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No all’economia delle banche: in Francia arriva la moneta locale



Di Eleonora Cosmelli

CHE COS’È LA MONETA LOCALE - Una moneta locale o complementare all’euro? Non è una nuova proposta del MoVimento Cinque Stelle, né uno dei soliti voli pindarici della Lega Nord (anche se, in occasione della campagna elettorale per le Regionali, Roberto Maroni ha proposto di introdurre in Lombardia una valuta locale da affiancare alla moneta unica). Si tratta di un progetto che sta per realizzarsi in Francia, in particolare a Nantes, in Bretagna. Portato avanti fin dal 2006, è un esempio di collaborazione tra l’allora sindaco della città, Jean-Marc Ayrault, attuale primo ministro socialista francese, e due professori della Bocconi di Milano, Massimo Amato e Luca Fantacci. Un terzetto abbastanza curioso, che dimostra come, in realtà, l’idea di una moneta locale non sia, di per sé, né “di destra” né “di sinistra”: è una scelta che deve essere presa dalla comunità interessata, e che può rivelarsi utile per incrementare gli scambi locali, favorendo la cosiddetta economia locale.
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UNA MONETA DIVERSA - Lo scopo primario della nuova moneta sarebbe quello di risolvere la questione dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Anche per questo il suo utilizzo sarebbe limitato a coinvolgere i lavoratori, le imprese e i servizi pubblici: si tratta di una camera di compensazione, che serve a contabilizzare gli scambi di acquisti e vendite che le imprese compiono tra loro in un’unica contabilità chiusa, cosicché una vendita corrisponde a un credito e un acquisto a un debito (in modo multilaterale: ovvero, con la possibilità di risarcire un “debito” contratto con un’impresa acquisendo un credito con un’altra impresa). Lo scopo è far tornare periodicamente i conti a zero, arrivando a non avere più crediti né debiti. Cosa c’è di interessante in questo modo di concepire la moneta? Che questa non considera il denaro una riserva di valore, ma conta solo il valore di scambio. In altre parole, il denaro necessita di essere convertito in beni, e l’idea stessa di risparmio verrebbe riferita non più alla moneta in sé, quanto ai beni materiali, che hanno un valore “reale”.
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VANTAGGI RECIPROCI? - Non si tratta di una novità assoluta. La Svizzera, nel 1934, è stato il primo Paese a crearne una, il Wir. Attualmente gli Stati Uniti ne presentano un centinaio, e sia la Germania che la Spagna, Paesi che, nel bene e nel male, rappresentano due simboli della crisi finanziaria europea, ne hanno adottata una propria in determinate località. In questi casi, la moneta complementare ha avuto risultati per lo più positivi sulle economie delle varie comunità.
La novità di Nantes è che sono coinvolte non solo le imprese, ma gli stessi lavoratori. Questi avranno la possibilità, dietro accordo con le imprese, di essere pagati in moneta locale in una certa percentuale. Questa ha un rapporto di cambio 1 a 1 con l’euro ma non può essere convertita, avendo lo scopo di rimanere “chiusa” nella camera di compensazione. Essendo una moneta elettronica, secondo Amato, evita anche il rischio di evasione fiscale.
Soprattutto, si tratta di un sistema che va a vantaggio non solo delle imprese e dei lavoratori, che potrebbero andare incontro a tutte queste facilitazioni di pagamento e guadagno, ma delle banche stesse. Basti pensare che sarà proprio una banca pubblica comunale a gestire la nuova moneta, in modo da risolvere il problema del ritardo nei pagamenti dalle pubbliche amministrazioni alle imprese. Inoltre, la camera di compensaazione che si strutturerebbe non gestisce tutto il credito delle imprese,  ma finanzia solo la parte del capitale circolante, quello che si utilizza in un periodo che va da 1 fino a 4 mesi al massimo. Dunque le banche continuerebbero a occuparsi di tutto il capitale rimanente, con il vantaggio di avere a che fare con aziende meno indebitate, e dunque più affidabili. Meno rischio significa meno riserve bancarie, e quindi risparmio. In sostanza, secondo il prof. Amato, questa moneta locale propone una soluzione alternativa, non appellandosi a una rottura “traumatica” con il sistema bancario nazionale ed europeo, ma ad una sorta di collaborazione basata sull’indipendenza e sulla collaborazione reciproca. Vedremo, quando partirà, se veramente contribuirà a migliorare le condizioni delle imprese e dei lavoratori.

