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La guerra tra Francia e Italia per il controllo del petrolio libico

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Di Eugenia Fiore
Immigrazione e Libia: gli obiettivi di Francia e Italia continuano a scontrarsi, ma il vero pomo della discordia tra Roma e Parigi, oggi come ieri, è ancora una volta il Paese nordafricano.
Il tradizionale equilibrio di questi anni che vede l’Italia sostenere il governo di unità nazionale di Fayez al-Sarraj e la Francia appoggiare il generale di Bengasi Khalifa Haftar si sta infatti affievolendo. Lo stratega in questo grande gioco di potere è il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha scagliato la prima pietra mettendo attorno a un tavolo i due uomini forti della Libia. I partecipanti al vertice si sono così impegnati a portare il Paese a nuove elezioni il 10 dicembre 2018. Una decisione che l’Italia, e buona parte della Comunità internazionale, ritiene prematura. Con questa vittoria diplomatica, comunque, la Francia è riuscita a rafforzare la sua influenza sul territorio libico, scavalcando il partner naturale del Paese nordafricano.
I bisticci tra i due Paesi sulla questione libica, però, non sono solo attualità: sono anche storia. 
Primo in ordine di tempo è infatti il cosiddetto “schiaffo di Tunisi“: il 12 maggio del 1881 la Francia stabilì, con un’azione di forza, il protettorato sulla Tunisia (al tempo nel Paese vivevano quasi 70mila italiani e Roma era convinta di avere un diritto di prelazione).
Come riporta il Corriere della Sera, negli anni seguenti un nuovo sgambetto da Parigi arriva in occasione della guerra italo-turca, combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano nel 1911. Roma puntava a impadronirsi delle due province ottomane che nel 1934 avrebbero costituito la Libia insieme alla regione del Fezzan. I nostri Servizi segnalarono in quei mesi che la Francia permetteva aiuti ai turchi attraverso il confine tunisino. Ma la crisi arrivò al suo apice quando, nel gennaio del 1912, due navi francesi furono bloccate e dirottate verso Cagliari. La prima trasportava un aereo e la seconda – ricorda sempre il quotidiano – una missione turca composta da 29 militari. Dopo vari episodi di tensioni, poi, i due Paesi si riconciliarono e combatterono insieme durante la Grande Guerra.
La Libia, che divenne un Regno nel 1951, è il nono Paese al mondo per riserve di petrolio e il 22esimo per quelle di gas. Un bocconcino, insomma, che la Francia ha sempre corteggiato, cercando di tanto in tanto di scavalcare l’Eni (presente nel territorio libico dagli anni Trenta quando Agip inizia a svolgere attività esplorative nel settore petrolifero acquistando diverse concessioni nel Paese). Cosa poteva fare la Francia a questo punto per cercare di ribaltare la situazione a suo favore? Un altro atto tutt’altro che amichevole arriva nel 1969 con l’avvento al potere del colonnello Gheddafi. L’industria aeronautica stipulò accordi per armare un regime che aveva conquistato il potere con un colpo di Stato. Un regime che nel 1970 avrebbe cacciato dal Paese circa 20mila italiani.
I danni maggiori, comunque, furono causati dalla guerra voluta da Nicolas Sarkozy nel 2011. L’obiettivo, in fin dei conti, era ancora e solo uno: il petrolio. Le conseguenze dell’intervento sono storia nota. E si fanno sentire ancora oggi.
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