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Il pensiero di Dietrich Bonhoeffer


Riassumere il pensiero di Bonhoeffer in poche righe è praticamente impossibile. cercheremo di dare solo alcuni spunti di riflessione da approfondire in altre pagine o su altri siti più "alti" del nostro.
Proprio a partire dalla biografia del nostro autore e non volendo in nessun modo suggerire l'idea di una serie di tappe del suo pensiero, elenchiamo  semplicemente i temi più caratteristici di ogni momento della sua vita e del suo pensiero:

Periodo della giovinezza e dell'esperienza accademica
Dalla sua tesi di Laurea Sanctorum Communio prendiamo l'espressione di Chiesa = Cristo esistente come comunità.
Solo in una dimensione relazionale (per certi versi assimilabile alla riflessione di Martin Buber, ma che Bonhoeffer esplicitamente riferisce al meno noto filosofo tedesco Grisebach) noi abbiamo un accesso alla realtà di Dio e quindi solo nella chiesa, in cui Gesù vive come comunità, possiamo attingere ad una rapporto con Dio.

Dal suo corso, pubblicato a partire dagli appunti degli studenti, Cristologia, prendiamo invece la convinzione che il vero essere di Gesù sia l'essere-per-gli-altri, non tanto una ontologia precisa, quanto la realtà del dono assoluto e infinito.

Periodo di FinkenwaldeDal suo testo Sequela,  forse il più diffuso fuori dallo stretto ambito teologico, proponiamo  la  sua riflessione sulla Grazia a caro prezzo e grazia a buon mercato. in Cristo la Grazia è proposta come "cara", necessitante di una scelta precisa che è quella di collocarsi alla sequela del Cristo. chi dice di voler fare questo, ma si accontenta di esperienze che prevedono un impegno limitato, cioè una grazia a buon mercato, non fa i suoi conti con le linee programmatiche precise dettate da Gesù nel Discorso della montagna (Mt. 5-7)

Dal periodo della resistenza e del Carcere

Resistenza e resa
In questo testo, in cui sono riunite le lettere dal Carcere troviamo alcuni temi che sono diventati caratterizzanti la recezione del pensiero di Bonhoeffer in tutto il dibattito del '900

La distinzione tra fede e religione:
il Cristianesimo non è una religione, cioè un atteggiamento, una posa, una realtà a cui avvicinarsi a tempo limitato. dice il nostro teologo: "La relgione è come il salotto buono della vita; noi non vi entriamo mai, ma vi facciamo passare gli ospiti quando vengono a trovarci"
Il Cristianesimo è una fede, totalizzante, assoluta, coinvolgente e in cui si abita durante tutta la nostra vita.

Cristianesimo e mondo
La vita cristiana non è in opposizione al mondo, l'annuncio cristiano non si fa cercando i limiti dell'uomo e le sue risposte mancate per annunciarvi Cristo come risposta vera, come Deus ex machina. Dio non è il Dio dei limiti, ma il Dio del centro della nostra vita, da annunciare non nella debolezza, ma nella forza, in una vita polifonica in cui il Cantus firmus sia l'amore terreno, ed il resto contrappunto. La fede non è quindi una realtà che si oppone alla realizzazione u,mana, ma la fonda e su questa si fonda essa stessa.

Il Dio inutileLa categoria dell'utile non ci serve per parlare di Dio; Dio non è utile, non "ci serve", come abbiamo visto a spiegare ciò che non sappiamo, o a trovare soluzione che da soli non percepiamo. dio è semplicemente quella realtà di amore e di dono che ci vive accanto e che forse non può nemmeno aiutarci nella nostra vita. Bonhoeffer dice anzi che i Cristiano sono coloro che stanno accanto a Dio nella sua debolezza (cfr Poesia Cristiani e Pagani), ma tutti ricevono da Lui il dono e il perdono.

