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I limiti e i dogmi della psichiatria tradizionale, dell'antipsichiatria e della psicoanalisi secondo Thomas Szasz



Di Thomas Szasz *

Per lo psichiatra, lo « schizofrenico
» è una vittima di una inafferrabile malattia del cervello,
come la neurosifilide; per lo psicoanalista, è vittima di un Io debole
o di un torte ES o di una combinazione di entrambi; per
l'antipsichiatra è la vittima di una famiglia oppressiva e di una
società malata.






 Ciascuna di queste dottrine e culti diminuisce il
« paziente » e distorce ciò che la persona è realmente; ognuna di
esse nega che egli possa fare un atto di definizione chiarificatrice
di sé. Così, lo psichiatra nega il diritto dello « schizofrenico » di
rifiutare il ricovero e attribuisce il suo desiderio di libertà all'incapacità
di comprenldere ciò che è la sua malattia e la necessità
di essere curato. Lo psicoanalista nega il diritto del paziente ad
opporsi all'inte~ipretazione analitica e attribuisce il suo rifiuto di
collaborare a una « malattia » che lo rende « inaccessibile » all'analisi.
L'ailti-psichiatra nega il suo obbligo a pensare a se stesso
e ad obbedire alle leggi e considera la sua tendenza alla violazione
delle regole sociali come una prova della sua superiore virtù
morale.
Il risultato di tutto questo è un ammasso - nella psicoanalisi,
nella psichiatria e nell'anti-psichiatria - dei più dif!ferenti tipi di
persone. Le persone capaci di prendersi cura di se stesse, ma che
non sono disposte a farlo, vengono messe nello stesso mucchio
di quelle disposte a farlo, ma incapaci di pensare a se stesse.
Persone colpevoli, ma che si proclamano innocenti, sono messe
assieme a coloro che, benché innocenti, si ritengono colpevoli; e
persone accusate e ricoilosciute colpevoli di reati sono messe insieme
a quelle che non sono state né incriminate né riconosciute
colpevoli di alcuna mancanza. Ndla psichiatria e nella psicoanalisi
ciascuno di questi tipi di persone possono essere definite
« schizofreniche »; nell'antidpsichiatria, tale classificazione è, da
un lato, criticata come sbagliata e, dall'altro, assunta per identificare
uno specifico gruppo di individui particolarmente vittimizzati
da altri e particolarmente adatti ai metodi di cura mentale
di Laing. In tutte queste varie concezioni, le somiglianze fra
psichiatria, psicoanalisi e antidpsichiatria nel loro approccio alla
« schizofrenia » mi sembrano molto più significative delle differenze.
In breve, l'anti-psichiatria, in quanto continuazione della tradizione
del trattamento morale fatto dalla psichiatria, non è niente
di nuovo; in quanto prospettiva politica della società e insieme
di comportamenti pratici nelle relazioni umane, è un'inversione
di alcuni valori e modelli occidentali. Alcuni di questi punti sono
stati messi in evidenza dai critici dell'anti-psichiatria, prevalentemente
da David Martin e Lionel Trilling.
Il succo delle argomentazioni di Martin, con cui sono sostanzialmente
d'accordo, è che Laing è un predicatore de e pro il
« molle » ventre della « Nuova Sinistra ». Per « Nuova Sinistra
molle » Martin intende, fra le altre cose, una « sindrome di atteggiamenti
» che ci mette davanti a un « sistema psicologico che evita
sistematicamente una analisi accurata e tratta (la nozione di
fatto come una ingannatrice invenzione borghese ». « Lo stile
prevalente di Laing », aggiunge Martin, « non è rappresentato da
un leale argomentare, ma è sentenzioso, dogmatico e confessionale
». Martin richiama l'attenzione sui ricorrenti riferimenti
da parte di Laing alla « natura della società capitalistica, che è
un contesto sociale quasi universale in cui la libertà viene deformata
e fa notare che questa è un'affermazione abbastanza assurda,
non perché sia completamente falsa, ma perché è meno vera
per le società capitalistiche contemporanee di quanto non lo fosse
per qualunque altra società passata o presente di cui noi abbiamo
notizia. Ma, come sottolinea Martin, l'aspetto più importante dello
stile di Laing è l'evitare e Io sbarrare la via a qualsiasi sviluppo
di uno scambio di ragionevoli affermazioni e negazioni
Questo, posso aggiungere, rappresenta una delle più importanti
somiglianze fra gli psichiatri tradizionali e gli anti-psichiatri
tipo Laing: non si può ragionare o discutere con nessuno di loro.
Entrambi sono come fanatici religiosi con cui non si possono
assolutamente toccare o dibattere argomenti che si riferiscano al
loro credo. Queste persone lasciano spazio a due sole alternative:
o l'accordo totale o il disaccordo totale. Nel primo caso è permesso
solo riconoscere che lo psichiatra o I'antipsichiatra è il
solo a possedere la vera chiave di lettura della mente e del cuore
dello psicotico e a difenderne gli interessi. Nel secondo caso si
è disprezzati e umiliati da una spietata « diagnosi », cioè si è dichiarati
pazzi, vittime della follia e dell'inautenticità.
Tutta l'antipsichiatria è caratterizzata da questa fatale somiglianza
con la scienza a cui si oppone. Nella psichiatria tradizionale
« noi » siamo i sani e « loro » - quelli che sfidano le norme
e i valori della società - sono i pazzi. Nell'anti-psichiatria è tutto
l'opposto. « Non c'è una sola parola negli scritti di Laing », nota
Martin, « che ammetta l'esistenza di una qualsiasi virtù in ciò che
è anche un suo patrimonio ». Dire così è anche troppo poco perché
a Laing piace moltissimo tirare fuori osservazioni come « le
peggiori barbarie sono ancora perpetrate da noi stessi, dai nostri
alleati e amici » ". Questo totale rifiuto del « noi » e la relativa
enfatizzazione del « loro » è, del resto, caratteristico della attuale
mentalità « di sinistra » nei paesi ancora liberi.
L'immagine di Laing, come emerge dall'analisi del suo lavoro
fatta dal Martin, è quella di un profeta arrabbiato, di un intollerante
