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Il Principio di Località in fisica


In fisica, il principio di località afferma che oggetti distanti non possono avere influenza istantanea l'uno sull'altro: un oggetto è influenzato direttamente solo dalle sue immediate vicinanze. A proposito di tale principio, Albert Einstein affermò quanto segue:
«La seguente idea caratterizza l'indipendenza relativa di oggetti molto lontani nello spazio (A e B): un'influenza esterna su A non ha un'influenza diretta su B; ciò è noto come il Principio di Azione Locale, che è usato regolarmente solo nella teoria di campo. Se questo assioma venisse ad essere completamente abolito, l'idea dell'esistenza di sistemi quasi-chiusi, e perciò la postulazione delle leggi che possono essere verificate empiricamente nel senso accettato, diverrebbe impossibile.»
(Albert Einstein, Quanten-Mechanik und Wirklichkeit, Dialectica 2:320-324, 1948)

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_localit%C3%A0

La religione laica di Einstein, maestro di vita

Di Massimo Fini
Christie’s ha venduto all’asta a New York per 2 milioni e 892.500 dollari una lettera che Albert Einstein scrisse a Eric Gutkind nel 1954, a 74 anni, mezzo secolo dopo aver preso il Nobel per la Fisica. Ma più fortunati del ricco Epulone che l’ha acquistata siamo noi che possiamo leggere gratuitamente questa straordinaria lettera di questo straordinario scienziato e di quest’uomo straordinario i cui pensieri continuano ad abitarci, come quelli di tutti i grandi, da Eraclito a Leonardo a Dante a Shakespeare a Milton a Nietzsche a Leopardi, anche se i loro corpi “dormono, dormono” sulla collina o altrove, e le loro menti non hanno più coscienza di sé e tantomeno di ciò che hanno suscitato.
La lettera di Einstein ruota intorno alla questione eterna dei rapporti fra scienza, religione, spiritualità e il mito di Dio. Einstein, da scienziato, è un ‘non credente’: “Sono un religioso, non un credente…Per me la parola ‘Dio’ non è altro che l’espressione e il risultato della debolezza umana”. E liquida la Bibbia (“un libro raccapricciante che suscita orrore” secondo l’interpretazione del laico Sergio Quinzio) il Vangelo e tutte le altre cosmogonie come raccolte di “Leggende venerabili ma piuttosto primitive. Non c’è un’interpretazione, per quanto sottile possa essere (e qui si riferisce precipuamente alla Bibbia, ndr) che mi faccia cambiare idea…Per me la religione ebraica nella sua versione originale è, come tutte le altre religioni, un’incarnazione di superstizioni primitive”. Insomma sono miti fondativi, ma senza nessun riscontro storico e tantomeno scientifico.
Ma Einstein non è un ‘non credente’ integralista, ‘freddo’ alla Rita Levi-Montalcini, se in questa stessa lettera riprende un passaggio di Spinoza che concepiva la figura di Dio come un essere senza forma, impersonale: l’artefice dell’ordine e della bellezza visibili nell’universo. In Einstein sembra quindi esserci comunque e nonostante tutto una tensione verso il trascendente e in questo credo consista la sua ‘spiritualità’. La presenza/assenza di Dio lo turba se nella famosa polemica col collega danese Niels Bohr, che aveva descritto per primo la struttura dell’atomo, gli replica: “Dio non gioca a dadi con l’universo”.
Einstein è ebreo e si riconosce nella cultura ebraica sia pur senza integralismi (“con piacere”) e scrive: “E la comunità ebraica, di cui faccio parte con piacere e alla cui mentalità sono profondamente ancorato, per me non ha alcun tipo di dignità differente dalle altre comunità. Sulla base della mia esperienza posso dire che gli ebrei non sono meglio degli altri gruppi umani, anche se la mancanza di potere evita loro di commettere le azioni peggiori”. E qui Einstein centra una questione molto attuale, che non ha a che vedere con la scienza ma con l’essenza dell’umano, e che risponde a quella legge storica per cui i vinti di ieri una volta diventati vincitori non si comportano molto diversamente dai loro antichi sopraffattori. Altrimenti sarebbe incomprensibile come lo Stato di Israele tenga a Gaza un enorme lager a cielo aperto, quando proprio dei lager gli ebrei sono stati vittime nei modi atroci che ci vengono sempre ricordati.
La lettera venduta l’altro giorno da Christie’s ci riporta anche alla famosa polemica fra Niels Bohr e lo stesso Einstein. In estrema sintesi: Bohr sostiene il “principio di indeterminazione” e cioè che la Scienza non può arrivare a scoprire la legge ultima dell’universo, Einstein al contrario non riuscirà mai a convincersi che non sia possibile, per l’uomo, arrivare alla Verità assoluta. E qui noi, pur nella consapevolezza di inserirci da nani in un confronto fra giganti, stiamo con Bohr che doveva aver ben presente il profondo insegnamento di Eraclito: “Tu non troverai i confini dell’anima (e qui per anima va intesa la Verità, ndr) per quanto vada innanzi, tanto profonda è la sua ragione”. E aggiunge: la legge autenticamente ultima ci sfugge, è perennemente al di là e man mano che cerchiamo di avvicinarla appare a una profondità che si fa sempre più lontana.
Infine in un’altra nota Einstein, nella sua saggezza umana, molto umana e nient’affatto troppo umana ci dà un consiglio, che con la fisica ha poco a che vedere, ma che dovrebbe far rizzare le orecchie ai cantori molto attuali, inesausti e dilaganti delle “sorti meravigliose e progressive”, delle crescite esponenziali e del mito del successo: “Una vita tranquilla e umile porta più felicità che l’inseguimento del successo e l’affanno senza tregue che ne è connesso”.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2018

