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'PANTA REI', IL CELEBRE AFORISMA ATTRIBUITO AD ERACLITO MA ENUNCIATO DA SIMPLICIO E BASATO SUL 'CRATILO' DI PLATONE

Risultati immagini per panta rei ERACLITO

Di Salvatore Santoru

"Panta Rei" è un celebre aforisma attribuito ad Eraclito,aforisma che sintetizza il pensiero  del filosofo sul tema del divenire.
In realtà non esiste nessuna prova che Eraclito pronunciò quest'aforisma, la cui enunciazione risale a l neoplatonico Simplicio e la cui originaria fonte di esso è il "Cratilo" di Platone, che scrisse che Eraclito sosteneva che "tutto si muove e nulla sta fermo" e che "non potresti entrare due volte nello stesso fiume".

Approfondendo, in linea di massima il pensiero di Eraclito è considerato oppositore della teoria dell'essere di Parmenide e si basa sulla visione della realtà fondata su un continuo dualismo dinamico(giorno/notte,pace/guerra,vita/morte) e tale pensiero verrà ulteriormente seguito dal suo discepolo Cratilo, il quale sosteneva anche l'inutilità di dare un nome alle cose in quanto esse erano già cambiate quando le si nominava.
Inoltre, c'è anche da ricordare che secondo Eraclito il mutamento risulta governato da un "Logos e che il mondo si divide tra gli 'svegli' e/o individui migliori/'aristocratici' e i 'dormienti', identificati con il 'volgo'.

PER APPROFONDIRE:

https://it.wikipedia.org/wiki/Eraclito#Il_pensiero

https://it.wikipedia.org/wiki/Panta_rei

http://www.oilproject.org/lezione/riassunto-eraclito-filosofia-del-divenire-2304.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Simplicio_(filosofo)

