Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Costellazione di Orione. Mostra tutti i post

LA COSTELLAZIONE DI ORIONE : TRA MITO E SCIENZA


Di Annalisa Ronchi

La tendenza insita nell'uomo di razionalizzare e dare un senso a tutto ciò che lo circonda, spinse i nostri antenati a "collegare" in costellazioni le migliaia di luci che rischiarano il paesaggio celeste notturno. Spesso non c'è nessuna rassomiglianza tra le costellazioni e le figure di cui portano il nome ma queste sagome sono simboliche allegorie, sono le personificazioni di dei, di animali sacri, di racconti ed in ultima analisi, dei sogni degli uomini.
Una delle più grandi e splendenti costellazioni del cielo è la costellazione di Orione, la cui parte ben visibile è costituita da un grande quadrilatero che comprende due stelle di prima grandezza, Betelgeuse (una supergigante rossa con un diametro che varia tra le 300 e le 400 volte il diametro del Sole ed una distanza da noi di 310 anni luce) e Rigel (una supergigante bianco-azzurra distante da noi 910 anni luce e con una luminosità pari a 57.000 volte quella del Sole), e da tre stelle allineate, da sinistra, Alnitak, Alnilam e Mintaka, rispettivamente z(zeta), e (epsilon), d (delta) Orionis.
È utile ricordare che l'unità di misura astronomica "anno luce" è la distanza percorsa da un raggio di luce in un anno. La luce si muove con un velocità di 299.792, 458 chilometri al secondo, per cui un anno luce equivale a 9, 461 milioni di milioni di chilometri.
Tutte le figure che rappresentano la costellazione di Orione, presentano un uomo che ha sul braccio sinistro un vello di copertura, o uno scudo, formato dall'arco delle stelle contrassegnate con la lettera p (pi greco), poste tra il quadrilatero e la stella Aldebaran del Toro, mentre con la mano destra brandisce una clava, formata dal gruppo di stelle che si inserisce a nord, tra i Gemelli e il Toro e che termina con le c (chi) 1 e 2.
Anche altri popoli videro la forma di un gigante, gli arabi lo chiamarono infatti AL-GIAUZA e da loro provengono, dopo un lungo percorso, i nomi di diverse stelle.
BETELGEUSE, a (alfa) Orionis per esempio, era (tradotto dall'Almagesto) Menkib-al-giauza, cioè la spalla del guerriero, poiché essa era posta su una spalla. Nei trattati latini invece fu introdotta con il nome di Mancamalganze o Malgeuze. Però gli arabi la chiamarono anche Yadal-giauza, cioè la mano del gigante, ed una traduzione del 1200 sbagliò l'iniziale interpretando la "Y" come "B", così divenne Bedalgeuze. Scaligero la cambiò in Betelgeuse. In India questa stella marcava la 6ª stazione lunare, Andra, l'umido, in relazione al fatto che il suo sorgere era l'inizio della stagione delle piogge.
La d (delta) Orionis è MINTAKA, la cintura, z (zeta) Orionis è ALNITAK, che avrebbe lo stesso significato; b (beta) Orionis è RIGEL, da Rijil al jauzeh, la gamba o il piede. In Norvegia rappresentava l'alluce del gigante Orwandil, mentre l'altro, che si era congelato, fu staccato dal dio Thor e gettato fra le stelle a nord, dove divenne la stellina Alcor, compagna di Mizar nella coda dell'Orsa maggiore. La i (iota) Orionis è chiamata Nair-al Saif, la brillante della spada. Di tutt'altra origine è BELLATRIX, g (gamma) Orionis, che significa la guerriera o forse l'amazzone, mentre ALNILAM, e (epsilon) Orionis, dovrebbe significare la cintura di perle.
Lo splendido gruppo di stelle che costituisce la Costellazione di Orione è situata accanto alla Via Lattea, si estende da tutti e due i lati dell'equatore celeste e per questo è visibile in ogni parte del globo ed è così simile ad una figura umana che in ogni tempo e da ogni popolo è stato sempre identificato con una divinità, un eroe o un guerriero.