fanatico religioso, che ci lancia in \faccia accuse e invettive
come questa: « Siamo tutti assassini e prostitute ... D". Secondo
Martin, Laing è:
« Un irrazionalista, che non trova assolutamente congeniali
le discussioni razionali e argomentate su questioni religiose e sostiene
che l'essenza della religione è l'estasi ... C'è in tutto lo stile
di Laing, una sostituzione del ragionamento con l'estasi e una
incapacità a costruire una sequenza di argomenti ordinati, sorretti
da esperienze accuratamente raccolte, qualificate rispetto
ed un fine o a un altro. Il suo metodo consiste nel lanciare accuse
alla cieca con una virulenza fatta di slogans che annulla ogni passibilità
di discussione ».
In breve, come i medici dei pazzi di un tempo, e coime gli
psicoanalisti di ieri, Laing è profondamente retorico.
Anche Lione1 Trilling ha notato che la critica di Laing all'ordine
sociale esistente k simile, in tutti i suoi aspetti essenziali, a
quella del marxismo e del comunismo e che la salvezza che egli
propone somiglia alle soluzioni offerte da queste dottrine collettivistiche.
Sebbene non sia d'accordo con Trilling nella sua acritica
accettazione della schizofrenia come malattia (sembra che la consideri
quasi come la sifilide, solo un po' più difficile da diagnosticare),
ritengo però valida e importante gran parte della sua
critica all'anti-psichiatria.
Trilling ha infatti ragione quando mette in rilievo - anche
se, a [parere mio, non abbastanza energicamente - il contesto economico
entro cui il movimento anti-psichiatrico trova origine ed
entro il quale esso va esplicitamente reinserito. Quel quadro è
I'anticapitalismo di Marx. In esso, osserva Trilling, « il denaro è
il principio del non autentico nell'esistenza umana ». E cita
l'osservazione di Oscar Wilde a proposito di questa nuova visione
delll« essere genuinamente umano », che, cioè, K La vera perfezione
dell'uomo non consiste in ciò che ~l'uomo ha, 'ma in ciò che
Suomo è ». Ne consegue, come egli stesso suggerisce, che l'ideale
morale non è rappresentato più dal conoscere se stesso, ma
dall'essere se stesso. Questo va bene finché non ci domandiamo
cosa significa. Infatti, in questa massima si nasconde l'intero significato
e valore della vita stessa.
La teoria di Laing sulla schizofrenia, che serve da giustificazione
'morale e da fondamento economico a qualunque opera egli
faccia come soccorritore o come guaritore, si fonda perciò sul
concetto di inautenticità e del suo ruolo in questo « disordine D.
E' proprio su questo punto che Trilling lancia i colpi più duri
contro il lavoro di Laing:
« La schizofrenia, nella sua visione [di Laing], è la conseguenza
di circostanze esterne, di una influenza, esercitata sul senso
del sé, di una persona che è più disposta di altre a cedere ad
essa; la persona schizofrenica è caratterizzata proprio da quella
che Laing chiama una "insicurezza ontologica", una debolezza del
suo senso dell'essere ... E' la famiglia che è direttamente responsabile
della frattura ontologica dell' "io diviso", della schizofrenia;
Laing è categorico nell'affermazione che ogni caso di schizofrenia
deve essere interpretato come "una strategia ,particolare che il
paziente inventa per poter vivere una situazione non vivibile" -
che è sempre una situazione familiare -, in particolare la richiesta
da parte dei genitori che uno sia quello che non è. Possiamo dire
che egli interpreta la schizofrenia come la risposta del paziente
ad una imposizione di inautenticità da parte dei genitori »".
Trilling mette il dito qui sugli aspetti insensati e mistificatori
del culto dell'autenticità. Tale culto è, in qualche mado, l'immagine
speculare del culto della moderna ,psichiatria istituzionale.
Come per la psichiatria il concetto base, il simbolo sacro è la
« schizofrenia D, così per l'antidpsichiatria il concetto fondamentale
è quello di « autenticità ». Dal punto di vista della prima, ciò
che manca allo schizofrenico rispetto alla gente normale è il non
sapere fare « l'esame di realtà »; dal punto di vista della seconda
invece, ciò che egli ha in più rispetto agli altri è « l'autenticità D.
Dati i problemi che «lo schizofrenico » pone per sé e per gli
altri e data la tendenza di Laing ad attribuire tutti i problemi
umani alla società, era inevitabile, secondo Trilling, che la causa
della schizofrenia « fosse ricercata nei fattori sociali ... [Ma] ... non
necessariamente ... una tale linea di pensiero doveva sfociare nell'affermazione
che la follia è uno stato dell'esistenza umana apprezzabile
per la sua indiscutibile autenticità » la.
Questa è davvero un'affermazione quanto mai infelice. Nel
farla, Laing, Cooper e coloro che sostengono 'la loro idealizzazione
della follia, hanno, a parere inio, reso un pessimo servizio
all'accrescimento della dignità di o~gni uamo, sia egli psicotico,
psichiatra o tutte e due le cose, o nessuna di queste. L'affermazione
che il folle è sano e che la società è ammalata è il tipo di
cose che Trilling chiama un luogo comune. Secondo me, non è solo
un luogo comune, ma un contro-luogo-comune: è l'eco del luogo
comune psichiatrico che ha definito la devianza come malattia,
cosa che Trilling sembra ritenere un'affermazione scientifica. Ma
egli ha ragione quando mette in evidenza che un luogo comune non
può cìpporsi alla logica. Più di uno « schizofrenico » lo ha scoperto,
come pure molti di coloro che avrebbero criticato la psichiatria
« scientifica ». Osserva Trilling:
« Trattare questo fenomeno della nostra cultura secondo il
metodo dell'argomentazione analitica sarebbe, credo, pretendere
troppo. La posizione è caratterizzata dal fatto di trovarsi in un
sistema intellettuale a cui non può essere applicata l'argomentazione
analitica. Questo è il sistema intellettuale che un tempo
andava sotto il nome di luogo comune. E' interessante notare
come tale parola sia sparita dal vocabolario moderno ».