https://it.wikipedia.org/wiki/Cratilo

LA CONOSCENZA SAPIENZIALE IN PLATONE-Diego Fusaro

La conoscenza sapienziale in Platone
Di Diego Fusaro *
La conoscenza stabile è quella basata sull’episteme, quella mutevole ed opinabile sulla doxa. Ancora una volta riscontriamo una chiara influenza pitagorica: i Pitagorici, infatti, individuarono il numero come principio della realtà e crearono una “piramide” di principi che partiva dalla coppia finiti-infinito e da lì si generavano tutte le altre coppie. Per il momento diciamo che i livelli platonici sono 4 (anche se quelli fondamentali restano 2). L’eikasia ha a che fare con la radice eik- di somiglianza, apparenza: è opportuno tradurla con “immaginazione”, ma va depurata da tutti i significati che le attribuiamo noi; è la capacità di cogliere le immagini; si tratta di verità addirittura inferiori a quelle del mondo sensibile e possiamo in parte identificarle con le opere d’arte, ma anche con i riflessi delle cose, come gli specchi o le superfici di laghi o fiumi:Platone aveva in mente tutte le riproduzioni del mondo sensibile; ma molti studiosi hanno anche sostenuto che nella capacità di immaginazione si possa vedere anche un primitivo atteggiamento conoscitivo: si tratta della pura e semplice sensazione; quando prendiamo in mano un quaderno abbiamo dapprima una pura e semplice percezione sensuale: notiamo la forma, il colore…Conoscere realmente un quaderno significa mettere insieme le sensazioni e sfruttarle; forse per capire meglio basterebbe chiudere gli occhi e stringere un libro: lo si percepirebbe con il tasto e si potrebbe immaginare cosa si vedrebbe ad occhi aperti; verso la fine del ‘600 si cominciarono ad effettuare i primi interventi di cataratta e si fecero vedere per la prima volta persone che non avevano mai visto: quando costoro riferirono le loro impressioni si scoprirono cose interessanti; per esempio non riuscirono ad identificare con la vista ciò che per anni avevano toccato; chiaramente è molto differente da ciò che intendeva Platone, ma ci permette comunque di capire che l’oggetto della conoscenza (sebbene la conoscenza empirica sia inferiore a quella intellegibile)è il risultato di operazioni complesse: si associano esperienze visive con esperienze tattili; tuttavia non siamo per niente sicuri che Platone ci sia davvero arrivato. La pistis, che possiamo tradurre con “credenza” è il soggetto conoscitivo degli oggetti sensibili. Della episteme abbiamo già parlato: i suoi oggetti sono intellegibili, ma non necessariamente idee; o meglio, ci sono sì le idee, ma anche gli enti matematici che possiamo suddividere in a) geometria, b) musica, vista come rapporti matematici, c) stereometria, che è la geometria dei corpi solidi, d) astronomia ,vista come scienza del movimento dei solidi :erano le arti del “quadrivio”, diremmo oggi le materie scientifiche che già all’epoca si contrapponevano a quelle umanistiche. Dunque la dianoia corrisponde alla matematica in generale, la noesis alle idee; Platone era molto interessato di matematica (anche qui possiamo riscontrare un’influenza pitagorica) e proprio sull’entrata dell’Accademia (i cui resti si possono vedere qui sotto) c’era scritto “Non entri chi non conosce la matematica”: essa per Platone aveva una valenza propedeutica e di ginnastica mentale. Per un verso assomiglia alla filosofia perchè ha oggetti stabili, permanenti e non sensibili (uso sì disegni, ma per dimostrare su idee) per un altro presenta grandi limiti: si pensa sì ad idee, ma si lavora pur sempre su cose sensibili: occorre sempre l’appoggio del piano sensibile; la filosofia invece è un percorso mentale tutto interno alle idee. La matematica ha poi bisogno di ipotesi: si parte da postulati e da definizioni: cose che vengono accettate senza venir dimostrate; la filosofia ha invece un carattere critico: non si accetta mai nessuna cosa per data e si tende a mettere sempre in discussione fino ad arrivare alla conoscenza. Bisogna infatti risalire tutte le ipotesi fino ad arrivare ad una ipotesi indiscutibile da cui derivano tutte le altre. Va poi ricordato che gli oggetti matematici sono su un piano intermedio: hanno caratteristiche di idee (l’immutabilità) ma anche di enti empirici (la molteplicità):molteplicità e immutabilità sono proprio 2 dei principali aspetti che differenziano il mondo sensibile da quello intellegibile; il numero 3, ad esempio, è immutabile ma in un’espressione matematica lo si può scrivere più volte. Dianoia e noesis hanno entrambe la radice di “nous”, intelletto: la noesis è la versione pura e senza aggiunte e si può tradurre con “intellezione” ;dianoia è più complessa perchè compare la radice “dià”, attraverso-mediante, he implica il passaggio da qualcosa a qualcos’altro e si può tradurre con “ragionamento discorsivo”: in un’espressione ci sono diversi passaggi e si passa di continuo da mondo empirico a mondo intellegibile. La noesis è l’intellezione, la contemplazione delle idee. La diversa lunghezza dei segmenti nel disegno di prima suggerisce una chiara gerarchizzazione: un segmento più è lungo e più è conoscibile, vale a dire che contiene un maggior tasso di essere.
Il punto di arrivo della conoscenza è il bene in sè, l’idea di bene, cui Platone allude qua e là nei suoi dialoghi, sempre velatamente ,chiamandola “misura”, “uno”, “bellezza”…Si tratta del più alto livello di argomentazione platonica: ce ne parla però in maniera molto indiretta e sfumata e doveva rientrare nelle dottrine non scritte; Platone stesso ci dice che lui non ne parlerà usando una strana metafora, che si può definire “bancaria”: dice che parlerà “del figlio e non del padre”, termini che in greco significano anche “interesse” e “capitale”: quindi si può intendere “vi parlerò dell’interesse e non del capitale”. Si serve poi di un’efficace metafora “solare”: il bene sta al mondo delle idee come il sole sta a quello sensibile. Con bene in sè, idea di bene si intende un bene assoluto e non relativo ad altre cose come le idee (l’idea di forza, ad esempio, è un bene relativo perchè può essere un bene come un male: dipende dall’uso e dalle circostanze).Il bene in sè è la conoscenza suprema e sublime a cui sono chiamati i filosofi-re, che devono seguire il lungo percorso di studi: esso è il top del percorso educativo: quando si ottiene la conoscenza del bene in sè si è chiamati a governare la città; ciò che porta ad orientare ogni cosa verso il bene, a renderla buona è proprio la conoscenza del bene in sè. Per molti aspetti esso coincide con l’idea del bello: la bellezza è il modo in cui si esterna il bene interno: è una concezione ampiamente diffusa in tutto il mondo greco. Secondo Platone il sole è la “ratio essendi” (la ragione di essere)e la “ratio cognoscendi”Fu 2 (la ragione di conoscere)nel mondo sensibile: è infatti grazie al sole che riusciamo a vedere il mondo sensibile; in sua assenza vediamo molto male ed è grazie a lui che conosciamo la realtà sensibile. Il sole consente poi la vita:dove non c’è il sole non c’è vita. Il bene riveste le stesse funzioni del sole, però nel mondo intellegibile delle idee, che in un certo senso sono anch’esse “ratio cognoscendi” e “ratio essendi”: l’idea fa sì che un cavallo sia tale e che lo si riconosca. Come detto, l’idea ha anche valenza assiologica (i cavalli mirano ad imitare l’idea di cavallo) ed è bene aggiungere di “unità della molteplicità”: i cavalli sono tantissimi, ma l’idea di cavallo è unica e la si può definire “stampo” dei cavalli. Il bene in sè, oltre a quelle del sole, svolge le funzioni anche delle idee: risulta quindi inesatto definirlo idea: è una idea delle idee, una super-idea che si trova ad un livello superiore delle idee e che riveste funzioni analoghe a quelle delle idee sul mondo sensibile, ma sulle idee a stesse. Le idee sono unità della molteplicità, ma tuttavia sono tante: quindi si può fare lo stesso discorso che facevamo per le funzioni delle idee sul mondo sensibile; esse dovranno avere qualcosa in comune tra di loro. Esse rappresentano il bene per ciascuna categoria, il punto cui devono mirare i componenti