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LIBIA: BERLINO CERTIFICA L’ININFLUENZA DELL’EUROPA E LA CANCELLAZIONE DELL’ITALIA


Di Leoniero Dertona

Si chiude la conferenza di Berlino sulla Libia che, a suo modo, ha segnato un momento storico. Da un lato abbiamo certificato la totale ininfluenza di un’Europa avvolta nelle proprie contraddizioni sulla scena  globale, dall’altro la completa sparizione dell’Italia come paese dotato di politica estera e di dignità.


I risultati sono teoricamente buoni:un cessare il fuoco con auspicio ONU e la promessa di una conferenza interlibica per risolvere la contrapposizione Tripoli-Sarraj e Bengasi-Haftar, con il blocco degli interventi stranieri, turco islamico per il primo, russo egiziano per il secondo. In pratica, senza una forza militare sul campo ed alle frontiere, solo vuote parole al vento, ed altro tempo per Haftar per chiudere la partita sul campo ora che ha tagliato anche il cordone petrolifero per tripoli. Il Generale può contare su denari degli Emirati e Sauditi per pagare i propri mercenari e forniture dirette dalla frontiera egiziana. Zarraj ha il supporto turco e dei fratelli islamici ormsu scoperto, come si vede nel successivo video, nel trasferire estremisti dal fronte siriano a quello nordafricano.
Wasn’t this supposed to be a “covert” operation?

Footage is allegedly showing Syrian rebels in a jet, getting transferred to Libya in support of UN-backed government in Tripoli.

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Questi gentili signori sono ora ai nostri confini e ben agguerriti. Per fermarli ci vorrebbe un vero blocco aereo e navale per il quale non mancano i mezzi, ma la volontà ed il coraggio. Come scriveva il Manzoni uno, se il coraggio non l’ha, non se lo può dare.
I risultati quindi di Berlino sono come un romanzo di Asimov: bello, ma fantascienza. Nessuno vuole mettere gli i stivali dei propri soldati o le prue delle proprie navi in Libia e quindi tutto questo resterà lettera morta. In questo dramma il nostro presidente del consiglio ha portato una vena di comicità, come potete vedere qui

Macron caccia Conte dalla prima fila e pure lo irride. Del resto la nostra politica estera, in mano a dilettanti, non conta assolutamente nulla, e si è trasformata in una sorta di commedia leggera, alla Lino Banfi nella parte dell’emigrato pugliese. Una tangibile dimostrazione di quanto ormai contiamo poco internazionalmente.

Guerra in Libia, Di Battista: “Napolitano vile, si piegò a Parigi”. Solidarietà dal Pd: “Si vergogni, ignorante”


Dall’incontro con i gilet gialli al Franco Cfa, dai migranti all’Europa. Alessandro Di Battista, ospite a Mezz’ora in Più su Rai Tre, torna ad attaccare Parigi. Ma è il suo passaggio sull'”intervento scellerato in Libianel 2011 che ha provocato esodo dei migranti e migliaia di morti” a scatenare le polemiche. Di Battista dice: “Ha deposto un dittatore e Giorgio Napolitano si è piegato in modo vileSilvio Berlusconi ancora di più perché era contrario”. Lucia Annunziata gli chiede di scusarsi per il termine “vile” ma l’ex deputato nega e replica che l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “non si sarebbe mai comportato come Napolitano”. Immediate le critiche del Partito democratico che esprime solidarietà a Napolitano e definisce Di Battista un “ignorante”. “Si vergogni, ha perso un’occasione per tacere“, lo attacca Graziano Delrio.