* Thomas Szasz-Schizofrenia, simbolo sacro della psichiatria pg 60-64

Paranoia e Potere


Di Viator
Anticorpi.info

A cavallo tra il 19° e il 20° secolo la rampante psichiatria coniò un termine destinato a scolpirsi nell'immaginario di parecchie generazioni a seguire: la parola è paranoia.

Eppure la patologia era già stata riconosciuta e classificata molto tempo prima che il termine 'paranoia' erompesse nel gergo popolare; era la Mania di Persecuzione, una sindrome codificata fin dalla nascita della psichiatria, durante il secolo illuminista.

La mania di persecuzione si differenzia dalla normale diffidenza in quanto ha luogo in assenza di fatti oggettivi che la motivino. Consiste in una degenerazione patologica del pregiudizio. E' necessario che la degenerazione sia patologica. Quindi se ad esempio ricevo continue minacce di morte, la mia diffidenza cronica non può dirsi patologica, in quanto fondata su presupposti oggettivi.

E allora perché in ambito scientifico si volle cambiare denominazione ad una patologia mentale già classificata quasi tre secoli prima? Proviamo a ipotizzare.

Quando fu chiaro il potenziale repressivo garantito dalla moderna scienza psichiatrica nell'ambito di una finta democrazia in cui è basilare preservare la comune percezione della libertà, fu allestita una campagna su vasta scala per inculcare nell'immaginario collettivo l'idea che un atteggiamento di diffidenza persistente, ancorché fondato su ragioni oggettive, fosse sintomo di una patologia mentale. Un naturale meccanismo psichico di auto-tutela fu trasformato in una malattia. Si assimilò il concetto di diffidenza a quello di mania di persecuzione e da tale commistione si fabbricò una sindrome psichica nuova di zecca, denominandola con un vocabolo greco che significava genericamente: 'follia' - fonte). Malgrado la debole attinenza terminologica la parola fu approvata, forse perché soddisfaceva i requisiti per radicare nell'immaginario collettivo: derivazione classica gradita in ambito accademico e forma accattivante e facile da ricordare per attecchire nella cultura pop. Il dizionario neo-linguistico si era ampliato di un nuovo lemma.

Con l'invenzione della sindrome paranoide, che la storiografia attribuisce allo psichiatra tedesco Emil Kraepelin, si realizzò una delle prime operazioni di 'psico-polizia' su vasta scala. Si posero le fondamenta per la costruzione del 'mondo a due dimensioni', il mondo in cui tutto è palese, in cui ogni nozione enunciata dai flemmatici signori ben vestiti mandati in onda dai canali nazionali è un distillato di verità, il mondo filtrato dalle miopi lenti dei 'teorici delle casualità che si rivelano sempre casualmente organiche a precisi disegni politici'; le anime candide convinte che giornalisti e giudici operino tutti in perfetta buona fede in quanto tutti incorruttibili invulnerabili come Batman.

Ma soprattutto fu utilizzato lo spauracchio del trattamento sanitario obbligatorio (TSO) per indurre alla moderazione (intimidire) una specifica categoria di persone; coloro i quali nutrissero diffidenza verso l'autorità costituita, e in particolare chi criticava la pericolosità del nascente impero apolide controllato dalla finanza privata. Correvano i tempi dei manicomi, dell'elettroshock e delle lobotomie. Si trasformò un normale ed oggettivamente fondato stato di diffidenza persistente in una sindrome psichiatrica. Tra gli esempi più eclatanti di diagnosi psichiatriche applicate alla repressione politica vi fu il caso dell'intellettuale Ezra Pound, voce autorevole e dissidente che un tribunale USA rinchiuse in manicomio per 12 anni, dal 1945 al 1957.

Con l'introduzione della sindrome paranoide si creò un luogo comune finalizzato ad inibire la plausibile diffidenza del governato nei confronti del governante.