L'etica
Dal testo scientifico rimasto incompiuto troviamo i suoi tentativi di rispondere al dilemma della ultima parte della sua vita: come può un Cristiano, un pastore, scegliere di partecipare ad un complotto che culminerà nel tentativo di uccidere una persona, e ancora di più il leader scelto dal popolo, con una ovvia inserzione indebita negli affari dello stato.
Le sue risposte, anche se non concluse sono state oggetto di innumerevoli dibattiti durante tutto lo scorso secolo e non mancano di sollecitare la riflessione dei nostri tempi.
Dice Bonhoeffer: Se io vedo un pazzo che sta guidando a tutta velocità su una strada pedonale piena di passanti, il mio compito di pastore e cristiano sarà quello di pregare per le anime di coloro che saranno inevitabilmente uccisi, oppure cercare di fermare il pazzo, anche a costo della sua vita?"Conosciamo la sua risposta: con l'esclusione di un'etica dei principi (basata su criteri assoluti e spesso inadatti alla vita quotidiana, che cerca solo la santità personale e non la salvezza cristiana), con l'esclusione del "fine che giustifica i mezzi", Dietrich Bonhoeffer propone una etica situazionale: come guardare al mondo con gli occhi del Cristo, con essi giudicarlo e cercare di vedere in quel momento che cosa Lui stesso definisca bene e male. il cristiano può solo conformarsi a questo.

Hulrich Zwingli,Filippo Melantone,Jakob Bbhme e gli altri teologi della Riforma



http://www.parodos.it/filosofia/zwingli.htm

Hulrich Zwingli, il riformatore di Zurigo

Hulrich Zwingli (1484-1531) fu dapprima discepolo di Erasmo, e, malgrado una formale rottura con lui, restò profondamente legato alla mentalità umanistica. Imparò il greco e l'ebraico, e studiò non solo la Scrittura, ma anche gli antichi pensatori, come Platone e Aristotele, Cicerone e Seneca.

Condivise, almeno agli inizi della sua evoluzione spirituale, la convinzione propria di Ficino e di Pico circa la rivelazione universalmente estesa, anche al di fuori,della Bibbia. Dal 1519 incominciò la sua attività di predicatore luterano in Svizzera. 








Zwingli era convinto assertore di alcune delle tesi fondamentali di Lutero, e, in particolare, delle seguenti: a) la Scrittura è la sola fonte di verità; b) il papa e i Concili non hanno un'autorità che vada oltre quella delle Scritture; c) la salvezza avviene per la fede e non per le opere; d) l'uomo è predestinato.

Da Lutero dividevano Zwingli, oltre che alcune idee teologiche (in particolare circa i sacramenti, cui egli annetteva valore quasi solo simbolico), la cultura umanistica con forti rigurgiti di razionalismo e un forte patriottismo elvetico (quest'ultimo lo portò, inconsapevolmente, a privilegiare gli abitanti di Zurigo, quasi fossero essi gli eletti per eccellenza)
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Per dare un'idea concreta del ripiegamento in senso umanistico-filosofico della dottrina zwingliana, scegliamo due punti molto importanti: quello del peccato e della conversione, e la ripresa di tematiche ontologiche di carattere panteistico.

Per quanto concerne il peccato, Zwingli ribadisce che esso ha la sua radice nell'amore di sé (egoismo). Tutto ciò che l'uomo fa in quanto uomo è determinato da questo amore di sé, e pertanto è peccato. La conversione è invece una illuminazione della mente. Ecco le precise parole di Zwingli:

Quelli che hanno fiducia in Cristo, sono diventati uomini nuovi. In che modo? Forse lasciando l'antico corpo per rivestirne uno nuovo? No certo, il corpo vecchio rimane. Rimane dunque insieme anche la malattia? Rimane. Che cosa viene rinnovato allora nell'uomo? La mente. In che modo? In questo modo: prima essa era ignara di Dio, ma dove vi è ignoranza di Dio, ivi non vi è che carne, peccato, stima di sé; dopo che ha riconosciuto Dio, l'uomo comprende veramente se stesso interiormente ed esteriormente. E si disprezza dopo essersi conosciuto. Quindi avviene che tutte le sue opere, anche quelle che fino a quel tempo soleva stimare buone, reputi di nessun valore. Quando dunque attraverso la illuminazione della grazia celeste la mente umana riconosce Dio, l'uomo è diventato nuovo.

Dove la sottolineatura dell'illuminazione della mente mostra con immediata evidenza il tentativo di recupero (nei precisi limiti indicati) delle facoltà razionali dell'uomo.

Per quanto concerne il secondo punto, è interessante rilevare come Dio torni a essere concepito in senso ontologico come Colui che è per sua stessa natura, e quindi come fonte di ciò che è. Ma l'essere delle cose, per Zwingli, non è se non l'essere di Dio, dato che Dio ha tratto l'essere delle cose (quando le ha create) dalla sua propria essenza. Perciò, dice Zwingli:

Poiché l'essere delle cose non deriva da Dio come se il loro esistere e la loro essenza fosse diversa da quella di Dio, ne consegue che per quanto riguarda l'essenza e l'esistenza, nulla vi è che non sia la divinità: questa è infatti l'essere di tutte le cose.

