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La Svizzera verso il referendum per una rivoluzione monetaria

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Di Andrea Muratore
L’economia della Svizzera marcia a pieno regime e di recente ha registrato un nuovo, importante successo: X28 AG, una società di Thalwil, nei pressi di Zurigo, specializzata nell’analisi del mercato del lavoro elvetico, ha infatti pubblicato un report in cui è stato rilevato un tasso di disoccupazione letteralmente ai minimi storici, pari al 2,7% della popolazione lavorativa attiva.
La Svizzera, di fatto, è entrata nel cosiddetto regime di “piena occupazione“, avendo a disposizione un livello di impieghi disponibili nel mercato privato e nel settore pubblico (178mila) largamente eccedente il numero ufficiale di disoccupati (137mila), con la popolazione di senza lavoro più ristretta dal 2012 ad oggi largamente alimentata solo dalle residue asimmetrie tra le professionalità cercate dalle imprese e le caratteristiche dei non occupati.
“Va tutto bene, in primo luogo, per l’industria svizzera d’esportazione, non più penalizzata dal franco forte”, ha scritto Franco Zantonelli su Repubblica. La valuta elvetica, infatti, si è progressivamente indebolita, prima nei confronti dell’euro e, poi, pure nei confronti del dollaro. Che la situazione sia rosea, per l’economia svizzera , lo dimostrano le previsioni di una crescita vigorosa del PIL che, quest’anno, dovrebbe toccare il 2,8%”. Tali risultati sono stati annunciati dal Ministro dell’Economia Johann Schneider-Ammann, che ha rivendicato il lavoro svolto in un’intervista alla Neue Zürcher Zeitung in cui ha annunciato la sua intenzione di non partecipare alle prossime elezioni legislative, previste per l’autunno del 2019, nelle fila del suo Partito Liberalradicale (Fdp).

Il mercato professionale di base traina la piena occupazione in Svizzera

Stando a quanto riporta l’analisi, l’impennata occupazionale in Svizzera sarebbe stata guidata dalla crescente domanda del settore industriale per figure professionali quali elettricisti,idraulici, carpentieri e operai specializzati. Questi sono formati in un sistema scolastico superiore di matrice duale, che limita agli istituti professionali in cui la complementarietà tra lavoro didattico e esperienza formativa è fondamentale l’alternanza dello studente tra scuola e azienda e crea una sorta di “camera di compensazione” tra istruzione e mondo del lavoro. 

La Svizzera verso il referendum sulla sovranità monetaria

Non sono solo le questioni inerenti l’occupazione a tenere banco nel dibattito politico-economico elvetico: il 10 giugno prossimo, infatti, la Svizzera sarà la prima nazione al mondo a votare in un referendum sulla concessione esclusiva alla Banca centrale del Paese della facoltà di creare moneta elettronica o scritturale.
Secondo l’articolo 99 della Costituzione del 1848, in Svizzera solo la Banca centrale può coniare monete e stampare banconote. Tuttavia, la stragrande maggioranza del circolante (90%) è in realtà emesso sotto forma di depositi virtuali dalle grandi banche commerciali della Confederazione, che secondo i promotori del referendum, la cui principale associazione della Svizzera italiana è l’Iniziativa Moneta Intera, si garantirebbero in questo modo un “sussidio” occulto.
L’obiettivo dei promotori è, di fatto, il superamento del paradigma della “riserva frazionaria” e l’inserimento nello statuto della Banca Nazionale Svizzera (Bns) del mandato legale esclusivo per la creazione di moneta scritturale, che in questo modo sarebbe al 100% garantita dallo Stato, evitando i problemi strutturali legati alla tenuta degli istituti e alla sostenibilità dei debiti bancari manifestatisi dal 2008 in avanti.
Il Presidente della Bns Thomas Jordan si è dichiarato contrario alla tesi dei promotori del referendum, temendo per l’inizio di una fase di incertezza nell’economia svizzera. In ogni caso, è interessante segnalare come l’appuntamento segni una svolta fondamentale: con il voto del 10 giugno per la prima volta il tema della sovranità monetaria dell’autorità pubblica uscirà dal dibattito mediatico e accademico per ricevere la certificazione di un voto popolare.
In una Svizzera sempre più sicura sotto il profilo occupazionale, il tema monetario è ancora materia molto sentita: superata la crisi nell’economia reale, i promotori del referendum ritengono che un suo successo sarebbe l’inizio di una nuova fase in cui lo Stato provvederebbe ad evitare nuove, devastanti crisi nel settore finanziario. 
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