Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta architettura. Mostra tutti i post

LA CITTÀ ESAGONALE DI GRAMMICHELE


Dopo soli tre mesi dal terremoto dell'11 gennaio del 1693 che distrusse insieme a molti altri centri della Val di Noto anche Occhiolà (la greca Echetla o Eketla), il principe Carlo Maria Carafa Branciforti fondava su un suo feudo a circa 2 km dalla collinetta di Occhiolà "Grammichele".
Opera dello stesso principe, coadiuvato da frà Michele da Ferla, è la pianta esagonale della nuova città, unico esempio di architettura razionale in Italia insieme alla fortezza di Palmanova.
Il perimetro è costituito da un esagono avente al centro una piazza anch'essa esagonale con gli angoli chiusi estesa 8.164,80 m². Cinque arterie anulari si snodano attorno alla piazza centrale, sede della Chiesa Madre e del Palazzo Municipale, e da questa si irradiano altre sei arterie perpendicolari alle prime che si immettono in altrettante piazze rettangolari ad angoli chiusi con accesso al centro dei lati.
Queste piazze sono a loro volta generatrici di altrettanti quartieri rettangolari periferici a rete viaria ortogonale disposti tutt'intorno alla zona centrale esagonale.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://it.wikipedia.org/wiki/Grammichele 

PER APPROFONDIRE CONSIGLIO QUESTO ARTICOLO: https://www.amusingplanet.com/2019/01/grammichele-hexagonal-town.html 
TRADOTTO IN ITALIANO SU https://venets.wordpress.com/2019/01/18/grammichele-la-citta-esagonale/

Il paesaggio che salva le città cinesi

Risultati immagini per 沈阳 建筑 大学 校园
Di Daniela Gualdihttps://left.it/
L'originale poetica “dell’arte della terra” del paesaggista cinese Kongjian Yu balza agli occhi del mondo quando nel 2002 vince con il team Turenscape da lui guidato, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali di architettura del paesaggio, il Premio d’onore dell’Asla (American society of landscape architects).

 L’anno precedente, quando termina la progettazione del Parco Qijiang a Zhongshan nella provincia del Guangdong, il governo della città istituisce una commissione di esperti per valutare il suo progetto. Nonostante i 99 voti contrari su 100 all’innovativo progetto, il parco viene realizzato e l’anno successivo vince l’autorevole premio.
La poetica di Kongjian Yu e del gruppo Turenscape prende forma in un’epoca cruciale per la Cina che negli ultimi 20-30 anni ha generato un processo di urbanizzazione senza precedenti con ambiziosi piani per la costruzione di nuovi distretti e città di 15 milioni di abitanti in media, interessando circa 800 milioni di nuovi abitanti e raggiungendo nel 2010 l’apice degli investimenti. Ma se questa crescita e l’elevatissimo coinvolgimento di progettisti stranieri non sono sufficienti a proporre una corrispondente immagine di città, esiste tuttavia nel Paese una nuova realtà creativa di elevatissima qualità ed un terreno sempre più interessante di sperimentazione.

Innovativa casa prefabbricata restituisce energia all’ambiente

La prima casa al carbonio positivo, in Australia4
Di Annalisa Lo Monaco


Questo prototipo stupefacente, realizzato dallo studio di architettura e costruzione ArchiBlox, viene annunciata come la prima casa prefabbricata al carbonio-positivo, ovvero che genera più energia di quella che consuma e che è stata consumata per costruirla. ArchiBlox, che ha sede in Australia, realizza case modulari prefabbricate, caratterizzate dalla forte sostenibilità ambientale. La filosofia dello studio é incentrata sull’innovazione, per la creazione di abitazioni intelligenti, contemporanee, e sostenibili. Il primo modello della casa al carbonio-positivo è stato recentemente messo in mostra in una piazza pubblica a Melbourne, in Australia. Progettata per l’esposizione a nord, la piccola unità sfrutta le forze naturali per ridurre al minimo l’impatto ambientale, e in realtà restituisce energia all’ambiente. Tubi sotterranei aiutano a raffreddare la casa, e la tecnologia chiamata “involucro edilizio ermetico” evita la dispersione di energia.
Il tetto dispone di pannelli solari, che alimentano l’unità, e c’é uno spazio verde da adibire ad orto. L’unità non è solo ecologica, è anche calda ed accogliente: il design elegante e pulito offre spazi vivibili in un interno luminoso e arioso. Giunti flessibili permettono alla casa di crescere, secondo le esigenze degli occupanti: pannelli possono essere uniti (e tolti) per creare o dividere gli spazi in base alle attività domestiche. Il progettista Dave Martins afferma: “E’ estremamente importante che le case siano sane, progettiamo case in modo da massimizzare il flusso d’aria e la luce naturale, e costruiamo utilizzando materiali rinnovabili e riciclati che sono durevoli e a bassa manutenzione.”
Fonte:http://www.vanillamagazine.it/innovativa-casa-prefabbricata-restituisce-energia-all-ambiente/

