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IMMIGRAZIONE, ECCO COSA DICONO I DOCUMENTI DELL'ONU PER L'ITALIA (E L'EUROPA): 'Entro il 2050 i migranti potranno essere il terzo della popolazione'

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Di Salvatore Santoru

Notoriamente l'Italia e l'Europa stanno attraversando un'importante crisi migratoria che sta avendo ripercussioni in vari ambiti, politico e geopolitico in primis.

Come ben si sa, sino ad ora l'Italia è stata la nazione maggiormente interessata dai flussi migratori e ciò ha contribuito a fare in modo che la questione migratoria sia il tema maggiormente affrontato nei media nazionali.

Sulla stessa crisi migratoria, c'è da segnalare che recentemente il quotidiano francese Le Monde ha riportato che in Libia si stima che vi siano dai 700mila all'1 milione di migranti e/o profughi e che molti di essi vorrebbero partire per l'Europa(1).
Ma c'è da dire che tali cifre sembrano ancora 'alquanto piccole' per le statistiche dell'ONU, secondo cui entro il 2050 l'Europa sarà interessata da un massiccio afflusso di migranti di origine africana.

Tutto ciò è riportato in un rapporto ONU del 2000(2) chiamato 'Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?'(3) e ribadito in un rapporto del 2017 in cui si sostiene che l'Italia perderà circa 4,5 milioni di abitanti e il flusso migratorio sarà 'utilizzato' per incrementare la crescita demografica(4).
Inoltre, secondo questi due rapporti l'Italia e i paesi dell'Europa subiranno un drastico calo demografico mentre l'Africa(specialmente la Nigeria) subirà un'imponente crescita(5).

NOTE:





'L'EUROPA POTREBBE AFRICANIZZARSI', lo sostiene l'africanista Stephen Smith al quotidiano 'Ouest France'

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Di Salvatore Santoru

Stephen Smith è un professore statunitense di studi africani alla Duke University e un giornalista che ha collaborato con il quotidiano di sinistra francese 'Liberation' ed è stato corrispondente per l'Africa della Reuters e di Radio France Internationale(1).
In una recente intervista per il quotidiano regionale francese di orientamento progressista 'Ouest France(2), Smith ha sostenuto che a lungo andare l'Europa 'si africanizzerà'(3).

Più specificatamente, Smith ha affermato che: “nel giro di due generazioni saranno almeno 100 milioni i giovani africani pronti a venire in Europa”.
Come riportato da Giampaolo Rossi in un articolo per il Giornale(4), Smith ha anche spiegato che è essenziale capire che non sono i poveri a migrare, ma le classi più benestanti e/o ricche che se lo possono permette.
Difatti, essi hanno la possibilità di pagare il costoso viaggio che li porterà in un altro continente e possono contare su delle “reti di supporto” costituite dalle comunità di africani già residenti in Europa.

Inoltre, Smith ha criticato lo stereotipo mediatico del migrante visto come 'disperato in fuga dall'inferno' e ha precisato che la maggior parte di essi provengono da paesi che stanno vivendo un'importante crescita economica, dal Senegal alla Nigeria passando per il Ghana e la Costa D'Avorio.

NOTE:




TERRORISMO, L'OBIETTIVO DELL'ISLAMISMO RADICALE E' LA CONQUISTA DELL'EUROPA

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Di Salvatore Santoru

Barcellona,Parigi,Berlino e tanti altri.
Ormai l'Europa è sotto attacco da parte del terrorismo di matrice islamista radicale da parecchi anni.

IL FATTO è che questi attacchi terroristici sono parte di una più ampia strategia, strategia legata al perseguimento di un'agenda 'guerrafondaia' di certi gruppi islamisti radicali(ISIS in testa) e che mira a conquistare l'Europa e distruggere i suoi fondamenti.

Potrebbe sembrare "fantapolitico" ciò, ma vi sono pochi dubbi sul fatto che vi sia questa volontà in certi settori dell'islamismo radicale e ciò è più comprensibile se si fa riferimento al fatto che gli islamisti radicali rileggono in chiave estremista e propagandista la storia delle società e civiltà islamiche e com'è noto in passato l'Europa era a un passo dal diventare terra del Califfato.

EUROPA, SVEGLIATI !

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Di Salvatore Santoru

L'Europa è in crisi,l'Europa è sotto attacco, quante volte l'abbiamo sentito.
Ed è così, l'Europa è da anni nel mirino del terrorismo e la sua società e civiltà vive da tempo una profonda crisi economica/finanziaria così come politica,culturale e sociale.

Eppure, sono ancora pochi i segnali di cambiamento e di riscatto che l'Europa dovrebbe far valere.
La stessa Unione Europea è una costruzione politica assai fragile e debole e non sarà una sua trasformazione in "Super-Stato" che risolverà tutti i suoi problemi, problemi che si deve cominciare a risolvere dal cambiare l'attuale mentalità europea.

Difatti, è proprio a livello di mentalità che l'Europa e gli europei non vogliono o hanno paura di cambiare e voler risolvere i problemi...

IL FATTO è che l'Europa e gli europei sono pervasi dai continui sensi di colpa e dalla disistima indotta dall'indottrinamento ideologico dominante, a causa del "proprio" passato("gli europei sono i kattivi della storia" dice l'adagio conformista attuale, come se l'Europa fosse stata o fosse solo caratterizzata dal colonialismo vecchio e nuovo), sono troppo dipendenti dalle mode, dal conformismo, dai vizi e dall'egoismo antagonistico socialmente pervasivo.

