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Cos’è l’Esercito siriano libero?

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Di Mauro Indelicato
L’Esercito siriano libero nasce ufficialmente il 4 giugno 2011, ma l’annuncio in video di questa milizia avviene soltanto il 29 luglio successivo. Si tratta di una formazione militare e para militare che, allo scoppio delle proteste in Siria nel 2011, riunisce alcuni combattenti dell’opposizione al governo di Bashar al Assad. Ufficialmente la missione è quella di proteggere i civili dagli attacchi governativi. Tuttavia, ben presto le attività dell’Esercito siriano libero si trasformano in guerriglia, fino allo scontro frontale con le forze lealiste.
All’inizio delle sue attività, l’Esercito siriano libero è una struttura formata da disertori dell’esercito della Repubblica araba siriana. Ben presto però, al suo interno, emergono figure legate ai Fratelli Musulmani e soprattutto all’integralismo islamico. Oggi, il ruolo dell’Esercito siriano libero all’interno del conflitto siriano appare estremamente limitato.

La nascita dell’Esercito siriano libero

Nel marzo del 2011, la Siria assiste alle prime manifestazioni organizzate sulla scia di quelle della cosiddetta “primavera araba”, che in quelle settimane infiammano soprattutto Tunisia, Egitto, Libia e Yemen.
Inizialmente le manifestazioni non riscuotono, soprattutto a Damasco ed Aleppo, un grande consenso popolare. Ma la situazione ben presto cambia. Emergono, infatti, gruppi in grado di attuare sabotaggi ed azioni tali da far vacillare la stabilità della Siria.
Quando il 15 marzo 2011, data ufficiale dell’inizio della guerra civile siriana, alcuni manifestanti vengono uccisi a Daraa, l’esercito di Damasco non è deliberatamente attaccato da nessuna forza in particolare. Il primo caso sarà il 4 giugno del 2011, quando viene registrata la prima vera incursione armata da parte di un gruppo di manifestanti contro specifici obiettivi militari: il tutto avviene nella cittadina di  Jisr al-Shughurnella provincia di Idlib, con l’esercito costretto per una settimana a veri combattimenti per riprendere il controllo.
Ecco perché la nascita dell’Esercito siriano libero viene identificata con quella data. L’annuncio ufficiale della formazione militare contrapposta all’esercito regolare è del 29 luglio. In quell’occasione,  Riyad al-As’ad, ex ufficiale dell’esercito siriano che ha disertato poche settimane prima, proclama la nascita dell’Esercito siriano libero. L’obiettivo è quello di proteggere i civili dalla repressione delle manifestazioni, ma pare ben presto a tutti chiaro che il vero fine è quello di rovesciare Bashar Al Assad.
L’Esercito siriano libero adotta una nuova bandiera, che corrisponde a quella nero – verde – bianca dell’epoca del protettorato francese in Siria. Il 29 luglio viene inoltre annunciata ad Istanbul la nascita del “Consiglio Nazionale Siriano”, il quale adotta la bandiera sopra indicata e chiede alla comunità internazionale il riconoscimento quale unico rappresentante dello Stato siriano.
L’Esercito Siriano Libero diventa così il braccio armato del Consiglio Nazionale Siriano ed inizia a fronteggiarsi con le forze fedeli ad Assad. Ad appoggiare questo nuovo esercito sono, chi politicamente e chi con armi e munizioni, i Paesi occidentali oltre che la stessa Turchia che ne ospita il comando nella cittadina di Hatay.

Le prime avanzate del 2012 dell’Esercito siriano libero

Le bandiere dell’Esercito siriano libero appaiono per la prima volta ad Hama. Questa città, la quarta per dimensioni in Siria, ha al suo interno alcune delle filiali più attive dei Fratelli Musulmani e, dal 1982, ha sempre vissuto con il rancore per i bombardamenti di Hafez Al Assad, padre del presidente Bashar.
I rappresentanti dell’Esercito siriano libero dichiarano di voler difendere i manifestanti di Hama, appoggiandoli nella loro sfida alle autorità centrali. Contrariamente a quanto pronosticato, però, l’esercito governativo riesce a mantenere sotto controllo la situazione e, dopo un mese di scontri, Hama torna alla normalità.

