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Oggi è il solstizio d'inverno, il giorno più corto dell'anno



Quest'anno il solstizio d'inverno cade nella mattina del 22 dicembre. Ecco perché la sua notte sarà la più lunga del 2019

Quest’anno il solstizio d’inverno cade il 22 dicembre (in Italia alle ore 5:19). Si tratta dell’appuntamento che segna l’inizio della stagione invernale, almeno in senso astronomico, e segna il giorno dell’anno in cui il Sole, a mezzogiorno, sale di meno rispetto all’orizzonte, nonché la notte più lunga del 2019 (no, infatti non è il giorno di Santa Lucia).
Il solstizio è un fenomeno che accade due volte ogni anno, causato (così come gli equinozi) dalla diversa inclinazione dell’asse di rotazione della Terra rispetto al piano dell’eclittica (ovvero il piano dell’orbita su cui il nostro pianeta ruota intorno al Sole). Questa differenza causa nel corso dell’anno un moto apparente del Sole nel cielo terrestre, che nel nostro emisfero fa sì che raggiunga il suo punto di elevazione massima rispetto all’orizzonte in corrispondenza del solstizio d’estate (21 o 22 giugno), e quella minima nel solstizio d’inverno (21 o 22 dicembre).
In queste date si hanno quindi i giorni e le notti più lunghi, che segnano convenzionalmente anche l’inizio dell’estate (solstizio d’estate) e dell’inverno astronomici (solstizio d’inverno), ovvero i periodi dell’anno in cui il percorso apparente del Sole sale o scende rispetto all’orizzonte, che terminano rispettivamente con l’equinozio d’autunno e con quello di primavera. Attenzione, però, a non confondere le stagioni astronomiche con quelle a cui facciamo riferimento più comunemente, ovvero le stagioni meteorologiche, che definiscono invece i mesi più freddi e più caldi dell’anno.
Nonostante i solstizi ricorrano ogni anno con cadenza regolare (il 21 o il 22 di giugno e di dicembre), si tratta in realtà un artificio introdotto dai nostri calendari. La data esatta tende infatti a ritardare di circa sei ore ogni anno, ed è per questo motivo che sono stati creati gli anni bisestili, che servono proprio a recuperare il ritardo accumulato (24 ore ogni 4 anni) ed evitare che si crei una sfasatura tra il nostro calendario e le variazioni climatiche stagionali.
Ultima curiosità, il solstizio d’inverno cade proprio in prossimità del Natale. Un caso? Assolutamente no, perché la data era al centro dellefestività pagane (probabilmente il Natalis Solis Invicti degli adoratori di Mitra) su cui si ritiene sia stato ricalcato il natale cristiano. Non si tratta comunque di un caso isolato, perché i solstizi rappresentavano un momento importante nel calendario di moltissime altre culture antiche. Come i Maya, che avevano previsto la fine del mondo proprio per il solstizio di inverno del 2012. Per fortuna, sembra si sbagliassero.

SOLSTIZIO D'INVERNO, OGGI 21 DICEMBRE E' IL GIORNO PIU' CORTO DELL'ANNO

Risultati immagini per del solstizio d inverno


Di Salvatore Santoru

Oggi, 21 dicembre 2016 è iniziato ufficialmente l'inverno, con il giorno più corto dell'anno. Il Il solstizio d'inverno è avvenuto precisamente alle 11.44.




Come riportato dall'ANSA"(1)il primo spettacolo astronomico invernale sarà l’avvicinamento tra la Luna e Giove.

NOTE:

(1)http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2016/12/19/conto-alla-rovescia-per-il-solstizio-dinverno_1e424176-5da6-4440-a778-bbdbf13ed30d.html

