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Reclutamento personale docente- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani vuole esprimere alcune riflessioni
circa la situazione relativa alle criticità inerenti alla riapertura dell’anno scolastico e al reclutamento del
personale docente.

In particolare cominciano ad emergere alcune posizioni che rischiano di alterare profondamente le procedure
organizzative della pubblica amministrazione rispetto agli obiettivi costituzionali, fondamenta della nostra
democrazia.
Le impellenti esigenze che, nell’interesse del buon andamento dell’Amministrazione scolastica,
suggeriscono un necessario e urgente intervento di stabilizzazione dei precari storici della scuola e le
perplessità sulle modalità della riapertura non devono rappresentare occasione di ulteriori attriti di categorie.
La stabilizzazione non esclude la procedura concorsuale ma ne prevede specifiche caratteristiche che non
ostano al buon andamento e all’imparzialità della pubblica amministrazione né si pongono in contrasto con le
disposizioni contenute nell’art. 97 Cost.

Essa, anzi, è un rimedio che la Pubblica Amministrazione è chiamata a mettere in atto per ovviare alla
perdurante violazione dei principi costituzionali posti alla base dell'organizzazione e del funzionamento delle
amministrazioni (imparzialità e buon andamento) e mettere fine all’abuso del precariato fatto negli anni
passati con l’utilizzo del lavoro flessibile per esigenze permanenti legate al fabbisogno ordinario della
scuola.
Qualsiasi soluzione al precariato e alla carenza di personale docente, però, non può rappresentare occasione
per promuovere proposte anticostituzionali sul reclutamento tese all’ulteriore impoverimento di tutele e
garanzie nei confronti dei docenti della scuola pubblica italiana.

I docenti, come i dirigenti, sono assunti per concorso per garantire l’accesso diffuso, imparziale e meritevole
ai due ruoli e l’ “inciampo” sui concorsi dovuto ai ritardi, alle irregolarità e alle illegittimità è indice di
crescente esigenza di controllo e garanzia dell’imparzialità, della regolarità e della omogeneità delle
procedure di assunzione da parte dello Stato.
Esigenza incompatibile con l’affidamento esclusivo delle assunzioni alla discrezionalità del dirigente
scolastico.
Gli stessi dirigenti sono assunti per concorso e le cronache dell’ultima procedura non sono certo confortanti.
Non crediamo che il nodo sia il metodo concorsuale, bensì la sua gestione in coerenza con tutti i principi
costituzionali che costituiscono paradigma indefettibile di ogni agire della pubblica amministrazione.

prof.ssa Veronica Radici
CNDDU

Proposte sul reclutamento docenti 2020- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende manifestare alcune
criticità relative all’esame delle procedure per il reclutamento del personale di ruolo e supplente.
Accedere alla professione di docente non ha mai comportato vie brevi. Ogni docente ha vissuto anni di
precariato, lavorando lontano da casa e dagli affetti ma ha sempre potuto contare su un piano di accesso al
ruolo, con concorsi periodici e avvicinamento alla residenza in tempi ragionevoli.
Tuttavia, da una decina d’anni a questa parte, assistiamo ad un corto circuito del sistema di gestione del
personale della scuola, sia per l’incidenza dei pensionamenti di tutti gli assunti negli anni ottanta, sia per
l’aumento degli studenti della scuola secondaria di secondo grado.
L’effetto è stato la precarizzazione della professione del docente, anche quello di ruolo.
Se infatti un docente di ruolo può vantare una stabilità contrattuale non sempre può vantare anche
condizioni di vita ed economiche stabili. Ne sanno qualcosa i milioni i docenti di ruolo che vivono in
condizioni di vita ed economiche precarie a causa dei mancati trasferimenti che li costringono ad insegnare
anche a 1000 km di distanza da casa e a sostenere affitti e costi di trasporti esosi a parità di stipendio,
riuscendo a stento ad arrivare a fine mese.
Precari e docenti in attesa di trasferimento hanno mostrato attaccamento alla scuola italiana in un
momento di difficoltà mai vissuto fino ad ora, come è stato il lungo periodo di lockdown a causa del Covid-
19. Senza strumentazioni e preparazione informatica, lontani da casa, senza la possibilità di potersi avvalere
del Bonus docenti, con contratti prossimi alla scadenza si sono rimboccati le maniche e hanno garantito “la
normalità dell’istruzione” che nel terrore generale della pandemia era un faro di luce e di speranza per
tutto il Paese, già duramente colpito dalla catastrofe economica.
Gli stessi, come ogni anno a giugno, hanno consegnato alla società i ragazzi maturi dopo un improvvisato e
convulso Esame di Stato.
È impensabile continuare di farli lavorare lontani dalle famiglie, è impensabile autorizzare i docenti precari
agli Esami di Maturità e poi continuare a ribadire che sono monchi di abilitazioni per insegnare ed avere la
stessa dignità dei colleghi di ruolo.
Tutto questo è un controsenso ingiusto e triste che offende e intacca profondamente l’amore per la scuola
e la scuola stessa. 
L’attuale Governo ha la possibilità di rimettere ordine, equità e parità di trattamento tra le diverse
categorie dell’organico e di ridurre il precariato della scuola pubblica; tuttavia le recenti disposizioni
rischiano di andare in altra direzione.
Se da un lato si può esprimere vivo apprezzamento per l’avvio dei concorsi per il ruolo e per il riordino delle
graduatorie con la creazione delle GPS (graduatorie per le supplenze) a gestione unica provinciale e
dell’anagrafe nazionale dei docenti, utili ad accelerarne i tempi di assegnazione delle cattedre ai supplenti a
tutela del diritto allo studio sin dal primo giorno di scuola, dall'altro vi sono ulteriori disposizioni contenute
nei bandi dei concorsi e nell’ordinanza MIUR sulle procedure di istituzione delle graduatorie provinciali e
d'istituto che suscitano non poche perplessità e che rischiano di destare discriminazioni e iniquità tra
lavoratori, con destabilizzazioni sociali preoccupanti.
Rileviamo criticità nell’aver:
- messo a concorso posti nelle regioni del sud su classi di concorso bloccate da anni in cui prestano servizio
docenti di ruolo esodati dalla legge 107/2015 che, nonostante il decorso del termine di blocco delle
mobilità, non hanno ancora ottenuto trasferimento per avvicinamento alle rispettive residenze e che ora
vedono assegnati i posti vacanti per le medesime classi di concorso alle nuove reclute del concorso
straordinario e ordinario. Caso eclatante è quello della classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed
economiche per cui i posti al sud sono maggiori che in molte regioni del centro nord nonostante le continue
richieste di trasferimenti;
-escluso i docenti precari con servizio esclusivo sul sostegno dal concorso straordinario per i posti sul
sostegno;
- previsto un concorso straordinario per esami complesso e di non breve definizione;

