"NON SIAMO LA PATTUMIERA D'ITALIA" - LA SARDEGNA, CANDIDATA A OSPITARE IL DEPOSITO NAZIONALE DELLE SCORIE NUCLEARI, SI RIBELLA - I SINDACI DELL’ISOLA: "CI STENDEREMO A TERRA GIORNO E NOTTE PER IMPEDIRLO. PENSANO DI DEPOSITARE GLI SCARTI IN UNA DELLE POCHE REGIONI CHE NON HA AVUTO LE CENTRALI”


Nicola Pinna per la Stampa



Le scritte sotto i cavalcavia della Sardegna hanno due temi costanti e ugualmente sentiti. Le rivendicazioni indipendentiste, neanche a dirlo, conquistano la gran parte degli spazi sui piloni di cemento, ma il secondo posto è certamente per gli slogan contro lo scorie nucleari.

Su questo, qui, hanno la stessa idea, compresi quelli che non sognano la secessione: «Non vogliamo che la nostra isola diventi la pattumiera nucleare d' Italia - dicono alla stazione di servizio di Abbasanta, dove la Statale 131 si divide tra tre province -. Noi, in realtà, non abbiamo molto chiaro cosa siano queste scorie. Sappiamo che possono essere molto pericolose e non vogliamo rischi».

L' Italia ha da smaltire circa 30 mila metri cubi di rifiuti nucleari e deve realizzare al più presto un deposito unico nazionale. Dove debba sorgere ancora non è chiaro. O meglio, nessuno lo vuole svelare. La Sardegna si sente l' indiziata numero uno e la paura non sembra infondata.

Cercare di capirne qualcosa di più è difficile, perché i dossier del ministero dell' Ambiente sono ancora tutti secretati. Il procedimento in corso si chiama Valutazione ambientale strategica: si è chiuso il 13 settembre e dall' isola sono arrivate osservazioni a valanga. «La procedura è stata a dir poco anomala - sostiene il presidente dell' Anci della Sardegna, Emiliano Deiana -. Com' è possibile presentare le osservazioni se non viene detto prima quale sarà la localizzazione dell' impianto? Non è stato possibile neanche allegare studi precisi o consulenze tecniche sulle caratteristiche del territorio».


Nel dossier che i sindaci sardi hanno contestato in massa c' è un indizio che ha fatto subito scattare l' allarme. Gli indizi, in realtà, sono almeno tre: le cartine delle regioni italiane che fanno i conti col rischio sismico, vulcanico e con quello idrogeologico. Messe una sull' altra, l' unica regione che sembra indenne a tutti i fenomeni sembra essere proprio la Sardegna. «Secondo il dossier della Sogin, la società incaricata dal ministero di individuare i siti idonei, i parametri delle tre mappe fanno scattare l' esclusione di alcune regioni - denuncia il deputato Mauro Pili -.

Al contrario, la zona che è immune da quelle situazioni finirà per essere scelta». Il procedimento è ancora lungo, i sindaci sardi e le associazioni ambientaliste hanno già spedito i loro dossier a Roma ma il ministro dell' Ambiente, in visita in Sardegna in pieno agosto, ha tentato di rassicurare: «Cosa c' è di vero in questo rischio? Proprio nulla». Le parole di Gianluca Galletti non hanno avuto l' effetto sperato e anche l' assessore regionale all' Ambiente, che accompagnava il ministro nel suo tour estivo, ha dovuto ribadire che il deposito nucleare nell' isola non si può fare.

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