Il doodle di Google per il solstizio di inverno

solstizio-di-inverno
Google ha dedicato oggi, martedì 22 dicembre, un doodle al solstizio di inverno. I doodle sono quelle animazioni con cui viene sostituita la scritta “Google” che compare nella prima pagina del motore di ricerca, capitano solamente in alcuni giorni per celebrare avvenimenti speciali. Il solstizio di inverno è il fenomeno astronomico che segna l’inizio della stagione invernale e che quest’anno è capitato nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 dicembre, alle 5.49. Nella homepage del motore di ricerca ci sono due omini che pattinano in circolo all’interno di una palla di vetro con la neve, mentre su una collinetta c’è la scritta “Google” in mezzo ad alcuni abeti innevati, per ricordare l’inizio dell’inverno.
solstizio di inverno 2015
Dal punto di vista astronomico, il solstizio di inverno è il momento dell’anno in cui la Terra si trova in una particolare posizione della sua rivoluzione intorno al Sole: insieme al solstizio d’estate e ai due equinozi di primavera e autunno, ripartisce il tragitto della rivoluzione terrestre in quattro quarti successivi che la Terra percorre impiegando tre mesi ciascuno. I periodi di tre mesi sono detti stagioni.
Autunno e primavera iniziano nel giorno dell’equinozio, ovvero quello in cui notte e giorno hanno uguale lunghezza (che poi, per una serie di ragioni variabili, non è esattamente così). Estate e inverno iniziano nel giorno del solstizio, appunto, nel quale le ore di luce sono al loro massimo (20 o 21 giugno) o al loro minimo (21 o 22 dicembre). A loro volta, equinozi e solstizi (e durate del giorno e della notte) sono determinati dalla posizione della terra nel suo moto di rivoluzione intorno al sole. L’equinozio corrisponde al momento in cui il piano dell’equatore celeste (la proiezione dell’equatore sulla sfera celeste) e quello dell’eclittica (il percorso apparente del sole nel cielo) si intersecano. Al solstizio invece sono massimamente distanti, e il Sole a mezzogiorno è alla massima o minima altezza rispetto all’orizzonte.
Per l’altro emisfero, dove specularmente iniziata l’estate, Google ha realizzato un doodle a tema progettato e disegnato dall’artista e animatrice Kirsten Lepore.

Solstizio di Inverno: i più curiosi e originali festeggiamenti nel mondo

Di Caterina Lenti
Il solstizio d'inverno nei secoli e nelle varie culture, è stato collegato a festeggiamenti molto suggestivi. Famosi quelli diStonehenge, nella contea del Wiltshire, in Gran Bretagna.Tutti gli anni la piana si riempie di appassionati per assistere a riti antichissimi e spettacolari. E’ ormai appurato che il Sole si insinua perfettamente tra le due pietre verticali,denominate del Grande Trilithon.
SOLSTIZIO STONENGESin dalle prime ore del mattino, il sito è aperto per consentire ai curiosi di celebrare l’alba in un’atmosfera spirituale, tra musica tradizionale, fuochi e lanterne. Non è da meno la tomba irlandese diNewgrange, nella contea di Meath, iscritta tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. La struttura, datata più di 5 mila anni, è uno dei luoghi più straordinari al mondo per trascorrere il solstizio. Se si è abbastanza fortunati, è possibile vederla inonandata di luce alle prime luci del giorno del solstizio d’inverno. Il fenomeno dura circa15-17 minuti e si ripete per qualche mattina successiva su entrambi i lati della tomba, pur essendo proibitivo l’ingresso alla camera date le numerose richieste per visitare il sito proprio il giorno del solstizio per assistere al fenomeno. Antichissima la festa iraniana di Shab-e Yalda, in cui viene festeggiata la nascita di Mithra, dio persiano del Sole e del Bene. Ampiamente sentita da tutte le famiglie, la festa è il momento in cui parenti e amici si riuniscono intorno alla persona più anziana della famiglia, che ha il compito di intrattenerli fino allo scoccare della mezzanotte, narrando favole e leggendo antiche poesie, in particolare quelle del poeta Hafez.
SOLSTIZIO NEWGRANGENelle diverse regioni dell’Iran, sono tanti i rituali, più o meno simili, in cui non mancano mai la frutta fresca e quella secca e tostata; in particolare l’anguria e il melograno, dal colore rosso, che simboleggiano la tinta cremisi dell’alba e lo splendore della vita nascente. In India, le celebrazioni solstiziali vanno sotto il nome di Makar Sankranti e iniziano quando il sole entra nel segno del Capricorno. Nei secoli la data è stata spostata impercettibilmente in avanti, sino al 14 gennaio. Non mancano i piatti tipici: nel Tamil Nadu viene preparato uno speciale piatto a base di riso e anacardi; nel Bengala ci si scambiano dolci al sesamo. Nella città di Ahmedabat tra il 14 e il 15 gennaio si svolge un grande festival degli aquiloni; nel Punjab, al confine tra India e Pakistan, ma anche in alcune località del nord come Delhi, il Makar Sankranti si sovrappone con la spettacolare festa in onore della dea Lohri, la notte tra il 13 e il 14 gennaio, che culmina con un grande falò, tra canti, balli, semi e caramelle lanciati dai bambini tra le fiamme.
PANCHAStupenda la festa induista di Pancha Ganapati, in onore del dio-elefante Ganesh, che cade nel periodo del solstizio invernale, dal 21 al 25 dicembre. I fedeli decorano le loro case con immagini della divinità, lumini e foglie di banano, mentre ai bimbi vengono offerti piccoli doni che essi dovranno collocare ai piedi della divinità, scartandoli solo alla fine dei festeggiamenti. I bambini devono ricordarsi di vestirsi ogni giorno di un colore diverso dal giallo dorato al rosso scarlatto all’arancione. Secondo una leggenda giapponese, invece, l’inverno è dovuto alla prigionia della dea del Sole Amaterasu, rinchiusa dalle altre divinità in una grotta. La sventurata riuscì a fuggire solo dopo alcuni mesi, in coincidenza col solstizio. Per ringraziarla dei suoi sforzi, i fedeli shintoisti si recano in pellegrinaggio al santuario di Ise Jingu dal 15 al 25 dicembre, per offrire alla dea cibo e sete preziose e comporre haiku in suo onore. Anche il Dongzhi, festa cinese del solstizio (22 dicembre) è una ricorrenza molto amata durante la quale si prepara il tangyuan, una zuppa dolce consumata in famiglia. I coreani, invece, sostituiscono il tangyuan col patjok, un dolce simile al porridge che sembrerebbe scacciare gli spiriti maligni.
SOLSTIZIO FESTEGGIAMENTI 1Tra gli eventi solstiziali: il Montol Festival, in Inghilterra, che si svolge la settimana prima del solstizio stesso, tra il 14 e il 21 dicembre, con falò, lanterne, balli in maschera, canti tradizionali e mercatini natalizi con artigianato locale in vista. La vigilia del solstizio d’inverno è celebrata come la data del compleanno di Re Artù. Inoltre, viene acceso il mock, un ceppo natalizio gigante. Tutti sono invitati a indossare abiti bianchi e neri, i colori propri delle vesti della Cornovaglia, indossati, per secoli, durante le festività del solstizio stagionale. Nel Regno Unito, a Penzance, l’appuntamento è col Montol Eve, in cui la gente indossa vestiti di danza tradizionali, che ricordano quelli tipici del Carnevale di Venezia. Una fiaccolata, detta “il fiume di fuoco”, giungendo nel punto più alto della città, accende un faro per illuminare la gente.