Troppo, per poter realmente pensare al proprio futuro e presente in modo chiaro e diretto e iniziare a progettare soluzioni fattibili per i problemi che attraversano questa società e civiltà.

EUROPA SVEGLIATI !

ECCO PERCHE' E' SBAGLIATO ASSOCIARE IL COLONIALISMO ALL'EUROPA IN SE'

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Di Salvatore Santoru

Spesso si sente dire che l'Europa o la civiltà occidentale è responsabile dei maggiori mali del pianeta,delle peggiori guerre e violenze commesse nel corso della storia.
Si ripete continuamente che i popoli europei sono responsabili della condizione di miseria di buona parte dell'Africa e dell'Asia e abbiano una sorta di "peccato originale" da espiare.
Ma,ciò non corrisponde esattamente alla verità storica.

Difatti,è storicamente infondato parlare del colonialismo europeo ritenendo che questo riguardasse l'Europa in sé, visto che semmai ha riguardato alcune delle più grandi potenze europee,a partire da Inghilterra e Francia.

Se fosse vero che tutta l'Europa e la civiltà europea è fondata sullo "sfruttamento del resto del mondo" come la narrativa dominante cosiddetta "terzomondista" e "mondialista" propone,quali sarebbero state le colonie in Africa e Asia di europeissime nazioni come Polonia,Norvegia,Svizzera,Ungheria,Bulgaria,Romania e così via ?...

L'Europa non è solamente l'Inghilterra,la Francia o la Germania ma è formata da una moltitudine di popoli e nazioni e d'altro canto c'è anche da dire che se giustamente si ricorda il colonialismo commesso da alcune potenze europee sarebbe anche necessario ricordare ogni tanto anche il colonialismo di cui sono macchiate anche altre potenze extraeuropee.

Mediterraneo: nel 2050 la popolazione crescerà del 25.8%, ma in Europa saremo di meno

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Di Filomena Fotia
http://www.meteoweb.eu/

Nel 2050 la popolazione dei paesi del mediterraneo sarà cresciuta del 25,8% rispetto al 2015, arrivando a quota 649,1 milioni di abitanti; il risultato si ottiene da una riduzione demografica del 2% nei paesi membri dell’Ue e un aumento del 49,7% di quelli del Nord Africa, a cui va sommato un +66,8% di paesi del Medio Oriente e un altro +18,8% dei paesi candidati a entrare nell’Unione europea.




 I dati sono contenuti nel dossier dell’Osservatorio parlamentare di politica internazionale ‘La situazione occupazionale sulle sponde del mediterraneo’, ed elaborati dall’Adnkronos. Per i paesi membri dell’Ue, si legge nel documento, ”la principale sfida è rappresentata dall’invecchiamento della popolazione e dalla contrazione demografica”. ”La transizione demografica è in corso”.
Oggi i paesi membri dell’Ue rappresentano il 39,2% del totale Med, che sommato al 16,6% dei ‘candidati’ porta il totale al 55,8%. Il restante 44,2% è composto dalla popolazione del Medio oriente (8,7%) e da quella del nord Africa (35,5%). Gli europei che si affacciano sul Mediterraneo oggi sono più della metà del totale ma, tra 35 anni, scenderanno al 46,3% e, di conseguenza, avranno perso la ‘maggioranza’. Il 53,7% sarà invece composto da Nord africani e medio orientali, che nel 2050 saranno 120,8 milioni in più rispetto ai numeri del 2015.

Fonte e articolo completo:http://www.meteoweb.eu/2017/06/mediterraneo-nel-2050-la-popolazione-crescera-del-25-8-ma-in-europa-saremo-di-meno/915092/#cPqSeC4BJazrJZ8m.99


ECCO COSA PUO' FARE L'EUROPA CONTRO IL TERRORISMO E L'AVANZATA DELL'ISLAMISMO RADICALE

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Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo l'Europa è sotto attacco da parte della politica terroristica dell'islamismo radicale organizzato, islamismo radicale organizzato che odia la civiltà europea e vorrebbe disintegrarla.

Alla guerra degli estremisti islamisti l'Europa ha deciso di (non) rispondere con l'utilizzo dei gessetti colorati e un'astratto richiamo alla "fratellanza mondiale"(ottimo ma non troppo incisivo contro il "divide et impera" creato dagli islamisti radicali) oppure con retoriche "bellicistiche" che prendono di mira l'Islam in sé. 

Per essere chiari, c'è bisogno di ricordare che l'Islam non è il pericolo ma il problema è l'islamismo radicale, islamismo radicale che sta cercando di distruggere l'Europa anche grazie al "lassismo" e all'autorazzismo dominante nelle élite e nei cittadini europei, i quali si ritengono(o meglio sono stati "indottrinati" ad esserlo)la causa di tutti i mali mondiali. 

Andando al nocciolo geopolitico della questione, c'è da dire che l'Europa dovrebbe avere uno scossone e decidere di porre un freno alle mire di conquista neocolonialista portata avanti dai poteri forti islamisti, a partire da quelli sauditi e qatrioti. 

Sarebbe necessario che l'Europa adotti una politica estera non più così succube alle esigenze degli USA e con Arabia e regimi del Golfo(alleati strategicamente agli States per questioni di opportunismo geopolitico) decida di mettere dei paletti, ad esempio richiedendo il rispetto per i diritti umani e civili, del tutto calpestati in tali regimi integralisti. 

Il "fintobuonismo" e la "tolleranza" dell'intolleranza integralista hanno causato già troppi danni e l'Europa si trova invasa da movimenti estremisti, tra cui i famigerati salafiti, che sostengono la distruzione, per ora "solo" culturale, dell'Europa per sostituirla con una tirannia oppressiva che faccia gli interessi di una minoranza di estremisti ideologici/religiosi a scapito del resto dei cittadini europei.

