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La lettera a Silvia Romano della somala Maryan Ismail


Maryan Ismail
Lettera a Silvia Romano
Ho scelto il silenzio per 24 ore prima di scrivere questo post.
Quando si parla del jihadismo islamista somalo mi si riaprono ferite profonde che da sempre cerco di rendere una cicatrice positiva. L’aver perso mio fratello in un attentato e sapere quanto è stata crudele e disumana la sua agonia durata ore in mano agli Al Shabab mi rende ancora furiosa, ma allo stesso tempo calma e decisa.
Perché? Perché noi somali ne conosciamo il modus operandi spietato e soprattutto la parte del cosidetto volto “perbene” . Gente capace di trattare, investire, fare lobbing, presentarsi e vincere qualsiasi tipo di elezione nei loro territori e ovunque nel mondo.
Insomma sappiamo di essere di fronte a avversari pericolosissimi e con mandanti ancor più pericolosi.
Ora la giovane cooperante Silvia Romano, che è bene ricordare NON ha mai scelto di lavorare in Somalia, ma si è trovata suo malgrado in una situazione terribile, è tornata a casa.
Non è un caso che per mesi ho tenuto la foto di Silvia Romano nel mio profilo fb. Sapevo a cosa stava andando incontro.
Si riesce soltanto ad immaginare lo spavento, la paura , l’impotenza, la fragilità e il terrore in cui ci si viene a trovare?
Certamente no, ma bastava leggere i racconti delle sorelle yazide, curde, afgane, somale, irachene, libiche , yemenite per capire il dolore in cui si sprofonda.
Comprendo tutto di Silvia.
Al suo posto mi sarei convertita a qualsiasi cosa pur di resistere, per non morire. Mi sarei immediatamente adeguata a qualsiasi cosa mi avessero proposto, pur di sopravvivere.
E in un nano secondo.
Attraversare la savana dal Kenya e fin quasi alle porte di Mogadiscio in quelle condizioni non è un safari da Club Mediterranee… Nossignore è un incubo infernale, che lascia disturbi post traumatici non indifferenti.
Non mi piacciono per nulla le discussioni sul suo abito ( che per cortesia non ha nulla di SOMALO, bensì è una divisa islamista che ci hanno fatto ingoiare a forza), né la felicità per la sua conversione da parte di fazioni islamiche italiane o ideologizzati di varia natura.
La sua non è una scelta di LIBERTA’, non può esserlo stata in quella situazione.
Scegliere una fede è un percorso così intimo e bello, con una sua sacralità intangibile.