Per un cambio di paradigma nell'urbanistica: fare nuovamente della città un posto vivibile!



Creare un approccio diverso alla città, una progettazione alternativa che implichi un cambio di paradigma dei modelli in questo settore. Il fatto stesso di voler sostituire l'individuo al centro della città, dandogli la possibilità di vivere pienamente l'ambiente urbano, è una dichiarazione di guerra ai principi vigenti . L'individuo è condannato nel sistema attuale di isolamento della sua piccola sfera privata. Per far sì che la città diventi di nuovo una parte della vita, è necessario guidare la pianificazione di una ricerca di armonia che comprende le interazioni che si presentano all'interno di essa. Si inizia restituendo allo spazio collettivo la sua dimensione pubblica, vale a dire il suo ruolo come luogo di convivialità e di scambio per l'intera comunità. Un approccio che permette di rinnovare i legami sociali e di solidarietà. Lo spazio non sarebbe più arbitrariamente colpito da speculatori immobiliari o da scelte politiche arbitrarie. Un' urbanistica alternativa sarebbe basata sulla partecipazione attiva dei cittadini alle scelte sulle loro aree di abitazione. Come si è visto, la critica della pianificazione urbana porta ad una critica radicale della società. Solo un grande cambiamento renderà possibile reinventare la città.




Ma da dove cominciare? Negli anni '70, Michel Ragon, architetto libertario, aveva rilanciato l'idea di uno sviluppo dello spazio urbano progettato da coloro che erano destinati a viverci. Storicamente, l'architettura è stata appannaggio del principe. I principi che ci governano non fanno eccezione alla regola e, anche se diciamo di essere in democrazia, il suffragio universale non esiste per l'architettura. Si teme che gli utenti dell'architettura mostrino un gusto peggiore degli specialisti? La cosa sembra difficile quando contempliamo ciò che i nostri architetti ci hanno dato in 25 anni. Sembra impossibile che gli utenti fanno di peggio ... ".

Gli ex luoghi della vita collettiva urbana (strade, piazze, parchi) e nuovi (sportivi o spazi per il tempo libero) devono avere un ruolo unificante e di comunità. Le vecchie forme di socialità sono state abolite dalla modernità, e non possono essere artificialmente resuscitate. Pertanto, non possiamo rivivere le attività tradizionali o le feste popolari senza alcun significato per la maggioranza della popolazione.



Se si desidera consentire una riappropriazione dello spazio pubblico da parte del popolo, è anche necessario rimuovere i grandi progetti urbani ereditati dalle menti militari e totalitarie. Resta inteso che è nel groviglio che la vita è nata. Il caos apparente è lo scooter che permette di vagare ed esplorare atmosfere diverse. L'igienizzante ed eccessiva razionalizzazione degli spazi urbani non sono necessariamente sinonimi di miglioramento della qualità della vita.

Il concetto di ecologia urbana proposto da Michel de Sablet,  illumina bene il tessuto relazionale   per consentire lo sviluppo della vita urbana. Da un'osservazione accurata, porta linee di pensiero e di azioni che possono alimentare le decisioni collettive. E afferma il duplice ruolo dell'ecologia urbana:

- Rendere lo spazio pubblico urbano il luogo essenziale della socialità urbana, compensazione anziché isolamento di ciascuno in una serie di "bolle" o scatole architettoniche previste per specifici utilizzi .