2
- modificato con l’ordinanza 60/2020 Miur, a pochi giorni dalla riapertura delle graduatorie, la valutazione
dei titoli per le graduatorie provinciali per le supplenze, vanificando tre anni di scelte formative dei docenti
in servizio senza specificare la palese e ingiustificabile disparità di trattamento tra gli aspiranti che sarebbe
derivata dal mantenimento della precedente tabella di valutazione dei titoli: talvolta riducendo il punteggio
(es. master universitari specifici per l’insegnamento, scuole di specializzazione post universitaria, titoli
informatici);  talvolta avvalorando titoli non strettamente attinenti alla formazione del docente della scuola
primaria e secondaria (es. assegni di ricerca), con l’effetto di aumentare il precariato della scuola
implementandolo col precariato universitario;
- ammesso nella seconda fascia delle GPS della scuola primaria, ai sensi dell’art. 3 comma 5 lettera b ord.
60/2020 Miur, gli studenti che nell’anno accademico 2019/2020, risultano iscritti al terzo, quarto o al quinto
anno del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, avendo assolto, rispettivamente, almeno 150,
200 e 250 CFU entro il termine di presentazione dell’istanza, seppur privi del titolo di accesso alla classe di
concorso,  con prelazione rispetto ai docenti non abilitati che lavorano nella primaria da anni con contratti a
termine e con l’effetto di sovraccaricare le strutture scolastiche di un vero e proprio onere di formazione
degli studenti universitari piuttosto che giovarle di un supporto professionale alla didattica;
- disposto con l’art. 12 comma 9 dell’Ord. 60/2020 Miur che gli aspiranti che abbiano rinunciato a una
proposta di assunzione non hanno più titolo a ulteriori proposte di supplenze per disponibilità sopraggiunte
relative alla medesima graduatoria o a posti di sostegno per il medesimo anno scolastico, senza specificare
se la proposta venga fatta per uno specifico ed esclusivo posto oppure per tutti i posti disponibili in
provincia al momento della chiamata del docente, lasciando un’eccessiva libertà di interpretazione.
- previsto, nella bozza dell’approvando nuovo Decreto Rilancio, i licenziamenti senza diritto ad alcun
indennizzo dei docenti assunti per le supplenze temporanee in caso di nuovo lockdown, violando gli art. 3,
4, 38 della Costituzione e gli stessi principi emergenziali con cui il Governo ha sostenuto i lavoratori italiani
durante questa emergenza, tra cui il divieto di licenziamenti collettivi ed individuali per giustificato motivo
oggettivo riconducibile all’emergenza sanitaria (l’art. 46 DL 17 marzo 2020 n. 18 Cura Italia, convertito nella
legge n. 27/2020 e art. 80 del DL 19 maggio 2020 n. 34 (Decreto Rilancio).
Ogni decisione presa in questi giorni dal Ministero dell'Istruzione, e dall'intero Governo, comporta
straordinarie responsabilità verso l’intera società italiana attuale e futura perché incide sulla scuola, su
milioni di studenti e sulle 200.000 famiglie dei docenti precari. Vista la portata dell’impatto occupazionale,
parliamo di scelte di benessere sociale che devono tendere a garantire giuste e soddisfacenti condizioni di
lavoro, la protezione contro la disoccupazione e la lotta alla povertà.
Per risolvere la cronica carenza di personale docente della scuola riteniamo che si debbano valutare dei
correttivi che possano conciliare il diritto all’istruzione degli alunni, la sicurezza sanitaria di alunni e del
personale della scuola, il diritto al lavoro, il diritto a condizioni dignitose di lavoro e l’ordine sociale.
Il CNDDU propone:
- il riconoscimento dell’abilitazione sulla materia dopo tre anni di servizio sul medesimo
insegnamento, come riconosciuto anche dalle pronunce del Consiglio di Stato sez IV n. 4167 del 2020 e n.
7789 del 2019, nonché dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 130/2019 del 28 maggio 2019, che
hanno tutte ritenuto che <<per selezionare le migliori e più adeguate capacità rispetto all’insegnamento ciò
che rileva è l’avere svolto un'attività di formazione orientata alla funzione docente, che abbia come specifico
riferimento la fase evolutiva della personalità dei discenti e che tale funzione esige la capacità di
trasmettere conoscenze attraverso il continuo contatto con gli allievi, anche sulla base di specifiche
competenze psico-pedagogiche>> e in coerenza con l’affidamento sulle abilità dei docenti precari che lo
stesso Miur ha dimostrato con i contratti annuali e con gli incarichi di commissari d’ esami di stato;
- la copertura dei posti disponibili con le mobilità dei docenti immessi in ruolo con i precedenti concorsi,
sbloccando le mobilità verso il sud dei docenti esodati della legge 107/2015 e incrementando le nuove
assunzioni al nord con effetto positivo sulla condizione dei lavoratori e sulle chance occupazionali e sulla
continuità didattica con i nuovi docenti in ruolo;
-  previsione di un docente della classe A046 - discipline giuridiche ed economiche in ogni scuola secondaria
di primo e secondo grado, compresi i licei, per potenziare l'insegnamento dell'educazione civica, che non
può prescindere dalla presenza di almeno un docente di diritto non surrogabile con contributi esterni da
parte di associazioni di professionisti, al fine di sbloccare la classe di concorso in esubero e ingiustamente
penalizzata con esigui posti inseriti nei bandi;

