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'How Dare You', è virale la 'versione death metal' del discorso di Greta Thunberg. Il ricavato andrà a Green Peace


Di Salvatore Santoru

Su Internet è diventato virale la 'versione death metal' del discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite.
Più specificatamente, il discorso della giovane attivista è stato mixato dallo youtuber John Mollusk e ora il video ha superato le 4 milioni di visualizzazioni.

Inoltre, la 'Despostz Records' ha registrato lo stesso singolo 'How Dare You'? e il ricavato andrà alla nota organizzazione ambientalista Green Peace.



Entrando nei particolari, il brano è basato su sonorità influenzate dal death e dal black metal nordeuropeo.

Se n'è andato il giovane youtuber Etika. L'ipotesi del suicidio


Di Salvatore Santoru

Da diversi giorni non si avevano più notizie del conosciuto youtuber Etika, vero nome Desmond Amofah. Recentemente la polizia di New York ha ritrovato il suo corpo e, a quanto hanno appurato le indagini, si sarebbe trattato di suicidio.

Il 29enne aveva già parlato di suicidio e delle sue problematiche in alcuni suoi precedenti video.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/06/il-29enne-youtuber-etika-e-morto-probabile-suicidio-002937611.html

Youtube, eliminato il canale di Burzum: ecco perché


Di Salvatore Santoru

Recentemente Youtube ha cancellato il canale di Varg Vikernes, il musicista norvegese meglio noto come Burzum. La decisione di cancellare il canale rientra nella che Youtube sta facendo contro la diffusione dell'hate speech o dei contenuti che glorificano il nazifascismo e/o neghino l'Olocausto.

Il canale di Burzum, membro unico fisso dell'omonima band black metal e dark ambient, è stato motivato da Youtube in quanto è stato ritenuto che Vikernes abbia incitato all'odio e alla negazione dell'Olocausto.

PER APPROFONDIRE:

ARTICOLO SU BLASTING NEWS

Tv, le nuove regole dell’Ue valgono anche per Netflix e Facebook: cosa cambia



BLITZ QUOTIDIANO

 Il Parlamento europeo ha approvato il 2 ottobre le nuove regole per gli audiovisivi e le piattaforme video. Oltre alle televisioni, anche le piattaforme come Netflix, YouTube, Amazon Prime Video e Facebook dovranno rispettare la nuova regolamentazione. Tra le misure c’è una maggiore protezione per i bambini dai contenuti pericolosi, limiti alla pubblicità e anche l’obbligo di almeno il 30 percento di contenuti europei nei cataloghi delle piattaforme. Il nuovo regolamento è stato approvato in aula a Strasburgo con 452 voti a favore, 132 contrari e 65 astensioni.
Il nuovo regolamento Ue è rivolto sia alle emittenti radio e televisive che alle piattaforme di video on demand, come ad esempio Netflix e Google Play, a quelle di condivisione di video, come Facebook o YouTube, e anche allo streaming in diretta. 

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Le piattaforme dovranno dunque creare un meccanismo trasparente e facile da usare per consentire agli utenti di segnalare i contenuti e inoltre dovranno garantire una risposta rapida alle segnalazioni da parte degli utenti. E’ stato inoltre previsto un meccanismo di protezione dei dati personali dei minori per garantire che i loro dati raccolti dai media audiovisivi non siano trattati per uso commerciale, per la profilazione o la pubblicità mirata.
La nuova normativa prevede anche che la pubblicità potrà occupare al massimo il 20 percento del tempo di trasmissione giornaliera tra le 6.00 e le 18.00, con la possibilità per l’emittente di adattare la propria offerta pubblicitaria. È stata inoltre prevista una finestra di prime time tra le 18:00 e le 0:00, con un nuovo limite del 20% del tempo di trasmissione.  

La pubblicità più vista su Youtube del 2017? Dura ben quattro minuti

Risultati immagini per La pubblicità più vista su Youtube del 2017? Dura ben quattro minuti
La cosa più strana è che dura ben quattro minuti, molto di più della lunghezza standard consigliata, anche per una canzone. E invece è una pubblicità, per l’esattezza quella più vista su Youtube nel 2017: 150 milioni di visite in un anno, con 20 milioni raggiunti in una sola settimana. Un vero e proprio cortometraggio pubblicitario.