- Ricerca di nuovi tipi di attrezzature e disposizioni in grado di generare comportamenti più vari e suscettibili di soddisfare le aspirazioni urbane del XXI secolo ".



Questo obiettivo sarà raggiunto da un duplice approccio nato da ciò che l'autore chiama lo "studio comportamentale applicata urbano". Si tratta di osservare il comportamento degli utenti in spazi pubblici per un po', e trarre insegnamenti abbastanza empirici per trovare nuove forme di organizzazione che generano la più grande ricchezza di possibili comportamenti. Essa conduce a studiare le tendenze, nuove aspirazioni che portano a pensare ad altri tipi di relazioni, luoghi e le operazioni tra i dispositivi e questo suggerisce la città.

Questa riappropriazione razionale del corso prevede l'inclusione di aspetti artistici e tecnici. "Una città vivibile è una città bellissima." Per lui è necessario integrare la modernità con questo approccio: "Non è ovviamente rimuovendo il computer, la televisione o l'auto per tornare a un periodo d'oro  ... che ha in realtà non è mai esistito. In alcuni casi ci può essere qualche abuso di potere al loro posto (automobile a scapito dei mezzi pubblici, in bicicletta, pedoni, ecc. Centri commerciali in scatole isolate e fuori il centro a scapito di altre forme relazionali più commerciali , ...). " Seguendo questa logica, dice che non si tratta di difendere la piccola impresa contro i terribili centri commerciali, ma per vedere in quali tipi di relazioni con lo spazio urbano o destinazioni commerciali non sono favorevoli alla vita migliore urbano.




Più in generale, dobbiamo permettere la congestione delle città. Questo semplice adattamento di decentramento nostre operazioni. Lo sviluppo delle reti di città di medie dimensioni, l'isolamento delle aree rurali e la creazione di cluster economici basati su micro-imprese sono tracce da seguire.

Si richiede anche che la volontà politica sostituirà la rappresentanza ufficiale di burocrati e tecnocrati. La crisi delle città ha evidenziato la necessità di una "nuova cittadinanza" più amichevole e viva del suo simulacro attuale, una società in frantumi. Questo gruppo di comunità fraterna e appagante è un desiderio largamente sentito. Si tratta di una responsabilità civica diretta e immediata che solo la democrazia diretta a livello locale può portare.

Traduzione di Salvatore Santoru

Fonte:http://rebellion.hautetfort.com/archive/2014/06/24/un-urbanisme-alternatif-rendre-les-villes-de-nouveau-vivable-5397362.html