di ogni “classe”: le idee tendono ad essere il bene per la loro categoria: l’idea di uomo è il punto cui tutti miriamo: le idee fanno quindi riferimento al bene in sè, che è quindi un principio supremo, una super-idea. Esso svolge le stesse funzioni che le idee svolgono nel mondo sensibile, ma sulle idee stesse: ce le renderà conoscibili (conosco un’idea perchè è il bene della sua categoria),le farà esistere ( esistono nella misura in cui sono il bene della loro categoria, partecipano al bene). L’idea del bene sarà anche l’unità della molteplicità delle idee,che sono innumerevoli, pur essendo il solo modello per ogni categoria. Abbiamo detto che a volte,al posto di bene in sè, troviamo “uno”,”misura”…Abbiamo anche già parlato di quella volta che Platone tenne la conferenza sul bene parlando di matematica: dunque l'”uno” ben si riallaccia. Ma che cos’era il bene in sè? Per Platone esso è unità, armonia, ordine, misura, unità…In altri dialoghi parla del bene in sè, del vertice della realtà,come coppia di principi, o meglio come principio bipolare: al vertice della realtà ci sarebbero dunque l'”uno” e la “diade indefinita”. L'”uno” è l’unità, la diade fa riferimento al 2, quasi all’idea di 2: Platone col 2 vuole chiaramente indicare la negazione dell’unità, suggerendo il principio della molteplicità o almeno un primo passo verso di essa. Con il bene in sè (in greco “katà auton”)sta pian piano rivelandoci l’esistenza di un 5° livello, principio supremo della realtà. La dottrina delle idee serve a spiegare perchè, in fin dei conti, le cose sono buone, o meglio le idee sono buone: il mondo sensibile cerca di imitare la bontà delle idee, ma con scarsi risultati. Abbiamo fin’ora detto che le imitazioni risultano imperfette: è un’ipotesi molto vaga. E’ il momento di spiegare perchè le cose non sono perfettamente buone: bisogna o ammettere un altro principio o ammettere la bipolarità del principio: accanto all'”uno” (il bene vero e proprio)c’è la diade, la molteplicità concettuale che crea disordine. Cerchiamo di ritracciare lo schema già trattato in precedenza, però più corretto:
E’ una gerarchia ontologica: più si sale e più cresce il tasso di essere perchè si ha esistenza sempre più forte: l’idea di cavallo non muore, il cavallo sì. Il punto di partenza, puramente teorico, addirittura sotto il livello delle immagini-imitazioni, è il non essere, poi troviamo l’essere pieno delle idee; il bene in sè, però, per Platone è per “dignità e per potenza” superiore all’essere: se le idee sono l’essere ciò che le motiva (il bene in sè) non può essere essere. Di fronte a questa affermazione di Socrate (ricordiamoci che a parlare è lui, con parole platoniche)l’interlocutore del dialogo esclama con stupore “Oddio!”. In realtà esclama “per Apollo”. Un interprete ha avanzato un’ipotesi: dato che è un pezzo di dialogo particolarmente allusivo egli ha ritenuto che sotto l’espressione “Apollo” (la divinità del sole, già qui ci può essere un collegamento alla proporzione precedente)si possa leggere “a” (alfa privativa) e “pollos”,che significherebbe non molteplice. Effettuando questa affermazione non ci dice tanto ciò che il principio supremo è ,quanto piuttosto ciò che non è (molteplice).Il bene risulta quindi coglibile con qualcosa che sta oltre alla conoscenza: se i livelli della conoscenza corrispondono all’essere e il non essere non è conoscibile, man mano che cresce il tasso di essere cresce il tasso di conoscibilità: ma il bene in sè è sopra, al di là dell’essere e quindi ha una conoscibilità totalmente fuori dal normale. Platone stesso ci dice che è una conoscenza extra-razionale.
La conoscenza non è nient’altro che un tentativo del soggetto di arrivare all’oggetto o dell’oggetto di arrivare al soggetto: limitiamoci a dire che è un tentativo di unione tra soggetto ed oggetto. Se si sale dalla parte del soggetto, di pari passo si sale da quella dell’oggetto: crescono di pari passo. Paradossalmente ,però, l’identificazione tra soggetto e oggetto implica l’inconoscibilità: per conoscere ci deve essere un soggetto che compie l’azione ed un oggetto che viene conosciuto: se vengono a mancare, manca di conseguenza anche la conoscibilità. Il bene in sè si trova esattamente nel punto di incontro tra soggetto ed oggetto: Platone afferma che la conoscenza del bene in sè sia un’esperienza mistica dove però è indispensabile la ragione; la si potrebbe tranquillamente definire una mistica di superamento della ragione. Platone dice poi di voler descrivere la nostra situazione di uomini, di come siamo e di come il nostro destino può cambiare. Si serve qui del celeberrimo mito della caverna, forse il più famoso mito platonico, dove emerge tutta la sua filosofia:
Descrive una caverna profonda stretta ed in pendenza ,simile ad un vicolo cieco. Sul fondo ci sono gli uomini, che sono nati e hanno sempre vissuto lì; essi sono seduti ed incatenati, rivolti verso la parete della caverna: non possono liberarsi nè uscire nè vedere quel che succede all’esterno. Fuori dalla caverna vi è un mondo normalissimo: piante, alberi, laghi, il sole, le stelle…Però prima di tutto questo, proprio all’entrata della caverna, c’è un muro dietro il quale ci sono persone che portano oggetti sulla testa: da dietro il muro spuntano solo gli oggetti che trasportano e non le persone: è un pò come il teatro dei burattini,come afferma Platone stesso. Poi c’è un gran fuoco, che fornisce un’illuminazione differente rispetto a quella del sole. Questa è l’immagine di cui si serve Platone per descrivere la nostra situazione e per comprendere occorre osservare una proporzione di tipo A : B = B : C La caverna sta al mondo esterno (i fiori, gli alberi…) così come nella realtà il mondo esterno sta al mondo delle idee: nell’immagine il mondo esterno rappresenta però quello ideale tant’è che le cose riflesse nel lago rappresentano i numeri e non le immagini empiriche riflesse. Si vuole illustrare la differenza di vita nel mondo sensibile rispetto a quella nel mondo intellegibile .Noi siamo come questi uomini nella caverna, costretti a fissare lo sguardo sul fondo, che svolge la funzioni di schermo: su di esso si proiettano le immagini degli oggetti portati dietro il muro. La luce del fuoco, meno potente di quella solare, illumina e proietta questo mondo semi-vero. Gli uomini della caverna scambieranno le ombre proiettate sul fondo per verità, così come le voci degli uomini dietro il muro: in realtà è solo l’eco delle voci reali. Gli uomini della caverna avranno un sapere basato su immagini e passeranno il tempo a misurarsi a chi è più bravo nel cogliere le ombre riflesse, nell’indovinare quale sarà la sequenza: è l’unica forma di sapere a loro disposizione ed il più bravo sarà colui il quale riuscirà a riconoscere tutte le ombre. Supponiamo che uno degli uomini incatenati riesca a liberarsi: subito si volterebbe e comincerebbe a vedere fuori gli oggetti portati da dietro il muro non più riflessi sul fondo della caverna. Poi comincerà ad uscire ma sarà piuttosto riluttante perchè infastidito dalla luce alla quale era desueto: quando finalmente uscirà si sentirà completamente smarrito e disorientato. Comincerà a guardare indirettamente la luce solare:ad esempio la osserverà riflessa su uno specchio d’acqua. Man mano che la vista si abitua guarda gli oggetti veri: gli alberi, i fiori…In un secondo tempo le stelle e poi riuscirà perfino a vedere il sole. Chiaramente vi sono chiare allusioni a varie dottrine platoniche: evidente risulta l’allusione ai 5 livelli di conoscenza; le immagini proiettate sul fondo della caverna sono l’eikasia la capacità di cogliere le realtà empiriche riflesse, grazie al fuoco che rende visibili questi oggetti “artificiali”. Gli oggetti artificiali che portano dietro il muro sono la pistis,il mondo sensibile vero e proprio. Curioso è che l’atto di voltarsi da parte degli uomini nella caverna venga espresso con la parola “convertirsi”: è l’atto fondamentale per il cambiamento della propria prospettiva esistenziale. Le cose dietro il muro riflesse nello specchio d’acqua rappresentano la dianoia, gli enti matematici; gli alberi ed i fiori sono invece le idee vere e proprie, la noesis. Il sole, invece, è il bene in sè. Le stelle sono le idee più elevate (i numeri ideali…).L’uomo che è fuggito dalla caverna e ha visto tutto si trova in una situazioneFu 3piuttosto ambigua: da un lato vorrebbe rimanere all’aperto, dall’altro sente il bisogno di far uscire anche i suoi amici incatenati; alla fine decide di calarsi nella caverna e quando arriva in fondo non vede più niente, è come se accecato. Sostiene di essere tornato per condurli in un’altra realtà, ma essi lo deridono perchè non riesce più neppure a vedere le ombre riflesse sul fondo. Lui però continua a parlar loro del mondo esterno ma i suoi “amici” lo deridono e si arrabbiano e lo picchiano perfino. In realtà Platone vuole qui descrivere la storia di Socrate, un uomo che ha visto realtà superiori e ha cercato di farle conoscere agli altri che non hanno però accettato. Per quel che riguarda il fatto che l’uomo tornato nella caverna non riesca più a cogliere le realtà sensibili, possiamo portare ad esempio la vicenda del filosofo Talete, che guardando le stelle cadeva nei pozzi e veniva deriso per il fatto che voleva vedere le stelle lui che non vedeva neppure cosa c’era per terra. La liberazione dalle catene avviene (come la reminescenza) o per caso o grazie all’intervento di qualcuno. Comunque il mito rievoca pure il compito dei governanti, che una volta raggiunto il sapere devono per forza tornare nel mondo sensibile per governare. La fuoriuscita dalla caverna può anche essere metafora del lungo percorso educativo dei filosofi-re. Si può quindi definire correttamente il mito della caverna come una sorta di riassunto della filosofia platonica. Platone passa poi alla descrizione delle “decadenze” statali:a suo avviso la miglior forma di governo è quella dello stato ideale da lui tratteggiato, che è però inattuabile: essa potremmo identificarla con l’aristocrazia ,dove a detenere il potere sono coloro che risultano essere i più idonei. Tra gli stati attuabili Platone attribuisce il secondo posto (se non contiamo lo “stato secondo” delle “Leggi”) alla Timocrazia vale a dire il governo basato sul senso dell’onore corrispondente allo stato spartano nel suo periodo migliore. A lungo si è pensato che Platone avesse effettuato questa graduatoria di forme di governo a seconda del numero di governanti: più ce n’è peggio è. In realtà la differenza tra un governo e l’altro è solo la capacità dei governanti. La repubblica ideale di Platone è un’aristocrazia idealizzata che non si distingue solo per il numero esiguo di persone preposte al governo, ma anche per le loro abilità: la sequenza delle decadenze statali va vista in parallelo con quella delle decadenze umane: infatti si ha aristocrazia quando nell’anima prevale la parte razionale (l’auriga). Nella Timocrazia, invece, prevale la parte irascibile (il cavallo bianco),desideroso di farsi onore. Subito sotto alla Timocrazia troviamo l’oligarchia, il governo dei pochi che però non sono i migliori: si servono del loro potere per arricchirsi, accecati dalla cupidigia.
Ad un livello al di sotto troviamo la democrazia, che si viene ad instaurare quando la massa degli ignoranti diventa gelosa delle ricchezze degli oligarchici: il “demos” volge a suo favore i beni che prima erano dell’oligarchia.ai tempi di Platone la democrazia corrispondeva grosso modo con l’anarchia dove ciascuno faceva ciò che voleva e vigeva la maleducazione totale. Subito sotto troviamo la tirannide: dalla democrazia si passa alla tirannide quando la massa ignorante si fa abbindolare dai demagoghi che promettono sempre maggiore libertà. Essi dicono che tutti ce l’hanno con loro e che per dare al popolo la libertà promessa han bisogno di guardie del corpo e così nasce la tirannide. Platone arriva a dimostrare che il destino dell’uomo giusto sono la felicità e la giustizia. Egli è felice nella vita terrena perchè la giustizia lo appaga e gli rende l’anima sana. Nel libro 10° della “Repubblica” Platone afferma che dopo la morte per i giusti ci sarà ulteriore felicità, per gli ingiusti altra infelicità. Pur avendo già dimostrato che l’anima è eterna in modo razionale, Platone si serve poi di un mito, il celebre mito di Er ,un guerriero della Panfilia morto in battaglia. Il suo corpo viene raccolto e portato sul rogo (era un’usanza greca): proprio prima che gli diano fuoco si risveglia e racconta ciò che ha visto nell’aldilà, affermando che gli dei gli han concesso di ritornare sulla terra per raccontare agli altri uomini ciò che ha visto. Dice di aver visto 4 passaggi attraverso i quali le anime salgono nella dimensione ultraterrena, da un passaggio le buone, dall’altro le malvagie, e tramite i quali ritornano sulla terra. Infatti, dice, le anime buone finivano in una sorta di Paradiso dove godevano, le cattive in una sorta di Purgatorio (l’Inferno era un fatto raro, destinato solo ai più malvagi).I giusti ricevono premi per 1000 anni, i malvagi soffrono. Dopo questi 1000 anni le anime buone e quelle cattive si devono reincarnare. Esse si recano al cospetto delle 3 Moire che devono stabilire il loro destino. Le anime vengono radunate da una specie di araldo che distribuisce a caso dei numeri, seguendo una prassi che può ricordarci quella dei supermercati; infatti prende i numeri e li getta per aria ed ogni anima prende quello che le è caduto più vicino (questo sottolinea come nella nostra vita ci sia comunque una componente di casualità).Il numero serve per dare un ordine alle anime che devono scegliere in chi reincarnarsi; chiaramente chi ha il numero 1 è avvantaggiato perchè ha una scelta maggiore, ma deve comunque saper scegliere bene. Dunque c’è sì una componente di casualità, ma in fin dei conti la nostra vita ce la scegliamo noi:è vero che per chi nasce, per esempio, in una famiglia agiata è più facile essere onesti rispetto a chi nasce in una famiglia povera, oppure chi nasce in una famiglia onesta è avvantaggiato rispetto a chi nasce in una famiglia disonesta, ma tuttavia la nostra vita ce la scegliamo noi. Ma quelli che hanno numeri sfavorevoli non sono necessariamente svantaggiati perchè scelgono dopo: in primo luogo le possibilità di scelta che gli restano sono sempre tantissime, in secondo luogo chi è primo non sempre effettua buone scelte; Er racconta che nel suo caso chi scelse per primo scelse la tirannide che gli aveva fatto una buona impressione (infatti lassù si vedono le cose sotto forma di oggetti: forse la tirannide aveva dei bei colori,chi lo sa?).Costui, non appena si era accorto di ciò che comportava l’essere tiranno, non voleva più esserlo, ma era troppo tardi: le Moire gli danno l’incarico di tiranno e lo lanciano sulla terra, dopo averlo immerso nel fiume Lete perchè dimentichi (Er chiaramente non è stato immerso).Er dice che per ultima era arrivata l’anima di Ulisse e che, stanca della passata vita “movimentata”, scelse la vita di un comune cittadino. Platone fa notare che di solito chi veniva dal Paradiso tendeva ad effettuare scelte sbagliate, mentre chi veniva dal Purgatorio e aveva sofferto sceglieva bene. Infatti chi aveva vissuto per 1000 anni di beatitudine si era scordato di che cosa fosse la sofferenza. Quindi chi ha sofferto sceglie bene e sceglie una buona vita che lo porterà al Paradiso, mentre chi ha goduto sceglie male e dopo che ri-morirà finirà in Purgatorio. Pare quindi un circolo vizioso, ma in realtà Platone dice che il motivo per cui si sceglie una vita buona o una cattiva può derivare da doti naturali: ci sono infatti persone portate a comportarsi bene per inclinazione naturale: vi è anche chi ha conoscenze basate sulla doxa (l’opinione) e che può cogliere alte realtà, ma solo casualmente, senza riuscire a fornire motivazioni: costoro, che conducono una vita buona per caso, non radicata nella coscienza, si smontano facilmente nel Paradiso quando godono e finiranno per scegliere male. Chi ha invece raggiunto il bene in sè, la super-idea del bene, non cadrà mai nel male.
*brani ripresi ed elaborati da filosofico.net

