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La rivincita dei veg: così la “finta carne” sta sostituendo quella vera

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Di Lidia Baratta
Burger di soia, tofu e barbabietola che “sanguinano”. Affettati di alghe e lupino come il prosciutto. Polpette di carne cresciute in vitro. Barrette proteiche di insetti. L’industria della carne è al centro del fuoco incrociato delle produzioni e sperimentazioni di cibi alternativi, sempre più simili alla carne vera, ma senza carne. Indirizzati non più solo a vegani e vegetariani, che solo in Italia sono oltre 2 milioni, ma anche a chi ama costolette e bistecche e vuole semplicemente ridurre il consumo di proteine animali.
All’inizio, a rosicchiare fette di mercato erano aziende e startup, intente a tirare fuori dal cilindro nuove ricette per rendere gustose salsicce e fettine prodotte a partire da farine vegetali. Poi, davanti a un mercato che ha superato già i 5 miliardi di dollari, molti dei big mondiali dell’industria carnivora si sono lanciati anche nei prodotti meatless.
Al momento, certo, la carne vince ancora. Il 30% delle calorie consumate al mondo arriva da manzo, polli e maiali. Un mercato che complessivamente nel mondo vale 90 miliardi di dollari. Ma le curve dei consumi di hamburger e bistecche sono in picchiata. Solo negli Stati Uniti in dieci anni il consumo di carni bovine è calato del 19 per cento.
Aziende e startup meatless hanno dalla loro il fatto di assottigliare la complicata filiera industriale della carne, rendendo inutili fattorie, allevamenti e macelli. La disruption, insomma, è arrivata anche nel mondo della carne. Con un risparmio notevole in termini di uso d’acqua, emissione di gas serra, e consumo di suolo. Tranne però per il prezzo di produzione e il costo finale al consumatore, che restano ancora più alti della comune carne fast confezionata che troviamo nello scaffale del supermercato.
Le alternative alla carne offerte si stanno moltiplicando, mostrando lo sforzo delle aziende di rendere sempre più simili alla carne i prodotti non carnivori. Dalle fettine di ceci che sembrano petti di pollo, all’utilizzo del succo di barbabietola per far “sanguinare” anche gli hamburger veg. Tra gli ultimi tentativi, c’è quello di Impossible Foods (IF), azienda fondata nel 2011 da Patrick Brown, ex professore di biochimica a Stanford, che qualcuno ha già definito la Tesla del cibo. Non a caso ha ricevuto centinaia di milioni di finanziamenti, anche da Bill Gates, Google Ventures e Horizon Ventures.
Qui non si tratta dei soliti hamburger vegetali di soia o seitan: gli “hamburger impossibili” sanguinano, sfrigolano in padella e soprattutto «sanno di carne»(parola di vegetariano). Cosa che in teoria dovrebbe far rabbrividire chi ha rinunciato alle bistecche per scelta. E infatti il cliente ideale di Impossible Foods non sono vegetariani o vegani, ma gli onnivori. «Non vinciamo niente se un vegano o un vegetariano comprano i nostri hamburger. Più ti piace la carne, più sei il nostro cliente ideale», ha spiegato Brown. La differenza qui, nell’hamburger a base grano, patate e olio di cocco, la fa il “sangue”. Realizzato replicando l’eme, ossia il complesso chimico che – semplificando – trasporta l’ossigeno nel sangue e che rende rossa l’emoglobina, presente anche in alcuni vegetali. Gli scienziati di Impossible Foods producono l’eme estraendolo dalle piante e poi facendolo fermentare, un po’ come accade per alcune birre. Così gli hamburger vegetali restano umidi e rossastri. I prodotti di IF si possono trovare già in molte catene di fast food americane (compresa White Castle) e da poco sono arrivati anche in Asia. Per l’Italia si dovrà ancora aspettare un po’.
Diretta competitor degli “hamburger impossibili” è la californiana Beyond Meat (oltre la carne), anche questa finanziata da Bill Gates. Qui l’obiettivo primigenio era rendere la “non carne” simile alla vera carne di pollo. Il primo prodotto lanciato sul mercato non a caso erano le “Chicken-Free Strips”. Poi sono arrivati Beyond Beef, The Beast, il Beyond Burger e le Beyond Sausages. Il tutto fatto con ricette a base di proteine di soia e di piselli, mixate con oli vari e succo di barbabietola, che dà l’idea del “sangue”. L’azienda ora vuole sbarcare in Europa, e ad aiutarli sarà – guarda un po’ – Phw Group, uno dei maggiori produttori di pollame del vecchio continente. I carnivori, messi alle strette, si alleano con i non carnivori, insomma. Con il primo obiettivo di sbarcare in Germania, lo Stato che in Europa conta il maggior numero di vegani e vegetariani.
L’intreccio tra i due mondi raggiunge il suo apice con l’olandese “The Vegetarian Butcher”, il macellaio vegetariano, che produce sostituti della carne e del pesce con un gusto “realistico”. «Abbiamo selezionato un nuovo prodotto, che è impossibile distinguere dalla carne... con una sola enorme differenza... nessun animale viene utilizzato nella preparazione», si legge sul sito. In una delle immagini promozionali si vede il fondatore Jaap Korteweg con un grembiule da macellaio sporco di rosso mentre affetta delle carote con una mannaia. «Cerchiamo sempre di catturare il sapore della carne vera», spiegano. «I piatti pronti che abbiamo lanciato si adattano perfettamente al nostro ideale per far provare agli appassionati di carne prodotti senza carne».