Intervista: Nikos Salingaros: imperialismo globale e antiarchitettura

Intervista di Serena Baldini – www.biourbanistica.com
Artista, fisico nucleare laureato a Stony Brook, matematico (insegna alla University of Texas), Nikos Salingaros è passato per molte vie prima di approdare all’urbanistica e alla critica architettonica, alle quali ha dedicato articoli e saggi importanti, molti dei quali tradotti nelle maggiori lingue moderne, compresi il persiano e il cinese. In italiano: Antiarchitettura e demolizione, e No alle archistar. La prestigiosa rivista Planetizen lo ha classificato all’undicesimo posto fra i 100 più grandi teorici dell’urbanistica di tutti i tempi,1 mentre UTNE Reader lo ha incluso fra «i 50 visionari che stanno cambiando il mondo».2 Personaggio poliedrico e fascinoso, ricco di humour e gentilezza, si occupa oggi soprattutto delle nuove frontiere della progettazione partecipata (peer-to-peer urbanism), e dello sviluppo degli algoritmi alla base dell’architettura “biofilica”, cioè benefica nei confronti dei sistemi neurovegetativi umani e animali. Su questi due argomenti sono in preparazione due libri che usciranno all’inizio del 2012 anche in Italia.
— Prof. Salìngaros, la sua polemica contro il fenomeno delle archistar ha il suo fondamento teorico in una critica generale all’architettura moderna e contemporanea. Può spiegarci cosa c’è che non va con tale architettura? E perché nel suo bersaglio apparentemente lei include, ad es., International Style, Modernismo, Postmoderno, e Decostruttivismo?
Prima di tutto, vorrei correggere un malinteso: cioè, l’uso propagandistico dell’aggettivo «moderno» per uno stile architettonico antiquato e insostenibile. Non è una colpa, ma si tratta di un errore comune che molti accettano senza rendersene conto. Il modernismo dell’International Style non è per niente moderno, è invece testardamente retrogrado contro ogni sviluppo intelligente della progettualità e della creatività umana.
L’architettura contemporanea di moda rappresenta semplicemente una metamorfosi patologica dello stesso modernismo, nel senso che è riuscita a cambiare le forme evitando ogni influenza della possibile adattabilità alla geometria vitale. Lo stile meccanicistico industriale del Modernismo si è così trasformato in Postmodernismo, e poi in Decostruttivismo, senza mai abbandonare i propri principi: la negazione della geometria complessa e coerente delle forme naturali, e soprattutto proprio di quella geometria necessaria agli esseri viventi. Non si può criticare l’assurdo dell’architettura contemporanea di spicco senza accennare alle radici della sua trasgressione.
— Lei ritiene, dunque, che debba esistere una sola architettura, nel senso di stile, di gusto?
Niente affatto. Ritengo che esista una classe di architetture con organizzazione, adattate alla vita umana, accomunate da una complessità tipica dell’algoritmo geometrico che dà loro nascita. Si tratta di un’incredibile, meravigliosa varietà. Alcuni rappresentanti del genere sono le architetture tradizionali riscontrabili nelle grandi costruzioni che accompagnano l’intera storia umana. Altri, sono le architetture più modeste realizzate direttamente da chi le abita, nei villaggi e nelle favelas del mondo. Architetture umane dotate di vita, che non sono riconosciute dall’establishment architettonico come tali, perché demoliscono una grande impostura con la loro stessa esistenza che spira grazia.
La varietà enorme delle progettazioni “a mano”, del vernacolo e del tradizionale, incluse le espressioni architettoniche formali ma radicate nella complessità adattiva, testimoniano il frutto dell’intelligenza e della creatività umana contro lo stile industriale inumano promosso dalla moda architettonica. Quest’ultima è in realtà soltanto una debole e miserabile variazione del vecchio modello industriale degli anni ’20 del secolo scorso. Totalmente privo di vita, e dunque incapace di nutrire la nostra vita.
Per rispondere insomma alla sua domanda: sì, esiste un’ampia classe di architetture umane diverse, anche molto diverse superficialmente, accomunate però da alcune regole precise che sottostanno alla progettazione. Il loro opposto consiste di quegli stili industriali che si oppongono alla geometria frattale, per annichilire ogni traccia di vita; e tra questi vi è tutto ciò che è stato promosso dal secolo XX in avanti, fino alle architetture sterili oggi di moda. La classe computativa di tale “antiarchitettura”, come l’ho definita nei miei scritti, è tutt’affatto diversa da quella che definisce spazi viventi e sostenibili.