Shab-e Yalda:il solstizio d'inverno in Iran

 
La vigilia della nascita di Mithra, il Dio del Sole, Shab-e Yalda o Shab-e Celleh (la notte di Yalda o di Celleh) quest’anno si celebra il 21 dicembre. E’ la notte del solstizio d’inverno, quella più lunga di tutto l’anno, e ha un significato simbolico molto importante nel calendario persiano.
Shab-e Yalda o Celleh è sinonimo dell’inizio di un nuovo periodo di gioia e di luminosità, un punto di svolta a partire dal quale i giorni incominciano ad allungarsi e a sopraffare la buia notte.
In Iran, Shab-e Yalda è ampiamente festeggiata in tutte le famiglie. E’ il momento in cui i parenti e gli amici si riuniscono intorno alla persona più anziana della famiglia, la quale ha il compito di intrattenerli fino allo scoccare della mezzanotte narrando favole e leggendo antiche poesie, in special modo quelle del venerato poeta Hafez.
Nelle differenti regioni dell’Iran, questa notte è celebrata con rituali più o meno simili. Non mancano mai la frutta fresca, quella secca e tostata, e in particolar modo il melograno e l’anguria.
Quest’ultima, frutto tipicamente estivo, a fine stagione viene appesa in apposite reti nelle cantine delle case per tutto l’autunno in modo che mantenga la sua consistenza e possa essere consumata nella notte di Shab-e Yalda.
Il colore rosso del melograno e dell’anguria simboleggia la tinta cremisi dell’alba e lo splendore della vita nascente.
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Zarathustra, Ahura Mazda, Mithra, Solstizio d’Inverno, Notte di Natale
 