Dal 425 avanti Cristo (a.C.), i Greci hanno scelto di identificarvici Orione, l'uomo più grande e bello del mondo, figlio di Euriale, la figlia di Minosse, re di Creta e di Poseidone, il dio del mare, dal quale ottenne il dono di poter camminare sulle acque, e raffigurato in cielo mentre, armato con una clava e rivestito con una pelle di leone, affronta un toro, rappresentato nella confinante costellazione, sebbene di questo combattimento non si fa parola nella loro mitologia.
La nascita di questo asterismo è infatti molto più antica, risale ai Sumeri che l'associavano al grande eroe Gilgamesh, e chiamavano la costellazione URU.AN.NA (luce del cielo) e quella del toro GUD. AN.NA (toro del cielo).
Sappiamo con certezza che Gilgamesh fu un giovane re di Uruk, appartenente alla prima dinastia (circa 2600 a.C.). La sua opera più famosa fu la costruzione delle mura di Uruk, come è menzionato nel poema "l'Epopea di Gilgamesh" e confermato da un successivo re della città, Anam, il quale, parlando della ricostruzione delle mura, le definisce "un'antica opera di Gilgamesh".
Il poema, formato da 12 tavolette di argilla trovate durante il secolo scorso a Ninive, tra le rovine del tempio di Nabu e della biblioteca di Assurbanipal, si apre con una breve dichiarazione sulle imprese e sulle fortune dell'eroe, un prologo che presenta Gilgamesh come un grande saggio e sapiente, come colui che fece un lungo viaggio alla ricerca dell'immortalità e che, esausto e rassegnato, tornò a casa e scrisse su una tavoletta tutto ciò che aveva fatto e sofferto. A questa presentazione fa seguito la storia vera e propria.
Nella Tavoletta V, Gilgamesh ed il suo amico Enkidu uccidono un terribile gigante, Humbaba, quindi tornati a Uruk si lavano e indossano abiti puliti e una fusciacca. La bellezza di Gilgamesh colpisce la dea Ishtar, l'impetuosa e aggressiva dea babilonese della fecondità e dell'amore, nonché protettrice delle meretrici e dei luoghi dove si beveva birra:
"... E la principessa Ishtar sollevò gli occhi alla bellezza di Gilgamesh
Vieni da me, Gilgamesh, e sii il mio amante!
Concedimi il dono del tuo seme!
Sarai mio marito, ed io sarò tua moglie
Preparerò per te un cocchio di lapislazzuli e oro
Con ruote d'oro e corna di pietra "elmesu"
Avrai come muli da tiro demoni "umu"!
Entra nella nostra casa dal profumo di pino!
Quando entrerai nella nostra casa
La soglia meravigliosamente lavorata ti bacerà i piedi!..."
Ma Gilgamesh non è tentato dalla dea ed elenca, con disarmante franchezza, le sventure che hanno colpito i suoi precedenti amanti, trattati dalla dea con estrema crudeltà, uccisi o torturati oppure trasformati in rane o in lupi.
"... E da me cosa vuoi? Mi amerai e poi mi tratterai come loro!..."
Ishtar, non abituata a sentir parlare con tanta sincerità, salì nell'alto dei cieli e chiese al padre Anu (il dio del cielo) il Toro del Cielo per distruggere Gilgamesh. Anu tentò di placarla, ma Ishtar si infuriò tanto da minacciare di rompere i cancelli dell'oltretomba e di lasciare liberi i morti.
"Mi dirigerò nelle regioni infernali,
solleverò i morti che divoreranno i vivi,
e i morti supereranno in numero i vivi!"
Le sue terribili minacce ebbero effetto sul padre, ed essa rientrò a Uruk tenendo in mano le redini del Toro del Cielo. Questo Toro era, per i popoli mesopotamici, il Toro del Paradiso.
Davanti al fiume, il Toro sbuffò e nella terra si aprì un crepaccio in cui precipitarono centinaia di giovani guerrieri di Uruk. Sbuffò di nuovo e si aprì un altro crepaccio in cui caddero altri guerrieri. Quando sbuffò per la terza volta, un ulteriore crepaccio si aprì ed anche Enkidu vi cadde dentro. Prontamente balzò fuori, afferrò la coda del Toro per distrarlo, permettendo a Gilgamesh di affondare la sua spada nell'enorme collo del Toro. Quindi Enkidu squartò il toro e ne gettò i pezzi in cielo, contro Ishtar. Tale smembramento forse spiega come tutte le mappe stellari, anche le più antiche, rappresentano la costellazione del Toro solo con la parte anteriore dell'animale.