— Quale dev’essere il criterio per decidere cosa va bene e cosa non va bene in un’architettura?
C’è un solo criterio: se l’utente avverte un agio fisiologico/psicologico dentro e di fronte all’edificio, abitandovi, lavorandovi. Non è un giudizio basato sulle foto, né sull’ideologia, com’è invece oggi – vergognosamente – quello propagato dagli architetti di professione. Abbiamo cioè a che fare oggi con un fenomeno di sovversione di massa molto inquietante, dove ormai da oltre un secolo gli architetti formati dall’accademia negano le loro stesse reazioni di malessere rispetto agli edifici, per poi lodarli come architettura «buona», soltanto perché corrispondono a un modello visivo «approvato».
Con i miei collaboratori scienziati abbiamo proposto una soglia di complessità nella computazione del disegno architettonico. Per nutrire la neurofisiologia umana, il disegno deve essere il risultato di una serie di calcoli con condizioni molto precise, mai una forma o immagine caduta dall’alto. Un criterio che, benché non garantisca che quell’architettura sarà adattiva, almeno la contraddistingue da ciò che non potrà comunque mai esserlo di principio. Basta uno sguardo per verificare che quasi tutti i progetti promossi delle archistar non sono adeguati, nonostante alcuni clienti spendano fortune per finanziarli.
La nostra società si è completamente separata dalla realtà neurofisiologica. Eppure è tale realtà psicocorporea a dirci, mediante il suo feedback sensoriale, se un ambiente è “nutritivo” o “nocivo”. Il risultato è che molta gente non sa più distinguere tra i due tipi di ambiente. Un secolo di architettura è insomma riuscita a modificare l’essere umano, fino a farne un mostro senza connessione con la propria natura: una pedina robotica, priva di sensibilità rispetto al proprio ambiente. Ed ecco il comportamento contraddittorio di alcuni cittadini «molto alla moda» che elogiano edifici che li fanno star male. Per esempio, vanno a un museo di arte contemporanea, o a un teatro di design, stanno là per un’ora, ne escono psicologicamente malati, ma nonostante tutto, dichiarano che questi edifici sono «geniali».
Il peggio accade quando i nostri politici si fanno esecutori della ideologia nichilista veicolata da tali architetture. È vergognoso che i sindaci di molte bellissime città implorino le archistar di venire a distruggere i patrimoni dei loro centri storici. E lo fanno con orgoglio… Il popolo si accorge della spaventosa mostruosità di certi edifici, certi ponti, certe statue, ma la sua protesta conta poco. Non c’è appello democratico alla fede nei «capolavori architettonici» della presunta èlite. Anche quando queste strutture fanno male alla gente, e addirittura a volte ne feriscono la psiche o il corpo (penso alla sindrome da “edificio malato” o a certi traumi ossei da ponte “artistico”), i politici rimangono sordi all’indignazione popolare, per non contraddire quello che è un autentico potere superiore.
— Il medesimo criterio può essere usato anche per altre discipline? Ad es. l’urbanistica, l’economia, la politica?
Certo che lo stesso criterio si applica all’urbanistica, che non è altro che un’estensione del disegno architettonico a una gamma di scale superiori: dalle scale architettoniche della struttura fisica umana, si passa alle scale urbane del movimento umano. Per una città, si deve avere il diritto fondamentale all’agio di circolare liberalmente a piedi, con il trasporto pubblico, e con l’auto. Si deve garantire la possibilità di svolgere la propria vita quotidiana senza i grandi disagi procurati da progetti urbani stupidi e formalistici.
Per quanto riguarda la politica, mi limito a osservare che oggi abbiamo l’evidenza che il comportamento delle persone in relazione all’architettura inumana offre molti paralleli con il comportamento politico in una società controllata. Invertendo le conclusioni prese dal mondo architettonico, l’icona della politica diventa assai buia. Il sistema governativo è deviato da (e allo stesso tempo, utilizza) una struttura di propaganda. La gente continua a credere e a sostenere i propri manipolatori, un fenomeno che non ha a che fare con la distinzione tradizionale tra destra e sinistra, poiché si applica ovunque. Molti politici, dal livello nazionale a quello del più piccolo paesino, si vendono al sistema di un enorme potere globale/industriale.
— Che tipo di relazione si dà fra capitalismo e stile architettonico?