Risulta alquanto noto che la diffusione di tali movimenti faccia comodo e sia strumento politico delle oligarchie e delle lobby islamiste radicali che propagandano la più radicale eurofobia e l'odio per la civiltà occidentale in sé, a partire da quelle sostenute dai regimi del Golfo

Sarebbe ora che l'Europa si facci finalmente sentire e se necessario prenda provvedimenti contro quei regimi islamisti che propagandano l'odio per l'Europa e abusino dei diritti umani e civili, ciò invece di avvallare sempre più inutili e dannose sanzioni verso la Russia, Russia che perlomeno su questo versante si sta dimostrando (magari con modi  discutibili e troppo estremi) uno dei più forti avversari dei progetti di conquista neocolonialista dell'islamismo radicale.

Ciò costituirebbe un sicuro passo in avanti nella lotta al jiadhismo internazionale e all'integralismo islamista.

NON BISOGNA TANTO USCIRE DALL'UE, MA RENDERE MIGLIORE L'EUROPA UNITA

La Terra Vista dallo Spazio

Di Salvatore Santoru

L'ondata dell'euroscetticismo populista ha dato una svolta allo status quo che si era creato nell'UE ed è servita come "mezzo di dissenso" verso l'attuale sistema politico dominante all'interno di essa.
L'ondata dell'euroscetticismo populista è stata indubbiamente un buon "mezzo di dissenso" ma non si può dire altrettanto del fine che sembra perseguire, ovvero la disintegrazione dell'Unione Europea e il ritorno al potere dei vecchi Stati/Nazione.
Per intendersi meglio, ovviamente non c'è nulla di male nel ritorno e nell'affermazione delle sovranità nazionali ma la fine del "progetto europeo" non risulta certamente un grande passo in avanti, mentre lo sarebbe un miglioramento di esso.
Un miglioramento che preveda un'Europa Unita che lo sia realmente non solo dal punto di vista monetario, ma che lo sia anche e sopratutto da quello di stampo politico e culturale.
Un'Europa Unita non fondata sull'unità intesa non come "centralizzazione politica" ma su un'Unità che sia prima di tutto quella del "sentire europeo" e sul rispetto e la solidarietà tra gli individui e i popoli che compongono l'Europa, un'Europa che armonizzi e valorizzi le diversità e le specificità identitarie e culturali che la compongono.
Un'Europa fondata sulla libertà e la giustizia, un'Europa fondata su una politica estera pacifica e di accordo con il resto del mondo, un'Europa fondata sull'umana accoglienza e il rispetto del diverso(di ogni "diverso") e allo stesso tempo sulla difesa della propria cultura e/o identità nonché sul contrasto degli "oscuri interessi" (mafie,scafismo,guerre,imperialismo,fondamentalismo religioso) che stanno dietro l'immigrazione di massa odierna, criticata anche dal Dalai Lama in persona.
Un'Europa basata sulla più completa libertà di religione e che allo stesso tempo valorizzi culturalmente le proprie radici pagane e cristiane, un'Europa che guardi senza compromessi alla modernità e al futuro senza dimenticare gli insegnamenti e le valorizzazioni del passato, dalla cultura classica greco-romana a quella italiana del Rinascimento o a quella idealista e romanticista della Germania così come quella illuminista della Francia e quella liberale dell'Inghilterra.
Un'Europa che sia in prima linea nel contrasto al terrorismo e all'estremismo religioso e/o ideologico che ne minaccia la civiltà e che sia allo stesso tempo reale faro di libertà e di civiltà.
In soldoni, un'Europa tanto "decentralizzata" e "federale" politicamente quanto "Unita" da un punto di vista ideale e/o culturale.

FOTO:http://es.ecobnb.com

CAMBIARE LA STRUTTURA DELL'UE PER CREARE UN'EUROPA UNITA MIGLIORE



Di Salvatore Santoru

Attualmente l'Unione Europea si trova in una fortissima crisi economica,finanziaria,politica e sociale.
La sua stessa struttura politica e ideologica su cui è basata ormai non è più sostenibile e urge un decisivo cambio di paradigma che miri a costruire un'Europa migliore e maggiormente unita.
Difatti, ciò che manca all'Europa è una vera e propria unità, unità che dovrebbe essere prima di tipo ideale e culturale e non meramente politica e finanziaria com'è nel caso dell'Ue.
 Ue che,invece, è basata su un'unità alquanto artificiale e che si fonda sul potere dei tecnoburocrati della Commissione Europea(non eletti da nessuno), sull'adozione di misure economiche rivelatesi disfunzionali come le recenti politiche di austerity e il mix tra ideologico tra neoliberismo e "progressismo" postcomunista improntato al "terzomondismo", un mix ideologico che ha portato a problematiche sociali nel primo caso(tagli,privatizzazioni selvagge,diminuzione del benessere sociale ecc) e alla minimizzazione di fenomeni come l'avanzata dell'islamismo radicale nel secondo(Belgio e Francia ne sono gli esempi più eclatanti), e a quest'ultimo aspetto è da unire tra l'altro la politica estera tendenzialmente imperialista che l'Ue ha portato( o forse ha dovuto portare) avanti, specialmente per conformarsi ai diktat della NATO.