Per i seguaci della religione di Zarathustra, in particolare, e per la gente persiana, in generale,è un tempo di gioia e di cortesia, di fiducia e di speranza, di forza e onestà , il cui simbolo è il fuoco.
“Yalda” significa “nascita” e la notte di Yalda, che coincide con il primo giorno del solstizio d’inverno, potrebbe chiamarsi Notte di Natale. E’ il Natale per gli zoroastriani. E, siccome la notte più lunga dell’anno prelude al progressivo aumento della luce, la notte di Yalda simboleggia il trionfo del Dio Sole, Mitra, sulle tenebre.
Il culto del Dio Sole fu portato in Iran da migranti Arii e rimase come potente entità divina nei secoli successivi. Nell’età degli Achemenidi divenne una divinità fondamentale, come Ahura Mazda, Dio del Bene, e Anahita, Dea della Fertilità e dell’Acqua.
[...]
Sulle tavole regnano la Rossa anguria con arance e mele e pere… e, soprattutto, la melagrana che è un frutto divino nello Zoroastrismo, perchè nell’involucro della buccia ci sono tutti quei delicati rossi semi che mostrano l’unità dell’umanità.
Fonte internet (http://www.mahmag.org/italiano/index.php?itemid=85)

IL SOLSTIZIO D’INVERNO: ORIGINI E TRADIZIONI

Sin dai tempi antichi, dalla Siberia alle Isole Britanniche passando per l’Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano l’incontro della notte più lunga col giorno più breve, il Solstizio d’Inverno.
Nel neopaganesimo rappresenta uno degli otto giorni solari, o Sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.
Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti provenienti da un passato lontanissimo.
È anche un termine arcaico per il Natale (con questo significato viene riportato nei dizionari della lingua inglese; il termine appare ancora in alcuni canti natalizi ed è tuttora usato in alcuni dialetti scozzesi). L’etimologia della parola “Yule” (Jól) non è chiara. È diffusa l’idea che derivi dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la Ruota dell’Anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”. I linguisti suggeriscono invece che Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche da un substrato linguistico pre-indoeuropeo. Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul ha entrambi i significati di Yule e di Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche e indica il Natale, sebbene tali lingue non siano di ceppo germanico.È certo che la celebrazione avveniva durante il solstizio invernale in epoca precristiana. Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia: uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell’Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente.
Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltà agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano: se il sole è un Dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e declino.
Le genti dell’antichità, che si consideravano parte del grande cerchio della vita, celebravano riti per assicurare la rigenerazione del Sole e accendevano falò per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta “magia simpatica” la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.
Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il Fuoco, per poi festeggiare tutti insieme.
Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche). Il Natale è la versione cristiana della rinascita del Sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352), per il duplice scopo di celebrare Gesù Cristo come “Sole di Giustizia” e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana.
La festa di Yule venne quindi trasformata, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie: fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compiono, fra l’altro, l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio. Così come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi, come la quercia, sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. Agli alberi sempreverdi venivano fatte offerte; l’albero di Yule, origine dell’albero di Natale con i suoi doni, rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità delle prossime stagioni.
Un’altra pianta sacra del solstizio d’inverno è il vischio, che i druidi consideravano discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina.
Essi tagliavano ritualmente i rami di vischio con un falcetto d’oro, strumento che univa in sè il simbolo del Sole e quello della Luna. La pianta era chiamata il “tutto-sana”, medicina universale, dono del risanante momento dell’eternità. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna.
A Yule le popolazioni nordiche nella notte più lunga dell’anno, accendevano vari fuochi nei campi, a significare incoraggiamento per il Sole nel suo momento di maggiore difficoltà. Un fuoco veniva acceso anche nelle case: secondo la tradizione, un ceppo
L’ accensione del Ceppo di Yule cerimoniale era dunque il momento clou del festival. Secondo la tradizione, il ceppo deve o essere stato raccolto nelle terre del capofamiglia, o dato in dono,  non doveva mai essere acquistato. Una volta trascinato in casa e posto nel camino era decorato in verde, cosparsi di sidro o birra, e spolverato di farina prima di essere dato alle fiamme. Il ceppo avrebbe dovuto bruciare tutta la notte, poi veniva covato sotto la cenere per 12 giorni dopo la cerimonia, prima di essere messo fuori. Il frassino è il legno tradizionale della ceppo di Yule, insieme alla quercia . il primo è ‘l’albero del mondo sacro dei Nordici, noto come Yggdrasil. Una pianta del Sole, il frassino porta luce nel focolare durante il Solstizio, il secondo la quercia è sacra ai Druidi.. Un diverso tipo di ceppo natalizio, e forse quello più adatto in tempi moderni è un ceppo che viene forato per essere poi usato come base per tenere tre candele.  Viene fatto con un ramo più piccolo di quercia o di pino, e appiattito su un lato in modo da porlo  in posizione verticale. Praticati tre fori nella parte superiore possono essere poste le candele in alcune combinazioni di colore diverso: rosso, verde e bianco (stagione), verde, oro e nero (il Dio Sole), o bianco, rosso e nero (la Grande Dea). Il ceppo può essere poi ulteriormente decorato con fiocchi verdi, rossi e oro, boccioli di rosa, chiodi di garofano e polvere di farina.
Ma anche da noi in Italia questa tradizione era presente: una volta (e ancora adesso in qualche famiglia toscana o emiliana), si accendeva un ceppo che rappresentava simbolicamente l’Albero della Vita, dicendo: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa, le donne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondino il grano e la farina e si riempia la conca di vino”.
Un altro modo per celebrare Farlas è quello del ramo dei desideri, un rituale della tradizione celtica bretone. Nove giorni prima del Solstizio occorre procurarsi un ramo secco di buone dimensioni, pitturarlo con vernice dorata e appenderlo vicino all’ingresso della propria abitazione, con una penna e alcune strisce di carta rossa da tenere lì vicino. Chiunque entri in casa potrà scrivere un proprio desiderio su una striscia di carta, che verrà ripiegata per garantirne la segretezza e legata al ramo con un nastrino. Quando nove giorni dopo si accende il Fuoco del Solstizio il ramo viene sistemato sulla legna da ardere e i desideri che sono appesi ad esso bruciando  saliranno col fumo sempre più in alto, affinché vengano accolti dalle forze dell’Universo.
Nei paesi scandinavi, ad esempio, si festeggiava la nascita di Freyr, il figlio supremo di Odino (Odhinn-Wotan). Nell’estremo Nord, si celebrava Baldur (il candido e bellissimo ‘Dio della giustizia’ e del ‘bene’; un Dio che dopo essere stato ucciso, era resuscitato 40 giorni più tardi). In Danimarca, si festeggiava Trundholm (il ‘disco solare’). In Irlanda, si commemorava la venuta al mondo di Samhein (un Dio, guarda caso, che dopo tre giorni dalla sua morte, era ugualmente risorto). I Gallo-Celti glorificavano Alban Arthuan (la ‘rinascita del Sole’). I Troiani – secondo l’Iliade di Omero – adoravano il Sole-Apollo. I Greci, celebravano Helios (il ‘carro solare’ – figlio dei Titani Hypérion e Théia) ed in seguito Apollo Phoibos (‘Apollo raggiante’); ma onoravano ugualmente Adonis o Adone (allegoria della morte e della rinascita della natura) e Dionisio (figlio di Zeus e di Semele). A Roma e nel Lazio, si festeggiavano i Saturnali (feste in onore di Saturno, ‘Dio dell’Agricoltura’ dal 19 al 25 Dicembre) e la nascita di Bacco (l’equivalente di Dionisio, in Grecia); si onorava ugualmente il Sol Indiges e, più tardi – introdotto nel  273 (MXXVI a.U.c.) dall’Imperatore Aureliano (270-275) – il Dies Natalis Solis Invicti (il ‘giorno della nascita del sole invincibile’ – celebrazione fissata ante diem octavum Kalendas Ianuarias, cioè il nostro 25 Dicembre). I Germani, nello stesso periodo, solennizzavano il giorno di Yule (la ‘ruota solare’) e gli Anglo-Sassoni, l’equivalente Geola (il ‘giogo dell’anno’). Nei Balcani, tra le popolazioni Illiriche, si ossequiava  Dupljaja (la ‘figura d’argilla’) e, tra gli Slavi, Dajbog. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare che nello stesso periodo erano ugualmente festeggiati, Giove/Zeus/Juppiter (‘Dio Supremo’, ‘Padre dei Cieli e ‘Re degli Dei’) e Plutone/Hadès (Pluto, ‘colui che arricchisce’ in latino; Hadès, ‘colui che rende invisibile, in greco), nonché l’egiziano Osiride o Osiris (‘Dio della morte e dell’oltretomba’).
Fonti dell'articolo: www.heartpaganism.tumblr.com, www.cittadiluce.forumattivo.eu, www.ilsalottodellastrega.myblog.it, www.witchofforestgrove.com, Ricerche personali. L'arte della Strega - D. Morrison Wicca - S. Cunningham