Dopo circa un secolo dalla introduzione della sindrome paranoide, e un gran numero di individui condannati ai manicomi e ai trattamenti sanitari obbligatori per aver pestato i piedi sbagliati, il vocabolario neo-linguistico si arricchì di un nuovo lemma. L'avvento della televisione quale suprema fonte di verità sottrasse credibilità alle singole voci antagonistiche, le quali smisero di rappresentare un rischio per il potere . Chiusi i manicomi, si provvide ad aggiornare la denominazione del vecchio concetto, che fu declassato da sindrome psichiatrica ad innocua stramberia sottoculturale.



In una neo-lingua finalizzata all'omologazione - imbottita di dispregiativi che attraverso il magico suffisso 'ismo' affibbiano un'accezione negativa a qualsiasi presa di posizione eccentrica ed inflessibile - il nuovo vocabolo non poteva che aderire al trend: vide così la luce il cospirazionismo (o complottismo) .

La cosa più paradossale e forse meno evidente, in tutta questa storia, è che mentre la diffidenza nutrita dai cittadini più svegli verso l'autorità costituita (ed i poteri retrostanti) è motivata dalla evidenza oggettiva - cioè dai preoccupanti connotati autoritari e vessatori assunti nel corso dei decenni dagli Stati e dalle lobby finanziarie - quella denotata dal potere verso la gente comune è del tutto ingiustificata. Data la posizione distante e dominante che occupano, e alla luce della evidenza storica, politica e sociale, in realtà i signori potenti oggi non avrebbero alcun bisogno di ficcare il naso all'interno della scatola, nei fatti privati della gente comune monitorando conti correnti, email, telefonate, sms, cloud e social network. Per inciso: stiamo parlando di attività spionistiche reali, e non 'deliri complottistici'; attività comprovate dai sussurri di Snowden (Datagate), dalle ammissioni di Obama e ultimamente da un eloquente rapporto diffuso dalla Vodafone (link). Con buona pace degli amici debunker e della loro credibilità.

I casi sono due: o l'intera faccenda del controllo globale è un espediente che soddisfa esigenze differenti da ciò che a prima vista vuol sembrare, oppure i Nuovi Caligola si sono lasciati sopraffare dall'egregora del Controllo Fine a Se Stesso.

Nel secondo caso avremmo a che fare con una serie di patologie psichiatriche sofferte da questi strani signori che confondono l'illuminazione con un portafoglio gonfio, e che passano la vita ad architettare utopistici progetti di controllo globale. Patologie reali, e non inventate a tavolino. Megalomania. Sadismo. Delirio di controllo e di persecuzione, anzi, pardon: paranoia, per non dire complottismo.

I cosiddetti 'padroni del mondo', non paghi di aver fatto del male a tutto e tutti, sopraffatti dai loro demoni ora temono una fantomatica 'minaccia dal basso' che esiste solo nei loro film, nelle loro messe in scena, nei loro notiziari e nelle loro menti corrotte dal Potere Assoluto. L'unica categoria di paranoici allo sbando, di veri 'complottisti', dati alla mano, è proprio quella dei detentori del potere. Individui molto malati che un bel giorno finiranno per distruggersi a vicenda in una inedita e spumeggiante rappresentazione in chiave corporativa, super-paranoica del film Le Iene.

Il Fallimento della Psichiatria organicistica


Di Frankpro

Nella nostra società gli addetti alla cura della malattia mentale sono gli psichiatri. Questi professionisti, sebbene abbiano seguito un percorso di studi ed una formazione in tutto e per tutto equivalente a quella degli altri medici (addetti alla cura del corpo), vengono da questi ultimi considerati medici di seconda categoria. E' notorio ma non è un aspetto casuale, bensì la proiezione del c.d. “dogma biomedico” nelle relazioni fra tipi di addetti alla cura.

Nel dogma infatti si professa che i meccanismi biologici siano la base della vita, gli “eventi mentali” invece sono solo successivi rispetto a questi e dunque vanno posti in subordineFa d'uopo che i medici che si occupano di eventi mentali siano soltanto professionisti di “serie b”?! Mettiamola così.

Come hanno reagito gli psichiatri dinanzi a questa situazione frutto di un fondamento apparentemente ineludibile della suprema scienza medica? Semplice: cercando di aderirvi il più possibile! Per lo meno: la maggior parte degli psichiatri - pena il fatto, meschino ai loro occhi, di doversi sentire non più dei “veri scienziati” che si sarebbero occupati di fatti, ma solo di inafferrabili eventi - ha deciso di andare nella direzione suggeritagli dai colleghi. Alcune fazioni minoritarie invece hanno preferito rimanere in disparte, qualcuno col punto interrogativo stampato sulla fronte, altri invece semplicemente smarriti.

Così, la maggioranza degli psichiatri si son rimboccati le maniche per ridefinire la malattia mentale come il risultato dell'ennesima forma di disorganizzazione di certi meccanismi fisiologici, biochimici, che alla fine incidono sull'organo cervello, anziché sull'organo cuore, o milza o fegato che sia. 
In questo senso dunque, la malattia mentale è uguale a quella fisica, soltanto che agisce sul cervello, anziché su un altro organo. I sintomi cardiaci e quelli mentali sono solo sintomi di due tipi di malattie diverse che comunque originano da un disordine nelle nostre cellule e molecole. Il microscopio, secondo loro, accorrerebbe lesto ad attestarlo.

Questo, che in realtà è un mero svilimento concettuale, ha prodotto una situazione curiosa. Infatti, quelli che la notabile scienza medica definisce “guaritori” operano con tecniche diciamo psicologiche persino su malattie fisiche. Gli psichiatri invece si son messi ad utilizzare gli stessi sistemi di cura dei colleghi del corpo, per guarire le turbe mentali!

