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Guerra di spie tra Usa e Cina: arrestata figlia capo di Huawei

Di Valentina Dardari 
È stata arrestata in Canada Meng Wanzhou, capo finanziario di Huawei nonché figlia del fondatore, Ren Zhengfei.
L’accusa sarebbe riguardante delle violazioni alle sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran. L’ambasciata cinese ha richiesto la liberazione accusando l’America di violazione dei diritti umani. Solo due settimane fa il Presidente Trump aveva invitato gli alleati a non usare la compagnia di telecomunicazioni cinese, perché sospettata di spionaggio. Gli Stati Uniti hanno emesso un mandato di arresto nei confronti di Wanzhou che è stata fermata sabato 1 dicembre all’aeroporto di Vancouver. L’udienza è fissata per domani venerdì 7 dicembre a Vancouver, e gli Stati Uniti ne hanno richiesto l’estradizione.
Guerra aperta quindi tra Usa e Cina. L’arresto è arrivato proprio in concomitanza all’allontanamento di Huawei da British Telecom per possibile rischio spionaggio. In Italia è in corso un accertamento da parte del Copasir. Questa nuova crisi diplomatica tra le due potenze mondiali arriva in un momento in cui Cina e Stati Uniti avevano deciso di comune accordo una tregua sui dazi. Donald Trump e Xi Jinping si erano infatti dati tre mesi di tempo per potersi accordare. Dopo gli ultimi avvenimenti l’intesa rischia di frantumarsi. Il colosso cinese ha dichiarato in un comunicato “Non siamo a conoscenza di alcun illecito commesso dalla direttrice finanziaria”. Huawei è presente in decine di Paesi in tutto il mondo, sia con la sua rete tecnologica che con i suoi smartphone. Da anni Washington accusa il colosso di agire per minare la sicurezza degli Stati Uniti, favorendo in questo modo il governo di Pechino. Huawei ha sempre negato ogni accusa sottolineando che l’azienda è privata e non ha nessun collegamento con il governo.

Occhionero, nuova inchiesta sui 2 fratelli: “Spiate 3,5 milioni di mail ai politici”

Occhionero, nuova inchiesta sui 2 fratelli: “Spiate 3,5 milioni di mail ai politici”
Oltre 3,5 milioni di mail carpite e 6mila persone spiate dal 2004. La Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo a carico dei fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionerogià a processo con l’accusa di aver avviato un’attività di cyber spionaggio su larga scala, ai quali ora i magistrati contestano anche l’accusa di spionaggio politico.
I numeri dell’attività svolta dai due fratelli romani, sono stati resi noti oggi dal pm Eugenio Albamonte, nel corso dell’udienza del processo. I dati sono emersi dal lavoro svolto dagli specialisti Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale) che, grazie anche alla collaborazione dell’Fbi, sono riusciti a “sbloccare” i server americani dei due indagati e a ricostruire la rete creata su almeno 9 pc riconducibili agli Occhionero.
L’inchiesta sugli episodi di hackeraggio compiuti dagli Occhionero non ha mai completamente chiarito con quali fini i due fratelli carpissero dati: venne ipotizzato che volessero fornire informazioni su appalti, o investire in borsa, o forse accumulare una serie di dati sensibili legati alla sfera personale di personalità che un giorno avrebbero utilizzato in altro modo.
Gli investigatori hanno accertato che i due gestivano una rete di computer (botnet), infettati con un malware chiamato Eyepyramid. L’inchiesta è partita dalla segnalazione al Cnaipic dell’invio di una mail, arrivata all’Enav, che conteneva il virus in questione, il cui codice di acquisto rimandava a Giulio Occhionero.
I due, si leggeva nell’ordinanza di custodia cautelare, “accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso sia personali che istituzionali appartenenti a professionisti del settore giuridico economico nonché a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza a o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici” come “istruzione.it, gdf.it, bancaditalia.it, camera.it, senato.it, esteri.it, tesoro.it, finanze.it, interno.it, istat.it, comune.roma.it, regione.campania.it, regione.lombardia.it, matteorenzi.it, partitodemocratico.it, pdl.it, cisl.it”.
E poi società private: “aceaspa.it, enel.it, eni.it, enav.it, finmeccanica.com, fondiaria.sai.it” con tanto di “account di posta elettronica tra i quali figurano personalità di vertice delle società e delle istituzioni elencate”.

