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La nuova Gafa Tax di Macron e il futuro dei colossi digitali in Europa

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Di Andrea Battaglia

Nel corso dell’ultimo G7 a Biarritz, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato di aver raggiunto un accordo con gli altri membri delle principali economie mondiali sulla tassazione dei giganti digitali, i cosiddetti Gafa, ovvero gruppi come Google, Amazon, Facebook ed Apple.
La nuova Gafa Tax francese imporrà un prelievo fiscale del 3% sulle entrate totali annue delle più grandi aziende tecnologiche che operano in Francia, inclusi Airbnb, Instagram o altre realtà come Zalando e Alibaba.
Come riportato dal quotidiano francese Le Monde, la tassa sui colossi del mondo online, votata a Parigi l’11 luglio scorso, non è mai andata giù a Washington che ha accusato la Francia di “discriminare” i giganti digitali americani e ha minacciato di imporre nuove tariffe sui vini francesi.
Tuttavia, proprio in una conferenza stampa congiunta con il presidente americano Donald Trump a Biarritz lo scorso 26 agosto, Macron si è detto soddisfatto di aver trovato un compromesso per allentare le tensioni. “Penso che abbiamo trovato un ottimo accordo “, ha dichiarato il capo di Stato francese a fianco di Trump, ammettendo che in passato c’era stato molto nervosismo sulla nuova tassa contro i colossi della tecnologia.

L’OCSE e la Gafa Tax

La vera novità però, è che il compromesso francese proposto al G7 di Biarritz potrebbe spianare la strada a un successivo accordo più ampio a livello dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’Ocse, che sovrintende alle strutture fiscali internazionali in 36 Paesi membri, da tempo propone infatti di lavorare a livello multilaterale verso la realizzazione di una nuova soluzione a lungo termine nell’affrontare le sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia.
A gennaio, Pascal Saint-Amans, direttore del centro Ocse per la politica fiscale e l’amministrazione, affermava in una nota rilasciata a seguito dell’ultimo Inclusive Framework che “i Paesi membri hanno concordato di esplorare potenziali soluzioni che aggiornerebbero i principi fiscali fondamentali per l’economia del ventunesimo secolo, in cui capita che le imprese siano fortemente coinvolte nella vita economica di diverse giurisdizioni senza alcuna presenza fisica significativa”.
“Inoltre, le caratteristiche dell’economia digitalizzata aggravano i rischi, consentendo a strutture che spostano i profitti verso entità che sfuggono alla tassazione o sono tassate a livelli molto bassi. Stiamo esplorando questo problema e le possibili soluzioni “, ha affermato Saint-Amans.
Le potenze del G7 riunite a Biarritz hanno stabilito che nel gennaio 2020 l’Ocse dovrà delineare “l’architettura” del nuovo sistema fiscale, al fine di proporre una soluzione completa entro la fine del 2020 in vista del prossimo G20 a Ryadh. Tuttavia, pur concordando sulla necessità di introdurre un’imposta comune sulle società digitali, i membri del G7 non sono riusciti a concordare il livello della tassazione.
Macron, dunque, in attesa della soluzione comune che dovrà essere studiata dall’Ocse, ha imposto la propria Gafa Tax anticipando tutti gli altri Paesi membri (specialmente le potenze europee) e adottando una soluzione temporanea in vista del nuovo modello di tassazione comune che, per il momento, tarda a decollare.
Come ha spiegato al G7 il ministro delle finanze francesi, Bruno Le Maire, in base all’accordo raggiunto a Biarritz le autorità fiscali di Parigi esamineranno quanto le società hanno pagato in Francia con la Gafa Tax di Macron e quanto dovrebbero pagare secondo la nuova formula internazionale ancora da decidere, così che tutto ciò che viene pagato in eccesso rispetto alla soluzione eventualmente proposta dall’Ocse verrà riaccreditato alle aziende.

I vantaggi della mossa francese

L’aspetto fondamentale da considerare nel quadro della mossa francese è ovviamente il lungo percorso che la tassazione ideata dall’Ocse dovrà affrontare.
Lo stesso Le Maire, in una intervista rilasciata al Guardian in occasione del G7, non ha nascosto i dubbi di Parigi sulla riuscita del modello Ocse.
“Se non siamo in grado di trovare un compromesso tra sette paesi, non so come riusciremo a trovare un compromesso tra 36 paesi”.
“Abbiamo chiarito fin dall’inizio che non appena verrà adottato un compromesso a livello dell’Ocse, ritireremo la nostra tassazione nazionale ma finché non esisterà una soluzione internazionale, implementeremo la nostra soluzione a livello nazionale”.
Nel frattempo, si prevede che questa nuova imposta, che ha già suscitato le ire dei giganti americani, aggiungerà oltre 400 milioni di euro alle casse dell’Erario francese nel 2019, mentre potrebbe far salire gli incassi di Parigi addirittura fino a 650 milioni di euro nel 2020.

Il futuro dei colossi digitali in Europa

Neppure a livello dell’Unione europea sembra esserci un fronte comune nell’affrontare il tema della tassazione dei colossi digitali. Sebbene il Commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager non abbia mai nascosto la sua volontà di tassare le grandi società che operano online in tutto il vecchio continente, l’UE ha fatto pochissimi progressi sul tema dato che la Germania non ha ancora una strategia ben precisa sulla questione, mentre ci sono Stati membri, come il Lussemburgo e l’Irlanda, che approfittano delle bassissime tasse sulle società digitali e che, ovviamente, si oppongono con fermezza alla proposta.
Tuttaviala conferma giunta pochi giorni fa di “Lady Tax” – come veniva definita da Trump la Vestager per via delle sue maxi-multe ai giganti della Silicon Valley – nella squadra della nuova Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen, apre nuovi scenari per il futuro delle società 2.0 nell’Ue.
La Vestager, oltre ad aggiungere la nomina come vice alla Concorrenza, ha ricevuto anche la delega all’Agenda digitale, un capitolo fondamentale per i prossimi anni della Commissione europea, che come ha sottolineato la von der Leyen nel suo discorso di insediamento, saranno focalizzati sulla nuova rivoluzione digitale.
La Gafa Tax introdotta da Macron apre così ufficialmente la strada verso la tassazione dei grandi colossi online in Europa, una mossa che oltre a portare nuovi introiti nelle casse dei Paesi membri potrebbe anche ribaltare gli equilibri nel business del digitale, dando un po’ di fiato alle imprese europee rimaste indietro nella loro incessante rincorsa dei giganti americani e cinesi.

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