Il Solstizio d'Inverno, la celebrazione della luce



Di Fabio Polese

“Le ricorrenze come il Natale ed il Nuovo Anno rivestono oggi, più che altro, il carattere di una bonaria e consumistica festa familiare.
Semplici scopi commerciali prendono posto al senso di partecipazione alla reciprocità ciclica tra terra e cielo”. Così Julius Evola, in Simboli della tradizione occidentale (Arktos, 1989), spiega come i riti e le feste di oggi sono ormai diventati solo una stanca consuetudine del mondo moderno.
Ma contrariamente a quello che si pensa, queste feste sono rinvenibili già nella preistoria in molti popoli e con un ben diverso sfondo, incorporate in un significato cosmico e universale. Sempre Evola sottolinea: “Molte volte, se non da chi non lascia nulla al caso, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è dovuta ad una particolare tradizione religiosa, quale quella cristiana in Occidente, ma è determinata innanzitutto da una situazione astronomica peculiare: quella definita, appunto, del Solstizio d’Inverno”.
Due giorni all’anno l’asse terrestre raggiunge il massimo grado di inclinazione rispetto al sole. Questo causa nel corso dell’anno un moto apparente nel cielo terrestre, che nel nostro emisfero raggiunge il suo punto di elevazione massima rispetto all’orizzonte in corrispondenza del Solstizio d’Estate il 21 giugno e quella minima nel Solstizio d’Inverno, il 21 dicembre.
“Dal punto di vista esoterico, vale a dire dal punto di vista che custodisce all’interno del microcosmo umano un riflesso e una scintilla di luce del macrocosmo divino - si legge in Le porte di Luce, edito da Synthesis - il Solstizio è celebrato come l’annuncio del rinnovamento esteriore ed interiore della natura e dell’uomo”. Quindi la notte più lunga dell’anno, che verrà celebrata in tutto il mondo con l'accensione di fuochi che auspicano la resurrezione dall'abisso del sole invitto, è il momento più propizio per piantare nella nostra mente e nel nostro cuore il seme, per formulare energicamente quel proposito che determinerà la qualità del prossimo anno. Allontanando dal nostro animo il rancore, la paura e le invidie che ci bloccano. Nel Solstizio d’Estate, se lo abbiamo protetto e nutrito bene, questo seme uscirà dalla terra e apparirà alla luce del sole.
Ritrovare i significati di queste antiche feste rituali, potrebbe rivelarsi utile anche per riallacciare i nostri legami con la natura. Un legame che, al contrario dei popoli antichi, abbiamo quasi del tutto dimenticato. Non è un caso, come scrive Richard Heinberg nel libroI Riti del Solstizio (Edizioni Mediterranee) se “uno dei bisogni più pressanti dell’essere umano” è sempre stato “quello di osservare e seguire i ritmi della natura e del cosmo”.
Il Solstizio d’Inverno, quindi, è la celebrazione della luce. La celebrezione di tutti. Qualsiasi religione si professi. Il Sol Invictus per i pagani, i Saturnalia nell’antica Roma, il Natale per cristiani e lo Shabe Yalda per parte del mondo musulmano.

Simbologia dell'Albero di Natale



I primi riferimenti storici circa il Natale, cioè la messa dedicata alla Natività (Cristes Maesse, da cui Christmas) risalirebbero ad oltre un millennio dopo Cristo. l'Enciclopedia Cattolica inglese, infatti, asserisce che: "La prima testimonianza scritta che abbiamo del Natale, risale al 1038." (Fonte)

Eppure nei secoli che precedettero la diffusa affermazione delle festività natalizie cattoliche, i giorni a cavallo tra Dicembre e Gennaio di ogni anno furono teatro di altre celebrazioni, estremamente diffuse e antiche. Come sappiamo, l'anno dell'attuale calendario 'gregoriano' è definito 'solare' e inizia il Primo Gennaio. Questo perché alla fine del mese di Dicembre ha luogo un importante evento astronomico, cioè il 'solstizio d'inverno'; la giornata più breve dell'anno è seguita dal primo giorno in cui il Sole ritorna a crescere, dando avvio al percorso verso il nuovo risveglio della natura (Dea Madre), la stagione delle messi, ed il 'solstizio d'estate.' Per molte antiche culture quello era il giorno del Deus Sol Invictus, e meritava di essere celebrato solennemente.



"Il culto del Sol Invictus ha origine in oriente. Ad esempio le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. In particolare, è l'apologeta cristiano Epifanio di Salamina a segnalare che in alcune città d'Arabia e d'Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell'eterno ritorno (v. correlati): si noti che nella tradizione cosmologica greca Aîon era uno degli aspetti del Tempo, inteso nella sua valenza di eterno presente; in greco, inoltre, kore è la parola che designa genericamente il femminino nelle sue infinite potenzialità, e Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Gerusalemme che ancora nel sec. VII d.C. menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre (...) Il Sol Invictus compare anche sotto forma di divinità associata al culto induista persiano di Mitra. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti." (Fonte).



