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Giornata mondiale contro il lavoro minorile 2020- COMUNICATO CNDDU



Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani in occasione della Giornata
Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che si celebra ogni anno dal 2002, intende richiamare
l’attenzione di tutti sulla piaga mai sanata del lavoro minorile.

Tale giornata è stata istituita il 12 giugno del 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) con
l’obiettivo di debellare qualsiasi forma di sfruttamento economico nei confronti dei minori. I quali
rappresentano, nella maggior parte dei casi, una preziosissima risorsa economica. Il lavoro minorile, infatti,
nelle aree più povere del mondo rappresenta una sorta di compensazione del reddito familiare a cui le
famiglie ricorrono spesso in situazioni difficili. Ma il lavoro minorile non può essere nella maniera più
assoluta una compensazione alla fame e alla miseria. Quest’ultimo è sfruttamento che priva i bambini della
loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico.

E’ stato calcolato che in alcuni dei Paesi più poveri del mondo un bambino su quattro è intrappolato in una
vita di totale privazione del Diritto: l’Africa subsahariana è al primo posto, ma l’Africa non è il solo
continente ad essere coinvolto in quest’orrore che non si arresta, ma anzi peggiora. L’Asia, la regione del
Pacifico, l’America latina e i Caraibi sono solo alcune delle aree dove il triste fenomeno dilaga. Qui i
bambini vengono impiegati in varie forme di lavoro rischioso, a contatto con sostanze chimiche e pesticidi
agricoli o con macchinari pericolosi. Tra le peggiori forme di lavoro minorile rientra anche il lavoro di
strada. Nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane sempre più spesso i bambini vengono impiegati
per raccogliere rifiuti da riciclare. Un’altra forma di schiavitù orribile è rappresentata dalla violenza sui
bambini per fini commerciali e sessuali.

L’Unicef stima che oltre 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni siano coinvolti nel lavoro minorile, per
tale ragione chiede un maggiore impegno per eliminare qualsiasi forma di sfruttamento del mondo
dell’infanzia.
È necessario intervenire con urgenza soprattutto nelle aree colpite da conflitti e calamità, perché le guerre e i
disastri naturali hanno una ricaduta catastrofica sui bambini i quali vengono immediatamente “reclutati” per
ricucire l’economia al collasso e consentire alle comunità in ginocchio almeno di sopravvivere. Nei Paesi del
Sud del mondo, l’istruzione, purtroppo, smette di essere una priorità per i minori, perché al di là della frase
ad effetto secondo la quale i libri sono cibo per l’anima, bisogna considerare che un bambino ha bisogno di
acqua potabile e di cibo per vivere! E così, tristemente, succede che per ogni miniera riempita d’infanzia, c’è
una scuola vuota o lontana o peggio ancora distrutta. In altri termini, alla miseria materiale si affiancherà
quella educativa.
Ricordiamo che tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 c’è proprio lo sradicamento del
lavoro forzato per porre fine alla schiavitù moderna. Ecco, quindi, che il 12 giugno rappresenta
un’occasione in più, un momento di riflessione importante per unire governi, organizzazione di imprenditori
e lavoratori, la società civile e milioni di persone in tutto il mondo per sensibilizzare l’opinione pubblica
sulla situazione drammatica in cui si trovano i bambini-lavoratori e per individuare le misure più adatte per
poterli aiutare.
L’Italia non è del tutto immune da questo problema. E non lo è stato per niente nel nostro recente passato. Lo
sapeva bene Giovanni Verga che attraverso Rosso Malpelo denunciò la povertà e lo sfruttamento minorile
negli anni in cui il Regno d’Italia si era da poco formato. Lo sapeva bene lo scrittore verista che con le sue
inchieste sui “carusi siciliani” diede voce ai bambini sfruttati nelle zolfare, costretti a lavorare nelle miniere
per pochi picciuli. E non erano gli anni di quel Medioevo lontanissimo da noi, erano gli anni in cui si stava
per tagliare il traguardo del Novecento. Appena ieri nel nostro Paese, era così.
E oggi? L’ossimoro bambini-lavoratori lo associamo solo alla novella e all’inchiesta verghiana o trova
ancora riscontro nel reale? Purtroppo, attualmente, sarebbero circa 340 mila i minori sotto i sedici anni
costretti a lavorare in Italia, spesso ai limiti dello sfruttamento. Inoltre, data la particolare fascia d’età ciò
comporta l’allarmante fenomeno della dispersione scolastica. Secondo Save the Children l’Italia presenta un
tasso di dispersione scolastica, 18,2%, che è tra i più elevati d’Europa.
Il CNDDU ci tiene a sottolineare con vigore che l’infanzia e l’adolescenza sono protette dalla Convenzione
del 1989 nella quale, in ben 54 articoli, si affermano garanzie di tutela dell’infanzia. Pertanto, dalla giornata
celebrativa del 12 giugno DEVE giungere a tutti l’urgenza di porre fine alla schiavitù minorile.