Svezia, arriva la rivelazione sul 'segreto delle famose polpette': ecco di che cosa si tratta

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Di Salvatore Santoru

Sarebbe stato svelato il 'segreto sulle famose polpette svedesi'.
Come riporta l'Huffington Post(1), tali polpette non sarebbero state in realtà una specialità nativa del paese nordeuropeo.




Difatti, esse sarebbero basate su una ricetta che il re Carlo XII importò dalla Turchia all'inizio del XVIII secolo. 
 La 'rivelazione' è stata fatta sull'account Twitter ufficiale del paese.


Il tweet è stato accolto con una certa incredulità ma ha trovato conferma grazie a un certo Peter Isolato, il quale ha scoperto le prove in un antico ricettario. 

NOTA:

(1) https://www.huffingtonpost.it/2018/05/02/la-svezia-ha-appena-fatto-una-confessione-sorprendente-sulle-sue-famose-polpette_a_23425113

Carne rossa, altra stroncatura dal “British Medical Journal”

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Di Fabio Di Todaro

Sarà un altro boccone duro da digerire, per gli amanti della fiorentina e delle polpette. Suona un nuovo campanello d’allarme per la carne rossa. Secondo uno studio statunitense pubblicato sul «British Medical Journal» , consumi eccessivi risulterebbero collegati a un tasso di mortalità complessivamente più elevato, le cui cause andrebbero ricercate innanzitutto in nove condizioni: tumori, malattie cardiache e respiratorie, ictus, diabete, infezioni, demenza di Alzheimer, patologie renali ed epatiche croniche.  

Le conclusioni non sono nuove, dopo quelle diffuse un anno e mezzo fa dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e a seguire dall’Associazione Italiana di Epidemiologia. Ma vista l’ampia ricaduta sui consumatori, è lecito attendersi un fuoco di fila di repliche: con nutrizionisti e produttori pronti a prendere le difese delle carni italiane. 


Lo studio in copertina sul «British Medical Journal»  
L’ultima prova che pone in relazione l’eccessivo consumo di carni rosse e trasformate con l’aumento della mortalità giunge dal National Cancer Institute di Bethesda. Gli epidemiologi - al cui lavoro il «British Medical Journal» ha dedicato la copertina dell’ultimo numero, riportata accanto - hanno passato in rassegna i dati già raccolti per una precedente indagine di popolazione, condotta osservando oltre cinquecentotrentamila adulti statunitensi (50-71 anni). Basandosi sui questionari alimentari da loro compilati, hanno stimato i consumi di carni rosse, bianche e trasformate: oltre che di singoli micronutrienti (ferro) e additivi (nitriti e nitrati). La proporzione, una volta messi in grafico i dati raccolti, è parsa evidente: al crescere dei consumi di carne rossa, aumentava il numero dei decessi. Una relazione lineare che il gruppo di scienziati statunitensi ha osservato suddividendo il campione di persone osservate in cinque fasce: a seconda del quantitativo di carne consumata settimanalmente.  