Non esiste nessuna relazione formale tra un sistema politico o di governo e uno stile architettonico. Oggi edifici giganteschi, progettati dagli stessi architetti di spicco, sono costruiti nel sistema capitalistico europeo e USA, negli stati teocratici arabi, nel sistema post-comunista cinese, e in ogni paese con un governo totalitario dove il «Caro Capo» vuole apparire «contemporaneo». Storicamente, diversi partiti politici hanno adottato uno stile definitivo per la loro piattaforma, ma tale scelta era ideologica, priva di un fondamento realmente architettonico. Per esempio, l’International Style venne adottato in maniera fanatica dai sovietici in nome di un futuro collettivo e della liberazione dell’umanità attraverso l’industria e il progresso; ma anche dai capitalisti, che intendevano invece promuovervi l’industria edilizia, l’immagine nuova di uno sviluppo liberato dai vecchi modelli, e giunsero fino ad organizzare mostre di architettura modernista per… contrastare l’ideologia sovietica.
Identificare l’architettura con la politica non ha senso, ha importanza però il fenomeno generale. Oggi l’architettura nichilista è diventata un’arma dell’imperialismo globale. Non dico «capitalismo» di proposito, per escludere la stragrande maggioranza dell’industria imprenditoriale e del libero commercio a piccola e media scala, che risulta anch’esso minacciato dello stesso imperialismo. Dietro ogni progetto architettonico di un’archistar si trovano i tentacoli delle grandi compagnie del consumo globale. Il risultato è triste: il sacrificio della cultura millenaria dei molti luoghi del mondo sull’altare di una globalizzazione distruttiva.
D’altro canto, incredibilmente, la sinistra appoggia questo meccanismo con tutto il suo cuore. Qualcuno, forse un finto autoproclamato «esperto», ha detto che le archistar rappresentano il pensiero libero, lo sviluppo radicale, la liberazione della società, cioè, le stesse promesse fasulle che hanno condotto i vari stati comunisti a sradicare il loro patrimonio artistico, architettonico e urbano. Così trovo inseriti tra libri e saggi scritti dai filosofi della sinistra che sognano una rivoluzione marxista, immagini di edifici di archistar di moda oggi. I mercenari dell’imperialismo consumistico globale lodati dai comunisti…
— Il neo-capitalismo globale di tipo finanziario, terminato nella grande crisi mondiale che stiamo vivendo, trae origine, se così si può dire, dall’abrogazione da parte del presidente Bill Clinton nel 1999, del Glass-Steagall Act, cioè quella legge che prevedeva la separazione tra attività bancaria tradizionale e attività bancaria di investimento. Può trovare un parallelo con l’architettura contemporanea, ad es. con la mostra di Philip Johnson nel 1988 a New York, che sancì la nascita del Decostruttivismo?
Non sono un economista e dunque non posso dire niente in merito alla legge di Glass e Steagall, se non che ha cancellato una separazione molto saggia posta in essere anni fa per impedire una sovraconcentrazione del potere finanziario. E, come accade quasi sempre in questi casi dove i nostri predecessori, considerando la fallibilità umana, hanno previsto un futuro pericolo, i due politici avevano ragione. Cancellare la separazione di diverse funzioni finanziarie ha certamente aiutato, se non addirittura condotto, a una corruzione del sistema finanziario, e dunque al collasso economico che vediamo negli ultimi tempi.
Quest’analogia economica serve a sottolineare la corruzione del sistema architettonico che oggi governa il mondo della progettazione e delle costruzioni. Non c’è nessuna separazione tra coloro che producono architettura e coloro che dovrebbero avere la responsabilità di salvaguardare il patrimonio del passato, ad es. garantendo l’adattabilità dei prodotti architettonici e urbani. Messi insieme sono diventati una casta dirigente che si autopromuove vergognosamente. Architetti, studi d’ingegneria edilizia, critici, accademici nelle scuole d’architettura, politici, enti e imprenditori di costruzione partecipano allo stesso gioco, e dalla stessa parte. Non esiste nessuna ragione fondamentale per costruire mostruosità inumane, se non l’influenza dell’ideologia nichilista. Per esempio, l’economia sommersa della malavita che entra in gran parte della costruzione attuale non è legata a uno stile architettonico specifico, e persino essa non trae alcun vantaggio dall’erigere edifici aberranti. Eppure, questa «macchina» sta costruendo in tutto il mondo, utilizzando gli stessi identici modelli architettonici inumani ovunque.