Ciò che serve è una reale unità che si basi sulla tutela e valorizzazione delle diversità nazionali e culturali dei paesi europei e sull'adozione di un "sentire comune" e di valori su cui basare lo stesso concetto di Europa Unita, valori tra cui si possono annoverare quelli della libertà da un punto di vista sociale e culturale così come quello della democrazia correttamente intesa da un punto di vista politico, ovverosia valori che sono diventati, in linea di massima, simbolo della civiltà europea moderna e contemporanea.

Ora come ora, è necessario che la struttura e i fondamenti dell'attuale Ue possano essere modificati positivamente in modo da creare un'Europa unita migliore e maggiormente libera,indipendente e sovrana. 

FOTO:http://eu-academia.org

NÈ NATO NÈ RUSSIA, L'EUROPA HA BISOGNO DI UNA POLITICA INTERNA ED ESTERA INDIPENDENTE




Di Salvatore Santoru

Durante la Guerra Fredda l'Europa si trovava al centro degli interessi strategici delle due superpotenze dell'epoca USA/URSS e delle loro rispettive alleanze militari,NATO e Patto di Varsavia, e ciò continuò sino alla dissoluzione dell'Unione Sovietica.
Oggi la situazione è ritornata per certi versi simile a quella della Guerra Fredda(1),con l'Europa che si trova "divisa" tra l'influenza dell'Alleanza Atlantica e la crescente influenza della Russia putiniana.
Più specificamente, l'Europa è ancora un'avamposto militare della NATO, sede di innumerevoli basi militari di essa e la politica estera dei paesi dell'UE è assai spesso influenzata e in qualche modo "diretta" da quella statunitense(si pensi alle guerre in Iraq e Afghanistan ad esempio).
D'altra parte, la Russia si sta costruendo una certa influenza utilizzando l'ondata euroscettica e sostenendo,direttamente o indirettamente, diverse formazioni politiche antiatlantiste e antieuropeiste di estrema destra e più raramente di estrema sinistra(2).
C'è da dire che la NATO e il blocco filoatlantista spingono per la conservazione dello status quo e il consolidamento di un'Europa tendenzialmente debole e bisognosa del sostegno militare e geopolitico degli USA mentre quello filorusso per una deriva neoconservatrice e antiatlantista, che conformi,in qualche modo, le politiche interne e esterne dei paesi europei agli interessi del Cremlino.

Detto questo, c'è da dire che la strada migliore da intraprendere per l'Europa sarebbe quella di perseguire una reale unità(che al contempo valorizzi le differenze) e al contempo spingere per il perseguimento di una politica interna ed estera indipendente(3),su rapporti di pace e reciproco rispetto con gli USA, la Russia e il resto del mondo senza per questo dipenderne eccessivamente, e d'altro canto sviluppare una seria politica estera di contrasto al terrorismo e promozione di pace,libertà e progresso così come una politica interna basata su una maggiore democratizzazione, superando proprio certi deficit democratici intrinseci nell'attuale UE.

NOTE:
(1)http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/02/la-nuova-guerra-fredda-mondiale-tra-usa.html

(2)http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/01/ecco-come-la-russia-di-putin-finanzia-i.html

(3)http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/01/quale-futuro-per-leuropa.html

FOTO:https://free-group.eu

Dieci anni di stragi e terrorismo: 500 martiri nel cuore d'Europa

Di Giuseppe+De+Lorenzo
L'Europa gronda sangue. Sangue dei suoi cittadini, colpiti al cuore dagli attentati che da più di 10 anni stanno infiammando il Vecchio Continente.
Piange l'Europa. Versa lacrime per più di 450 vittime innocenti, figlie del suo ideale di libertà attaccato dalla violenza islamista. Si dispera l'Europa. Urla di rabbia contro una guerra che le sue istituzioni non sono ancora state in grado di fermare. Prega, quando può, l'Europa. Alza la sua richiesta a quel Dio che i terroristi trasformano nel mandante delle loro violenze.
Dagli attentati dell'11 marzo del 2004 a Madrid, alle esplosioni di oggi a Bruxelles, si contano più di 453 vittime del terrorismo di matrice islamica uccise nella culla della civiltà occidentale. Vittime inermi. Attentatori infami. Dieci anni di stragi e terrorismo. Ripercorrerli tutti è come riguardare un film a metàò tra l'horror e un dramma. Una pellicola che merita però di essere rivista per ricordare, denunciare, reagire.
Dieci bombe su quettro treni diversi fecero deragliare la sicurezza europea nel lontano 2004. Persero la vita 191 persone e più di 2.000 vennero ferite. Così come da quella ferita presero vita gli altri colpi mortali. Un anno dopo, Londra. Quattro kamikaze si fanno esplodere su tre convoigli e un autobus, portandosi con sé 56 civili. Dopo quel colpo, l'Europa provò a rialzare la testa. Inutilmente. Le misure di sicurezza non bastano. Tanto che l'11 marzo del 2012, Mohamed Merah, un cittadino francese di origine algerina, colpisce mortalmente tre militari a Tolosa. Poi, non contento, si reca tre giorni più tardi in una scuola a Montauban e assassina tre studenti e una professoressa.
Francia, Belgio, Inghilterra, Spagna. Nessun Paese, o quasi, è immune. Tutta l'Europa, comunque, ne è ferita. A Burgas, in Bulgaria, Hezbollah riesce a uccidere 5 turisti israeliani. Come ebrei erano due dei 4 cadaveri al museo di Bruxelles, attaccato da un altro franco-algerino. Poi la cronaca più recente, oscurata dalla bandiera nera dell'isis: i fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly fanno irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, freddando senza esitazione 12 persone, tra cui alcuni giornalisti. Due giorni dopo, 8 vittime cadono al supermercato kosher sempre a Parigi. Teatro anche dell'offensiva (terrorista*) ai centri di svago dell'Europa. Il 13 e il 14 novembre scorso, un gruppo di terroristi uccide 130 ragazzi, padri, madri, bambini.
Non basta. Non è tutto. E i 28 morti di oggi, a Bruxelles, lo dimostrano.
FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/dieci-anni-stragi-e-terrorismo-500-martiri-nel-cuore-deuropa-1238044.html

*Parola modificata rispetto all'articolo originale dove si parla di "offensiva islamica", quando bisogna ricordare che il problema non è l'Islam ma l'estremismo e le strategie terroristiche di diverse formazioni islamiste radicali.