maryan-ismail a Silvia Romano
E poi quale Islam ha conosciuto Silvia ?
Quello pseudo religioso che viene utilizzato per tagliarci la testa? Quello dell’attentato di Mogadiscio che ha provocato 600 morti innocenti? Quello che violenta le nostre donne e bambine? Che obbliga i giovani ad arruolarsi con i jihadisti? Quello che ha provocato a Garissa 148 morti di giovani studenti kenioti solo perché cristiani? Quello che provoca da anni esodi di un’intera generazione che preferisce morire nel deserto, nelle carceri libiche o nel Mediterraneo pur di sfuggire a quell’orrore? Quello che ha decimato politici, intellettuali, dirigenti, diplomatici e giornalisti?
No non è Islam questa cosa.
E’ NAZI FASCISMO, adorazione del MALE.
E’ puro abominio.
E’ bestemmia verso Allah e tutte le vittime.
I simboli, sopratutto quelle sul corpo delle donne hanno un grande valore. E quella tenda verde NON ci rappresenta.
Quando e se sarà possibile , se la giovane Silvia vorrà , mi piacerebbe raccontarle la cultura della mia Somalia. La nostra preziosa cultura matriarcale, fatta di colori, profumi, suoni, canti, cibo, fogge, monili e abiti.
Le nostre vesti e gioielli si chiamano guntino, dirac, shash, garbasar, gareys, Kuul, faranti, dheego,macawis, kooffi.
I nostri profumi si chiamano cuud, catar e persino barfuum (che deriva dall’italiano).
Ho l’armadio pieno delle stoffe, collane e profumi della mia mamma. Alcuni di essi sono il mio corredo nuziale che lei volle portarsi dietro durante la nostra fuga dalla Somalia.
Adoriamo i colori della terra e del cielo.
Abbiamo una lingua madre pieni di suoni dolci , di poesie, di ninne nanne, di amore verso i bimbi, le madri, i nostri uomini e i nonni.
Abbiamo anche parti terribili come l’infibulazione (che non è mai religiosa, ma tradizionale) , ma le racconterei come siamo state capaci di fermare un rito disumano.
Come e perché abbiamo deciso di non toccare le nostre figlie, senza aiuti, fondi e campagne di sostegno.
Ma soprattutto le racconterei di come siamo stati, prima della devastazione che abbiamo subito, mussulmani sufi e pacifici, mostrandole il Corano di mio padre scritto in arabo e tradotto in somalo..
Di quanti Imam e Donne Sapienti ci hanno guidato.
Della fierezza e gentilezza del popolo somalo.
E infine ho trovato immorale e devastante l’esibizione dell’arrivo di Silvia data in pasto all’opinione pubblica senza alcun pudore o filtro.
In Italia nessun politico al tempo del terrorismo avrebbe agito in tal modo nei confronti degli ostaggi liberati dalle Br o da altre sigle del terrore.
Ti abbraccio fortissimo cara Silvia, il mio cuore e la mia cultura sono a tua disposizione..
Soo dhowaw, gadadheyda macaan.

FESTA DELLA DONNA, FELICE 8 MARZO !


Di Salvatore Santoru

In occasione dell'
8 marzoInformazione Consapevole fa gli auguri a tutte le donne seguaci del sito e non.

Inoltre, si auspica l'avanzamento verso una società migliore per donne e uomini e, inoltre, si auspica che possa venire raggiunta l'emancipazione anche in quelle parti del mondo dove i diritti delle donne sono assenti o fortemente limitati.

Giornata internazionale della donna 2020- COMUNICATO CNDU


RICEVO E PUBBLICO :

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani in occasione della Giornata
Internazionale della Donna che si celebra ogni anno l’8 marzo, in linea con la ricorrenza, intende
ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche raggiunte dalle donne nel corso della storia
e soprattutto del ‘900 che le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora
oggetto in tante parti del mondo.

Il Women’s Day iniziò ad essere celebrato, con regolarità, per la prima volta nel 1909 negli Stati
Uniti, ma con mesi e giorni diversi. Fu l’ONU nel 1977 che stabilì con la risoluzione 32/142 che l’8
marzo sarebbe diventato ufficialmente la “Giornata delle Nazioni Unite per i Diritti delle Donne e
per la Pace internazionale”. In Italia, la ricorrenza si diffuse negli anni Venti solo tra le operaie
delle grandi fabbriche eclissandosi nella clandestinità durante gli anni bui del Fascismo. L’8 marzo
venne celebrato ufficialmente solo nel 1946. Tra le due guerre e dopo la Liberazione, le donne
italiane si scoprirono operaie, impiegate di banca, segretarie, oltrepassando il Non plus ultra, quel
confine invalicabile tra ruolo maschile e femminile imposto dalla società prebellica. 

Fu il ‘68 però,
l’alba di una nuova era, l’Anno Zero del cambiamento culturale che vide protagoniste le donne.
Queste ultime, arrabbiate, deluse, ma ormai forti, scendevano nelle piazze ad urlare i loro diritti, a
pretendere quelle riforme senza le quali ogni tanto venivano ingoiate nelle sabbie mobili. E
iniziarono le conquiste una dopo l’altra: depenalizzazione dell’adulterio, legge sul divorzio, diritto
di famiglia, fino ad arrivare all’abrogazione dell’infamia del delitto d’onore, residuo del Codice
Rocco degli anni Venti. 