La critica di Heidegger a Nietzsche su platonismo e nichilismo



Di Alain De Benoist

A partire dal 1936, Martin Heidegger si impegna nella lettura intensiva dell’opera di Nietzsche, opera alla quale, lo stesso anno, consacra un corso universitario di primaria importanza. Seguiranno altri scritti.[1] Il modo in cui Heidegger analizza e interpreta la filosofia di Nietzsche rappresenta una tappa determinante del proprio pensiero.









Ma queste conclusioni appaiono a prima vista sconcertanti. Heidegger vede nel sommovimento nietzschiano la conseguenza remota del sommovimento platonico, poi cartesiano. Di Nietzsche afferma che è «tanto vicino a Descartes quanto all’essenziale», e arriva fino a definirlo come «il più sfrenato dei platonici». Come può arrivare a una simile diagnosi? È quello che cercheremo di esporre qui di seguito. Proclamando la morte di Dio, rigettando il mondo soprasensibile a tutto profitto del mondo sensibile, dichiarato il solo autenticamente vero, Nietzsche sembra avvicinarsi al dominio delle idee platoniche e proclamare l’inesistenza del mondo antico. (Anche se il grido «Dio è morto» non è affatto il grido di un ateo, ma la constatazione lucida di una morte avvenuta da tanto tempo – e, allo stesso tempo, un grido di rimpianto, che denuncia come autentici «atei» quei credenti la cui fede fu enunciata come una conseguenza della morte di Dio.) Di fatto, Nietzsche si vanta esplicitamente d’avere proceduto ad una «inversione» del pensiero di Platone. E vuol dire, con ciò, di aver ribaltato i termini della sua problematica. Ma questo ribaltamento (Umkehrung) equivale a un superamento (Überwindung)? Non potrebbe essere interpretato più giustamente come un compimento, una realizzazione (Vollendung)? In altri termini, descrivere il mondo sensibile come il «vero mondo», e il mondo ultrasensibile come una mendace fantasia, gli è sufficiente per uscire dal platonismo? «Il rovesciamento nietzschiano del platonismo, aggiunge Jean Beaufret, non risponde a sua volta, nel platonismo, a qualcosa del platonismo che diventa tanto più visibile alla luce del suo rovesciamento?»[2] Heidegger ha più volte sottolineato che opporsi a qualcosa implica quasi ineluttabilmente di partecipare alla cosa a cui ci si oppone. Egli dunque afferma che il «rovesciamento» di Platone a cui procede Nietzsche ha come caratteristica maggiore quella di conservare degli schemi concettuali o delle ispirazioni fondamentali proprie di ciò che intendeva rovesciare. Questo conduce Heidegger ad affermare che Nietzsche resta alla fine nella posizione «metafisica fondamentale», che egli definisce come «la maniera in cui colui che interroga la domanda conduttrice, ossia chi s’interroga su questa domanda, resta lui stesso integrato alla struttura propriamente non sviluppata della domanda conduttrice.»[3] Come procede per condurre la sua dimostrazione? Essenzialmente a partire da una riflessione critica sulla nozione di valore. Questa nozione occupa in effetti presso Nietzsche un posto di primo piano. Essa è alla base della sua critica, come alla base del suo progetto. Nietzsche scrive: «Cosa significa nichilismo? – Che i supremi valori [die obersten Werte] si svalorizzano» (La volonté de puissance, § 2). Il nichilismo proviene da una imposizione progressiva di alcuni di questi valori, giudicati da Nietzsche i più bassi (o i più falsi), nei confronti dei valori più alti (o più autentici). Più precisamente Nietzsche pensa che l’uomo abbia progressivamente proiettato, poi cristallizzato nella propria sfera d’esistenza, dei valori originariamente avuti in prestito dal mondo antico. In ultima analisi, la «svalutazione dei valori» è consistita in una rinuncia dei valori del mondo sensibile in nome di un ideale extramondano (o sopramondano), il quale non è che una falsificazione e un riflesso illusorio del primo; come a dire che il nichilismo proviene da questo dualismo dei due mondi che ha ispirato la filosofia occidentale dopo Platone. Il nichilismo è dato come l’avvenimento fondamentale della storia occidentale; Nietzsche legge dunque questa storia come la storia di una lenta svalorizzazione dei «valori supremi»; il culmine del nichilismo è che niente ha più valore, qu’il n’y a plus rien qui vaut. D’altra parte, per Nietzsche, la Volontà di potenza è il «principio di una nuova istituzione di valori». Il sottotitolo del suo libro parla da solo: «Saggio di una trasvalutazione di tutti i valori». È quindi esclusivamente a partire dalla nozione di valore che Nietzsche concepisce l’ascesa del nichilismo e la possibilità del suo superamento: il nichilismo è consistito nella svalutazione di certi valori; per opporvisi, bisogna istituirne di nuovi (continua).

NOTE

 [1] I corsi su Nietzsche, tenuti nel 1936-37, poi tra il 1939 e il 1941, sono stati riuniti all’interno di Nietzsche, 2 vol., Gallimard, 1951. È necessario aggiungere il saggio «Le mot de Nietzsche “Dieu est mort”», servito da base in svariate conferenze fatte per una ristretta cerchia di persone nel 1943, e che è stato raccolto nel volume Chemins qui ne mènent nulle part, Gallimard, 1962, pp. 253-322. Cfr. anche «Qui est le Zarathoustra de Nietzsche?», in Essais et conférences, Gallimard, 1958 et 1980, pp. 116-147 (testo di una conferenza tenuta nel 1953, e sviluppato in maniera più ampia nel volume Was heißt denken?, Tübingen 1954, pp. 19-47 et 61-78).


[2] Jean Beaufret, Dialogue avec Heidegger, vol. 2, Philosophie moderne, Minuit, 1973, p. 195. [3] Martin Heidegger, Nietzsche, op. cit. vol. 1, p. 353.

FONTE:http://www.opifice.it/?p=3143

FOTO:http://www.faculty.umb.edu

La musica come cura dell'Anima secondo Platone



Di Enzo Crotti

La musica aveva un posto di prim’ordine per i greci antichi, e per Platone in particolare essa è filosofia suprema, perchè esprime ciò che le sole parole non possono fare. Ma ancora più profondamente la musica è una medicina per l’anima, come Platone sostiene nel Timeo.
Se il corpo è affaticato, di certo qualsiasi medico vi dirà di fare una “buona e regolare attività fisica“, e penso che sia un buon consiglio. Ma il corpo non è disgiunto dal resto della persona, mi riferisco alla mente, e alle emozioni, cioè a quello che spesso chiamiamo “anima”. Platone, che era veramente una delle menti più illuminate del passato, aveva una grande considerazione per la musica, come ho potuto già esprimere nell’articolo: “Platone: la filosofia è musica suprema“. 





Nel “Timeo“, Platone afferma che l’armonia della musica è della stessa natura della nostra anima, e chi segue i miei articoli sà che la natura del suono è simile, e soggetta a leggi simili, alle frequenze cerebrali ad esempio, ma ancor di più la musica ed il suono sono efficaci a livello empatico sulle emozioni, cosa che è utilizzata nella musicoterapia e nel Nada Yoga.
Oltre ad una funzione di intrattenimento, la musica serve anche “all’anima per tentare di ridare ordine e misura al movimento che è stato sregolato“. A questo proposito vorrei collegare il movimento ordinato alla musica. Cosa potrebbe farlo in maniera efficace? Di sicuro la danza. La danza come arte, ma anche la danza come rituale, come avviene in alcuni riti religiosi e meditativi, in cui i gesti del corpo sono accompagnati da apposite musiche per “ridare ordine” a ciò che è stato sregolato. Ecco cosa fa ad esempio la danza sacra di Gurdjieff, ma anche il semplice alzarsi e sedersi della messa cristiana accompagnata dal canto gregoriano, l’inginocchiarsi, il muoversi in processione, e altre ritualità non sono altro che una maniera di mettere in “comunione” il movimento con il ritmo e la musica per riallineare le varie “sfere” di cui siamo costituiti. Ecco cos’è in fondo la musica delle sfere, quella dell’Universo certamente, ma, come il macrocosmo è simile al microcosmo, anche la musica delle nostre piccole dimensioni umane. E beato chi le riesce a fare “girare” in sincrono, di sicuro costui sarà in “armonia“.

FONTE:http://www.musica-spirito.it/musica-2/filosofia/platone-musica-cura-per-anima/

L'amore divino nella Creazione


Di Simone Weil

Platone: “Timeo”
“Tutto ciò che è prodotto proviene necessariamente da un autore. E’ assolutamente impossibile che senza autore vi sia produzione. Quando l’artista guarda a ciò che è eternamente identico a se stesso e, applicandosi a quello come a un modello, ne riproduce l’essenza e la virtù, una misura della bellezza perfetta è così necessariamente compiuta. Se guarda a ciò che passa, se il suo modello passa, ciò che fa non è bello”
Queste poche righe racchiudono una teoria della creazione artistica. Non c’è vera bellezza se l’opera d’arte non procede da un’ispirazione trascendente (il modello trascendente significa semplicemente la fonte della vera  ispirazione). Un’opera d’arte che si ispiri ai fenomeni sensibili o psicologici può essere di primissimo ordine. Questo si verifica sperimentalmente. Non possiamo rappresentare la creazione se non mediante la trasposizione di un’attività umana; ma mentre oggi si prende quale punto di partenza un’attività come quella di un fabbricante di orologi, il che trascina in mille assurdità non appena si tenta una trasposizione, Platone sceglie un’attività che, per quanta umana, ha già qualcosa di soprannaturale. Inoltre, la legittimità di questa analogia è verificabile. Non si riuscirà mai a trovare abbastanza finalità visibile nel mondo per provare che esso è analogo a un oggetto fabbricato in vista di un fine… E’ addirittura manifesto il contrario. Ma l’analogia tra il mondo e un‘opera d’arte ha la sua verifica sperimentale nel sentimento stesso della bellezza del mondo., perché il bello è la sola fonte del sentimento del bello. La verifica non vale se non per quelli che hanno provato questo sentimento, ma quelli che non l’hanno mai provato, e sono senza dubbio rarissimi, non possono forse essere condotti a Dio per nessuna via. Paragonando il mondo ad un’opera d’arte, non soltanto l’atto della creazione ma la provvidenza stessa si trova assimilata all’ispirazione artistica.  Vale a dire che nel mondo, come nell’opera d’arte, c’è finalità senza alcun fine rappresentabile. Tutte le fabbricazioni umane sono adeguamenti di mezzi in vista di fini determinati, salvo l’opera d’arte ove vi sia adeguamento di mezzi, nella quale c’è evidentemente, finalità, ma non si può concepire nessun fine. In un certo senso il fine non è altro che l’insieme stesso dei mezzi impiegati; in un certo senso il fine è assolutamente trascendente. Accade esattamente lo stesso per l’universo e per il corso dell’universo, il cui fine è eminentemente trascendente e non rappresentabile, perché è Dio stesso. L’arte è dunque l’unico termine di paragone legittimo. Di più: solo questo paragone conduce all’amore. Ci si serve di un orologio senza amare l’orologiaio, ma non si può ascoltare con attenzione un canto perfettamente bello senza amare l’autore del canto ed il cantore. Reciprocamente, l’orologiaio non ha bisogno di amare per fare un orologio, mentre la creazione artistica (quella che non è demoniaca né semplicemente umana) non è altro che amore.
“E’ un’impresa trovare il creatore e padre di quest’universo, e colui che l’ha trovato non ha la possibilità di esporlo a tutti. Esaminiamo dunque ancora, a suo proposito, quale dei due modelli ha scelto il carpentiere per eseguirlo, se quello che è identico a se stesso e così com’è, o quello che passa. Se questo mondo è bello, se l’artista è buono, evidentemente egli ha guardato all’eterno; in quel caso invece che neppure è lecito dire, a quello che passa. Ora, è del tutto manifesto che egli ha guardato all’eterno. Poiché l’uno è la più bella delle opere, l’altro il più perfetto degli autori. Sicchè questo mondo generato è stato eseguito secondo l’essere identico, afferrato dall’intelligenza e dalla ragione”
“Diciamo ora per quale ragione il compositore ha composto un divenire e questo universo. Egli era buono e, in chi è buono, in nessun caso, in nessun modo, mai si produce l’invidia. Essendo senza invidia egli ha voluto che tutte le cose siano buone e che nessuna cosa sia privata del valore che le è proprio…”
“Bisogna dire che questo mondo è un essere vivente, che ha un’anima, che è un essere spirituale, e che in verità è stato generato tale dalla provvidenza di Dio
Ammesso questo, ciò che bisogna nominare in seguito è quello tra gli esseri viventi a somiglianza del quale il compositore ha composto il mondo. Non è alcuno di quelli che sono essenzialmente parziali. Sarebbe cosa indegna, perché ciò che somiglia all’imperfetto non può essere bello. Solo a colui che contiene gli esseri viventi, considerati individualmente e nelle loro specie, come parti, il mondo è del tutto simile. Questo essere contiene in sè  tutti gli spiriti viventi; allo stesso modo il mondo comprende in sé noi stessi e tutti i viventi visibili. perché Dio ha voluto che il mondo somigliasse interamente a quello tra gli esseri spirituali che è assolutamente bello e sotto ogni aspetto assolutamente perfetto; e ha composto un essere vivente visibile, unico, che ha nel suo interno tutti gli esseri viventi che gli sono affini per natura.. affinché, per unità, esso fosse simile all’essere assolutamente perfetto, per questa ragione il creatore non ha creato due mondi o innumerevoli mondima è nato, esiste, esisterà un solo cielo. questo, che è figlio unico.”
Platone, quando dice il mondo o il cielo, vuol dire essenzialmente l’Anima del Mondo; così come noi, quando chiamiamo un amico per nome, abbiamo nel pensiero la sua anima e non il suo corpo. Questo essere che Platone chiama l’Anima del mondo è il Figlio di DioPlatone dice “monogenes”, come San Giovanni. Il mondo visibile è il suo corpo. Ciò non implica alcun panteismo: egli non è nel mondo visibile, così come la nostra anima non è nel nostro corpo. Platone lo dice esplicitamente altrove. “L’Anima del mondo è infinitamente più vasta della materia, contiene la materia e la avvolge da tutte le parti.” Essa è stata generata prima del mondo visibile , prima che vi fosse un tempo, quindi dall’eternità. Comanda al mondo materiale come il padrone allo schiavo. Contiene in sé la sostanza di Dio unita al principio della materia.
Il Modello a somiglianza del quale l’Anima del Mondo è generata è un vivente spirituale, o uno spirito vivente. E’ dunque una persona. E’ lo spirito assolutamente perfetto in ogni senso. E’ dunque Dio. Vi sono dunque tre persone divine, il Padre, il Figlio unico e il Modello. Per comprendere come la terza persona possa essere chiamata  il Modello, bisogna riportarsi al paragone che è al principio del Timeo, il paragone con la creazione artistica. L’artista di primissimo ordine lavora secondo un modello trascendente, che egli non si rappresenta, che per lui è solo la fonte soprannaturale dell’ispirazione. Se si sostituisce modello con ispirazione, la giustezza di questa immagine applicata allo Spirito Santo è evidente. Anche concependo il paragone nella sua forma più grossolana, per un pittore che fa un ritratto, il modello è il legame tra l’artista e il quadro.
“L’anima (cioè l’Anima del Mondo), egli la pose al centro; la estese attraverso tutto e ancora al di fuori dell’universo corporeo e ve lo ravvolse, e arrotolando in cerchio un cielo circolare, lo stabilì uno, unico, solitario, capace per virtù propria di essere il proprio compagno, non avente bisogno di nulla che fosse altro da lui, conosciuto e amato abbastanza lui stesso da lui stesso. In tal modo generò questo Dio beato.”
“Egli ha stabilito l’Anima (del Mondo), prima in rapporto al corpo, così in anzianità come in dignità, e l’ha data al corpo come padrona e sovrana a cui obbedire.”
“Tutta questa composizione, egli la tagliò in due nel senso della lunghezza; poi applicò le parti l’una sull’altra per il mezzo, come nella lettera chi; le curvò in cerchio e le saldò l’una all’altra di fronte al punto d’incrocio; poi le avvolse nel movimento che gira in modo identico nel medesimo luogo”.
Questa composizione è la sostanza dell’Anima del Mondo, fatta di una sintesi della sostanza divina stessa e del principio della materia.
Or ora Platone ha detto che l’Anima del Mondo, il Figlio unico, è un Dio beato, conosciuto e amato lui stesso da lui stesso. In altri termini, egli ha in sé la vita beata della TrinitàMa qui Platone mostra questo stesso Dio lacerato. E’ il rapporto con lo spazio e il tempo a costituire questa lacerazione, che è  già una sorta di Passione. Anche San Giovanni nell’Apocalisse (13,9) parla dell’Agnello che è stato sgozzato fin dalla costituzione del mondo. Le due metà dell’Anima del Mondo sono incrociate l’una sull’altra; la croce obliqua, ma è pur sempre una croce. Ma di fronte al punto d’incrocio esse sono ricongiunte e saldate., e il tutto è avvolto dal moto circolare, moto che non cambia niente, che si richiude su se stesso; immagine perfetta dell’atto eterno e beato che è la vita della Trinità.
I due cerchi che servono qui d’immagine a Platone sono quello dell’equatore, che determina il moto diurno del cielo delle stelle fisse, e quello dell’eclittica che determina il moto annuo del sole. Il punto d’incrocio dei due cerchi è quello dell’equinozio di primavera (il fatto che l’anno presso gli antichi cominciava in molti paesi a primavera,mai, credo, in autunno, vieta di supporre che si tratti dell’equinozio d’autunno). Il punto dell’equinozio di primavera era, ai tempi di Platone, nella costellazione dell’Ariete; il sole si trova in quel punto al momento della Pasqua e la luna al punto equinoziale opposto. Se si leggesse Platone con le stesse disposizioni di spirito del Vecchio Testamento, forse si vedrebbe in queste righe una profezia. Grazie a questa prodigiosa combinazione di simboli Platone fa scorgere nel cielo stesso, e nel corso dei giorni e delle stagioni, un’immagine insieme della Trinità e della Croce.
“Quando il compositore ebbe suscitato secondo il suo pensiero tutta la composizione dell’Anima (del Mondo), stese poi all’interno tutto l’universo corporeo e li adattò l’un l’altro facendo coincidere i centri. L’Anima, egli la stese a partire dal centro, da ogni parte sino ai confini del cielo, e ne avvolse tutta la sfera del cielo dall’esterno. L’Anima, girando su se stessa, comincia il cominciamento divino di una vita inestinguibile e saggia per la totalità dei tempi. E  nacque il corpo visibile del cielo; e lei, l’anima visibile che partecipa della proporzione e dell’armonia, nata come la perfezione degli spiriti generati dalla perfezione degli spiriti eterni”
Questi due plurali non devono trarre in inganno. La loro ragion d’essere è puramente grammaticale: sono conseguenza dei superlativi. Ciò non toglie che il Padre e il Figlio sia un essere unico.
Questo passo dimostra che nel mito di Fedro, quando Zeus passa dall’altro lato del cielo per cibarsi, egli mangia proprio il suo Figlio unico, e che si tratta di una trasposizione in Dio della comunione. Anche le anime beate lo mangiano.
La partecipazione dell’Anima del Mondo alla proporzione e all’armonia non deve intendersi soltanto della funzione ordinatrice del Verbo. Va intesa in un senso ben più profondo. Proporzione e armonia sono sinonimi. La proporzione è il rapporto stabilito tra due numeri da una media proporzionale; così 3 istituisce una proporzione tra 1 e 9, cioè 1/3=3/9. L’armonia è definita dai Pitagorici come l’unità dei contrari. La prima coppia di contrari sono dio e la creatura. Il Figlio è l’unità di questi contrari, la media geometrica che istituisce tra loro una proporzione, il Mediatore.

La mitica Atlantide e i Giganti

Atlantis
Atlantide, come tutti sapete, è un continente mitico di cui parlano molte leggende di tutto il mondo. Questa terra leggendaria fu distrutta da un cataclisma terribile, poi inghiottita nelle profondità dell'Oceano Atlantico. Questo cataclisma è il famoso Diluvio biblico di Noè.



 Tutte le ipotesi sui tempi di questo disastro sono compresi tra 13000 e il 9000 a.C. La maggior parte delle descrizioni di Atlantide le abbiamo da Platone... Non è stato l'unico a parlarne: anche presso gli antichi egizi si conosceva. Il suo nome geroglifico era "Aha-Men-Ptah".

 Platone è più accurato nella descrizione; per lui, questa isola dalle dimensioni di un continente, occupava tutta la parte centrale dell'Oceano Atlantico. Da essa sono emerse  Madeira, le Canarie, le Azzorre e Bermuda.



Circa 12.500 anni l'asse terrestre si è spostato, provocando un'inversione dei poli, creando un terribile cataclisma planetario.








 In questa occasione, Atlantide fu distrutta da una serie di disastri naturali alle più alte vette (le Azzorre sono uno dei vertici). Questo evento, per gli egiziani, gli eredi di Atlantide, è stato chiamato "il Grande Cataclisma." Una cosa del genere potrebbe essere stata prodotta da una collisione con un meteorite.
 Il gigantesco tsunami che deriverebbe dal crollo di un corpo celeste può perfettamente corrispondere alla descrizione della fine di Atlantide riportata da Platone. " C'erano  cataclismi terribili nella terra. In un giorno e una notte terribile (...), l'isola di Atlantide sprofondò in mare e scomparve".Nel bel mezzo dell'Atlantico, non troviamo che una dorsale oceanica, una catena di montagne sottomarine dalle cui cime sono emerse le Azzorre e un'isola, Islanda. Di origine vulcanica, le creste sono una componente chiave della tettonica a placche. Secondo il parere dei geologi, non vi è alcuna possibilità che la dorsale medio atlantica potrebbe ingoiare un continente.Tuttavia, ci sono tuttavia molte probabilità che la terra è stata inghiottita nelle profondità dell'Atlantico.Ed ecco la prova:
"Nel 1898, il cavo transatlantico dall'Irlanda a Terranova si ruppe sul fondo dell'oceano a tremila metri di profondità, 500 miglia al largo delle Azzorre. Lo Stato inviò immediatamente sul posto una nave specializzata per aumentare il cavo e fissarlo. Poi nel dragaggio del fondo per trovare il cavo,  fuori dalle profondità del mare venne trovato un campione di roccia che non avrebbe mai dovuto essere lì. Questa roccia era infatti la tachylite, una sorta di lava vetrificata che non può cristallizzarsi mai sott'acqua tachylite o si disintegra nell'acqua del mare entro 15 mila anni, per cui la montagna sottomarina era emergente con meno di 15.000 anni. "
Atlantide fu popolata da uomini e dèi che avevano una conoscenza spirituale e tecnologica assolutamente immensa. Questi esseri sarebbero stati in buona parte degli dèi onnipotenti dei più antichi popoli del mondo. Avevano in quel tempo una scienza che, migliaia di anni prima della nostra, sapeva già come gestire tale gravità. Questo spiega perché troviamo tutti questi UFO in molte rappresentazioni antiche. 
Possiamo inoltre trovare in scritture indù, una moltitudine di storie su macchine volanti del passato. Ad esempio nel Rig-Veda, che è uno dei più antichi manoscritti dell'umanità. 
Questa idea di tecnologia di Atlantide sembrerà molto stupida per alcuni, ma in questo caso, come spiegare poi le centinaia di prove sparse in tutto il mondo ? Sono tutti falsi? Dai, cerchiamo di essere seri, sappiamo che questo è impossibile. Chi siamo noi per mettere in discussione i testi sacri di epoche antiche? Ma oltre a questa scienza, gli Atlantidei usavano entrambi gli emisferi del cervello, a differenza di noi che ne utilizziamo solo uno, così essi avevano potenti poteri psichici. Sapevano, per esempio, usare l'energia Vril, che ha permesso loro di compiere imprese straordinarie. Compresa la costruzione delle piramidi, Stonehenge e alcune grandi città pre-colombiana. E 'la loro eccellente padronanza della Vril che li ha fatti salire al rango di divinità.

Statuetta sumera di una nave.

Rappresentazione di un disco volante da parte dei Maya.
I nostri grandi antenati, i giganti di cui si parla di tutte le religioni, compresa la Bibbia che sembrano a molti un'enorme fantasia dei popoli antichi, sono tuttavia presenti in quasi tutte le culture del mondo. Il "dio bianco dal cielo" è una leggenda che esiste in tutto il mondo. 
Parlano tutti di questi grandi dei bianchi, biondi con gli occhi azzurri, che viaggiavano a bordo dei "camion dei pompieri celesti." Quando gli uomini di Colombo hanno incontrato i popoli pre-colombiani nel loro arrivo nelle Americhe, sono stati scambiati per divinità che erano tornate dopo essersene andate per un lungo periodo di tempo. Di seguito è riportato un piccolo estratto su di esso, dagli appunti di Colombo: 
«I miei messaggeri dicono che hanno trovato, dopo una marcia di dodici miglia, un villaggio che potrebbe benissimo essere di un migliaio di abitanti. Gli indigeni sono stati molto ben accoglienti, li hanno portati in trionfo e hanno cercato con tutti i mezzi di dimostrare che loro sapevano che erano gli dei.Una cinquantina di uomini e donne pregavano per consentire loro di ritornare con essi nel cielo degli dei eterni. "
E quegli occhi blu su divinità asiatiche? La razza ariana è l'unico in grado di avere gli occhi azzurri.
E quegli occhi blu sulle divinità asiatiche? 
Ma non è solo nelle leggende e credenze che Atlantide è presente. Esiste ancora attraverso ciò che di titanico rimane delle città, in piramidi, templi, edifici, sottomarini, i segni di un'antica tecnologia ... Le piramidi sono una delle migliori prove che abbiamo dell'esistenza della civiltà atlantidea. Ci sono in quattro angoli del pianeta, in ogni continente. Sono le antiche tribù che non hanno mai avuto alcun contatto con ogni altri territori, ed erano lungi dall'avere la possibilità di costruire tali edifici Qui ci sono alcuni elementi che possono essere collegati ad Atlantide.: 
  • La fortezza di Sacsayhuaman: Questa è una gigantesca fortezza Inca del Perù, che si disse che fu costruita da una razza onnipotente sconosciuta, che è venuta dal cielo. Le mura di questa fortezza sono così impressionanti che nessuno in quel momento riusciva a costruirle, e sono fatte di blocchi monolitici, la più grande delle quali pesa 350 tonnellate. Un cronista spagnolo ha detto nel 1533:
    "Essi sono costituiti da grandi pietre in modo che nessuno può credere che sono stati portati lì dagli esseri umani ... Né l'acquedotto di Segovia, o altra struttura fatta da Ercole o Romani possono essere paragonati ad essa. "
  • Tiwanaku: sito archeologico boliviano, la cui traduzione è "la città degli Dei".
  • Stonehenge: Monumento pre-celtico di osservazione solare e astronomica, costruito con monoliti che pesano fino a 50 tonnellate , e che sono stati estratti da una cava situata oltre 200 chilometri di distanza!
  • Le Piramidi di Giza: I più grandi architetti sono formali - è assolutamente impensabile che tali edifici sono stati costruiti dagli antichi Egizi, e anche oggi, con le nostre risorse, non abbiamo potuto riprodurre tale lavoro. Ogni blocco è di almeno 2,5 tonnellate, e ha dovuto essere portato su piccole imbarcazioni di legno  lungo il Nilo. Eh poi quindi appeso dal fiume su tronchi nella sabbia, che è del tutto impossibile. La Sfinge nel frattempo, si sa, è l'età atlantidea. La posizione delle piramidi è stata calcolata perfettamente alle cime di tre punti esattamente, nella direzione delle tre stelle della cintura di Orione. Una piccola ricerca e diventa chiaro che i loro fondatori avevano una vasta conoscenza. http://aurorepaienne.wordpress.com/2013/06/11/lenigmatique-sphinx-de-gizeh/


Abbiamo anche avuto sorprendenti dettagli della civiltà di Atlantide attraverso il sensitivo Edgar Cayce, conosciuto come il "Profeta Dormiente". E 'considerato uno dei più grandi mistici della storia degli Stati Uniti. Il 95% delle sue previsioni si sono avverate finora. Ha fatto molte profezie sulla fine della nostra era. Entra in trance, diagnostica la malattia e prescrive il trattamento. Questo è un sonno catalettico da trance, da qui il suo soprannome di "profeta dormiente". Quando esce dalla trance, non ha memoria del paziente o trattamento prescritto. Cayce cura gratuitamente tutti i pazienti, compresi i malati terminali, darà più di 20.000 letture per la salute, con quasi l'80% cura. Egli aveva una grande quantità di visioni sorprendentemente accurate su ciò che era Atlantide. Una di loro, avvenuta nel 1968, è straordinaria, e in essa prevdeva che Atlantide, o almeno una traccia di essa, sarebbe stato scoperto vicino alle isole Bimini. E infatti, nel 1968, i sub si sono trovati una piccola strada subacquea di 70 metri di lunghezza ... Qui ci sono due delle sue visioni:
"La posizione del continente di Atlantide si trova tra il Golfo del Messico da un lato e il Mediterraneo dall'altro, e le altre prove di questa civiltà perduta si trovano nei Pirenei e in Marocco, da un lato, Honduras Columbia, Yucatan e in America, dall'altro. Di essa rimangono la masse terrestri che hanno fatto parte di questo grande continente in un momento o nell'altro. , e alcuni di loro si può vedere - Se uno studio geologico sarà  fatto in alcuni di questi luoghi -Bahamas o British West Indies e  soprattutto le isole Bimini e vicino alla Corrente del Golfo, i risultati potrebbero essere cruciali ".
"Atlantide, quando la gente capisce le leggi delle forze universali, il consulente potrebbe dirigere i messaggi attraverso lo spazio ad altri paesi, le navi guidate e attrezzi questa volta ..." 
"Fra a circa un centinaio di anni, dopo una serie di terremoti, le isole sorgeranno dal mare nelle Azzorre, e le rovine di Atlantide saranno scoperte ed esplorate."
Edgar Cayce, 1929

  Traduzione di Salvatore Santoru

Fonte:http://aurorepaienne.wordpress.com/2013/11/10/atlantide-la-legendaire/

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