Le reazioni – Poche ore dopo le parole dell’ex deputato, proprio Mattarella telefona a Napolitano per ringraziarlo per “quanto ha fatto per restituire alla memoria nazionale” l’eccidio delle Foibe. “Mattarella ha voluto, nell’occasione, esprimere al presidente emerito grande apprezzamento per la sua presidenza, verso cui va la doverosa riconoscenza degli Italiani”, afferma una nota dell’ufficio stampa del Quirinale. Una risposta indiretta a Di Battista, mentre tante sono le critiche esplicite degli esponenti Partito democratico: “Con il presidente Napolitano. Contro l’ignoranza, l’arroganza, l’accatto, il dolo di questi qua”, scrive su Twitter il deputato Filippo Sensi. “È tragicomico che unuomo minuscolo, ignorante e volgare come Di Battista lanci accuse di vigliaccheria a una grande personalità come Napolitano. Solidarietà totale al Presidente”, commenta invece il senatore Dario Parrini. Poi interviene anche il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio: “Di Battista si vergogni, ha perso un’occasione per tacere. Da lui ricostruzioni fantasiose e inaccettabili. Solidarietà al Presidente Napolitano a cui va la stima di tutto il popolo italiano”. Mentre per il senatore Andrea Marcucci“un piccolo esponente del M5S si permette di apostrofare un gigantecome Napolitano” e per Roberta Pinotti Di Battista è “un imbonitoreignorante“.

L’intervento di Di Battista a Mezz’ora in Più
A qualche giorno di distanza dalla decisione di richiamare l’ambasciatorea Roma, Di Battista sostiene che la mossa “non c’entra nulla l’incontro con i gilet gialli” ma ha origine da “quando sollevammo il problema delle risorse dei Paesi africani, del Franco Cfa”. “Il problema è che per la prima volta l’Italia sta trattando la Francia a testa alta“, dice in collegamento da Parigi, dove si trova, spiega, per “motivi personali” e perché “volevo annusare la situazione”. “Il M5s sta cercando di formare un gruppo europeo per dopo le elezioni. Siamo stati in PoloniaFinlandia e Croazia e nessuno ha ritirato l’ambasciatore”, ha aggiunto parlando della crisi Italia-Francia e riferendosi al presidente Emmanuel Macron. Per questo, a suo parere, il vero problema sono stati gli attacchi sul Franco Cfa: “10 miliardi (il totale degli scambi dei Paesi coinvolti, ndr) per la Francia non sono lo stesso che per i Paesi africani – ha affermato Di Battista – Senza politiche espansive non creeranno mai un mercato interno e ciò si rifletterà sull’esodo delle popolazioni. Economie deboli non possono essere legate a una moneta forte. Da qui a 30 anni avremo un’Africa sempre più povera, non saranno i porti chiusi a fermare un esodo biblico“.
Per Di Battista è “una stupidaggine” anche dire che Air France si sia sganciata da un’ipotesi per Alitalia per la crisi diplomatica: “Lo aveva fatto già mesi fa”, risponde. E rifiuta gli attacchi di Macron sul tema migranti: “Il governo di Parigi non può fare la morale a noi sul razzismo quando i loro gendarmi alcune settimane fa hanno sbattuto i migranti alla frontiera in una foresta come cani“. Quindi, ribadisce Di Battista, “la crisi diplomatica va risolta a testa alta”. “Le istituzioni italiane incontrino al più presto quelle francesi per parlare di punti politici“, dice, accennando poi ai temi che ritiene “nodi chiave per il futuro dell’Europa” come “tagliare gli stipendi dei commissari europei”. “Ma mi chiedo – aggiunge – si può essere paladini dell’Europa e mettersi al di fuori delle regole europee?”, criticando sempre il presidente francese Macron.