2
- per i restanti posti, l’assunzione per concorso straordinario dei docenti che abbiano svolto 3 anni o più di
servizio specifico;
-la riformulazione del concorso straordinario come concorso per titoli e servizi da definirsi in tempi
brevissimi, come già fatto dal 1973 ad oggi in tutte le situazioni di straordinaria esigenza di stabilizzazione;
- prevedere un percorso riservato che consenta a tutti i docenti che abbiano maturato tre o più anni di
servizio su sostegno di specializzarsi e abilitarsi, avvalorando così la formazione sul campo e l’esperienza
acquisita in classe e prevedendo l’accesso al ruolo al termine del percorso;
-predisporre, sin dal prossimo anno, un sistema stabile di reclutamento che valorizzi maggiormente il
servizio reso con successo nelle aule con periodici accessi al ruolo per garantire il ricambio generazionale
del corpo docente, tenendo in considerazione tutti i docenti ad oggi precari che non hanno ancora
maturato 3 anni;
-una revisione del regolamento con rideterminazione della valutazione dei titoli validi per l’inserimento
delle GPS e graduatorie di Istituto, avvalorando maggiormente il servizio reso nelle aule scolastiche, la
formazione specifica sull’insegnamento (master e diplomi di perfezionamento), i diplomi di specializzazione
pluriennali e le certificazioni informatiche;
- privilegiare nell’assegnazione delle supplenze della scuola primaria il personale precario in servizio;
Tutte queste proposte sono in linea con il dettato costituzionale dell’art. 97 perché, come stabilito dalla
Corte Costituzionale con la sentenza 130/2019, si << ritiene rispettato il requisito del pubblico concorso, di
cui all’art. 97, terzo comma, Cost., ove l’accesso al pubblico impiego avvenga per mezzo di una procedura
aperta, alla quale possa partecipare il maggior numero possibile di cittadini. La stessa deve essere, inoltre,
di tipo comparativo, ossia volta a selezionare i migliori fra gli aspiranti. Infine, deve trattarsi di una
procedura congrua, che consenta di verificare la professionalità necessaria a svolgere le mansioni
caratteristiche, per tipologia e livello, del posto di ruolo da ricoprire (sono richiamate le sentenze n. 225 del
2010 e n. 293 del 2009)…Le eccezioni alla regola del pubblico concorso, oltre che rigorose e limitate, devono
comunque prevedere adeguati accorgimenti idonei a garantire la professionalità del personale assunto
(sentenza n. 149 del 2010) e rispondere ad una «specifica necessità funzionale» dell’amministrazione,
ovvero a «peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico» (sentenza n. 293 del 2009)>>.
L’inclusione dei lavoratori mantenuti precari per volontà politica pluriennale è un dovere sociale e umano
del Governo e del Nostro Paese. 
Sono tante le voci che da ogni ambito, ogni giorno, si levano in supporto ai docenti della scuola italiana. Noi
oggi scegliamo le parole di Dacia Maraini, una straordinaria poetessa e scrittrice che parlando della crisi
dell’istituzione scolastica è riuscita a cogliere in pieno lo spirito di sacrificio e le innumerevoli difficoltà che
oggi caratterizzano il nostro lavoro.
“Ma esiste una rete di insegnanti preparati, dediti alla propria missione, che reggono sulle loro spalle la
Scuola, come la leggenda racconta che fece un certo Cola Pesce che era bravissimo a recuperare le cose
perse nel mare. Andava, raccoglieva e portava a galla. Ma un giorno non tornò: Cola aveva scoperto che
una delle tre colonne su cui si reggeva l’isola era spezzata e lui decise di rimanere immerso per tenerla su.
Così fanno i nostri bravi insegnanti, pagati poco, e senza più autorità riconosciuta, per tenere su la Scuola.”
Non lasciateci in fondo al mare. Non lasciateci da soli.
Ci rendiamo disponibili per un confronto sul tema.

prof.ssa Veronica Radici; prof.ssa Rosa Manco
CNDDU

Commemorazione vittime incidente ferroviario di Viareggio- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende esprimere la sua vicinanza
ai familiari delle vittime coinvolte, ricordando il tragico incidente ferroviario di Viareggio avvenuto la sera
di 11 anni fa.

Erano le 23.48 del 29 giugno 2009, le famiglie Viareggine stavano passando una serena serata, alcuni
dormivano, altri cenavano ma intanto in stazione arrivava da nord un convoglio con 14 cisterne cariche di
gpl.
Si trattava del treno merci 50325 Trecate-Gricignano costituito da 14 carri cisterna contenenti Gpl.
Al'ingresso dello scalo ferroviario, il primo carro deragliava e altri quattro si rovesciavano a seguire. 