Ecco cosa dice esattamente il rapporto dell’OMS sui rischi della carne lavorata e rossa



Un po’ di risposte sulla carne e il cancro: mangiare bacon è davvero pericoloso quanto fumare? Cosa si intende per "carni lavorate"? Pollo e pesce sono ok?

Di Emanuele Menietti
http://www.ilpost.it/


Lunedì 26 ottobre la IARC, un’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha annunciatoche ci sono “prove consistenti” circa l’aumento del rischio legato ai tumori per chi consuma carni rosse e lavorate. Il rapporto potrà essere utilizzato dall’OMS per creare nuove linee guida, ma nel frattempo ha generato molta confusione e qualche allarmismo, soprattutto a causa delle semplificazioni dei giornali. Abbiamo messo insieme una serie di domande e risposte per capire che cosa dice davvero il rapporto e se ci sia motivo di essere preoccupati (spoiler: non più di tanto).

Che cos’è la IARC?
L’International Agency for Research on Cancer è un’agenzia intergovernativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha sede a Lione in Francia e ha il compito di dare le linee guida sulla classificazione del rischio legato ai tumori di sostanze chimiche e agenti fisici.

Cosa si intende con “rischio”?
In generale indica la probabilità che si verifichi un evento. Si parla di rischio assoluto quando viene indicata la possibilità che qualcosa succeda in un certo periodo di tempo, come la probabilità teorica per ogni persona di avere una diagnosi di cancro nel corso della vita, quindi in un intervallo di tempo che di solito è tra gli 0 e gli 84 anni. C’è poi il rischio relativo, che indica invece l’aumento o la riduzione della probabilità di ammalarsi per chi ha già fattori di rischio, come una predisposizione genetica. Le misure di questo tipo sono ipotetiche e servono soprattutto per rendere comprensibile la rilevanza di certi tipi di tumore su altri.

Quando parla di “carni rosse”, che cosa intende la IARC?
Fa riferimento a tutte le carni di mammiferi che la maggior parte della popolazione mondiale mangia: bovini, suini, ovini ed equini (quindi vitelli, vacche, maiali, capre, pecore, cavalli, ecc.).

E con “carni lavorate” la IARC cosa intende?
Indica tutti i tipi di carne che subiscono una lavorazione, spesso con processi di salatura, affumicatura e stagionatura, talvolta con l’aggiunta di conservanti. Tra i prodotti di questo tipo ci sono i würstel, i prosciutti, le salsicce, carne in scatola, carne essiccata, ecc.

Carni rosse e lavorate fanno venire il cancro?
La IARC ha concluso che “ci sono prove convincenti” sul fatto che le carni lavorate aumentino il rischio di contrarre il cancro. Significa che, sulla base di diversi studi scientifici pubblicati in passato, sono stati identificati legami certi tra il consumo di quei prodotti e l’insorgenza di alcuni tipi di tumore. Sulle carni rosse il legame è meno evidente, allo stato delle ricerche, e per questo motivo la IARC ha definito bistecche e compagnia “probabilmente cancerogene”.

C’è un limite alla carne lavorata che posso mangiare per evitare il cancro?
È impossibile dare una risposta certa, perché spesso ci sono più cause che concorrono alla formazione di un cancro in un individuo, non solo alimentari ma anche ambientali e legate alla genetica e allo stile di vita in generale. La IARC ha trovato prove consistenti circa il fatto che un consumo giornaliero di 50 grammi di carni lavorate (più o meno un paio di würstel di piccole dimensioni) può aumentare il rischio di contrarre un tumore al colon del 18 per cento.

Quindi se mangio molte carni lavorate ho quasi una probabilità su cinque di avere il cancro al colon?
NO. Il 18 per cento di aumento di cui parla la IARC è riferito al rischio stesso di ammalarsi di tumore al colon nella propria vita. Nei paesi occidentali il rischio individuale è di suo intorno al 5 per cento nel corso di una vita, il 18 per cento in più porta a circa il 6 per cento il rischio.

E mangiando carni rosse cosa rischio?
Gli studi in merito fatti negli ultimi anni non hanno permesso di identificare legami certi tra consumo di carni rosse e tumori, anche se ci sono comunque molti indizi. Per questo motivo la IARC ha concluso che le carni rosse sono “probabilmente cancerogene”: molto sembra dipendere da come sono cucinate, oltre che dalla quantità consumata. Indicativamente, se si mangiano 100 grammi di carne rossa al giorno si ha un rischio comparabile a quello comportato dalle carni lavorate.

Il modo in cui cucino le carni rosse è influente?
La cottura ad alta temperatura in generale, come in padella o a diretto contatto con la fiamma (barbecue), è nota per produrre alcuni agenti chimici cancerogeni. La IARC non ha però trovato dati sufficienti per concludere se ci sia un modo più sano di un altro di cuocere la carne, così come non ne ha trovati su eventuali minori rischi legati al consumo di carne cruda.

Bambini e anziani sono più a rischio?
Non ci sono a oggi dati consistenti per stabilire se il consumo di carni rosse e lavorate influisca sul rischio per particolari gruppi di persone.

Ci sono carni rosse più sicure di altre per la salute?
Anche se alcuni ricercatori si sono occupati del tema, per ora è impossibile stabilirlo con certezza. Non è nemmeno possibile dire se ci siano carni lavorate più sicure in base al metodo in cui vengono preparate e conservate.

Ho sentito dire che mangiare carni rosse o lavorate è pericoloso quanto fumare, è vero?
NO, è una semplificazione dei media dovuta in parte a come funzionano i sistemi di classificazione della IARC, non così immediati da comprendere. Per fare ordine tra le varie sostanze che analizza, l’agenzia usa da tempo 5 categorie nelle quali inserisce le sostanze in base alla consistenza delle prove raccolte sul loro essere cancerogene. Le categorie indicano unicamente quanto è concreto un legame causale tra una sostanza e almeno un tipo di tumore:non dicono nulla sulla scala del rischio o sulla pericolosità, servono solo per dire “gli scienziati finora hanno appurato queste cose”. Fatta questa premessa, vediamo dove sono carni lavorate e carni rosse nella classifica della IARC e che c’entrano le sigarette.

Le carni lavorate rientrano nella Categoria 1, insieme al fumo, all’alcol e alla luce solare: sono agenti per i quali è stato rilevato un legame causale tra esposizione e lo sviluppo di tumori. I ricercatori sanno da tempo che un’esposizione prolungata e senza protezioni ai raggi solari causa tumori della pelle, così come sanno che il fumo può causare tumori ai polmoni (e malattie cardiovascolari, ma questa è un’altra storia). Ovviamente il livello di pericolosità dei raggi del sole non è uguale a quello del fumo e lo stesso vale per le carni lavorate, da poco nella Categoria 1.

Le carni rosse sono invece finite nella Categoria 2A, insieme agli steroidi, alla cottura tramite frittura e a diversi prodotti utilizzati per la cosmesi dei capelli: si tratta di agenti “probabilmente cancerogeni” sulla base di prove “limitate” negli esseri umani e di evidenze più consistenti ottenute nei test su animali.

Quindi mangiare bacon non è pericoloso quanto fumare?
Ogni essere umano è una storia a sé, come ci insegna “quello zio che fumava come un turco e ha campato cent’anni”, ma questo non vuol dire che non si possano assumere comportamenti più responsabili per ridurre i rischi e stare meglio. Si stima che il consumo di carni lavorate abbia causato nel 2013 la morte di 34mila persone in tutto il mondo, mentre il fumo ne abbia causate un milione. Attenzione, però: parliamo di morti solo di cancro, poi ci sono tutti quelli che sviluppano altre patologie all’apparato cardiocircolatorio e ad altri organi a causa dei componenti delle sigarette o dei grassi saturi contenuti nelle carni lavorate. Sempre di cancro, muoiono circa 600mila persone per tumori collegati al consumo di alcol e 200mila all’inquinamento atmosferico.

Smetto di mangiare carni rosse e lavorate?
La IARC presenta le evidenze scientifiche, ma non dà indicazioni sulle politiche sanitarie da attuare, che spettano esclusivamente all’OMS e ai governi nazionali. Nel 2002 l’OMS aveva già consigliato di limitare il consumo di carni lavorate per ridurre il rischio di contrarre un tumore al colon, così come esistono da tempo studi e raccomandazioni di vari governi sul tema, ma più che altro per ridurre l’assunzione di sostanze che causano malattie cardiovascolari. La IARC dice solo che “le persone preoccupate dal cancro possono prendere in considerazione una riduzione dei loro consumi di carni rosse e lavorate fino a quando non ci saranno linee guida” sul tema. Diciamo che, sulla base dei molti studi che hanno portato al rapporto della IARC e di quello che hanno scoperto, in linea di massima se mangi molta carne rossa o carne lavorata potrebbe essere saggio ridurne un po’ le quantità.