Il cd “orientamento organico” della psichiatria ha cioè trapiantato i concetti prima, ed i metodi poi, della medicina che cura il corpo. Non solo, ma ci si è sforzati di creare un forte sistema di classificazione (riduzionista) nell'ambito dei mali della mente, per correlare in maniera inequivocabile specifici disturbi biochimici / fisiologici a determinati sintomi mentali, dunque malattie e relative diagnosi.

Ma la cosa bella è che questo approccio non ha dato affatto i risultati sperati, anzi, si può dire con certezza, senza timore di essere smentiti, che ha fallito quasi completamente. E, paradosso dei paradossi, continua però imperterrito ad essere largamente applicato?!

Cosa fanno in soldoni oggi gli psichiatri, per curare la malattia mentale? Lo stesso degli urologi, gli internisti, gli pneumologi, ecc: prescrivono farmaci. Questi farmaci però hanno come bersaglio i sintomi. Cioè cancellano o alleggeriscono i sintomi dei mali psicologici dei pazienti. Niente di più.

Il che è esattamente, dannatamente contro-terapeutico!

Se infatti si guarda alla salute della persona in un'ottica olistica, si sa bene che la malattia deriva da una cattiva o mancata valutazione di una esperienza / informazione, che la vita ci chiede di integrare. Il manifestarsi dei sintomi indica un tentativo, da parte dell'organismo, di indicarci un problema e una strada, un modo per superarlo ed acquisirlo nella nostra coscienza.

E la psichiatria, nel suo acquisito orientamento bio-medico, distrugge quei sintomi!

La vera terapia sarebbe quella di costituire in primo luogo un ambiente protetto ed armonioso per il paziente, in cui i suoi sintomi si possano manifestare in modo chiaro, persino in tutta la loro intensità. In quell'ambito un professionista potrebbe aiutarlo a realizzare quella integrazione di coscienza. Quel professionista dovrebbe essere un esperto delle manifestazioni dell'intero spettro umano della personalità. Ciò che accade invece è che nelle istituzioni in cui i pazienti vengono condotti, ci si ritrova dinanzi gli psichiatri che prescrivono i farmaci, mentre gli psicologi, che al limite avrebbero una preparazione ed un approccio chiaramente più adatto al problema, restano subordinati ai primi, avendo in quest'ambito una mera funzione ancillare.

In buona sostanza, l'estensione del modello biomedico ai problemi mentali è un mostruoso insuccesso, di cui non si vuole prendere atto. Se pure gli sforzi per creare un sistema diagnostico organico dei mali mentali giungesse ad un punto, esso sarebbe ugualmente inutile.

Perché, come detto, il problema mentale va affrontato con modelli psicologici.

La nozione di malattia senza un rapporto con la personalità del paziente, la sua famiglia, la società in cui vive, le sue convinzioni, l'ambiente, ecc è soltanto un mito, afferma il Prof Thomas Szasz, tra i più radicali contestatori del modello biochimico. Ed in questo senso, in quest'ottica, la malattia fisica e mentale sono la stessa cosa.

Solo che la ristretta cornice dell'attuale scienza medica lo trascende, per restare sul conveniente territorio degli alambicchi e delle provette. Territorio in cui l'uomo è giusto un insieme di cellule ed organi da bombardare con la chimica.

Psicofarmaci per torturare e per curare...

Persone rinchiuse in un gulag sovietico

Di Natale Adornetto

Nell'ex Unione Sovietica, i dissidenti politici venivano internati nei manicomi e riempiti di psicofarmaci che distruggevano la loro capacità di pensare, di parlare e anche di prendersi cura della propria persona. Tanti anni fa vidi un documentario ove gli intervistati narravano di come sbavavano, di come le braccia compivano movimenti involontari, di come erano annichiliti. Questi sono fatti conosciuti. Poco noto invece è il fatto che gli psicofarmaci utilizzati per tali trattamenti sono gli stessi che vengono usati per le persone cosiddette malate di mente, principalmente l'Haldol. Com'è la cosa, gli stessi psicofarmaci che venivano utilizzati nell'ex Unione Sovietica per torturare e stroncare i prigionieri politici, hanno un effetto benefico e curativo su altre persone? Eppure è proprio questo che gli psichiatri riescono a far credere alla stragrande maggioranza della popolazione.


Fonte:http://senza-futuro.blogspot.it/2013/01/psicofarmaci-per-torturare-e-per-curare.html

Elettroshock, 500 pratiche l’anno e nessuno lo sa

Di Marco Sarti
http://www.linkiesta.it/

«Se fossi matto vi parlerei degli elettroshock subiti negli anni addietro, dei terribili momenti dell’attesa prima dell’applicazione degli elettrodi, delle urla, dell’intenso odore di urine, della voce dell’infermiere che ti chiama per nome e del medico che questo nome nemmeno conosce». Il manifesto della campagna “no elettroshock” inizia così. Un impegno di Psichiatria democratica - la società fondata da Franco Basaglia negli anni Settanta - e numerose altre associazioni per fermare la pratica della terapia elettroconvulsivante.

Negli ospedali italiani si ricorre ancora all’elettroshock. Nel triennio 2008-2010 sono stati eseguiti poco più di 1400 trattamenti. Lo confermano i dati consegnati dal ministro della Salute Renato Balduzzi alla commissione di inchiesta sul sistema sanitario nazionale. Anche per questo la scorsa estate le parlamentari Delia Murer, Luisa Bossa e Maria Antonietta Farina Coscioni hanno presentato un’interrogazione al ministro. «Interrogazione cui ancora non abbiamo ricevuto risposta» raccontano in una conferenza stampa a Montecitorio.