10 più originali ostelli d’Europa

Jumbo Stay – Stoccolma (Arlanda)
Chi vuole trascorrere una vacanza economica o all’insegna della condivisione può provare l’esperienza dell’ostello. Non ha importanza quale lingua si parli o quale religione si professi, basta lasciarsi alle spalle tutti i problemi e far emergere il nostro desiderio ulissiaco di conoscere altri luoghi, per sentirci una parte meno infinitesimale del nostro caro, vecchio e immenso mondo.
Di seguito abbiamo selezionato 10 proposte degli ostelli più particolari e originali d’Europa. Buon viaggio!
Arkabarka Hostel – Belgrado (SERBIA)
L’Arkabarka è un ostello galleggiante sulle rive del Danubio, un felice connubio tra natura e tradizione, una deliziosa oasi di pace, nella cornice suggestiva di una delle città più antiche d’Europa. Le enormi finestre delle camere vi daranno la sensazione di fluttuare sull’acqua, in un paesaggio idilliaco dove sarà possibile lasciarsi avvolgere dal morbido abbraccio del fiume, in un’atmosfera quasi irreale, dove dominano, indisturbati, i colori e i suoni della natura.
Arkabarka Hostel – Belgrado
Kex Hostel – Reykjavik (ISLANDA)
La capitale dell’Islanda evoca immagini di una città all’avanguardia, alimentata da fonti di energia rinnovabili e non inquinanti. Il Kex Hostel accoglie i suoi ospiti nelle stanze dai colori caldi, arredate con gusto e dotate di ogni comfort. Un ostello di prima classe, dove sarà possibile gustare cibi locali rigorosamente biologici. Reykjavik schiude ai visitatori le meraviglie di una città incredibilmente bella, in cui lo spettacolo del paesaggio innevato d’inverno cede il posto, d’estate, allo spettacolo prodigioso del sole a mezzanotte.
Kex Hostel – Reykjavik
Kadir’s Treehouse – Olympos (TURCHIA)
Molti sognano di ritrovare il contatto primigenio con una natura vergine per ristabilire il legame con la terra e scoprire angoli di nicchia.Il Kadir’s Treehouse è un luogo in cui domina una prospettiva decisamente inconsueta, alcune casette sono costruite, infatti, tra i rami degli alberi. Potrete provare l’inebriante sensazione di guardare il mondo dall’alto, proprio come Cosimo, il protagonista de “Il barone rampante” di Calvino, tra un’escursione e l’altra e l’allegro scoppiettio del fuoco che anima e riscalda allegre serata in cui tutti sono accomunati dalla passione per l’avventura. Chi desidera trascorrere una vacanza più tranquilla, può, invece, scegliere un bellissimo appartamento, dove riposarsi dalle fatiche del trekking e delle immersioni.
Kadir’s Treehouse – Olympos, Turchia
Ostello Bello – Milano (ITALIA)
Nel cuore di Milano, l’Ostello Bello è il fiore all’occhiello degli ostelli italiani, che richiama ogni giorno moltissimi turisti non solo del Bel paese, ma anche stranieri. Oltre alla posizione privilegiata, offre un servizio completo e di prima qualità: ambienti luminosi, arredati con oggetti che creano un’atmosfera familiare non scevra di un particolare gusto per l’arte e la musica. Camere con bagni privati, cucina con prodotti locali e aree riservate al barbecue rendono l’Ostello bello un luogo particolarmente ospitale e molto vicino ai luoghi simbolo della città, come il Duomo e i Navigli.
Ostello Bello – Milano
Lucky Lake Hostel – Vinkeveen/Amsterdam (OLANDA) 
Volete provare l’esperienza dell’ostello, ma siete patiti del campeggio? Allora il Lucky Lake Hostel è proprio il posto che fa per voi: un paesaggio meraviglioso che si specchia nelle acque del lago e luoghi spaziosi che ospitano roulotte e allegri bungalow, dove trascorrere ore di assoluto relax. Le roulotte sono un’autentica sorpresa, spazi mobili dove gustare prelibatezze e condividere momenti di spensieratezza con vecchi o nuovi amici. A breve distanza da Vinkeveen, Amsterdam si erge in tutto il suo splendore, pronta ad offrire generosamente le sue bellezze e i suoi tesori artistici all’attenzione dei turisti.
Lucky Lake Hostel – Vinkeveen (Amsterdam)
Vertigo Vieux-Port Hostel – Marsiglia (FRANCIA)
Un ostello moderno che conserva un legame inscindibile con il passato, rivelato da particolari architettonici e da un arredamento che fonde lo stile vintage di alcuni pezzi di arredamento con la scenografia accattivante dei deliziosi murales. L’ ostello offre la qualità dei servizi e la possibilità di raggiungere facilmente i luoghi più interessanti di Marsiglia. Dalla terrazza sui tetti sarà possibile abbracciare con lo sguardo l’intera città, da scoprire a poco a poco, per coglierne gli aspetti più antichi e suggestivi, incastonati tra le attrattive della modernità.
Vertigo Vieux-Port Hostel – Marsiglia
Miss Sophie’s – Praga (REP. CECA)
L’ostello Miss Sophie’s a Praga coniuga la raffinatezza di un albergo elegante con la convenienza economica dell’ostello. La scelta degli arredamenti rivela un gusto raffinato e attento alle esigenze degli ospiti, particolarmente sensibili al fascino senza tempo delle opere d’arte che abbelliscono le pareti. La colazione segna il trionfo del cibo, servito in una location che richiama alla memoria l’architettura rustica delle ville di campagna.
Miss Sophie’s – Praga
Hostel Celica Art – Lubiana (SLOVENIA)
L’ostello Celica Art nasce all’interno di una prigione smantellata e trasformata dall’opera di artisti che hanno ristrutturato l’edificio, in modo da renderlo confortevole e accogliente. Proprio questo particolare gusto artistico conferisce all’ostello un tocco di stuzzicante originalità: le stanze, abbellite con mosaici, recano l’impronta inconfondibile di artisti che hanno personalizzato gli ambienti con note di colore e moderne comodità. Un ostello in cui è possibile avvertire il calore dell’ospitalità e apprezzare chicche di arte moderna.
Hostel Celica Art – Lubiana
Ostel – Berlino (GERMANIA)
Immaginate di entrare in una stanza e di trovarvi, di botto, catapultati nel passato. E’ proprio questa la sensazione che si avverte nell’entrare in un ostello dove il tempo sembra essersi fermato. Tra gli arredamenti in stile vintage e la carta da parati alle lampade aleggia il ricordo degli anni in cui il Muro isolava e racchiudeva realtà semplici che trasmettevano il calore ospitale della generosa e rassicurante atmosfera familiare. Basta entrare in una stanza per respirare l’odore di un passato ormai lontano, prima di tuffarsi nel moderno caos cittadino di una città che si avvia a diventare sempre più multietnica.
Ostel – Berlino
Jumbo Stay – Stoccolma (SVEZIA)
L’ostello tradizionale non vi convince? Vi piacerebbe provare il brivido di dormire nella cabina di pilotaggio in un aereo, sdraiati su un morbido letto, senza sollevarvi da terra neanche di un millimetro? In un sobborgo dell’aeroporto di Stoccolma troverete un Jumbo 747, trasformato dall’inventiva di un albergatore svedese in un confortevole ostello di 27 stanze. Una formula originale che rende particolarmente gradevole l’esperienza della condivisione degli spazi, senza il rischio di improvvisi scossoni o vuoti d’aria. Il luogo ideale per poter volare…con la fantasia.
Jumbo Stay – Stoccolma (Arlanda)