Pollo e pesce sono sicuri?
Carni di questo tipo non sono state valutate dalla IARC, quindi non possono essere definite più o meno sicure rispetto alle altre. È bene sempre ricordare che si parla di rischi legati al cancro, non di altre malattie.

Se divento vegetariano sto tranquillo?
È impossibile dirlo: al di là delle sue possibili motivazioni etiche, una dieta senza carne ha vantaggi e svantaggi rispetto a una classica dieta che non esclude alcun alimento. Ci sono diversi studi sugli effetti di una dieta vegetariana sull’organismo, ma fare un confronto diretto tra la salute di chi mangia carne e di chi la evita è praticamente impossibile per il numero di variabili in gioco: stili di vita, ambiente, predisposizioni genetiche ed età in cui si è iniziata la dieta vegetariana.

In che modo posso prevenire il tumore al colon-retto?
Il tumore al colon-retto è il secondo tumore maligno per incidenza e mortalità in molti paesi occidentali, dopo quello al seno nelle donne e il terzo dopo quello alla prostata e al polmone negli uomini. È una malattia rara nei primi 40 anni di vita, mentre dai 60 agli 80 diventa più frequente: in Italia riguarda ogni anno circa 40mila donne e 70mila uomini. Tra i consigli per fare prevenzione, soprattutto se si è a rischio elevato (presenza di altri casi in famiglia), ci sono una dieta con pochi grassi e poca carne, molte fibre, molti vegetali e un consumo adeguato di frutta. Dopo i 50 anni è consigliabile un esame delle feci ogni due anni, con una colonscopia almeno ogni 10 anni: la combinazione dei due esami consente di individuare il 75 per cento dei tumori per tempo. Il primo passo non è comunque leggere raccomandazioni sul Post o su qualche forum online, ma andare dal proprio medico e concordare un piano di esami per tenersi sotto controllo.

FONTE:http://www.ilpost.it/2015/10/27/oms-carne-cancerogena-rossa-lavorata-cancro/

VISTO SU http://andreainforma.blogspot.it/2015/10/cosa-dice-esattamente-il-rapporto.html

OMS: carne lavorata cancerogena, carni rosse non lavorate probabilmente cancerogene



PREMESSA

Di Salvatore Santoru
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/

Pochi giorni fa su questo blog era stato pubblicato un articolo(http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/10/loms-e-la-carne-rossa-che-fa-il-venire.htmlsulla notizia che l'OMS aveva considerato cancerogena la carne rossa, e nello stesso articolo era presente un'estratto di un pezzo dell'Huffington Post sulla news e uno del sito antibufale "BUTAC, in cui (partendo da un articolo di "Libero" sulla notizia)  si affermava che la notizia della dichiarazione era da prendere momentaneamente con le pinze essendo il "Daily Mail" (considerato come non sempre attendibile) la fonte, e bisognava aspettare l'ufficialità della notizia data dall'OMS.

Oggi 26 ottobre l'OMS ha pubblicato il rapporto, e in esso si parla della cancerogenicità delle carni lavorate (wurstel,hot dogs ecc), e della probabile cancerogenicità delle carni rosse non lavorate(per approfondire:http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/medicina/2015/10/26/oms-carni-lavorate-cancerogene-come-fumo_73ef1f6f-1854-473c-b2cb-9a8a9d62039b.html,http://www.giornalettismo.com/archives/1926422/oms-le-carni-lavorate-sono-pericolose-per-il-cancro-come-il-fumo-live/).

Di seguito, due estratti di articoli sul tema, il primo dall'Huffington Post e l'altro dal Post.

......

http://www.huffingtonpost.it/2015/10/26/carne-cancerogena-dati-oms_n_8388982.html Di Giacomo Talignani

Le carni lavorate come wurstel, pancetta ma anche prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne sono "cancerogene" e vanno inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene.
Ad affermarlo è l'International Agency for Research on Cancer (IARC) dell'Oms attraverso un gruppo di lavoro di 22 esperti di 10 diverse nazioni. Meno a rischio sono le carni rosse non lavorate, inserite fra le 'probabilmente cancerogene' (gruppo 2A).
La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. "Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa".
Le indiscrezioni sulla decisione dell'Oms erano state anticipate alcuni giorni fa. Ora la conferma ufficiale (QUI LA NOTA).
50 GRAMMI - Gli esperti hanno concluso che ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata mangiata ogni giorno aumenta il rischio di cancro colorettale del 18%. "Un rischio che aumenta con la quantità di carne consumata" spiegano i relatori.
Il gruppo di lavoro IARC ha considerato più di 800 studi che hanno indagato il rapporto fra diversi tipi di cancro con il consumo di carne rossa o carne lavorata. Risultati che "supportano ulteriormente le attuali raccomandazioni dell'Oms di limitare l'assunzione di carne" spiegano, riconoscendo comunque il "valore nutrizionale della carne rossa".
QUALE CARNE ROSSA - Per quanto riguarda la carne rossa, l'Oms specifica che si riferisce a tutti i tipi di carne muscolo di mammifero, come la carne di manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra.
QUALE CARNE LAVORATA - Per carni "lavorate" intende tutte quelle trasformate attraverso salatura, stagionatura, fermentazione, prodotti affumicati o "altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione".

....

http://www.ilpost.it/2015/10/26/carne-lavorata-rossa-cancro/

È stato pubblicato un atteso rapporto dall’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia dell’ONU che si occupa di salute e medicina – in cui viene detto che il consumo di carne lavorata, cioè affettati, würstel e bacon, aumenta il rischio di contrarre il tumore al colon. L’OMS ha inoltre detto di avere a disposizione «alcune prove» che indicano che anche la carne rossa è cancerogena. I contenuti del report dell’OMS sono simili a quelli contenuti già in molti altri studi, ma una presa di posizione dell’OMS era molto attesa per l’importanza dell’ente e per le potenziali conseguenze che può avere sui consumi di carne. L’OMSha comunque precisato di non saperne ancora abbastanza su diverse questioni: ad esempio, se esista una eventuale “quantità massima” di carne da consumare per non correre rischi. In generale è anche molto cauta sulle ipotesi che coinvolgono la carne rossa.
Secondo l’‘OMS, ci sono state prove sufficienti per inserire la carne lavorata nel gruppo 1 – quello in cui stanno le sostanze più dannose –  della classificazione sugli agenti cancerogeni compilata dalla IARC, la divisione che si occupa di ricerca sul cancro dell’OMS (qui c’è un elenco di tutte le sostanze presenti nella lista). Il gruppo 1 comprende anche sostanze come il tabacco delle sigarette e l’alcool contenuto nelle bevande alcoliche.
Questo non vuol dire però che mangiare carne non abbia alcun effetto positivo: né che mangiare un panino col bacon equivalga a fumare una sigaretta, hanno scritto i giornalisti scientifici James Gallagher e Helen Briggs. Anche l’epidemiologo Kurt Straif, che lavora per l’OMS, ha detto che «per una persona normale, il rischio di sviluppare il cancro al colon a causa del consumo di carne lavorata rimane basso: ma il rischio ovviamente aumenta a seconda della quantità consumata». Il World Cancer Research Fund, un’importante ONG che si occupa di ricerca e prevenzione contro i tumori, da tempo consiglia di consumare meno di mezzo chilo a settimana di carne rossa, e di ridurre il più possibile il consumo di carne lavorata.

Il vero costo della carne


Di Abigail Geer
Sveliamo i retroscena dei sussidi nel settore agricolo.
Uno dei fattori più importanti che influenzano la produzione alimentare nazionale e mondiale è la quantità di denaro che i governi pagano in sovvenzioni agli agricoltori. Attualmente questo sistema è fortemente sbilanciato verso l'industria degli allevamenti, la zootecnia, rendendo così artificialmente basso il costo della carne.
I soldi delle tasse pagano gli allevatori affinche' usino e abusino degli animali, facendo andare in attivo queste imprese: senza i sussidi, invece, il costo reale della produzione della carne porterebbe queste aziende in perdita netta.
C'è qualcosa che non funziona, se la vita di un pollo è ridotta al cartellino del prezzo e questo prezzo è inferiore a quello di un cestino di fragole: bisogna cominciare a chiedersi come e perché.
Se il governo smettesse di pagare ingenti somme di denaro agli allevatori e redistribuisse questi fondi a coloro che desiderano coltivare frutta, verdura e altri vegetali per il consumo umano, molti dei problemi alimentari del mondo scomparirebbero (e con essi l'impatto negativo sull'ambiente e sulla vita degli animali).