La caccia alle streghe era terminata. O almeno così sembrava…
Oggi le donne, almeno quelle dei paesi avanzati, sono presenti a 360° nella società, nel mondo
dell’impresa, nelle università, nella magistratura, nel Governo e nel Parlamento. Ma ci sono anche
le altre donne. Le altre donne, purtroppo, quelle che vivono sotto a un altro cielo, quelle dell’Africa
o dell’Asia ad esempio, sono ancora sfruttate, violate, vivono ancora in un mondo di ingiustizie e di
barbarie in cui i Diritti Umani faticano a farsi strada. E’ per queste donne che l’8 marzo ha la sua
ragione d’essere! In realtà, la Giornata Internazionale delle Donne, che nell’accezione comune
viene chiamata in modo riduttivo Festa della Donna, è una giornata celebrativa di riflessione, non
una semplice festa, è un momento in cui l’Organizzazione delle Nazioni Unite che ha istituito tale
ricorrenza, ci invita a operare affinché nel mondo si possa raggiungere una effettiva parità di genere
entro il 2030.

 L’8 marzo, allora, diventa una festa commerciale solo per chi sceglie di rimanere
sulla superficie, e vive questa data come una festa, negando così al Giorno della Memoria il suo
nobile fine che è quello di un momento di profonda riflessione storica. E’ doveroso, quindi, da un
lato riconoscere tutte le conquiste che le donne hanno fatto con fatica nel corso dei secoli, dall’altro
essere consapevoli che bisogna ancora lavorare tanto per eliminare le discriminazioni di cui le
donne sono ancora oggetto e contrastare la violenza di genere. In tal senso, l’8 marzo ha la sua
ragione d’essere per tutte le donne, per le donne di ogni meridiano e parallelo.

Oggi una nuova questione femminile (ma non solo femminile!) è tornata a essere centrale nel
dibattito pubblico, e la Giornata Internazionale delle Donne è l’occasione per ricordare che se tante
battaglie si sono combattute e vinte, tante altre battaglie sono ancora in corso. Negli ultimi anni il
giallo della mimosa, simbolo di questa giornata, viene sempre più eclissato dalle scarpette rosso
porpora. C’è una battaglia sanguinaria, infatti, che ancora si consuma, e da cui le donne sembrano
impossibilitate a difendersi perché in campo scendono improvvisamente la Follia, il Degrado, il
Male, cavalieri neri che tutto travolgono senza pietà. Stiamo parlando del Femminicidio, un triste
neologismo che è entrato prepotentemente nella nostra società per indicare quella forma estrema di
violenza di genere contro le donne per le quali è nata la Legge Codice Rosso.
Dopo certe riflessioni è naturale pensare che la ricorrenza dell’8 marzo si trasformerà in una Festa
solo quando le donne non saranno più oggetto di violenza, di discriminazione e di subordinazione, solo quando finalmente scompariranno tutti i tipi di abusi, da quelli macroscopici a quelli più
piccoli e quotidiani.

Il CNDDU, come sempre consapevole del grande lavoro che i docenti della scuola italiana svolgono
ogni giorno per i nostri ragazzi, invita tutti i colleghi della scuola secondaria di I e II grado a
dedicare qualche giorno di lavoro alla Memoria delle donne del ‘900, alle straordinarie donne che
hanno cambiato la storia del Nostro Paese e del Mondo. Abbiamo pensato di chiamare questo
compito Mimosa di acciaio. Medici, scrittrici, politiche, schiave. Sono tante le donne importanti che
hanno lottato per se stesse e per le altre donne. Sono tante le mimose di acciaio che ha avuto l’Italia:
Maria Montessori, Matilde Serao, Nilde Iotti, Franca Viola, Oriana Fallaci, ma potremmo
continuare a lungo con le mimose di acciaio che ha avuto il mondo…
In questi giorni che precedono la giornata celebrativa, cogliamo una di queste mimose di acciaio, e
doniamola ai nostri studenti. E’ l’unico modo che abbiamo per ricordarci da dove veniamo e dove
stiamo andando. E se poi vogliamo sapere chi siamo, allora dobbiamo guardare negli occhi una
donna. Guardiamola, amiamola!