Fonte:http://dailystorm.it/2013/04/16/no-alleconomia-delle-banche-la-moneta-locale-in-francia/

Sardegna, parla Cappellacci: "Zona franca e moneta locale"

ugo cappellacci

Intervista di Lorenzo Lamperti a Ugo Cappellacci

Di Lorenzo Lamberti
http://affaritaliani.libero.it

“I sardi ci devono credere, farò qualsiasi cosa è in mio potere per attuare la zona franca”. Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, sceglie Affaritaliani.it per parlare del suo progetto: “Vogliamo diventare come Campione e Livigno. Solo così eviteremo lo spopolamento”. Le conseguenze? “Esenzione dai dazi doganali e da imposte come l’Iva”. Rischi di paradiso fiscale? “Questa è un’opportunità non un problema”. Poi svela gli altri suoi piani: “Battaglia contro il Patto di stabilità, restituzione dell’Imu e un’agenzia delle entrate sarda”. Con il rilancio di Sardex, la moneta complementare locale: “Non vogliamo più sottostare alla ghigliottina di Roma”.

Presidente Cappellacci, com’è nato il progetto di rendere la Sardegna zona franca?

Quello della zona franca è un tema antico. D’altra parte già lo Statuto Speciale della Regione Sardegna all’articolo 12 disciplina l’istituzione dei punti franchi. Il loro riconoscimento compenserebbe gli svantaggi naturali della Sardegna, primo fra tutti l’insularità. Con un approccio di tipo estensivo alla norma dei punti franchi noi crediamo di poter realizzare una zona franca integrale che comporti l’esenzione dai dazi doganali e da imposte quali l’Iva. Cose che già accade per altri territori italiani come Livigno e Campione. I presupposti ci sono.




Che cosa state facendo concretamente per il riconoscimento della zona franca?

Abbiamo chiesto all’Unione Europea di interessarsi al nostro caso. Proprio in questi giorni ci è arrivata la risposta della Commissione che ci dice che su questa partita sarà decisivo lo Stato italiano. Per questo ho scritto anche al presidente Mario Monti chiedendogli di dare la giusta attenzione al tema.

Monti le ha risposto?

Non ho avuto un riscontro di nessun tipo. A breve gli invierò un ulteriore sollecito.

Quali sono le prossime tappe?

Intanto bisogna chiarire un equivoco. Il 24 giugno 2013 è il termine nel quale entra in vigore il codice doganale europeo. Questo non significa che se non viene istituita la zona franca entro tale data non si possa farlo successivamente. Non esiste un percorso precostituito.

Ma le sembra che l’Europa sia ben disposta?

A livello europeo abbiamo ricevuto una risposta prettamente tecnica che non mi soddisfa per niente. Ho chiesto un incontro al commissario europeo competente, Semeta. Insisterò perché questo diventi un tema politico.

Quali sarebbero le conseguenze dell’entrata in vigore della zona franca?

Prima di tutto la possibilità per le imprese di poter operare in un regime franco doganale. Un aspetto che compenserebbe la nostra insularità, che impone alle imprese maggiori costi di trasporto e di energia. Le imprese sarde soffrono per una serie di divari che penalizzano il nostro sistema. Speravamo nella riforma in chiave federale dello Stato per avere una perequazione almeno in termini infrastrutturali. Una riforma che purtroppo non è arrivata. A questo punto lo strumento che ci è rimasto è quello dell’istituzione della zona franca.

In questo quadro che ruolo gioca la moneta sarda, la Sardex?

Sardex è una moneta complementare che opera in un circuito già testato. Avvierò un percorso per riconoscere ai giovani disoccupati un reddito di comunità di 500 euro al mese che sarà pagato appunto con la Sardex. I giovani disoccupati riceveranno una carta di credito e potranno accedere a servizi previsti sul circuito Sardex.

In questi giorni lei ha presentato la nuova giunta dopo il rimpasto e ha parlato di battaglia contro il Patto di stabilità. Ci spiega meglio?

Condividiamo le preoccupazioni manifestate dal collega del Veneto Zaia e invitiamo anche le altre Regioni, sia quelle speciali che le ordinarie, a fare come noi e ad adottare una legge regionale che alzi il livello del conflitto nei confronti di uno Stato ancora sordo alle istanze provenienti dai territori. Roma sta ingessando le amministrazioni pubbliche e non consente il pagamento alle imprese. Non possiamo più sottostare a questa ghigliottina.

Lei ha parlato anche di restituzione dell’Imu…

Restituiremo l’Imu attraverso un contributo alle famiglie più bisognose, cioè quelle che non hanno un reddito superiore a 20mila euro. Ma non è tutto: con l’agenzia delle entrate sarda diremo addio ai metodi di Equitalia.

Torniamo alla zona franca. La Sardegna non rischia di diventare un paradiso fiscale?

Al contrario, può diventare una straordinaria opportunità per noi ma anche per l’Europa. La Sardegna può diventare un ponte naturale tra l’Africa e il continente europeo. In una prospettiva futura la nostra economia può svolgere un ruolo di primo piano.

C’è chi sostiene che il progetto della zona franca sia motivato solo da motivi elettorali. Tra un anno in Sardegna si torna a votare per le regionali?