La coincidenza del periodo natalizio cattolico con quello delle celebrazioni pagane dedicate alla rinascita del (Dio) Sole, è estremamente 'sospetta', tuttavia non rappresenta un indizio dell'inesistenza del Gesù storico, come qualcuno ha ipotizzato con leggerezza (malafede?). Essa però può spiegare le incongruenze esistenti in numerosi ambiti della Chiesa di Roma. Molti dei suoi simboli, riti ed occorrenze, infatti, potrebbero essere stati introdotti nella cultura cattolica non tanto in funzione dell'eredità cristiana, ma 1) come conseguenza della strategia politica costantiniana di far confluire le più radicate festività pagane all'interno della religione unificata dell'impero, cioè la Chiesa di Roma. 2) Con l'intento di perpetuare in forma occulta lo svolgimento di antiche liturgie in cui le masse di fedeli sono usate come pedine, esecutori di rituali di cui s'illudono di conoscere il reale significato (in realtà accessibile solo a una ristretta élite). 3) Per assorbire e neutralizzare dal di dentro una dottrina rivoluzionaria la cui diffusione nella sua forma più pura, avrebbe nuociuto al potere.

Alberi Sempreverdi

Nell'antica Roma il solstizio d'inverno era accolto con una lunga sequenza di celebrazioni denominate: Saturnalia, officiate dai sacerdoti di Saturno (dendrophori), e animate da ricchi banchetti e vivaci processioni di corone di piante sempreverdi (da cui l'usanza di ornare le case con rametti di vischio e pungitopo - v. correlati). Si trattava insomma di un periodo di convivialità e sregolatezza concettualmente simile a quello delle attuali festività natalizie.





Nell'antica Grecia, nello stesso periodo dell'anno si celebravano i Baccanali, un insieme di riti e festeggiamenti in onore del dio Dioniso (chiamato anche Bacco). In tali feste la gente si dava a canti e balli che spesso superavano i limiti della 'decenza' e dell'ordine. (Fonte)Anche i pagani nordeuropei celebravano il solstizio d'inverno, conosciuto comeYule (Figlio). Yule era il simbolo del Dio Sole, figlio della Dea Madre, che il mito faceva nascere nel giorno più breve dell'anno.



Le processioni di alberi e corone sempreverdi nei Saturnalia romani avevano ovviamente un senso simbolico, legato alla propiziazione dell'abbondanza di neonati e raccolti agricoli. Nei tempi antichi - infatti - il sempreverde rappresentava l'essenza della vita ed era un simbolo fallico nel culto della fertilità. Anche i druidi, antichi sacerdoti nordeuropei, officiavano le loro cerimonie intorno a giganteschi alberi sempreverdi. Si capisce, dunque, la forte attinenza simbolica tra l'antica festa del Sol Invictus, e l'albero sempreverde.

L'Albero in Casa


Riguardo il simbolismo espresso dall'albero addobbato nelle case, non esiste univocità.


Alcune fonti consone alla tesi di Hislop lo attribuiscono ad un'antica tradizione babilonese. Il mito, infatti, narra che subito dopo la morte prematura del figlio/marito Nimrod (costruttore della leggendaria Torre di Babele), la regina babilonese Semiramide affermò di aver visto svilupparsi nell'arco di una notte un albero sempreverde dal tronco di un albero morto. Da quel giorno - in occasione di ogni anniversario della sua rinascita (sotto forma del Dio Sole) - Nimrod sarebbe tornato a visitare l'albero e avrebbe lasciato dei doni sotto di esso.

Anche in quel caso ebbe luogo una opportunistica 'sovrapposizione di culti'; Semiramide scelse di deificare il defunto figlio/marito associandolo al Dio Sole, figlio della Dea Madre, in modo tale da sfruttare - come in una sorta di 'franchising religioso' - l'ampia diffusione del più antico dei culti. Poi deificò se stessa abbinando la propria figura alla Dea Madre, la Natura, denominata a seconda della cultura ospitante:Astarte, Mater Matuta, Cibele, Iside, Ishtar, Kore, Demetra, Venere (Magna Mater), Columbia, EasterGaia e - a detta di alcuni - la Madonna.

Secondo altre fonti (Link), l'usanza di addobbare un albero all'interno delle mura domestiche avrebbe origini ancestrali, e celebrerebbe la memoria della cosiddetta 'asse del mondo', una colonna di plasma luminoso che in epoca preistorica sembra si estendesse visibilmente dalla Terra fino a Marte, con la stella a cinque punte di Venere ben visibile al suo apice. Una recente ricerca condotta dal dottor Anthony Peratt - autorità di livello mondiale nel campo della fisica del plasma - ha stabilito, al di là di ogni ragionevole dubbio, che milioni di petroglifi antichi rinvenuti in tutto il mondo in realtà raffigurino le formazioni di plasma ad alta energia che solcavano i cieli primordiali.Analisi completa del Dr. Peratt (lingua inglese).