“Noi crediamo nell’Europa come spazio comune, sennò non ci presenteremmo alle elezioni. Io voglio un seggio dell’Europa all’Onu e pretendo una decolonizzazione che non c’è mai stata in Africa, in questo sono molto più europeista di Macron”, continua Di Battista. “Non era il caso per Di Maio incontrare i gilet gialli? No, non lo credo. Allora Macron non doveva incontrare Renzi dopo la formazione del governo italiano e firmare manifesti contro i populisti – aggiunge l’ex deputato – Se Macron lo vede come lesa maestà è un problema suo. Smorzare i toni? Non dimentico epiteti dei governi francesi, come ‘lebbra‘ parlando del nostro governo”.
Infine, rimanendo in ambito internazionale, Di Battista risponde anche a una domanda sulla situazione in Venezuela: “Non ho mai detto che essere neutrale vuol dire stare con Maduro, sono fake news. Legittimare un signore presidente dell’Assemblea che si è auto legittimato vuol dire soffiare sul fuoco”, dice riferendosi a Guaidò. “Sto con Putin? L’Europa avrà un futuro se si sgancerà dagli americani, guardiamo oltre gli assetti post seconda guerra mondiale”, conclude l’ex deputato.

Le vere ragioni della guerra in Libia: gli interessi della Francia


Di Roberto Vivaldelli

“Rivolgo un appello al ministro Di Maio, che dopo Fratelli d’Italia è stato coraggioso nel denunciare la questione del Franco Cfa e del neocolonialismo francese in Africa: FdI chiede al governo di convocare l’ambasciatore francese per chiedere conto del carteggio pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e sulle cause che avrebbero spinto la Francia a bombardare la Libia, generando l’attuale caos immigrazione che subiamo”. A dirlo in un video pubblicato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
A cosa si riferisce? Alle circa 3.000 email declassificate dell’ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton diffuse nel 2016. Alcune di esse raccontano in maniera precisa le vere motivazioni dell’intervento francese e occidentale contro la Libia di Muammar Gheddafi nei primi mesi del 2011. Motivazioni umanitarie? Il timore di un imminente genocidio? Gli stupri di massa da parte dei miliziani? Nulla di tutto questo. Precisi e cinici interessi geopolitici che hanno spinto la Francia di Nicolas Sarkozy a intervenire militarmente, con il pieno supporto della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e, obtorto collo, anche dell’Italia – che si ritrovò nell’angolo. Attacchi che successivamente furono unificati il 25 marzo 2011 sotto l’Operazione Unified Protector a guida Nato. 

Il timore di una valuta panafricana convinse l’Eliseo

La email No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill e poi di Hillary) all’allora Segretaria di Stato Usa Hillary Clinton, dal titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, svela la verità sull’intervento occidentale in Libia a supporto degli insorti.
“Secondo le informazioni disponibili – scrive Blumenthal – il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento. Durante la fine di marzo 2011 questi stock sono stati spostati nel Sabha (sud-ovest in direzione del confine libico con il Niger e il Ciad); presi dai caveau della Banca centrale libica a Tripoli”. Questo oro, prosegue, “è stato accumulato prima dell’attuale ribellione e doveva essere utilizzato per stabilire una moneta panafricana basato sul dinar libico. Questo piano è stato progettato per fornire ai Paesi africani francofoni un
’alternativa al franco francese (Cfa)”.
Un piano, quello del Colonnello, che allarma l’Eliseo, come conferma Blumenthal nella stessa e-mail, nero su bianco. “Gli ufficiali dei servizi segreti francesi hanno scoperto questo piano poco dopo l’inizio della ribellione in corso e questo era uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia”.