LA RIVELAZIONE DI WIKILEAKS: 'LA CIA SPIAVA ANCHE TRAMITE TV E SMARTPHONE'

Risultati immagini per Wikileaks CIA

Di Salvatore Santoru

Recentemente Wikileaks ha svelato che lo spionaggio della CIA non si limitava ai computer o agli smartphone ma era effettuato anche tramite le tv.
Wikileaks ha reso noto 8761 file sulla divisione della CIA impegnata nello sviluppo di software e hardware utilizzati per sostenere le operazioni di spionaggio

PER APPROFONDIRE:

http://www.repubblica.it/esteri/2017/03/07/news/wikileaks_cosi_la_cia_ci_spia-159968008/

http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/46197_la-cia-ti-spia-anche-tramite-la-tv.htm

RIMOSSO IL DIRETTORE DELLA POLIZIA POSTALE DI LEGAMI: 'HA SOTTOVALUTATO LO SPIONAGGIO'

Risultati immagini per spionaggio

Di Salvatore Santoru

Il Capo della polizia Franco Gabrielli ha disposto la rimozione del direttore della polizia postale, Franco Di Legami
Legami avrebbe sottovalutato lo spionaggio a danno dei politici(1) e l'importanza della inchiesta su di esso,mancando di avvertire il vertice della polizia(2). 

NOTE E PER APPROFONDIRE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/01/cyberspionaggio-roma-spiati-renzi.html

(2)http://www.lastampa.it/2017/01/11/italia/cronache/gabrielli-cambia-il-direttore-della-polizia-postale-ha-sottovalutato-lo-spionaggio-t0VvUCCtsjaAzNmjgVAgpN/pagina.html

Il mistero dell' Orchestra Rossa, la rete di spionaggio sovietica attiva in Europa dal 1920 al 1945


Di Gabriele Zaffiri

Storia dell'Organizzazione spionistica sovietica denominata "Rote Kapelle" che operò nel cuore dell' Europa dal 1920 al 1945.
La "Rote Kapelle" o l'Orchestra Rossa è stata la rete spionistica che l'URSS è riuscita ad organizza re in Europa con uomini che non erano del mestiere ma svolgevano il proprio pericoloso lavoro spinti soprattutto dalla loro fede politica. L'uomo che tenne le file di questa importante rete di spie al servizio dell'URSS fu l'ebreo polacco Leopold Trepper, alias Leila Domb, Eddy, Renè, Gilbert ed altre decine di nomi che assunse tra gli anni '20 e la fine del secondo conflitto mondiale. Costui di estrazione sociale modesta ma di eccezionale intelligenza, nasce il 23 febbraio 1904 a Zakopane, in Polonia, ha studiato letteratura e storia all'Università di Cracovia, ma, dopo la morte del padre, interrompe gli studi. 




Da allora fa di tutto: minatore, stagnino, manovale in fonderia, sindacalista, organizzatore di lotte operaie in Polonia, kibbutzim in Palestina, sguattero a Marsiglia, imbianchino a Parigi e infine agente segreto dell'URSS. In quest'ultimo ruolo vi giunge quasi per caso, infatti il suo amico Alter Strom, che è in realtà il braccio destro del più famoso capo della rete sovietica che opera a Parigi fin dagli anni venti, Fantomas, lo presenta a costui. In seguito, dopo aver seguito un corso a Mosca, è rimandato in Francia.
Nell'agosto del 1940 Trepper, che è stato nominato anche generale dell'Armata Rossa, è a Parigi, insieme ai suoi due aiutanti: Leon Grossvogel e Hillel Katz, i quali lo hanno aiutato a mettere su, in Olanda e in Belgio, la necessaria copertura. Grossvogel, un ebreo di Salisburgo, l'esperto in finanza ed organizzazione, riuscirà a mettere su a Bruxelles un'impresa di export che commercia in impermeabili.
Come direttore della ditta pongono Jules Jaspar, il quale ignora l'attività di spionaggio e che verrà utilizzato come copertura, infatti costui, già console belga in Indocina e Scandinavia, fratello dell'ex Presidente del Consiglio belga, è uno dei nomi più in vista della società belga dell'epoca. Gli agenti reclutati sono promossi "cassette delle lettere" e, affittato una decina di appartamenti, a Parigi, costoro verranno usati in compartimenti stagni.
Trepper, riesce in questo modo ad avvertire per ben due volte Mosca, la prima in forma dubitativa e la seconda in forma definitiva e certa, che il Terzo Reich si appresta ad attaccare l'URSS.
Ma nessuno gli presta ascolto, persino Stalin affermerà che Trepper era caduto in una grossolana
provocazione. Così le radio-trasmittenti di Trepper trasmettono a turno 5 ore per notte dall'Olanda,
dal Belgio e dalla Francia. Gli informatori di Trepper sono sparsi per tutta l'Europa, ma la principale
fonte risulterà Berlino. Infatti proprio lì da tempo agisce un gruppo antinazista, capeggiati da Harro
Schulze-Boysen e Harvid Harnack.
Il primo è il pronipote dell'ammiraglio von Tirpiz, è il protetto di Goering, è ufficiale della Luftwaffe e lavora al Ministero dell'Aria. Mentre Harnack ha un nonno teologo, suo padre è uno dei più noti critici letterari, ha uno zio storico del cristianesimo, lui è un economista.
 