Prof.ssa Rosa Manco
Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani

Giornata Internazionale delle Donne nella Scienza- COMUNICATO CNDDU

RICEVO E PUBBLICO:

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle ragazze nella Scienza che si celebra l’11 febbraio, intende fare una doverosa riflessione sulle donne che hanno dedicato la loro vita alla scienza

Nel dicembre del 2015, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito una giornata mondiale per omaggiare il grande valore di tutte le donne che hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo scientifico. Tale giornata rientra a pieno titolo nei 17 obiettivi previsti dalle Nazioni Unite nel programma dello Sviluppo sostenibile per trasformare e migliorare il mondo. Nell’Agenda 2030 un obiettivo/traguardo fondamentale è proprio la Parità di genere.

Le Nazioni Unite sono consapevoli che per trasformare e migliorare il mondo è necessaria una solida formazione scientifica, e quest’ultima deve essere accessibile agli uomini e alle donne in egual misura. E’quindi fondamentale superare le differenze di genere nell’accesso allo studio delle materie scientifiche. Il rapporto dell’UNESCO di Woman in Science 2018 ha analizzato il livello di disuguaglianza scientifica per fornire numeri precisi delle donne in ambito STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Dal rapporto è emerso che solo il 28.8% delle donne a livello globale riesce ad affermarsi in ambito scientifico. Poche donne arrivano ai vertici degli istituti di ricerca, poche sono le accademie titolate, la piramide della scienza è costituita da un vertice maschile che ancora non lascia spazio all’ingegno femminile. 

Ma perché? Se sono brave, se sorpassano i loro compagni maschi non solo al liceo, ma anche all’università, perché sono poi poche le prospettive di carriera in ambito scientifico? Qual è la ruota dell’ingranaggio mal lubrificata che non permette alle donne di avanzare e affermarsi nonostante ormai le loro riconosciute capacità? In realtà la risposta è, allo stesso tempo, semplice e complessa: il desiderio di maternità, gli orari di lavoro, i modi di lavorare, la “testosteronica” competizione maschile, tutto questo rappresenta quella ruota dell’ingranaggio mal lubrificata! E allora sono troppe le donne che non ce la fanno a sfatare miti, a sconfiggere pregiudizi, a superare vecchi stereotipi secondo i quali è più adatto Adamo a fare l’astronomo! 

La Giornata delle Donne nella Scienza è nata proprio per incoraggiare le donne, per sostenerle, per supportarle nella loro scelta di iniziare una carriera scientifica, e soprattutto per favorire la piena parità di genere nelle scienze. A livello Internazionale qualcosa sta cambiando. L’Unione Astronomica Internazionale ha incluso tra i suoi progetti lo Woman and Girls in Astronomy Day, con il chiaro intento di incoraggiare le ragazze di tutto il mondo a considerare di intraprendere una carriera nell’ambito dell’astronomia. Anche il Nostro Paese sta agendo da magnete per promuovere, tutelare e valorizzare le competenze femminili nella scienza. Nel 2016 è nata una banca dati online, 100esperte.it, che propone profili e cv di professioniste italiane nei vari settori scientifici.

Il CNDDU, in questa giornata così nobile, è totalmente schierato accanto alle donne che sognano di poter dare il loro contributo nell’ambito scientifico, qualsiasi esso sia. Per tale ragione vuole impegnarsi in prima linea ad essere portavoce di questo triste gap di genere affinché si riduca e permetta la piena realizzazione del grande ingegno di Eva. 
Non occorre andare molto lontano, non occorre uscire dai confini nazionali per inchinarsi dinanzi a donne-scienziato che hanno cambiato la Storia dell’Umanità. Ricordiamo infatti con sommo orgoglio che il Nostro Paese ha dato i natali a donne come Rita Levi Montalcini, a Margherita Hack, e Samantha Cristoforetti. E la lista, di ieri e di oggi, potrebbe continuare ancora a lungo.