La magia dell’inverno, 5 paesi sperduti in Europa

Inverno Europa
Di Mariagiovanna Giuliano
La delicatezza di un fiocco di neve, la magia dei cristalli di ghiaccio, il fascino di un albero spoglio. C’è un incanto particolare nell’inverno, che porta con sé i tratti peculiari di una stagione che conferisce unicità all’ambiente circostante. Alcuni luoghi, infatti, se visitati nel periodo più freddo dell’anno, sono addirittura diversi da come si presentano normalmente. Rimanendo in Europa, tutti conosciamo i mercatini natalizi di Vienna, la magia della città di Babbo Natale in Finlandia, le immense piste da sci delle Alpi francesi, le suggestive strade buie di Stoccolma e gli strabilianti spettacoli di luci che brillano nei cieli del Nord. Ma quelle che andremo a descrivere sono cittadine sconosciute ai più, piccoli villaggi sperduti nel cuore dell’inverno europeo che per i veri viaggiatori, quelli più intraprendenti e curiosi, varrebbe sicuramente la pena conoscere.






Hallstatt, Austria – Il nostro breve viaggio attraverso i paesi europei meno conosciuti da visitare in inverno inizia da quello più a Sud tra i cinque. Siamo ad Hallstatt, comune austriaco con meno di mille abitanti che nasce sulle rive del lago omonimo. Il fatto che fino al XIX secolo fosse raggiungibile solo dal lago o attraverso sentieri tortuosi spiega in parte perché il paese sia rimasto poco conosciuto e, dunque, perfettamente conservato in una cornice naturalistica rimasta incontaminata nel tempo.