Fa parte della campagna di lancio di 535 furgoncini che gireranno per tutta l’India a portare servizi ai clienti Samsung (riparazioni, per capirsi). Lo spot, attraverso il pretesto narrativo di un guidatore che deve superare diversi ostacoli sulla strada, mette in mostra le bellezze naturali del Paese, gli animali, l’ambiente. Ma non solo: gioca anche con le bellezze della virtù umana, soprattutto quando il guidatore, che è anche riparatore, scopre di dover riparare l’audio di un televisore di un istituto per bambini ciechi.

È così: il marketing della bontà e della bellezza funziona sempre. Storie di generosità umana collocate in paesaggi evocativi permettono di trasformare quello che sarebbe (ed è, a tutti gli effetti) un’attività commerciale, cioè vendere e riparare elettrodomestici, in un’opera di bene, in un servizio per gli altri. Inganno? Diversa interpretazione? Solo pubblicità. Che, però, dura quattro minuti.

INFORMAZIONE CONSAPEVOLE HA SUPERATO I 500 ISCRITTI SU YOUTUBE


Di Salvatore Santoru

Recentemente l'account Youtube di Informazione Consapevole ha superato i 500 iscritti su Youtube.
Un'altra piccola soddisfazione e un piccolo passo avanti per questo blog, che proprio pochi giorni fa ha superato le 8 milioni di visualizzazioni(non visitatori unici però), ottenute in 6 anni di attività(1). 

Il canale di Youtube non è molto attivo e di tanto in tanto vengono caricati nuovi video.
In ogni caso, consiglio di dargli una visita:



Per finire, un ringraziamento a tutti/e  i lettori e le lettrici,continui o occasionali,del blog e a tutti/e i frequentatori continui o occasionali del canale Youtube 😉.

SEGUI INFORMAZIONE CONSAPEVOLE SU YOUTUBE!, presentazione canale - VIDEO



Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo Informazione Consapevole è presente anche su Youtube e di tanto in tanto vengono ripresi o pubblicati video originali.
In questo video si ha la presentazione del canale.


SEGUITE INFORMAZIONE CONSAPEVOLE ANCHE SU YOUTUBE !




Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo Informazione Consapevole è presente anche su Youtube e di tanto in tanto vengono ripresi o pubblicati video originali.

Di seguito il link per iscriversi:

https://www.youtube.com/channel/UC5p_lj5r3m8aikn6oY9Tl6A


'ADPOCALYPSE': LE NUOVE RESTRIZIONI DI YOUTUBE E IL "RISCHIO DI CENSURA" DIETRO IL NOBILE FINE DI ELIMINARE GLI 'ARGOMENTI PROBLEMATICI' DALLA PIATTAFORMA

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Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni si è parlato molto nel web del fenomeno del cosiddetto "Adpocalypse"(1).
Questo fenomeno sta interessando sopratutto gli USA e riguarda la sempre più diffusa "demonetizzazione" dei video considerati incentrati su tematiche 'problematiche'(2).

Da qualche tempo sempre più inserzionisti(specie alcune importanti multinazionali)stanno decidendo di limitare le loro sponsorizzazioni e ciò sta avvenendo a seguito dell'aggiornamento dello "Youtube Partner Program"(3), che concede la possibilità di escludere le proprie sponsorizzazioni da contenuti e non adatti ai minori ma anche a scopo politico.

C'è da dire che di per sé quest'ultima notizia può sembrare certamente positiva ma ciò che lamentano diversi youtubers e opinionisti è il fatto che dietro la giusta e nobile causa della lotta ai contenuti violenti,scabrosi e discriminatori ci vada di mezzo anche ben altro,come ad esempio certa critica politica e sociale.

Difatti,è giusto combattere l'hate speech e le discriminazioni in tutte le sue forme e allo stesso tempo sarebbe giusto capire quando si tratta di reale hate speech o quando è forte critica politica/sociale, e c'è il rischio in questo(come in altri)campo che si faccia di tutta l'erba un fascio e che si passi da una certa regolamentazione di Youtube a una decisiva "standardizzazione" e "omologazione" che vieti certi video e youtubers per il solo fatto di parlare di temi considerati controversi e non trattabili non tanto per la comunità di Youtube o l'etica comune, ma magari per gli stessi inserzionisti(spesso importanti multinazionali)che decidono di sponsorizzare i loro brand nella piattaforma.

