Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Indonesia. Mostra tutti i post

La più grande 'piramide' del mondo ha 28 mila anni e non si trova in Egitto


Gigantesca “piramide” celata dalla terra emerge in Indonesia: è a strati e antichissima

Di Andrea Centini
https://scienze.fanpage.it

Sulla cima del Monte Padang, nella parte occidentale dell'isola di Giava (Indonesia), è stata scoperta un'antichissima e immensa “piramide” nascosta da terra e vegetazione. Si tratta di un tempio costruito strato dopo strato nell'arco di millenni, del quale fino ad oggi era conosciuta solo la parte superficiale, dove è ospitato un sito archeologico avviato all'inizio del XIX secolo.



I ricercatori dell'Istituto delle Scienze indonesiano guidati dall'archeologo Danny Hilman Natawidjaja sospettavano da tempo che una parte della collina non fosse completamente naturale, tuttavia non immaginavano che tutta l'area sotterranea – alta una trentina di metri – fosse un'immensa costruzione artificiale. “Credevamo che in passato questa collina fosse una specie di edificio. Si è scoperto che si estende molto più in basso, consiste di diversi strati ed è in realtà l'intero volume della collina”, ha dichiarato all'agenzia di stampa russa Rio Novosti il geologo Andang Bakhtiar, supervisore dell'area archeologica. Gli scienziati hanno svelato l'arcano servendosi di immagini satellitari, rilevazioni radar, tomografie a raggi X e altri metodi di scansione. Grazie ad essi hanno rilevato i gradoni di un tempio che si estende per ben 150mila metri quadrati.

CONTINUA su: https://scienze.fanpage.it/gigantesca-piramide-celata-dalla-terra-emerge-in-indonesia-e-a-strati-e-antichissima/

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


“La più grande piramide del mondo ha 28 mila anni”


Di Sabrina Pieragostini

http://www.extremamente.it

La più grande ed antica piramide del mondo non si trova in Egitto e nemmeno in Cina. Si erge a Gunung Padang, un’altura nel nord-ovest dell’isola di Giava, in Indonesia– non distante dall’area colpita nei giorni scorsi da un violento tsunami- ed è nascosta sotto uno spesso strato di pietre e terra. Ma la piramide, per ora, è solo una convinzione del gruppo di ricercatori che tra mille polemiche da alcuni anni sta studiando questa collinetta (anche se Gunung, in lingua locale, signifca “monte”). Per tutti gli altri, sotto il più vasto sito megalitico dell’Asia sud-orientale- una meraviglia scoperta all’inizio del XX secolo- non c’è nient’altro che roccia.

Durante l’ultimo meeting dell’American Geophysical Union, che si è svolto tra il 10 e il 14 dicembre 2018 a Washington D.C., i ricercatori indonesiani hanno presentato ai loro increduli colleghi i dati raccolti sondando il terreno con strumentazioni sofisticate e con scavi mirati, per dimostrare la loro tesi: Gudung Padang non è quello che sembra- una collina naturale sormontata da un gran numero di pilastri e monoliti sparsi sulla sua superficie- ma il risultato della stratificazione di  quattro diverse strutture edificate in epoche differenti, di cui il sito megalitico è solo l’ultimo e quindi il più recente.

“I nostri studi provano che la costruzione non copre solo la parte superiore, ma si arrotola lungo i pendii coprendo un’area di circa 15 ettari almeno. Il livello superiore consiste di pile orizzontali di colonne di roccia basaltica che formano terrazzamenti a gradoni,  decorato con composizioni esotiche di colonne in verticale che formano mura, percorsi e spazi”, si legge nell’abstract dello studio il cui titolo tradotto suona “Prove di una ampia struttura piramidale precedente il 10 mila a.C.  sul Monte Padang, Giava Occidentale, Indonesia”. Ma continuiamo a leggere: “Il secondo strato, che è stato in passato erroneamente interpretato come una formazione rocciosa naturale, sepolto 1-3 metri al di sotto della superficie, è un riempimento spesso alcuni metri costituito da una disposizione più compatta e avanzata di simili rocce colonnari in una matrice a grana fine.”

Prosegue poi così la descrizione del team indonesiano, guidato da Danny Hilman Natawidjaja, geofisico dell’Istituto di scienze indonesiano: “Anche il terzo livello è una disposizione artificiale di frammenti rocciosi con varie tipologie che si estende fino a 15 metri di profondità. Esso si poggia su una lingua di lava basaltica massiccia e fratturata, modificata e modellata dalla mano dell’Uomo. Le indagini hanno anche rivelato prove di ampie cavità e caverne sotterranee. Risultati preliminari nella datazione al radiocarbonio indicano che il primo livello è stato costruito circa 3.000/3.500 anni fa. Il secondo tra 7.500  e 8.300 anni fa. Il terzo strato è stato costruito prima di 9500 anni fa e potrebbe essere antico di 28 mila anni”.

Nella loro presentazione hanno spiegato anche come hanno condotto le loro indagini geofisiche, combinando il radar di penetrazione del terreno (GPR) e la resistività multicanale con la tomografia sismica aumentata dai dati ottenuti con il carotaggio del terreno (compiuto in 7 punti diversi della collina, fino ad una profondità di 33 metri) e con gli scavi archeologici.”In questo modo, possiamo comparare e verificare i risultati ottenuti con un metodo con quelli ottenuti con gli altri per una migliore comprensione delle strutture sotterranee”. La descrizione è corredata di dettagli molto tecnici che tralasciamo, messi a disposizione degli altri geologi ed archeologi quando vorranno esaminare lo studio, che ad oggi non ha ancora ricevuto la revisione paritaria.

Dunque, la convinzione di Natawidjaja e compagni è che Gunung Padang  sia un tesoro archeologico immenso e misterioso di cui per ora conosciamo solo la parte più superficiale: al di sotto di quel cumulo di pilastri di andesite basaltica, si nasconderebbero delle costruzioni molto più antiche e sofisticate. A quanto pare, ci sarebbero anche delle camere- o comunque, degli spazi vuoti- per le quali il gruppo di ricerca auspica studi più approfonditi, per riuscire a capirne lo scopo. Ma chi, 28 mila o anche 10 mila anni fa, avrebbe potuto edificare una struttura del genere, una sorta di piramide a gradoni? Forse una civiltà di cui non abbiamo più né traccia né memoria?

“La gente pensa che gli antichi fossero dei primitivi, ma questo monumento dimostra che è un errore”, ha detto in passato Natawidjaja al Sidney Morning Herald. E di recente, ha dichiarato di ritenere il sito di Gunung Padang non una tomba, come ipotizzato finora, ma un tempio di enormi dimensioni. Se così fosse, sarebbe il più antico mai scoperto e cambierebbe per sempre le nostre nozioni sulle culture sbocciate durante le epoche preistoriche. Anzi, se i proclami del team indonesiano fossero fondati, probabilmente la storia andrebbe riscritta da capo.

Il mistero dei laghi che cambiano colore fra i monti dell'Indonesia


Di Noemi Penna

Si trovano sulla stessa montagna, ad una manciata di metri l'uno dall'altro. Ma questi tre laghi sono molto diversi fra loro, a partire dal colore. Siamo in Indonesia, sul monte Kelimutu dell'isola di Flores: l'unico posto al mondo in cui esiste questa stupefacente «variazione». 






Per secoli le popolazioni locali hanno creduto che i laghi fossero il luogo di riposo dei loro antenati, e che fossero proprio i «residenti» a determinare la colorazione dell'acqua. Un «mistero» non ancora svelato: non è mai condotta alcuna indagine scientifica sotto la superficie dei laghi ma si presume che le differenze di colore siano dovute alle composizioni chimiche dell'acqua. 


Il Tiwu Ata Mbupu si trova all'estremità occidentale del vulcano ed è di colore blu: al suo interno andrebbero a riposare gli spiriti degli anziani che hanno condotto una vita giusta. A 200 metri di distanza, divisi da una roccia di appena tre metri di spessore, si trovano invece il lago Tiwu Nuwa Muri Koo Fai, oggi di color verde smeraldo, luogo di ritrovo degli spiriti dei più giovani, e il Tiwu Ata Polo, le cui acque variano dal rosso sangue al verde oliva sino al nero. Un lago maledetto, dove finirebbero gli spiriti cattivi, che hanno commesso delitti in vita. 


Superstizioni a parte, stiamo parlando di tre laghi di origine vulcanica e sul loro fondale sono presenti delle falde che portano in superficie biossido di zolfo, cloruro di idrogeno, solfuro e anidride carbonica. Vapori e gas che determinano l'ecosistema di ogni lago, e quindi anche il colore. Quando i geologi olandesi hanno scoperto i crateri, nel 1914, le acque apparivano di color rosso, blu e bianco. 


Insomma, un sorprendente fenomeno naturale in grado di stupire giorno dopo giorno, ogni volta che i laghi emergono dalla foschia nella prima metà del pomeriggio. Raggiungere la sommità del vulcano non è semplice, ma questo non scoraggia gli escursionisti e fotografi di tutto il mondo che ogni anno fanno visita al Kelimuto National Park.  

Attentato dell'Isis a Giacarta. "Volevano una nuova Parigi"

Di Lucio Di Marzo
Sono almeno sei le vittime, forse sette, venti i feriti, in un attacco terroristico messo a segno questa mattina a Giacarta, capitale dell'Indonesia, dove un commando di terroristi è entrato in azione intorno alle 11 ora locale in una zona centrale che ospita molti uffici e hotel, nonché ambasciate estere, e a poca distanza dal palazzo presidenziale.
Diverse esplosioni sono state avvertiti al centro commerciale Sarinah, dove due kamikazesono riusciti a entrare in una filiale locale della catena di caffetterie Starbucks, per poi farsi esplodere all'interno.
"Le vetrine sono distrutte - ha raccontato un fotografo dell'agenzia stampa Reuters - Vedo tre persone morte per strada".
Nello stesso edificio si è accesa una sparatoria. Secondo il portavoce della polizia, Iqbal Kabid, tre uomini si erano asseragliati all'interno di un cinema e sono rimasti uccisi. Sarebbero sette gli uomini entrati in azione in una serie di attacchi.
Centinaia gli agenti dispiegati nelle strade, mentre il presidente Joko Widodo invitava a "mantenere la calma" di fronte agli attentati terroristici. Verso le nove italiane (le quindici a Giacarta) la polizia ha annunciato che l'attacco si è concluso. "Tutti gli assalitori sono stati neutralizzati", ha riferito la polizia, aggiungendo che si sarebbero ispirati ai fatti di Parigi.
Secondo il portavoce della polizia nazionale, generale di brigata Anton Charliyan, tra le vittime ci sono due civili e cinque attentatori. Il governo indonesiano ha confermato la morte di un cittadino olandese che lavora alle Nazioni Unite, notizia già diffusa da Al Jazeera. Secondo l'Aja, tuttavia, sarebbero solo ferito gravemente. Morto anche un cittadino canadese. I numeri sono ancora provvisori, ma quattro degli assalitori sarebbero stati arrestati.

I precedenti

Nei mesi scorsi l'Isis aveva promesso di mettere l'Indonesia "sotto i riflettori" e la polizia, già prima di avere in mano una rivendicazione ufficiale, propendeva per attribuire la responsabilità a un gruppo vicino ai jihadisti, nonostante nei giorni scorsi anche il numero uno di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, aveva chiesto agli islamisti di prendere di mira gli interessi occidentali nel sud-est asiatico.
La rivendicazione è poi arrivata, in un comunicato pubblicato dall'Amaq, "agenzia stampa" legata al sedicente Stato islamico e poi in un comunicato ufficiale. Molti foreign fighters sono partiti dal Paese asiatico per andare a combattere in Siria o in Iraq e secondo la polizia Bahrun Naim, che combatte in Siria, sarebbe la mente dell'attacco.
In passato, nel 2002, due nightclub a Bali erano stati presi di mira dal gruppo Jemaah Islamiyah. Più di duecento persone erano morte. Negli ultimi anni la polizia, grazie ad arresti e operazioni di successo, ha inferto duri colpi all'organizzazione, che oggi è considerata da molti ormai poco rilevante.
Nel 2009, ancora a Giacarta, erano finiti sotto attacco due hotel: il Ritz Carlton e il JW Marriott.

Una città già in allarme

Lo scorso mese l'Indonesia aveva avvertito di minacce credibili di attacchi nel Paese. Il governo aveva dispiegato 150.000 uomini a guardia di chiese, aeroporti e luoghi pubblici particolarmente sensibili del Paese, a maggioranza musulmana. La polizia aveva parlato di un piano per uccidere funzionari del governo e arrestato sospetti islamisti.

Indonesia: a Jakarta musulmani,cattolici e confuciani in piazza contro l'estremismo



Combattere l’estremismo religioso e il terrorismo; promuovere il pluralismo come vero fondamento della società indonesiana. Per questo Nahdlatul Ulama (Nu), il più grande movimento islamico del Paese, ha organizzato una manifestazione interreligiosa per il 17 gennaio prossimo a Jakarta. All’iniziativa si sono subito unite altre 13 organizzazioni islamiche, insieme alla Conferenza episcopale indonesiana (Kwi), le chiese protestanti e l’Alto consiglio confuciano del Paese. Almeno 10mila persone si riverseranno a Lapangan Banteng, piazza storica della capitale dove si affacciano la cattedrale cattolica e la grande moschea.





P. Guido Suprapto, segretario per il laici della Kwi, dice ad AsiaNews: “Parteciperemo di sicuro alla manifestazione”. “Con questo raduno di massa – aggiunge – vogliamo portare il messaggio che la diversità deve essere la forza della nazione. Dobbiamo mostrare che la coesistenza pacifica è possibile”. P. Samuel Pangestu, vicario generale dell’arcidiocesi di Jakarta, ha fatto stampare un gran numero di volantini da distribuire a tutta la comunità cristiana (v. foto).
Marsyudi Syuhud, presidente del Nu e uno degli ideatori dell’iniziativa, afferma: “A noi hanno insegnato queste due parole: tasanuf, che significa tolleranza, e tawasuft, che si riferisce all’essere persone moderate. Queste due parole rappresentano lo spirito di base dell’essere un buon musulmano nella società”. “Il Nu – continua il leader islamico – è chiamato in causa da un punto di vista morale per difendere il fondamento filosofico e politico della nazione: Bhinneka Tunggal Ika [Unità nella diversità ndr]”.
Il movimento, spiega Marsyudi, ha come bandiera il concetto di “Islam Nusantara” (islam dell’Arcipelago), che “significa promuovere una maggioranza islamica indonesiana che abbia idee moderate e abbracci la tolleranza religiosa. Il nostro messaggio è chiaro: unire in fratellanza tutte le fazioni della nazione”. Il concetto di Islam Nusantara è stato introdotto per la prima volta l’anno scorso durante il 33mo congresso del Nu.
Secondo Marsyudi Syuhud bisogna “combattere la percezione che l’islam non sia una religione pacifica perché ora vediamo sciiti e sunniti attaccarsi fra loro. E questo viene ancor prima del discorso sui nostri rapporti con altre religioni come induismo e buddismo”.
Marsyudi aggiunge che il Nu vuole contrastare ogni possibile infiltrazione dello Stato islamico (SI) in Indonesia: “Il pericolo è chiaro e presente. Abbiamo visto che alcuni hanno avuto il coraggio di appendere bandiere dello SI in una rotonda del traffico. Abbiamo persone che vanno a combattere in Siria e poi tornano, e il governo non fa nulla. Questo convince la gente che questo tipo di primavera araba arriverà presto in Indonesia”.
Secondo l’Agenzia per l’anti-terrorismo (Bnpt), sono 149 i cittadini indonesiani tornati dalla Siria. Altre fonti governative affermano che 800 persone sono partite dall’Indonesia per unirsi allo SI, 284 delle quali sono state identificate. Almeno 52 sarebbero morte.

In Indonesia la pittura rupestre più antica del mondo

In Indonesia la pittura rupestre più antica


Un cinghiale primitivo. E' questo il più antico disegno rupestre sul Pianeta. Risale a ben 40mila anni fa ed è stato scoperto in Indonesia. E' inoltre un disegno estremamente creativo, con pitture di animali e mani umane che si intrecciano. Un tesoro d'arte per il gruppo di ricerca dell'università australiana di Griffith e del centro di Scienze archeologiche dell'università di Wollongong che lo hanno riportato alla luce.

Le pitture rupestre più antiche in una grotta indonesiana

Proprio utilizzando la tecnica all'uranio per verificare la datazione dei reperti, i ricercatori hanno cominciato ad analizzare i dodici disegni di mani e animali scoperti nella grotta indonesiana e sono giunti così alla conclusione che avevano appunto tra le mani, è il caso di dirlo, un tesoro.
Rappresenta un babirussa, una specie di cinghiale molto primitivo, disegnato con grande accuratezza di particolari, con i dettagli delle zampe e la coda a riccio. "Questi disegni sono tra i più antichi mai rinvenuti - osserva Aubert - e il babirussa è uno dei primi animali che l'uomo abbia mai disegnato".

Vere e proprie forme d'arte mai viste prima

Ma a colpire sono la bellezza, la tecnica usata, mai prima d'ora analizzata e verificata per altre pitture rupestri. Insomma, si pensava che fossero opera di uomini "primitivi" senza gusto estetico, invece questi disegni sulla roccia dimostrano che proprio i primitivi avevano una straordinaria sensibilità artistica.
Si riteneva, inoltre, che le pitture rupestri europee fossero anche le uniche, invece Nature - su cui è stata pubblicata la scoperta - indica che pitture molto simili e altrettanto antiche esistono a 13.000 chilometri di distanza, proprio nell'isola di Sulawesi.

Si aprono nuovi scenari sul mondo primitivo

Queste pitture che decoravano le grotte indonesiane erano già state scoperte negli anni '50, ma, per oltre 60 anni, si è creduto che non avessero più di 10mila anni. La nuova datazione ha, dunque, qualcosa di a dir poco sorprendente. Che porta ad un'altra consapevolezza di quel che poteva essere l'arte figurativa nella preistoria.
Adesso, secondo gli esperti, sono necessarie nuove ricerche per capire se quelle espressioni artistiche fossero un patrimonio comune a tutte le società primitive o se ogni popolazione avesse sviluppato una forma d'arte indipendente dalle altre.

Indonesia:salvati 500 profughi birmani musulmani in fuga dalle persecuzioni e violenze religiose dei buddhisti



Di Salvatore Santoru

Cinquecento profughi birmani appartenenti alla minoranza etnica Rohingya e di fede islamica, sono stati salvati in Indonesia.
I profughi fuggono dalle persecuzioni e violenze religiose, a cui i Rohingya sono sottoposti dai buddhisti.

Per approfondire:http://www.lasicilia.it/articolo/indonesia-salvati-migranti-birmani

Kawah Ijen:il vulcano indonesiano che erutta "lava blu"

Il complesso vulcanico di Kawah Ijen è un gruppo di stratovulcani nella Reggenza di Banyuwangi, in Indonesia, nella parte orientale di Giava.
Da quando National Geographic ha parlato della fiamma blu elettrico di Ijen, il numero di turisti che visitano la zona ogni anno è aumentato.
Il vulcano infatti emette, insieme alla lava, esalazioni di zolfo a oltre 500 °C, che rendono l’aria intorno ad esso irrespirabile e tossica. A contatto con l’aria, il gas brucia formando fiamme di colore blu che si ergono anche per 4 metri in altezza.
eruzione-lava-blu
Parte del gas condensa invece in zolfo liquido che si riversa lungo le pareti del vulcano dando origine a un vero spettacolo naturale, così la lava è rossa di giorno e blu di notte, come se ripercorresse l’alternarsi di luce e buio.
Da vari anni il fotografo Olivier Grunewald raccoglie immagini del Kawah Ijen in Indonesia, le cui fiammate azzurro elettrico sembrano colare di notte lungo i fianchi del vulcano.
«Questo flusso dalla colorazione insolita per un vulcano naturalmente non è lava, come purtroppo hanno riportato in maniera scorretta molti siti web», ha detto Grunewald al National Geographic. La luce azzurra è in effetti il frutto della combustione dei gas solforosi, spiega il fotografo.
Fiamme vulcaniche azzurre sono state descritte nell’antichità dagli storici che le osservarono sul versante meridionale del Vesuvio e sull’isola di Vulcano.