E' sposato con una insegnante americana e lui lavora al Ministero dell'Economia.
 
Di questa rete tedesca, fanno parte: Adam Kuckoff, direttore di una casa di produzione cinematografica; la moglie di Schulze-Boysen lavora al Ministero della Propaganda; altri lavorano, sparsi, in quasi tutti gli altri ministeri, addirittura un loro agente lavora perfino nell'ufficio decrittazione dell ' Abwehr, diretta dall'ammiraglio Wilhelm Canaris.
 
Praticamente il gruppo Shulze-Boysen lavora segretamente per l'URSS fin dalla presa del potere da parte di Hitler. Loro sono delle spie non per denaro ma per motivi politici, per combattere il nazismo. Ma i servizi del controspionaggio tedesco hanno sgominato l'Orchestra Rossa a Bruxelles e ad Amsterdam. Proprio nella sede di Bruxelles il controspionaggio tedesco trova l'indirizzo di tre agenti che operano a Berlino: Schulze-Boysen, Harnack e Kuckoff.
 
Così per il gruppo berlinese è la fine: il 31 agosto 1942 Schulze-Boysen e tutti gli altri vengono arrestati, torturati e processati. Ben 36 membri di tale gruppo spionistico vengono condannati a morte.
 
Intanto il capo cellula di Bruxelles, Yefremov, e quello di Marsiglia, Kent, accettano di passare dalla
parte dei nazisti. Fingendo con Mosca di essere miracolosamente scampati all'arresto, continuano
a passare le notizie fornite direttamente dalle SS, praticamente compiono quello che in gergo spio-
nistico è detto "doppio gioco".
 
Anche se Mosca verrà avvertito che i due sono dei doppiogiochisti, essi non crederanno a che questo sia vero. E questo lo siede al fatto che le SS accettano di mandare tramite i due suddetti doppiogiochisti notizie vere ed importanti per avere la completa fiducia di Mosca. Poi il 24 dicembre 1942, dopo numerosi tentativi andati a vuoto, Lepold Trepper viene arrestato mentre si trova dal dentista.
 
In carcere viene trattato in modo amichevole, lui deve per forza di cose, fare il nome di qualche suo
agente per poter farsi credere che sia passato nel campo avversario. Giering e Berg della Gestapo
cadono nella trappola. E così viene a sapere che Himmler sta cercando di intavolare una pace separata con l'URSS per porre fine alla guerra. Quindi gli viene chiesto di contattare Mosca affinchè mandino a Parigi un suo altolocato emissario per trattare la pace.
 
Trepper finge di accettare a patto di far giungere tale messaggio tramite una certa Juliette, un agente (gli agenti sono chiamati all'epoca anche "pianisti") della Rote Kapelle che è in stretto contatto con il partito comunista francese.I tedeschi a loro volta accettano. Ma all'appuntamento in una pasticceria, Trepper consegnerà a Juliette un altro messaggio in cui si affermava che Mosca doveva stare ben attenta a tentativi dei tedeschi di compromettere l'alleanza con gli anglo-americani e che dovevano esaminare la possibilità che a Mosca vi potesse essere un infiltrato che lavorasse per i nazisti. Poi il 13 settembre 1943 Trepper riesce ad evadere e dopo quasi un anno raggiunge Mosca.
 
Oramai il suo lavoro è terminato, l'Orchestra Rossa ha smesso di suonare, e la guerra volge al suo termine. Dopo vari anni di assoluto riposo, Trepper emigrerà in Israele.

FONTE:http://www.crimelist.it/index.php?option=com_content&task=view&id=543&Itemid=374

Hacking Team:dalla Russia agli Usa, ecco la rete segreta degli spioni informatici



Di Fausto Biloslavo

Pressioni su Palazzo Chigi, collaborazione con l'Fbi e la Dea in Colombia, l'antidroga americana, ma pure dimostrazioni per la Cia e l'Fsb, il servizio segreto russo.






Tutti interessati all'Hacking team, la società milanese che vendeva l'Rcs, uno dei programmi di intercettazione migliori al mondo. Fino allo scorso 6 luglio, quando gli attivisti informatici di Wikileaks hanno penetrato i computer dell'azienda pubblicando, giovedì notte, in rete, un milione di e-mail aziendali.
La polizia postale italiana, nel 2004, è stato il primo cliente che ha acquistato Rcs. Poi il boom: «In Italia lo usano tutti, ma proprio tutti», scrive David Vincenzetti, amministratore delegato dell'Hacking team. Via mail si vanta che i prodotti della società sono serviti a «casi spettacolari, cose da prima pagina. Capi Mafia identificati e arrestati, assassini che non si trovano da anni, la P4 totalmente disintegrata». Uno di questi è l'inchiesta su Luigi Bisignani. Fra i clienti non solo le forze dell'ordine, ma pure i servizi segreti, come l'Aise, l' intelligence per l'estero. In uno scambio di mail interne si sottolinea come il direttore del servizio, Alberto Manenti, «ha guidato il ministro al nostro stand». Il riferimento è al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, al salone sugli armamenti di quest'anno ad Abu Dhabi. Wikileaks ha messo in rete anche le fatture dell'Hacking team, compresa quella del 21 novembre 2014 alla presidenza del consiglio, per «manutenzione e assistenza evolutiva del sistema Rcs» per le intercettazioni. Tre mesi, da settembre a dicembre, valgono l'importo di 33.625 euro.
Negli stessi giorni l'azienda si era mossa per fare pressioni su Palazzo Chigi a causa di una norma comunitaria recepita dal ministero dello Sviluppo economico, sulle autorizzazioni per l'esportazione di prodotti sensibili, che rischiava di azzerare i suoi affari in giro per il mondo. Una mail rivela: «La società, tra l'altro, è partecipata da Finlombarda e, a questo proposito, - scrive chi sta aiutando l'Hacking team - ho intenzione di incontrare presto il vice segretario generale Lele Tiscar (uomo di fiducia del premier Matteo Renzi alla Presidenza del Consiglio nda), come sai ex Finlombarda».
Nelle mail aziendali non mancano commenti sarcastici su Renzi e Silvio Berlusconi. Gran parte dei contenuti però si basano su articoli di stampa. Anche i tweet del giornale.it su Matteo Salvini vengono ripresi dagli spioni informatici. L'Hacking team viene addirittura invitato all'aeroporto militare di Mitiga, a Tripoli, per una fiera militare nei giorni in cui scoppia una furiosa battaglia per il controllo della capitale. «Per la Libya sono scettico, è un failed state , possiamo chiedere l'autorizzazione ma davvero non so se è un paese in black list - scrive Vincenzetti -. Magari comincia a informarlo sulla documentazione che dev'essere firmata dal cliente governativo per una nostra vendita? Poi possiamo procedere».
Al contrario con il Sudan, governato da un presidente ricercato per crimini di guerra, i contatti vanno a gonfie vele. Uno degli esperti della società milanese scrive nell'agosto 2014: «Da quel che ricordo, da remoto avevo personalmente ripristinato l'intero funzionamento del sistema, qualche mese fa». L'Hacking team fa affari anche in Bangladesh e illustra al Battaglione di azione rapida la portata dei suoi prodotti. Peccato che sia un'unità bollata da associazioni dei diritti umani come «squadrone della morte».
Marco ricapitola a Walter, all'interno della società, le presentazioni dei prodotti: «L'hai fatta completa alla Polizia Olandese e all' intelligence della Bielorussia». Altri esperti sono stati in Qatar, Khazakstan ed Egitto ad offrire il mitico Rcs. I militari libanesi saldano una fattura di 1,5 milioni di dollari, ma alcuni bonifici, tutti in rete, sono arrivati dai carabinieri. La Polizia postale ha pagato 229mila euro nel 2012 e l'anno dopo lo Scico (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità) versava 400mila euro. In una mail del 2011 indirizzata alla società si legge che «è stato richiesto dall'Fsb (il servizio segreto russo ndr) un incontro il 20/9 per una discussione tecnica e possibile dimostrazione di Rcs».
Lo stesso anno dei russi «Alex (…) ha chiesto una trial full optional (quindi tutte le piattaforme) per il cliente Cia», il servizio segreto Usa. L'Fbi utilizza i sistemi dell'Hacking team, ma per il «2016 dobbiamo negoziare un nuovo contratto (a un prezzo più alto)». Con i sauditi le offerte di Milano per l'addestramento viaggiavano sul mezzo milione di euro. La grande commessa arriva dalla Dea, l'agenzia antidroga americana. «Sono ansiosi di mantenere i rapporti con HT», scrive uno degli uomini dell'azienda il 20 maggio. I milanesi garantiscono il «supporto a Bogotà» per intercettare i trafficanti di droga colombiani. E la Dea vuole «uno dei nostri esperti nella stanza delle operazioni per meglio comprendere le opzioni» del sistema di intercettazione, oramai bruciato.