Qualunque iniziativa di tipo politico destinata a trovare soluzioni concrete e positive per il futuro dei cittadini comporta un ritorno in consensi elettorali. È un gioco naturale. Ma sarebbe il colmo se per evitare di raggiungere il consenso stessi fermo non facendo quello di cui la Sardegna ha bisogno.

La possibilità della zona franca ha scatenato molto interesse tra i cittadini sardi. Lei si sente di promettere che il progetto sarà davvero realizzato?

Non dipende solo da noi. Siamo consapevoli che si tratta di una battaglia dura e difficile ma ci stiamo mettendo tutta la determinazione necessaria e con una testardaggine tipicamente sarda siamo convinti di farcela.

Fonte:http://affaritaliani.libero.it/cronache/cappellacci-sardegna-zona-franca180313.html

Monete alternative:lo svizzero Wir

Di Vincenzo Zamboni
Nel 1934 un piccolo gruppo di imprenditori svizzeri, di fronte al perdurare della grave crisi iniziata nel 1929, diedero il via ad una iniziativa autonoma: la costituzione del wir (in tedesco, wir = noi), moneta indipendente parallela al franco. generalmente, le monete come il wir vengono dette "complementari" a quella "ufficiale", ma io credo che il termine "autonoma" sia più adeguato.
il wir, naturalmente, ha valore convenzionale per accettazione all'interno del circuito degli aderenti. il che, a pensarci un attimo, è esattamente quanto accade per tutte le monete cosiddette "Ufficiali". il comune fruitore di moneta non la usa perchè garantita in oro, oppure in convertibilità alla fonte emittente in qualche bene rale, tant'è vero che ormai le banche centrali nè garantiscono in oro nè in altre forme: emettono e basta, emetono pezzi di carta straccia o numeri sul computer, che hanno valore per accettazione comune, ma dipendono dalla politica adottata dal monopolio di emissione. chi impiega l'euro o il dollaro è fisicamente proprietario della moneta che ha in tasca, ma non del suo valore effettivo, che è soggetto a tutte le variazioni conseguenti la politica finanziaria di volta in volta scelta dalla banca centrale emittente. e, naturalmente, anche per l'euro o il dollaro la validità è limitata al circuito di accettazione, che per quanto grande non è universale.
ad ogni modo, il wir permise a chi lo adottò di svincolarsi dalla politica finanziaria dello stato e delle grandi banche centrali.
ipotesi: ho commissionato un lavoro, mi viene frnito il materiale richiesto, non ho soldi in cassa a causa della forte crisi finanziaria scatenata da wall street nel 1929, lo stato non fa credito, che faccio ? faccio un autocredito (attualmente, al tasso dell'1%, nel circuito wir, che è diventato un piccolo istituto autonomo). in teoria, potrei stampare io stesso un foglio con su scritto: "wir, valore nominale xxx", e impiegarlo in pagamento al mio fornitore. ma, naturalmente, il biglietto ha valore per accettazione, il che significa che è necessario almeno un piccolo circuito convenzionale iniziale di persone disposte ad accettare l'iniziativa. il mio fornitore non avrà difficoltà ad accettare il wir se solo sappia che esistano altre persone che lo accetteranno a loro volta come forma di pagamento per lavoro svolto. perchè, siamo alle solite, che cosa è il valore, se non il conteggio del lavoro svolto ? la vera funzione del denaro per i suoi utilizzatori è quello di unità di conto testimone di valore, e il valore è dato solo dal fatto che sia stato svolto del lavoro. non esiste alcuna crisi possibile, se si parta da questo presupposto, strutturalmente non speculativo: non è il denaro che crea valore, il denaro solo lo testimonia, essendo il valore creato dal lavoro, e solo dal lavoro. è l'economia finanziaria che crea artificialmente le crisi, partendo dal presupposto falso che il denaro possa creare valore, quindi altro denaro, e giocando sui vari meccanismi dei tassi di interesse in modo da favorire un ladro piuttosto che un altro. perchè bisogna esser chiari: chi aquista titoli di borsa è un ladro, precisamente ladro di interesse che non è stato affatto creato dal suo denaro investito, bensì dalla rapina di plusvalore derivante da pluslavoro non pagato. questa rapina finanziaria ai danni dei lavoratori è possibile solo perchè esiste un regime di monopolio sul denaro: la banca centrale dice "il denaro valido è solo il mio", e se il popolo accetta questo folle falso presupposto, l'istituto emittente ha in mano lo strumento per decidere, di giorno in giorno, quanto vale il vostro lavoro, quanto vale la vostra vita, quanto vale tutto.