In una
delle cisterne si apriva uno squarcio da cui fuoriusciva il gpl che, in pochi minuti, scoppiava dando origine
ad un bombardamento di fuoco in tutte le aree limitrofe alla stazione, coinvolgendo anche le abitazioni di via
Ponchielli e via Porta Pietrasanta.
Una strage: rimasero ferite 136 persone e ne morirono 32, alcuni nell'immediatezza del fatto ed altri dopo
atroci agonie durate anche 6 mesi.
Le cause sono state individuare nel cattivo stato e nelle scarse misure di controllo e sicurezza dei veicoli e
dell'area ferroviaria.

Con sentenza del 31 gennaio 2017 il Tribunale di Lucca ha emesso la sentenza sul caso con 23 condanne nei
confronti dei vertici delle aziende coinvolte e 10 assoluzioni. Le condanne sono state confermate anche
nelle 890 pagine dalla sentenza della Corte d’Appello di Firenze, depositata il 16 dicembre 2019.
Il giudizio pende ancora dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione di cui si attende a breve la pronuncia.
Incombe su tutti l’onere della memoria e dell’azione: ricordare per agire affinché non accada più.
Non prima, però, d’aver riconosciuto le responsabilità dell'accaduto e di aver individuato le colpe: da parte
dello Stato, con una tempestiva sentenza definitiva, e da parte di tutte le società e gli amministratori
coinvolti.
Una monetizzazione della vita delle vittime può risarcire una famiglia e una comunità? Ovviamente no, ma
sancisce e legittima radicare un concetto necessario per i cittadini: la giustizia garantisce i diritti delle
vittime, anche se non si può purtroppo rimediare alla morte dei propri cari.

Prof.ssa Veronica Radici
CNDDU

Giornata internazionale delle Pmi- COMUNICATO CNDDU


Giornata internazionale delle piccole e medie imprese 2020

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani celebra la Giornata internazionale
delle micro, piccole e medie imprese del 27 giugno 2020 per riflettere sul rapporto tra scuola e rilancio
economico.
Istituita dall'Assemblea generale dell’ONU con la risoluzione A/RES/71/279 del 6 aprile 2017, la giornata
vuole sensibilizzare l'opinione pubblica sul contributo delle micro, piccole e medie imprese in vista del
raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Esse costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico e soddisfano la maggior parte dei bisogni delle
famiglie italiane e sono un settore strategico per promuovere il lavoro dignitoso, la partecipazione ai mercati
interni e internazionali, l’accesso al credito, le pratiche commerciali sostenibili e gli investimenti
responsabili.
Nelle micro, piccole e medie imprese - per prassi abbreviate in PMI – rientrano tutte le imprese con meno di
250 dipendenti, con un fatturato inferiore a 50 milioni di euro e un totale di bilancio inferiore ai 43 milioni di
euro.
Secondo i dati Istat pubblicati nel 2019, il 95% delle nostre imprese sono di piccole dimensioni e danno
lavoro all’82% degli occupati contribuendo alla produzione per il 57% del PIL.
Anche a livello internazionale v’è una corrispondente incidenza economica: secondo i dati forniti dal
Consiglio internazionale per le piccole imprese (ICSB), esse costituiscono oltre il 90% di tutte le imprese
mondiali e sono fonte, in media, del 70% posti di lavoro e del 50% del PIL.
Questi dati sono confermati anche dal rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)
pubblicato ad ottobre 2019 sulle PMI e dal titolo “Global evidence on the contribution to employment by the
self-employed, micro-enterprises and SMEs”, secondo il quale sette lavoratori su dieci sono lavoratori
autonomi o di piccole imprese. Sempre l’ILO ha valutato che entro il 2030 saranno necessari 600 milioni di
posti di lavoro in più per assorbire la crescente forza lavoro globale.
È di tutta evidenza che lo sviluppo delle PMI costituisca una priorità assoluta per i governi di tutto il mondo
al fine di soddisfare le esigenze occupazionali e garantire la giustizia sociale. Nelle imprese, infatti, trovano
impiego i lavoratori più fragili come donne, giovani e persone appartenenti a famiglie povere e talvolta,
specie nelle aree rurali, costituiscono l'unica fonte di occupazione.
In occasione del lockdown per il contenimento della Covid-19, le PMI hanno avvertito gravissime
contrazioni degli affari.
I dati ISTAT rilevati durante la fase 1 (tra il 9 marzo e il 4 maggio) sono allarmanti:
-il 45,0% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il
18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività;
-il 41% delle imprese ha dichiarato un calo di fatturato di oltre il 50%;
-il 51,5% delle imprese (che occupa il 37,8% dei lavoratori italiani) prevede una mancanza di liquidità per
far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020;
-il 38,0% (con il 27,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 42,8%
ha richiesto il sostegno per liquidità e credito disposto dai DL 18/2020 e DL 23/2020.
Un simile panorama esige accurati ed efficaci interventi economici non solo a sostegno delle performance
aziendali ma anche a contrasto del rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto imprenditoriale.
La crisi economica e sociale è infatti terreno fertile per il radicamento delle attività illegali come l’usura, il
riciclaggio e l’estorsione. Esse vengono perpetrate a danno degli imprenditori attraverso dei processi di
subordinazione sapientemente pianificati e realizzati con soggetti economici e risorse apparentemente lecite.
Il settore economico maggiormente colpito è la filiera delle piccole e medie imprese ricettive che
rappresentano l’asse portante del sistema turistico italiano. Queste hanno subito un duro colpo, sia in termini
economico-finanziari che occupazionali, a causa delle limitazioni nei trasferimenti e dell’annullamento delle
manifestazioni programmate con azzeramento degli incassi durante la primavera e pesanti condizionamenti
all’avvio della stagione estiva.
Secondo le stime preliminari dell'OCSE sull'impatto della COVID-19, il settore turistico mondiale potrebbe
registrare per il 2020 un calo complessivo del 45%, rischiando di salire al 70% se la ripresa non dovesse
avere gli effetti sperati.

Ma di cosa hanno bisogno le PMI per ripartire?
L’ILO ha stilato un elenco di 5 esigenze: miglior accesso ai finanziamenti, stimolo della domanda di prodotti
e servizi, programma di formazione per lavoratori, tutela del lavoro e assistenza sociale, sostegno alle
imprese durante la ripresa e dialogo sociale tra lavoratori e datori di lavoro per individuare soluzioni
equilibrate.
Le misure adottate a sostegno del settore italiano hanno previsto diversi interventi, tra i quali ricordiamo:
indennità straordinarie per i lavoratori del turismo e della cultura; ammortizzatori sociali; sostegno alle
imprese della cultura, dello spettacolo e del turismo; tax credit vacanze o bonus vacanze per incentivare il
turismo interno; esenzioni fiscali per le imprese; istituzione del Fondo turismo per sollecitare gli
investimenti azionari sul settore; accesso rapido e garantito alla liquidità bancaria; istituzione del Fondo
emergenze spettacolo e cinema; emissione di voucher per biglietti cinema, teatri, musei e concerti; emissione
di voucher per gli alberghi; istituzione del Fondo per la promozione del turismo in Italia.
Un altro aspetto su cui puntare è la digitalizzazione che oggi raggiunge livelli soddisfacenti solo per una
piccola parte delle PMI. Essa potrebbe costituire uno strumento utile per la promozione aziendale, per
l’accesso all’e-comerce e al mercato internazionale, aumentando il grado di competitività aziendale e gli
utili.
Tutto questo potrebbe non bastare se ogni cittadino italiano non si farà carico della cura del decoro del
territorio rispettando l’ambiente e l’arte, osservando le misure anticontagio e quindi partecipando attivamente
alla promozione dell’italianità nel mondo.
La scuola può dare un determinante contributo alla ripresa economica: essa costituisce un’importante risorsa
per la Nazione come incubatrice di idee innovative e valido canale di valorizzazione del settore delle PMI,
specie di quelle turistiche.
Il CNDDU propone ad ogni micro, piccola o media impresa di avviare o intensificare le sinergie con gli
istituti scolastici per l’innovazione del settore imprenditoriale, sia nell’ambito dei percorsi per le competenze
trasversali e per l'orientamento (PCTO) che attraverso la promozione di concorsi che possano, con regolarità,
dare occasione ai nostri studenti di esprimere le loro idee e creatività nell’ambito della promozione
aziendale, valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico, adeguamento della tecnologia alle
esigenze comuni, tutela della salute e dell’ambiente, individuazione delle tendenze della moda e del
gradimento dei prodotti agroalimentari e dei servizi in genere, con particolare attenzione al turismo
giovanile.
Sarebbe interessante avviare un capovolgimento del flusso formativo ed informativo, in cui non siano gli
alunni a ricevere informazione e formazione dalle imprese, bensì le imprese a ricevere idee creative e
innovative dagli studenti: una flipped company.
Per la giornata lanciamo l’hashtag #pmiperme come messaggio di stimolo alla creatività personale degli
studenti.

Prof. Veronica Radici
CNDDU

Giornata internazionale per le vittime di tortura 2020- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani celebra la Giornata Internazionale
per le vittime di tortura del 26 giugno 2020.
In occasione del 50° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite ha istituito la giornata con la risoluzione RES/52/149 del 18 febbraio 1998 per sollecitare
i governi all’eradicazione totale della tortura e all'effettiva attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite
contro la tortura e ogni altro trattamento o punizione crudele, disumano o degradante entrata in vigore
proprio il 26 giugno del 1987.

Il termine «tortura» designa qualsiasi atto con il quale un soggetto - funzionario pubblico o qualsiasi altra
persona che agisca a titolo ufficiale o con suo invito o consenso - infligge ad un’altra persona dolore o
sofferenze acute, fisiche o psichiche, per ottenere informazioni o confessioni, per punirla per un atto
commesso o che è sospettata di aver commesso, per intimidirla od esercitare pressioni su di lei o per
qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione.
È uno strumento di terrorismo non solo nei confronti delle vittime e dei congiunti ma verso l’intera società,
perpetrato al fine di scoraggiare il dissenso verso chi esercita il potere.
La Tortura, definita dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres come “un vizioso tentativo
di infrangere la volontà di una persona”, trova il più vile riconoscimento nell’amministrazione della giustizia
di alcuni paesi in cui la tortura è un ordinario mezzo di prova (la confessione resa sotto tortura costituisce
piena prova di colpevolezza) e pena accessoria ( il supplizio è parte integrante della condanna alla detenzione
o alla morte).
In piena attuazione dell’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani - “Nessun individuo potrà
essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti” - la Convenzione delle
Nazioni Unite contro la tortura ha introdotto il divieto assoluto di tortura, il divieto di estradizione di una
persona verso un altro Stato in cui rischi di essere sottoposta a tortura, la disciplina sulla pena per le persone
che compiono atti di tortura e la loro estradizione e la disciplina di prevenzione e individuazione di casi di
tortura.
Il suo contenuto, nonostante la sottoscrizione e/o ratifica di 175 paesi, non trova ancora concreta attuazione
nei relativi ordinamenti giuridici.

L’ Italia ha ratificato la Convenzione il 12 gennaio 1989 ma la codificazione della tortura ha visto la luce
solo con l’art. 613 bis del Codice Penale, introdotto con la Legge 14/07/2017 n. 110. La nuova fattispecie
penale ha finalmente messo fine all’attribuzione delle pene previste per reati minori, come le lesioni o
l’abuso di atti d’ufficio, a comportamenti delittuosi ben più gravi e gravemente lesivi dei diritti umani delle
vittime.
Tra le innumerevoli vittime che oggi stanno vivendo azioni di tortura nel mondo, vogliamo ricordare il
Premio Sacharov per la libertà di pensiero nel 2012 Nasrin Sotoudeh: un’avvocata iraniana membro
dell’Associazione dei difensori dei diritti umani; attivista impegnata nella difesa delle donne che si
oppongono all’obbligo di indossare il velo e nel contrasto alla pena di morte.
Nasrin è stata arrestata il 13 giugno 2016 e condannata in contumacia a 33 anni di carcere e a 148 frustate per
il suo attivismo per i diritti umani. Si trova attualmente detenuta presso prigione di Evin dove, secondo la
notizia diffusa da Amnesty lo scorso 19 marzo, ha annunciato l’inizio di uno sciopero della fame per
chiedere il rilascio di tutti prigionieri politici in Iran.
La Comunità internazionale ha chiesto la sua liberazione con formali provvedimenti ad oggi rimasti tutti
senza esito come la risoluzione 2018/2967(RSP) con cui il Parlamento Europeo ha richiesto al governo
dell'Iran l’immediato rilascio senza condizioni di Nasrin Sotoudeh e di tutti i difensori dei diritti umani, i
giornalisti detenuti e condannati solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione
pacifica e sottoposti alla pena della tortura.
Anche l’Avvocatura italiana ha chiesto la liberazione della collega iraniana attraverso le associazioni
professionali. In particolare segnaliamo la pregevole iniziativa di sensibilizzazione portata avanti dalla
Compagnia Teatrale “Attori e Convenuti”, composta da professionisti impegnati nella diffusione della
conoscenza delle lettere e della storia di Nasrin.

Il nostro pensiero non può non andare anche a Giulio Regeni, nostro connazionale rapito torturato e ucciso
da apparati egiziani in circostanze misteriose, ancora oggetto d’indagine. La vicenda di Giulio ha scosso tutta la comunità internazionale e merita che sia fatta luce su ogni accadimento e che vengano individuati i
responsabili.
L’Italia non è certo esente da casi di tortura, basti ricordare il caso di Stefano Cucchi, deceduto a seguito
delle violenze subite durante la sua detenzione del tutto pari alla tortura, come riconosciuto dal Procuratore
Generale dott. Rubolino durante la requisitoria del processo Cucchi bis, oppure gli eventi del Bolzaneto
durante il G8 del 2001 o quelli del Carcere di Asti del 2004 o ancora il caso di Dimitri Alberti nel 2010 a
Cerea: casi che costarono una condanna all’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani per violazione
dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Inoltre riteniamo drammatica la situazione presente in Libia, nei cui campi di transito o detenzione si
registrano forme di violenza intollerabili; un atto tragico è stato il suicidio della giovanissima attivista
egiziana Sarah Hegazy, la quale, incarcerata e torturata per le sue dichiarazioni a sostegno della comunità
Lgbt, non avrebbe retto ai soprusi subiti.
In occasione della giornata, condividiamo il desiderio di tutti gli uomini di pace di eliminare qualsiasi
vessazione fisica e psicologica nel mondo.
Convinti della necessità di educare i giovani all’autocontrollo ed alla pacifica convivenza, proponiamo a tutti
i docenti di divulgare tra gli studenti i valori della non violenza e del rispetto dei diritti umani anche postando
un ricordo delle vittime di tortura. Pure tra gli adolescenti, infatti, possono verificarsi episodi di tortura,
specie in circostanza di fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Non a caso le prime applicazioni giudiziali
dell’art. 613 bis c.p. hanno riguardato due procedimenti a carico di minorenni: Il Tribunale per i minorenni di
Milano ha condannato per tortura quattro quindicenni accusati di aver segregato e picchiato per ore un
coetaneo in un garage di Varese; la Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare disposta dal
Tribunale per i minorenni di Taranto a carico di tre ragazzi accusati di aver fatto parte di una baby gang che
per lungo tempo ha vessato e torturato un anziano disabile a Manduria (TA).
Infine, lanciamo l’hashtag #stoptortura affinché coinvolga tutti, adulti e giovani, e induca alla riflessione sui
comportamenti errati, tali da provocare grave dolore o sofferenza nei confronti dei nostri simili.

Prof.ssa Veronica Radici
CNDDU

Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità- COMUNICATO CNDDU


Ricorre il 17 giugno, la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità promossa
dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), che è stata
istituita dalle Nazioni Unite nel 1995, onde sensibilizzare l'opinione pubblica in materia di
cooperazione internazionale, al fine di combattere la desertificazione e gli effetti della siccità,
rappresentando quindi l'occasione più appropriata per riflettere sull'esigenza di conservare la
biodiversità e quindi l'umidità e la produttività della terra.

Secondo gli studi sul fenomeno (CNR, Science policy Interface, organo di esperti della
Convenzione per la Lotta alla Desertificazione) circa 12 milioni di ettari di terreno coltivabile sono
persi ogni anno a causa dell’aridità e semi-aridità dei terreni; la regione più esposta in Italia è la
Sicilia, con il 70% dei terreni fertili in pericolo; vi è un rischio reale per più del 20% delle nostre
coltivazioni; 11 Stati membri dell’Unione Europea presesentano problemi analoghi.