NOTE:

(1)http://www.tubefilter.com/2017/05/11/the-adpocalypse-is-here-to-stay/

(2)http://www.pallequadre.com/2017/05/adpocalypse-la-fine-di-youtube.html

(3)http://blog.html.it/10/05/2017/adpocalypse-quali-sono-le-restrizioni-di-youtube/

'LA VERITA' SUI MIGRANTI', STA SPOPOLANDO SU YOUTUBE IL VIDEO DEL 23ENNE LUCA DONADEL, TRA CONSENSI E ALCUNE CRITICHE

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'La Verita' sui migranti', spopola su Youtube il video del 23enne Luca Donadel

Di Salvatore Santoru

Sta spopolando su Youtube l'ultimo video del 23enne Luca Donadel, studente di scienze della comunicazione all'università di Torino.



Nel video,intitolato 'La Verità sui migranti',ci sarebbe l'intenzione di 'smascherare' l'informazione poco chiara e le 'menzogne' che i media mainstream racconterebbero sulla complessa tematica dell'immigrazione di massa(1).
In esso viene sponsorizzato anche il libro 'Profugopoli' di Mario Giordano e c'è da segnalare che tale video è stato alquanto apprezzato in rete sia da semplici cittadini critici dell'attuale immigrazione che da movimenti e partiti di destra anti-immigrazione così come è stato criticato sia da semplici cittadini favorevoli all'attuale immigrazione che da simpatizzanti della sinistra pro-immigrazione.
Inoltre, ci sono da segnalare per completezza d'informazione degli articoli che argomentano l'esistenza di alcune imprecisioni nel video del giovane youtuber, primo tra tutti un'interessante articolo di 'Butac'(2) e anche, su un piano politico comunque decisamente più critico, un lungo e articolato articolo sul magazine "Vice"(3).
Comunque sia, vale la pena dare uno sguardo a questo video fatto senza dubbio egregiamente e confrontare le varie fonti e teorie per cercare di trovare la verità sull'attuale emergenza immigrazione e sui veri o presunti interessi che vi starebbero dietro.
NOTE:

Come si faceva parkour negli anni Trenta: VIDEO

Di Alberto Motta
Il parkour, la disciplina sportiva a corpo libero che consente disuperare gli ostacoli lungo il cammino, potrebbe avere origini più vecchie di quanto si creda.
Sebbene si ritenga che il parkour sia nato in Francia alla fine degli anni Ottanta, l’utente YouTube Michael Hernandez ha recentemente pubblicato un video riportante la dicitura: “Parkour negli anni Trenta”.

In esso vediamo un uomo – vestito con abiti d’epoca e ripreso in bianco e nero – arrampicarsi sugli alberi, superare ostacoli, saltare di muro in muro, correre sul tetto di un treno in movimento, scalare pareti con una tecnica non dissimile da quella del moderno parkour.
http://www.jacoporanieri.com/blog/?p=17191

Secondo Thom Yorke non ci sono differenze tra quel che fa Youtube e i furti d’arte nazisti e inglesi della II guerra mondiale e quel che fa YouTube

Thom Yorke YouTube nazista
Di Francesca Vuotto
Negli anni Thom Yorke ha ribadito più volte la sua posizione decisamente negativa verso le nuove modalità di condivisione della musica, e di contenuti più in generale, offerte da piattaforme  come Spotify o YouTube e ha rincarato la dose proprio in questi giorni, paragonando l’attività di YouTube e Google a quanto facevanoi Nazistidurantela Seconda Guerra Mondiale. 
Intervistato da Repubblica.it il cantante dei Radiohead si è scagliato contro il colosso di Mountain View per le modalità con cui si appropria di qualsiasi tipo di contenuto, ricavandone guadagni, corrispondendo poco o nulla ai proprietari. Nel caso di contenuti artistici come le canzoni, quello che mettono in pratica secondo lui è un vero e proprio furto, in nulla differente da quelli compiuti dai Nazisti (e non solo loro), che hanno depredato opere d’arte in mezza Europa.
«La gente continua a ripetere che siamo nell’era della musica e del cinema gratuiti, ma non è vero. Le persone che stanno dietro a servizi come Google e YouTube fanno soldi, una montagna di soldi, come nella pesca al traino prendono tutto quello che c’è. “Ah scusa, questo era tuo? Ora è nostro“… Hanno preso il controllo, come è successo con i Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Quello che fanno – come hanno fatto i Nazisti e gli Inglesi durante il conflitto – è rubare l’arte altrui. Non vedo differenze» si legge in un passaggio.
Quel che è ancora più paradossale è il fatto che non solo gli utenti vengano defraudati di ciò che gli appartiene, ma viene persino limitata la loro libertà  – così come quella di chiunque voglia fruire di ciò che hanno condiviso – di eliminare, tramite estensioni dei browser come AdBlocker, le pubblicità di cui vengono infarciti i contenuti. «La cosa divertente è che YouTube ha detto che non è giusto. Hai capito? Dicono che non è giusto, loro che riempiono di pubblicità ogni minimo contenuto e ci fanno un sacco di soldi, mentre gli artisti non vengono pagati o ricevono compensi ridicoli. E questo invece è giusto per loro. Per loro è sbagliato ciò da cui non riescono a trarre profitto» prosegue.

Actio, come parlare in pubblico nell’epoca di YouTube



Di Flavia Trupia e Andrea Granelli
Sii spontaneo! affermava Gregory Bateson per indicare una richiesta performativa di tipo paradossale, il cui fine non era l’agire ma entrare in una nuova forma di consapevolezza. È proprio la richiesta di un’azione impossibile (essere spontanei su comando…) che ci trasforma, che ci fa capire cose nuove, che ci scuote dall’intorpidimento.