il monopolio sulla emissione di denaro è la ghigliottina schiavistica che rende tutti prigionieri a vita, ergastolani nelle mani della grande finanza.
ma non si è ergastolani coatti, lo si è solo per inerzia. basta rompere il monopolio: "tu vuoi porre le condizioni unilaterali scelte da te sul denaro ? echissenferga: mi faccio il mio".
di fatto, l'espressione "Mi faccio il mio" non è per niente una battura di spirito, come credono ingenuamente molti ipnotizzati dalla propaganda goebblesiana di regime finanziario. infatti, continuando con l'esempio del wir, l'iniziativa ebbe così successo, che non solo i 16 imprenditori originali salvarono le proprie aziende, ma anzi l'iniziativa si diffuse ed ebbe successo sempre pèiù vasto. al punto che oggi gli aderenti sono 60.000 . nel caso detto, il circuito del wir è interno alla svizzera, per scelta, e la moneta indipendente, data in sola forma elettronica (Una modalità possibile ma non necessaria, adottata per motivi specifici) mostra una notevole solidità. in un servizio di milena gabanelli nella trasmissione report (reperibile su you tube) vengono intervistati alcuni aderenti. un concessionario auto specifica che con l'adozione del wir il suo volume di vendite è aumentato del 10%. il direttore di una radio chiarisce che con la crisi il volume di pubblicità in franchi è diminuito del 5%, mentre quello in wir è rimasto stabile.
l'ipnosi di massa ha fatto credere al popolo che si abbevera al veleno quotidiano di al mass media, organo di disinformazione e confusione di regime, che per avere denaro sia per forza necessario rivolgersi alla bce. falso. è proprio questo l'inganno che spalanca le porte ad ogni speculazione di classe dirigente: il presunto monopolio sul denaro, che permette di controllarlo a proprio piacere.
ma poichè invece il denaro non è che testimone di valore, valido per semplice accettazione, e il valore è dato dal lavoro,
chiunque può costruire denaro che testimonia lavoro, ed impiegarlo. tutto ciò che serve è un circuito di accettazione. ma l'esperienza del wir (che esiste ormai da 80 anni) mostra che è sufficiente anche un piccolo circuito iniziale, purchè determinato.
sono esistiti ed esistono molti esempi di monete complementari (come storicamente dette): il simec di giacinto auriti, gli italiani sardex e scec, il greco tem, la moneta del circuito tedesco regiomont , e vari esempi negli usa.
non rimane che continuare. chi produce lavoro può produrre anche denaro, suo semplice testimone. questa è economia reale, perchè la verità è che economia = lavoro e organizzazione del lavoro. il resto è semplice truffa.
l'alternativa è la vera e propria schiavitù da monopolio, truffa del dominio.
ma perchè sia data una truffa sono necessari due soggetti: il truffatore e il truffato. come si vede, non vi è alcun obbligo per i truffati di rimanere tali.  si tratta solo di scegliere.
naturalmente, esistono al mondo i menagrami pessimisti uccellacci del malaugurio, la cui filosofia si riassume nel rinuciatario "tanto non si può far nulla, salvo che subire".fosse solo per loro, non accendereste l'interruttore della luce elettrica quando viene sera.  un giorno ormai lontano thomas edison inventò un oggetto molto semplice, una ampolla di vetro con un filamento interno, ed oggi miliardi di persone usano quotidianamente la lampadina. i menagrami pessimisti non diventeranno mai un thomas edison. niente impedisce a nessuno, naturalmente, di continuare ad impiegare le candele, anzi. si tratta solo di scegliere, appunto.
nella società di massa goebblesiana è incredibile la vastità di diffusione della rinuncia alla scelta. è una rinuncia da inposi, ma anche questa ipnosi è autocostruita: nessuno è obbligato ad avvelenare quotidianamente la propria mente con i mass media, strumento ideologico dei padroni monopolisti.fatti non foste a viver come bruti.