La predestinazione, per Zwingli, si inserisce in un contesto deterministico ed è considerata uno degli aspetti della provvidenza. Un segno sicuro per riconoscere gli eletti c'è, e consiste appunto nell'avere la fede. I fedeli, in quanto eletti, sono tutti uguali. La comunità dei fedeli si costituisce anche come comunità politica. E così la Riforma religiosa sfociava in una concezione teocratica, su cui pesavano ambiguità di vario genere.

Zwingli morì nel 1531, combattendo contro le truppe dei cantoni cattolici. Le ire di Lutero contro di lui, cominciate non appena Zwingli diede segni di autonomia, non cessarono nemmeno con la sua morte, che egli così commentò: «Zwingli ha fatto la fine di un assassino [.. .]; ha minacciato con la spada, e ha avuto la mercede che si meritava». Lutero aveva affermato solennemente (con le parole del Vangelo) che «chi userà la spada, perirà di spada», e che la spada non doveva essere usata in difesa della religione.

Ma già nel 1525 egli aveva esortato Filippo d'Assia a reprimere nel sangue i contadini in rivolta sotto la guida di Tommaso Mtintzer, che da lui era stato convertito e nominato pastore in una località della Sassonia.

E ormai la spirale delle violenze era inarrestabile: il germe delle guerre di religione stava fatalmente diffondendosi e doveva diventare una delle maggiori calamità dell'Europa moderna.


Altre figure legate al movimento protestante, da Filippo Melantone a Jakob Bbhme



Fra i discepoli di Lutero ebbe una certa importanza 
Filippo Melantone (1497-1560), il quale, però, attenuò via via certe asperità del maestro e tentò una sorta di mediazione fra le posizioni della teologia luterana e quella tradizionale cattolica. L'opera che gli diede fama si intitola Loci communes (che contiene esposizioni sintetiche dei fondamenti teologici), pubblicata nel 1521 e più volte riedita con varianti sempre più accentuatamente moderate.

Melantone cercò di correggere Lutero in tre punti chiave:

1) sostenne la tesi che nella salvezza la fede ha un ruolo essenziale, ma che l'uomo con la sua opera «collabora», e quindi funge quasi da concausa della salvezza;
2) volle ridare valore alla tradizione, al fine di porre termine ai dissidi teologici che la dottrina del libero esame aveva scatenato;
3) sembrò fare un certo spazio, sia pure esiguo, alla libertà. Al maestro rimproverò il carattere dispotico, la rigidezza e la bellicosità. I suoi abili disegni di riconciliazione dei cristiani sfumarono nel 1541 a Ratisbona, dove le parti in causa (luterani, calvinisti e cattolici) non accettarono la base dell'accordo da lui proposta.

Confessione di Augusta

Forti tinte razionalistiche si riscontrano in 
Michele Serveto (Miguel Servet, 1511-1553), che nella sua opera Gli errori della Trinità (1531) mise in discussione il dogma trinitario e la divinità di Cristo, che per lui fu un uomo che si avvicinò in modo straordinario a Dio e che gli uomini debbono cercare di imitare. Fu condannato a morte da Calvino, intollerante di qualunque forma di dissenso in fatto di dogma.

Degni di menzione sono 
Lelio Socino (1525-1563) e soprattutto il nipote Fausto Socino (1539-1604), che, riparato in Polonia, formò una setta religiosa denominata dei «fratelli polacchi». L'uomo, contrariamente a quanto sostenevano gli altri riformatori, per Socino può «meritare» la grazia, perché è libero. La Scrittura è l'unica fonte attraverso cui conosciamo Dio, l'intelligenza dell'uomo deve esercitarsi appunto nell'opera di interpretazione dei testi sacri. In tale interpretazione ciascuno è veramente libero. Socino tende a una interpretazione in chiave prettamente etica e razionalistica dei dogmi, in evidente antitesi rispetto all'irrazionalismo di fondo dei Luterani e dei Calvinisti.


L'aspetto mistico proprio del pensiero della riforma protestante è invece portato alle estreme conseguenze da 
Sebastian Franck (1499-1542), di cui furono celebri i Paradossi (1534), daValentin Weigel (1533-1588), le cui opere circolarono solo dopo la sua morte, e da Jakob Bòhme(1575-1624), di cui sono diventati famosi soprattutto gli scritti: L'aurora nascente (1612) e I tre principi della natura divina (1619).Jakob Bòhme soprattutto avrà influssi sui pensatori dell'età romantica. Le sue idee non sono riassumibili, giacché sono espressioni di una esperienza mistica intensamente vissuta e sofferta. Sono vere e proprie «allucinazioni metafisiche», come è stato detto. Il senso di questa esperienza è riassunto da Gerardo Fraccari come segue: «Per  Bòhme la vera Vita è l'"angoscia" dell'individuo disperatamente solo, di fronte a un infinito che rimane muto alle sue richieste, è la "tensione" esplosiva verso una soluzione, è il "lampo" che improvvisamente squarcia le tenebre, è il "regno della gioia" in cui si realizza la grande pacificazione fra le parti e il Tutto, è la Maestà di Dio, in cui la potenza di Dio si dispiega nella sua armoniosa totalità. Certo  Bòhme era persuaso di scrivere per pochi (donde il suo esoterismo) ed era persuaso che il suo stesso linguaggio per quanto immaginifico e magico, per se stesso non fosse sufficiente a illuminare le anime degli uomini senza l'intervento di qualche cosa in più che avrebbe aiutato a fare l'ultimo balzo dal mondo visibile al mondo dell'invisibile.

Egli scriveva nel suo Epistolario:

"Io vi dico, egregio Signore, che voi avete visto sinora nei miei scritti soltanto un riflesso di simili misteri, giacché essi non possono mai essere descritti. Se voi sarete riconosciuto degno da Dio che la luce venga accesa nel vostro animo, allora voi udirete, gusterete, fiuterete, sentirete, e vedrete le inesprimibili parole di Dio". 

Esiste cioè un momento nel processo mistico, quando la tensione dell'individuo è portata all'estremo, in cui interviene una forza superiore a realizzare il passaggio definitivo dal visibile all'invisibile».

Le opere bòhmiane furono avversatissime, ma, forse a motivo della sua scelta di vita semplice,
 Bòhme (che visse facendo l'umile mestiere dell'artigiano) non fu perseguitato e venne sostanzialmente tollerato.


Giovanni Calvino - Istituzione cristiana


(FOTO:http://vitadibruno.filosofia.sns.it)

Simbologia dell'Albero di Natale



I primi riferimenti storici circa il Natale, cioè la messa dedicata alla Natività (Cristes Maesse, da cui Christmas) risalirebbero ad oltre un millennio dopo Cristo. l'Enciclopedia Cattolica inglese, infatti, asserisce che: "La prima testimonianza scritta che abbiamo del Natale, risale al 1038." (Fonte)

Eppure nei secoli che precedettero la diffusa affermazione delle festività natalizie cattoliche, i giorni a cavallo tra Dicembre e Gennaio di ogni anno furono teatro di altre celebrazioni, estremamente diffuse e antiche. Come sappiamo, l'anno dell'attuale calendario 'gregoriano' è definito 'solare' e inizia il Primo Gennaio. Questo perché alla fine del mese di Dicembre ha luogo un importante evento astronomico, cioè il 'solstizio d'inverno'; la giornata più breve dell'anno è seguita dal primo giorno in cui il Sole ritorna a crescere, dando avvio al percorso verso il nuovo risveglio della natura (Dea Madre), la stagione delle messi, ed il 'solstizio d'estate.' Per molte antiche culture quello era il giorno del Deus Sol Invictus, e meritava di essere celebrato solennemente.



"Il culto del Sol Invictus ha origine in oriente. Ad esempio le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. In particolare, è l'apologeta cristiano Epifanio di Salamina a segnalare che in alcune città d'Arabia e d'Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell'eterno ritorno (v. correlati): si noti che nella tradizione cosmologica greca Aîon era uno degli aspetti del Tempo, inteso nella sua valenza di eterno presente; in greco, inoltre, kore è la parola che designa genericamente il femminino nelle sue infinite potenzialità, e Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Gerusalemme che ancora nel sec. VII d.C. menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre (...) Il Sol Invictus compare anche sotto forma di divinità associata al culto induista persiano di Mitra. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti." (Fonte).



La coincidenza del periodo natalizio cattolico con quello delle celebrazioni pagane dedicate alla rinascita del (Dio) Sole, è estremamente 'sospetta', tuttavia non rappresenta un indizio dell'inesistenza del Gesù storico, come qualcuno ha ipotizzato con leggerezza (malafede?). Essa però può spiegare le incongruenze esistenti in numerosi ambiti della Chiesa di Roma. Molti dei suoi simboli, riti ed occorrenze, infatti, potrebbero essere stati introdotti nella cultura cattolica non tanto in funzione dell'eredità cristiana, ma 1) come conseguenza della strategia politica costantiniana di far confluire le più radicate festività pagane all'interno della religione unificata dell'impero, cioè la Chiesa di Roma. 2) Con l'intento di perpetuare in forma occulta lo svolgimento di antiche liturgie in cui le masse di fedeli sono usate come pedine, esecutori di rituali di cui s'illudono di conoscere il reale significato (in realtà accessibile solo a una ristretta élite). 3) Per assorbire e neutralizzare dal di dentro una dottrina rivoluzionaria la cui diffusione nella sua forma più pura, avrebbe nuociuto al potere.

Alberi Sempreverdi

Nell'antica Roma il solstizio d'inverno era accolto con una lunga sequenza di celebrazioni denominate: Saturnalia, officiate dai sacerdoti di Saturno (dendrophori), e animate da ricchi banchetti e vivaci processioni di corone di piante sempreverdi (da cui l'usanza di ornare le case con rametti di vischio e pungitopo - v. correlati). Si trattava insomma di un periodo di convivialità e sregolatezza concettualmente simile a quello delle attuali festività natalizie.





Nell'antica Grecia, nello stesso periodo dell'anno si celebravano i Baccanali, un insieme di riti e festeggiamenti in onore del dio Dioniso (chiamato anche Bacco). In tali feste la gente si dava a canti e balli che spesso superavano i limiti della 'decenza' e dell'ordine. (Fonte)Anche i pagani nordeuropei celebravano il solstizio d'inverno, conosciuto comeYule (Figlio). Yule era il simbolo del Dio Sole, figlio della Dea Madre, che il mito faceva nascere nel giorno più breve dell'anno.



Le processioni di alberi e corone sempreverdi nei Saturnalia romani avevano ovviamente un senso simbolico, legato alla propiziazione dell'abbondanza di neonati e raccolti agricoli. Nei tempi antichi - infatti - il sempreverde rappresentava l'essenza della vita ed era un simbolo fallico nel culto della fertilità. Anche i druidi, antichi sacerdoti nordeuropei, officiavano le loro cerimonie intorno a giganteschi alberi sempreverdi. Si capisce, dunque, la forte attinenza simbolica tra l'antica festa del Sol Invictus, e l'albero sempreverde.

L'Albero in Casa


Riguardo il simbolismo espresso dall'albero addobbato nelle case, non esiste univocità.


Alcune fonti consone alla tesi di Hislop lo attribuiscono ad un'antica tradizione babilonese. Il mito, infatti, narra che subito dopo la morte prematura del figlio/marito Nimrod (costruttore della leggendaria Torre di Babele), la regina babilonese Semiramide affermò di aver visto svilupparsi nell'arco di una notte un albero sempreverde dal tronco di un albero morto. Da quel giorno - in occasione di ogni anniversario della sua rinascita (sotto forma del Dio Sole) - Nimrod sarebbe tornato a visitare l'albero e avrebbe lasciato dei doni sotto di esso.

Anche in quel caso ebbe luogo una opportunistica 'sovrapposizione di culti'; Semiramide scelse di deificare il defunto figlio/marito associandolo al Dio Sole, figlio della Dea Madre, in modo tale da sfruttare - come in una sorta di 'franchising religioso' - l'ampia diffusione del più antico dei culti. Poi deificò se stessa abbinando la propria figura alla Dea Madre, la Natura, denominata a seconda della cultura ospitante:Astarte, Mater Matuta, Cibele, Iside, Ishtar, Kore, Demetra, Venere (Magna Mater), Columbia, EasterGaia e - a detta di alcuni - la Madonna.

Secondo altre fonti (Link), l'usanza di addobbare un albero all'interno delle mura domestiche avrebbe origini ancestrali, e celebrerebbe la memoria della cosiddetta 'asse del mondo', una colonna di plasma luminoso che in epoca preistorica sembra si estendesse visibilmente dalla Terra fino a Marte, con la stella a cinque punte di Venere ben visibile al suo apice. Una recente ricerca condotta dal dottor Anthony Peratt - autorità di livello mondiale nel campo della fisica del plasma - ha stabilito, al di là di ogni ragionevole dubbio, che milioni di petroglifi antichi rinvenuti in tutto il mondo in realtà raffigurino le formazioni di plasma ad alta energia che solcavano i cieli primordiali.Analisi completa del Dr. Peratt (lingua inglese).