L’utilizzo che ne fa la scuola di Palo Alto (quella di Paul Watzlawick, D.D.Jackson e altri) è l’invio di messaggi paradossali con la prescrizione del sintomo per sbloccare situazioni nevrotiche. La tesi è che il comportamento patologico non esiste nell’individuo isolato, ma è un tipo di interazione patologica fra individui, cioè è la comunicazione che genera patologie, per esempio mediante messaggi patologici (paradossali) che generano – grazie alla richiesta di ordini contradditori – “doppi legami” che spesso si risolvono nella follia.
La parola che cura, la parola che trasforma, la parola che spinge all’azione, la parola che profetizza.
In tutti questi casi non basta il contenuto ma è fondamentale anche il modo in cui la parola viene pronunciata, l’azione, i movimenti e gli atteggiamenti di colui che la pronuncia. Pensiamo alle posture e i rituali degli psicoanalisti, pensiamo alle performance di Lacan nei suoi famosi seminari, pensiamo ai gesti dei grandi predicatori domenicani e francescani e al ruolo centrale del pulpito (“ma da che pulpito …”). Ma pensiamo anche alle convulsioni della Pizia che precedevano le sue profezie e quanto questo contesto comunicativo influiva e rendeva “autorevole” il messaggio dell’oracolo. Immaginarsi gli stessi contenuti veicolati su un foglio ben scritto e ordinato da un signore compassato dopo aver degustato una tazza di tè sarebbe impossibile.
Siamo quindi entrati nell’ultima delle cinque parti del canone ciceroniano: l’actio, che oggi tendiamo a chiamare performance. I Greci la chiamavano upòcrisis, e cioè il recitare il discorso come un attore (è la stessa radice di ipocrita). Consiste nel fondamentale pacchetto di skill e attributi fisici che consentono al buon oratore di “agire” il suo discorso, presentandolo con l’accompagnamento di fattori moderatamente scenici: il gesto, l’atteggiamento del corpo, l’abile regia degli effetti sonori, con parole pronunciate talora smorzando i toni, talaltra alzandoli fino a punte di massima intensità.
Spesso le espressioni facciali dell’oratore e il tono della sua voce sono lo specchio dell’anima (pensiamo ad esempio a quando al relatore si “rompe” la voce e incomincia a parlare con il cuore). Chi ascolta, soprattutto in politica, tenta di leggere il volto dell’oratore per vedere se le sue parole sono autentiche, sentite, se rispecchiano una interiorità conforme alle enunciazioni, o se invece non rivelano frode, inganno, o anche solo mancanza di sincerità. Il corpo comunica e persuade; il canone pittorico ha infatti sempre raffigurato i grandi oratori e predicatori come figure calme, in pose plastiche, e con uno sguardo nobile, contrapposti al volgo che ascolta, instabile, infiammabile, dagli umori convulsi e disordinati.
Ci sono tante discipline dai nomi oscuri, che studiano le tecniche della buona performance oratoria, tecniche he spesso utilizziamo in maniera inconsapevole. Pensiamo alla prosodia (che studia l’intonazione, il ritmo, la durata e l’accento del linguaggio parlato), alla prossemica (che studia le distanze che sussistono tra gli attori di qualche rapporto sociale, sia esso di comunicazione o di altro genere) oppure alla cinesica (che studia il linguaggio del corpo, intendendo il gesto come una qualunque azione capace di inviare un segnale visivo a un osservatore e di comunicargli una qualsiasi informazione).
Ma cosa rimane di tutto ciò nell’era della Rete, dove le abilità oratorie sembrano sempre più spesso sostituite da presentazioni Powerpoint, filmati proiettati in absentia in grandi sale, effetti visivi e sonori di ogni sorta concepiti da designer super-specializzati?
Una delle sfide comunicative contemporanee è dunque come rendere più efficace – grazie agli strumenti digitali – la performance comunicativa senza perdere in naturalezza e umanità. La cosa peggiore è usare talmente tanta tecnologia e contenuti multimediali da risultare addirittura inutile come presentatore … allora tanto vale vedersi quella presentazione su Youtube in altro momento, quando abbiamo un poco di tempo…
Nella pratica – però – i leader sono sempre più esposti a forme tradizionali di comunicazione, dove devono abbandonare le loro suggestive corazze digitali e fare leva sulla loro upòcrisis senza però cadere nella ipocrisia: comunicazioni tv brevissime che richiedono grande preparazione e memorizzazione, interventi botta e risposta in tempo reale, negoziazioni estenuanti e lunghissime dove si avanza a piccoli passi, giochi dialettici dove si viene bersagliati – “in gabbia” – da interlocutori maligni che cercano solo il punto debole.
Anche quando possiamo usare i nostri proiettili digitali (i bullet di PowerPoint), dobbiamo saper bilanciare quanto è scritto nelle slide e quanto vi aggiungiamo verbalmente, dobbiamo padroneggiare l’arte di parafrasare con parole semplici e di riassumere con efficacia, l’abilità di fare le transizioni da una tavola alla successiva …. ma soprattutto dobbiamo essere naturali – dote ancora più apprezzata negli oratori sofisticati – suggerendo piena coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, tra il logos e il bios dicevano gli antichi Greci.
Oltretutto Powerpoint è sempre meno efficace. Sarah Lloyd-Hughes, nel suo How to be Brilliant at Public Speaking: Any Audience. Any Situation osserva che questo standard di presentazione incomincia a essere controproducente: «When the brain has seen a format so many times, it switches off. And your message is lost».
Ma la cosa più importante di ogni comunicazione pubblica è iniziare con il piede giusto. Il punto più delicato è proprio l’esordio, come presentarsi al pubblico e attivare la sua attenzione e benevolenza.
In un esperimento condotto da Kyle Emich della Fordham University, e riportato su Harvard Business Review (Start Your Next Meeting with a Joke, ottobre 2014), quando si inizia la riunione con una battuta (denotando e diffondendo buon umore), aumenta il coinvolgimento e la capacità creativa (ad esempio nel risolvere un problema). Questo perché è più probabile che chi è di buon umore condivida le proprie conoscenze e sia aperto alla novità costruttiva. Oltretutto un clima sereno e divertito abbassa le barriere, le difese e soprattutto i pregiudizi.
La precettistica degli esordi degli antichi retori conteneva minuziose elencazioni degli accorgimenti da adottare per attrarre l’attenzione dell’uditorio, per indurlo a seguire i ragionamenti nelle loro pieghe più riposte e a essere benevolo verso l’oratore. Ad esempio – secondo Aristotele – di fronte ad ascoltatori competenti del tema non c’è bisogno di proemio: bisogna entrare subito, senza indugio, in medias res.
A un oratore prestigioso Quintiliano proponeva invece di confessare la propria inadeguatezza, di dichiararsi «incapace, inesperto, impari per ingegno ai patroni della parte avversa». È il topos dell’affettazione di modestia, diffusissimo in tutte le letterature e ritenuto psicologicamente molto efficace nell’oratoria perché «c’è un moto naturale di simpatia per chi si trovi in difficoltà» ricordava Quintilliano. Un esempio famoso e recente di questa tecnica (che i latini chiamavano excusatio propter infirmitatem – dichiarazione esplicita di inferiorità dell’oratore) ci viene da Steve Jobs nel suo Commencement Address “Stay hungry stay foolish” pronunciato all’Università di Stanford nel 2005: «Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A essere sincero, questa è la cosa più vicina a una laurea, per me».
Un altro aspetto fondamentale di un’efficace performance comunicativa è l’uso appropriato del “tempo”. Sono quattro le dimensioni del tempo che hanno a che fare con la comunicazione:
  1. la durata del discorso: idealmente il più breve possibile;
  2. il ritmo dell’intervento: musicale, armonico e “anticipabile”, con il climax verso la fine; c’è molto da imparare dalla poesia e dalla composizione musicale;
  3. le pause, per prendere fiato, rallentare, anche per fissare i concetti e riorganizzare il pensiero; tanto si è scritto sull’”eloquenza del silenzio”, sorretta solo dai poteri della performance;
  4. il kairòs, saper cogliere il tempo opportuno.
I sofisti hanno creato la retorica in quanto arte del discorso persuasivo, facendone l’oggetto di un insegnamento sistematico e globale, fondato su una visione del mondo concreta e non metafisica. A loro va anche il merito di aver insistito sull’importanza del kairòs l’occasione propizia che bisogna cogliere nel fluire incessante delle cose; in altre parole il senso dell’opportunità – quanto intervenire, quando replicare, … – anima di ogni retorica in atto. Se il momento non è opportuno, anche il discorso meglio costruito non ha impatto. Spesso ciò dipende anche dalle caratteristiche e predisposizioni di chi ci ascolta. Interessante a questo proposito l’affermazione di Gesù riportata nel Vangelo di Giovanni: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso».
Uno dei fenomeni più interessanti nati dalla cultura digitale che rimette al centro l’actio è ted.com, il cui acronimo sta per Technology, Entertainment, Design. Questa realtà organizza da oltre trent’anni conferenze in tutto il mondo. Più che conferenze, vogliono essere delle conversazioni (talk) e il ruolo dell’organizzazione non è tanto logistico, quanto progettuale, strategico e di controllo della qualità. Il suo principale prodotto è una speaking platform che indica come organizzare questi eventi. Il fine ultimo di TED è infatti la creazione di un vero e proprio movimento auto-organizzato in grado, ovunque nel mondo, di progettare e gestire eventi in cui si producono idee che valga la pena raccontare, condividere, diffondere. Quando, infatti, Chris Anderson acquisì TED, oltre a creare il metodo e il processo che oggi conosciamo, mutò il payoff della società (e quindi la sua missione) in «ideas worth spreading». Il successo è stato straordinario e planetario.
TED è, nei fatti, diventato l’agorà della moderna oratoria e il suo format unisce le tecniche tradizionali del discorso davanti a un pubblico con le più sofisticate riflessioni di retorica per il digitale e nasce come reazione all’uso spregiudicato di PowerPoint, poiché la gente è sempre più “tired of speakers who gave ‘old school’ PowerPoint presentations.” La sua notorietà deriva soprattutto da coloro che consultano i TED Talk sulla Rete.
Il know-how accumulato in trent’anni è stato codificato in diverse metodologie, e riassunto in dieci comandamenti (con un evidente richiamo biblico …); peraltro anche l’acronimo TED richiama il dieci (TEN) …
Vediamoli – nella nostra traduzione – perché rappresentano una summa di buon senso retorico:
  1. Non devi semplicemente tirare in ballo il tuo solito discorsetto
  2. Devi creare dei grandi sogni, parlare di cose meravigliose o condividere qualcosa che non hai condiviso prima
  3. Devi mostrare la tua curiosità e la tua passione
  4. Devi raccontare una storia
  5. Devi sentirti libero di commentare liberamente i discorsi degli altri oratori per il piacere delle connessioni ispirate o della squisita controversia
  6. Non devi sfoggiare il tuo ego; sii vulnerabile: parla dei tuoi fallimenti allo stesso modo dei tuoi successi
  7. Non vendere dal palco, né la tua azienda, né i tuoi dei, né i tuoi scritti, né il tuo bisogno disperato di finanziamenti: lasciati trasportare nella profonda oscurità
  8. Devi ricordare per tutto il tempo: la risata è Dio
  9. Non devi leggere il discorso
  10. Non devi rubare il tempo al prossimo relatore
Questo decalogo è una sintesi molto pratica, e adattata allo spirito del tempo, della manualistica retorica di stampo classico. Un punto forse di distacco rispetto all’approccio più tradizionale dipende proprio dalla dimensione volutamente conviviale e interattiva che la parola talk vuole richiamare rispetto al discorso. E infatti Anderson, in un articolo scritto per Harvard Business Review (How to Give a Killer Presentation, giugno 2013), punta molto sullo storytelling e afferma che gli uomini desiderano intensamente ascoltare storie. Suggerisce pertanto di adottare la metafora del viaggio e di costruire conversazioni che conducano l’audience lungo un viaggio, dove deve essere chiaro non solo il percorso ma il punto di partenza e quello di arrivo. Il richiamo alle riflessioni di Joseph Campbell sul viaggio dell’eroe come storia matrice di tutte le storie è evidente. Il viaggio ci avvince, ci coinvolge e soprattutto ci trasforma. E Anderson afferma: «A successful talk is a little miracle, people see the world differently afterward».
Dietro queste regole vi è il credo del suo fondatore: buoni oratori non si nasce, si diventa; o detto in modo più efficace dal grande filosofo, scrittore e poeta statunitense Ralph W. Emerson, «All the great speakers were bad speakers at first». Per questo TED può essere considerata una delle più grandi palestre della retorica contemporanea, dove studiare e imitare i grandi retori dell’era digitale. E per questo motivo il retore (o meglio communication coacher) Carmine Gallo ha dedicato a questo tema addirittura un libro: Talking Like TED: The 9 Public-Speaking Secrets of the World’s Top Minds.