In Grecia c’è chi non usa più l’Euro

tem
Di Mark Lowen - BBC News
Questo articolo è perfetto per spiegare con semplicità un importante concetto: si può evitare l’uso dell’euro ed il ricatto del debito che esso genera senza aspettare che siano le istituzioni a organizzare la cosa, perché spontaneamente esse non lo faranno mai.
Ma la gente comune, che per vivere ha la necessità di scambiare beni e servizi materiali, può organizzarsi creando delle valute parallele con le quali strutturare una forma moderna e telematica di baratto.
E tutto pare funzionare alla perfezione.
VOLOS, Grecia - Mentre la Grecia si interroga se uscire dall’euro, una città, Volos, ha costituito una valuta alternativa locale.
Pochi mesi fa, una moneta alternativa è stata introdotta nella città portuale greca di Volos. È stata un'iniziativa nata dal basso che da allora è cresciuta in una rete di oltre 800 soci, in una comunità che lotta per sopravvivere alla crisi finanziaria causata dall’Euro.
La bancarella di artigianato al mercato centrale di Volos si trova alla fine, subito dopo le marmellate fatte in casa. Dopo aver accuratamente visionato quello che c’è in offerta, Hara Soldatou ha selezionato una serie di candele decorate, felice del suo acquisto. "Si mi è costato 24 TEM, che ho mssso assieme offrendo lezioni di yoga", dice.
Ovunque si vaga per la zona del mercato, una cosa che non sarà necessario avere in tasca è il denaro. Dai gioielli ai prodotti alimentari, dalle parti elettriche ai vestiti, tutto qui è in vendita con una valuta alternativa locale chiamato TEM.
Funziona come un sistema di scambio. Se si dispone di beni o servizi da offrire, si guadagna credito, con un euro pari a un TEM. È quindi possibile utilizzare i “risparmi” per comprare qualsiasi cosa viene offerto attraverso la rete, portando ad alcuni scambi di beni piuttosto originali.
Tutto ricorda di un sistema di baratto antico che ritorna nella Grecia di oggi.
"Posso avere corsi di lingua e lezioni di computer in cambio", dice Stavros Ntentos dalla sua bancarella dove vende biancheria intima per bambini.
"È una buona idea perché abbiamo bisogno di far capire alla gente che tutti possiamo comprare e vendere qualcosa, non abbiamo solo bisogno di euro".
"Abbiamo raggiunto il fondo della nostra vita e ora dobbiamo pensare in modo diverso", dice Tasos, una fruttivendola.
Valute co-esistenti
L’intero sistema è organizzato online, con i membri titolari di conti TEM, che vengono addebitati ad ogni transazione virtuale.
Il fondatore, Yiannis Grigoriou, si trova accanto computer "banca" al mercato, a sorvegliare le procedure di scambio.
"È interessante perché la gente qui ritrova la speranza. Si trovano cose da dare e prendere", dice.
Quindi il TEM potrebbe diventare la valuta dominante in Volos?
"Io non lo so", dice, ridacchiando. "Staremo a vedere su questo".
Uscire dalla zona euro è stato uno scenario spesso discusso negli ultimi mesi, da quando la Grecia è sprofondata nella peggiore recessione della sua storia moderna. E mentre alcuni del paese vedono il TEM come una vera alternativa – "l’euro è una cosa del passato", ha spiegato un negoziante – ad altri sembra invece più un ripiego che un sostituto valido.
Il sindaco di Volos, Panos Skotiniotis insiste: l’euro non è messo in pericolo dalla TEM.
Sostiene il progetto, ma dice che le due valute possono coesistere.
"Noi sosteniamo l’iniziativa perché è un ottimo modo per uscire dalla crisi profonda economica e sociale", dice.
"È un’iniziativa che integra l’euro, ma non sostituisce l’euro. La Grecia è nella zona euro, noi vogliamo rimanere nella zona euro, pensiamo dobbiamo rimanere nell’euro".
Un nuovo inizio?
Ma la rete moneta alternativa si sta diffondendo in tutta la comunità, con sempre più aziende oggi dipende.
In un locale floricoltura cooperativa composto da persone con disabilità di apprendimento, i lavoratori utilizzano TEM per vendere i loro impianti per altri servizi che altrimenti faticano a permettersi. E i membri del pubblico sono accorsi per aiutare il business, tagliare l’erba o riparare una staccionata in cambio delle piante offerte in cambio.
"Siamo in grado di comprare pane o carne in cambio per i nostri prodotti, o le ragazze possono andare dal parrucchiere", dice Peri Mantzafleri, che gestisce la cooperativa.
"Sono cresciuto in un villaggio – questo era come è abituato a lavorare ai vecchi tempi, prima di essere coinvolto dall’uso del denaro. Quindi questo potrebbe essere un occasione per ricominciare".
E anche la prossima generazione sta beneficiando.
Nel municipio locale, i bambini partecipano a laboratori di attività vivaci – un misto di giochi, canti e disegni. I genitori che stanno lottando per permettersi le sessioni possono pagare in parte attraverso la TEM, con le due valute che lavorano fianco a fianco.
Vedere le cose in modo ‘diverso’
Charalampos Bardas, il coordinatore dei gruppi di lavoro, dice che la valuta locale è inestimabile.
"È una grande soluzione contro questa crisi. La vita va avanti, dobbiamo lottare", dice.
"Dobbiamo vedere le cose in modo diverso ora. Non è la fine del mondo se abbiamo questa crisi. Vogliamo avere successo e andare avanti".
E così questa piccola comunità ha sviluppato un nuovo strumento per combattere la peggiore crisi finanziaria che molti abbiano mai conosciuto. L’euro non può essere costretto ad uscire qui, ma Volos ha trovato il modo di far fronte con mezzi alternativi. Un sistema semplice di baratto, lo scambio dalla disperazione alla speranza.


Tratto da: http://www.iconicon.it/blog/2012/04/grecia-ce-chi-usa-leuro.

Fonte: http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-17680904, BBC News. 