Un'ulteriore versione pone in risalto invece le similitudini iconografiche esistenti tra l'albero addobbato ed alcuni simboli occultistici. L'albero è convenzionalmente rappresentato come un abete in quanto la forma conica richiama la piramide, famigerato simbolo degli Illuminati. Le ghirlande che circondano i rami simboleggerebbero il serpente biblico attorcigliato intorno all'Albero della Conoscenza del Bene e del Male (o della Vita). Gli ornamenti a forma di palla sarebbero le sfere della Qabbalah, ed il punteruolo a stella l'occhio onniveggente (o Venere). In altri termini, l'usanza di allestire l'albero di Natale sarebbe il modo beffardo mediante cui gli Illuminati indurrebbero mezzo mondo a celebrare in maniera inconsapevole il simbolismo del loro ordine(Link). Un po' ciò che accadrebbe ogni Primo Maggio; per molti Festa del Lavoro, per alcuni celebrazione del giorno di fondazione dell'Ordine degli Illuminati (Fonte).
Conclusione.
"Quasi tutte le usanze pre-natalizie hanno la loro radice in parole della Sacra Scrittura. Il popolo dei credenti ha, per così dire, tradotto la Scrittura in una cosa visibile. Gli alberi adorni del Natale non sono che il tentativo di tradurre in atto queste parole: il Signore è presente, così sapevano e credevano i nostri antenati; perciò gli alberi gli devono andare incontro, inchinarsi davanti a lui, diventare una lode per il loro Signore."
J. Ratzinger (Fonte)
L'interpretazione espressa dell'ex pontefice, teologo di indiscutibile spessore, tutto sommato conferma l'idea che l'usanza di addobbare un albero sotto Natale si motivi poco e male nella cultura 'ufficiale' cattolica. Tutto ciò non fa che avallare l'ipotesi di Hislop, secondo cui molte consuetudini abbinate alle festività cattoliche, che nella società attuale tendono a distogliere l'attenzione dal senso spirituale delle ricorrenze per orientarla verso elementi essoterici e materialistici (riti collettivi, alberi addobbati, scambi di doni, fuochi d'artificio, gioco d'azzardo, uova e colombe pasquali, maschere e carri allegorici carnevaleschi, ecc) siano in realtà  estranee - e talvolta contrarie - alla dottrina cristiana.

In un post recente si parlava della tecnica della Finta Alternativa, con cui il sistema suscita l'illusione della libera scelta. Cattolicesimo e Paganesimo sembrano un esempio perfetto di tale strategia: rivali nel dettaglio, ma identici nella struttura. Proprio come Destra e Sinistra in politica. O Chiesa Massoneria. Quale alternativa viene occultata, esclusa dallo spettro delle 'normali' opzioni, grazie a questa finta alternativa?

Sulla base degli elementi in nostro possesso e dell'osservazione della realtà, si potrebbe concludere che il Cristianesimo non sia affatto una delle religioni più diffuse al mondo. Il vero Cristianesimo probabilmente fu 'sabotato' ben 17 secoli fa, quando il sistema lo fagocitò con l'istituzionalizzazione costantiniana, e da perseguitato finì per diventare persecutore. Nella sostanza il Cristianesimo non ha mai smesso di essere una dottrina minoritaria e sfuggente, perché inconciliabile con la struttura intrinsecamente estetica, essoterica, materialista delle religioni di massa.

Eppure, malgrado le strumentalizzazioni, le diffamazioni, il cinismo dilagante in una società sempre più incattivita per via del suo stato di invisibile schiavitù, il vero messaggio di Gesù continua ad essere perfettamente udibile a chiunque abbia orecchie per udire. Specie nei giorni in cui per convenzione si commemora la sua esistenza, poco conta che si tratti di una data veritiera o solo del frutto di una antica strategia politica la quale creò una dualità nella più antica delle celebrazioni. Emblema di tale verità è la celebre Tregua di Natale, di cui si è parlato in passato, ma più in generale lo 'Spirito del Natale cristiano' si può scorgere in molte altre situazioni più comuni; basta rivolgere lo sguardo nella giusta direzione.
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Da parte del blog, un augurio di trascorrere un Natale Consapevole, oltre che Buono.

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