Il CNDDU invita il mondo della scuola e tutti i nostri lettori a dedicare un momento di attenzione e
riflessione ai bambini e agli adolescenti schiavizzati, innocenti vittime di povertà materiale ed educativa.
L’Hashtag della giornata celebrativa è #GLIOCCHIDIMALPELO.
Forse per troppo tempo abbiamo guardato il problema dalla prospettiva sbagliata. Forse siamo stati troppo
distanti dalle miniere dei tanti Rosso Malpelo, dalle favelas brasiliane, dalle metropoli asiatiche, latino-
americane e africane. Forse dobbiamo fare un passo in più, solo uno, per andare oltre. Per non fermarsi ai
capelli rossi, come scrive Sergio Campailla, scrittore, critico letterario e accademico italiano, ma perdersi
negli occhi, negli occhi suoi: “gli occhi di Malpelo”.

prof.ssa Rosa Manco
CNDDU

Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni 2020- COMUNICATO CNDDU


Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni, approvata dall’Assemblea
delle Nazioni Unite con la risoluzione ES-7/8 del 19 agosto 1982, che si celebra il 4 giugno di ogni
anno, intende sottolineare l’importanza di una campagna promozionale per la protezione dei diritti
dei bambini.

Le analisi statistiche sviluppate dall’Istituto di ricerche economico-sociali (Eures) nella sua
indagine “Rapporto sugli omicidi in famiglia” hanno evidenziato come in Italia dal 2000 al 2018
circa 470 bambini, quasi tutti con meno di un anno di età, siano state vittime proprio per mano dei
genitori.
La violenza in tutte le sue forme è bestiale e da condannare; quando viene esercitata contro gli
inermi deve suscitare sdegno e rifiuto assoluti. Purtroppo quando i “mostri” sono nel luogo più
sicuro che conosciamo, la casa, ci si sente davvero impotenti. Eppure la scuola può fare tanto nel
cogliere segnali di malessere fisico e psicologico nei piccoli e negli adolescenti: un giovane abusato
quasi sempre chiede aiuto quasi sempre in maniera indiretta e spera in cuor suo di essere accolto.
Moltiplichiamo la vigilanza e l’impegno di tutto il personale scolastico per monitorare eventuali
casi a rischio.

È importante, inoltre, far crescere la consapevolezza dei propri diritti fin dalla più tenera età, in
maniera tale che ci si emancipi al più presto e si sappia chiedere l’intervento degli adulti nel
momento del bisogno, anche da parte di compagni eventualmente informati su situazioni di coetanei
in difficoltà.

Il CNDDU propone di lanciare nella giornata di domani un flash mob digitale lanciando l’hashtag
dal titolo #proteggiamoidirittideibambini e discutendo l’importanza della Convenzione sui diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza dell’ONU (Convention on the Rigths of the Child - CRC), approvata
dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata dall'Italia il 27
maggio 1991 con la legge n. 176.

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Giornata internazionale dei bambini scomparsi 2020- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani in occasione della
Giornata mondiale dei bambini scomparsi che si celebra il 25 maggio di ogni anno, dal 1983,
intende invitare tutti e in modo particolare il mondo della scuola a una profonda riflessione.
La Giornata celebrativa è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare
la scomparsa del piccolo Ethan Patz, rapito a New York il 25 maggio del 1979, e per sensibilizzare
l’opinione pubblica sul terribile fenomeno che colpisce il mondo dell’infanzia e che riguardava tutti
i Paesi del mondo.

Purtroppo molti paesi non consideravano questo fenomeno come una priorità e non disponevano di
strutture e meccanismi adeguati per assicurarne il ritrovamento. Ecco, quindi, che in seno alle
Nazioni Unite nacque la necessità di istituire una giornata che fungesse da potente magnete per
attirare e unire le forze dell’ordine, le organizzazioni non governative e tutte le realtà no profit che
tutelavano il mondo dell’infanzia e si battevano con tutte le forze per evitare rapimenti e scomparse.
Dal 1983 ad oggi non solo la situazione non è mutata, ma è addirittura più allarmante, se
consideriamo i dati forniti da Telefono Azzurro secondo il quale 8 milioni di bambini scompaiono
ogni anno, cioè 22.000 bambini al giorno.

 Con il termine “scomparsa” si intendono tutte le
situazioni in cui si perdono le tracce di un bambino o di un adolescente. Si tratta di minori che
scompaiono per molteplici cause: sottrazione da parte di uno dei due genitori che può finire con
l’uccisone del bambino, rapimenti di bambini che hanno genitori di diverse origini, e allora molte
volte viene tirata in ballo la mancanza di accordi bilaterali fra l’Italia e gli altri Paesi, rapimenti di
malintenzionati o pedofili e soprattutto scomparsa di minori arrivati in Italia senza nessun Dio che
protettore e guida, senza nessun diritto che tutelatore e salvatore, con mezzi di fortuna, mescolati
con centinaia di migranti, minori dei quali poi si perdono le tracce una volta sbarcati e che finiscono
nei gironi infernali del lavoro minorile, della criminalità organizzata e dello sfruttamento sessuale.
Si tratta di un vero esercito degli invisibili. Di questi bambini e adolescenti, probabilmente, non si
saprà mai più nulla. A rincarare la dose di questa mistura velenosissima è il pensiero dei tanti
bambini per i quali non è stata fatta nessuna segnalazione.
Il 25 maggio, per tale ragione, deve essere la giornata dell’urlo disperato dei bambini di cui non si
sa più nulla. Ma lo sappiamo bene e lo sappiamo tutti che non può essere certamente il giorno dei
miracoli! Non basta parlarne solo una volta l’anno, il preoccupante fenomeno dei bambini
scomparsi richiede responsabilità e soluzioni reali. E’ opportuno che si formino sempre più, nei
Paesi in cui il fenomeno è presente, forme di cooperazione e di coordinamento tra le varie forze in
campo per permettere di agire fin da subito in modo repentino ed efficace. È opportuno non calare
mai l’attenzione e intensificare i protocolli di tutela dei minori di natura globale del Centro
Internazionale dei Bambini Scomparsi e Sfruttati (ICMEC).

