSARO: 'Le banche vogliono spingere l'Italia nell'abisso e dettare l'agenda alla politica'

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Di Salvatore Santoru
Recentemente l'Associazione bancaria italiana ha sostenuto che l'Italia 'rischierebbe di finire' come il Sud America, a meno che non cerchi di aumentare la sua partecipazione all'Unione Europea. Tali prese di posizione sono state duramente criticate dal filosofo e scrittore Diego Fusaro.
Più specificatamente, Fusaro ha scritto su 'Affari Italiani' che le banche vorrebbero dettare l'agenda politica e 'affossare l'Italia'(2).
Inoltre, nello stesso articolo Fusaro ha criticato anche “La Repubblica” definendola un 'rotocalco turbomondialista'.
Andando maggiormente nel particolare, ha scritto che: "Così senza perifrasi e senza nemmeno l’ombra di una possibile problematizzazione critica, scrive il rotocalco turbomondialista ‘La Repubblica’: ‘Allarme banche: Italia partecipi di più a Unione Europea, da nazionalismo rischio Argentina".
NOTE:

Soros, Diego Fusaro: 'Il suo obiettivo è raddoppiare la lotta contro il nuovo governo italiano'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente George Soros ha sostenuto di voler aumentare l'intensità della sua lotta contro i crescenti nazionalismi(1).
Più specificatamente, il finanziere ha scritto in un tweet che "Tutto quello che può andare storto va storto, però mi sento ancor più determinato a raddoppiare i miei sforzi contro i nazionalismi nascenti e i valori illiberali".
 Secondo Diego Fusaro, con tale tweet Soros ha fatto intendere di essere anche disposto ad aumentare la sua lotta contro il nuovo governo italiano.
Andando maggiormente nei dettagli, in un articolo pubblicato su 'Affari Italiani(2) il filosofo e saggista italiano ha scritto che lo stesso finanziere 'schiumerebbe di rabbia' per l'attuale situazione italiana e sarebbe intenzionato a contrastarla.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/06/soros-raddopiero-i-miei-sforzi-per.html

(2) http://www.affaritaliani.it/blog/lampi-del-pensiero/soros-furente-contro-il-governo-m5s-lega-raddoppia-impegno-in-italia-547588.html

"Malore dopo lo scontro tv". Il retroscena su Di Pietro secondo Fusaro

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Di Giovanni Corato

"Mani pulite un colpo di Stato? Ma che c***o stai dicendo? Vai a cagare!". Ma dopo essere andato in escandescenze in diretta tv Antonio Di Pietro avrebbe avuto un malore.

A raccontatlo a La Zanzara è Diego Fusaro, il filosofo che ieri ha avuto un acceso battibecco col politico durante L'Aria che tira su La7. "Purtroppo si è accasciato a terra perché ha avuto un malore", ha raccontato Fusaro a Giuseppe Cruciani e David Parenzo, "Da quel che ho visto, è caduto a terra e lo staff della trasmissione lo ha soccorso e portato via in un'altra stanza. Mi è stato chiesto cortesemente di allontanarmi, perché, qualora mi avesse rivisto, avrebbe avuto una ricaduta. Ci hanno dovuto separare durante la trasmissione perché Di Pietro stava per mettermi le mani addosso. Io invece ho mantenuto una compostezza atarassica degna di Epicuro e degli dei olimpici".

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/malore-scontro-tv-retroscena-su-pietro-1454685.html

DIEGO FUSARO: 'IL POTERE DOMINANTE AMA L'IGNORANZA DI MASSA' : VIDEO



Di Salvatore Santoru

In questo video il noto filosofo italiano Diego Fusaro spiega come il sistema dominante ama l'ignoranza di massa, la quale rappresenta una vera e propria "arma politica" per il suo consolidamento.
Nel video,Fusaro fa anche riferimento a quello che chiama come 'teorema di Mandeveille'(1), ispirato dal pensiero del filosofo e medico olandese Bernard Mandeveille(1670-1733).

NOTE:

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_de_Mandeville

PER APPROFONDIRE:https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/03/diego-fusaroil-potere-vuole-mantenere-i.html

Diego Fusaro:” Il potere vuole mantenere i sudditi nella perpetua ignoranza”. Ecco perchè è importante studiare

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Recentemente si è parlato di un’allarme lanciato da docenti universitaririguardo la difficoltà degli studenti nell’esprimersi oralmente e nello scrivere in lingua italiana.
La questione è finita sulle prime pagine dei giornali tanto da attirare l’attenzione della politica, in particolare del Ministro dell’ Istruzione.
Ed è per questo che vogliamo riportarvi un intervento del filosofo Diego Fusaro che, seppur precedente all’ evento sopra descritto, darebbe una spiegazione a nostro avviso valida al fenomeno in questione.
Il potere ha la necessità di mantenere i sudditi nella perpetua ignoranza, in modo che essi, non sapendo cosa sia realmente il potere, non avendo coscienza dei reali rapporti di forza, nemmeno possano rivoltarsi, ne addiverire alla via che porta all’insurrezione.
Da sempre il potere mira a mantenere i sudditi nello stato dell’ ignoranza – per questo la scuola, l’università e il mondo della formazione sono oggi sotto assedio, in ragione del fatto che gli uomini istruiti, formati, colti potrebbero insorgere e dare noie a chi dall’ alto amministra le nostre vite.
Aumenta quindi l’importanza della cultura e del sapere come forma di autocoscienza mediante la quale gli uomini possono anche contestare i rapporti ingiusti nei quali si trovano proiettati.
E’ importante più che mai valorizzare i luoghi della formazione culturale come scuole e università, che sempre più spesso tendono ad essere distrutte mediante la violenza economica, ossia la definanziarizzazione come metodo di governo, oppure vengono riconfigurate come luoghi di addestramento al pensiero unico politicamente corretto, ossia come luoghi in cui si insegna a non sapere”
Continua poi:
Non vi è gesto oggi più rivoluzionario rispetto alla riappropriazione della nostra cultura e delle nostre radici culturali
Di seguito vi mostriamo il video dell’ intervento integrale di Diego Fusaro, buona visione.

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