Ma l’elettroshock non è una terapia, denunciano le associazioni che hanno aderito alla mobilitazione. «È un trattamento approssimativo, ascientifico, empirico, usato ideologicamente per far credere in una pronta risoluzione dei sintomi. E le sue presunte “indicazioni” trovano oggi ben più adeguati trattamenti riabilitativi, farmacologici, assistenziali, psicoterapeutici». Alla Camera le tre parlamentari, insieme al segretario di Psichiatria democratica Emilio Lupo e al presidente Luigi Attenasio, lanciano l’allarme. Nel nostro Paese pochi sanno che la pratica è ancora così diffusa. «Chiediamo di fare chiarezza sull’uso di questo metodo che a mio parere non rispetta la dignità della persona» spiega Murer. Un’interrogazione, spiega la radicale Farina Coscioni «per capire il valore, o meglio il disvalore, di questo trattamento».

La pratica dell’elettroshock, racconta lo psichiatra Antonio Morlicchio, è nata negli anni Trenta. Dall’osservazione di un macello romano. «Ci si era accorti che dopo la prima scossa elettrica i maiali si intorpidivano». «Ma oggi - continua Lupo - Pensare che il cervello sia malato, come gli scienziati dell’Ottocento, è fuori dal tempo. L’unica strada maestra è la presa in carico globale del paziente». La campagna di comunicazione che presto arriverà nelle principali città italiane è una «battaglia di civiltà» spiegano. Un impegno contro un trattamento inutile e dannoso. Nel 2008 i pazienti over 75 sottoposti alla terapia elettroconvulsivante erano 21. L’anno successivo 39. Nel 2010 sono stati 27. «Sfido chiunque - racconta Lupo - a dire che questi sono interventi che potevano aiutare persone sofferenti». Senza parlare dei gravi danni alla memoria «sempre presenti» durante i trattamenti. Tutto, nonostante «gli ultimi studi - racconta lo psichiatra Cesare Bondioli - dicono che l’elettroshock non ha alcun fondamento scientifico di efficacia»

Intanto le terapie elettroconvulsivanti continuano a essere praticate. In Italia le strutture attrezzate sono nove, come spiegano durante la conferenza stampa: l’ospedale di Montichiari, quello di Oristano, il Santissima Trinità di Cagliari. E ancora gli ospedali di Brunico, Bressanone e la clinica universitaria di Pisa. Più tre cliniche private convenzionate: la casa di cura San Valentino di Roma, Santa Chiara di Verona e Villa Baruzziana di Bologna.

L’elettroshock è una pratica violenta, eppure a volte funziona. Sostiene qualcuno. Davanti a questa frase Franco Basaglia - ricordano i rappresentanti di Psichiatria democratica - rispondeva sempre allo stesso modo. «È vero, l’elettroshock funziona. È come dare una botta a una radio rotta: una volta su dieci la radio riprende a funzionare. Nove volte su dieci si ottengono danni peggiori. Ma anche in quella singola volta che la radio si aggiusta, non sappiamo perché».

Un trattamento discusso. Che già nel 1995 - così si legge nell’interrogazione parlamentare - aveva sollevato le perplessità del Comitato nazionale per la bioetica. «La psichiatria - si legge - attualmente dispone di ben altri mezzi per alleviare la sofferenza mentale». Pochi anni dopo, nel 1999, una circolare dell’allora ministro della Sanità confermava: «Nonostante la grande quantità di ricerche condotte negli ultimi decenni, non è stato ancora chiarito in maniera precisa il meccanismo d’azione della Tec (terapia elettroconvulsivante, ndr)».

Un trattamento spesso accompagnato da altre discusse pratiche. Come la contenzione meccanica (la pratica di legare il paziente al letto o di immobilizzarlo con una camicia di forza). «Nel Lazio - spiegano alla Camera dei deputati - solo nel 2009 sono state eseguite 25.471 ore di contenzione meccanica. Con una durata media di 18 ore ogni volta».

Tredici anni fa, la già citata circolare del ministero prevedeva specifiche linee guida «circa il monitoraggio, la sorveglianza e la valutazione» delle terapie elettroconvulsivanti. Ad esempio il ricorso ad «un’apposita commissione composta da professionisti esterni alla struttura dove si effettua il trattamento». Anche per questo la deputata Pd Delia Murer chiede al ministro Balduzzi se fino a oggi - dato l’alto numero di elettroshock effettuati nel nostro Paese - siano state rispettate tutte le indicazioni contenute nel documento. Ma anche «se non sia arrivato il momento di adottare diverse modalità o addirittura di rivedere la normativa». Nel 1999, anno della direttiva del ministero della Sanità - sostengono i rappresentanti di Psichiatria democratica - le evidenze scientifiche lasciavano ancora qualche margine di dubbio sull’effettiva utilità dell’elettroshock. «Ora non più».

Fonte:http://www.linkiesta.it/elettroshock-italia

La psichiatria può essere considerata,a tutti gli effetti,una scienza?