Da Megachip

Ciao euro, la Sardegna ora scommette sul Sardex

 Di Giorgio Cattaneo
Se pensate che non si possa vivere senza l’euro, andate in Sardegna e provate a dire in giro che pagherete in Sardex. A parte benzina, farmaci ed energia elettrica, potrete comprare tutto, sia beni che servizi. E quindi alberghi, dentisti, falegnami, elettricisti, meccanici, consulenti di marketing. Ma anche sale congressi, corsi di lingua inglese, pubblicità sui giornali locali. E poi vestiti, mobili, ristoranti e persino la connessione Internet. Oltre a cibo, vino e carni, tutto rigorosamente sardo. Il Sardex è la “moneta a chilometro zero”. Solo che non è una moneta, nel senso che fisicamente non esiste. Non ne hanno stampato nemmeno una banconota: esiste solo su Internet.
stretta di manoTutti i Sardex in circolazione – oltre un milione, ma il dato cresce ogni giorno – stanno su un server, un computer in un piccolo comune agricolo tra Cagliari e Oristano: Serramanna. «Qui, in un bel casolare – scrive Riccardo Luna il 20 gennaio su “Repubblica” – l’hanno inventato quattro ragazzi, sardi naturalmente, non solo di nascita, ma di cultura. Fieri della loro terra». Quattro ragazzi che si erano stufati di sentirsi dire che i sardi sono «pochi, matti e divisi». Il Sardex sta già smentendo i luoghi comuni, perché si basa su due principi di vita: «Il primo è che se il tuo vicino guadagna, stai meglio anche tu; e il secondo afferma che nessuno se ne va col bottino e nessuno resta solo».
La storia inzia nel 2006 da quattro amici: Carlo Mancosu, Piero Sanna, Giuseppe e Gabriele Littera. «Non hanno studiato economia – racconta Luna – ma sono affascinati dal tema delle monete complementari, le alternative currencies». Nel mondo ce ne sono centinaia, spinte dal web e dalla fiducia reciproca invece che da una imposizione legale. Secondo il “Wall Street Journal”, con la crisi di dollaro ed euro, rappresentano un possibile futuro dell’economia. Alcune sono molto controverse, al limite della legalità, come i Liberty Dollars o i Bitcoin; altre stanno avendo un buon successo come il Res belga o la sterlina ecologica di Brixton.
Pierluigi PaolettiIn Italia il fenomeno non è nuovo, racconta a “Repubblica” Pierluigi Paoletti, 52 anni, ex consulente finanziario oggi vicino a “Occupy Wall Street”, convinto del fatto che «la moneta è solo un sistema di sopraffazione che serve a fare i ricchi più ricchi». Il primo esperimento italiano, ricorda Paoletti, risale al luglio del 2000 quando il giurista abruzzese Giacinto Auriti, che si batteva contro l’usura, emise il Simec nel suo piccolo comune natale di Guardiagrele: i pensionati si entusiasmarono per questa improvvisa iniezione di liquidità ma la Guardia di Finanza ne decretò bruscamente la fine. Tre anni dopo, in Calabria, il presidente del parco dell’Aspromonte Tonino Perna fece stampare alla Zecca dello Stato l’Ecoaspromonte: «Era bellissimo, troppo forse, ed ebbe breve vita».
Nel 2007, a Napoli, l’associazione Masaniello stampa gli Scec, “lo sconto che cammina”, un network fatto di ormai 10.000 associati e duemila imprese: «Formalmente e fiscalmente è uno sconto – spiega Paoletti – ma in realtà è un dono che tu fai a un altro membro della comunità affinché lui spenda i suoi soldi lì». I modelli sono tanti, ma nell’estate del 2006 i quattro ragazzi sardi si entusiasmano per l’antica vicenda del Wir, una moneta creata in Svizzera da 16 imprenditori per superare la crisi del ‘29: oggi rappresenta una rete di 80.000 aziende locali. Proprio sul modello elvetico, nel luglio 2009 viene varato il Sardex: «Ci vogliono nove mesi a mettere a segno la prima transazione», scrive “Repubblica”, e da allora «è un crescendo continuo, 420 aziende affiliate e un totale delle transazioni quadruplicato in un anno».
Gabriele Littera, 26 anniCome funziona una moneta che non c’è? «Come una camera di compensazione di crediti e debiti», spiegano gli inventori della moneta sarda. Quando un’azienda entra nel circuito le vengono assegnati dei Sardex: «È un fido bancario, ma senza interessi». L’assenza di interessi è un punto fondamentale: non si fa denaro con il denaro, i soldi servono solo a scambiarsi beni e servizi. Questa apparente eresia si chiama finanza etica. E quindi, continua “Repubblica”, i Sardex assegnati a chi aderisce rappresentano l’importo di beni e servizi che ciascuno è disposto a vendere e a comprare nel network. Entro dodici mesi, quella posizione va pareggiata: se una azienda è in difficoltà si muovono tutte le altre e se proprio è impossibile tornare in pareggio – ma non è ancora mai accaduto – la posizione viene saldata in euro.
Renato Soru«L’euro però non scompare», spiega Riccardo Luna, «e non solo perché ogni azienda decide di usare i Sardex per smaltire le possibili giacenze di magazzino, i probabili tavoli vuoti al ristorante, le ore inoperose di un artigiano. Ma perché in euro si pagano l’Iva, le altre imposte, i contributi previdenziali. E questo rende il business legale, oltre che trasparente: l’evasione nel mondo dei Sardex è impossibile, essendo tutto tracciato in tempo reale». I veri vantaggi sono altri, però. «La ricchezza resta sul territorio e vengono valorizzati i prodotti locali». E con la crisi in corso non è poco. Per questo il Sardex va. Renato Soru, l’inventore di Tiscali, ne è un sostenitore entusiasta e prevede una espansione in tutta Italia: in Sicilia sta partendo un network gemello che si chiama Sicanex; a Torino in consiglio comunale il Popolo della libertà e i grillini concordano sulle necessità di creare il Taurino; e a Nantes, in Francia, due italiani sono al lavoro per creare il Bonùs.
Lo scorso 8 dicembre, Giuseppe Littera si è messo la coppola ed è andato alla City di Londra dove è stato invitato a svelare l’arcano sardo a una platea di investitori internazionali; nel frattempo i dirigenti della Banca Centrale dell’Ecuador sono stati qualche giorno a Serramanna per imparare. E finalmente sono arrivati i soldi (in euro) di un venture capital per sviluppare il progetto con obiettivo stratosferico: in dieci anni transare il 10% dell’economia sarda, due miliardi e rotti di euro. Ci riusciranno? «Dipende da come andrà il passaggio da moneta fra aziende (com’è adesso) a moneta per consumatori, previsto in primavera», spiega “Repubblica”, secondo cui «comunque vada a finire, l’impressione è che la guerra all’euro sia appena iniziata».
Del Sardex parlerà il 4 febbraio in valle di Susa Giovanni Acquati (finanza etica), nell’ambito della ressegna “Il Grande Cortile”, con Marco Berlinguer, sul tema dell’economia dei territori, a partire dall’esperienza del cartello “Etinomia” che raggruppa 160 imprenditori No-Tav. Appuntamento a Villardora, ore 15.