CHI SONO DAVVERO I RIBELLI SIRIANI

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Da oltre cinque anni in Siria si combatte una guerra civile tra le truppe governative, sostenute dalle forze aeree russe e dai miliziani appoggiati dall'Iran, e i ribelli che si oppongono al regime di Bashar al-Assad.
Il gruppo che i media indicano con l'espressione “ribelli” in realtà non è un blocco unitario, ma una galassia che comprende al suo interno diverse formazioni, islamiste e non. Queste possono avere ideologie e caratteristiche diverse tra loro, accomunate solo dalla lotta contro il governo siriano.
I principali gruppi schierati contro Assad sono i seguenti:
Esercito siriano libero (Free Syrian Army) – Nato ad agosto 2011, nei primi mesi della guerra civile, il gruppo è stato fondato in Turchia da disertori dell'esercito siriano, guidato dall'ex colonnello dell'aeronautica militare siriana Riad al-Asaad con lo scopo di proteggere i manifestanti civili e di aiutarli a rovesciare il regime di Assad.
Il simbolo del Free Sirian Army (Fsa) è stato presto adottato anche da altri gruppi armati comparsi in Siria, diventando una rete di combattenti piuttosto che un gruppo unitario. Al suo interno ci sono forze non islamiste, come musulmani moderati e cristiani. 
Milizie curde – Le Unità di protezione del popolo (Ypg) combattono nella regione autonoma di Rojava, nota come Kurdistan siriano, nel nord del paese. Le Ypg non arruolano solo curdi, ma anche arabi, turchi, cristiani siriaci e stranieri. Sono considerati il braccio armato del Partito dell'unione democratica siriano (Pyd), una formazione d'opposizione legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).
Le Ypg sono nate nel 2012, quando l'esercito siriano si è ritirato dalla Siria settentrionale, e hanno cercato di mantenere il controllo del territorio, scontrandosi con le forze governative e con gli altri gruppi ribelli.
Milizie islamiste – Sono gruppi estremisti appartenenti all'Islam sunnita, come il fronte al-Nusra, recentemente ribattezzato Fatah al-Sham, oltre a milizie più piccole. Nata insieme all'Isis da una costola di al-Qaeda, al-Nusra si pone come obiettivo la creazione di uno stato islamico in Siria.
Bisogna tenere presente, tuttavia, che queste tre categorie non sono compartimenti stagni: i confini tra le varie formazioni ribelli sono sottili. Secondo alcuni analisti, tra cui Robert Fisk, noto inviato del quotidiano britannico The Independent, all'interno dello stesso Fsa gli esponenti moderati sono stati da tempo messi in minoranza dalle milizie islamiste.
“Molti dei ribelli che l’Occidente sostiene sono fra i più spietati e crudeli combattenti del Medio Oriente”, scrive Fisk in un suo recente editoriale, dando l’impressione di promuovere fra le righe una politica più vicina ad Assad. Fisk fa riferimento alla milizia islamista di Fatah al-Sham o al-Nusra. “Sono gli stessi dell’11 settembre 2001”, avverte Fisk, citando una serie di barbarie perpetrate dai ribelli nella zona di Aleppo.
Non tutti però sono d’accordo. Per esempio, l'attivista e giornalista siriano Rami Jarrah, che TPI ha incontrato in un bar di Gaziantep, città turca a un’ora e mezza di macchina da Aleppo, sostiene che bisogna mantenere aperta la porta ai vari gruppi che costituiscono l'opposizione siriana, anche ai più estremisti.
“Si tratta di gruppi che hanno come obiettivo l’imposizione della shaaria, è vero”, spiega Jarrah. “Ma non sono terroristi”.
Secondo Jarrah, fondatore dell’agenzia d’informazione siriana Ana New-Media Association, stigmatizzare i gruppi islamisti che appartengono al campo dei ribelli siriani è un errore gravissimo. “Se non dialoghiamo con loro finirà che fra sei mesi cominceranno a tagliare teste anche loro, come l'Isis”, afferma Jarrah. 
I siriani considerano come parte dell’Esercito siriano libero tutti i gruppi di resistenza, a parte l'Isis, che si oppone ad Assad ma solo nella misura in cui vuole espandere il controllo sul suo territorio.
“La priorità assoluta deve essere quella di mantenere unita l’opposizione, il superamento di Assad è la premessa fondamentale a qualsiasi risoluzione pacifica del conflitto”, conclude Jarrah.