Di Louis Menand
http://www.newyorker.com

Si arriva al lavoro e qualcuno vi informa che avete tempo fino alle 05:00 per ripulire il vostro ufficio. Siete stati licenziati. In un primo momento, la tua famiglia è coraggiosa e di supporto, e anche se si è in stato di shock, ti ​​convinci che sei pronto per qualcosa di nuovo. Poi ci si inizia a  svegliarsi alle 3 del mattino, a quanto pare, al fine di fissare il soffitto. Non è possibile  raffigurare il volto del dipendente che è stato deputato a dare la cattiva notizia. Non ha l'aspetto di George Clooney. Lui ha fantasie su cose terribili che accadono a lui, al tuo capo, a George Clooney. Potete trovare-un romanzo di riconoscimento, non solo il non avere desiderio sessuale, ma anche il disinteressamento per esso. Reagisci irritato quando gli amici vi consigliano di lasciar andare e andare avanti. Dopo una settimana, si ha un tempo difficile per alzarsi dal letto al mattino. Dopo due settimane, si hanno difficoltà a uscire di casa. Si va da un dottore. Il medico ascolta il tuo racconto e prescrive un antidepressivo. Non si prende?

Tuttavia si va a prendere questa decisione, senza leggere la letteratura psichiatrica. Tutto in essa, dalla scienza ( le medicine funzionano davvero?) alla metafisica (la depressione è davvero una malattia?), ti confonde. Non c'è accordo su ciò che provoca depressione e  non c'è consenso su ciò che cura. Praticamente nessuno scienziato aderisce al  teoria "dell'uomo in sala d'attesa" , che la depressione è causata da una mancanza di serotonina, ma molte persone riferiscono di sentirsi meglio quando si prendono farmaci che influenzano la serotonina e altri prodotti chimici del cervello.

Vi è il sospetto che l'industria farmaceutica stia mescolando gli studi che dimostrano che i farmaci antidepressivi siano sicuri ed efficaci, e che la pubblicità diretta ai consumatori del settore è per incoraggiare le persone a chiedere pillole per curare condizioni che non sono malattie (come la timidezza) o superare i problemi della vita ordinaria (come essere licenziato). La Food and Drug Administration è stata accusata di una soglia troppo bassa per l'approvazione di farmaci di marca. I critici sostengono che le organizzazioni sanitarie sono danneggiate  dalla "generosità" dell'industria, e che le regole per i conflitti d'interesse  siano  permissive o inesistenti. All'interno della professione, il manuale che prescrive i criteri per la diagnosi ufficiali, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, noto come il DSM, è stato oggetto di critiche da decenni. E i medici prescrivono antidepressivi per i pazienti che non soffrono di depressione. La gente prende antidepressivi per disturbi alimentari, attacchi di panico, eiaculazione precoce, e alcolismo.

Questi disturbi non provengono solo da sociologi, professori inglesi, ed altri "facinorosi" , ma sono stati fatti da persone  nel campo della psichiatria stessa. Come una branca della medicina, la depressione sembra essere un pasticcio. In affari, tuttavia, è estremamente buona. Tra il 1988, l'anno dopo che  il Prozac è stato approvato dalla FDA, e il 2000, l'uso di antidepressivi per adulti è quasi triplicato. Entro il 2005, uno su dieci americani aveva una prescrizione per un antidepressivo. IMS Health, una società che raccoglie i dati per l'assistenza sanitaria, riferisce che  nel 2008,negli Stati Uniti, un centinaio  e 64 milioni di  prescrizioni sono state scritte per gli antidepressivi, e le vendite sono ammontate a $ 9,6 miliardi. Come una persona depressa potrebbe chiedere, cosa significa tutto questo?

Le tesi di Greenberg e Kirsch

Due nuovi libri, "Depressione Manufacturing"  di Gary Greenberg (Simon & Schuster, $ 27) e “The Emperor’s New Drugs” di Irving Kirsch (di base, 23,95 dollari), suggeriscono che il dissenso prevale anche tra i dissidenti. Entrambi gli autori sono ostili al regime psicoterapeutico, ma per ragioni che  sono incompatibili. Greenberg è uno psicologo che ha una pratica in Connecticut. Lui è uno scrittore particolarmente eloquente, e il suo libro offre un grand tour della storia della medicina moderna, così come un sguardo da vicino delle pratiche contemporanee, tra cui gli studi clinici di droga,la  terapia cognitivo-comportamentale, e di imaging cerebrale. L'Istituto Nazionale di Salute Mentale stima che più di quattordici milioni di americani soffrono di depressione maggiore, ogni anno, e più di tre milioni soffrono di depressione minore (i cui sintomi sono più miti, ma durano più a lungo di due anni). Greenberg ritiene che i numeri come questi sono ridicoli, non perché le persone non sono depresso, ma perché, nella maggior parte dei casi, la depressione non è una malattia mentale. E 'una risposta sensata da un mondo folle.
Greenberg riguarda fondamentalmente la patologizzazzione  di malinconia e disperazione, e l'invenzione di pillole per sottoporre le persone di questi sentimenti, come una vasta cospirazione capitalista per incollare una grande faccia sorridente su un mondo per il quale   abbiamo buone ragioni per sentirsi male . Lo scopo della cospirazione è di convincerci che è tutto nella nostra testa, o, in particolare, nel nostro cervello, che la nostra infelicità è un problema chimico, non  esistenziale. Greenberg è un  critico della psicofarmacologia, ma è ancora più critico della terapia cognitivo-comportamentale, o CBT, una forma di terapia della parola che aiuta i pazienti a costruire strategie di coping, e non si basa su farmaci. Egli chiama C.B.T. "Un metodo di indottrinamento alle devozioni di ottimismo americano, un'ideologia tanto quanto un trattamento medico."
In realtà, Greenberg sembra credere che lo scopo della psichiatria contemporanea nella maggior parte delle sue forme ad eccezione esistenziale-umanistica terapia della parola, che è una vera e propria scuola di psicoterapia, e che sembra essere quello che egli pratica, è principalmente di convincere la gente ad accettare le attuali disposizioni. E non è nemmeno che le aziende farmaceutiche e l'istituzione psichiatrica hanno un qualche tipo di partecipazione morale o politica in questi accordi, che sono in gioco, al fine di proteggere lo status quo. Vedono solo, nell'infelicità del mondo, la possibilità di fare soldi. Hanno inventato una malattia in modo che possano vendere la cura.
Greenberg sta ripetendo una critica comune alla psichiatria contemporanea, che è che la professione sta creando criteri sempre più ampi per la malattia mentale che finiscono per l'etichettare come persone malate che sono solo diversi, un fenomeno che ha conseguenze per il sistema assicurativo, il sistema giudiziario, la somministrazione del benessere sociale, e il costo delle cure sanitarie.