 Da Libre

Moneta globale e monete locali


Di Tonino Perna
Dietro il caos finanziario di questi giorni ci sono i grandi fondi speculativi che colpiscono l’euro per salvare il dollaro. La battaglia per un nuovo ordine monetario è avviata. Perché non pensare a monete locali da affiancare all’euro?
Perché la speculazione finanziaria si è accanita nei confronti dei paesi del sud Europa? Perché non ha attaccato il Giappone, per esempio, che ha un debito pubblico pari a due volte il Pil? Oppure il più grande debito pubblico del mondo, quello a stelle e strisce? E ancora: se è vero che grandi banche Usa posseggono titoli di Stato dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), quale interesse hanno a vedere fallire questi Stati? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in mezzo al panico finanziario che sta buttando nell’angoscia, anticamera della disperazione, decine di milioni di cittadini europei.
Dobbiamo ricordare che pochi e potenti hedge fund (fondi speculativi) – quelli di Soros, Paulson, ecc – controllano un flusso di denaro impressionante e indirizzano la grande speculazione quanto i piccoli risparmiatori. Come avviene in politica, così nel mondo nella finanza sono pochi opinion leader che determinano le scelte della maggioranza (dei votanti quanto degli investitori/speculatori). Ora, si dà il caso che proprio i grandi fondi speculativi hanno i loro asset in dollari e che abbiano avuto un terrore infernale quando nell’autunno 2008 il dollaro stava crollando, soprattutto rispetto all’euro. Oggi, questi signori come Soros, spesso impegnati nella beneficenza o nel finanziamento di movimenti per la democrazia e i diritti umani, hanno un forte interesse a vedere una riduzione del valore dell’euro rispetto al dollaro. In questo senso si può dire che hanno un interesse nazionale (statunitense) in un’era in cui il capitale non ha patria né colore politico. D’altra parte, esiste anche la prima potenza al mondo per dotazione di capitali sovrani – la Cina – che teme fortemente una improvvisa caduta del dollaro, dato che detiene una parte consistente dei titoli di Stato americani e che gli Usa costituiscono ancora un mercato rilevante per le loro esportazioni.
In breve: il sistema monetario internazionale, fondato sul dollar standard, cioè su una valuta nazionale diventata moneta di riserva internazionale, è entrato irreversibilmente in crisi, ma non è chiaro come e quando verrà sostituito. Per la verità esiste già un progetto abbastanza definito che è sostenuto dai Bric (Brasile, Russia, India e Cina) che punta a una nuova moneta di riserva internazionale, il cui valore verrebbe dato dalla media ponderata delle valute più forti. Insomma, una sorta di Ecu degli anni ’90, una moneta virtuale che serva come unità di conto per gli scambi internazionali. Ovviamente gli Stati Uniti sono assolutamente contrari e si batteranno fino in fondo per evitare di perdere il “signoraggio del dollaro”, cioè il privilegio di emettere cartamoneta a volontà, e quindi permettersi di farsi finanziare – come hanno fatto dalla metà degli anni ’70 a oggi – il disavanzo della bilancia commerciale dal resto del mondo. Secondo alcune stime, per riportare in pareggio la bilancia commerciale Usa il popolo nordamericano dovrebbe ridurre i propri consumi del 30-35% e svalutare di almeno altrettanto il dollaro. Quale presidente o governo Usa potrà accettare questa “decrescita infelice”?
Pertanto, assisteremo per diversi anni al braccio di ferro tra il governo Usa e le altre potenze economiche mondiali prima che si arrivi a un accordo per un nuovo ordine monetario internazionale fondato su una moneta “globale” che non appartiene a nessuno stato o confederazione di stati. Il consolidamento o lo sfaldarsi dell’area euro potrà accelerare o frenare questo processo, essendo la seconda valuta forte al mondo in questo momento, fino a quando il governo cinese non abbandonerà il controllo politico sulle quotazioni dello yuan renminbi. Proprio la Cina ha in mano le carte giuste per vincere la partita e decidere tempi e modalità di questa transizione, attraverso una riduzione progressiva degli investimenti in titoli di stato a stelle e strisce, una riduzione dell’export diretto in nordamerica ed un aumento dei consumi interni. Come è nello stile dei governi cinesi, il colpo finale al dollaro sarà assestato solo quando arriverà il momento giusto per farlo, ma preparando fin da ora l’alternativa.
La fine del dollar standard non è un incidente di percorso o un mutamento tecnico nella sfera monetaria, ma segna materialmente la fine dell’egemonia Usa sul mondo. Anche la via della “guerra permanente” che finora ha mantenuto artificialmente in vita il dollaro non è più praticabile, sia per i costi insostenibili, sia per l’accumularsi di insuccessi clamorosi (dall’Iraq all’Afghanistan e alla Libia).
Il nuovo ordine monetario internazionale che si profila all’orizzonte rappresenta la traduzione simbolica dei nuovi rapporti di forza esistenti nell’economia capitalistica globalizzata, e in qualche modo rappresenta anche un riequilibrio di poteri tra occidente e resto del mondo. Inoltre, con la fine del dollar standard verrà bloccata la continua immissione di liquidità nel sistema finanziario mondiale, causa prima delle “fluttuazioni giganti” , delle crisi ricorrenti e della speculazione sui prezzi dei beni primari che tanti danni sta producendo alle popolazioni più povere, a partire da quelle del sud del mondo. Certo, non basterà a ridurre drasticamente la massa finanziaria che incombe sull’economia reale, stimata come pari a 8-10 volte la ricchezza materiale mondiale, ma è comunque un primo passo. Altri e più consistenti bisognerà farne in direzione di un obiettivo prioritario per il nostro tempo: disarmare la finanza. Il che significa riprendere in mano la questione dell’uso e del ruolo del denaro, riportare questo strumento alla sua utilità originale di unità di conto e intermediario negli scambi.
Infatti, per garantirsi che questa fase di “transizione monetaria” non si concluda soltanto con una nuova, sia pure auspicabile, moneta di riserva internazionale, bisogna riprendere con forza il tema della sovranità monetaria, a partire dal livello locale. Accanto alla moneta globale e alle monete che governano le mesoregioni in cui andrà ad articolarsi l’economia mondiale, occorre scommettere seriamente sull’uso – già sperimentato da tempo – di monete locali complementari. Vale a dire: per bilanciare il peso e l’egemonia della moneta globale abbiamo bisogno di migliaia di monete locali complementari, a circolazione territorialmente determinata, sotto il controllo dell’ente locale. Questo strumento permetterà, nelle aree più deboli e con enti locali più indebitati, di poter continuare a mantenere in vita servizi essenziali e parti vitali dell’economia locale. Non si tratta né di utopie neoproudhoniane, né di ritorni ad impossibili regimi autarchici. Si tratta di ridurre la distanza abissale tra il governo del denaro e la vita e i bisogni dei cittadini e dei lavoratori. Per capirci: immaginate se le città della Grecia, i cui bilanci comunali sono ormai ridotte al collasso, potessero usare – accanto all’euro – monete locali complementari per i bisogni essenziali della popolazione, sicuramente il peso dell’iniqua manovra finanziaria governativa sarebbe più sopportabile.
È una questione di vitale importanza che riprenderemo in altra occasione. In questa sede vogliamo solo affermare che la sovranità monetaria, insieme a quella alimentare ed energetica, costituisce uno dei pilastri su cui edificare una «democrazia reale» che oggi esiste solo nei nostri sogni.
Fonte: Il Manifesto

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