Philip Johnson era un carattere luciferino che aveva ambizioni politiche, e per perseguirle fondò il partito nazi-fascista americano negli anni 1937. Sfumato il sogno di assumere il controllo del governo degli Stati Uniti, si dedicò poi a tessere un sistema di potere alternativo, nell’architettura. La sua lunga vita (è morto a 98 anni) lo ha aiutato a influenzare l’arte del costruire in quasi tutto il mondo per quasi un secolo. Oggi viviamo nell’incubo creato da Johnson, perché quasi tutti i grandi progetti architettonici, ovunque, sono legati in via diretta o indiretta con il gruppo degli architetti decostruttivisti da lui raccolto nel 1988. E la stampa, strumento propagandistico del globalismo consumistico, promuove queste architetture per glorificarne l’ideologia. Il nihilismo filosofico di Johnson è diventato una sorta di religione officiata e diffusa dalle forme degli edifici più à la page in tutto il mondo. Ma quasi nessuno sembra notarlo, perché la gente è intorpidita.
— La soluzione per una progettazione a misura d’essere umano può insegnarci qualcosa per uscire dalla crisi, secondo lei?
Certo che sì. Ambedue i problemi si risolvono con un ritorno alla progettazione e alla vita a scale umane, abbandonando la misura globale/consumistica. Quest’ultima è la conseguenza del potere fuori controllo responsabile della manipolazione della maggioranza del popolo a vantaggio dell’ideologia. La soluzione sta nell’inversione delle scale. Come ha detto il grande economista Fritz Schumacher nel 1973, «Small is Beautiful», piccolo è bello. È molto più difficile manipolare la gente in un sistema dove l’esperienza si ricicla all’interno di cerchi a scala umana, cioè dove vigono una certa autonomia, e un sistema di legami locali e non globali. Sarebbe allora del tutto naturale abbandonare le dittature delle grandi firme edilizie multinazionali che distruggono il patrimonio del territorio, per tornare invece a rivolgersi ai veri bisogni locali.
Io però porrei innanzitutto una questione pratica: data la crisi che hanno contribuito a creare, sopravvivranno o no le grandi firme edilizie legate al sistema consumistico globale che utilizza tipologie e architetti alla moda? Probabilmente no, e il collasso parziale del sistema economico porterà con sé un cambiamento anche in questo settore. Dunque un ritorno all’edilizia a piccola scala, controllata degli utenti stessi, equivarrà a una salvezza. Non perché il mondo si è finalmente svegliato, ma perché non c’è altra possibilità. La morte dei dinosauri su scala globale lascia fiorire le piccole creature. Lo stesso modello si applica anche in modo inverso: cioè, un ritorno all’edilizia a scala umana potrebbe forse salvarci dal collasso globale che sembra essere il destino di questa società cieca.
— Quali sono le sue speranze per il futuro, e per quello dei suoi figli?
Personalmente non nutro alcuna speranza per il futuro. La razza umana si è dimostrata simile alle formiche nel suo comportamento, seguendo dogmatismi distruttivi e capi narcisisti e folli. Più volte siamo andati verso l’autodistruzione parziale, penso ad es. a quella di intere nazioni e civiltà. Non sto parlando soltanto dei grandi dittatori: mi riferisco davvero alle archistar come paradigmi del medesimo profetismo nocivo. Oggi, però, l’economia e la società sono iperconnesse e globalizzate, cioè verso l’autodistruzione ci si va insieme, e nessuno sarà risparmiato. Quando vedo che gli stessi mercenari di un’architettura assurda costruiscono ad Atlanta e Astana, a Beijing e Buenos Aires, a Dubai e a Durban, riscontro la prova che l’infezione ideologica è ormai diffusa in tutto il globo. Non c’è nessun posto dove si possa sfuggirla. I media globali penetrano ogni angolo del pianeta.
Ai miei figli ho provato a insegnare la differenza tra la vita e la morte, tra il genuino e il falso, tra la creazione e la distruzione, tra l’amore per la natura e l’umanità e l’odio che vediamo oggi nelle cosiddette “arti contemporanee”, includendovi design, letteratura, musica, e anche la religione «rinnovata». Almeno imparano cosa sono le vere arti umane del passato, le grandi creazioni della mente attraverso i secoli. Ho provato a insegnar loro a riconoscere un ordine superiore che è l’unico antidoto alla propaganda globale che promuove dogmi e prodotti anti-umani e anti-vita. Ma soprattutto spero di essere riuscito a trasmettere loro il senso della magnifica capacità creativa dell’essere umano, oggi negata e soppressa perché una piccola casta vuole che compriamo tutti gli stessi prodotti industriali, dal cibo, all’arte, alle idee che formano la nostra percezione del mondo.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *