Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta anima. Mostra tutti i post

La ricerca dell'anima umana



Di Wattabina
http://unanuovacivilta.blogspot.it/

La ricerca dell'anima umana è un viaggio che è iniziato molto, molto tempo fa.
Quando si va alla base del significato del concetto di religioso e di ricerca spirituale non si può che trovare la ricerca della propria identità spirituale o l'interrogazione di cosa sia e cosa non sia l'anima umana.
Quando si parla di religione fin troppo spesso si può cadere nell'errore di pensare ad essa solo in termini di riti, di dogmi, di strutture morali e cose simili.
La religione (da religere - collegare, mettere in relazione) è un ponte. Un ponte fra l'individuo e qualcosa verso cui l'Uomo sente di tendere ma di cui non afferra bene nè la presenza, nè le dimensioni, nè l'esatta natura.
Quando ci si avvicina a parlare di qualcosa che riguarda la religione, non bisogna mai dimenticare quello che è il fondamento del sentire religioso e di tutto ciò che circonda questo percorso. Ovvero che il motore, punto di partenza della religione è la ricerca dell'anima umana.
Prima ancora di porsi domande su Dio, su un Essere Supremo o Forza Cosmica, prima ancora di interrogarsi sul perchè delle cose, del peso del giusto e dello sbagliato, troviamo un chiedersi se l'Uomo sia un'anima, abbia un'anima, quale rapporto vi sia fra se e la propria anima o fra l'anima e il corpo.
L'anima sembra essere, in quasi tutte le culture e ere passate, il minimo comun denominatore di ciò che è religioso e di ciò che non lo è.
Quando oggi un esperto di sociologia delle religioni, un teologo o un ente amministrativo vengono chiamati in causa per pronunciarsi su cosa sia una religione o cosa non lo sia, il parametro ultimo è quello costituito dalla questione dell'anima umana.
Quando il nostro antico progenitore, seduto su una pietra, dopo le fatiche della caccia o dopo essersi salvato dall'assalto di qualche predatore, ha osservato il cielo vedendo tutti quei piccoli puntini luminosi, egli si è chiesto "Cosa sono quelli? E io chi sono? Cosa faccio qui? Che senso ha questo?"
Queste fondamentali domande, derise dalle chiacchere da bar o dalla superficialità di alcuni, sono proprio le stesse domande che quasi ogni uomo o donna si è posto in un qualche momento della sua vita.
Forse per un attimo o forse per un mese.
Quelle domande, che sono anche l'inizio del pensiero umano e della sua ricerca filosofica della conoscenza, sono l'inizio della religione.
Inizio della religione che si ha con l'inizio della ricerca dell'anima umana.
Ricerca che ancora perdura e che, mai come adesso, è cruciale per la creazione di un futuro degno del valore dell'uomo e delle sue creazioni.

Grazie per avermi letto.



Il tradimento dell'anima è la vera causa dei disagi psichici e sociali





Di Francesco Lamendola

È facile, talvolta, scambiare gli effetti per le cause; ed è relativamente facile lasciarsi impressionare dall'aspetto superficiale delle cose, fraintendendo la loro vera essenza.
Poiché si sente dire ovunque, senza ulteriore analisi, che viviamo in una società edonistica, si tende a pensare che tutti vi rincorrono il meglio: mentre bisognerebbe anzitutto distinguere fra il meglio in se stesso, ossia il Bene, e il meglio soggettivo, ossia che viene CREDUTO tale, e che potrebbe anche assumere le forme di un male.

Inoltre, poiché si sente ripetere ovunque che la nostra è una società narcisista, molti ne traggono l'affrettata conclusione che le persone si vogliono bene; mentre è chiaro che occorrerebbe verificare se esse si vogliono bene realmente, o se vogliono ostentare, agli altri prima ancora che a se stesse, un amore di sé di cui sono fondamentalmente incapaci.
Le apparenze, in questo come in molti altri casi, ingannano. L'ossessione estetista, che spinge innumerevoli uomini e donne a dedicare sempre più tempo e denaro alle cure del corpo, dell'immagine esteriore, potrebbe indurre a ritenere che mai come oggi le persone si vogliano bene e siano in armonia con la propria dimensione fisica.




 Noi, al contrario, pensiamo che poche volte, come nell'epoca attuale (almeno nell'ambito della storia occidentale), le persone abbiano nutrito un così profondo odio e disprezzo per se stesse, per quello che sono, per il genere di vita che conducono, e che raramente siano state tanto in conflitto con il proprio corpo.
Ora, che molti individui vivano male il rapporto fra corpo e anima (usiamo deliberatamente quest'ultimo termine, anche se suona scandaloso agli orecchi di quasi tutti gli intellettuali contemporanei), è cosa che vanno dicendo, e da tempo, moltissimi psicologi delle più svariate tendenze.
Lo diceva, ad esempio, Wilhelm Reich; lo sostiene il suo seguace Alexander Lowen, che, nel suo libro «Il tradimento del corpo», analizzando alcuni casi di schizofrenia, giunge alla conclusione che gli individui tendono a perdere il contatto con la realtà quando perdono il contatto con le sensazioni e le necessità del proprio corpo.



 Di conseguenza, Lowen propone un modello educativo e terapeutico libertario, che, rilasciando la Bio-energia repressa, aiuti le persone a restituire godimento al proprio corpo e felicità alla propria vita. Ciò si ottiene, a suo parere, eliminando all'origine, con un taglio netto, tutte quelle scorie che sono costituite dai sensi di colpa, dal pudore e dalla vergogna, e che sarebbero all'origine delle dissociazioni schizoidi.
Non siamo d'accordo con questa analisi, che è oggi largamente condivisa da psicologi, psichiatri e filosofi (ad esempio, da Umberto Galimberti), perché ci sembra che consista nel classico rovesciamento dei termini del problema. 



Prima di tutto, Lowen si muove nel solco di quell'errore di fondo da cui è nata, praticamente, la psicologia moderna, e particolarmente la psicanalisi freudiana: che si possano, cioè, formulare leggi di carattere generale, partendo dall'esame della psiche malata. Studiando gli schizofrenici si possono, certo, imparare alcune cose ANCHE sul funzionamento della mente sana; ma sarebbe erroneo dedurne un quadro generale di quest'ultima.
In secondo luogo, la nostra convinzione è che l'anima tradisce il corpo non solo e non tanto quando lo ignora o lo reprime (certo, può accadere anche questo), ma soprattutto quando ignora e reprime le proprie esigenze più autentiche e profonde; quando è in disarmonia con se stessa.



Le persone possono anche spendere una fortuna in prodotti cosmetici e dedicare cinque ore al giorno agli esercizi in palestra: ma, se non sono in pace con se stesse, perché non hanno il coraggio di seguire la voce interiore, il loro intimo malessere spirituale si manifesterà anche in forme di rabbia e di protesta contro il proprio corpo e attraverso il proprio corpo: come tanti casi di anoressia e bulimia stanno a indicare.
Perciò, stiamo attenti a non scambiare l'effetto per la causa e a non lasciarci confondere dalle apparenze. 



Moltissimi uomini e donne vivono male il rapporto con la propria dimensione spirituale, perché si rifiutano di prestare ascolto alle sue autentiche esigenze e alle sue aspirazioni più profonde; e tutto il loro affannarsi per avere un bell'aspetto fisico, non sono che un maldestro  tentativo per mettere a tacere il grido che sale dall'interno. Un tentativo che, sovente, aggrava il male, invece di guarirlo o di alleviarlo.



In altri termini: dedicare cure esagerate al proprio corpo, non allo scopo di migliorarne il funzionamento (prevenzione di malattie, efficienza lavorativa e simili), ma unicamente nella prospettiva di renderlo il più possibile seducente, simile a una vera e propria macchina da guerra sessuale, tutto questo non sta a indicare un autentico amore per esso, bensì una rabbia impotente e un atteggiamento schizofrenico nei confronti della propria anima, delusa e disattesa nella sua innata aspirazione a realizzarsi pienamente e armoniosamente.