Come sempre ci rivolgiamo alla scuola italiana, sempre sensibile, sempre attenta e sempre impegnata a valorizzare le giuste cause. Pertanto, il CNDDU, invita come sempre i colleghi docenti a dedicare “qualche parola” per questa giornata. 
Sarebbe bello poter ricordare ai nostri studenti le donne che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Scienza, purtroppo sono solo 20, rispetto ai 600 assegnati. Ma quelle 20 donne-scienziato ci sono, esistono! E se noi le ricordiamo, se noi le portiamo in classe, magari il loro esempio può diventare una stella polare che guiderà qualche nostra alunna verso la scienza, e allora non avrà più paura di sognare in grande!
Prof.ssa Rosa Manco
Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani

Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo (forse)



Elena Cornaro Piscopia è considerata da alcuni la prima donna laureata al mondo, ed è celebrata oggi da un doodle di Google che ne ricorda la nascita, avvenuta il 5 giugno del 1646.
Elena Cornaro Piscopia nacque a Venezia da Giovan Battista Cornaro e Zanetta Boni. Fin da giovane mostrò doti notevoli per lo studio e la ricerca, che il padre cercò di indirizzare affidandola a insegnati prestigiosi: i teologi Giovanni Battista Fabris e Felice Rotondi, il latinista Giovanni Valier, il grecista Alvise Gradenigo e il rabbino Shemel Aboaf. Studiò anche lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, la matematica e l’astronomia, e imparò a suonare clavicembalo, clavicordo, arpa e violino. Prese inoltre lezioni di filosofia da Carlo Rinaldini, professore all’università di Padova e amico del padre.
Nonostante il padre la volesse far sposare, nel 1665 Elena Cornaro Piscopia decise di seguire la sua vocazione religiosa e farsi oblata benedettina: in questo modo, pur dovendo seguire la regola benedettina, riuscì a evitare la reclusione monastica e proseguire i propri studi.
Nel 1677, quando era ormai diventata una studiosa conosciuta in tutta Europa, fece domanda per ottenere la laurea in teologia presso l’Università di Padova, ma il vescovo della città, il cardinale Gregorio Barbarigo, si oppose sostenendo che fosse «uno sproposito dottorar una donna» e che sarebbe stato un «renderci ridicoli a tutto il mondo». Alla fine, grazie alla mediazione di Rinaldini, fu trovato un compromesso e a Elena Cornaro Piscopia  fu permesso di laurearsi in filosofia, e non in teologia come avrebbe desiderato.
La sua dissertazione ebbe luogo il 25 giugno 1678 e si racconta che andarono ad ascoltarla così tante persone che si dovette organizzare l’evento nella cattedrale della città, e non in università. Questo traguardo non fu però seguito da qualcosa di più concreto per lei e per la sua carriera. Dopo la laurea, Elena Cornaro Piscopia si trasferì a Padova, dove continuò i suoi studi, ma senza potere insegnare. Dopo la laurea, la sua salute fu molto indebolita dalle pratiche ascetiche a cui si sottoponeva e dallo studio molto intenso: morì nel luglio del 1684, a soli 38 anni, e venne sepolta nella chiesa di Santa Giustina, a Padova.
Elena Cornaro Piscopia è considerata da alcuni la donna a essersi laureata nella storia, ma alcuni studi mettono in discussione il suo primato: sono infatti attestati altri casi di donne laureate al mondo prima di lei, tra cui Bitisia Gozzadini che conseguì una laurea in diritto canonico a Bologna nel 1236, e Isabella Losa, che ottenne un dottorato in teologia a Cordova nel XVI secolo.

FESTA DELLA DONNA, BUON 8 MARZO !


Di Salvatore Santoru

In occasione dell'8 marzoInformazione Consapevole fa gli auguri a tutte le donne seguaci del sito e non.

Inoltre, si auspica l'avanzamento verso una società migliore per donne e uomini e ci si auspica che possa venire raggiunta l'emancipazione anche in quelle parti del mondo dove i diritti delle donne sono assenti.