Taurus è una delle più antiche costellazioni il cui muso è formato dall'ammasso stellare a forma di V noto come le Iadi, le quali segnavano, con il loro sorgere, l'inizio della stagione piovosa, da cui il nome che significa le piovose. Sono un brillante ammasso formato da circa 200 stelle vecchie ed evolute e distanti 150 anni luce.
L'occhio del Toro è indicato dalla gigante rossa Aldebaran, distante da noi 68 anni luce e con un diametro 46 volte maggiore di quello del Sole. Aldebaran deriva dall'arabo Al Dabaran, che significa l'inseguitrice, infatti la stella "segue" il gruppo delle Iadi.
Le punte delle lunghe corna sono rappresentate da b (beta) e z (zeta) Tauri.
Vicino a z (zeta) nel 1054 si è verificata l'esplosione di una supernova la cui luminosità, secondo gli annali cinesi, fu visibile per alcune settimane anche di giorno, contrastando quindi anche la luminosità del Sole. Da quella esplosione ha avuto origine la nebulosa del granchio, M 1.
Da un punto vicino ad e (epsilon) irradiano ogni anno le meteore Tauridi, raggiungendo un massimo di 12 meteore all'ora il 3 novembre.
Inizialmente collegata con l'antica leggenda di Ares o Marte, la costellazione fu denominata, come già detto, Orione dai Greci, le cui radici del nome sono spiegate da Pindaro con Oarion, che significa guerriero.
Il semidio è citato da Omero come un bellissimo cacciatore che osò offendere Artemide, la dea della caccia, affermando di esserle di molto superiore e di essere in grado di uccidere con facilità ogni genere di animale della terra. La dea, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte.
In un'altra storia, che ci perviene da Arato, Orione avrebbe tentato di rapire Artemide, la quale causò una spaccatura del terreno dalla quale uscì lo scorpione. Ovidio invece ci dice che Orione venne ucciso nel tentativo di salvare Latona dallo scorpione... Comunque sia, il risultato è sempre stato lo stesso!
La costellazione dello Scorpione è situata in una zona molto ricca della Via Lattea ed è una delle poche che effettivamente assomiglia alla figura che si suppone rappresenti. Il cuore è costituito da Antares, una supergigante rossa 300 volte più grande del Sole e distante 330 anni luce. Il nome significa rivale di Marte per il suo colore rosso vivo.
Sia Orione che lo Scorpione furono poi portati in cielo ma collocati in zone opposte affinché il pungiglione dell'animale non potesse più insidiare il grande cacciatore. Infatti, quando le stelle dello Scorpione sorgono a est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest.
La morte di Orione lasciò soli e disperati i suoi fedeli cani, Sirio e Procione, che ulularono per giorni e giorni fino a che Zeus non li trasformò in due costellazioni, rispettivamente il Cane maggiore e il Cane minore.
Canis major contiene molte stelle brillanti che lo rendono una delle costellazioni più facilmente visibili: la sua stella più brillante, Sirio, dal greco sfavillante, una stella bianca distante 8, 7 anni luce è la più luminosa dell'intero cielo. Gli antichi Egizi basavano il loro calendario sul suo moto annuale intorno al cielo. Nel Cane maggiore si trova anche M 41 (NGC 2287), un grande ammasso stellare di circa 50 stelle distanti 2500 anni luce e che, in condizioni favorevoli, è visibile anche ad occhio nudo, tanto che era già noto ai greci.
Canis minor, a parte Procione, una stella bianco-gialla distante 11, 3 anni luce, contiene pochi oggetti interessanti.
In cielo Orione è rappresentato come inseguitore e persecutore delle Pleiadi, le sette ninfe figlie di Atlante e di Pleione, e per questo viene associato ad un altro mito: una notte, ubriaco, sull'isola di Chio, cercò di usare violenza a Merope, una di loro. Le sette sorelle furono mutate in colombe per poi volare in cielo, formando l'ammasso che porta il loro nome.
Le leggende degli aborigeni australiani sono sorprendentemente simili. La maggior parte identifica le Pleiadi con un gruppo di giovani donne che fuggivano dagli indesiderati approcci di un cacciatore, il quale, in alcune versioni, fu castrato come punizione e avvertimento.
Curiosamente, in Grecia, con il nome di Pleiadi erano chiamate anche le profetesse presenti a Dodona, dove esisteva una quercia consacrata a Zeus, della quale interpretavano il fruscio prodotto dal movimento del fogliame.
M 45, meglio noto come Pleiades (le Pleiadi), è l'ammasso stellare più brillante e famoso di tutto il cielo, citato in ogni tempo, da Omero a D'Annunzio. Il nome è di origine greca e deriva da plein, cioè navigare, oppure da pleios cioè molti. Ad occhio nudo si possono vedere circa sette stelle, le quali sono Alcyone, e (eta), la più brillante, quindi troviamo Celaeno, Electra, Taygeta, Maia, Asterope, Merope, Atlas, Pleione, una stella con inviluppo esteso che emette anelli di gas a intervalli regolari, la cui luminosità fluttua imprevedibilmente. In realtà, dell'ammasso distante da noi 415 anni luce, fanno parte circa 250 stelle, comprese molte giganti blu, immerse in una debole luminosità, residuo della nube da cui si sono formate "soltanto" 50 milioni di anni fa.
Il gesto di Orione suscitò l'ira di Enopione, o Oenopion, re di Chio, che lo fece accecare e bandire dall'isola. Costretto così ad allontanarsi, si diresse verso l'isola di Lemno, dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, il quale lo condusse verso est e dove, arrampicatosi su un monte dell'isola di Lemno, si volse verso il sole nascente: la dea dell'alba Eos gli restituì la vista.
Per gli indigeni Hawaiani, le Pleiadi erano collegate con il dio Lono, il dio dell'agricoltura, della fertilità e della pace. Il periodo dell'anno a lui dedicato era il mahahiki, che durava circa quattro mesi ed era annunciato dal sorgere annuale delle Pleiadi al tramonto. In questo periodo Lono ritornava e portava con sé le piogge fertilizzanti dell'inverno, mentre tutte le normali attività umane erano sospese per potersi dedicare a sport, giochi, canti e danze hula. Alcune di queste ultime, simbolizzando una copulazione cosmica, avevano lo scopo di eccitare il dio affinché fertilizzasse la terra.
Anche se in modo diverso, anche per gli indiani Pawnee questi gruppi di stelle sono collegate tra loro: la costellazione di Orione rappresenta il grande capo Lunga Fascia, il quale dopo aver consultato il proprio popolo presso le due stelle più brillanti dei Gemelli (Castore e Polluce), lo condusse di vittoria in vittoria lungo la Via Lattea. Ora il suo corpo riposa nelle Pleiadi ed il suo cuore nel Presepe, M 44, il grande ammasso aperto formato da circa 75 stelle distanti da noi 520 anni luce, che si trova nella costellazione del Cancro.
Il Cancro è la meno luminosa delle 12 costellazioni dello zodiaco, ma contiene molti oggetti interessanti, primo fra tutti il già citato ammasso del Presepe o Alveare, M 44, ma anche M 67, un'altro ammasso stellare più piccolo ma più denso del precedente formato da circa 60 stelle distanti da noi 2700 anni luce.
Sia Orione che le Pleiadi sono due delle configurazioni più antiche, forse create insieme, anche perché furono utili agli agricoltori e ai naviganti.
Orione venne chiamato da Virgilio, Plinio e Orazio il tempestoso ovvero l'annunciatore di pericoli in mare, forse perché appare durante l'inverno.
La costellazione di Orione fu oggetto di molte attenzioni anche da parte degli Egizi, per i quali questo gruppo di stelle rappresentava Osiride, la principale divinità maschile che aveva dato origine alla civiltà nella terra del Nilo, mentre Iside era ritratta dalla brillante Sirio. Anche il dio solare Horus è immortalato in Orione, posto sulla barca sacra (la costellazione della Lepre), circondato da stelle e seguito da Sirio in forma di vacca, anch'essa su una barca. Secondo recenti studi, le piramidi della IV dinastia della piana di Giza, hanno, rispetto al fiume Nilo, la medesima posizione delle stelle della costellazione rispetto alla Via Lattea. Inoltre un condotto d'aria della Grande Piramide sembra essere allineato con le stelle della cintura di Orione.
Alcune popolazioni hanno considerato una costellazione a sé, ciò che noi definiamo "la cintura di Orione", come gli indiani Chinook che vedevano nelle tre stelle allineate una canoa o i popoli precolombiani che vi scorgevano una coppia di Mamalhuaztli, i bastoncini utilizzati per accendere il fuoco, o come la più antica popolazione del Nordeuropa, il popolo dei Lapponi, per i quali le tre stelle sono tre cacciatori (i figli di Galla) che inseguono una grande renna, rappresentata dall'insieme di molte costellazioni: Cassiopea, Perseo e Auriga. Sempre a cacciatori pensavano gli Inuit (gli eschimesi) che vedevano in queste tre stelle tre Siktut, i cacciatori di foche, che, dispersi durante una caccia furono trasferiti insieme nel cielo. Mentre alcune tribù aborigene dell'Australia chiamano la cintura "i giovanotti danzanti", intenti a ballare la danza Corroboree per attirare l'attenzione delle ragazze, rappresentate dalle Pleiadi. In India è narrata una storia più completa: la costellazione di Orione è il Signore delle Creature, il dio Praiapati, nella sua metamorfosi come cervo Mriga che insegue, insanamente innamorato, la propria figlia, la bellissima Roe Rohini (la stella Aldebaran) salvata dal cacciatore celeste Lubdhka (la stella Sirio) che scaglia con il suo arco, una freccia che uccide Mriga. La freccia è ancora piantata nel corpo del cervo ed è rappresentata dalle tre stelle della cintura.
La costellazione di Orione è uno scrigno colmo di oggetti interessanti, tra questi la famosissima M 42, la grande Nebulosa di Orione che costituisce la parte centrale della spada del gigante, la quale si snoda verticalmente a partire dalla cintura. Si tratta di una gigantesca nebulosa ad emissione, costituito di gas e polveri visibile ad occhio nudo per la sua estensione ed è illuminata dal sistema di stelle denominato il Trapezio e la sua luce è dovuta principalmente proprio alla fluorescenza prodotta dalla radiazione ultravioletta emessa da queste stelle. Le sue dimensioni reali appaiono essere più di ventimila volte le dimensioni del Sistema Solare.
Vicino è presente la nebulosa Fiamma (NGC 2024), un'area splendente di gas che circonda la stella z (zeta) Orionis. A sud c'è una striscia di nebulosità su cui si staglia la famosa nebulosa Testa di Cavallo (B33), una nube oscura di polveri dalla caratteristica forma di "cavallo degli scacchi".
Osservando il cielo, riapriamo ogni volta un libro di figure scritto dalla fantasia di uomini vissuti migliaia di anni fa, libro completato dagli astronomi moderni che all'elenco di dei e di eroi, hanno aggiunto soggetti ugualmente affascinanti, cui hanno dato i nomi di: giganti rosse, nane bianche, pulsar, quasar, buchi neri. Ora sta in noi uscire all'aperto per osservare con i nostri occhi le meraviglie che vi sono descritte.



La venerazione degli antenati per la Cintura di Orione

costellazione-orione

Conosciuta anche come il Cacciatore, la costellazione di Orione si trova lungo l’equatore celeste ed è quindi visibile a tutte le latitudini della Terra.
Si tratta di una delle costellazioni più maestose e riconoscibili del cielo notturno, anche se non ha mai trovato posto nello zodiaco moderno.
La costellazione conta di circa 130 stelle visibili ed è identificabile dall’allineamento di tre stelle che formano la cintura di Orione, mentre la sagoma dell’eroe è delineata da nove stelle.
Molte antiche civiltà hanno riconosciuto la costellazione di Orione nel suo complesso, anche se gli sono state attribuite immagini diverse. I Sumeri vedevano nelle stelle una pecora. Il nome Betelgeuse significa letteralmente “ascella”: nel caso dei Sumeri era l’ascella della pecora.
Nell’antica Cina, Orione era uno dei 28 Xiu (宿) zodiacali. Conosciuta come Shen (參), che significa «tre», era probabilmente chiamata così a causa delle tre stelle nella Cintura di Orione. Gli Egizi consideravano queste stelle come un tributo al dio della luce, Osiride. La cintura e la spada di Orione sono spesso menzionate nella letteratura antica e moderna, e sono state anche stampate sulle insegne della 27esima divisione della United States Army, l’esercito statunitense.

La mitologia antica

Nelle raffigurazioni antiche, Orione è raffigurato mentre affronta la carica del Toro sbuffante della costellazione confinante. La costellazione, infatti, fu riconosciuta dai Sumeri, i quali videro in essa il loro grande eroe Gilgamesh che combatteva contro il Toro del Cielo. Il nome sumero di Orione era URU AN-NA, che significa luce del cielo. Il Toro era GUD AN-NA, toro del cielo.
Nella mitologia greca, Orione era considerato figlio di Poseidone, dio dei mari e dei terremoti, e di Euriale, figlia di Minosse, re di Creta. Essendo un ibrido divino-umano, Orione viene descritto da Omero nell’Odissea come un gigantesco cacciatore, armato di un bastone indistruttibile di duro bronzo.
Le tradizioni sulla morte di Orione sono numerose e conflittuali. Arato di Soli, Eratostene e Igino, mitografi astronomi, concordano nel ritenere che fu a causa di uno scorpione. In una delle versioni, si racconta che Orione si vantasse di essere il più abile dei cacciatori. Egli sfidò Artemide, la dea della caccia, affermando che poteva uccidere qualsiasi bestia sulla Terra. La dea allora fremette d’indignazione e da una spaccatura del terreno fece uscire uno scorpione che punse a morte il gigante presuntuoso.
Anche gli astronomi cinesi più antichi conoscevano bene la costellazione con il nome di Shen, grande cacciatore o guerriero, interpretandola quasi esattamente allo stesso modo dei popoli europei. Tuttavia, essendo una delle più antiche costellazioni cinesi, nel corso dei secoli successivi ha raccolto molte interpretazioni diverse e contrastanti.
Certamente furono gli antichi egizi a tributare alla costellazione di Orione la maggiore importanza. Essi associavano le stelle di Orione con Osiride, il dio che assieme a Iside civilizzò l’umanità insegnandole l’agricoltura. La costellazione era considerata la dimora di Osiride dopo che la sua risurrezione.

Monumenti che rappresentano la cintura di Orione

Sulla rivista Discussions in Egyptology (DE, Volume 13, 1989), Robert Bauval propose per la prima volta la Teoria della Correlazione, secondo la quale le piramidi di Giza sarebbero una rappresentazione architettonica delle tre stelle che compongono la cintura di Orione. Sebbene alcuni aspetti siano stati confutati, il perno su cui poggia la teoria è ancora valido.
Il ricercatore ha scoperto che la posizione delle tre principali piramidi della necropoli di Giza corrisponde alla configurazione astronomica della costellazione visibile nel decimo millennio avanti cristo. Secondo l’autore, questa correlazione fu volontariamente adottata da chi costruì le piramidi di Giza, il che rende le piramidi antiche di almeno 12 mila anni.
Ancora più sorprendenti sono le correlazioni che alcuni studiosi hanno proposto tra le piramidi di Giza e quelle di Teotihuacán, Messico. Ci sono molte somiglianze tra le piramidi dei due siti: entrambe hanno sale interne ed entrambe condividono la stessa geometra e matematica.
La Grande Piramide di Giza e la Piramide del Sole di Teotihuacán hanno apparentemente la stessa base quadrata, quasi 230 m²; il perimetro della base della Piramide del Sole è pari a 4π per la sua altezza, in quella di Giza è 2π per la sua altezza. Praticamente, la Piramide del Sole è alta la metà di quella di Giza.
Il perimento di Teotihuacán è stato creato secondo una disposizione specifica: la Piramide del Sole, la Piramide della Luna e il Tempio del Serpente Piumato Quetzalcoatl hanno la stessa disposizione delle stelle che formano la cintura di Orione, allo stesso modo delle tre piramidi della piana di Giza.
Come afferma David Childress, autore di Technology of the God, quando si hanno complessi piramidali simili a quelli di Giza e di Teotihuacán, viene da pensare che dietro ci siano gli stessi costruttori dietro queste strutture gigantesche, o che comunque siano state concepite da un’idea basilare condivisa da entrambe le culture, nonostante le migliaia di chilometri di distanza.
Anche l’Inghilterra è patria di numerosi esempi di configurazioni simili riconducibili alla Cintura di Orione, per lo più composte da cerchi tripli, come ad esempio Merrivale, Stanton Drew, Avebury, Thornborough e Grey Wethers, solo per citarne alcuni. Il loro scopo non è ancora stato compreso, ma gli studiosi sono certi che vi sia un’associazione astronomica.
Il più sconcertante di questi è certamente l’insolito complesso di Thornborough Henges, nel Yorkshire del Nord, Inghilterra, costituito da tre cerchi di pietre allineate. Si pensa che il monumento sia stato realizzato a cavallo tra il Neolitico e l’Età del Bronzo (tra il 3500 e il 2500 a.C.). Il complesso è stato definito la Stonehenge del nord ed è descritto dall’Engish Heritage come il più importante sito antico della regione.
È stato il professor Clive Riggles (Ruggles C., Ancient Astronomy: An Encyclopaedia of Cosmology and Myth. 2005) ad ipotizzare che gli allineamenti di Thornborough avessero una correlazione astronomica con la cintura di Orione. Tale ipotesi fu poi sostenuta anche dal dottor Hering, eminente docente di archeologia presso l’Università di Newcastle.
Il lavoro dei due ricercatori suggerisce che anche per gli abitanti dell’Europa del nord la costellazione di Orione avesse un particolare significato.
Ancora oggi, è innegabile il fascino che la costellazione di Orione esercita su coloro che alzando lo sguardo al cielo ne contemplano la maestosità e la bellezza, quasi come se qualcosa dentro ci noi ci facesse riconoscere in quella configurazione astronomica qualcosa che ha a che fare con le nostre origini e il nostro futuro. Chi o che cosa si cela dietro l’enigmatica sagoma di Orione il guerriero?

Il mistero della Piramide Nera “fluorescente” con l'occhio che tutto vede scoperta in Ecuador nel 1984


È considerato uno dei più grandi misteri insoluti del terzo millennio.
Si tratta di una Piramide ricavata da una pietra nera, decorata con i simboli attribuiti alla setta degli Illuminati di Baviera (17° secolo d.C.).
La piramide, infatti, presenta incise tredici file di mattoni, su cui si staglia l’enigmatico “occhio che tutto vede”, tutto molto simile alla piramide che compare sulla banconota americana da un dollaro.
Nulla di strano, se non fosse per il fatto che la reliquia presenta alcuni caratteri incisi in quelli che sono stati riconosciuti come appartenenti all’alfabeto pre-sanscrito, ovvero la lingua matrice del sanscrito in uso circa 4 mila anni fa.
Dunque, come è possibile coniugare nello stesso oggetto un simbolo del 18° secolo con un’iscrizione del 3°-4° millennio a.C.? Le decorazioni “massoniche” sono state realizzate in un secondo momento? Oppure, la Piramide Nera indica che la tradizione degli “Illuminati” è molto più antica di quanto si pensi?
È possibile che gli aderenti a questa setta siano in possesso di conoscenze occulte risalenti al passato remoto dell’umanità e che facciano riferimento agli “antichi dei” che discesero sulla Terra? Grandi domande, per poche risposte disponibili.

La scoperta

Il ritrovamento della Piramide Nera si deve all’ingegnere Elias Sotomayor, il quale, tutt’altro che interessato a misteriosi reperti archeologici, era impegnato in una corsa all’oro nella giungla di La Manà, Ecuador.
Nel corso della spedizione, il cercatore d’oro si imbatté in un tunnel che si addentrava per più di 100 metri nelle viscere delle montagne ecuadoregne, fino ad arrivare in una camera con più di 300 reperti di origine sconosciuta, tra cui figurava la Piramide Nera.
Altre ai mattoni incisi e alla scritta in pre-sanscrito, la piramide presenta un ulteriore componente interessante: un occhio intarsiato alla sommità della piramide realizzato con un misterioso materiale che si mostra fluorescente quando illuminato da luce ultravioletta, così da brillare come un occhio vero.
Tuttavia, secondo il ricercatore austriaco Klaus Dona, cercatore di “oggetti fuori posto” (Ooparts), l’occhio sulla piramide non sembra umano; l’intento della fluorescenza era forse quello di renderlo come “occhio divino”, illuminato e illuminante.

Costellazione di Orione e testo

La Piramide Nera, sotto la base, presenta un altro affascinante dettaglio: un intarsio piatto realizzato con poco oro che riproporrebbe la disposizione delle tre stelle della Cintura di Orione.
fondo-piramide
Inoltre, sempre sulla base, sono incisi cinque simboli che secondo il professor Kurt Schildmann (1909-2005), uno dei linguisti più esperti al mondo e presidente dell’Associazione Linguistica Tedesca, sarebbero caratteri dell’alfabeto pre-sanscrito, una lingua molto più antica del sanscrito, di cui sarebbe la matrice.
pre-sanscrito1
Il professor Schildmann è riuscito a decifrare la scrittura, ottenendo questa traduzione:
“Il Figlio del Creatore viene da qui…”
Molte antiche pietre e manufatti in terracotta presentano la stessa scrittura, nonostante siano stati scoperti nei più disparati angoli della terra: Ecuador, Colombia, Illinois, Francia, Malta, Australia e Italia.
pre-sanscrito
«Questo significa che un tempo questa scrittura esisteva in tutto il mondo, e questo significa che ci deve essere stata una grande civiltà globale più antica del sanscrito, precedente ai 6 mila anni fa», commenta Dona. «Il professor Schildmann mi disse che questa scrittura somiglia alla scrittura dell’Indo e a quella trovata sull’Isola di Pasqua. Come lui stesso mi spiegò, è una lingua più antica del sanscrito. Fu lui a battezzarla “pre-sanscrito”».

Domande, domande, domande

L’artefatto di La Manà davvero potrebbe essere il più grande segreto mai scoperto, il quale suscita una serie di domande inquietanti: chi è il “Figlio del Creatore”? Veniva da Orione? Perché i massoni utilizzano la Piramide Nera come loro icona?
C’è un legame che travalica i millenni tra gli dei che governavano il mondo, Atlantide e i componenti della setta degli Illuminati? Gli illuminati, sono i discendenti degli “dèi” che ancora governano il mondo dietro le quinte?

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *