Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Diego Fusaro. Mostra tutti i post

Nuova destra e populismo: laboratorio Italia


Di Matteo Luca Andriola

Nessuno si sarebbe mai aspettato – almeno con certa repentinità e con certe dinamiche – la caduta del governo Conte che aveva unito in maniera ‘idilliaca’, o almeno era questa la narrazione corrente, la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio. Un governo controverso, che pareva unire istanze di una destra identitaria e conservatrice con quelle di un certo movimentismo dalle vaghe venature sociali, un’unione fortemente contrastata dal grosso dell’establishment politico e giornalistico (quello che veniva definito come la ‘casta’) e che sembrava andare – è questo il messaggio passato in certi ambienti intellettuali di destra – al di là della destra e della sinistra.
La nascita del governo giallo-verde aveva acceso le speranze di vasti settori dell’intellettualità ‘non-conforme’, dalla nouvelle droite francese ai settori dell’ambiente eurasiatista condizionati dalle riflessioni di Aleksandr Dugin. La motivazione era semplice: per la prima volta nella storia, un movimento esplicitamente di destra e su posizioni populiste e identitarie si alleava per governare un Paese assieme a una forza antisistema che raccoglieva senz’altro un elettorato misto, ma che si caratterizzava per temi come l’ecologia sostenibile, la democrazia diretta elettronica (o e-democracy), temi che possono avere una vaga connotazione di sinistra assieme alla critica a trattati come il TTIP – duramente contestato da Alain de Benoist in un libro edito in Italia da Arianna Editrice (1) – e il Ceta che, va detto, in Francia è stato votato da buona parte dell’esecutivo macroniano, a scapito dell’allevamento e dell’agricoltura locale (2). La convergenza di due forze così differenti è stata così salutata nell’area anticonformista europea ed eurasiatica, elevando l’Italia a laboratorio privilegiato per lo sviluppo di nuove sintesi, ora non più culturali e metapolitiche, ma addirittura politiche.
Ergo, il gramscismo di destra predicato fin dai tardi anni ’60 in Francia si era forse affermato nel nostro Paese? L’Italia stava divenendo neodestrista, comunitaria e trasversalista?
È quello che in maniera esplicita hanno detto i giornali di colore liberale davanti alla convergenza – tutt’altro che spontanea, dato che è nata dopo un lungo travaglio e il rifiuto del Partito democratico egemonizzato dai renziani di convergere col M5s – di due forze diversissime, che faranno un esecutivo descritto da molti come né di destra né di sinistra ma simultaneamente di ambo i colori, al punto che il quotidiano online Linkiesta.it, che da sempre ha avversato il governo Conte per le simpatie europeiste e liberaldemocratiche della direzione, l’ha definito “governo rossobruno”, fautore dell’incontro, dell’alleanza fra radicali di sinistra e di estrema destra. Un’idea di cui – anche se Di Maio e Salvini dicono di voler superare le vecchie categorie – George Sorel avrebbe parlato già cento anni fa e che il Carroccio farebbe sua non solo dalla ripresa delle tesi di Alain de Benoist ma anche di quelle di Aleksandr Dugin, descritto semplicisticamente come l’“ideologo di Putin, ex eminenza grigia sia per i nazionalisti di Žirinovskij che per i comunisti di Zjuganov”, e grazie al flirt di un giovane filosofo come Diego Fusaro “che si definisce marxista, [...] allievo di un altro marxista, Costanzo Preve, che negli anni ’70 sposò la necessità di questa ibridazione fra estreme. Insomma, Lega e M5s al popolo parlano la lingua del nuovismo e del superamento della destra e della sinistra, ma nascono, in realtà, nell’alveo di una elaborazione intellettuale chiara, precisa: il rossobrunismo. [...] L’Italia è, dunque, come altre volte nella sua storia, un laboratorio politico globale. Non sempre queste sperimentazioni hanno portato bene al Paese” (3).
Semplificazioni – con non poche inesattezze, come quella di vedere Preve attivo nella messa in discussione della diade dicotomica destra/sinistra fin dagli anni ’70, cosa da lui sostenuta negli ultimi anni di vita – unite alla già citata “psicosi rossobruna” atta a demonizzare chiunque metta in discussione il pensiero unico liberale a sinistra (4), che dimostra come i media italiani ed europei siano completamente disconnessi e scollegati col comune senso, al punto di non comprendere la fenomenologia del populismo. Ma se l’etichetta detta da un liberale è a fini denigratori, così non è stato per vasti settori della nouvelle droite d’Oltralpe, lì dove esistono ben due forze populiste anti-establishment in competizione, una di stampo socialista, La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, e una di destra identitaria come il Rassemblement national di Marine Le Pen, l’ex Front national, che ha però messo in soffitta – a differenza della Lega che ancora parla di flat tax – il neoliberismo reaganiano degli anni ’80 per un programma economico dal vago sapore keynesiano.
E infatti il n. 176 del febbraio-marzo 2019 del bimestrale Éléments, l’organo del Grece, l’associazione metapolitica che elabora in Francia le tesi filosofiche della nouvelle droite, consacra un dossier niente meno che all’Italia, dal titolo inequivocabile: “Italie: le laboratoire politique du populisme”, un dossier su un’Italia “vue de droite”, per citare un de Benoist d’annata, con un Paese visto come un creativo e inedito “laboratoire politique du populisme” trasversalista. Di un fenomeno, il populismo, attenzione, che, come si autodefinisce, guarda al di là della destra e della sinistra. Parliamo di intellettuali non conformi oggi tentati dal populismo i quali, in nome dell’ostilità nei confronti del ‘totalitarismo liberale’, attualizzano l’appello disperato dell’intellettuale collaborazionista Pierre Drieu La Rochelle, che pur di opporsi alla società liberale incarnata negli Alleati che sbarcavano in Normandia nel giugno 1944, da lui giudicata caricaturalmente come una costosa truffa criminale, si augurava che il comunismo sovietico, in altre parole lo strutturalismo marxista, vincesse la guerra, vedendo nel sovietismo e nei T34 russi la sola alternativa all’individualismo e alla democrazia prodotti della décadence occidentale: “Il mio odio per la democrazia mi fa desiderare il trionfo del comunismo. In mancanza del fascismo [...] solo il comunismo può mettere veramente l’uomo con le spalle al muro, costringendolo ad ammettere di nuovo, come non avveniva più dal Medioevo, che ha dei padroni. Stalin, più che Hitler, è l’espressione della legge suprema”, scriverà il 2 settembre 1943 nei suoi diari. Ora, probabilmente, mentre Drieu La Rochelle vede nella società-caserma e nel costruttivismo militarizzato la redenzione per l’Europa, oggi la ‘salvezza’ dal post-modernismo, dopo anni di riflessioni di matrice politeista filosofico, cognitivo e relativista, è scorta nientemeno da alcuni settori della nouvelle droite nel “costruttivismo populista”. Un salto avanti o indietro?
C’è senz’altro un senso di invidia verso l’Italia: lì in Francia il duo populista non ha mai tentato una convergenza, anche se Mélenchon ha fatto saltare quel fronte repubblicano in auge fin dal gennaio 1956, che vedeva convergere, prima contro i qualunquisti poujadisti poi contro i frontisti lepenisti, l’intero arco parlamentare per bloccare i populisti, più volte applicato al Front national al secondo turno delle presidenziali, ma non nel 2017, quando il leader gauchista decide di non far convergere i voti del suo elettorato a vantaggio di Macron, per il suo programma liberista, venendo accusato di rossobrunismo dai liberali perché “lo slogan elettorale della Le Pen è Au nom du Peuple, quello di Mélenchon La force du Peuple, dettagli che ci aiutano a capire perché la sinistra faccia fatica a schierarsi con Macron” dato che “la Le Pen piace [a sinistra] perché è nazionalista, proprio come Mélenchon, e per le sue posizioni critiche nei confronti dell’euro e dell’Unione europea. Insomma la logica è molto semplice: il nemico del mio nemico è mio amico. E così la Le Pen finisce per essere ‘il male minore’” (5).
Ma non si spiega l’entusiasmo di alcuni redattori di Éléments per Matteo Salvini, all’epoca vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno e descritto come “nouvelle homme fort de l’Europe”, specie per il suo programma economico tutt’altro che keynesiano (e causa prima delle frazioni col M5s), mentre è la critica al liberismo in nome di un pro gramma di “economia mista” che potrebbe permettere in Francia la con vergenza fra populismo gauchista mélenchoniano e populismo identitario lepenista, anche se forse ciò è comprensibile dato che tutto nasce dal ritratto del politico lombardo fatto dall’italiano Antonio Rapisarda, giornalista de Il Tempo, di Libero e collaboratore del sito Barbadillo.it e de Il Primato Nazionale, tutti di destra, autore di un volume, All’armi siam leghisti, dove si analizza l’egemonia culturale e politica della destra postmissina, dell’area identitaria e di quella metapolitica nel Carroccio dopo la fine di Alleanza nazionale (6), un dossier con analisi su CasaPound, modello anche per la destra non conforme d’Oltralpe (si vedano gli articoli La CasaPound de l’intérieur: une Rome révolutionnaire Rencontre avec Adriano Scianca: l’esprit corsaire) e sul sindacato di destra Ugl, erede della Cisnal missina, con un’intervista al suo segretario generale, Le syndicalisme italien: rencontre avec Paolo Capone, descritto come un sindacato vicino alla Lega, segnale di un’egemonia a destra a scapito degli eredi del Msi e di An, cioè Fratelli d’Italia.
Nel dossier, nella rubrica “Le pays du ‘populisme intégral’”, si darà voce a intellettuali militanti che, a loro modo, incarnano tutti la Weltanschauung populista, dagli entusiasti e giovanissimi Diego Fusaro (che loda l’esperimento giallo-verde contro le élite) e Sebastiano Caputo (de L’Intellettuale Dissidente, un laboratorio metapolitico che propone la concretizzazione politica di nuove sintesi culturali), ai maturi Gabriele Adinolfi (che cautamente teme il trasformismo dei ‘rivoluzionari’, che entrati nella stanza dei bottoni mutano da incendiari a pompieri) e Marco Tarchi.
Su quest’ultimo bisogna soffermarsi, sorvolando un attimo sul fatto che è la principale mente della Nuova destra metapolitica italiana, l’animatore di riviste come Diorama letterario, Trasgressioni e della cooperativa editoriale La Roccia di Erec e il divulgatore del pensiero debenoistiano dagli anni ’70, ma sul fatto che egli è uno dei più affermati politologi e storici italiani all’Università di Firenze, fra i primi a occuparsi in maniera accademica della fenomenologia populista in Italia. Se nell’intervista vengono fuori le contraddizioni che successivamente faranno saltare l’esecutivo, e cioè la compresenza di tesi decresciste in seno al grillismo assieme al produttivismo “da capannone” della Lega, forte soprattutto nel Nord-Est, è nelle sue opere che noi capiamo cos’è la fenomenologia del populismo, esposto nel libro L’Italia populista: “Si può concordare sul fatto che esso [il populismo] non corrisponde in alcun modo univoco a un particolare e ben definito tipo di regime politico, o che non ha presentato contenuti omogenei in tutte le sue manifestazioni empiriche e pertanto non può essere ricondotto né a una visione del mondo intesa secondo i canoni delle classiche Weltanschauung né a un programma politico fissato una volta per tutte e da tutti i suoi esponenti rispettato, ma ciò non autorizza a negare che sia possibile coglierne un’essenza”, che accomuna in Italia fenomeni differenti oltre al leghismo, fenomeni trasversali come il qualunquismo di Giannini negli anni ’40-50, il tele-populismo di Berlusconi (o telecrazia), il presidente picconatore Francesco Cossiga che agisce in una fase travagliata per la storia repubblicana, fenomeni che per comodità definiamo di sinistra come l’Italia dei valori dell’ex pm Antonio Di Pietro (nonostante il background moderato del magistrato), i radicali di Marco Pannella (liberali, liberisti e libertari), i Girotondi e i meetup attorno a Beppe Grillo da cui nasce il Movimento 5 stelle, senza dimenticare all’estero personalità come Peròn, la Thatcher, Reagan, Haider e Ross Perot, i classici Bossi e Le Pen (il padre), Chàvez, Alberto Fujimori, Saddam Hussein, Gamal Abd el-Nasser, Lec Walesa ecc., tutti diversi, alcuni situati a destra e altri a sinistra, a dimostrazione che il populismo è un metodo e non un’ideologia, che si espleta nella “sfiducia nei meccanismi della rappresentanza [...] [che] non si traduce necessariamente in rifiuto della democrazia. Anzi, per taluni versi dà adito a richieste di maggior democraticizzazione del rapporto fra la società e le istituzioni. A seconda delle circostanze, può alimentare la tentazione semplificatrice estrema dell’affidamento di ogni responsabilità di conduzione della collettività a un uomo forte oppure stimolare la ricerca di strumenti di controllo dal basso dell’azione di governo” (7).
Una descrizione che include ovviamente quel populismo di sinistra che guarda a movimenti come il citato socialista Mélenchon, Podemos in Spagna, il democratico Bernie Sanders, il laburista Jeremy Corbyn e le riflessioni di filosofi socialisti e marxisti come il gramsciano Ernesto Laclau, Jean-Claude Michéa, Carlo Formenti ne La variante populista (Derive Approdi, 2016), tutti critici verso gli squilibri della globalizzazione neoliberista e a favore del ripristino della sovranità popolare entro gli Stati nazione. Analisi accademiche – ma che traspaiono anche nelle riflessioni sulle varie riviste dirette dal prof. Tarchi – che vengono esposte a sua volta da Alain de Benoist in Droite-gauche, c’est fini! Le moment populiste, edito in Italia da Arianna Editrice, che vede nel trionfo del populismo e della sua forma mentis nella crisi del sistema liberale con la conclusione della stagione prospera dei Trenta Gloriosi (1945-1975) e l’affermazione di una mentalità mercatista e liberale in seno alla sinistra, sia socialista che comunista, entrambe non più interessante a raggiungere una società socialista senza classi dove la ricchezza viene equamente ridistribuita, ma gradualmente sempre più proni al mercato, cosa evidente se si analizzano i programmi dei partiti più radicali, con piattaforme identiche a quelle dei riformisti degli anni ’60-70.
La tesi di de Benoist è che il populismo è l’emergere di una nuova opposizione politica, con diversi protagonisti, neutralizzando la vecchia destra/sinistra, borghesia/proletariato espletate da Erich Hobsbawm durante Il secolo breve, gradualmente neutralizzata, politicamente depotenziata con l’emergere della nuova dominati/dominanti, e “si conferma dappertutto l’ampiezza del fossato che separa il popolo dalla classe politica al potere. Ovunque emergono nuove divisioni, che rendono obsoleta la vecchia divisione destra-sinistra”. In pochi decenni i sistemi politici, basati da molti decenni sugli stessi partiti sono stati completamente scon volti: “In Italia la Democrazia cristiana e il Partito comunista sono praticamente spariti. Lo stesso dicasi dei vecchi partiti di governo greci. In Spagna, negli ultimi anni, il Psoe e Alleanza popolare si sono continuamente indeboliti a vantaggio di Podemos e Ciudadanos. In Austria, i due partiti di governo – socialdemocratico e cristiano-sociale – hanno raccolto solo il 22 per cento dei voti all’elezione presidenziale del 2016”. Gli operai e il “popolo minuto”, un tempo schierato a sinistra, concede la maggioranza dei suffragi ai populisti e “il comportamento dei partiti, ne trae le conseguenze. A questa apparente destrutturazione dell’elettorato corrisponde, al livello degli Stati maggiori politici e delle squadre di governo, un prodigioso spostamento verso il centro, cui per natura spinge il bipartitismo”. Alla ricerca di un consenso decrescente e, talvolta, definitivamente perduto.
Note
1 Cfr. A. de Benoist, Il Trattato Transatlantico: l’accordo commerciale Usa-Ue che condizionerà le nostre vite, Arianna Editrice, 2015
2 Anche nel partito del presidente Emmanuel Macron, tuttavia, 52 deputati hanno preferito astenersi. E 9 hanno votato No. Tutto il centrosinistra (Ps, Verdi e altri) e la sinistra radicale (La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, Pcf e altri) si sono schierati contro. Cfr. Le CETA, controversé accord de libre-échange avec le Canada, approuvé à l’Assemblée, LeMonde.fr, 23 luglio 2019, https://www.lemonde.fr/politique/article/2019/07/23/l-assemblee-nationale-vote-la-ratification-du-ceta-controversetraite-de-libre-echange-entre-l-ue-et-le-canada_5492576_823448.html
3 Altro che gialloverde, il governo Lega-5Stelle è rossobruno, n. f., Linkiesta.it, 26 maggio 2018, https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/26/altro-che-gialloverde-ilgoverno-lega-5stelle-e-rossobruno/38226/
4 Cfr. M. L. Andriola, Psicosi rossobruna, Paginauno n. 61/2019
5 G. Drogo, Il rossobrunismo che vota Marine Le Pen, NextQuotidiano.it, 27 aprile 2017, https://www.nextquotidiano.it/rossobruni-marine-le-pen/
6 Cfr. A. Rapisarda, All’armi siam leghisti. Come e perché Matteo Salvini ha conquistato la Destra, Wingsbert House, 2015
7 M. Tarchi, L’Italia populista, Il Mulino, 2003, pp. 15, 13 e 31
8 Cit. in V. Benedetti, De Benoist: “Italia laboratorio del populismo. Ma governo Lega-M5S non durerà”, ilprimatonazionale.it, 7 gennaio 2019,https://www.ilprimatonazionale.it/politica/de-benoist-italia-populismo-governo-lega-m5s-100263/

Possibile nuovo esecutivo PD-5 Stelle, Diego Fusaro: 'Governo giallo-fucsia'


Di Salvatore Santoru

L'ipotesi di un nuovo governo PD-5 Stelle sta diventando sempre più forte. Ciò è visto molto negativamente da Diego Fusaro, il popolare filosofo e saggista di ispirazione sovranista. Entrando nello specifico, secondo Fusaro il prossimo governo italiano potrebbe essere "giallo-fucsia".

In tal modo, Fusaro ha stroncato l'appellativo di "governo giallo-rosso" in quanto di "rosso" non ci sarebbe praticamente nulla o quasi. 

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/08/ipotesi-alleanza-pd-5-stelle-fusaro-sara-un-governo-giallofucsia-002970607.html

Crisi di governo, la tesi di Diego Fusaro: ecco cosa ha detto


Di Salvatore Santoru

La crisi di governo è sempre più forte in Italia. Tale situazione sembra non piacere per niente a Diego Fusaro, il quale ha sostenuto che tale governo era un 'laboratorio populista' decisamente scomodo per i poteri forti internazionali.

Stando al noto saggista e filosofo, sia Lega e 5 Stelle starebbero per essere assorbite dal 'sistema' e il partito di Salvini potrebbe diventare diventare il 'nuovo cavallo della classe dominante'. 

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/08/crisi-di-governo-vola-anche-lo-spread-fusaro-crolla-il-laboratorio-populista-002963335.html

Il viaggio in barca a vela di Greta, arriva l'attacco di Fusaro: ecco cosa ha detto


Di Salvatore Santoru

Il 23 settembre 2019 Greta Thunberg sarà protagonista di un viaggio in barca a vela diretto a New York, allo scopo di partecipare al vertice delle Nazioni Unite sul clima. Tale scelta è stata motivata per questioni legate alla lotta all'inquinamento e la nave che ospiterà Greta è la Malizia II, imbarcazione della "Prince of Alberto II of Monaco Foundation".

Sulla questione, è intervenuto criticamente anche Diego Fusaro con un tweet. Più specificatamente, il noto saggista e filosofo ha scritto ironicamente che i cittadini comuni dovrebbero prendere esempio e ha sostenuto che praticamente tale iniziativa potrebbe essere una sorta di 'presa in giro' alimentata dai 'piani alti'.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/07/diego-fusaro-contro-greta-rivoluzionaria-in-barca-a-vela-002958445.html

DIEGO FUSARO A L'ARIA CHE TIRA: 'Il turbocapitalismo sta aggredendo anche la classe media'


Di Salvatore Santoru

In una recente puntata del programma di La7, 'L'Area che Tira', Diego Fusaro ha detto la sua sul fenomeno dei rider. Più specificatamente, il filosofo ha sostenuto che tale fenomeno rientra nell'attuale crisi causata, a suo dire, dall'attuale sistema economico fondato sul turbocapitalismo.


  Andando maggiormente nello specifico, Fusaro ha affermato che lo stesso turbocapitalismo sta aggredendo, oltre alla classe operaia, anche la classe media.

Durante la trasmissione, vi è stata una diatriba tra lo stesso Fusaro e Antonio Caprarica

Fusaro vs Linardi (Sea Watch): “Ong finanziate da Soros”, “Qui mi sento fuori luogo…”. E interviene Myrta Merlino



“Le Ong sono finanziate dai grandi signori del capitale, in primis da Soros. Lei sa con quale obiettivo?”. Durante la trasmissione L’Aria che tirain onda su La7, il filosofo Diego Fusaro ha discusso con la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, in studio. “Noi non siamo finanziati da Soros, e i nostri conti sono registrati e trasparenti. Qui mi sento fuori luogo, perché dovremmo parlare dei morti in mare e dei respingimenti in atto” ha replicato Linardi. “Le spiego io l’obiettivo: i signori del capitale non agiscono per filantropia. Deportano esseri umani per avere nuovi schiavi da sfruttare in Occidente”. A quel punto, però, è intervenuta la conduttrice Myrta Merlino: “Ma cosa vuole dire, Fusaro, che loro sono strumenti inconsapevoli nelle mani di grandi poteri che usano la bomba dell’immigrazione?”.

LE PAROLE DELLA SETTIMANA, GRAMELLINI: 'Mi sono scusato con Fusaro per la caduta del collegamento'. Il filosofo:' Lo ringrazio per la sua risposta, ma per quale ragione ciò è accaduto?


Risultati immagini per FUSARO GRAMELLINI

Di Salvatore Santoru

Recentemente il noto filosofo Diego Fusaro è stato protagonista di un breve intervento durante il programma 'Le parole della settimana', in onda su Rai 3. Come sostenuto poc'anzi, l'intervento di Fusaro è stato alquanto breve in quanto è saltato il collegamento Skype.

 Secondo Fusaro non si sarebbe trattato di una semplice interruzione ma di un tentativo di 'censura soft'(1). A seguito delle polemiche, il conduttore Massimo Gramellini si è scusato dell'interruzione sulla sua pagina Facebook e ha scritto che non hanno cercato di ripristinare il servizio in quanto erano in ritardo di otto minuti sulla scaletta.


Inoltre, Gramellini ha sostenuto che il dialogo che si stava svolgendo tra Fusaro e Mentana era alquanto stimolante e ha rivelato di aver telefonato allo stesso filosofo.
Dal canto suo Fusaro ha risposto ringraziando il giornalista per le sue risposte e la chiamata e, inoltre, ha affermato che il collegamento 'è stato fatto sfumare' non certamente da Gramellini o da Enrico Mentana e si è chiesto il perché di ciò(2).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/10/rai-diego-fusaro-mi-hanno-censurato_14.html

(2) https://www.diegofusaro.com/la-mia-risposta-alla-reazione-massimo-gramellini/

RAI, DIEGO FUSARO: 'Mi hanno censurato nella trasmissione di Gramellini'. Paragone: 'Basta con il racconto a senso unico mainstream'

Risultati immagini per FUSARO GRAMELLINI

Di Salvatore Santoru

Il noto filosofo Diego Fusaro è stato recentemente protagonista di un intervento durante il programma di Rai 3  “Le Parole della Settimana”, condotto da Massimo Gramellini.
Durante il suo intervento, lo stesso Fusaro ha commentato le dichiarazioni fatte dalla fidanzata Aurora Pepa a La Zanzara sulla loro intimità, dichiarazioni che hanno destato forti polemiche sui social ma che si sono rivelate ironiche(1).

Su ciò, Fusaro ha detto, citando Martin Heidegger, che la chiacchiera, la curiosità e l'equivoco erano le basi della società di massa e che tale vicenda ne costituisce la dimostrazione.
Poco dopo l'inizio del suo intervento, il collegamento si è interrotto e Gramellini ha sostenuto che è saltato Skype e che il filosofo sarà nuovamente invitato.

Secondo Fusaro invece la questione sarebbe diversa e si sarebbe trattato di censura(2).
A tal proposito, riporta il sito web Silenzi e Falsità(3), il giornalista e politico dei 5 Stelle Gianluigi Paragone ha commentato che nella "nella Rai del cambiamento tutte le tesi avranno il loro spazio! Basta con la Rai mainstream. Basta con il racconto a senso unico, a difesa del solito sistema fatto di relazioni amiche e complici".

NOTE:

(1) https://www.youtube.com/watch?v=1DaTBnOE0Nc

(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/14/ecco-come-mi-hanno-censurato-in-prima-serata-su-rai-3/4692434/

(3) https://www.silenziefalsita.it/2018/10/14/fusaro-censurato-sulla-rai-il-commento-di-paragone-basta-con-il-racconto-a-senso-unico/

Manovra, Fusaro vs Meli: “Demofoba turbomondialista”. “Non sa parlare italiano e non è neanche filosofo”

Risultati immagini per meli maria teresa

FATTO QUOTIDIANO

Bagarre a Tagadà (La7) tra la giornalista del Corriere della SeraMaria Teresa Meli, e il saggista Diego Fusaro sulla manovra del governo gialloverde. La firma del Corriere commenta il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Con tutto il dolore che mi provoca questo paragone e con tutto il rispetto per le vittime, ma Tria mi sembra un ostaggio delle Brigate Rosse. Pare che stia lì con il cartello e che dica: ‘Sto qua, non posso fare niente, aiutatemi’. Dopodiché, c’è quella parolina che ormai non conta più niente e che si chiama ‘dignità’, per cui uno prende e si dimette. Siccome questo signore non era niente di che, né è mai stato un professore esimio, si tiene quel posto che ha. Ma se fossi in lui, me ne andrei a gambe levate“. Qualche minuto dopo, la giornalista polemizza con Fusaro, il quale osserva: “Qui c’è da sperare che il governo sia un fortilizio resistenziale rispetto a questo assedio dei burocrati, dei tecnocrati, dei signori della finanza”. “Scusi Fusaro, ma il voto popolare non si è espresso per un governo gialloverde” – insorge Meli – “Questo governo non è insignito dal dio popolo”. Fusaro prende la parola e replica: “Mi perito di precisare rispetto a quanto detto dalla signora demofoba che ha poc’anzi parlato…”. “Si periti” – risponde la giornalista – “Scusi, ma dire che io sono demofoba è come chiamare lei ‘filosofo’, che invece non è. Io la adoro”. “Ma anche io adoro lei”, risponde Fusaro. “Io la adoro perché bisognerebbe pagarla per le figure di merda che sta facendo lei”, continua Meli. “Lei umilia la sua intelligenza in tal guisa” – ribatte Fusaro – “La invito a stare composta e a mantenere una sua compostezza”. “In tal guisa? Lei non sa neanche parlare“, controbatte Meli. “Come no?” – obietta lo scrittore – “Io parlo un ottimo italiano, è lei che ricorre al turpiloquio umiliando la sua intelligenza”. “Veramente la umilio parlando con lei”, commenta Meli. La polemica riprende alcuni minuti dopo, Meli definisce ‘stupidaggini’ le affermazioni di Fusaro e il saggista protesta: “Lei non può starnazzare scompostamente”. A stento la conduttrice, Tiziana Panella, tenta di sedare lo scontro, che riprende successivamente, quando Fusaro definisce la firma del Corriere “turbomondialista”.

GAD LERNER, DIEGO FUSARO: 'Meglio tardi che mai, apprezzo la sua onestà nel dire che l'attuale sinistra è subalterna al capitalismo'

Risultati immagini per Gad Lerner
Di Salvatore Santoru
Diego Fusaro ha recentemente commentato 'l’autocritica di Gad Lerner'(1) nella sua rubrica “Lampi del Pensiero” su Affari italiani.
Più specificatamente, Lerner ha sostenuto in un’intervista al Fatto Quotidiano che "La subalternità del centrosinistra al capitalismo non è certo nuova, semmai ha inizio negli anni ’90, quando i post-comunisti potevano ambire al governo nazionale e in loro si è determinata un’ansia da legittimazione"(2).
Fusaro ha commentato le affermazioni di Lerner sostenendo che "Talvolta ci si imbatte in inconfessabili momenti di verità. Inattesi tanto per il contenuto quanto per la fonte. È quanto accade ora. L’araldo del cosmopolitismo arcobaleno Gad Lerner fa autocritica"(3).
Inoltre, lo stesso filosofo ha anche scritto che è "Meglio tardi che mai, caro Gad Lerner", e infine ha espresso le sue felicitazioni "ad ogni modo, per l’onestà e la parresia".
NOTE:

DIEGO FUSARO: 'Le banche vogliono spingere l'Italia nell'abisso e dettare l'agenda alla politica'

Risultati immagini per fusaro
Di Salvatore Santoru
Recentemente l'Associazione bancaria italiana ha sostenuto che l'Italia 'rischierebbe di finire' come il Sud America, a meno che non cerchi di aumentare la sua partecipazione all'Unione Europea. Tali prese di posizione sono state duramente criticate dal filosofo e scrittore Diego Fusaro.
Più specificatamente, Fusaro ha scritto su 'Affari Italiani' che le banche vorrebbero dettare l'agenda politica e 'affossare l'Italia'(2).
Inoltre, nello stesso articolo Fusaro ha criticato anche “La Repubblica” definendola un 'rotocalco turbomondialista'.
Andando maggiormente nel particolare, ha scritto che: "Così senza perifrasi e senza nemmeno l’ombra di una possibile problematizzazione critica, scrive il rotocalco turbomondialista ‘La Repubblica’: ‘Allarme banche: Italia partecipi di più a Unione Europea, da nazionalismo rischio Argentina".
NOTE:

Soros, Diego Fusaro: 'Il suo obiettivo è raddoppiare la lotta contro il nuovo governo italiano'

Risultati immagini per FUSARO hd

Di Salvatore Santoru

Recentemente George Soros ha sostenuto di voler aumentare l'intensità della sua lotta contro i crescenti nazionalismi(1).
Più specificatamente, il finanziere ha scritto in un tweet che "Tutto quello che può andare storto va storto, però mi sento ancor più determinato a raddoppiare i miei sforzi contro i nazionalismi nascenti e i valori illiberali".
 Secondo Diego Fusaro, con tale tweet Soros ha fatto intendere di essere anche disposto ad aumentare la sua lotta contro il nuovo governo italiano.
Andando maggiormente nei dettagli, in un articolo pubblicato su 'Affari Italiani(2) il filosofo e saggista italiano ha scritto che lo stesso finanziere 'schiumerebbe di rabbia' per l'attuale situazione italiana e sarebbe intenzionato a contrastarla.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/06/soros-raddopiero-i-miei-sforzi-per.html

(2) http://www.affaritaliani.it/blog/lampi-del-pensiero/soros-furente-contro-il-governo-m5s-lega-raddoppia-impegno-in-italia-547588.html

"Malore dopo lo scontro tv". Il retroscena su Di Pietro secondo Fusaro

Risultati immagini per di pietro fusaro

Di Giovanni Corato

"Mani pulite un colpo di Stato? Ma che c***o stai dicendo? Vai a cagare!". Ma dopo essere andato in escandescenze in diretta tv Antonio Di Pietro avrebbe avuto un malore.