Ecco perché la Francia è intervenuta contro Gheddafi in Libia

Oltre alla questione legata al Franco Cfa  e al progetto di Gheddafi di coniare una moneta panafricana basa sul dinar libico, Blumenthal riassume al Segretario di Stato le motivazioni interveniste di Nicolas Sarkozy: “Il desiderio di ottenere una quota maggiore della produzione petrolifera della Libia; aumentare l’influenza francese in Nord Africa; migliorare la sua situazione politica interna in Francia; fornire alle forze armate francesi l’opportunità di riaffermare la propria posizione nel mondo; affrontare la preoccupazione dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi di soppiantare la Francia come potenza dominante Africa francofona)”. Il tutto a danno anche dell’Italia. 
Altro che la dottrina Responsability To Protect (2P2) invocata dall’allora Presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 28 marzo 2011 o le bugie raccontate dal Presidente francese Nicolas Sarkozy sui bombardamenti occidentali che, a suo dire, sarebbero stati “soltanto di natura difensiva” nel caso Gheddafi si fosse servito “di armi chimiche o attacchi aerei contro manifestanti non violenti”. Il Presidente francese mentì al mondo perché l’Eliseo, scoperti i piani del Colonnello sul Franco Cfa, era oramai deciso a intervenire con le bombe in Libia. Ad ogni costo. 
“Credo sia vergognoso che nessuno abbia mai ritenuto di approfondire questo documento pubblico e di risalire alle reali cause che hanno scatenato il caos in Libia e generato il caos immigrazione che arriva da noi” prosegue Giorgia Meloni. “Perché e quello che c’è scritto qui fosse anche lontanamente vero, significherebbe che la Francia non è esattamente un filantropo che stampa queste monete, ma ha un interesse a difendere questa moneta coloniale”.

La guerra tra Francia e Italia per il controllo del petrolio libico

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Di Eugenia Fiore
Immigrazione e Libia: gli obiettivi di Francia e Italia continuano a scontrarsi, ma il vero pomo della discordia tra Roma e Parigi, oggi come ieri, è ancora una volta il Paese nordafricano.
Il tradizionale equilibrio di questi anni che vede l’Italia sostenere il governo di unità nazionale di Fayez al-Sarraj e la Francia appoggiare il generale di Bengasi Khalifa Haftar si sta infatti affievolendo. Lo stratega in questo grande gioco di potere è il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha scagliato la prima pietra mettendo attorno a un tavolo i due uomini forti della Libia. I partecipanti al vertice si sono così impegnati a portare il Paese a nuove elezioni il 10 dicembre 2018. Una decisione che l’Italia, e buona parte della Comunità internazionale, ritiene prematura. Con questa vittoria diplomatica, comunque, la Francia è riuscita a rafforzare la sua influenza sul territorio libico, scavalcando il partner naturale del Paese nordafricano.
I bisticci tra i due Paesi sulla questione libica, però, non sono solo attualità: sono anche storia. 
Primo in ordine di tempo è infatti il cosiddetto “schiaffo di Tunisi“: il 12 maggio del 1881 la Francia stabilì, con un’azione di forza, il protettorato sulla Tunisia (al tempo nel Paese vivevano quasi 70mila italiani e Roma era convinta di avere un diritto di prelazione).
Come riporta il Corriere della Sera, negli anni seguenti un nuovo sgambetto da Parigi arriva in occasione della guerra italo-turca, combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero ottomano nel 1911. Roma puntava a impadronirsi delle due province ottomane che nel 1934 avrebbero costituito la Libia insieme alla regione del Fezzan. I nostri Servizi segnalarono in quei mesi che la Francia permetteva aiuti ai turchi attraverso il confine tunisino. Ma la crisi arrivò al suo apice quando, nel gennaio del 1912, due navi francesi furono bloccate e dirottate verso Cagliari. La prima trasportava un aereo e la seconda – ricorda sempre il quotidiano – una missione turca composta da 29 militari. Dopo vari episodi di tensioni, poi, i due Paesi si riconciliarono e combatterono insieme durante la Grande Guerra.
La Libia, che divenne un Regno nel 1951, è il nono Paese al mondo per riserve di petrolio e il 22esimo per quelle di gas. Un bocconcino, insomma, che la Francia ha sempre corteggiato, cercando di tanto in tanto di scavalcare l’Eni (presente nel territorio libico dagli anni Trenta quando Agip inizia a svolgere attività esplorative nel settore petrolifero acquistando diverse concessioni nel Paese). Cosa poteva fare la Francia a questo punto per cercare di ribaltare la situazione a suo favore? Un altro atto tutt’altro che amichevole arriva nel 1969 con l’avvento al potere del colonnello Gheddafi. L’industria aeronautica stipulò accordi per armare un regime che aveva conquistato il potere con un colpo di Stato. Un regime che nel 1970 avrebbe cacciato dal Paese circa 20mila italiani.
I danni maggiori, comunque, furono causati dalla guerra voluta da Nicolas Sarkozy nel 2011. L’obiettivo, in fin dei conti, era ancora e solo uno: il petrolio. Le conseguenze dell’intervento sono storia nota. E si fanno sentire ancora oggi.