IL CASO, l'idolo antirazzista Einstein era razzista verso i cinesi: aveva detto che il razzismo era una 'malattia che colpisce solo l'uomo bianco'

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Di Salvatore Santoru

Albert Einstein è stato da sempre considerato un'icona dell'antirazzismo.
Praticamente tutti(o quasi) si sono imbattuti sul web su una sua presunta celebre frase sulla 'razza umana', frase che in realtà non ha mai pronunciato(1).

D'altronde il celebre fisico di origine ebraica non solo credeva nell'esistenza delle razze ma non era neanche alieno a discorsi di supremazia razziale, perlomeno nei confronti degli asiatici.

Più specificatamente, come riportato dall'ANSA(2), sono stati recentemente scoperte delle pagine dei diari di viaggio nell'estremo oriente asiatico scritti dallo scienziato, dove l'intera popolazione cinese è fortemente criticata in un modo che è considerato apertamente razzista. 
Difatti, Einstein definì gli stessi cinesi come "un popolo sporco e ottuso" e disse che sembravano più atomi che persone.

Oltre a ciò, c'è da segnalare che riferendosi agli episodi di razzismo che avvenivano in Europa e sopratutto negli USA, Einstein disse che il razzismo 'era una malattia che colpirebbe' esclusivamente i bianchi(3).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2016/06/la-bufala-della-dichiarazione-di.html

(2) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/06/13/razzismo-anticinese-in-diari-di-einstein_50d15161-b0eb-4625-97f0-e4b618218b14.html

(3) https://historynewsnetwork.org/article/169299

EINSTEIN ERA RAZZISTA, la scoperta dai suoi diari: ecco cosa disse sui cinesi

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Di Salvatore Santoru

Albert Einstein è stato sempre considerato un'icona dell'antirazzismo.
Celebre è la frase sulla 'razza umana' che gli venne attribuita e che in realtà non ha mai pronunciato(1).

Oltre alla bufala della frase sulla razza umana, recentemente sono stati scoperti dei particolari di Einstein che stanno facendo alquanto discutere.
Più specificatamente, come riporta l'ANSA(2), dalle pagine dei diari di viaggio nell'estremo oriente asiatico scritti dal fisico è emerso un giudizio ben poco positivo nei confronti dei cinesi. 

Più precisamente, lo scienziato di origine ebraica descrisse i cinesi come degli individui spesso più simili ad automi che persone e, oltre a ciò, "un popolo sporco e ottuso".
    Inoltre, sostenne che "sarebbe un peccato se i cinesi soppiantassero le altre razze: per quelli come noi, il solo pensiero è indicibilmente cupo".

C'è da dire che in altre fasi della sua vita Einstein sostenne che il razzismo fosse una forma di "malattia dei popoli bianchi".

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2016/06/la-bufala-della-dichiarazione-di.html

(2) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/06/13/razzismo-anticinese-in-diari-di-einstein_50d15161-b0eb-4625-97f0-e4b618218b14.html

Tutto è Uno – Albert Einstein

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“Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.


Questa illusione è una sorta di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine."

LA BUFALA DELLA DICHIARAZIONE DI EINSTEIN SULLA "RAZZA UMANA"

EINSTEIN
Il grandissimo genio Albert Einstein è forse il personaggio a cui vengono attribuiti più aneddoti e frasi del genere “inspirational”, tanto che avesse dovuto pensarle e pronunciarle tutte, probabilmente non gli sarebbe rimasto più tempo per studiare le sue teorie.
Uno degli aneddoti più diffusi sarebbe quello per cui, al suo arrivo negli Stati Uniti nel 1933, dovendo compilare il modulo per lo sbarco a Ellis Island, alla voce “razza” avrebbe scritto “umana”.
Secondo Wikipedia,
Il porto di Ellis Island ha accolto più di 12 milioni di aspiranti cittadini statunitensi (prima della sua apertura altri 8 milioni transitarono per il Castle Garden Immigration Depot di Manhattan), che all’arrivo dovevano esibire i documenti di viaggio con le informazioni della nave che li aveva portati a New York. I Medici del Servizio Immigrazione controllavano rapidamente ciascun immigrante, contrassegnando sulla schiena con un gesso, quelli che dovevano essere sottoposti ad un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute (ad esempio: PG per donna incinta, K per ernia e X per problemi mentali).
Chi superava questo primo esame, veniva poi accompagnato nella Sala dei Registri, dove erano attesi da ispettori che registravano nome, luogo di nascita, stato civile, luogo di destinazione, disponibilità di denaro, professione e precedenti penali. Ricevevano alla fine il permesso di sbarcare e venivano accompagnati al molo del traghetto per Manhattan. I “marchiati” venivano inviati in un’altra stanza per controlli più approfonditi. Secondo il vademecum destinato ai nuovi venuti, “i vecchi, i deformi, i ciechi, i sordomuti e tutti coloro che soffrono di malattie contagiose, aberrazioni mentali e qualsiasi altra infermità sono inesorabilmente esclusi dal suolo americano”. Tuttavia risulta che solo il due percento degli immigranti siano stati respinti. Per i ritenuti non idonei, c’era l’immediato reimbarco sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti, la quale, in base alla legislazione americana, aveva l’obbligo di riportarli al porto di provenienza. Il picco più alto si ebbe nel 1907 con 1.004.756 di persone approdate.
Il bellissimo sito The Statue of Liberty – Ellis Island riporta tutti i “manifesti” degli immigrati, che arrivavano con le navi, e ricercando “Albert Einstein” si trovano le registrazioni delle tre volte in cui lo scienziato andò negli USA nel 1921, nel 1930 ed infine definitivamente nel 1933 per sfuggire alle persecuzioni del Nazismo.
Ecco le pagine in cui risulta la registrazione:
1921
1921
1930
1930 – L’immagine è molto poco leggibile; abbiamo cercato di scurirla il più possibile, comunque ci sembra che la prima lettera sia una “G”, corrispondente quindi a “German”
1933
1933
Come si vede, sia nel 1921 che nel 1933 la razza di Einstein fu indicata come “ebraica”.
La storia della “razza umana”, per quanto edificante e in linea con le idee pacifiste e anti-razziste del grande scienziato, non sembra quindi corrispondente alla realtà.
Non è facile stabilire di dove abbia avuto origine questa bufala: la stranezza è che si trova praticamente soltanto su siti in lingua italiana. Può darsi che sia stata originata da una sua celebre frase che si trova in una lettera di condoglianze indirizzata a R.S. Marcus (direttore politico del World Jewish Congress) nel 1950:
Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.
Oppure, più semplicemente, lo scienziato era il tipo da cui ci si poteva aspettare che scrivesse “razza umana” in un documento ufficiale.
Come lo stesso Einstein disse un giorno, “Non credete a tutto quello che leggete su Internet”…
Fonti:
Lady Cocca

Fisica, scoperte le onde gravitazionali ipotizzate da Einstein



http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Fisica-scoperte-le-onde-gravitazionali-ipotizzate-da-Einstein-97e0c80a-143f-491e-b0bf-cdcabd127a4c.html

Le onde gravitazionali sono tra noi. Come Einstein aveva visto e previsto 100 anni fa, prima con gli occhi della mente e poi nella perfezione della teoria della relatività generale. Lo spazio ed il tempo sono, in realtà, come un mare percorso da onde.







Le onde gravitazionali sarebbero state rilevate lo scorso 14 settembre e la causa sarebbe da imputare alla collisione di due enormi buchi neri. Il primo segnale è stato registrato dalle antenne dello strumento Ligo ed analizzato fra Europa e Stati Uniti dalle collaborazioni Ligo e Virgo - l'interferometro installato a Cascina vicino Pisa - alla quale l'Italia partecipa con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). La ricerca ha coinvolto più di 250 fisici ed ingegneri appartenenti a 19 diversi gruppi di ricerca europei.

FOTO:http://www.diregiovani.it

Dio non ha creato il male: VIDEO


Video che parla di un'episodio che nel web è stato attribuito ad Albert Einsten, anche se probabilmente si tratta di una mezza bufala(1) non essendoci prove tangibili di questo discorso del giovane Einstein nelle sue biografie o altrove, ma comunque sia testo interessante qui sotto riproposto:

Germania, primi anni del XX secolo.
Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell'Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:
"Dio ha creato tutto quello che esiste?"
Uno studente diligentemente rispose: "Sì certo!".
"Allora Dio ha creato proprio tutto?" - Replicò il professore.
"Certo!", affermò lo studente.
Il professore rispose: "Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male".
Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l’ennesima volta che la fede religiosa era un mito.
Un altro studente alzò la sua mano e disse: "Posso farle una domanda, professore?".
"Naturalmente!" - Replicò il professore.
Lo studente si alzò e disse: "Professore, il freddo esiste?".
"Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?". Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
Il giovane replicò: "Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo... se non abbiamo calore".
Lo studente continuò: "Professore, l’oscurità esiste?".
Il professore rispose: "Naturalmente!".
Lo studente replicò: "Ancora una volta signore, è in errore, anche l’oscurità non esiste. L’oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d’onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l’oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza?
Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L’oscurità è un termine usato dall’uomo per descrivere ciò che accade quando la luce... non è presente".
Finalmente il giovane chiese al professore: "Signore, il male esiste?".
A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E’ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male".
A questo punto lo studente replicò "Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l’assenza di Dio. E’ proprio come l’oscurità o il freddo, è una parola che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. E’ come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce".
Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio.
Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: "Qual è il tuo nome?".
"Mi chiamo, Albert Einstein, signore!" - Rispose il ragazzo.

NOTE:
(1)http://www.butac.it/le-citazioni-improbabili-albert-einstein/



FONTE:discorso attribuito ad Albert Einstein, http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=5749

E se il tempo non esistesse affatto?


Di Brandon West

E se tutto accadesse simultaneamente? E se il tempo non esistesse affatto?
Ho visto di recente una descrizione dell’universo, come percepito in fisica. Per citare  William Brown (da non confondersi con il William Brown che lavora per il Resonance Project):
“Cio’ che la scienza ha scoperto esplorando i livelli profondi della realtà, è che il nostro universo è strutturato in strati di creazione. Strati di creazione, dal livello classico e diverso, in superficie,  delle percezioni quotidiane, ai livelli piu’ profondi: le molecole, gli atomi, i nuclei, le particelle subatomiche, i mondi nei mondi.”





In sintesi Brown descrive  questi livelli in questo modo:
“Il livello di superficie della realtà sensoriale è tipicamente chiamato “mondo classico”. Al di sotto di questo mondo classico, c’è il mondo delle molecole, gli atomi, ovvero il regno dei meccanismi quantici. Poi c’è il nucleo atomico e le particelle subatomiche che è il mondo della teoria del campo quantico, la meccanica quantistica relativista. Ed infine ecco emergere la teoria del campo unificato …” (William Brown: The Light Body)
Dunque tutto cio’ ci porta ad una domanda cruciale…
Cosa è il Tempo?
Un collega di Einstein, il fisico John Archibald Wheeler, sviluppo’ una delle prime equazioni  di gravità quantica nei primi giorni della unificazione della Teoria Quantica e della Relatività. Sebbene funzioni, questa equazione non incorpora il tempo come parametro  fisico e i fisici trovano che questo sia inquietante…
“Quando venne quantizzata per la prima volta la Relatività Generale (diventando una teoria della gravità quantica) negli anni ’60 ad opera di John Wheeler, il risultato prediceva uno stato statico dell’universo , ovvero – non c’è alternativa -  l’assenza del tempo. 
Questa particolare soluzione alla quantizzazione della Relatività Generale è nota come l’equazione di  Wheeler-DeWitt. Il risultato sembro’ essere paradossale: come puo’ l’universo essere statico ed immutabile, quando  tutta la nostra esperienza è di cambiamento?” – William Brown da the Resonance Project Foundation
Questa è proprio la questione che andiamo qui ad analizzare in questo articolo, dandole forse una risposta.
E’ interessante notare che le equazioni che sono generalmente accettate dall’establishment scientifico, suggeriscono sia che il tempo è una illusione, che l’universo sia di fatto statico. Ovviamente queste idee furono considerate fallaci perchè  non sostenevano i fatti, ovvero cio’ che è chiaramente osservabile  nell’universo. Ogni giorno vediamo il cambiamento  e possiamo misurare il tempo, quindi deve essere vero.
E  se potessimo cambiare la nostra percezione dell’universo e risolvere questo conflitto?
E se il tempo non ci fosse proprio nell’universo ed esso sia solo il risultato di un cambio di prospettiva all’interno di un universo statico, che in qualche modo non mostra un moto né un universo in cambiamento? Per indagare meglio questa idea dobbiamo scoprire cosa sia veramente il moto
Ma le cose si muovono veramente?
http://bouger-la-vie.com/blog/wp-content/uploads/2011/12/Nassim_Haramein.png
Nassim Haramein ha detto che cio’ che percepiamo come moto è in realtà dovuto al fatto che la realtà  a livello quantico lampeggia ad alta frequenza dentro e fuori l’esistenza e che la creazione, in effetti, appare e scompare oscillando tra  la forma e la sua assenza e questo innumerevoli volte ogni secondo, dando cosi la sembianza del moto
Quindi, tecnicamente, le cose non si muovono affatto in questo universo, ma appaiono e scompaiono in schemi leggermente diversi, che fanno  apparire tutto cio’ come moto.
Non è il campo unificato a lampeggiare, ma solo quella che noi percepiamo come materia solida, ovvero le particelle, i nuclei, le particelle sub-atomiche  ed il mondo materiale.
In un certo modo, potrebbe essere tecnicamente piu’ accurato chiamare cio’ che facciamo ogni giorno …”micro teletrasporto” . Quando entriamo in un negozio e guidiamo la macchina, in realtà stiamo “teleportando” in minime quantità, assurdamente piccole, ma ad una frequenza estremamente alta, per dare la sembianza del moto.
Tuttavia questo moto accade solo “percettivamente” sui livelli energetici piu’ bassi della creazione, ovvero il mondo materiale o il mondo classico in cui esistiamo per la maggioranza del tempo, e potenzialmente il livello atomico-molecolare della realtà.
Quindi al livello teorico e quantico della realtà … non c’è moto, ma un lampeggio dentro e fuori dall’ esistenza di creazione; dal punto di vista del nostro livello, cio’  appare come un moto fluido. Proprio come le persone nel video della tv che non stanno effettivamente muovendosi, ma sono i piccoli pixel che lampeggiano in reciproco coordinamento e la cosa fa sembrare che ci sia del moto.
Il fluire del Campo Unificato
Se percepite l’universo dal livello del campo unificato, immaginate che il campo unificato comprenda tutto, tutta la creazione, che tutto il passato e futuro  siano codificati olograficamente dentro il campo unificato; tutto li esiste simultaneamente, inscritto nella struttura del vuoto  
In altre parole, la creazione è sorta da questo campo unificato  nella forma di particelle subatomiche, particelle, atomi ed elettroni, nuclei – che non sono che forme di energia condensata – energia senza forma condensata in una forma, mentre l’universo lampeggia dentro e fuori dall’esistenza. Ma NULLA E’ SOLIDO
Per citare ancora Einstein:
“Quel che abbiamo chiamato materia è energia, Ia cui vibrazione è stata cosi abbassata da essere percepibile ai sensi. Non c’è materia.”
E queste manifestazioni di energia collaborano fra loro, guidate da una forza invisibile all’interno della creazione stessa, per formare cose piu’ grandi che danno così l’idea di essere vere e totalmente solide, ma ora sappiamo che non è vero.
Immaginate che tutto esista simultaneamente. Immaginate che tutte le versioni dell’albero li fuori dalla finestra, in questo momento presente, dal momento della sua nascita a quello del suo apparente futuro, fino alla morte dell’albero stesso, siano codificate nello spazio e tempo, olograficamente presenti nel campo unificato  
Quindi nulla in realtà mai appare e scompare, si muove o persino cambia, è solo la nostra percezione della realtà a questo livello che da la sembianza del cambiamento.
In altre parole, tutta la realtà, tutto il tempo, tutto il moto, sono un semplice risultato della coscienza in movimento.
Se le dinamiche del fluido della teoria del “Black Whole” (“il tutto nero”) di Nassim sono corrette e se tali dinamiche sono in effetti l’origine della coscienza, allora questo è il fondamento della creazione e quindi scopriamo che il fondamento della creazione è un collasso senza forma in se stesse ed una corrispettiva creazione  
Di fatto non c’è moto nel mondo fisico, la fisica quantistica ce lo ha dimostrato quando ha scoperto che la realtà è un lampeggiare fuori e dentro l’esistenza
Ci sono solo immagini olografiche che cambiano, quando la coscienza si espande e si contrae in se stessa. .
E se il flusso  del campo unificato all’interno dell’universo fosse esso stesso il meccanismo che fa sì che la realtà lampeggi dentro e fuori l’esistenza e che determini altresì il flusso del tempo?
Tutta la creazione e tutta l’attività della creazione, sono il risultato della coscienza che interagisce al suo interno con se stessa, creando coscienza ed è solo perché noi tutti condividiamo un comune consenso della realtà (nella piu’ parte dei casi), che sorge il tempo sul pianeta.
Informazione codificata olograficamente
Puo’ darsi abbiate visto immagini olografiche di una galassia  o qualche altra immagine stampata  su un foglio di plastica o una cartolina. Questa sembra essere statica, ma se spostate a vostra prospettiva, per esempio ruotando o muovendo la cartolina, sembra che la galassia ruoti.
Ma nulla è cambiato nella immagine. Tutte le informazioni sono rimaste li, codificate nella cartolina sin dall’inizio. Solo perché avete cambiato prospettiva, l’immagine apparentemente sembrava muoversi.
E se fosse cosi che funziona la realtà? E se il moto e il tempo apparente che sperimentiamo siano solo il risultato della nostra prospettiva sulla creazione, determinata dal nostro livello di coscienza?
Il campo unificato è la  struttura vuota  che teoricamente si espande e collassa  secondo le dinamiche del “black whole” (il “tutto nero”, ) di Nassim Haramein, ma tecnicamente non si sta muovendo
E null’altro in realtà si muove perchè tutto è fisso, cristallizzato e olograficamente codificato nella struttura vuota; il che significa che tutto è presente non-localmente ovunque e tutto accade simultaneamente.
Il Tempo è relativo
Il Tempo sarebbe percepito in modo diverso su Marte, rispetto alla Terra, perchè la lunghezza dei suoi giorni è diversa, a causa della rotazione del suo “black whole” (ovvero le dinamche del campo unificato  che producono e sono prodotte dalla coscienza)
Il tempo non è un fenomeno che sorge in sé e per se nell’universo. Potenzialmente non esiste il tempo come tale. Quel che chiamiamo tempo è una divisione arbitraria dei cicli  di cui facciamo esperienza, basandoci sul parametro ciclico  del cambiamento, di cui facciamo esperienza in questo livello della realtà. In altre parole… il tempo è una pura percezione
Se fossimo in un vuoto non ci sarebbe il tempo, perché non solo non ci sarebbero i cicli per misurarlo, ma non ci sarebbero oggetti con cui determinare il moto, quindi saremmo in una immobilità perpetua e senza tempo
Nella sua serie di lezioni dal titolo Living Beyond Miracle (Vivere oltre i Miracoli), Wayne Dyer racconta la storia di un gruppo di minatori che hanno visto collassare su di loro la miniera, in Germania, e sono per questo stati intrappolati  per un certo periodo di tempo. Senza luce naturale, senza poter giudicare i cicli dell’universo e quindi senza un parametro di riferimento  per la loro percezione.
Erano in totale 7 uomini, intrappolati sottoterra e solo uno di loro aveva l’orologio. Costui non volle che le cose scappassero di mano mentre si trovavano in quello stato intrappolati sottoterra e cercò di alleggerire la paura e la preoccupazione dei suoi amici e disse che era passata 1 ora, ogni volta che ne passavano in realtà 2. Dato che nessuno aveva un orologio per convalidare il tutto, gli altri non furono in grado di dire la differenza.
Alla fine dei 7 giorni furono salvati e tutti sopravvissero ad eccezione dell’uomo con l’orologio. Si era assunto l’onere di dire che era passata 1 ora mentre in realtà ne erano passate 2: aveva rallentato il tempo per tutti gli altri ed aveva fatto si che gli altri cambiassero il loro “accordo” sul tempo, cosi che potessero percepire di essere bloccati sotto terra per la metà del tempo effettivo in cui essi lo furono .
“Fece in modo di cambiare l’accordo collettivo su cio’ che costituiva il tempo e le persone sono “invecchiate” di conseguenza.. ma lui non potè ingannarsi perché aveva un orologio.”
Un universo statico
“il Tao non agisce
tuittavia è la radice di tutta l’azione.
il Tao non si muove
e tuttavia è la fonte di tutta la creazione.”
- Lao Tzu
Abbiamo stabilito che la creazione non si muove e quindi sembra che anche questo campo unificato non si muova. Lo sappiamo perché abbiamo trovato che lo spazio che circonda la Terra, che un tempo si pensava emettesse un fruscio passandoci accanto, come fa l’aria quando passa vicino ad un oggetto in un tunnel ventoso, ora si dimostra essere completamente statico.
Non ci lanciamo nello spazio, come pensavamo e lo spazio stesso si espande e si contrae e qui non si muove a priori, ma da solo la sembianza del moto.
Poichè il campo unificato che è coscienza, si espande e si contrae e poichè siamo quella coscienza incarnata in un livello di realtà leggermente piu’ denso, ovvero nel “mondo classico”, abbiamo posti in prima fila per il cambiamento apparente, il moto, il tempo e la realtà. Ma questo è solo, come affermano tutte le tradizioni antiche, perchè siamo coscienza universale che si è condensata in questo livello di realtà per fare l’esperienza del mondo che cambia, del mondo delle cose. Della vita, della morte, della nascita, della rinascita e del tempo lineare.
L’unico problema è che ci siamo attaccati a questo mondo e siamo intrappolati in un movimento energetico (una turbolenza emotiva) dato che le cose muoiono e cambiano  in apparenza, e sono transitorie.
Tornando ad Albert Einstein:
“Tutto è energia, che è tutto quel che c’è. Accordati alla frequenza della realtà che vuoi e non potrai che ottenere quella realtà. Non c’è un altro modo che questo. Questa non è filosofia, ma fisica.”

La contoversia:le equazioni di campo per la teoria della relatività a quanto pare furono scoperte dal matematico David Hilbert e non da Einstein


Un'opinione diffusa tra i matematici è che Hilbert scoprì le equazioni di campo per la teoria della relatività generale prima di Albert Einstein, ma che non ne rivendicò mai la scoperta. Un interessante articolo pubblicato nel 1997 su Science[4] mostra come Hilbert inviò il suo articolo il 20 novembre 1915, cinque giorni prima di quello di Einstein con le equazioni corrette.







 L'articolo di Hilbert uscì il 6 dicembre senza le equazioni, quello di Einstein il 2. Tuttavia, nella versione andata alle stampe, Hilbert aggiunse:
"Le equazioni differenziali della gravitazione ottenute mi sembrano in accordo con la magnifica teoria della relatività generale enunciata da Einstein nel suo ultimo articolo"
Appare dunque evidente che Hilbert lesse l'articolo di Einstein, e aggiunse al suo il riconoscimento della priorità di Einstein.

E=mc2:Einstein si appropriò della famosa formula scoperta dal fisico italiano Olinto De Pretto nel 1903



Di Simona Marchetti
 L'equazione della relatività di Einstein non sarebbe, in realtà, di Albert Einstein, bensì di un matematico autodidatta italiano, Olinto De Pretto. La sconcertante rivelazione arriva dal serissimo giornale inglese “Guardian” che già otto anni fa aveva raccontato la genesi della celebre formula della relatività (il tempo e il movimento sono relativi alla posizione dell’osservatore, se la velocità della luce è costante), altrimenti conosciuta come E=mc2 (l’energia è uguale al prodotto della massa per il quadrato della velocità della luce) e che nell'edizione di martedì scorso ha riproposto la controversa questione circa la primogenitura dell’equazione forse più famosa al mondo.






Stando a quanto si racconta, il 23 novembre del 1903 l'italiano De Pretto, un industriale di Vicenza con la passione per la matematica, avrebbe pubblicato sulla rivista scientifica Atte un articolo dal titolo “Ipotesi dell’etere nella vita dell’Universo”, in cui sosteneva che “la materia di un corpo contiene una quantità di energia rappresentata dall’intera massa del corpo, che si muovesse alla medesima velocità delle singole particelle”. Insomma, la celebre E=mc2spiegata parola per parola, anche se De Pretto non mise la formula in relazione con il concetto di relatività, ma con la vita dell’universo.
Secondo la ricostruzione fatta dal professor Umberto Bartocci, docente di Storia della matematica all’Università di Perugia, questo difetto nell’impostazione di De Pretto sarebbe stato il motivo per cui inizialmente il significato dell’equazione non venne capito. Solo successivamente, nel 1905, lo studioso svizzero Michele Besso avrebbe avvisato Albert Einstein del lavoro svolto due anni prima da De Pretto e delle conclusioni alle quali era arrivato, che il geniale fisico e matematico avrebbe poi fatto sue, senza tuttavia attribuire alcun merito all’italiano.
Questa, ovviamente, è la tesi di Bartocci, alla quale il professore ha dedicato pure un libro, pubblicato nel 1999 da Andromeda: Albert Einstein e Olindo De Pretto – La vera storia della formula più famosa del mondo, dove viene appunto spiegata la teoria della “contaminazione einsteiniana” ad opera di De Pretto, morto nel 1921. «De Pretto non scoprì la relatività – ha riconosciuto Bartocci – però non ci sono dubbi sul fatto che sia stato il primo ad usare l’equazione e questo è molto significativo. Sono anche convinto che Einstein usò le ricerche di De Pretto, sebbene questo sia impossibile da dimostrare». Nel corso degli anni ci sono poi state altre polemiche circa i contributi scientifici che avrebbero permesso ad Einstein di scoprire e rendere pubblica la rivoluzionaria formula nel 1905 e fra questi, particolarmente importanti si dice siano state le ricerche del tedesco David Hilbert.
Sembra, però, impossibile porre fine alla controversia e nemmeno Edmund Robertson, professore di matematica dell’Università di St.Andrew, è riuscito nell’intento: «Una grande parte della matematica moderna è stata creata da gente a cui nessuno ha mai dato credito, come ad esempio gli Arabi – ha raccontato Robertson al Guardian - Einstein può avere preso l’idea da qualcuno, ma le idee stesse arrivano da ogni parte. De Pretto merita sicuramente credito per gli studi che ha svolto e il contributo che ha dato, se queste cose si possono provare. Ma ciò non toglie, comunque, che la genialità di Einstein resti indiscutibile». Il dubbio persiste, le polemiche pure, la sola certezza è proprio quell’equazione E=mc2, di cui tutti, almeno una volta, hanno sentito parlare.

La Teoria del Campo Unificato



Negli ultimi anni della sua vita Einstein cercò di costruire una teoria del campo unificato. Voleva cercare di spiegare tutti i fenomeni gravitazionali , elettromagnetici ecc..mediante un unico campo.
Va sottolineato comunque che i suoi tentativi sono completamente diversi da quelli perseguiti a partire dagli anni '70 e che hanno portato all'unificazione delle interazioni elettromagnetiche.
Einstein si basa su una teoria classica di campo non lineare, mentre i fisici contemporanei usano una teoria lineare conosciuta col nome di  MECCANICA QUANTISTICA .




Recentemente la teoria delle onde non lineari è stata sviluppata con la scoperta di equazioni non lineari in una oppure due dimensioni spaziali che ammettono come soluzione delle strutture concentrate dette solitoni che mantengono la loro identità anche dopo aver subito urti con altri solitoni.
Potrebbero questi solitoni essere identificati con le zone di campo a densità elevata di cui parlava Einstein ?

L'unificazione dello spazio e del tempo
La Relatività ristretta si basa su due postulati fondamentali
1) la velocità della luce è sempre la stessa , qualunque sia il moto relativo fra la sorgente della luce e l'osservatore che la misura
2) le leggi della fisica devono essere le stesse per osservatori che sono animati da un moto relativo unioforme ( velocità costante ).
 Lo spazio e il tempo non vanno considerate come entità separate e di diversa natura , ma come componenti di uno spazio-tempo quadrimensionale ( cronotopo ).
Lo spazio e il tempo si mescolano fra loro per creare alcuni degli effetti più famosi della relatività: la dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze .

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