Sapere è potere: l’intelligence nella geopolitica contemporanea

ott 17, 2021 0 comments

                                            

                                           OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE

L’intelligence è oggigiorno il cuore profondo del potere, la centrale di elaborazione delle grandi strategie delle nazioni, un fattore di condizionamento della geopolitica degli attori dominanti la scena globale. Con piacere vi presentiamo un estratto dell’ultimo saggio di Mirko Mussetti, stimato analista di “Limes” che abbiamo avuto il piacere più volte di ospitare sulle nostre colonne, “La rosa geopolitica”pubblicato per i tipi di Paesi Edizioni nella collana “Machiavelli” con prefazione di Lucio Caracciolo, dedicato proprio al peso strategico dell’intelligence odierna.

Il moderno termine anglosassone «intelligence» è generalmente impiegato per descrivere il complesso di attività di raccolta e analisi dei dati finalizzato all’elaborazione di informazioni utili al processo decisionale politico-militare. Le operazioni di intelligence sono dunque intrinsecamente legate alla sicurezza nazionale e necessarie alla prevenzione di qualsiasi azione economica, strategica o culturale che abbia effetti destabilizzanti per il sistema-Paese.

Più generalmente, con questo termine si intende il capillare sistema nel quale si articolano le attività di spionaggio e controspionaggio. D’altronde, la parola intelligence (intelligenza) trova origine nella locuzione latina intŭs legere, ovvero «leggere dentro». Ma altrettanto probabilmente deriva da inter legere, cioè «leggere tra le righe» o «scegliere tra». Dunque la facoltà di comprendere e distinguere, nonché di intendere prontamente, ciò che è celato dentro le cose e le circostanze, risulta fondamentale per qualsiasi azione politica assennata.

La capacità di lettura e condizionamento degli eventi costituisce il cuore della rosa geopolitica. Il successo delle attività di intelligence è dato non tanto dall’efficacia con cui le informazioni vengono raccolte, ma dall’efficienza con cui esse vengono messe in relazione. Non conta tanto la mole delle conoscenze raccolte, bensì come esse vengano messe in fila o, meglio, maneggiate per far scoccare la scintilla del cambiamento. Il filosofo greco Plutarco (I sec. d.C.) direbbe che «la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere».

Con una arguta espressione, lo scrittore ottocentesco francese Victor Hugo organizzò gerarchicamente le esperienze cognitive sostenendo che «l’intelligenza è la moglie, l’immaginazione è l’amante, la memoria è la serva».

Ma se manca una di queste tre figure, la vita sociale diviene insipida e la famiglia (Stato) rischia di imperversare nel caos, nei risentimenti e nei rimpianti. Parimenti, in assenza di una razionale gestione dell’economia, di una visionaria e «coperta» strategia e di un’ordinata, diligente e sottomessa cultura, l’orientamento geopolitico di una nazione è destinato al prolungato affanno.

Saper leggere contemporaneamente tra i tre ambiti operativi della geopolitica – geoeconomia, geostrategia, geocultura – è cruciale per improntare una politica estera nazionale quanto più sana e olistica possibile. Il sapere è potere. L’intelligence costituisce il nucleo centrale della potenza dinamica di una nazione, disponendo degli strumenti idonei per aumentarne l’efficienza, ingrossa nell’hard power e rinvigorirne lo spirito. In superficie la geopolitica attiene ai nessi tra geografia e nazioni. Ma nel profondo afferisce alle (im)predicibili e intime necessità degli Stati. A differenza dell’azione di una massa di atomi, che è statisticamente prevedibile, in fisica l’azione del singolo atomo non può essere preconizzata. Il comportamento delle nazioni è del tutto analogo: i governi, o per meglio dire gli «Stati profondi», celano intenzioni e progetti di irradiamento geopolitico. La conoscenza è potere in sé. Essa può essere utilizzata dai servizi di intelligence in modo diretto – mediante la comunicazione – al fine di plasmare la realtà e accrescere i vantaggi competitivi della nazione. I dispositivi impiegati nelle relazioni internazionali possono essere economico-finanziari (ôikos), militari-diplomatici (stratòs) o, appunto, comunicativi-propagandistici (cultŭs).

FONTE: http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/sapere-e-potere-lintelligence-nella-geopolitica-contemporanea/

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