A raccontatlo a La Zanzara è Diego Fusaro, il filosofo che ieri ha avuto un acceso battibecco col politico durante L'Aria che tira su La7. "Purtroppo si è accasciato a terra perché ha avuto un malore", ha raccontato Fusaro a Giuseppe Cruciani e David Parenzo, "Da quel che ho visto, è caduto a terra e lo staff della trasmissione lo ha soccorso e portato via in un'altra stanza. Mi è stato chiesto cortesemente di allontanarmi, perché, qualora mi avesse rivisto, avrebbe avuto una ricaduta. Ci hanno dovuto separare durante la trasmissione perché Di Pietro stava per mettermi le mani addosso. Io invece ho mantenuto una compostezza atarassica degna di Epicuro e degli dei olimpici".

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/malore-scontro-tv-retroscena-su-pietro-1454685.html

DIEGO FUSARO: 'IL POTERE DOMINANTE AMA L'IGNORANZA DI MASSA' : VIDEO



Di Salvatore Santoru

In questo video il noto filosofo italiano Diego Fusaro spiega come il sistema dominante ama l'ignoranza di massa, la quale rappresenta una vera e propria "arma politica" per il suo consolidamento.
Nel video,Fusaro fa anche riferimento a quello che chiama come 'teorema di Mandeveille'(1), ispirato dal pensiero del filosofo e medico olandese Bernard Mandeveille(1670-1733).

NOTE:

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_de_Mandeville

PER APPROFONDIRE:https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/03/diego-fusaroil-potere-vuole-mantenere-i.html

Diego Fusaro:” Il potere vuole mantenere i sudditi nella perpetua ignoranza”. Ecco perchè è importante studiare

Risultati immagini per STUDIA
Recentemente si è parlato di un’allarme lanciato da docenti universitaririguardo la difficoltà degli studenti nell’esprimersi oralmente e nello scrivere in lingua italiana.
La questione è finita sulle prime pagine dei giornali tanto da attirare l’attenzione della politica, in particolare del Ministro dell’ Istruzione.
Ed è per questo che vogliamo riportarvi un intervento del filosofo Diego Fusaro che, seppur precedente all’ evento sopra descritto, darebbe una spiegazione a nostro avviso valida al fenomeno in questione.
Il potere ha la necessità di mantenere i sudditi nella perpetua ignoranza, in modo che essi, non sapendo cosa sia realmente il potere, non avendo coscienza dei reali rapporti di forza, nemmeno possano rivoltarsi, ne addiverire alla via che porta all’insurrezione.
Da sempre il potere mira a mantenere i sudditi nello stato dell’ ignoranza – per questo la scuola, l’università e il mondo della formazione sono oggi sotto assedio, in ragione del fatto che gli uomini istruiti, formati, colti potrebbero insorgere e dare noie a chi dall’ alto amministra le nostre vite.
Aumenta quindi l’importanza della cultura e del sapere come forma di autocoscienza mediante la quale gli uomini possono anche contestare i rapporti ingiusti nei quali si trovano proiettati.
E’ importante più che mai valorizzare i luoghi della formazione culturale come scuole e università, che sempre più spesso tendono ad essere distrutte mediante la violenza economica, ossia la definanziarizzazione come metodo di governo, oppure vengono riconfigurate come luoghi di addestramento al pensiero unico politicamente corretto, ossia come luoghi in cui si insegna a non sapere”
Continua poi:
Non vi è gesto oggi più rivoluzionario rispetto alla riappropriazione della nostra cultura e delle nostre radici culturali
Di seguito vi mostriamo il video dell’ intervento integrale di Diego Fusaro, buona visione.

DIEGO FUSARO E VITTORIO SGARBI A MATRIX: 'AI 5 STELLE MANCA UNA 'CLASSE INTELETTUALE'



Di Salvatore Santoru

Durante una puntata della trasmissione televisiva "Matrix" Diego Fusaro ha sostenuto che molti problemi del Movimento 5 Stelle sono dovuti alla mancanza di una 'classe intellettuale' e sopratutto,citando il pensiero di Antonio Gramsci, una "connessione sentimentale" tra la base popolare e i vertici del partito, in accordo con Vittorio Sgarbi che nella stessa puntata ha citato Benedetto Croce sostenendo che una qualità fondamentale di un politico deve essere la sua competenza e capacità politica.

DIEGO FUSARO A MATRIX: 'L'OLIGARCHIA FINANZIARIA ODIA LA DEMOCRAZIA': VIDEO



Di Salvatore Santoru

Durante una puntata della trasmissione  "Matrix" il filosofo Diego Fusaro ha sostenuto che oggi la democrazia è sotto scacco da parte dei poteri forti finanziari, la cosiddetta "oligarchia finanziaria".
Ricollegandosi a una celebre definizione di Karl Marx sul potere dell'alta finanza(1),Fusaro ha sostenuto che tale oligarchia costituirebbe una sorta di "aristocrazia finanziaria".

NOTE:

(1) https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/11/karl-marx-sul-dominio-dei-banksters.html

DIEGO FUSARO: 'L'AUSTERITA' E' UN METODO DI GOVERNO, IL PROBLEMA E' QUESTA UE'


Di Salvatore Santoru

Durante la puntata(1) della Gabbia(La 7) del 28 settembre 2016 il celebre filosofo Diego Fusaro ha sostenuto che  la politica economica di austerity imposta nei paesi dell'UE corrisponde ad un vero e proprio "metodo di governo" utilizzato dai gruppi di potere dominanti nella stessa UE.
Nello stesso intervento, Fusaro ha anche sostenuto che l'austerity è l'effetto dell'attuale struttura politica ed economica dell'UE e che per fermarla bisogna ripensare e uscire da questa UE.

Risultati immagini per DIEGO FUSARO GABBIA


NOTE:

(1)http://www.la7.it/la-gabbia/video/fusaro-lausterit%C3%A0-%C3%A8-un-metodo-di-governo-29-09-2016-194185

LA CONOSCENZA SAPIENZIALE IN PLATONE-Diego Fusaro

La conoscenza sapienziale in Platone
Di Diego Fusaro *
La conoscenza stabile è quella basata sull’episteme, quella mutevole ed opinabile sulla doxa. Ancora una volta riscontriamo una chiara influenza pitagorica: i Pitagorici, infatti, individuarono il numero come principio della realtà e crearono una “piramide” di principi che partiva dalla coppia finiti-infinito e da lì si generavano tutte le altre coppie. Per il momento diciamo che i livelli platonici sono 4 (anche se quelli fondamentali restano 2). L’eikasia ha a che fare con la radice eik- di somiglianza, apparenza: è opportuno tradurla con “immaginazione”, ma va depurata da tutti i significati che le attribuiamo noi; è la capacità di cogliere le immagini; si tratta di verità addirittura inferiori a quelle del mondo sensibile e possiamo in parte identificarle con le opere d’arte, ma anche con i riflessi delle cose, come gli specchi o le superfici di laghi o fiumi:Platone aveva in mente tutte le riproduzioni del mondo sensibile; ma molti studiosi hanno anche sostenuto che nella capacità di immaginazione si possa vedere anche un primitivo atteggiamento conoscitivo: si tratta della pura e semplice sensazione; quando prendiamo in mano un quaderno abbiamo dapprima una pura e semplice percezione sensuale: notiamo la forma, il colore…Conoscere realmente un quaderno significa mettere insieme le sensazioni e sfruttarle; forse per capire meglio basterebbe chiudere gli occhi e stringere un libro: lo si percepirebbe con il tasto e si potrebbe immaginare cosa si vedrebbe ad occhi aperti; verso la fine del ‘600 si cominciarono ad effettuare i primi interventi di cataratta e si fecero vedere per la prima volta persone che non avevano mai visto: quando costoro riferirono le loro impressioni si scoprirono cose interessanti; per esempio non riuscirono ad identificare con la vista ciò che per anni avevano toccato; chiaramente è molto differente da ciò che intendeva Platone, ma ci permette comunque di capire che l’oggetto della conoscenza (sebbene la conoscenza empirica sia inferiore a quella intellegibile)è il risultato di operazioni complesse: si associano esperienze visive con esperienze tattili; tuttavia non siamo per niente sicuri che Platone ci sia davvero arrivato. La pistis, che possiamo tradurre con “credenza” è il soggetto conoscitivo degli oggetti sensibili. Della episteme abbiamo già parlato: i suoi oggetti sono intellegibili, ma non necessariamente idee; o meglio, ci sono sì le idee, ma anche gli enti matematici che possiamo suddividere in a) geometria, b) musica, vista come rapporti matematici, c) stereometria, che è la geometria dei corpi solidi, d) astronomia ,vista come scienza del movimento dei solidi :erano le arti del “quadrivio”, diremmo oggi le materie scientifiche che già all’epoca si contrapponevano a quelle umanistiche. Dunque la dianoia corrisponde alla matematica in generale, la noesis alle idee; Platone era molto interessato di matematica (anche qui possiamo riscontrare un’influenza pitagorica) e proprio sull’entrata dell’Accademia (i cui resti si possono vedere qui sotto) c’era scritto “Non entri chi non conosce la matematica”: essa per Platone aveva una valenza propedeutica e di ginnastica mentale. Per un verso assomiglia alla filosofia perchè ha oggetti stabili, permanenti e non sensibili (uso sì disegni, ma per dimostrare su idee) per un altro presenta grandi limiti: si pensa sì ad idee, ma si lavora pur sempre su cose sensibili: occorre sempre l’appoggio del piano sensibile; la filosofia invece è un percorso mentale tutto interno alle idee. La matematica ha poi bisogno di ipotesi: si parte da postulati e da definizioni: cose che vengono accettate senza venir dimostrate; la filosofia ha invece un carattere critico: non si accetta mai nessuna cosa per data e si tende a mettere sempre in discussione fino ad arrivare alla conoscenza. Bisogna infatti risalire tutte le ipotesi fino ad arrivare ad una ipotesi indiscutibile da cui derivano tutte le altre. Va poi ricordato che gli oggetti matematici sono su un piano intermedio: hanno caratteristiche di idee (l’immutabilità) ma anche di enti empirici (la molteplicità):molteplicità e immutabilità sono proprio 2 dei principali aspetti che differenziano il mondo sensibile da quello intellegibile; il numero 3, ad esempio, è immutabile ma in un’espressione matematica lo si può scrivere più volte. Dianoia e noesis hanno entrambe la radice di “nous”, intelletto: la noesis è la versione pura e senza aggiunte e si può tradurre con “intellezione” ;dianoia è più complessa perchè compare la radice “dià”, attraverso-mediante, he implica il passaggio da qualcosa a qualcos’altro e si può tradurre con “ragionamento discorsivo”: in un’espressione ci sono diversi passaggi e si passa di continuo da mondo empirico a mondo intellegibile. La noesis è l’intellezione, la contemplazione delle idee. La diversa lunghezza dei segmenti nel disegno di prima suggerisce una chiara gerarchizzazione: un segmento più è lungo e più è conoscibile, vale a dire che contiene un maggior tasso di essere.
Il punto di arrivo della conoscenza è il bene in sè, l’idea di bene, cui Platone allude qua e là nei suoi dialoghi, sempre velatamente ,chiamandola “misura”, “uno”, “bellezza”…Si tratta del più alto livello di argomentazione platonica: ce ne parla però in maniera molto indiretta e sfumata e doveva rientrare nelle dottrine non scritte; Platone stesso ci dice che lui non ne parlerà usando una strana metafora, che si può definire “bancaria”: dice che parlerà “del figlio e non del padre”, termini che in greco significano anche “interesse” e “capitale”: quindi si può intendere “vi parlerò dell’interesse e non del capitale”. Si serve poi di un’efficace metafora “solare”: il bene sta al mondo delle idee come il sole sta a quello sensibile. Con bene in sè, idea di bene si intende un bene assoluto e non relativo ad altre cose come le idee (l’idea di forza, ad esempio, è un bene relativo perchè può essere un bene come un male: dipende dall’uso e dalle circostanze).Il bene in sè è la conoscenza suprema e sublime a cui sono chiamati i filosofi-re, che devono seguire il lungo percorso di studi: esso è il top del percorso educativo: quando si ottiene la conoscenza del bene in sè si è chiamati a governare la città; ciò che porta ad orientare ogni cosa verso il bene, a renderla buona è proprio la conoscenza del bene in sè. Per molti aspetti esso coincide con l’idea del bello: la bellezza è il modo in cui si esterna il bene interno: è una concezione ampiamente diffusa in tutto il mondo greco. Secondo Platone il sole è la “ratio essendi” (la ragione di essere)e la “ratio cognoscendi”Fu 2 (la ragione di conoscere)nel mondo sensibile: è infatti grazie al sole che riusciamo a vedere il mondo sensibile; in sua assenza vediamo molto male ed è grazie a lui che conosciamo la realtà sensibile. Il sole consente poi la vita:dove non c’è il sole non c’è vita. Il bene riveste le stesse funzioni del sole, però nel mondo intellegibile delle idee, che in un certo senso sono anch’esse “ratio cognoscendi” e “ratio essendi”: l’idea fa sì che un cavallo sia tale e che lo si riconosca. Come detto, l’idea ha anche valenza assiologica (i cavalli mirano ad imitare l’idea di cavallo) ed è bene aggiungere di “unità della molteplicità”: i cavalli sono tantissimi, ma l’idea di cavallo è unica e la si può definire “stampo” dei cavalli. Il bene in sè, oltre a quelle del sole, svolge le funzioni anche delle idee: risulta quindi inesatto definirlo idea: è una idea delle idee, una super-idea che si trova ad un livello superiore delle idee e che riveste funzioni analoghe a quelle delle idee sul mondo sensibile, ma sulle idee a stesse. Le idee sono unità della molteplicità, ma tuttavia sono tante: quindi si può fare lo stesso discorso che facevamo per le funzioni delle idee sul mondo sensibile; esse dovranno avere qualcosa in comune tra di loro. Esse rappresentano il bene per ciascuna categoria, il punto cui devono mirare i componenti di ogni “classe”: le idee tendono ad essere il bene per la loro categoria: l’idea di uomo è il punto cui tutti miriamo: le idee fanno quindi riferimento al bene in sè, che è quindi un principio supremo, una super-idea. Esso svolge le stesse funzioni che le idee svolgono nel mondo sensibile, ma sulle idee stesse: ce le renderà conoscibili (conosco un’idea perchè è il bene della sua categoria),le farà esistere ( esistono nella misura in cui sono il bene della loro categoria, partecipano al bene). L’idea del bene sarà anche l’unità della molteplicità delle idee,che sono innumerevoli, pur essendo il solo modello per ogni categoria. Abbiamo detto che a volte,al posto di bene in sè, troviamo “uno”,”misura”…Abbiamo anche già parlato di quella volta che Platone tenne la conferenza sul bene parlando di matematica: dunque l'”uno” ben si riallaccia. Ma che cos’era il bene in sè? Per Platone esso è unità, armonia, ordine, misura, unità…In altri dialoghi parla del bene in sè, del vertice della realtà,come coppia di principi, o meglio come principio bipolare: al vertice della realtà ci sarebbero dunque l'”uno” e la “diade indefinita”. L'”uno” è l’unità, la diade fa riferimento al 2, quasi all’idea di 2: Platone col 2 vuole chiaramente indicare la negazione dell’unità, suggerendo il principio della molteplicità o almeno un primo passo verso di essa. Con il bene in sè (in greco “katà auton”)sta pian piano rivelandoci l’esistenza di un 5° livello, principio supremo della realtà. La dottrina delle idee serve a spiegare perchè, in fin dei conti, le cose sono buone, o meglio le idee sono buone: il mondo sensibile cerca di imitare la bontà delle idee, ma con scarsi risultati. Abbiamo fin’ora detto che le imitazioni risultano imperfette: è un’ipotesi molto vaga. E’ il momento di spiegare perchè le cose non sono perfettamente buone: bisogna o ammettere un altro principio o ammettere la bipolarità del principio: accanto all'”uno” (il bene vero e proprio)c’è la diade, la molteplicità concettuale che crea disordine. Cerchiamo di ritracciare lo schema già trattato in precedenza, però più corretto:
E’ una gerarchia ontologica: più si sale e più cresce il tasso di essere perchè si ha esistenza sempre più forte: l’idea di cavallo non muore, il cavallo sì. Il punto di partenza, puramente teorico, addirittura sotto il livello delle immagini-imitazioni, è il non essere, poi troviamo l’essere pieno delle idee; il bene in sè, però, per Platone è per “dignità e per potenza” superiore all’essere: se le idee sono l’essere ciò che le motiva (il bene in sè) non può essere essere. Di fronte a questa affermazione di Socrate (ricordiamoci che a parlare è lui, con parole platoniche)l’interlocutore del dialogo esclama con stupore “Oddio!”. In realtà esclama “per Apollo”. Un interprete ha avanzato un’ipotesi: dato che è un pezzo di dialogo particolarmente allusivo egli ha ritenuto che sotto l’espressione “Apollo” (la divinità del sole, già qui ci può essere un collegamento alla proporzione precedente)si possa leggere “a” (alfa privativa) e “pollos”,che significherebbe non molteplice. Effettuando questa affermazione non ci dice tanto ciò che il principio supremo è ,quanto piuttosto ciò che non è (molteplice).Il bene risulta quindi coglibile con qualcosa che sta oltre alla conoscenza: se i livelli della conoscenza corrispondono all’essere e il non essere non è conoscibile, man mano che cresce il tasso di essere cresce il tasso di conoscibilità: ma il bene in sè è sopra, al di là dell’essere e quindi ha una conoscibilità totalmente fuori dal normale. Platone stesso ci dice che è una conoscenza extra-razionale.
La conoscenza non è nient’altro che un tentativo del soggetto di arrivare all’oggetto o dell’oggetto di arrivare al soggetto: limitiamoci a dire che è un tentativo di unione tra soggetto ed oggetto. Se si sale dalla parte del soggetto, di pari passo si sale da quella dell’oggetto: crescono di pari passo. Paradossalmente ,però, l’identificazione tra soggetto e oggetto implica l’inconoscibilità: per conoscere ci deve essere un soggetto che compie l’azione ed un oggetto che viene conosciuto: se vengono a mancare, manca di conseguenza anche la conoscibilità. Il bene in sè si trova esattamente nel punto di incontro tra soggetto ed oggetto: Platone afferma che la conoscenza del bene in sè sia un’esperienza mistica dove però è indispensabile la ragione; la si potrebbe tranquillamente definire una mistica di superamento della ragione. Platone dice poi di voler descrivere la nostra situazione di uomini, di come siamo e di come il nostro destino può cambiare. Si serve qui del celeberrimo mito della caverna, forse il più famoso mito platonico, dove emerge tutta la sua filosofia:
Descrive una caverna profonda stretta ed in pendenza ,simile ad un vicolo cieco. Sul fondo ci sono gli uomini, che sono nati e hanno sempre vissuto lì; essi sono seduti ed incatenati, rivolti verso la parete della caverna: non possono liberarsi nè uscire nè vedere quel che succede all’esterno. Fuori dalla caverna vi è un mondo normalissimo: piante, alberi, laghi, il sole, le stelle…Però prima di tutto questo, proprio all’entrata della caverna, c’è un muro dietro il quale ci sono persone che portano oggetti sulla testa: da dietro il muro spuntano solo gli oggetti che trasportano e non le persone: è un pò come il teatro dei burattini,come afferma Platone stesso. Poi c’è un gran fuoco, che fornisce un’illuminazione differente rispetto a quella del sole. Questa è l’immagine di cui si serve Platone per descrivere la nostra situazione e per comprendere occorre osservare una proporzione di tipo A : B = B : C La caverna sta al mondo esterno (i fiori, gli alberi…) così come nella realtà il mondo esterno sta al mondo delle idee: nell’immagine il mondo esterno rappresenta però quello ideale tant’è che le cose riflesse nel lago rappresentano i numeri e non le immagini empiriche riflesse. Si vuole illustrare la differenza di vita nel mondo sensibile rispetto a quella nel mondo intellegibile .Noi siamo come questi uomini nella caverna, costretti a fissare lo sguardo sul fondo, che svolge la funzioni di schermo: su di esso si proiettano le immagini degli oggetti portati dietro il muro. La luce del fuoco, meno potente di quella solare, illumina e proietta questo mondo semi-vero. Gli uomini della caverna scambieranno le ombre proiettate sul fondo per verità, così come le voci degli uomini dietro il muro: in realtà è solo l’eco delle voci reali. Gli uomini della caverna avranno un sapere basato su immagini e passeranno il tempo a misurarsi a chi è più bravo nel cogliere le ombre riflesse, nell’indovinare quale sarà la sequenza: è l’unica forma di sapere a loro disposizione ed il più bravo sarà colui il quale riuscirà a riconoscere tutte le ombre. Supponiamo che uno degli uomini incatenati riesca a liberarsi: subito si volterebbe e comincerebbe a vedere fuori gli oggetti portati da dietro il muro non più riflessi sul fondo della caverna. Poi comincerà ad uscire ma sarà piuttosto riluttante perchè infastidito dalla luce alla quale era desueto: quando finalmente uscirà si sentirà completamente smarrito e disorientato. Comincerà a guardare indirettamente la luce solare:ad esempio la osserverà riflessa su uno specchio d’acqua. Man mano che la vista si abitua guarda gli oggetti veri: gli alberi, i fiori…In un secondo tempo le stelle e poi riuscirà perfino a vedere il sole. Chiaramente vi sono chiare allusioni a varie dottrine platoniche: evidente risulta l’allusione ai 5 livelli di conoscenza; le immagini proiettate sul fondo della caverna sono l’eikasia la capacità di cogliere le realtà empiriche riflesse, grazie al fuoco che rende visibili questi oggetti “artificiali”. Gli oggetti artificiali che portano dietro il muro sono la pistis,il mondo sensibile vero e proprio. Curioso è che l’atto di voltarsi da parte degli uomini nella caverna venga espresso con la parola “convertirsi”: è l’atto fondamentale per il cambiamento della propria prospettiva esistenziale. Le cose dietro il muro riflesse nello specchio d’acqua rappresentano la dianoia, gli enti matematici; gli alberi ed i fiori sono invece le idee vere e proprie, la noesis. Il sole, invece, è il bene in sè. Le stelle sono le idee più elevate (i numeri ideali…).L’uomo che è fuggito dalla caverna e ha visto tutto si trova in una situazioneFu 3piuttosto ambigua: da un lato vorrebbe rimanere all’aperto, dall’altro sente il bisogno di far uscire anche i suoi amici incatenati; alla fine decide di calarsi nella caverna e quando arriva in fondo non vede più niente, è come se accecato. Sostiene di essere tornato per condurli in un’altra realtà, ma essi lo deridono perchè non riesce più neppure a vedere le ombre riflesse sul fondo. Lui però continua a parlar loro del mondo esterno ma i suoi “amici” lo deridono e si arrabbiano e lo picchiano perfino. In realtà Platone vuole qui descrivere la storia di Socrate, un uomo che ha visto realtà superiori e ha cercato di farle conoscere agli altri che non hanno però accettato. Per quel che riguarda il fatto che l’uomo tornato nella caverna non riesca più a cogliere le realtà sensibili, possiamo portare ad esempio la vicenda del filosofo Talete, che guardando le stelle cadeva nei pozzi e veniva deriso per il fatto che voleva vedere le stelle lui che non vedeva neppure cosa c’era per terra. La liberazione dalle catene avviene (come la reminescenza) o per caso o grazie all’intervento di qualcuno. Comunque il mito rievoca pure il compito dei governanti, che una volta raggiunto il sapere devono per forza tornare nel mondo sensibile per governare. La fuoriuscita dalla caverna può anche essere metafora del lungo percorso educativo dei filosofi-re. Si può quindi definire correttamente il mito della caverna come una sorta di riassunto della filosofia platonica. Platone passa poi alla descrizione delle “decadenze” statali:a suo avviso la miglior forma di governo è quella dello stato ideale da lui tratteggiato, che è però inattuabile: essa potremmo identificarla con l’aristocrazia ,dove a detenere il potere sono coloro che risultano essere i più idonei. Tra gli stati attuabili Platone attribuisce il secondo posto (se non contiamo lo “stato secondo” delle “Leggi”) alla Timocrazia vale a dire il governo basato sul senso dell’onore corrispondente allo stato spartano nel suo periodo migliore. A lungo si è pensato che Platone avesse effettuato questa graduatoria di forme di governo a seconda del numero di governanti: più ce n’è peggio è. In realtà la differenza tra un governo e l’altro è solo la capacità dei governanti. La repubblica ideale di Platone è un’aristocrazia idealizzata che non si distingue solo per il numero esiguo di persone preposte al governo, ma anche per le loro abilità: la sequenza delle decadenze statali va vista in parallelo con quella delle decadenze umane: infatti si ha aristocrazia quando nell’anima prevale la parte razionale (l’auriga). Nella Timocrazia, invece, prevale la parte irascibile (il cavallo bianco),desideroso di farsi onore. Subito sotto alla Timocrazia troviamo l’oligarchia, il governo dei pochi che però non sono i migliori: si servono del loro potere per arricchirsi, accecati dalla cupidigia.
Ad un livello al di sotto troviamo la democrazia, che si viene ad instaurare quando la massa degli ignoranti diventa gelosa delle ricchezze degli oligarchici: il “demos” volge a suo favore i beni che prima erano dell’oligarchia.ai tempi di Platone la democrazia corrispondeva grosso modo con l’anarchia dove ciascuno faceva ciò che voleva e vigeva la maleducazione totale. Subito sotto troviamo la tirannide: dalla democrazia si passa alla tirannide quando la massa ignorante si fa abbindolare dai demagoghi che promettono sempre maggiore libertà. Essi dicono che tutti ce l’hanno con loro e che per dare al popolo la libertà promessa han bisogno di guardie del corpo e così nasce la tirannide. Platone arriva a dimostrare che il destino dell’uomo giusto sono la felicità e la giustizia. Egli è felice nella vita terrena perchè la giustizia lo appaga e gli rende l’anima sana. Nel libro 10° della “Repubblica” Platone afferma che dopo la morte per i giusti ci sarà ulteriore felicità, per gli ingiusti altra infelicità. Pur avendo già dimostrato che l’anima è eterna in modo razionale, Platone si serve poi di un mito, il celebre mito di Er ,un guerriero della Panfilia morto in battaglia. Il suo corpo viene raccolto e portato sul rogo (era un’usanza greca): proprio prima che gli diano fuoco si risveglia e racconta ciò che ha visto nell’aldilà, affermando che gli dei gli han concesso di ritornare sulla terra per raccontare agli altri uomini ciò che ha visto. Dice di aver visto 4 passaggi attraverso i quali le anime salgono nella dimensione ultraterrena, da un passaggio le buone, dall’altro le malvagie, e tramite i quali ritornano sulla terra. Infatti, dice, le anime buone finivano in una sorta di Paradiso dove godevano, le cattive in una sorta di Purgatorio (l’Inferno era un fatto raro, destinato solo ai più malvagi).I giusti ricevono premi per 1000 anni, i malvagi soffrono. Dopo questi 1000 anni le anime buone e quelle cattive si devono reincarnare. Esse si recano al cospetto delle 3 Moire che devono stabilire il loro destino. Le anime vengono radunate da una specie di araldo che distribuisce a caso dei numeri, seguendo una prassi che può ricordarci quella dei supermercati; infatti prende i numeri e li getta per aria ed ogni anima prende quello che le è caduto più vicino (questo sottolinea come nella nostra vita ci sia comunque una componente di casualità).Il numero serve per dare un ordine alle anime che devono scegliere in chi reincarnarsi; chiaramente chi ha il numero 1 è avvantaggiato perchè ha una scelta maggiore, ma deve comunque saper scegliere bene. Dunque c’è sì una componente di casualità, ma in fin dei conti la nostra vita ce la scegliamo noi:è vero che per chi nasce, per esempio, in una famiglia agiata è più facile essere onesti rispetto a chi nasce in una famiglia povera, oppure chi nasce in una famiglia onesta è avvantaggiato rispetto a chi nasce in una famiglia disonesta, ma tuttavia la nostra vita ce la scegliamo noi. Ma quelli che hanno numeri sfavorevoli non sono necessariamente svantaggiati perchè scelgono dopo: in primo luogo le possibilità di scelta che gli restano sono sempre tantissime, in secondo luogo chi è primo non sempre effettua buone scelte; Er racconta che nel suo caso chi scelse per primo scelse la tirannide che gli aveva fatto una buona impressione (infatti lassù si vedono le cose sotto forma di oggetti: forse la tirannide aveva dei bei colori,chi lo sa?).Costui, non appena si era accorto di ciò che comportava l’essere tiranno, non voleva più esserlo, ma era troppo tardi: le Moire gli danno l’incarico di tiranno e lo lanciano sulla terra, dopo averlo immerso nel fiume Lete perchè dimentichi (Er chiaramente non è stato immerso).Er dice che per ultima era arrivata l’anima di Ulisse e che, stanca della passata vita “movimentata”, scelse la vita di un comune cittadino. Platone fa notare che di solito chi veniva dal Paradiso tendeva ad effettuare scelte sbagliate, mentre chi veniva dal Purgatorio e aveva sofferto sceglieva bene. Infatti chi aveva vissuto per 1000 anni di beatitudine si era scordato di che cosa fosse la sofferenza. Quindi chi ha sofferto sceglie bene e sceglie una buona vita che lo porterà al Paradiso, mentre chi ha goduto sceglie male e dopo che ri-morirà finirà in Purgatorio. Pare quindi un circolo vizioso, ma in realtà Platone dice che il motivo per cui si sceglie una vita buona o una cattiva può derivare da doti naturali: ci sono infatti persone portate a comportarsi bene per inclinazione naturale: vi è anche chi ha conoscenze basate sulla doxa (l’opinione) e che può cogliere alte realtà, ma solo casualmente, senza riuscire a fornire motivazioni: costoro, che conducono una vita buona per caso, non radicata nella coscienza, si smontano facilmente nel Paradiso quando godono e finiranno per scegliere male. Chi ha invece raggiunto il bene in sè, la super-idea del bene, non cadrà mai nel male.
*brani ripresi ed elaborati da filosofico.net

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *