Groenlandia, la linea rossa dell’Artico

gen 18, 2026 0 comments


Di Giuseppe Gagliano

Tra le pressioni statunitensi e l’ombrello danese, Nuuk sceglie la continuità. Una scelta che pesa più delle parole Nel pieno di una fase di crescente tensione geopolitica nell’Artico, la Groenlandia ha compiuto una scelta politica chiara. Il primo ministro Jens-Frederik Nielsen ha ribadito a Copenaghen che, di fronte a un’alternativa secca tra Stati Uniti e Danimarca, Nuuk sceglie la seconda. Non è una dichiarazione di circostanza, ma un messaggio indirizzato a Washington e, indirettamente, agli alleati della NATO.

L’Artico come nuovo fronte strategico

La Groenlandia è tornata al centro del confronto tra grandi potenze non per ragioni identitarie, ma strategiche. Rotte marittime, risorse minerarie, proiezione militare e controllo dei fondali rendono l’isola un nodo essenziale nella competizione artica. In questo quadro, l’insistenza dell’amministrazione Donald Trump nel rivendicare l’importanza vitale della Groenlandia per la sicurezza nazionale statunitense ha superato il livello della retorica, evocando persino opzioni coercitive.

Danimarca sotto pressione

Per la Danimarca, la Groenlandia è insieme responsabilità storica e vulnerabilità strategica. Copenaghen si trova oggi costretta a rafforzare il proprio profilo difensivo nell’Artico, accelerando il coordinamento con l’Alleanza Atlantica e programmando esercitazioni multinazionali sull’isola. Il messaggio è duplice: rassicurare Nuuk e segnalare a Washington che la questione groenlandese non è negoziabile fuori dal quadro alleato.

L’incontro a Washington tra i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia con il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio risponde a un’esigenza precisa: spostare il confronto dal piano delle dichiarazioni pubbliche a quello del negoziato controllato. Per Copenaghen, il dialogo serve a disinnescare l’idea di un braccio di ferro diretto con il principale alleato militare.

L’opinione pubblica groenlandese

A Nuuk, le parole di Nielsen riflettono un sentimento diffuso. La prospettiva di una rapida indipendenza è stata messa in pausa, mentre cresce il consenso intorno a una strategia graduale: restare sotto l’ombrello danese e NATO, mantenendo al tempo stesso l’obiettivo di lungo periodo di una maggiore autonomia. I groenlandesi si percepiscono come alleati degli Stati Uniti, non come potenziali cittadini americani.

La Groenlandia non rifiuta gli Stati Uniti, ma rifiuta l’asimmetria. Accettare una relazione sbilanciata significherebbe trasformarsi da soggetto politico a oggetto strategico. La scelta danese rappresenta quindi una forma di protezione multilaterale, l’unica in grado di garantire margini di sovranità in un contesto dominato da potenze maggiori.

Scenari futuri

Nel medio periodo, l’Artico resterà un’area di competizione crescente. La presenza diplomatica francese e il rafforzamento del coordinamento NATO indicano che l’Europa non intende restare spettatrice. Per Washington, la sfida sarà adattare la propria strategia: la pressione diretta rischia di produrre l’effetto opposto, saldando l’asse tra Nuuk e Copenaghen.

FONTE: https://it.insideover.com/politica/groenlandia-la-linea-rossa-dellartico.html 

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