Il primo giorno in cui le donne hanno potuto guidare in Arabia Saudita

È la sensazione più bella del mondo. Posso guidare fino a lavoro, accompagnare i miei figli, visitare il mio paese.
Alla fine del video si vede il principe saudita Alwaleed bin Talal seduto sul posto del passeggero mentre sua figlia guida l’automobile.
Anche Roa Altaweli, un’ostetrica di Jeddah, ha parlato con BBC durante il suo primo viaggio da guidatrice da casa all’ospedale dove lavora: «In questo primo giorno le strade sono tranquille: è un giorno di vacanze estive per gli studenti. Non male per delle neo guidatrici ansiose». Altaweli comunque non rientra nella categoria, visto che ha ottenuto la patente 13 anni fa in Bahrein, e ha una patente internazionale che usa quando va in vacanza all’estero. Ha detto che in molti paesi le ostetriche devono avere la patente per lavorare, e di sperare che ci sia la possibilità per le ostetriche di aiutare le donne che partoriscono in casa. La possibilità di guidare, ha detto, aiuterà molto anche le dottoresse di turno di notte a raggiungere gli ospedali senza dover prendere un taxi.
«Oggi mi sono svegliata prima del solito. Ero così emozionata che non riuscivo a dormire. Oggi sto guidando verso il lavoro, e per la prima volta non sono seduta sui sedili posteriori. Sono al volante. Non riesco ancora a credere che potrò guidare a Jeddah […] Sono rimasta alzata fino a dopo mezzanotte cercando sui social network foto e video di donne che partivano in auto subito dopo la fine del divieto».
«Nessuno mi ha infastidita o fissata sulla strada, e mi sento come se guidassi qui da molto tempo. […] Oggi è un giorno storico, e sembra ci possano essere giorni ancora più storici per le donne in Arabia Saudita».
L’abolizione del divieto fa parte di “Vision 2030”, un piano di riforme economiche e sociali volute dal potente principe ereditario Mohammed bin Salman, che ha detto di volere «un Islam tollerante e moderato, che sia aperto al mondo e a tutte le religioni».

Al piano fanno riferimento anche una serie di riforme sociali, alcune delle quali sono state solo annunciate e altre già introdotte. Tuttavia a fine maggio sette attivisti per i diritti delle donne sono stati arrestati, secondo altri attivisti per mettere a tacere i sostenitori dei diritti delle donne nel paese. Tutte le persone arrestate si erano impegnate a lungo per far eliminare il divieto di guida per le donne e tuttora chiedono la fine del sistema oppressivo che impedisce alle donne saudite molte attività senza l’autorizzazione di un loro familiare uomo. Le donne non possono per esempio viaggiare all’estero, sposarsi, frequentare le scuole superiori o sottoporsi ad alcune procedure mediche senza il permesso del tutore maschio, che può essere il marito, il padre, il fratello, ma anche il figlio.

Bellezza, incubo macchie da sole: rischi già a 20 anni

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Caldo e giornate soleggiate insidiano la pelle delle italiane. “Quello delle macchie da sole resta l’inestetismo più diffuso al mondo: affligge anche le popolazioni di colore e quelle orientali. Si stima che colpisca quattro italiane su 10, e può manifestarsi anche a 20 anni, ma con l’età il pericolo aumenta”.
Parola di Leonardo Celleno, cosmetologo dell’Università Cattolica di Roma, che sottolinea come “cancellare queste macchie può rivelarsi impegnativo. Ecco perché resta fondamentale la prevenzione, al mare ma anche in città: è bene usare filtri solari, e scegliere prodotti per il trucco che siano adatti ai raggi. Anche i cosmetici sbagliati possono infatti essere all’origine delle macchie brune”.
Le macchie possono fare la loro comparsa su zigomi, naso, fronte, mento, ma anche tra naso e bocca, formando odiati ‘baffetti’. “Occhio ai profumi, alla pillola, agli antibiotici e ad alcuni farmaci anti-infiammatori: con l’esposizione al sole possono comparire le macchie. Un inestetismo – spiega Celleno – legato in parte agli estrogeni. Anche le donne in gravidanza devono fare particolare attenzione, perché per loro l’insidia si chiama cloasma gravidico”, una eccessiva pigmentazione della pelle del viso con conseguente comparsa di macchie brune su fronte, naso, labbra e zigomi, a formare una sorta di ‘maschera’.