La Merkel: 'L'Italia è stata lasciata sola sui migranti dopo il crollo della Libia'

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Di Salvatore Santoru

“Parte dell’insicurezza in Italia ha la sua origine proprio dal fatto che gli italiani, dopo il crollo della Libia, si sono sentiti lasciati soli, nel compito di accogliere così tanti migranti”, lo ha sostenuto recentemente la cancelliera tedesca Angela Merkel.

 Come riporta il Fatto Quotidiano(1), la Merkel ha utilizzato queste parole nel corso di un’intervista alla Frankfurter Allgemeine am Sonntag.
Inoltre, la politica tedesca ha affermato che:"La sicurezza delle frontiere, la politica di asilo comune e la lotta alle ragioni dell’esodo dei migranti sono la vera questione esistenziale per l’Europa - ha detto la cancelliera in un'intervista alla "Frankfurter Allgemeine am Sonntag" - abbiamo bisogno di misure comparabili nella decisione su chi rimane e chi no". 

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/03/migranti-merkel-italia-lasciata-sola-ad-accoglierli-dopo-il-crollo-della-libia/4401156/

FERMATO SARKOZY: 'Fu finanziato illegalmente dalla Libia nel 2007'

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Di Salvatore Santoru

L'ex presidente della Francia Nicolas Sarkozy è in stato di fermo
La polizia francese sta interrogando lo stesso politico in merito all'inchiesta sui fondi libici che sarebbero arrivati a sostegno della sua stessa candidatura alle elezioni presidenziali, tra il 2006 e il 2007(1).

Come ben si sa, nel 2011 lo stesso Sarkozy fu uno dei principali artefici della guerra in Libia.
Guerra che fu assai vantaggiosa per certe multinazionali francesi e, d'altro canto, alquanto disastrosa per l'Italia e i suoi interessi economici(2).

NOTA:

(1) https://www.ilpost.it/2018/03/20/nicolas-sarkozy-stato-di-fermo/

(2) https://www.informazioneconsapevole.com/2016/01/clamorosa-intercettazione-la-guerra-di.html

PER APPROFONDIRE: 
https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/03/fermato-sarkozy-prese-finanziamenti-illeciti-dalla-libia-nel-2007-002447883.html

GUERRA IN LIBIA, LA RIVELAZIONE DI GUIDO CROSETTO: 'Io e Berlusconi eravamo gli unici contrari, Napolitano mi cacciò dalla riunione d'emergenza'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente l'ex sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto(1), ha parlato dei retroscena dell'intervento militare italiano in Libia.
Tale intervento militare viene spesso attribuito da una parte considerevole del centrosinistra e della sinistra al governo Berlusconi, ma a quanto pare lo stesso ex presidente del Consiglio ne era un deciso oppositore(2).

Stando a quanto riportato da un articolo pubblicato sul 'Il Giornale'(3), lo stesso ex sottosegretario alla Difesa e politico di 'Fratelli D'Italia' ha affermato di essere stato, sempre insieme a Berlusconi, uno dei pochissimi oppositori della stessa guerra in Libia e ha sostenuto che durante la riunione d'emergenza convocata al teatro dell'Opera di Roma l'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'ha praticamente 'cacciato' dalla stanza della stessa riunione.

NOTE:



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