FONTE:http://www.tpi.it/mondo/siria/chi-sono-davvero-ribelli-siriani
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FOTO:https://en.wikipedia.org

Siria: il bilancio del primo mese di bombardamenti russi

bombardamenti russi

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.thezeppelin.org/bombardamenti-russi-in-siria-bilancio-del-primo-mese/

Dall’inizio delle operazioni russe in Siria, cioè dal 30 settembre 2015, il Ministero della Difesa russopubblica quasi quotidianamente aggiornamenti sui raid in Siria, tenendo il conto delle sortite e degli obiettivi colpiti, in gran parte nelle province di Homs, Hama, Idlib, Aleppo (dove la copertura aereaalle truppe siriane, iraniane e di Hezbollah, fornisce supporto per la riconquista dei territori persi) e in minor parte a Raqqa, roccaforte dello Stato Islamico, e a Palmyra. È dall’analisi dei dati ufficiali del Ministero russo che, infatti, emerge un bilancio interessante di questo primo mese d’intervento: l’80% dei bombardamenti russi si concentra in zone non controllate dall’ISIS, ma in aree densamente popolate rette dall’opposizione.
Interessanti a questo proposito sono le inchieste di geolocalizzazione effettuate dal sito di giornalismo investigativo Bellingcat. Il Cremlino giustifica l’incongruenza definendo tutti gli oppositori di Assad come “terroristi”, salvo poi cadere in evidente contraddizione quando il Ministero della Difesa russo, per bocca della sua portavoce Maria Zakharova, ha offerto all’opposizione moderata dell’FSA coordinazione e copertura aerea contro ISIS (trattative con i “terroristi” contro altri terroristi?). Secondo il Ministro della Difesa russo Mikhail Bogdanov, alcuni leader dell’FSA sarebbero più volte volati a Mosca per discutere  della proposta di una copertura aerea contro ISIS. Occorre rilevare che nei primissimi giorni dei raid russi, Mosca, per bocca dello stesso Lavrov, negava l’esistenza dell’FSA, salvo poi affermare che la Russia non li considera terroristi, purbombardardoli. D’altra parte, dopo le iniziali smentite, funzionari russi hanno ammesso che la priorità è salvare il governo Assad e aiutarlo a riprendersi il territorio perso ora in mano alle opposizioni. Tuttavia, sia il comando dell’FSA sia il Consiglio Nazionale Siriano hanno negato che questi colloqui siano mai avvenuti; avrebbero comunque rifiutato la proposta russa considerata disonesta e falsa, dal momento che proprio l’FSA è stato finora uno degli obiettivi più colpiti dai raid russi. La confusione rimane.
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Mappa con le localizzazioni dei bombardamenti russi dal 30.09 al 30.10 / credit to Institute for the Study of War
Spontaneamente il pensiero va alla questione dei soldati russi morti in Ucraina ma ufficialmente non esistenti, come avevamo visto in questa inchiesta. Intanto, il 30 ottobre la Russia ha esteso per la prima volta i suoi strike anche nel sud della Siria, nei pressi delle alture del Golan, sul confine israeliano, dopo aver preso contatti per coordinarsi con l’esercito Israeliano cosí da evitare incidenti.
Essendo i raid russi concentrati in zone densamente popolate da civili, le perdite umane sono ingenti: almeno 12 ospedali colpiti a ottobre e centinaia di morti civili. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, dal 30 settembre al 20 ottobre le vittime dei raid russi sono state 370, di cui 127 civili. La Russia ha smentito questi dati affermando che ogni notizia relativa a vittime civili è una montatura della propaganda anti-russa. Eppure, sono molte le organizzazioni internazionali, testimoni sul terreno, (a cominciare dai medici siriani e dalla Protezione Civile Siriana che operano nelle zone colpite), che con video e foto denunciano questi attacchi. In particolare, la Protezione Civile Siriana sta documentando e raccogliendo tutte le munizioni di bombe a grappolo impiegate nei raid russi e sganciate in quartieri residenziali. Secondo diverse fonti l’aviazione russa sta facendo ricorso massiccio alle bombe a grappolo, come peraltro testimoniano molti video (alcuni diffusi dallo stesso Ministero della Difesa russo), inchieste e rapporti. Bandite dalla Convenzione di Oslo, la Russia non ha rinunciato al loro utilizzo, dato che non figura tra i paesi firmatari.

Siria: i rappredentanti dell'opposizione boicottano colloqui di pace dell’ONU per via dei raid russi



La Coalizione Nazionale dell’opposizione siriana ha detto che avrebbe boicottato i colloqui proposti dall’inviato di pace dell’ONU Staffan de Mistura, in quanto è preoccupata per il suo piano e per gli attacchi degli aerei russi nel Paese.