Un'ulteriore versione pone in risalto invece le similitudini iconografiche esistenti tra l'albero addobbato ed alcuni simboli occultistici. L'albero è convenzionalmente rappresentato come un abete in quanto la forma conica richiama la piramide, famigerato simbolo degli Illuminati. Le ghirlande che circondano i rami simboleggerebbero il serpente biblico attorcigliato intorno all'Albero della Conoscenza del Bene e del Male (o della Vita). Gli ornamenti a forma di palla sarebbero le sfere della Qabbalah, ed il punteruolo a stella l'occhio onniveggente (o Venere). In altri termini, l'usanza di allestire l'albero di Natale sarebbe il modo beffardo mediante cui gli Illuminati indurrebbero mezzo mondo a celebrare in maniera inconsapevole il simbolismo del loro ordine(Link). Un po' ciò che accadrebbe ogni Primo Maggio; per molti Festa del Lavoro, per alcuni celebrazione del giorno di fondazione dell'Ordine degli Illuminati (Fonte).
Conclusione.
"Quasi tutte le usanze pre-natalizie hanno la loro radice in parole della Sacra Scrittura. Il popolo dei credenti ha, per così dire, tradotto la Scrittura in una cosa visibile. Gli alberi adorni del Natale non sono che il tentativo di tradurre in atto queste parole: il Signore è presente, così sapevano e credevano i nostri antenati; perciò gli alberi gli devono andare incontro, inchinarsi davanti a lui, diventare una lode per il loro Signore."
J. Ratzinger (Fonte)
L'interpretazione espressa dell'ex pontefice, teologo di indiscutibile spessore, tutto sommato conferma l'idea che l'usanza di addobbare un albero sotto Natale si motivi poco e male nella cultura 'ufficiale' cattolica. Tutto ciò non fa che avallare l'ipotesi di Hislop, secondo cui molte consuetudini abbinate alle festività cattoliche, che nella società attuale tendono a distogliere l'attenzione dal senso spirituale delle ricorrenze per orientarla verso elementi essoterici e materialistici (riti collettivi, alberi addobbati, scambi di doni, fuochi d'artificio, gioco d'azzardo, uova e colombe pasquali, maschere e carri allegorici carnevaleschi, ecc) siano in realtà  estranee - e talvolta contrarie - alla dottrina cristiana.

In un post recente si parlava della tecnica della Finta Alternativa, con cui il sistema suscita l'illusione della libera scelta. Cattolicesimo e Paganesimo sembrano un esempio perfetto di tale strategia: rivali nel dettaglio, ma identici nella struttura. Proprio come Destra e Sinistra in politica. O Chiesa Massoneria. Quale alternativa viene occultata, esclusa dallo spettro delle 'normali' opzioni, grazie a questa finta alternativa?

Sulla base degli elementi in nostro possesso e dell'osservazione della realtà, si potrebbe concludere che il Cristianesimo non sia affatto una delle religioni più diffuse al mondo. Il vero Cristianesimo probabilmente fu 'sabotato' ben 17 secoli fa, quando il sistema lo fagocitò con l'istituzionalizzazione costantiniana, e da perseguitato finì per diventare persecutore. Nella sostanza il Cristianesimo non ha mai smesso di essere una dottrina minoritaria e sfuggente, perché inconciliabile con la struttura intrinsecamente estetica, essoterica, materialista delle religioni di massa.

Eppure, malgrado le strumentalizzazioni, le diffamazioni, il cinismo dilagante in una società sempre più incattivita per via del suo stato di invisibile schiavitù, il vero messaggio di Gesù continua ad essere perfettamente udibile a chiunque abbia orecchie per udire. Specie nei giorni in cui per convenzione si commemora la sua esistenza, poco conta che si tratti di una data veritiera o solo del frutto di una antica strategia politica la quale creò una dualità nella più antica delle celebrazioni. Emblema di tale verità è la celebre Tregua di Natale, di cui si è parlato in passato, ma più in generale lo 'Spirito del Natale cristiano' si può scorgere in molte altre situazioni più comuni; basta rivolgere lo sguardo nella giusta direzione.
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Da parte del blog, un augurio di trascorrere un Natale Consapevole, oltre che Buono.

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