Irving Kirsch è uno psicologo americano che ora lavora nel Regno Unito. Quindici anni fa, ha iniziato a condurre meta-analisi di sperimentazioni di farmaci antidepressivi. Una meta-analisi è un estratto statistico di molti studi sui farmaci singoli, e il metodo è controverso. Le sperimentazioni di farmaci sono progettate per diversi motivi, alcune sono fatte per ottenere l'approvazione del governo per un nuovo farmaco, e alcune sono fatte per confrontare i trattamenti, e hanno diversi processi per tutto, dalla selezione dei partecipanti alla misurazione dei risultati. La regolazione di queste differenze è complicata, e i primi lavori di  Kirsch sono stati aspramente criticati per ragioni metodologiche da Donald Klein, della Columbia University, che è stato una delle figure chiave nella trasformazione della psichiatria ad una pratica di base biologica. Ma, come Kirsch sottolinea, le meta-analisi sono diventate più comunemente usate e accettate.

La conclusione di Kirsch  è che gli antidepressivi sono solo effetto  placebo . Ovviamente, questo non è ciò che i singoli test hanno mostrato. Se lo avessero fatto, allora nessuno dei farmaci testati avrebbe ricevuto l'approvazione. Sperimentazioni di farmaci normalmente testare farmaci contro placebo-pillole di zucchero-che sono dati ad un gruppo di controllo. Nei un test di successo è tipicamente mostra una superiorità piccolo ma statisticamente significativo (cioè superiore potrebbe essere dovuta al caso) del farmaco al placebo. Così come si può Kirsch affermare che i farmaci hanno zero valore medicinale?
La sua risposta è che il vantaggio statistico, quando salta fuori, è un effetto placebo. Sperimentazioni di farmaci sono in doppio cieco: né ai pazienti (pagati volontari), né ai medici (anche a pagamento) viene detto quale gruppo sta diventando la droga e quale sta diventando il placebo. Ma gli antidepressivi hanno effetti collaterali, e le pillole di zucchero no. Comunemente, gli effetti collaterali degli antidepressivi sono cose tollerabili come nausea, agitazione, secchezza delle fauci, e così via. (Raramente, non vi è, per esempio, l'epatite, ma per i pazienti che sviluppano l'epatite non si completa il processo.) Ciò significa che un paziente che sperimenta gli effetti collaterali minori può concludere che sta prendendo il farmaco, e iniziare a sentirsi meglio, e un paziente che non ha effetti collaterali può concludere che  sta prendendo il placebo, e si sente peggio. Il calcolo Kirsch, l'effetto placebo,  ritiene che si sta assumendo una pillola che vi farà sentire meglio, quindi, si sente meglio e spazza via la differenza statistica.
Un'obiezione alla tesi di Kirsch è che la risposta agli antidepressivi è estremamente variabile. Si possono avere diverse prescrizioni diverse per trovare un farmaco che funziona. La misurazione di un antidepressivo solo contro un placebo non è una prova dell'efficacia degli  antidepressivi come una categoria. E c'è un noto studio, chiamato le alternative di trattamento in sequenza per alleviare la depressione, o STAR * D di prova, in cui è stata data ai pazienti una serie di diversi antidepressivi. Anche se solo il 37 per cento ha  recuperato a livello del primo farmaco, un altro diciannove per cento ha recuperato a livello del secondo farmaco, il sei per cento nel terzo, e il cinque per cento, dopo il quarto-a 67-per-cento per il  tasso di efficacia per l'antidepressivo farmaco, molto migliore rispetto al tasso raggiunto da un placebo.
Kirsch suggerisce che il risultato in STAR * D può essere un grande effetto placebo . Egli cita uno studio  dell'Università di Oklahoma del 1957, in cui i soggetti hanno preso un farmaco che provoca nausea e vomito  , e poi un'altro farmaco, che previene la nausea e il vomito. Dopo il primo farmaco anti-nausea, i soggetti sono stati passati a un altro farmaco anti-nausea, poi un terzo, e così via. Con l'interruttore di sesto, il cento per cento dei soggetti ha riferito che non sentiva più la nausea, anche se ognuno dei farmaci anti-nausea era un placebo.

Traduzione e adattamento di Salvatore Santoru

Fonte :http://www.newyorker.com/arts/critics/atlarge/2010/03/01/100301crat_atlarge_menand

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