ALGERIA, volti delle donne oscurate nei manifesti dei partiti islamisti


Algeria, cancellati i volti delle donne candidate sui manifesti


Di Giordano Stabile

“Ovetti” bianchi al posto dei volti delle candidate donne. A tre settimane dalle elezioni parlamentari in Algeria - si vota il 4 maggio - si riaccende la lotta per la condizione femminile. Nelle province rurali, come quella di Arreridj, partiti di ispirazione islamica, hanno cancellato i volti delle loro candidate dai manifesti. Al loro posto un ovale bianco, incorniciato nello hijab, il velo tradizionale. 
La decisione ha subito aperto lo scontro fra la parte “laica” del Paese, guidato dagli anni Settanta dal Fronte di Liberazione Nazionale, Fnl, e dominato dai militari, e il forte movimento islamico che negli anni Novanta aveva creato il Fis, Fronte islamico di salvezza, e dopo l’annullamento del voto del 1992, alla guerra civile e al terrorismo islamista. 

Un avatar in tv  
Una candidate del Fronte nazionale per la Giustizia sociale, partito ispirato all’islam politica, è apparsa sul canale televisivo Ennahar nella provincia di Ouargla in forma di “avatar” femminile bianco, invece che con la sua persona. 

La Commissione elettorale: è “illegale”  
E’ intervenuta la Commissione elettorale e ha bollato come “pericolosa, illegale, opposta alle leggi e alle tradizioni” la pratica: “Ogni cittadino ha il diritto di sapere per chi vota”.  

I precedenti in Egitto e a Gaza  
Già in Egitto, nel 2011 e nel 2012, i partiti salafiti avevano cancellato i volti delle donne dai manifesti, sostituiti da immagini floreali. Una polemica simile era scoppiata a Gaza lo scorso settembre, prima delle elezioni amministrative poi rinviate. Anche lì erano spariti i volti delle candidate di Al-Fatah dai manifesti. 

L'ARABIA SAUDITA LANCIA IL CONSIGLIO DELLE DONNE... MA SENZA DONNE

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Di Salvatore Santoru

L'Arabia Saudita ha lanciato il 'Consiglio Delle Donne'(1).
Indubbiamente una grande innovazione per l'Arabia si poterebbe dire, ma ad alcuni media non è sfuggito il 'particolare' che nella prima riunione del 'Qassim Girls Council' i partecipanti erano tutti uomini(2).
Le donne potevano seguire la conferenza, ma solo in video.

NOTE:

(1)http://www.repubblica.it/esteri/2017/03/14/foto/al_consiglio_per_le_ragazze_non_ci_sono_donne_polemica_in_arabia_saudita-160558592/1/#1

(2)http://www.ilfoglio.it/esteri/2017/03/14/news/l-arabia-saudita-lancia-il-consiglio-delle-donne-senza-donne-125134/

BUON 8 MARZO A TUTTE LE DONNE!

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Di Salvatore Santoru

In occasione dell'8 marzo, Informazione Consapevole fa gli auguri a tutte le donne seguaci del blog e non.




Inoltre, si auspica l'avanzamento verso una società migliore per donne e uomini e ci si auspica che possa venire raggiunta l'emancipazione anche in quei paesi in cui i diritti delle donne sono ancora assenti.

LA STORIA DI VALENTINA TERESHKOVA, LA PRIMA DONNA ANDATA NELLO SPAZIO

Risultati immagini per Valentina Tereškova space
Di Giulia Rocco
Alla fine di un segretissimo addestramento, il suo nome e il suo volto, nell’arco di poche ore, fanno il giro del pianeta, proprio come lei aveva fatto pochi giorni prima a bordo della capsula Vostok 6