Eugenio, il ragazzino che su YouTube prende per il culo i suoi bulli

Eugenio, 14 anni, ha trovato il modo per sconfiggere i bulli: prenderli per il culo. Dopo mesi di angherie e umiliazioni, li ha messi all'angolo con l'arma di cui i bulli solitamente sono meno provvisti, la furbizia, pubblicando settimanalmente suYouTube dei video ironici contro il bullismo che l'hanno reso famoso in tutta la scuola. E che l'hanno reso una «vittima» di successo.

LE PRIME UMILIAZIONI
La sua storia inizia dietro i banchi di una scuola elementare di Lodi. Eugenio è uno smilzo a cui non piace il calcio. Tanto basta per bollarlo come gay: «I ragazzi dicevano a tutti di starmi lontano perché mi mettevo le dita nel naso. A mensa venivo isolato perché dicevano che mangiavo con la bocca aperta», racconta lui oggi. «Tutte falsità che mi facevano sentire non accettato».

LE BOTTE A SCUOLA
Finite le elementari, Eugenio vive i «tre anni più belli» della sua vita alle medie, amato e valorizzato al pari degli altri. Ma è solo una parentesi. All'Istituto tecnico Bassi di Lodi, il ragazzo viene subito preso di mira dai compagni. Questa volta, alle angherie verbali si sommano quelle fisiche: «Mi davano pugni sulle spalle, manate sulle parti intime. Cercavano ogni giorno la rissa. Per loro non esistevo, se non come punching ball».

LA DENUNCIA AL PRESIDE
Eugenio prova a ignorare i bulli, ma alla lunga è impossibile. Dopo un episodio particolarmente grave, di cui né lui né la madre Marusca vogliono parlare, denuncia il bullismo alpreside. Il risultato è ancora peggiore. Il ragazzo viene isolato dall'intera classe perché ha fatto «la spia». Viene escluso dal gruppo Whatsapp che riunisce tutti i 17 alunni, ostracismo tragico per un ragazzo di 14 anni. Eugenio inizia a prendere brutti voti. Vuole abbandonare la scuola, o quantomeno trasferirsi a Milano.

«E SE FACESSIMO UN VIDEO?»
A marzo, sua madre, ex cameraman di una emittente romagnola, ha un'idea: «Perché non facciamo dei video ironici contro il bullismo?». Eugenio nicchia. Ha paura che gli insulti aumentino. Poi si convince. Coordinato da mamma Marusca, diventa «Ge», un ragazzo che dalla sua cameretta inscena siparietti semiseri sui compagni di classe. A fargli da spalla c'è«Culo»: è un ragazzino (in realtà il fratellino di Eugenio) con il volto coperto da un paio di natiche, che sdrammatizza i monologhi di Ge con peti, rutti e commenti poco politically correct.

FILMATI DEMENZIALI
Perché è nella strana accoppiata che risiede il successo dell'iniziativa: «Dovevamo essere demenziali», spiegaMarusca, 43 anni, autrice di gran parte dei testi. «Lo scopo dei video non era quello di arrivare soltanto alle vittime di bullismo, ma quello di raggiungere i bulli». Come farlo? «Alleggerendo la parte morale e innestandoci un elemento di disturbo comico».

YOUTUBER DI SUCCESSO
L'operazione è un successo. I video, uno a settimana, innalzano l'autostima di Eugenio e iniziano a diffondersi nella scuola. Vengono visti prima dai compagni di classe, poi da quelli di scuola, infine dai bulli stessi. Il ghiaccio si è rotto. Eugenio è diventato uno Youtuber di successo. Certo, racconta, «è rimasto qualche compagno che continua a deridermi, ma non lo guardo neanche più».

«BASTARDI»
Sulla pagina Facebook dedicata (Video antibullismo) iniziano ad arrivare i messaggi di associazioni antibullismo e di madri di ragazzi vittime di angherie a scuola che vogliono far parlare il figlio con Eugenio. «Alle vittime consiglierei di tener duro. Di realizzare che non hanno niente che non va. Ognuno è come è. Semplicemente, i bulli sono dei bastardi che fanno soffrire le persone per divertimento».

«I BULLI AGISCONO SEMPRE IN BRANCO»
È a questo punto che Eugenio tira fuori un consiglioimprevedibile per un ragazzo della sua età: «È importante chiedere aiuto ai più grandi». Possibile? «Ti diranno che sei una femminuccia e che non sai combattere da solo. Ma sono soltanto fesserie dette per provocarti. Perché i bulli stessi, quando partono all'attacco, si muovono sempre in gruppo. Anzi, in branco». Ecco, lui ha preso per il culo il branco.

Under the Dome:documentario cinese contro l'inquinamento



Di Salvatore Santoru

La questione dell'inquinamento e dello smog è un problema molto sentito in Cina, dove più del 90 per cento delle città si trova oltre il limite di sicurezza, secondo i dati del ministero della protezione dell'ambiente.



Per sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica a ciò, la giornalista Chai Jing ha realizzato il documentario "Under The Dome", documentario che ha ricevuto anche il plauso del ministro dell'Ambiente Chen Jining.



Da segnalare che su Youtube il documentario è diventato subito virale, ricevendo ben 100 milioni di visualizzazioni a meno di 48 ore dalla carica.

Il Futuro Elettrico di Nikola Tesla


Di Salvatore Santoru

Documentario di History Channel sulle scoperte di quello che è considerato uno dei più grandi scienziati e geni del XX secolo: Nikola Tesla.
Lo "scienziato visionario" di origine serba è ricordato per la sua profonda dedizione alla ricerca della conoscenza e alla speranza della costruzione di una società e di un mondo realmente migliori, fortemente alieno agli interessi meramente economici e di potere che spesso contraddistinguono anche il mondo della comunità scientifica.



Non a caso, la sua più celebre affermazione fu:

« La scienza è solo una perversione, se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità » .

C'è da segnalare che recentemente in Russia, i fisici Leonid e Sergey Plekhanov stanno cercando di ripercorrere i passi dello scienziato con l'ambizioso progetto di ricostruire la famosa "torre di Tesla".



Per approfondire consiglio due articoli molto interessanti, ripresi anche su questo blog.

Nikola Tesla, il più grande genio dimenticato dalla storia

Tesla e l'energia del vuoto

Video: bellissime immagini della Terra


Raccolta di immagini a 1080p sulla Terra.
Video caricato nell' account Youtube di Informazione Consapevole, originariamente caricato sul canale TestChannel909的頻道 a questo indirizzo.

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