La Coalizione Nazionale ha “deciso di non partecipare ai gruppi di lavoro consultivi e considera l’adesione al comunicato di Ginevra, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e la fine dell’aggressione russa la base per la ripresa del processo negoziale”. Così si legge in un comunicato citato dall’agenzia di stampa AFP.
Il comunicato di Ginevra è un documento concordato ad una conferenza di pace nel 2012, che ha elaborato le linee di base per un accordo di pace in Siria, tra cui la formazione di un governo di transizione con poteri esecutivi.

FOTO:manifestazione opposizione siriana, http://www.albawaba.com

Siria: Usa non armera' piu' i ribelli, resta l'addestramento



L'Amministrazione Obama ha deciso di mettere fine al contestato programma da 500 milioni di dollari del Pentagono per addestrare i ribelli siriani, riconoscendone il fallimento nella formazione di combattenti in grado di contrastare l'Isis. Lo ha riferito il New York Times, citando fonti della stessa amministrazione. La conferma e' arrivata dal segretario alla Difesa, Ash Carter, secondo cui il presidente americano presentera' a breve proposte di modifica al programma. Sara' lo stesso Obama a parlarne nelle prossime ore, ha aggiunto Carter.





Dal dipartimento della Difesa, una fonte sotto anonimato ha spiegato al quotidiano che non verranno piu' reclutati ribelli da mandare ad addestrare in Giordania, Qatar, Arabia Saudita o Emirati, ma verra' allestito un centro di formazione piu' piccolo in Turchia dove un piccolo gruppo di "facilitatori", per la maggior parte comandanti dei gruppi di opposizione, verranno istruiti su manovre tattiche, per esempio come richiedere bombardamenti.
La Russia intanto ha annunciato di aver bombardato 60 "obiettivi terroristici" in Siria nelle ultime 24 ore. Lo affermano fonti dello stato maggiore dell'esercito russo. Nei 67 raid sono stati uccisi circa 300 jihadisti dell'Isis, compresi due comandanti, e sono andati distrutti 6 centri di comunicazione e di comando, 17 campi di addestramento, 6 depositi di armi, 13 tunnel utilizzati dagli jihadisti nella provincia di Latakia, 16 roccaforti, 17 unita' corazzate, 2 sistemi multipli di lanciarazzi. I dati sono stati resi noti durante una conferenza stampa dal generale Igor Makushev, capo dello Stato maggiore russo. I 60 bersagli terroristici sono stati colpiti nelle province di Raqqa, Latakia, Hama, Idlep e Aleppo dai 67 aerei "decollati dalla base di Hmeymim. I cacciabombardieti Su-34M e Su-25 sm - ha aggiunto - hanno distrutto in tutto 60 strutture possedute dai terroristi".

Siria:iniziati a Mosca negoziati fra Assad e opposizione



Di Salvatore Santoru

Lunedì 6 aprile a Mosca è iniziata una nuova sessione di negoziati fra il governo di Bashar al-Assad ed alcuni rappresentanti dell'opposizione.
Tra i temi ci saranno sopratutto le questioni umanitarie, visti gli scarsi progressi ottenuti sul piano politico dopo il primo round di colloqui del gennaio scorso.

Per approfondire:http://www.askanews.it/nuova-europa/siria-al-via-a-mosca-negoziati-fra-assad-e-parte-opposizione_711470511.htm

http://www.middleeasteye.net/news/delegations-syrian-government-and-opposition-moscow-talks-1329684670

http://www.rappler.com/world/regions/middle-east/89046-russia-hosts-syria-talks

Siria: gli interessi concorrenti di USA e Turchia e il dilemma:combattere l'ISIS o combattere Assad ?


Di Sean Nevins

Turchia e Stati Uniti hanno firmato un accordo il mese scorso per collaborare sulla formazione di "ribelli moderati" in Siria entro le prossime quattro-sei settimane. Ma c'è un problema: i due paesi hanno obiettivi contraddittori su cosa questi combattenti devono raggiungere.
Questa sarà la terza volta in cui gli Stati Uniti addestrano i militanti come parte della strategia per combattere la crisi dalla fine del 2011 . I gruppi ribelli aiutati dagli Stati Uniti in passato, come ad esempio il movimento Hazzm , sono afflitti da inefficacia e da mancanza di sostegno. Altri si sono sciolti, a volte per unirsi a gruppi come al-Qaeda e lo Stato Islamico dell'Iraq e della Siria (ISIS).
La Turchia sta emergendo come una potenza da non sottovalutare nel Medio Oriente, e si dice che prevede di utilizzare i ribelli per combattere e distruggere il governo di Bashar Assad.
Nel frattempo, gli Stati Uniti dicono che prevedeno di utilizzare gli stessi combattenti per sconfiggere ISIS, che è emerso come una minaccia più grande per i suoi interessi in Medio Oriente che il governo di Assad.
L'Iran, che è stato un nemico degli Stati Uniti da dopo la rivoluzione islamica del 1979, ha fatto progressi con l'amministrazione Obama. E 'diventato una sorta di alleato nella lotta sia contro al-Qaeda e ISIS in Iraq e in Siria, nonostante il fatto che le milizie sciite sostenute da Teheran , come la Badr Organization e Asa'ib Ahl Al-Haq , sono accusate di commettere violenza, atrocità su base settaria contro i musulmani sunniti in tutto l'Iraq in modo simile a ISIS.

Macchinazioni della Turchia

  La Turchia sostiene una soluzione politica alla crisi attuale in Siria, ma chiede che Assad si dimetta, un prerequisito che il governo siriano e dei suoi alleati, compresa la Russia e l'Iran, hanno rifiutato.La Turchia supporta una risoluzione alla crisi utilizzando le linee guida stabilite nel giugno 2012 durante la conferenza di Ginevra.
Parte della strategia della Turchia per convincere Assad ad accettare i principi stabiliti nell'accordo di Ginevra, è quello di fare pressione sul governo attraverso il supporto di combattenti ribelli in Siria, tra cui Jabhat al-Nusra , un affiliato di al-Qaeda anche conosciuto come il Fronte Nusra.
In effetti, Ankara chiede che a meno che finisca alle sue condizioni, che la guerra deve continuare. 
Fino al mese scorso, il governo Erdoğan è stato riluttante a lavorare a più stretto contatto con gli Stati Uniti nella lotta contro ISIS a meno che gli USA non concordassero nell'imporre una no-fly zone su parti della Siria, tra cui Hasakah, Idlib, Jarablus e Kobane.
L'imposizione di una no-fly zone sulla Siria implicherebbe che gli Stati Uniti siano in guerra con la Siria, e gli Stati Uniti hanno rifiutato di farlo.
Lo scopo della no-fly / zona, secondo Aaron Stein di "Foreign Affairs", sarebbe quello di "stabilire un governo rivale a quello di Assad a Damasco." In seguito, ha affermato, «questo governo nascente si dovrebbe assicurare il sostegno di siriani locali fornendo servizi. Alla fine, la comunità internazionale sarebbe esortata a riconoscerlo come il governo ufficiale siriano. "
Un altro problema di Ankara è la riluttanza di Washington a intervenire nel conflitto più direttamente, concentrandosi principalmente sulla sconfitta dell'ISIS, e non di Assad.
In una conferenza stampa del Pentagono il 27 febbraio, l'ammiraglio della Marina John Kirby ha affermato che l'obiettivo dell'operazione di addestrare combattenti ribelli siriani con la Turchia è quello di consentire a tali forze di "difendere le loro comunità, proteggere i propri vicini di casa, e poi andare ad attaccare l'ISIL [termine preferito del governo degli Stati Uniti per ISIS] ".
Traduzione e adattamento di Salvatore Santoru per http://informazioneconsapevole.blogspot.it/

Siria:la brigata ribelle Al-Anfal abbandona il "Free Syrian Army" per combattere con Assad

SA
E’ la prima volta che accade dall’inizio della guerra in Siria. Un’intera brigata è passata dall’Esercito Siriano Libero alle Forze della Difesa Nazionale siriana, raggruppamento militare filo governativo. E’ accaduto nella provincia di Damasco e, secondo quanto riportano fonti locali, confermate anche dalla televisione Al Manar, i 65 combattenti della Brigata Anfal, con tutte le loro attrezzature, comprese armi leggere e medie, si soni arresi alle autorità siriane per regolarizzare il loro status.
La brigata è passata nelle fila dell’Esercito Arabo Siriano approfittando dello stato di confusione che esisteva in alcune parti del campo profughi di Yarmuk e in altre aree di Beit Sahem e Babbila. Secondo diverse fonti, la brigata era in contatto con l’esercito di Damasco da mesi e il trasferimento è avvenuto in due fasi. I primi a lasciare l’ESL sono stati 7 combattenti. La scorsa settimana, infine, il resto della brigata, insieme al suo suo leader “Abu Mazen Rifai”, ha deciso di consegnarsi alle autorità e di combattere nelle file delle Forze della Difesa Nazionale siriana.

La liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli e alcuni punti non chiari della vicenda



Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato da diversi media arabi e italiani, sono state finalmente liberate Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due ragazze italiane che erano state rapite in Siria il 31 luglio 2014 da un gruppo terroristico.



Il governo italiano ha trattato con essi, pagando, secondo fonti non ancora confermate e non ufficiali, un riscatto, probabilmente di 12 milioni di dollari.



Premettendo l'assoluta positività della notizia, rimangono alcuni punti oscuri che vale la pena affrontare, perlomeno per finalità informative.

Infatti, le due ragazze non erano delle semplici cooperanti come sono state descritte sbrigativamente, ma volontarie partite per sostenere l'opposizione ad Assad, tramite il progetto Horryaty, un gruppo di tre persone costruito poco tempo prima della partenza, formato oltre che dalle due ragazze dal fondatore, il 47enne Roberto Andervill, che ha specificato, in un intervista per il Corriere della Sera, che tale gruppo non è né una onlus né una ONG.



Come ricordato più volte anche in questo blog, la cosiddetta "rivoluzione siriana", da diverso tempo purtroppo pare che risulti sempre di più egemonizzata da diversi gruppi armati, perlopiù di stampo islamista, nelle cui fila estreme vi sono il Fronte Al Nusra (Al Qaeda), o la stessa ISIS, che proprio dalla rivolta contro Assad ha iniziato la sua ascesa.



Inoltre, esaminando alcuni punti non chiari della vicenda, risulta interessante una famosa foto di una manifestazione pro-ribelli, che le ritraeva, stando alla rivista online  "SpondaSud", con in mano un cartello "inneggiante" a "Liwa Shuhada", un gruppo armato ribelle un tempo legato all'Esercito Siriano Libero e accusato di avere legami con alcuni settori islamisti ( pur non essendo un gruppo islamista di per sé ed essendo avversato da altri gruppi islamisti dell'area e i vertici del gruppo contrari all'adozione di una politica di stampo islamista per la Siria NB).

Inoltre, secondo quanto sostiene Fausto Biloslavo in un articolo per il Giornale, il loro profilo Facebook non sarebbe del tutto conforme a quello tipico di un'attivista umanitario, in quanto oltre a certi inneggi alla lotta armata, sembrerebbe che vi fossero anche contatti con combattenti islamisti.

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Detto questo, oltre ad essere a buon ragione rallegrati per la notizia, si dovrebbe anche sperare che casi del genere non avvengano più.

La situazione siriana, oltre ciò che dicono i mass media



Di Salvatore Santoru

Il recente rapimento di due ragazze italiane in Siria,Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, deve far riflettere sulla situazione in quel paese martoriato da ormai tre anni di guerra civile.



Oltre alle due giovani, sin dal 29 luglio 2013 non si hanno più notizie anche del prete gesuita Padre Dell'Oglio.




Sia Dell'Oglio che le due ragazze sono accomunati dal fatto di essere stati rapiti da gruppi armati islamisti, con i quali gli stessi hanno tentato di dialogare e di provare ad aiutare.



Sulle due ragazze, non si può escludere che siano state affascinate da una certa narrazione della "rivoluzione siriana" molto in voga, difatti erano diventate forti supporter di certi fazioni della cosiddetta ala "ribelle", dentro la quale non è tutto oro quel che luccica.



In alcuni siti web, tra cui il quotidiano online UrbanPost.it, è stato dato ampio risalto a una foto delle due giovani, scattata durante una manifestazione a sostegno della "rivoluzione siriana", in cui oltre a indossare la bandiera ufficiale dei ribelliVanessa Marzullo e Greta Ramelli tengono in mano un cartello in cui una scritta in arabo dice: “Agli eroi della Brigata dei martiri – Grazie dell’ospitalità – Se Allah vorrà presto Adlab sarà liberata – E noi ci torneremo”.

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La Brigata dei Martiri è un gruppo affiliato al Fronte islamico siriano di liberazione(FISL), in seguito confluito nel "Fronte Islamico", che come riporta Wikipedia è una coalizione di 7 gruppi armati ribelli pesantemente finanziata dall'Arabia Saudita e avente contatti ad Al Quaeda.

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Il fatto che questi stessi gruppi rapiscano chi ne sostiene la causa, dovrebbe mettere qualche dubbio sulla versione che per troppo tempo ci è stata raccontata nei media sulla Siria.

Difatti, a sentire questi, tutti i mali sarebbero stati provocati dal regime di Assad, quando ovviamente la situazione è un pò più complessa.



Si assiste sin dal 2011 a una dura guerra civile, e a una sollevazione, in buona parte eterodiretta, contro il governo da parte dai cosiddetti ribelli, i quali non rappresentano un fronte monolitico come spesso è stato descritto, ma profondamente variegato e sin da subito monopolizzato dall'ala islamista, la quale va dai più "moderati" Fratelli Musulmani sino alle frange più estremiste come i salafiti,la stessa Al Quaeda e l'ISIS, notoriamente attivo anche in Iraq. 



Molte di queste formazioni ricevono sostegno finanziario dall'Arabia Saudita,dal Quatar e dagli altri regimi del Golfo, e appoggio da parte della Turchia e degli USA a fini strategici.



Chiaramente non tutta l'ala ribelle può considerarsi di tal tipo,e in essa sono comunque presenti anche persone che cercano maggiore democrazia e diritti, anche se sono sempre meno in quanto come già ricordato la cosiddetta "rivoluzione siriana" è monopolizzata dagli islamisti.



Islamisti che vedono in Assad un nemico non certo per questioni umanitarie, ma per ben altri motivi.

Innanzitutto, Assad dà fastidio in quanto propugnatore di un'Islam moderato e della libertà di culto, oltre al fatto di appartenere a una minoranza ,gli alauiti, molto invisa all'ala sunnita del paese.



Dà fastidio in quanto la Siria odierna è fondata sulla pacifica convivenza tra islamici,cristiani,drusi e altri gruppi religiosi, una situazione che verrebbe certamente meno con la caduta del regime, e che spiega in parte perchè una buona parte dei membri delle minoranze religiose tenda a sostenere Assad.



Dà fastidio in quanto la Siria degli Assad è fondata sull'eguaglianza di genere, mentre anche gli islamisti più "moderati" ( ovvero la Fratellanza Musulmana) dei "ribelli" vogliono imporre la Sharia.




C'è da ricordare a tal proposito il ruolo svolto dalla first lady siriana,Asmā ʾ Akhras, nei progetti di sostegno all'educazione femminile e al ruolo delle donne imprenditrici nel mondo arabo, mentre ad esempio in paesi come l'Arabia Saudita ( alleato degli USA e finanziatore di una buona parte dei ribelli islamisti siriani), le donne non possono nemmeno guidare.



Ciò non significa che il regime degli Assad sia da sostenere per forza di cose, ma che la questione è un pò più complicate della retorica che spesso si fà per descrivere la situazione siriana.

Tra l'altro, nei mass media è stato più volte fatto intendere che la maggior parte della popolazione era schierata con i ribelli, e il governo aveva ormai pochissimo consenso, tranne i fedelissimi.

Basta cercare qualche foto sul web per rendersi conto che la realtà è un pò diversa.

Lo dimostrano foto come questa :



Questa


O ancora questa




C'è da ricordare che nelle ultime elezioni del 4 giugno 2014, Assad è stato rieletto presidente con ben l'88 percento dei voti aumentando fortemente il suo consenso nel paese, un risultato che si può spiegare anche per il fatto che sempre più persone (anche dissidenti) si stanno avvicinando al governo attuale, in quanto visto come il meno peggio, di fronte alla rapida avanzata dell'islamismo radicale e del terrorismo. 



Su Assad ci sarebbe anche da segnalare il comportamento abbastanza ipocrita di certi leader occidentali.Difatti ora è dipinto da essi come un "tremendo dittatore", ma non molto tempo fa le cose erano ben diverse, tanto che per gli USA era un'alleato nella lotta contro Al Quaida in Medio Oriente,e con Sarkozy, lo stesso, che come il suo successore Hollande, è diventato uno dei più grandi supporter di un'intervento militare in Siria, era in ottimi rapporti.



Addirittura in Italia nel 2010 Assad fu nominato da Napolitano "Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana", onorificenza poi revocata dal Quirinale due anni dopo.



  In una visita a Damasco, sempre datata 2010, l'attuale Presidente della Repubblica italiana disse inoltre che rappresentava un'"esempio di laicità" e un "difensore della libertà".



 La situazione siriana è molto più complessa e intricata di quanto ci raccontano i mass media.
Pensiamo ad esempio al "fronte rivoluzionario", che gli stessi media ci hanno indicato come una sorta di blocco monolitico alla ricerca di maggiore democrazia e libertà, quando la realtà è un pò diversa.