Sul sito Global Missing Children’s Network è attivo un database dei bambini scomparsi in Italia.
Sono bambini e adolescenti di cui le famiglie hanno completamente perso le loro tracce, sono storie
d’infanzia mai dimenticate che hanno colpito il cuore del Paese.
Il CNDDU non ama i nomi collettivi perché ritiene che sia fondamentale dare valore all’ identità
della singola persona che va distinta, rispettata e protetta sempre, specie quando è lontana da
Giustizia, Diritto e Libertà. Per questo noi cerchiamo sempre di dare un nome e una voce agli
ultimi, ai dimenticati, a coloro che vivono senza la protezione del Diritto, a coloro che hanno
vissuto e sono morti per ideali di Giustizia e Libertà. E anche oggi con grande dolore, ma anche con
umana speranza, vogliamo scrivere i nomi dei nostri figli scomparsi, perché il Nostro Paese non
può dimenticarli, perché le famiglie non possono rassegnarsi.

Nessuna dimenticanza e nessuna rassegnazione per Denise Pipitone (scomparsa a Mazzara del
Vallo nel 2004), Angela Celentano (scomparsa su Monte Faito nel 1996), Mirella Gregori
(scomparsa a Roma nel 1983), Emanuela Orlandi (scomparsa a Roma nel 1983), Mariano Farina e
Salvatore Colletta (scomparsi a Palermo nel 1992), Sergio Isidori (scomparso a Macerata nel 1979),
Domenico Nicitura (scomparso a Roma nel 1993), Pasqualino Porfidia (scomparso a Caserta nel
1990), Alessia e Livia Shepp (scomparse in Italia nel 2011).

Il CNDDU invita i docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado a celebrare questa tragedia
altamente umanitaria ricordando i bambini e gli adolescenti scomparsi a tutti i loro studenti per
sensibilizzare, partendo dai giovani e attraverso i giovani, tutta l’opinione pubblica e le istituzioni
affinché nessuno venga dimenticato e ci sia più impegno per ritrovarli.
L’iniziativa che proponiamo è la creazione di un Collage-Database dei bambini scomparsi per
permettere a tutta l’opinione pubblica di associare ogni volto di un bimbo al suo nome e alla sua
città di riferimento. E per permettere soprattutto di mutare l’immobile rassegnazione di molti in
speranza propositiva.
L’Hashatg della giornata è #RITROVIAMOLI.

Prof.ssa Rosa Manco
CNDDU

Minori Scomparsi, Conferenza Kiwanis del 25/05/2020: COMUNICATO STAMPA


CONFERENZA STAMPA KIWANIS I-DAY. 
MINORI SCOMPARSI STATO DELL’ARTE E POSSIBILI STRATEGIE: 25 MAGGIO 2020 INIZIO ORE 10,30

Ogni anno, in Italia, scompaiono oltre 8.300 i minori. E di molti di loro non si sa più nulla. Ai minori italiani scomparsi si aggiungono gli “irreperibili”, Minori Stranieri Non Accompagnati, MSNA, di cui non si hanno più tracce. I loro nomi vengono registrati in un registro, il SIM, fino al raggiungimento della maggiore età (presunta). Poi…. Situazione ancora peggiore in altri paesi europei o negli USA. 

Diverse le cause di tutte queste sparizioni: violenze subite, problemi familiari, maltrattamenti, bullismo, cyberbullismo, rapimenti e molto altro ancora. Ciò che accomuna la maggior parte di questi adolescenti è che di loro non si sa più nulla. Anche dopo anni e anni di ricerche. Ogni anno, in concomitanza con la Giornata Mondiale dei Minori Scomparsi, il Kiwanis International Distretto Italia-San Marino, organizza l’I-Day, la giornata degli Irreperibili e dei Minori Scomparsi. 

Un momento per fare il punto della situazione, ma soprattutto per valutare insieme a Partner e Autorità i risultati ottenuti e cosa è possibile fare concretamente nel futuro prossimo. Partecipano all’evento, oltre al Governatore del Kiwanis Int. Distr. Italia S.Marino, Maura Magni, numerose Autorità sia italiane che di altri Paesi, Scuole, Club Service (Lions e Rotary), e tantissimi Partner: da ANCI ad ANCoS, da AILA a Emergenza 24, da Penelope (S)comparsi alla Federazione Psicologi per i Popoli, da CISAL Piemonte alla Confartigianato Palermo, dai Garanti per l’Infanzia e l’Adolescenza di alcune regioni alla Capitaneria di Porto Ausiliaria e tanti, tanti altri. 

Tra gli interventi previsti anche quelli di giornalisti che vivono negli USA e in Libia. In considerazioni alle limitazioni imposte a causa del corona virus, i lavori si svolgeranno esclusivamente in videoconferenza su piattaforma Google Meet è https://meet.google.com/vpf-uuirfjn 

Contatti: 

C.Alessandro Mauceri- Chairman MSNA e MS Kiwanis Int. Distr. Italia S.Marino 

La prima scuola sostenibile al mondo per bambini esploratori


Di Clara Salzano

Una scuola così non era ancora mai stata progettata. Il Three Trees Learning Center di Rolleston, Christchurch è un centro di apprendimento in Nuova Zelanda dove il design sostenibile è pensato per favorire l'apprendimento e la crescita di ogni bambino attraverso la scoperta naturale. L'edificio progettato dallo studio CASA (Collingridge e Smith Architects) è pensato come se debba essere un vero e proprio insegnante per i bambini. Il centro, circondato da giardini selvaggi e cespuglio nativo, usa l'esperienza spaziale come strumento per imparare.





Il Three Trees Learning Center è progettato per accogliere 130 bambini. L'edificio si sviluppa su una superficie di 634 mq dove trovano spazio varie forme uniche e giochi interattivi per stimolare le giovani menti all'apprendimento. Il centro è circondato da giardini selvaggi e verde nativo che penetra nell'edificio in una soluzione di continuità con gli interni realizzati con materiali naturali, soprattutto cedro. La scuola comprende sei aule spaziose disposte a coppie per creare tre principali centri di apprendimento, che riflettono la pedagogia dei Tre Alberi: "Una parte fondamentale della pedagogia del cliente è che l'edificio funga da terzo insegnante del bambino o amministratore ambientale.", spiegano gli architetti di CASA, "Il centro è stato progettato per riflettere questa pedagogia, creando una transizione senza soluzione di continuità tra l'ambiente costruito dal bambino e l'esterno".


Il centro è immerso in un paesaggio alberato che funge da sfondo per gli interni nei toni del blu, bianco e in materiali naturali. Le aule sono state progettate con mobili su misura e i tre hub comprendono servizi e spazi artistici in comune per favorire l'interazione tra i bambini. La luce naturale riempie le aule e gli spazi comuni. Anche la ventilazione è stata studiata per creare il miglior comfort ambientale interno. All'esterno, parte del parco giochi è stato realizzato integrandolo nella boscaglia nativa per favorire il rimboschimento della zona. In questo modo i bambini vivono un ambiente selvaggio e naturale che li facilita a cresce attraverso l'esplorazione e la creazione.


FONTE: https://design.fanpage.it/la-prima-scuola-sostenibile-al-mondo-per-bambini-esploratori/


Nuoro, bimbo vegano ricoverato per malnutrizione: ospedale valuta denuncia genitori


Di Giorgio Scura

Un bambino di meno di due anni, figlio di una coppia di vegani, è stato ricoverato per denutrizione all'ospedale San Francesco di Nuoro. Le condizioni del piccolo sono serie, ma fortunatamente la sua vita non è a rischio. Il piccolo era giusto al nosocomio sardo qualche giorno fa e versava in gravi condizioni. Debole, svogliato, magrissimo. Il bimbo è stato immediatamente sottoposto alle analisi del sangue e alla visite mediche per verificare se ci fossero delle malattie o infezioni in corso, ma tutti gli esami hanno dato esito negativo. Saranno fatti altri esami, per escludere eventuali fattori generici, ma per ora la diagnosi è solo una: malnutrizione. Il piccolo è stato così ricoverato nel reparto di pediatria dove dopo le prime cure sta migliorando.

I genitori sono al fianco del bambino e lo stanno sostenendo in questo momento delicato, fanno sapere dall'ospedale. Nessun particolare sul tipo di dieta che seguiva il piccolo: "Ci occupiamo delle problematiche alimentari che riguardano i bambini con grande attenzione, – ha detto all'ANSA la direttrice dell'Assl nuorese Grazia Catina – . Le strutture dell'Assl assicurano la presa in cura con approccio specialistico che si avvale di collaborazioni multidisciplinari e multiprofessionali, per tutelare e promuovere la salute dei bambini e delle loro famiglie".

I dirigenti dell'Unità di Pediatria dell'ospedale San Francesco di Nuoro stanno cercando di ricostruire i fatti relativamente al piccolo, figlio di vegani, ricoverato per denutrizione e valutano la possibilità di sporgere formale denuncia alle forze dell'ordine per tutelare gli interessi del bambino di meno di due anni, arrivato con un peso notevolmente inferiore rispetto all'età. La coppia, che ha un altro figlio più grande, a detta dei dirigenti della Assl del capoluogo barbaricino, starebbe collaborando bene con i medici che hanno in cura il piccolo.

Per quanto riguarda l'applicazione di diete veg ai bambini, i pediatri italiani si sono espressi in maniera abbastanza chiara: le diete vegane e vegetariane non possono essere raccomandate in età evolutivi. E non sono adeguate nemmeno al fabbisogno nutrizionale delle donne in gravidanza. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) la Federazione medici pediatri (FIMP) e la Federazione italiana medicina perinatale (SIMP) in merito a questi modelli alimentari, spesso balzati agli onori della cronaca per scelte attuate da genitori nei confronti dei propri figli piccoli, hanno pochi dubbi nel bocciare queste scelte alimentari estreme per i più piccoli.

Recentemente si sono registrati altri casi simili: nel 2016 a Milano un bimbo di 15 mesi è stato ricoverato: pesava come un neonato di 3 mesi. Successivamente è stati poi dato in affido al Comune e quindi ai nonni; altro episodio a Genova, dove Martina, un anno circa e mamma vegana, era stata ricoverata per malnutrizione. In America, alcuni anni fa, una coppia che nutriva il figlio di pochi mesi a base di latte di soia e di succo di mele, alimentazione che ha portato alla morte per fame del bambino, è stata condannata all'ergastolo.

FONTE: https://www.fanpage.it/attualita/nuoro-bimbo-di-due-anni-ricoverato-per-malnutrizione-i-genitori-sono-vegani/

Caso Bibbiano anche a Verona: "Usavano lo stesso metodo"


Di Costanza Tosi

Non solo Bibbiano. Bambini portati via dalle proprie famiglie con pretesti infondati, strappati dalle braccia delle proprie madri tra i pianti e le urla dei piccoli o ancora prelevati dai carabinieri in divisa mentre si trovano a scuola, sotto la vista dei propri compagni.

Nei casi denunciati, dalla Procura di Reggio Emilia, nella recente inchiesta che ha scandagliato il losco sistema di affidi illecito e che prende il nome di “Angeli e Demoni”, questi fatti sono quasi una costante che descrive il modus operandi dei servizi sociali. Atteggiamenti sistematici che adesso, dopo che Bibbiano ha fatto accendere i riflettori sugli affidi dei minori, sembrano tornare familiari a molti tra coloro che se ne sono occupati, in tantissime città d’Italia.
Nell’occhio del mirino ci sono spesso famiglie con problemi economici, situazioni familiari al limite, le cui debolezze finiscono per essere sfruttate come pretesto per definire i genitori incapaci di gestire i propri figli. Tanto che, denunciare le proprie difficoltà, introppe occasioni ha fatto tramutare una richiesta di aiuto in una condanna dalla quale non si riesce a fuggire. A Bibbiano come a Verona. A raccontarlo, in un’intervista a La Verità è un’operatrice di Verona. “C’ è un target particolare - spiega - famiglie particolarmente disagiate, generalmente non radicate nel territorio, che hanno delle difficoltà dal punto di vista sociale, economico e culturale”. Non hanno il modo di difendersi, queste persone, e così rimangono progioniere nel labirinto delle ingiustizie. “Non sono in grado di difendere la propria condizione, a volte costrette a rinunciare agli avvocati perché costano troppo” racconta ancora la fonte, che poi scende nei dettagli: “generalmente è la madre la parte debole. Di solito viene in qualche modo giudicata dai servizi sociali. Faccio l' esempio di una situazione che abbiamo seguito. Abbiamo avuto una signora che era stata picchiata dal marito, il quale è finito poi in carcere. I servizi sociali hanno considerato la madre poco adeguata perché, secondo loro, aveva un rapporto simbiotico con la bambina di 8 anni. Secondo i servizi, se una madre si fa picchiare non è adeguata a crescere una figlia. Di fronte a vicende come queste mi chiedo da che parte stia il servizio sociale”. Una disattenzione inaccettabile, forse una superficialità che rischia di far male come una spada che ha il potere di trafiggere il cuore di intere famiglie. “Diciamo che c' è una attenzione scadente riguardo alle situazioni di difficoltà delle madri. E poi il bambino non viene messo al centro. Ci sono sempre delle soluzioni che tendono a mettere a lato il bambino, non c' è attenzione per le loro relazioni e la loro sofferenza”, spiega l’operatrice. Eppure la tutela del minore dovrebbe essere sempre al primo posto, in questo, come in tanti altri settori. Ma, troppo spesso non è così. “La sensazione è che ci sia scarsa sensibilità nei confronti delle condizioni famigliari disagiate, mettiamola così. Nel senso che è come se venissero giudicate la mancanza di lavoro, la casa inadeguata... Come se fossero un motivo sufficiente per portare via i bambini. Viene fatta una valutazione su dei criteri che non sono criteri educativi o relazionali”.
Nelle tante storie che, noi de IlGiornaleit, abbiamo raccontato negli ultimi mesi, uno dei tanti punti interrogativi comuni a tutte le esperienze denunciate dai genitori è stato: perchè l’allontanamento e non un supporto per aiutare queste persone? C’erano forse interessi economici? Ancora una volta pare proprio che sia così. La professionista che racconta la propria esperienza spiega che “da un punto di vista economico si tende a optare per una soluzione costosissima come quella della comunità a fronte di situazioni dove potrebbe essere molto più semplice mandare un consulente alla famiglia, un educatore”.
Sembra di assistere ad un film già visto. E ad aggiungere sospetti sulla mala gestione degli affidi da parte dei servizi sociali anche a Verona, qualche settimana fa era stata ancora un’altra testimone. L’ ex dirigente dell' Usl Scaligera, ora in pensione, ha lavorato per 25 anni nei servizi a Verona, assistendo in prima persona a “dieci casi di allontanamento dei bambini dai propri genitori privi di motivazioni corrette”.
Una storia che si ripete. “Bambini prelevati a scuola, senza informare i genitori” e operatori che consentono che i piccoli vengano mandati, guardacaso, “sempre nelle stesse strutture”.Una denuncia che non è passata inosservata alle autorità veronesi, che dopo essere venute a conoscenza del caso, hanno fatto partire le indagini. Sul tema degli affidi familiari “c' è l' inchiesta della Procura (pur senza indagati e senza ipotesi di reato) e c' è quella, interna, da parte dell' Usl. E c' è anche una presa di posizione ufficiale dell' assessore regionale ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin”. Riporta il Corriere del Veneto.
Consegnato il “mandato alla Direzione regionale dei servizi sociali di verificare la situazione degli affidi nel proprio territorio”, mentre “l' Usl Scaligera è incaricata di approfondire e controllare eventuali situazioni controverse”. Ha spiegato l’assessore, che dichiara di aver “inviato le segnalazioni relative alla Procura della Repubblica”. Se c’è una cosa che però la Lazarin non ha gradito è l’anonimato: “È contrario alla deontologia professionale che una ex dirigente muova delle accuse così gravi restando nell' anonimato. Avrebbe dovuto denunciare i propri sospetti durante il suo incarico. Non posso accettare che venga gettato fango, in modo gratuito, su come vengono gestiti gli affidi in Veneto”.
Forse sì, era necessario denunciare prima, e magari sarebbe servito ad evitare moltissimi casi amari. Ad ogni modo il coraggio di denunciare non spesso riesce a scavalcare la paura delle ritorsioni e, in ogni caso, “meglio tardi che mai”. Adesso, finalmente, si cercherà di portare a galla le magagne da troppo tempo nascoste sul fondo di un sistema che esige la massima trasparenza. Anche il Pd, ore, chiede chiarimenti alla regione e lo fa tramite la consigliera Anna Maria Bigon. Ma, ahimè, lo stile dei dem sembra essere lo stesso utilizzato a Bibbiano. “Il sistema veneto dei servizi sociali”, ha detto la Bigon, “ha formato, negli anni, una fondamentale e positiva rete di famiglie affidatarie. Queste ombre rischiano di minare la credibilità di quanti si prodigano per trovare una soluzione a carenze educative e a difficoltà familiari che possono compromettere il futuro di tanti bambini”. Insomma, così detto, sembra che non ci siano neanche i presupposti per indagare. É pur vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma i fatti di Bibbiano dovrebbero suggerire che elogiare prima di sapere fino in fondo come stanno le cose, non sempre porta a grandi risultati.

Lo scandalo degli affidi di Reggio Emilia, bambini manipolati e maltrattati psicologicamente. Ecco ciò che è emerso dalle intercettazioni


Di Salvatore Santoru

In questi giorni si è parlando molto dello scandalo degli 'affidi illegittimi' che ha coinvolto diversi bambini in Emilia Romagna. Dalle intercettazioni è emerso che gli organizzatori di tale "sistema" utilizzavano forme di manipolazione emotiva particolarmente forti nei confronti dei minori.

Inoltre, ad alcuni bambini veniva cercato di far credere di essere stati vittima di presunti abusi allo scopo di minarne la fiducia nei genitori naturali.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/06/scandalo-affido-minori-a-reggio-emilia-nelle-intercettazioni-manipolazioni-psicologiche-002939003.html

Ancora maltrattamenti negli asili, sospese sei maestre a Collesano


Di Salvatore Santoru

Sei maestre di un asilo di Collesano sono state recentemente sospese per via degli abusi e delle violenze psicologiche perpetrate nei confronti degli alunni. Più specificatamente, le indagini degli inquirenti hanno provato la sistematicità di tali abusi.

I bambini vittime delle violenze, sia psicologiche che fisiche, hanno tra i 3 e i 6 anni.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/06/palermo-maltrattamenti-sui-bambini-sei-maestre-sospese-002934289.html

Torino, bimbi lasciati piangere per ore e rinchiusi da soli: arrestate 2 maestre di asilo nido


Di Antonio Palma

Avevano allestito nella mansarda di una casa un asilo nido in famiglia privato completamente abusivo dove sottoponevano i piccoli a continui maltrattamenti fisici e verbali come lasciarli al freddo e senza mangiare o rinchiuderli in una stanza la buio da soli. Per questo due maestre sono state arrestate nelle scorse ore dalla polizia di a Torino con l'accusa di maltrattamenti continuati in concorso, aggravati dalla minore età delle vittime. L'inchiesta, avviata dagli uomini della  Squadra Mobile della Questura di Torino nel novembre scorso, si è avvalsa anche del supporto di intercettazioni telefoniche che hanno permesso agli inquirenti di scoprire numerose e gravissime irregolarità all'interno della struttura, oltre ai maltrattamenti sui piccoli, tutti bimbi tra i tre mesi e i tre anni.

Nella mansarda adibita a nido, infatti, le due accoglievano un numero di bambini superiore a quello stabilito per legge, lasciando inoltre gli ambienti spesso senza riscaldamento esponendo i piccoli alle fredde temperature invernali. Secondo l’accusa,  le due maestre nutrivano i bimbi in maniera non adeguata e contraria alle norme igienico-sanitarie, spesso evitavano di cambiare e lavare i più piccoli che avevano ancora il pannolino mentre in altre occasioni portavano i più grandicelli con sé a fare commissioni. Infine le indagini hanno portato alla luce anche diffusi maltrattamenti come lasciar piangere i piccoli per ore, strattonarli,  impedire loro di dormire e in alcuni casi, per punizione, rinchiuderli da soli in una stanza.

FONTE: https://www.fanpage.it/torino-bimbi-lasciati-piangere-per-ore-e-rinchiusi-da-soli-arrestate-2-maestre-di-asilo-nido/

Bari, bimbi e ragazzi autistici picchiati e legati alle sedie: ai domiciliari quattro dipendenti di un centro di riabilitazione


FATTO QUOTIDIANO

Legati alle sedie con le braccia bloccate dietro la schiena e messi a tacere quando urlavano e piangevano con fazzoletti sulla bocca, fino quasi a non poter respirare. Sono circa cento gli episodi di maltrattamenti e vessazioni, documentati dai carabinieri, che hanno portato all’arresto di quattro dipendenti – tre educatrici e un’insegnante, tra i 28 e i 42 anni – del centro di riabilitazione “Istituto Sant’Agostino” di Noicattaro, un centro privato convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Le vittime sono minori affetti da autismo, pazienti del centro di riabilitazione privato ma convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Le donne, tre educatrici e un’insegnante di sostegno, ora ai domiciliari, hanno tra i 28 e i 42 anni. Coinvolte nell’inchiesta anche altre due maestre, indagate a piede libero.
Secondo quanto accertato dai militari della compagnia di Triggiano grazie a riprese audio e video, le minacce, gli insulti e le violenze fisiche, sarebbero stati subiti in particolare da nove bambini autistici, di età compresa tra i 7 e i 15 anni, che per la gravità del disturbo non erano in grado di comunicare quanto subito. Gli inquirenti hanno immortalato episodi di pazienti spinti contro il muro o tra il muro e il banco, altri piccoli, invece, erano immobilizzati con la testa pressata sul pavimento. Dalle immagini si vede che le insegnanti bloccavano i bimbi per poi legarli o zittirli, tappando loro la bocca. Le intercettazioni audio nei bagni della struttura hanno documentato il suono di schiaffi sulla pelle nuda e i pianti dei piccoli.
L’indagine, coordinata dalla procura di Bari, è stata avviata a ottobre 2018 quando una dipendente del centro ha riferito alle forze dell’ordine di aver assistito a comportamenti violenti e vessatori nei confronti degli ospiti da parte di alcune colleghe. Secondo quanto raccontato dalla testimone i comportamenti duravano dal 2016. Le vittime sono tutte affette da una grave forma di autismo, e quindi non sono mai state in grado di parlare e di riferire le violenze subite. L’indagine è coordinata dal pm Michele Ruggero che si è avvalso anche della consulenza tecnica di uno psichiatra. Vista la delicatezza del caso il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto dal gip del Tribunale, Giovanni Abbattista, le misure cautelari degli arresti domiciliari, eseguite questa mattina dai carabinieri.

Iglesias, bimbo di 1 anno muore in ospedale: aveva febbre alta


CAGLIARI – Un bimbo di un anno e due mesi è morto a Iglesias. Il piccolo è arrivato in condizioni disperate al Cto di Iglesias: i medici hanno tentato in tutti i modi di salvargli la vita, ma non c’è stato nulla da fare. L’ospedale ha deciso di avviare gli accertamenti per accertare le cause del decesso. La famiglia ha presentato una denuncia contro ignoti, nel frattempo la Procura di Cagliari ha disposto l’autopsia. 
Il piccolo stava male dal giorno prima ed è arrivato in ospedale con la febbre alta. I genitori si erano subito rivolti al pediatra per capire come procedere, poi il peggioramento delle condizioni del piccolo hanno convinto la mamma e il papà a portarlo d’urgenza al Cto.
Da quanto si apprende, quando il bimbo è arrivato al pronto soccorso era già privo di sensi. I medici hanno provato a rianimarlo per più di un’ora, ma non reagiva, è stato anche collegato alle macchine ma tutto si è rivelato inutile. 
Esclusa al momento l’ipotesi di meningite: il piccolo era vaccinato. Sarà l’autopsia, disposta dalla magistratura a cui si sono rivolti i familiari, a fare piena luce sulle cause del decesso.

Lodi, bambini extracomunitari tornano a mensa

Da oggi a Lodi tornano a mensa i bambini extracomunitari che nei giorni scorsi avevano pranzato su un tavolo a parte con cibo portato da casa.
Molte famiglie, infatti, non riuscendo a produrre i documenti necessari per avere le agevolazioni, e non riuscendo a pagare la tariffa piena (5 euro al giorno per bambino), non potevano più permettersi la mensa. Ma ora, grazie all’intervento del Coordinamento Uguali Doveri, il problema sembra risolto.
Il Coordinamento Uguali Doveri, infatti, ha contattato le famiglie che denunciano l’impossibilità o la difficoltà ad accedere alle agevolazioni per pagare meno il buono mensa, spiegando che quando ci sarà da pagare, loro potranno saldare al costo ridotto. Il resto lo metterà lo stesso Coordinamento grazie agli oltre 60 mila euro avuti in donazione in una raccolta fondi.

Auto, sicurezza dei bambini: è legge l'obbligo dei seggiolini salvabebè

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LIBERO

Il Senato ha approvato in via definitiva con 261 si', nessun voto contrario e un solo astenuto, il provvedimento sui seggiolini salvabebè (conosciuta come legge Meloni). Il testo, che ha già ricevuto il via libera della Camera, diventa quindi legge. Tutti i seggiolini installati in macchina per i bambini dovranno dunque avere un sensore che suonerà ad auto spenta avvertendo il genitore della presenza del bambino nel seggioliino. La misura è stata adottata dopo che negli ultimi tre anni altrettanti bambini sono morti in Italia dopo essere stati abbandonati per errore dai genitori nell'auto al sole.

Macron mette i migranti nelle palestre. I genitori: “Preoccupati per i nostri bimbi”

migrante

Di Eugenia Fiore

Non finiscono i problemi che riguardano il campo Millénaire di Parigi. Il più grosso accampamento francese di migranti è stato sgomberato il 30 maggio. Qui, da mesi, vivevano in condizioni improvvisate e disperate circa 2400 migranti. Tra loro, anche donne, bambini e minori non accompagnati.  L’operazione è stata preceduta da diverse polemiche sollevate dal sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, che ha accusato il governo del presidente Emmanuel Macrondi non avere assicurato le risorse necessarie. 

Il ministero dell’Interno francese, Gérard Collomb, ha riferito che i migranti e i richiedenti asilo verranno ospitati in strutture temporanee in attesa che i loro documenti e il loro status venga esaminato. Ed è proprio qui il cuore del nuovo problema. Sono circa 18 le palestre che per un periodo indefinito ospiteranno i migranti nella regione Ile-de-France.

Ieri, per esempio, circa un centinaio di richiedenti asilo hanno fatto il loro ingresso in due palestre di due piccoli comuni a sud di Parigi.  “Perché lo Stato ha scelto Morsang-sur-Orge, ci sono città molto più ricche”, afferma un abitante del posto durante una riunione sull’argomento. E ancora: “Perché in questa palestra quando i nostri bambini vanno a scuola proprio qui accanto?”.

L’infanzia perduta per oltre un miliardo di bambini nel mondo

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«Povertà, discriminazione, conflitti espongono un miliardo e duecentomila bambini nel mondo al rischio di una prematura fine dell’infanzia». È la cifra, brutale, messa nero su bianco, nel nuovo report di Save the Children sullo stato di “salute” dei minori nel mondo: End of Childhood 2018 – The many faces of exclusion. «Perché sono nati poveri, perché sono femmine, perché crescono in una zona di guerra». Questi sono alcuni dei motivi per cui più della metà dei bambini vengono ancora oggi derubati dell’infanzia, dice David Wright, direttore regionale Save the Children.
E poi c’è il lavoro minorile, i matrimoni “pedofili”, l’emigrazione forzata. Tutte infanzie perdute. Almeno 134 milioni di bambini, soprattutto in Africa e Asia, sono costretti a lavorare. Erano 168 mln nel giugno del 2017 secondo le Nazioni Unite.
Stima Save the children che nel 2030 saranno 150 milioni le ragazze che si sposeranno prima di compiere 18 anni. E questo accadrà in America latina come nell’Africa subsahariana. E precisa che dei 28 milioni di minori costretti ad abbandonare la loro casa, 10 sono rifugiati secondo i criteri Onu. Anche la fine di una guerra, però, non vuol dire inizio di una vita migliore. A Mosul, in Iraq, per esempio, molti bambini in questo momento stanno ancora “combattendo”con i traumi del conflitto e la povertà che li circonda, in una città la cui ricostruzione richiederà anni.

Bimbo percorre 4 km a -9 gradi, arriva a scuola congelato: non voleva saltare un esame

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Un bambino di dieci anni è arrivato a scuola congelato dopo aver percorso più di quattro chilometri a piedi con una temperatura di nove gradi sotto lo zero. La storia arriva dalla Cina. Appena arrivato in classe, infreddolito e con i capelli imbiancati, il piccolo è stato fotografato dalla preside della scuola, con lo scatto che in pochi giorni è diventato virale.
Nonostante le condizioni meteo decisamente proibitive, il bambino ha affrontato questa gelida impresa per non saltare un importante esame. Un grande esempio per un bimbo così piccolo, che quando è arrivato a destinazione era letteralmente congelato.
Lo scatto è servito anche per far venire alla luce le triste condizioni in cui vive il bimbo protagonista della notizia: il piccolo infatti abita in una capanna insieme ai nonni, obbligato a stare lontano dai genitori, che sono costretti a lavorare in una diversa zona della Cina.

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