L'Atlante della carne

L'Atlante della carne (Meat Atlas) è uno degli studi più affascinanti sulle industrie agricole mondiali mai pubblicato. Evidenzia quanto denaro viene indirizzato all zootecnia nel mondo, e come questo stia facendo scendere i prezzi della carne ben più di quanto accadrebbe in una economia naturale. Barbara Unmüßig, presidente della Fondazione Heinrich Böll, che ha creato questo dossier, afferma: "In molti paesi, i consumatori sono stufi di essere ingannati dal settore agroalimentare. Invece di utilizzare il denaro pubblico per sovvenzionare allevamenti intensivi - come negli Stati Uniti e nell'Unione Europea - i consumatori vogliono politiche ragionevoli che promuovano una produzione ecologicamente, socialmente ed eticamente sana". Quindi, chi sta beneficiando dei sussidi, e come vengono spesi questi soldi?

Sovvenzioni dirette alla carne

Molti governi sovvenzionano direttamente le imprese di zootecnia pagando gli allevatori per ogni animale che possiedono, fornendo ben il 40 per cento del costo di nuove stalle e sovvenzionando direttamente le imprese di colture foraggere (che rendono i costi dei mangimi animali molto più bassi per gli agricoltori). Le somme di cui stiamo parlando sono shoccanti e "tali sussidi sono spesso distribuiti secondo il motto: più grande è la società, maggiore è il sussidio". Questo significa che ingenti somme di denaro vengono pagate alle grandi multinazionali, aiutandole ad aumentare i loro profitti, mentre allo stesso tempo si condannano sempre più animali alle terribili condizioni di questi allevamenti intensivi.

Immagine: Meat Atlas
Questa immagine mostra le cifre stimate nel Meat Atlas e dimostra esattamente quanto denaro pubblico viene pompato nei diversi settori della zootecnia. Come si puo' vedere, le industrie piu' intensive, per terreno e risorse, hanno richiesto i sussidi più alti a proprio sostegno: il settore bovino ha risucchiato 18 miliardi di dollari, l'industria del latte 15,3 miliardi e l'industria della carne di maiale 7,3 miliardi.
Questi costi si basano solo sui sussidi diretti corrisposti agli agricoltori nei paesi OCSE, per animali e mangimi, e non tengono conto di innumerevoli altri modi in cui le imprese sono indirettamente finanziate, tramite riduzione delle aliquote fiscali, costi assistiti di trasporto e spedizione, e miglioramento delle infrastrutture locali, tutto previsto perché le attività abbiano successo.

I costi ambientali nascosti

Un altro costo nascosto associato alla zootecnia è l'immenso impatto negativo sull'ambiente. Non è un segreto che le Nazioni Unite e altri abbiano ampiamente riconosciuto che le pratiche di allevamento sono responsabili di danni ambientali e distruzione sempre crescenti. Sicuramente se i governi volessero sul serio influire sul cambiamento climatico, esaminerebbero la montagna di prove a sostegno dell'idea che gli allevamenti sono molto più distruttivi e inquinanti delle coltivazionie di cereali, frutta e verdura, e sosterrebbero scelte alimentari più ecocompatibili e sostenibili.

L'alternativa

Le nostre pratiche agricole hanno bisogno di un ripensamento radicale se vogliamo avere una possibilità di creare un sistema alimentare più sostenibile.
Se smettessimo di sovvenzionare un settore crudele e disumano e invece sovvenzionassimo la coltivazione di frutta e verdura, tutti ne raccoglierebbero i benefici. Piuttosto che restare bloccati in un sistema iniquo e ingiusto, che mette barriere tra la gente e la sua capacità di accedere a frutta e verdura fresca, eliminare i sussidi ai prodotti di origine animale potrebbe letteralmente creare una rivoluzione alimentare globale, che potrebbe trasformare le nostre vite, in tutto il mondo.
Fonte:
Abigail Geer, The True Cost of Meat: Demystifying Agricultural Subsidies, Care2, 15 maggio 2014
Traduzione a cura di Teresa Sassani

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