Difatti, le tendenze islamiste e violente non sono "effetti collaterali" o piccole minoranze all'interno della rivolta come ci è stato detto, ma esse sono in maggioranza da lungo tempo nella rivoluzione.



Leggendo su Wikipedia la lista delle principali organizzazioni ribelli si scoprono delle interessanti informazioni.



Prima di tutto,com'è noto, il rappresentante ufficiale dell'opposizione è il Consiglio Nazionale Siriano, riconosciuto come legittimo rappresentante del popolo siriano dai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo,dalla Lega araba, dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dalla Francia.



Questo gruppo è fortemente spaccato al suo interno, e anche dentro di esso è fortemente presente una considerevole ala islamista (legata alla Fratellanza Musulmana).
Nel novembre 2012, il suo primo presidente,Mu'adh al-Khatib, si era dimesso dopo soli 4 mesi, denunciando le divisioni interne e le forti interferenze subite da paesi stranieri, tra cui il Quatar e l'Arabia Saudita.

La forza di opposizione armata più importante è l'Esercito Siriano Libero, che è addestrato e finanziato dalla Turchia.Inoltre l'Esl si è coordinato con il Consiglio Nazionale Siriano a partire dal dicembre del 2011.



Oltre a queste due forze abbastanza note, tra i principali gruppi vi sono il già citato "Fronte Islamico", la famigerata ISIS, e il Fronte Al Nusra, che è il più numeroso e organizzato gruppo jihadista e salafita dell'opposizione armata, ed è legato ad Al Quaida, tanto che ha ricevuto pubblicamente il riconoscimento da parte del capo attuale di quest'ultima,Ayman al-Zawahiri.



Lo stesso Fronte Al Nusra collabora con l'Esercito Siriano Libero, anche se con il tempo sono sorte tensioni e ci sono ovviamente delle differenze di vedute, in quanto il primo ospita delle posizioni variegate al suo interno, mentre l'obiettivo primario del Fronte Al Nusra è la creazione di un califfato islamico, retto dalla Sharia 



Queste elencate sono le principali organizzazioni ufficiali dell'ala ribelle, e oltre a queste sono presenti milizie perlopiù islamiste, tra cui la Brigata Ahfad al-Rasul (finanziata direttamente dal Quatar), Ghuraba al-ShamJaish al-Muhajireen wal Ansar,Fath Al-Islam e altre.



C'è da segnalare che secondo un rapporto dell'organizzazione umanitaria internazionale "Human Rights Watch" che ne ha documentato le molte atrocità, buona parte dei ribelli siriani armati non sarebbero altro che dei criminali di guerra.
In un'altro rapporto della stessa organizzazione,"Maybe we live and maybe we die", si denuncia la sistematica pratica dei gruppi armati ribelli ( dall'Esercito Siriano Libero ai gruppi minoritari) di assoldare minori di 14 anni nella lotta contro il governo.

Siria

Nonostante si tenda a minimizzare o a non parlarne, molte frange armate dell'ala ribelle si sono macchiate di innumerevoli crimini, tra cui atti di terrorismo, omicidi,stragi e altre violenze.
Sul web sono presenti molte immagini e video che documentano ciò, alcune contraddistinte da molta crudezza.



 Ultimamente hanno suscitato scalpore i tremendi metodi usati dalle forze islamiste dell'ISIS.
A Raqqua, i miliziani hanno occupato una base dell'esercito situata nella periferia della città , decapitandone gli occupanti e diffondendo le immagini sui social.

ISIS ABU BAKR

Stando alle rivelazioni di Wikileaks, la rivolta siriana sarebbe stata eterodiretta e i gruppi di opposizione sarebbero stati finanziati sin dal 2006 dal Dipartimento di Stato USA.

Inoltre, c'è da ricordare che già nel famigerato documento "Rebuilding America's Defenses", pubblicato nel 2000 dal think tank PNAC in USA, si era parlato di una guerra contro la Siria, in quanto considerata come un'ostacolo agli interessi statunitensi nella regione.



Sembra proprio che l'attuale caos nel paese fosse stato programmato da tempo, e che certamente l'interesse di molte potenze occidentali nei confronti della Siria non è animato da intenzioni umanitarie, ma da precisi interessi di dominio e controllo dell'area.



Si spera che la situazione si risolvi pacificamente al più presto, senza inutili spargimenti di sangue da una parte e dall'altra, e senza certe continue interferenze estere che non fanno altro che peggiorare la situazione.

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