Hallstatt


 D’inverno, quando il lago è un’unica distesa di ghiaccio cristallino e le montagne sono ricoperte di neve, si rimane talmente affascinati dal paesaggio che quasi si fatica a scorgere quel piccolo agglomerato urbano con i tetti ricoperti di bianco candido. Oltre allo scenario fiabesco, non mancano alcuni luoghi da visitare all’interno del paese: la chiesa di Hallstatt conserva al suo interno la collezione di teschi più grande del mondo, nata nel XIX secolo quando il cimitero divenne addirittura troppo piccolo per ospitare tutti i defunti del luogo; il trittico, in stile tardo gotico, considerato uno dei più belli dell’Austria; e la miniera di sale, la più antica del mondo. Attrazioni diverse tra loro conservate in uno spazio relativamente piccolo eppure così ricco, tanto da essere inserito tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.
Rothenburg
Rothenburg, Germania – Spostandoci verso Ovest, senza discostarci di molto, arriviamo a Rothenburg ob der Tauber, borgo medievale della Baviera che ha acquisito una modesta fama per far parte del più conosciuto itinerario della Strada Romantica tedesca. La storia del paese inizia con la realizzazione del castello di Rothenburg, fatto costruire dai Conti di Comburg-Rothenburg intorno al 1070. Per tutto il XII secolo la cittadina visse un periodo di fiorente attività commerciale, politica e culturale. Lo sviluppo economico, in particolare, non smise di prosperare per secoli, fino a che nel 1945 un terribile bombardamento distrusse buona parte della città. Oggi Rothenburg ha ritrovato la sua antica bellezza, che spicca specialmente nel periodo invernale grazie ai mercatini di Natale: con una tradizione di circa 500 anni, il Reiterlesmarkt di Rothenburg è uno dei mercatini natalizi più antichi della Germania. Inoltre, nel cuore del centro storico della città si può ammirare il “Villaggio di Natale” di Kathe Wohlfahrt, che impressiona adulti e bambini con decorazioni impressionanti. Infine, è possibile fare un tour notturno del paese con il “Night Watchman Tour”: una guida accompagna i visitatori per un giro notturno del paese raccontando antiche storie per intrattenere il pubblico.
alesund
Ålesund, Norvegia – Attraversiamo il Mare del Nord per raggiungere Ålesund, piccola città-museo la cui attività principale è data dal suo grande porto. Situata nella parte settentrionale della regione dei fiordi, ha una conformazione davvero unica e pittoresca, in quanto si sviluppa su sette isolette della costa occidentale. Ma le peculiarità del luogo non si limitano alla sua posizione geografica; la cittadina è dotata, infatti, di una grande concentrazione di edifici in stile Art Nouveau, che crea un’alternanza di palazzi colorati i cui tetti ricoperti di bianco rendono l’intero paesaggio più simile ad un dipinto che alla realtà. L’incontro delle montagne innevate con i fiordi ghiacciati crea una combinazione unica al mondo, che rende l’esperienza di una passeggiata naturalistica o di una sciata davvero irripetibile.
Husavik
Husavik, Islanda – Le remote e misteriose terre islandesi non potevano mancare nell’elenco. Husavik, con i suoi 2000 abitanti, si trova nell’estremo Nord del Paese. Collocata sulla baia Skjalfandi, che in islandese significa “baia dei tremori” a causa dei continui movimenti tellurici, Husavik vive di pesca e di “whalewatching”, ovvero tour organizzati per ammirare le balene; diverse specie, infatti, popolano le gelide acque della zona, dalle comuni balenottere rostrate e capodogli, alle megattere che compiono impressionanti acrobazie fuori dall’acqua, fino alle rare balenottere azzurre, gli animali più grandi del mondo. La stagione del “whalewatching” dura da aprile fino ad ottobre, ma ci sono molti altri motivi per visitare il villaggio durante i mesi più freddi. Le case colorate che si specchiano nell’acqua creano un magnifico contrasto con il bianco candido della neve. Ma il vero spettacolo è caratterizzato dalle luci del Nord che, danzando nel cielo, formano onde colorate che vanno dal rosa al verde.
kiruna
Kiruna, Svezia – Siamo dunque giunti al punto più a Nord, non a caso la città più settentrionale della Svezia. Perla del Circolo polare artico, Kiruna non conosce mezze misure: da giugno a luglio è sempre giorno grazie al fenomeno del “sole di mezzanotte”, mentre dicembre e gennaio sono caratterizzati dalla lunga notte polare. I visitatori dell’insolita cittadina possono vivere l’esperienza delle condizioni atmosferiche uniche della zona. I più fortunati, infatti, potranno ammirare la meravigliosa aurora boreale. Inoltre ogni anno gli svedesi celebrano il “festival della neve”, con corse di renne, sculture e alberghi di ghiaccio, acrobazie con lo snowboard e pallavolo da neve. A non molti chilometri da Kiruna si trova una terra ancor più remota, di nome Abisko, che conta appena 85 abitanti. Considerata da molti il “tempio delle aurore boreali”, Abisko fa parte di un parco nazionale unico per la sua natura pura, la fauna nordica e le innumerevoli attività invernali dedicate ai più temerari. Qui si trova l’Aurora Sky Station, una delle mete più ambite al mondo per chi ha il coraggio di arrivarci: da lì, infatti, si può vedere in tutta la sua interezza lo spettacolo delle luci danzanti.

La vittoria degli indipendentisti in Catalogna. Sta nascendo una nuova Europa?




Di Roberto Marraccini

La recente vittoria elettorale della coalizione indipendentista in Catalogna apre, ora, scenari disparati che, azzardando anche ipotesi teoricamente non previste dalle leggi e dalle carte costituzionali, potrebbero far nascere un nuovo Stato in Europa.
Il dato elettorale di domenica scorsa è inequivocabile: le forze pro indipendenza – secessioniste – sono maggioritarie nella nuova Gencat catalana (il Parlamento regionale della Catalunya). E dunque, le stesse, richiamandosi a quanto promesso in campagna elettorale, dovrebbero, nel giro di un anno e mezzo circa (18 mesi), arrivare ad approvare – unilateralmente – una Dichiarazione di Indipendenza dalla Spagna, sancendo, di fatto, la nascita della Catalogna come Stato sovrano.







Il primo punto da evidenziare e ricordare è che la Costituzione spagnola – tra l’altro alquanto recente visti la fine del franchismo e il ritorno della democrazia in Spagna – nega espressamente il diritto alla secessione di una qualunque entità territoriale al suo interno. Entrando direttamente nel merito della questione, possiamo leggere quanto scritto nell’articolo 2 della Costituzione spagnola, chiarissimo al riguardo: “La Costituzione si basa sulla indissolubile unità della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli, e riconosce e garantisce il diritto alla autonomia delle nazionalità e regioni che la compongono e la solidarietà fra tutte le medesime”. In sostanza, qualsiasi pulsione separatista/indipendentista sarebbe, di per sé, contraria al principio dell’unità dello Stato spagnolo. È questa la ragione per cui il Presidente uscente della Generalitat de Catalunya, Artur Mas, dovrà comparire di fronte al Tribunal Superior de Justicia della Catalogna, per abuso di potere per aver convocato e fatto svolgere, lo scorso 9 novembre, il referendum sull’indipendenza della Catalogna, nonostante la bocciatura da parte della Corte Costituzionale spagnola.
Certamente la questione catalana rischia di creare dei sommovimenti indipendentisti/separatisti che, a ben vedere, potrebbero ridisegnare l’assetto geopolitico del continente. Si tratta di aspirazioni e rivendicazioni di autogoverno o di vere e proprie richieste di secessione che, ormai da tempo, fanno parte della vita politico-istituzionale di molti Paesi (es. Catalogna, Paesi Baschi, Scozia, Lombardia e Veneto, Baviera ecc.). È proprio per questo che attenti analisti stanno osservando con grande attenzione quanto sta avvenendo in quello che potremmo definire il “laboratorio catalano”.
La Catalogna, e questo è un dato di fatto incontrovertibile, da sempre si considera un vera e propria nazione: una “nazione senza Stato”, per prendere a prestito una delle definizioni utilizzate dagli studiosi di geopolitica e politica internazionale. Tra i catalani, questo non da oggi, è molto forte il senso di appartenenza alla propria Regione (nazione), oltre che il riconoscimento esplicito dei propri diritti storici come popolo. Questa espressione identitaria e di diversità culturale rispetto a Madrid si esprime, soprattutto, nell’uso della propria lingua, il catalano, rispetto al castigliano (lingua ufficiale del Regno di Spagna).
Ora, seguendo quanto scritto negli scorsi giorni dalla stampa italiana, è certamente vero che le forze pro-indipendenza, pur maggioritarie nell’urna elettorale e con la maggioranza assoluta in termini di seggi nella nuova assemblea legislativa, non hanno sfondato la fatidica soglia del 50%. È pur vero che all’appuntamenmto elettorale ha partecipato – fatto in controtendenza rispetto ai comportamenmti di voto nella maggioranza delle democrazie occidentali – il 77% degli aventi diritto. Segno che il traino indipendentista ha suscitato, senza ombra di dubbio, tra i catalani, una forte suggestione, sia in termini di rivendicazioni nei confronti dello Stato centrale, sia in termini di riappropriazione della propria identità “nazionale”.
Tutto ciò, inoltre, sta avvenendo in una situazione geopolitica mondiale in fermento e con un’Unione europea in forte crisi di identità (questione Grecia, mancanza di unità tra i Paesi membri in politica estera, rapporti Ue-Russia, ecc.). Quello che sta emergendo non è nient’altro che la risposta dei territori alle pressioni sovranazionali che impongono, per certi aspetti, il sacrificio delle appartenenze nazionali e identitarie.
Solo il tempo ci dirà se quanto avvenuto domenica 28 settembre in Catalogna è qualcosa che potrà ripetersi e propagarsi altrove e se l’affermazione indipendentista nel recente voto catalano aprirà la strada ad una possibile rivoluzione geopolitica su scala europea. Così come è certo che il braccio di ferro Madrid-Catalogna inizia ora.

FONTE:http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=56762

L'alleanza "paradossale" tra l'islamismo e l'imperialismo statunitense contro l'Europa



Di Salvatore Santoru


L'Europa e la sua società sono considerate come il maggior nemico da parte dell'islamismo internazionale, così come per questioni geopolitiche essa è malvista dagli USA, che spesso e volentieri la trattano come una mera colonia.
I diversi attacchi terroristici compiuti da "lupi solitari" o organizzati da gruppi estremisti e l'odio antieuropeo istigato da ISIS, Al Qaeda e compagnia così come l'arroganza mostrata dagli States nell'imporre nuove basi militari o decisioni controproducenti ai paesi europei (guerra contro la Libia, sanzioni alla Russia ecc) costituiscono la dimostrazione perfetta di ciò.

Di tale apparentemente "paradossale" alleanza tra islamismo radicale e imperialismo statunitense in funzione antieuropea ne aveva già parlato il politologo ed esperto di terrorismo internazionale Alexander Del Valle in un libro del 1997 chiamato "Islamisme et Etats-Unis, une alliance contre l'Europe".




In tale libro Del Valle cita la guerra nell'ex Jugoslavia, dove gli USA non si fecero scrupoli a sostenere gli islamisti per ragioni geopolitiche, nonché la colonizzazione economica sempre più evidente da parte di Qatar e Arabia Saudita, paesi leader del fondamentalismo islamico e spesso e volentieri sponsor del terrorismo, ma ben visti per questioni petrolifere agli States.

Oltre a questi esempi, si possono citare le continue collaborazioni "paradossali" tra imperialismo statunitense e islamismo, a partire dalla guerra in Afghanistan dove la CIA finanziò Bin Laden e quei guerriglieri che in seguito divennero Al Qaeda, o il solito silenzio sul terrorismo islamista nell'Europa dell'Est e in Russia, senza dimenticare il recente appoggio dato alle fazioni islamiste in Libia e in Siria.

Insomma, si può affermare e a ragione che un'Europa sovrana e libera sia l'incubo sia per l'imperialismo USA che per l'islamismo mondiale.