La zona più esposta a tale flagello è, nel 2020, localizzata a sud del Sahara; con gravi conseguenze
sui fenomeni migratori e la povertà alimentare; in sintesi l’effetto della perdita di fertilità dei terreni
ha coinvolto circa 3 miliardi di persone al mondo nel 2019.
Ma chi sono i nostri antagonisti in questa battaglia? Il primario nemico sono i cambiamenti
climatici, ma sono concause anche l’incontrollato sfruttamento delle risorse, l'agricoltura intensiva
con uso di pesticidi, la deforestazione, incendi e urbanizzazione non sostenibile.
Dopo l'emergenza per il Covid-19, tutti i popoli hanno preso coscienza della vulnerabilità della
nostra vita e dell'esigenza di adattare la nostra quotidianità ad un nuovo rapporto con la natura.

Ma cosa possiamo fare?
Alla politica spetta l’adozione di scelte economiche tese alla realizzazione dei fondamentali
interessi dei cittadini: vita, salute, ambiente salubre e sviluppo sostenibile sia a livello nazionale che
locale.
Ad ognuno di noi spetta l'adozione delle buone pratiche ambientali, tra le quali ci limitiamo a
richiamare la piantumazione di alberi e piante per arginare l’impoverimento organico del terreno
intorno a noi.
Concludiamo con il monito del Segretario esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite per la
lotta alla desertificazione Ibrahim Thiaw: "Se continuiamo a produrre e consumare come al solito,
manterremo la capacità del pianeta di sostenere la vita fino a quando non rimarranno nient'altro che
scarti. Dobbiamo tutti fare una scelta migliore su ciò che mangiamo e ciò che indossiamo per
aiutare a proteggere e ripristinare la terra ".

Prof.ssa Veronica Radici
CNDDU

Giornata mondiale sulla consapevolezza degli abusi sulle persone anziane- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani, in occasione della
Giornata mondiale sulla consapevolezza degli abusi sulle persone anziane, che si celebra il 15
giugno, intende richiamare l’attenzione di ciascuno sulla crescita esponenziale delle violenze
perpetrate ai danni degli anziani.

La giornata è stata istituita nel 2006 dalla Rete internazionale per la prevenzione degli abusi sugli
anziani (INPEA) e, successivamente, nel 2011, ufficialmente riconosciuta anche dall';Assemblea
Generale delle Nazioni Unite con risoluzione A / RES / 66/127.
Il ruolo degli anziani è fondamentale per il mantenimento di una società sana.
I loro diritti umani sono garantiti dall’art. 2 della Costituzione (principio fondamentale
dell’inviolabilità dei diritti dell’uomo) e dall’art. 25 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione
Europea (diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita
sociale e culturale).

Sono memoria storica vivente, fonte inesauribile di conoscenza e saggezza utile sia per la famiglia
che per l’intera comunità, talvolta anche garanti dell’unità familiare e del sostentamento economico
di figli e nipoti, nonché principale sostegno alla carriera dei figli-genitori.
Secondo i dati OCSE, oggi ci sono oltre 900 milioni di persone nel mondo di età superiore ai 60
anni, che, secondo il trend di invecchiamento della popolazione legato al calo delle nascite e
all’allungamento della vita media, entro il 2050 dovrebbero salire a 2,4 miliardi.
L’incremento della popolazione anziana richiede maggiori protezione e cura di una categoria molto
debole.
Noi italiani, con il 7,5% della popolazione ottagenuaria, siamo una delle popolazioni più longeve,
secondi solo ai giapponesi; eppure secondo le stime della Società italiana di gerontologia e geriatria
(Sigg), un anziano su tre è vittima di abusi: 2,9 milioni sono gli anziani maltrattati
psicologicamente, 600.000 quelli che subiscono truffe finanziarie, 400.000 le vittime di violenze
fisiche, 100.000 gli 'over 65' oggetto di abusi sessuali.

Truffe, minacce, percosse, maltrattamenti, umiliazioni, abbandono, trascuratezza, atteggiamenti
aggressivi, inadeguata assistenza infermieristica, l’abuso sugli anziani si può manifestare attraverso
svariate maniere, compresa la mancanza di attenzioni appropriate, il cui esito può comportare danno
o disagio e che, purtroppo, non trova ancora una specifica definizione in un’apposita fattispecie
delittuosa.
Le cause della peggiorata condizione degli anziani come soggetti deboli della società sono
determinate da diverse ragioni.
Secondo il progetto europeo pilota sulla prevenzione degli abusi agli anziani denominato “Quadro
europeo di riferimento on-line per la prevenzione dell’abuso e dell’abbandono degli anziani” , le
cause delle violenze sono da individuarsi nell’aumento della dipendenza da assistenza e cura o dal
supporto economico, fisico o emotivo, e nell’isolamento sociale.

In una epoca in cui la famiglia vive la sua crisi peggiore, costretta a frammentarsi a causa di
esigenze lavorative e a non prendersi cura degli anziani, questi vengono lasciati soli o, se non
autosufficienti, affidati alle cure delle strutture di assistenza.
Anche la pandemia ha messo in luce la vulnerabilità di tale parte di popolazione, la quale ha patito
inenarrabili sofferenze determinate dall’impossibilità / incapacità di mettersi in salvo, specie se
ricoverati presso le RSA o le case di cura a lungo termine con altri degenti affetti da covid-19, e
all’insufficienza delle dotazioni tecniche delle strutture ospedaliere impegnate nell’emergenza.
Una simile inadeguatezza di mezzi talvolta ha costretto i medici ad erogare una sanità selettiva:
ossia la distinzione tra chi ha il diritto di vivere e di ricevere cure medice e chi no.

I dati generali della pandemia in Italia che riguardano gli anziani sono impressionanti: secondo
l’Istituto superioee della sanità, su un totale di oltre 34000 decessi, l’età media dei pazienti deceduti
e positivi è di 81 anni e la maggior parte dei decessi (il 42.2%), si è avuta nella fascia di età tra 80 e
89 anni.
Una perdita inestimabile per la nostra società.
Gli anziani sono un patrimonio prezioso e vanno tutelati, con standard di protezione più elevati, e
valorizzati dalle giovani generazioni per evitare che la vecchiaia diventi uno stato di mera
sopravvivenza senza scopi, né stimoli né apprezzamenti.
Ancor più, però, riteniamo che occorra recuperare il valore delle relazioni tra generazioni per ridare
vita e significato agli anni di longevità dei nostri anziani.
Nel dire “i nostri anziani” non vogliamo riferirci solo ai familiari ma a tutti gli anziani. Un bambino
che vede un anziano, indipendentemente dalla parantela, lo chiama “nonno” sin da subito.
Facciamolo anche noi, ritroviamo quella tenerezza, familiarità e umanità che, inavvertitamente,
perdiamo strada facendo.
Il CNDDU, al fine di riavvalorare e promuovere il ruolo attivo degli anziani nella nostra società,
propone a tutti i docenti di ogni ordine e grado di progettare per il prossimo anno scolastico azioni
educative interdisciplinari che prevedano la partecipazione degli anziani delle comunità locali.
Riteniamo urgente, visto il trend delle nascite e dei matrimoni, valorizzare con opportuni interventi
finanziari da parte del Governo il ruolo dei nonni, in quanto le prospettive non sono rosee: senza un
provvedimento correttivo, a nostro avviso, si rischia di veder scomparire nei prossimi vent’anni tali
figure parentali.
Per riequilibrare situazioni familiari caratterizzate da forte disagio, soprattutto a causa
dell’endemica mancanza di strutture adeguate nel meridione, si chiede di poter rimediare all’iniqua,
da tutti i punti di vista, condizione dei docenti fuori sede e dei precari, i quali, tra le tante difficoltà
economiche incontrate per vivere a migliaia di chilometri da casa, non possono farsi carico
dell’assistenza ai propri genitori, né in prima persona, a causa della lontananza, né affidata a terzi, a
causa della decurtazione del proprio potere d’acquisto. Gli anziani devono essere abbandonati?
Per la giornata lanciamo l’hashtag #nonnononseisolo, per farlo arrivare a tutti i nonni/anziani
d’Italia, con un sentimento di vicinanza e affetto.

prof.ssa Veronica Radici
CNDDU

Giornata internazionale della biodiversità- COMUNICATO CNDDU


Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, in occasione della Giornata
internazionale della biodiversità del 22 maggio 2020, invita la comunità scolastica a riflettere
sull’importanza della conservazione di tutte le specie viventi.

La giornata è stata istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite con la risoluzione n. 55/201 del 20
dicembre del 2000, per celebrare la Convenzione sulla diversità biologica adottata il 22 maggio del 1992 e
per promuovere la consapevolezza globale delle problematiche connesse alla biodiversità.
La diversità è una ricchezza. In natura essa consiste in una varietà di ecosistemi che ospitano una varietà di
interazioni tra specie animali e vegetali, ognuna delle quali è, a sua volta, caratterizzata da una varietà
genetica.
Oggi sappiamo quanto le conseguenze della continua perdita della biodiversità pesino in termini sanitari,
sociali ed economici sull’intera umanità.

Secondo il rapporto del WWF  “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi – Tutelare
la salute umana conservando la biodiversità” c’è un legame causale indiretto tra le malattie che oggi
minacciano l’umanità ( Ebola, AIDS, SARS, influenza aviara, influenza suina e il nuovo coronavirus SARS-
CoV-2 (COVID19)) e la perdita di biodiversità determinata dal nostro impatto sugli ecosistemi naturali.
Proprio il 2020 è un anno conclusivo del decennio delle Nazioni Unite sulla biodiversità” e, per tale
occasione, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha convocato un vertice in vista del 15° Riunione della
Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP 15 della CBD) per valutare gli esiti
del Piano strategico adottato nel decennio trascorso e individuare le strategie politiche globali post 2020, in
ragione degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Lo slogan lanciato per la Giornata internazionale della biodiversità 2020 è "Le nostre soluzioni sono nella
natura" che suona come un monito alla riprogrammazione del futuro in armonia con la natura.

La nostra sopravvivenza e il nostro benessere, infatti, dipendono dalla salubrità e dalla varietà degli
ecosistemi del nostro pianeta, ecco perché occorrono atti di responsabilità e responsabilizzazione per
trasformare le buone intenzioni in comportamenti attuali, seri e vincolanti.
A tale scopo, il CNDDU invita docenti e studenti a proporre ai Consigli d’Istituto l’introduzione di una
normativa regolamentare e negoziale con la previsione di impegni e comportamentali ecosostenibili.
Si propone di integrare il Patto educativo di corresponsabilità con formali impegni di educazione, formazione
e tutela ambientale al fine di perseguire gli obiettivi ambientali dell’Agenda 2030 con un’attiva
collaborazione tra studenti, scuola e famiglie, inserendo anche nel Regolamento d’Istituto di norme
comportamentali che incentivino la cura dell’ecosistema e ne sanzionino i danneggiamenti.
Tendere all’ideale di una scuola ecosostenibile ad impatto zero sull’ecosistema significa dare la possibilità
alle comunità scolastiche di diventare soggetti attivi per la biosicurezza.
Il CNDDU rende disponibile sul proprio sito un modello per le scuole e le invita a condividere il Patto
educativo di corresponsabilità ambientale (P.E.C.A.) alla mail coordinamentodirittiumani@gmail.com al fine
di creare un vero e proprio elenco delle scuole con P.E.C.A.
In questa giornata lanciamo l’hashtag siamo natura – sì amo natura.
#siamonatura

Prof. Veronica Radici
CNDDU

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