Dopo il volo di Gagarin, l’Unione Sovietica consolida il suo primato in ambito spaziale con un ulteriore record. Valentina Tereškova è la prima donna a volare nello spazio ed è la perfetta immagine della propaganda del partito. La grande determinazione, la forte personalità e l’estrazione proletaria sono gli ingredienti perfetti perché questa giovane ventiseienne diventi un’eroina e rappresenti le virtù del comunismo.
Nel 1962 viene selezionata dalla Soviet Air Force insieme ad altre quattro ragazze, le prime della storia a entrare a far parte del corpo sovietico dei cosmonauti. Tra queste sarà solo Valentina a volare nello spazio. In seguito, Sergei Korolev, capo del programma spaziale sovietico, dirà a questo proposito: “le riserve erano più preparate, ma nessuna di loro poteva competere con la Terešhkova. Lei è capace di influenzare le folle, suscita simpatia e sa comparire davanti al pubblico”.
Dopo il suo volo spaziale la Terešhkova diventa ambasciatrice culturale e ricopre vari incarichi politici fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nel 2013, durante il 50° anniversario dalla sua missione spaziale, l’ex cosmonauta dichiara di voler andare su Marte, con un biglietto di sola andata. Nel 2014, alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi, porta la bandiera olimpica.
Dal volo spaziale della Terešhkova si devono aspettare 19 anni per vedere un’altra donna partire per lo Spazio. È la sovietica Svetlana Savitskaya, impegnata nella missione sulla navicella Soyuz T-7 verso la stazione spaziale Salyut 7.

L’insegnamento? In Europa è roba da donne: ben il 70% lo è

Insegnante donna
DI GIULIO CARATELLI
Insegnare in Europa sembra essere considerato un lavoro da donne. Degli 8,3 milioni di persone che nel 2013 hanno svolto questa professione, ben 5,8 milioni, e cioè il 70%, erano donne. Le maestre sono largamente predominanti nelle prime fasi educative: sono il 95% alle scuole materne e l’85% alle elementari. In compenso all’università, la maggior parte dei professori sono uomini (59%).





E’ quanto emerge dai dati pubblicati oggi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, in vista della festa mondiale degli insegnanti, che verrà festeggiata come ogni anno il 5 ottobre. I dati hanno evidenziato come la presenza più alta di educatrici donne, si possa trovare in Estonia (88,2%), Lettonia (83,2%) e Lituania (81,2%), mentre Spagna e Grecia si posizionano agli ultimi posti di questa classifica, con una percentuale al di sotto del 65%.
La predominanza di maestre è nettissima alla scuola materna, dove le donne sono il 95%. Solo Francia (83%), Olanda (86,6%) e Regno Unito (90%) si trovano al di sotto di questa percentuale, mentre Bulgaria, Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Romania e Slovacchia superano il 99% di educatrici nelle scuole pre-primarie all’interno del proprio territorio. Una situazione assai simile si verifica alle elementari, anche in questo caso il numero di donne che ricoprono il ruolo di docente è molto alto, l’85%. Le eccezioni si trovano in Italia, Lettonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovenia, Paesi che superano la soglia del 97%, mentre Spagna, Grecia, Lussemburgo e Svezia, si trovano al di sotto della media, non oltrepassando il muro del  77%.
Nelle scuole secondarie (medie e liceo), le professoresse rappresentano il 64% degli insegnanti, bilanciando la sproporzione delle prime fasi del processo educativo. Solo all’università, l’insegnante uomo diventa predominante: le docenti nel mondo dell’istruzione terziaria sono il 41%. Fanno eccezione Lettonia Lituania e Finlandia, dove la maggior parte dei professori sono anche in questo caso donne.
Un’ultima curiosità registrata dai dati Eurostat riguarda l’Italia. Il nostro è di gran lunga il Paese in cui gli insegnanti sono più anziani: ben il 61,9% dei professori ha raggiunto o superato i 50 anni, contro una media europea di insegnanti oltre la cinquantina del 35,9%. Nella classifica degli insegnanti più vecchi, in seconda posizione ma ben distaccata, la Bulgaria con il 47,7% di ultracinquantenni. Seguono Estonia, Lituania e Svezia.
Il 61,9% degli insegnanti ha raggiunto o superato il traguardo dei 50 anni.

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