Ecco come Alan Turing ha potuto decriptare il codice Enigma



http://it.ubergizmo.com/2013/01/16/ecco-come-alan-turing-ha-potuto-decriptare-il-codice-enigma.html

La decriptazione del codice Enigma è una delle vicende più interessanti della storia dell'informatica, ma non tutti sanno esattamente come è andat a e come Alan Turing riuscì nell'impresa.
Il video che potete vedere alla pagina successiva è una spiegazione molto chiara e semplice di quello che successe.
James Grime, un matematico dell’Università di Cambridge, spiega come Turing e i suoi collaboratori riuscirono a penetrare nel codice tedesco e a decifrarlo. Tutto nasce dal fatto che il codice conteneva una imperfezione nascosta: una lettera non era mai criptata in modo tale da rappresentare se stessa una volta realizzato il codice. Partendo da questo, Turing riuscì a trovare la soluzione.
Naturalmente, il problema era che il codice cambiava ogni notte, quindi Turing realizzò Bombe, una macchina in grado di decriptare il codice, ogni mattina, in soli 20 minuti. Ora, però, lasciamo la parola a James perché, sebbene il video sia in inglese, la sua spiegazione risulta veramente molto chiara ed esaustiva. Buona visione.

[Fonte: Gizmodo USA]

Wikileaks: l’Nsa ha intercettato per anni Chirac, Sarkozy e Hollande



La National security agency statunitense (Nsa) ha spiato i presidenti francesi Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande. Lo ha rivelato il sito di diffusione di informazioni segrete WikiLeaks, precisando che l’Nsa ha spiato i presidenti della Francia almeno dal 2006 al maggio 2012, quando Hollande prese il posto di Sarkozy.  

Le rivelazioni di WikiLeaks sono state riportate dal quotidiano franceseLiberation e sul sito web Mediapart. Secondo le notizie riportate, la Nsa ha eseguito azioni di sorveglianza mirata delle comunicazioni nei confronti di Hollande (dal 2012 a ora), di Sarkozy (2007-2012) e di Chirac (1995-2007), oltre che di ministri del governo e dell’ambasciatore francese negli Stati Uniti.  

I documenti contengono i numeri di telefono cellulare di molti funzionari dell’Eliseo, fra cui anche il numero diretto del presidente, ha affermato WikiLeaks. Fra le carte in possesso del sito fondato da Julian Assange ci sarebbero inoltre i riassunti delle conversazioni fra i vertici del governo francese sulla crisi finanziaria globale, sulla crisi del debito greco e sui rapporti fra l’amministrazione Hollande e il governo tedesco di Angela Merkel. WikiLeaks ha promesso nuove pubblicazioni nel prossimo futuro. 

Dopo il Freedom Act, l’Nsa è ancora il Grande Fratello

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[Carta di Laura Canali]


Il Senato Usa approva la legge che limita l’attività della Nsa; “Usa, sì al Freedom act: ridotti i poteri della Nsa dopo scandalo Datagate”. Sono alcuni dei titoli dedicata dalla stampa italiana all’approvazione da parte del Senato della legge che limita alcuni aspetti delle operazioni spionistiche dell’Nsa.

Non facciamoci illusioni: il Grande Fratello a stelle e strisce continuerà a raccogliere dati su di noi, cittadini non americani. Ce lo dice il nome stesso: “Usa Freedom Act”, non ad esempio “World Freedom Act”.

Il provvedimento si limita a bloccare una delle più controverse (per il pubblico americano) tra le attività della National Security Agency (Nsa) rivelate da Edward Snowden: la raccolta di massa di metadati delle telefonate interne agli Stati Uniti. Come già spiegato, la raccolta dei metadati (chi telefona a chi, ora e durate della telefonata, ecc…) viene effettuata dalla Data Intercept Technology Unit (Ditu), un organismo dell’Fbi, con sede presso l’Accademia di Quantico (a sua volta collocata in un’importante base dei Marines), che poi li gira a Fort Meade, quartier generale dell’Nsa, dove vengono analizzati alla ricerca di indizi di preparativi di attentati o conservati per successive indagini.

Il Freedom Act si è reso necessario perché la norma che consentiva la raccolta massiccia dei metadati telefonici interni, la sezione 215 del Patriot Act (approvato all’indomani degli attacchi dell’11 settembre), era destinata a decadere il 1° giugno. Un giudice aveva poi sentenziato che la sezione 215 non era una base legale sufficiente per la raccolta di masse dei metadati dei cittadini americani.

Il Congresso si è diviso sulla necessità di riapprovarla più o meno com’era o di introdurre norme a garanzie della privacy dei cittadini americani. Ha prevalso quest’ultima linea, che ha visto una spaccatura in campo repubblicano tra coloro che difendono i poteri delle agenzie di intelligence in nome della “lotta al terrorismo” e chi, invece, si rifà all’ala più libertaria del partito, che vede nella libertà individuale una pietra miliare dello stile di vita americano e una caratteristica irrinunciabile della Costituzione.

Il Freedom Act mette fine alla raccolta di massa, indiscriminata e automatica dei dati telefonici interni agli Stati Uniti, condotta dall’Nsa attraverso l’Fbi, ma impone agli operatori telefonici di conservarli. Le autorità potranno avere accesso ai metadati telefonici in tempo reale secondo “specifici termini di selezione”. La norma riguarda i casi di terrorismo e i servizi di intelligence dovranno giustificare un legame “ragionevole e dettagliato” con essi, salvo in casi d’urgenza.

Il programma attuale verrà interrotto gradualmente nell’arco di sei mesi e c’è chi teme che nel frattempo al Congresso prevalga la linea di coloro che vogliono reintrodurlo, magari sotto altre forme.

La nuova legge non blocca altri programmi, essenzialmente rivolti allo spionaggio estero, rivelati da Snowden. È il caso di Prism, che ha come scopo la raccolta dati dalle principali società statunitensi fornitrici di servizi internet usati da miliardi di persone nel mondo (da Google a Facebook), o quelli che intercettano le comunicazioni straniere (via Internet o altro) passanti attraverso le infrastrutture americane.

La base legale di questi programmi è soprattutto la Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa), la legge che regola le intercettazioni a fini spionistici all’interno degli Stati Uniti. Questo perché, per accedere alle informazioni di entità straniere che passano per le infrastrutture di comunicazione americane, l’intelligence Usa corre il rischio di intercettare pure le comunicazioni di cittadini statunitensi. La Section 702 decadrà nel 2017.

Il senatore democratico Ron Wyden, che si è battuto per l’abolizione della raccolta dei metadati telefonici degli americani, ha dichiarato che vuole impedire anche le ricerche di backdoor che permettono all’intelligence statunitense di intercettare incidentalmente e senza mandato le comunicazioni via telefono e via email tra americani e stranieri. Per questo intende attivarsi per revocare la Section 702 del Fisa Act prima della sua scadenza naturale.

Nel mirino dei parlamentari americani che si battono per limitare i programmi dell’Nsa vi sono anche i provvedimenti addottati su richiesta dell’agenzia spionistica di indebolire i sistemi crittografici commerciali, a iniziare da quelli che proteggono gli smartphone. La crittografia riveste un’importanza cruciale perché buona parte delle nostre transazioni economiche e di informazioni vitali (come quelle sanitarie e fiscali) dipende da essa. Indebolire appositamente queste difese rende i nostri dati vulnerabili non solo all’Nsa ma anche a criminali informatici.

Se sull’onda del Freedom Act venissero introdotte norme volte a rafforzare la crittografia commerciale, allora potremmo vedere queste legge come un primo passo per una migliore protezione della sicurezza delle informazioni personali di tutti, non solo degli americani.