L'anima è in pace con se stessa, quando si realizza; e si realizza, quando sa riconoscere la chiamata e vi risponde affermativamente, sforzandosi di attuare il meglio delle sue potenzialità. Solo allora essa instaura un rapporto fraterno e solidale con il corpo; solo allora vive in armonia con il corpo e gli conferisce salute, bellezza e splendore.



Articolo completo :http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26297

Viaggio nell’intricato universo della psicoterapia



Di Ruggero Piperno

Il corpo differisce dalla persona per via dell’anima. L‘anima di cui sto parlando corrisponde al mondo interno, alla soggettività, al senso di sé, se poi il divino ci mette lo zampino è cosa troppo difficile per la mia comprensione. L’anima non è per sua natura vanitosa, ma vorrebbe essere riconosciuta senza chiederlo, riconoscimento che nell’epoca attuale stenta ad arrivare. Una riprova è che parole come amicizia, fratellanza, amore, vengono considerare desuete, ridicole o espressione esse stesse di debolezza. Senza anima la società tende a desertificarsi, si prosciuga il senso di appartenenza che nasce dalla condivisione di ideali, il senso di sicurezza che nasce dalla la diffusione della solidarietà, il senso di giustizia che nasce dalle pari opportunità.

E’ quindi doloroso ritrovare oggi l’anima in uno stato di abbandono, per merito anche di coloro che più di altri dovrebbero sostenerla, medici, insegnanti, operatori delle professioni di aiuto e perfino preti, che a volte la cercano più in cielo che in terra, e psichiatri che scambiano le neuroscienze per il corpo. La famiglia rimane il contenitore emotivo più diffuso ma è fragile ed isolata, le grandi istituzioni, scuola, sanità, giustizia, annaspano nel gestire gli aspetti specifici del proprio mandato e non riescono neanche minimamente a porsi il problema dell’anima di coloro verso i quali hanno degli obblighi istituzionali e questo le allontana dalla compassione e dall’empatia che dovrebbero accompagnare la cura, la giustizia, l’insegnamento. Le cure possono essere eccellenti, ma il prendersi cura, il comprendere lo spaesamento di chiunque vada incontro a una malattia, entri in un pronto soccorso, in un reparto, in una sala operatoria, in un tribunale, in un carcere o sia oggetto di discriminazione in una scuola, è praticamente inesistente.

Questa premessa è necessaria per capire il retroterra di una cura chiamata psicoterapia, così complessa da rimanere misteriosa anche agli addetti ai lavori. Penso dunque che qualunque sia il motivo che spinge una persona a chiedere una psicoterapia, (da un problema psicopatologico, a un conflitto familiare, da uno stress o un trauma ad una non accettazione di se stessi), dietro ci sia sempre un senso di solitudine, di ricerca intima di vicinanza affettiva, di fame di riconoscimento, che ogni essere umano dovrebbe trovare nel proprio ambiente. Da qualche tempo ci troviamo di fronte a un particolare fenomeno: da una parte la sempre maggiore difficoltà a mettersi autenticamente in contatto con se stessi e con i propri simili, una sorta di progressiva aridità della vena intersoggettiva sociale, dall’altra il fiorire, in ambito psicoterapeutico, proprio del concetto d’intersoggettività, visto come la capacità del terapeuta e del paziente di condividere ed esplicitare reciproci stati soggettivi della mente.

Attenzione! Il pericolo per la psicoterapia è di accettare che un malessere sociale diffuso trovi rimedio in una pratica sanitaria specifica. Il pericolo per la società è di delegare alla psicoterapia una funzione che dovrebbe essere parte integrante della cultura di tutto il pianeta: il riconoscimento, l’accettazione e l’ascolto di un’altra persona.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/16/corpo-anima-persona-viaggio-nellintricato-universo-della-psicoterapia/469043/

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *